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Cosa è incluso
Con storico dell’arte.
Il Cammino del Sacro
Altissime testimonianze di spiritualità ed arte nel territorio aretino.
Arezzo “Rosa dei Venti” del Rinascimento:
Piero della Francesca nella sua terra,Beato Angelico e Luca Signorelli a Cortona,i Della Robbia e Giorgio Vasari in Casentino.
Posto alla confluenza di tre delle quattro vallate racchiuse nella provincia di Arezzo, il territorio aretino è circondato a nord dal Casentino, la valle attraversata dal primo tratto dell’Arno, terra di eremi e pievi e di grande spiritualità; a nord-ovest dal Valdarno Superiore, zona sempre percorsa dal fiume più importante della Toscana nel tratto fra Arezzo e Firenze, a sud dalla Val di Chiana, una pianura ricavata dalla bonifica di preesistenti paludi il cui più significativo corso d’acqua è il canale maestro della Chiana e, infine, ad est – tramite l’agevole valico del Torrino e la valle del Cerfone – dalla Valtiberina, in cui scorre il primo tratto del Tevere.
Piero della Francesca è uno tra i più importanti pittori rinascimentali, esponente della seconda generazione di pittori-umanisti.
Ricostruire la sua vita non è impresa facile data la scarsità dei documenti a cui riferirsi. Il vero nome è Piero di Benedetto de’ Franceschi, ma è comunemente conosciuto come Piero della Francesca.
La prima opera documentata di Piero della Francesca è il polittico della Misericordia. Il fondo oro testimonia il legame con la tradizione gotica mentre le figure rivelano già la nuova e originale impostazione geometrica. A Rimini collabora all’affresco del Tempio Malatestiano. Nel 1452 lavora al celebre ciclo della Leggenda della vera Croce, che gli viene commissionata dalla famiglia Bacci. Con la Madonna del Parto, Piero della Francesca si cimenta con un soggetto iconografico insolito: la Vergine rappresentata come una semplice donna in stato di gravidanza.
Tra le opere più importanti del pittore c’è inoltre la Flagellazione eseguita negli anni presso la Corte di Urbino e sempre dello stesso periodo è la tavola che fa da cuspide al polittico di Sant’Antonio delle Monache di Perugia, rappresentante L’Annunciazione. Per i Montefeltro esegue il Ritratto di Battista Sforza e Federico da Montefeltro. Infine tra le ultime opere: la Madonna di Senigallia e la Sacra conversazione.
Basilica di San Francesco /
Affreschi di Piero della Francesca
La Basilica di San Francesco, scrigno di uno dei capolavori assoluti dell’arte italiana, custodisce uno dei cicli pittorici rinascimentali più famosi e conosciuti in tutto il mondo, la Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca.
Il territorio del comune di Arezzo è molto ampio e vario. Si va dalla pianura che si apre sulla Val di Chiana e sull’Arno, alle colline, a sud della città, a zone montuose, soprattutto nella parte orientale. I comuni confinanti sono diversi: sul lato Val di Chiana ci sono Civitella in Val di Chiana e Castiglion Fiorentino, Cortona, Monte San Savino e Marciano della Chiana; sul lato del Valdarno superiore abbiamo Laterina e Castiglion Fibocchi; sul lato del Casentino Capolona e Subbiano; sul lato della Valtiberina Anghiari e Monterchi.
1° giorno: Cortona: ordini mendicanti, culti mariani e grande arte (Beato Angelico, Signorelli e Pietro da Cortona)
Ritrovo dei partecipanti in luogo e orario da definire e e partenza in direzione della Toscana,in bus privato.Arrivo e incontro la nostra “guida” che altro non è che uno storico innamorato di Piero della Francesca ,tanto da dargli sempre del tu :Piero….
L’antica Curtun fu una delle più importanti lucumonie etrusche, dominando già dall’VII sec. a C. il contrafforte del monte di Sant’Egidio con cui si serra ad oriente la Valdichiana. Di quella grande stagione della storia cortonese rimangono per fortuna emergenze di grande importanza come la cinta muraria la necropoli del Sodo la porta Bifora e un ricchissimo museo archeologico. Non meno importante fu il Medioevo e il Rinascimento cortonese, periodi che hanno lasciato un’impronta formidabile sull’aspetto urbanistico della città e più in generale sul patrimonio artistico cortonese. Già agli inizi del Duecento si respirava a Cortona un particolare clima religioso per la presenza di San Francesco presso l’Eremo delle Celle e l’attività instancabile di frate Elia e poi di Santa Margherita. Nel Quattrocento fu soprattutto la comunità domenicana e le confraternite dei laudesi che incisero maggiormente nel panorama religioso ed artistico della città come committenti di artisti oggi universalmente noti come Beato Angelico e Luca Signorelli. Alla devozione verso simulacri miracolosi si deve invece l’edificazione fuori della cinta muraria di Cortona del Santuario di Santa Maria delle Grazie al Calcinaio, importantissimo santuario mariano e capolavoro del rinascimento realizzato a partire dal 1485 da Francesco di Giorgi Martini. Il Seicento è la grande stagione di Pietro da Cortona di cui Cortona conserva pregevolissime opere in Santa Chiara e nella Cattedrale di Santa Maria.
Visita al museo Diocesano.
IL MUSEO DIOCESANO IN CORTONA
Il Museo si trova in piazza del Duomo, all’interno dell’ex-chiesa del Gesù, e raccoglie vari oggetti ed opere d’arte provenienti dalle chiese del territorio appartenenti alla diocesi. La raccolta d’arte venne fondata nel 1945 e conserva importanti opere di Pietro Lorenzetti, Beato Angelico, Bartolomeo della Gatta, Sassetta e Luca Signorelli, oltre ad arredi sacri di notevole pregio. Il percorso espositivo inizia dall’unico oggetto antico presente, di altissima qualità, il sarcofago romano con il Combattimento tra Dioniso e le Amazzoni, databile al II secolo d.C. e ritrovato nei presi del Duomo. L’opera, scoperta nel XV secolo, venne ammirata da Donatello e da Brunelleschi, il quale si recò appositamente a Cortona per vederlo su consiglio dell’amico. La sala successiva è dedicata alla pittura, dove si conservano una Madonna col Bambino attribuita Niccolò di Segna (1336 circa), la monumentale Croce sagomata e dipinta di Pietro Lorenzetti (1315-1320, dalla chiesa di San Marco), il Crocifisso e la Maestà dello stesso autore, a cui sono attribuiti anche dei frammenti di affreschi con l’Andata al Calvario da Santa Margherita. Sempre di scuola senese è il trittico della Madonna dell’Umiltà tra i santi Nicola, Michele, Giovanni Battista e Margherita da Cortona del Sassetta (1434 circa), già in San Domenico.
L’opera certamente più importante è L’ Annunciazione del Beato Angelico; da vedere inoltre le opere di Luca Signorelli, nato a Cortona circa il 1455 e qui morto nel 1523, uno dei pittori più significativi del Rinascimento italiano. I suoi nudi anticipano Michelangelo mentre i suoi paesaggi riecheggiano le ritmiche composizioni del Perugino.
Capolavoro della pittura italiana del primo Rinascimento è la pala dell’Annunciazione di Beato Angelico (1430 circa), pure da San Domenico, dotata di predella originale. Dello stesso artista è anche il Trittico di Cortona con predella mostrante le storie di san Domenico. L’Assunta di Bartolomeo della Gatta (1470-1475) proviene dal convento benedettino della Contesse. Sono conservate ben nove tavole del caposcuola locale, Luca Signorelli, tra cui il Compianto su Cristo morto (da Santa Margherita, 1502) e la Comunione degli Apostoli (dall’altare maggiore del Gesù, 1512) sono le uniche firmate.
La pittura del XVIII secolo è rappresentata dalla tela con le Estasi di Santa Margherita da Cortona di Giuseppe Maria Crespi (1701) e dal Miracolo di san Francesco di Paola di Francesco Capella (1750). Nel sottochiesa, già sede della Compagnia del Buon Gesù, si trova un ciclo di affreschi del Doceno con Sacrifici del Vecchio Testamento, disegnato da Vasari e risalente al 1554-55. Il Compianto sul Cristo morto dell’altare è un gruppo in terracotta invetriata dell’ambito di Benedetto Buglioni (1517 circa). Gli stalli lignei intagliati ai lati sono di Vincenzo da Cortona (1517).

Pranzo libero.
All’interno di Cortona si possono apprezzare i resti della città nel periodo etrusco con le principali opere costituite dalle poderose mura, dalla porta bifora, e da una serie di strutture sotterranee (l’arco a volta di palazzo Cerulli Diligenti, la volta a botte di via Guelfa, il muro etrusco di palazzo Casali); del periodo romano si possono osservare resti dell’acquedotto costituito da condutture in cocciopesto presso porta Montanina e dalla cisterna dei “Bagni di Bacco” accanto alla chiesa di S. Antonio. All’esterno dominano la pianura i “meloni”, tumuli etruschi di età arcaica, uno ubicato a Camucia e due presso la località Sodo. Tra questi spicca il tumulo II del Sodo, con la spettacolare gradinata-terrazza decorata da gruppi scultorei ed elementi architettonici di stile orientalizzante. Sulla fascia pedecollinare, tra oliveti di rara bellezza, si possono visitare la tanella di Pitagora, celebre monumento noto ai viaggiatori fin dal 1500, la tanella Angori e la tomba di Mezzavia. Al di sopra di tale area, nella montagna cortonese, è stato di recente recuperato un fitto reticolo di strade basolate di periodo romano. Sul versante prospiciente il lago Trasimeno sono i notevoli resti della villa tardo repubblicana e imperiale di Ossaia.
Arrivo in hotel ad Arezzo, cena e pernottamento.
2° giorno: Camaldoli e La Verna nel segno di Vasari e dei Della Robbia.Arezzo .
Prima colazione in hotel e partenza per Camaldoli.

Il Casentino è terra di spiritualità: nel silenzio dei suoi boschi, che sono oggi patrimonio naturalistico del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, vissero S. Romualdo e S. Francesco.
Il complesso religioso legato alla congregazione benedettina fondata da San Romualdo nel XI secolo, comprende due parti ben distinte, eremo e monastero, immerse nella monumentale foresta che i monaci hanno gestito nei secoli in perfetta simbiosi con la natura. Lo stabile connubio tra eremo e monastero costituisce una struttura unica nella tradizione benedettina e una delle realtà più vive del monachesimo occidentale. Qui nel 1537 fu chiamato per dipingere alcune pale d’altare da porre nella Chiesa dei Santi Donato e Ilariano il giovane Giorgi Vasari, in fuga da Firenze dopo l’assassinio del suo protettore Alessandro dei Medici.

Fondato da S.Francesco a partire dal 1214 La Verna è il più famoso dei conventi del Casentino e il cuore del culto francescano.

Fortemente legato all’episodio delle stigmate il santuario offre al visitatore nei suoi angoli più suggestivi la possibilità di ammirare le terrecotte invetriate realizzate da Andrea della Robbia a partire dal 1475 e considerate dai cultori di questa particolare tecnica scultorea tra le migliori realizzazioni dell’abilissimo nipote di Luca della Robbia.

l Santuario della Verna è un luogo sacro incastonato nel cuore del Parco Nazionale delle Foreste del Casentino, nella splendida regione toscana. Questo santuario è famoso per essere il luogo delle Stimmate di San Francesco d’Assisi nel 1224. Situato tra le foreste del Parco Nazionale, il Santuario della Verna regala ai visitatori panorami mozzafiato e una connessione profonda con la natura. Le montagne circostanti, tra cui il Monte Penna, offrono sentieri pittoreschi e possibilità di escursioni indimenticabili. Le foreste ricche di fauna e flora rappresentano un santuario naturale di rara bellezza.

Giorgio Vasari ebbe un forte legame con il Casentino, soprattutto con il Monastero di Camaldoli dove, a partire dal 1537, iniziò a lavorare per i monaci, commissioni che segnarono un importante punto di svolta nella sua carriera. Le sue opere nel Casentino includono la Natività e la Madonna con il Bambino (1537-1538), ma soprattutto il polittico con la Deposizione di Cristo (1539-1540), commissionato dalla comunità monastica. Inoltre, all’interno del monastero si trova un’opera tarda, il Cristo nell’orto (1570), che attesta il suo legame duraturo con i monaci camaldolesi.

Inoltre, il Santuario della Verna è arricchito dalle splendide terrecotte invetriate di Andrea della Robbia, che decorano le pareti e gli altari del santuario. Queste opere d’arte rinascimentali raffigurano scene sacre e simboli religiosi, creando un’atmosfera unica di devozione e spiritualità.

Pranzo in corso di escursione.
Cena e pernottamento in hotel.
N.b se avremo tempo,inizieremo le visite di Arezzo al rientro da Camaldoli.
3° giorno: Nel raggio di Piero della Francesca: la Cappella Bacci di Arezzo, la Madonna del Parto di Monterchi e il Museo Civico di Sansepolcro.
Prima colazione in hotel e rilascio delle camere.
Proviamo ad immaginare Arezzo come una rosa dei venti, come uno strumento di precisione che indica, ai quattro punti cardinali, le direttrici di quella stagione delle arti che i manuali chiamano del Rinascimento. Il punto di partenza non può che essere Arezzo con Piero della Francesca. In città l’attività del grande maestro risulta indiscutibilmente salda a cavallo tra la prima e la seconda metà del secolo.
….tutto il mondo, la Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca.
Il ciclo, realizzato dall’artista in un periodo compreso tra il 1452 e il 1466, non segue una sequenza narrativa e gli episodi non sono collegati secondo la successione cronologica, ma per rapporti formali e simbolici. Le scene, articolate in tre livelli sulle pareti della Cappella Bacci, sono caratterizzate da una attenta visione prospettica e raccontano la storia della Croce sulla quale venne crocifisso Gesù Cristo, a partire dalla nascita dell’albero dal quale proviene il legno col quale essa fu costruita. Gli episodi sono tratti dalla Legenda Aurea del frate domenicano Jacopo da Varagine, una raccolta di vite di santi e spiegazioni di feste liturgiche scritta a partire dagli anni Sessanta del XIII secolo e diffusa con grande successo durante tutto il Medioevo.
All’interno della Basilica di San Francesco, oltre al capolavoro di Piero della Francesca, si conservano molte altre opere degne di nota, tra le quali la grande Croce dipinta, oggi sospesa sopra l’altare maggiore. Risalente all’ottavo-nono decennio del Duecento, epoca in cui l’attuale chiesa era ancora in costruzione, è attribuita ad un pittore umbro noto convenzionalmente come Maestro di San Francesco. La croce raffigura il Christus patiens, cioè il Cristo sofferente, con San Francesco in adorazione inginocchiato ai suoi piedi.

In San Francesco la Leggenda della vera Croce, affrescata dall’artista nella cappella Bacci, è oggi pienamente fruibile grazie ad un restauro concluso quasi due decenni fa, mentre in Cattedrale l’opera di Piero spicca con la mirabile figura della Maddalena.

Al termine delle visite ci trasferiamo in direzione di Monterchi.
Dal 18 Dicembre 2021 il capolavoro di Piero della Francesca, custodito nel borgo medievale di Monterchi, avrà una migliore fruizione grazie a iGuzzini Illuminazione.
Da questa data sarà possibile ammirare l’affresco sotto una nuova luce.
Ad est del capoluogo c’è la Valtiberina e la strada ci porterà verso Monterchi dove Piero dipinse per la chiesa di Santa Maria a Momentana la Madonna del Parto opera straordinaria ed icona universalmente riconosciuta della maternità.
La Madonna del Parto e Monterchi condividono una storia indissolubile che ha origine tradizionalmente nel 1459, quando Piero della Francesca si recò a Monterchi in ricordo della madre Monna Romana di Perino, nativa del piccolo borgo.
L’affresco, di cui ancora oggi è ignota la committenza, secondo gli studi effettuati, oscilla tra il 1450 e il 1465 e realizzato nellla Chiesa di Santa Maria di Momentana o in Silvis, alle pendici della collina conosciuta con il toponimo di Montione (Mons Iunonis), luogo conosciuto fin dall’antichità, legato a culti pagani della fertilità.
Piero dipinse l’opera nella parete di fondo della Chiesa sopra un affresco Trecentesco più piccolo, di ignoto autore locale, raffigurante una Madonna col Bambino, recentemente dichiarata una Madonna del Latte, rinvenuta nel 1911 dal restauratore Domenico Fiscali in occasione dello stacco della Madonna del Parto, voluto dalla Regia Soprintendenza ai monumenti, per ragioni di tutela e manutenzione.
Nella primavera del 1944 il governo dispose di concentrare in ricoveri sicuri i principali capolavori italiani per sottrarli ai bombardamenti e ai saccheggi dei tedeschi: nell’elenco figurava anche la Madonna del Parto.

La Vergine si mostra al popolo dei fedeli al centro di una tenda preziosa foderata di pelli di vaio, come un’apparizione, eppure viva e reale nella sua freschezza, poco più che adolescente, il volto incantevole, gli occhi leggermente a mandorla e la pelle chiara e luminosa.
I biondi capelli sono stretti in trecce sottili girate intorno al capo e trattenute da una fascia di leggero tessuto candido che gira sulla fronte perfetta e si incrocia con semplice eleganza passando dietro le orecchie.
I contorni purissimi del viso sono sottolineati dal segno sottile, ma netto di contorno: ha una sicurezza e un’incisività confrontabile solo con le più alte capacità espressive del disegno fiorentino, a cui Piero appare qui ancora fortemente legato.
Questo volto è di una bellezza che non ha confronti nella storia dell’arte: sa unire l’assoluta naturalezza di una semplice fanciulla di paese a qualcosa di regale, ma soprattutto di soprannaturale, forse per la luminosità perlacea dell’incarnato che sembra emanare luce propria.
È una donna come tutte le altre, incinta, giovanissima e immersa nell’attesa del nascituro che cambierà la sua vita, ma è anche la prescelta da Dio come strumento di redenzione.
L’immagine è un’esaltazione della maternità. Alta e bellissima nella sua gravidanza avanzata, resa evidente dalla posizione di tre quarti: la futura madre posa la mano destra con gesto protettivo sul corpo rigonfio che preannuncia l’arrivo del Salvatore e lo presenta all’adorazione dei fedeli.
Il realismo straordinario di questa figura giunge al punto tale che l’artista ha rappresentato la Madonna come un’immagine vera di gestante: con il rigonfiarsi del suo corpo ha allargato i lacci della veste mostrando il candore della camicia che corrisponde alla linea bianchissima della scollatura quadrangolare.
Per Antonio Paolucci (in “La Madonna del Parto 1993”), la Madonna del parto è l’esatta traduzione figurativa dell’Ave Maria “Benedicta tu es in mulieribus et benedictus fructus ventris tui”. Giustamente egli sottolinea la capacità di Piero della Francesca “di sacralizzare il vero e, allo stesso tempo, di dare al sacro l’evidenza di un naturalismo archetipo”
Altrettanto stretto sembra il riferimento all’invocazione di Dante nel canto XXXIII del Paradiso:
Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile et alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio;
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che l’suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Poco più in là sorge Sansepolcro la città che intorno al 1412 dette i natali al grande pittore. Qui nel locale Museo Civico, con ben quattro opere di Piero della Francesca (Resurrezione il Polittico della Misericordia il San Ludovico e il San Giuliano) si concluderà il nostro magnifico itinerario nel raggio di Piero della Francesca.
Museo Civico
Il Museo Civico di Sansepolcro si trova in via Aggiunti, 65: presenta dieci sale espositive distribuite tra il piano terra e il primo piano; parte integrante del percorso è anche il seminterrato.
La visita al Museo Civico comincia dalla Sala del Camino, che introduce alla storia di Sansepolcro e al legame del tutto particolare tra Piero della Francesca e la sua città natale. Qui Piero vive e lavora e vi ritorna dopo ogni commessa presso le Corti italiane dell’epoca; non trascurando di interessarsi dell’azienda familiare che produce tinture e stoffe. È presente e attivo anche nella vita cittadina: riveste infatti, in varie occasioni, importanti cariche pubbliche. Questo legame profondo è testimoniato dalle stesse sue opere nelle quali spesso raffigura i campanili, le torri e le colline del suo Borgo, dove muore il 12 ottobre del 1492.
II nucleo centrale del Museo civico e rappresentato dai capolavori che Piero della Francesca (Sansepolcro, 1412-1492) realizza per la sua citra, rendendola famosa nel mondo.
II Polittico della Misericordia, commissionatogli dalla Compagnia della Misericordia nel 1445, oggi privo della cornice coeva, e composto da ventitre tavole con al centro la maestosa e ieratica figura della Madonna che accoglie i fedeli sotto iI suo manto.
Nella grande sal a dei Conservatori si ammira il capolavoro di Piero, “iI dipinto piu bello del mondo” la Resurrezione, opera databile intorno al 1460.
II Cristo risorto emerge con potenza dal sepolc ro, vittorioso sulla morte, simbolo e vessillo della speranza cristiana, della citra e della sua rinascita politi ca.
Altre grandi testimonianze pierfrancescane so no gli affreschi staccati del San Ludovico, proveniente dal vicino Palazzo Pretorio, e del San Giuliano, casualmente rinvenuto nell’abside della Chiesa di Santa Chiara nel 1954.

Al termine rientro a Roma e fine dei servizi.Arrivo in serata.
La quota comprende :
Hotel 4**** in mezza pensione.
Trattamento di HB menu fisso con:primo, secondo, contorno, dessert acqua minerale inclusa.
Colazione a buffet.
Bus G.T.
Guida esperta del Rinascimento autorizzata Regione Toscana.
Due pranzi bevande escluse.
Assicurazione medica e bagaglio.
Assicurazione ANNULLAMENTO AL VIAGGIO
Gadget e Iva al 22%
Non comprende :
Tassa di soggiorno 3 euro al giorno a persona.
Biglietti ingressi siti e monumenti pari a 27,00
Bevande ai pasti
Mance per guida,autista,camerieri.
Tutto quanto non previsto nella quota” comprende”.




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