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Cosa è incluso
Gli Amici nei Viaggi di Giorgio opera da numerosi anni, nel settore della promozione della cultura e dell’arte, speciali attività turistico/culturali attraverso attività e iniziative volte ad una migliore fruizione del patrimonio culturale. Gli ambiti di riferimento sono: TURISMO e CULTURA; EVENTI e SPETTACOLI; FORMAZIONE e DIDATTICA. Per raggiungere questo obiettivo, cerca e collabora con le migliori guide e associazioni culturali dei luoghi da visitare al fine di ottenere un valore aggiunto alla propia offerta.
Oltre ai servizi turistici standard organizziamo: cene spettacolo, visite in forma di spettacolo, itinerari enogastronomici, visite guidate narrate, degustazioni e servizi turistici generici caratterizzano la nostra offerta, con l’obbiettivo di trasmettere al visitatore le emozioni e il sapere con una modalità rilassante ma intensa. Il teatro, il gusto, la cultura e il folklore sono le quattro parole chiave, con le quali ci prendiamo cura del cliente, unendole a una sapiente organizzazione e gestione dei tempi di visite.
Attraverso la tecnica del racconto, abbiamo ideato un nuovo modo emozionale di far rivivere a turisti e ai visitatori la cultura e il territorio.
Sono nati così i Narratori dell’Arte , che attraverso una particolare cura per lo studio delle fonti, reinterpretano luoghi noti e meno noti.
Nel mezzo del cammin di nostra vita … lo spettatore incontra i diversi personaggi che popolano la prima cantica del Sommo Poeta: da Virgilio a Francesca da Rimini, dalle Fiere a Farinata degli Uberti, da Beatrice alle Erinni, Pier delle Vigne, Ulisse, il Conte Ugolino.
Processione Cristo Morto Somma Vesuviana-Villa Augustea-Antica Nuceria-Processione Madonna dell’Arco Fujenti-Cimitile e molto altro sono incluse in questo tour.
«Quella di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, è una delle prime cinque processioni in Campania e tra le Processioni del Venerdì Santo più suggestive in Italia ed una delle più antiche. E’ un evento che sicuramente si colloca tra il 1804 e il 1850 ed è una tra le prime processioni in Italia come utilizzo degli apparati scenici di derivazione spagnola. Il Concilio di Trento e il viceregno spagnolo determinarono nel Meridione d’Italia un tipo di teatro sacro, caratterizzato da impianti scenici che si concretizzeranno nel Seicento col barocco. L’eredità è dei pasos, nazerenos e costaleros spagnoli. I pasos erano le statue, i nazarenos i confratelli e i costaleros i portatori delle statue. Il corteo si compone di almeno 2000 confratelli in saio bianco e candele accese dinanzi alla Madonna con il Cristo Morto e da almeno 10.000 donne. Il corteo costeggia la Cinta Muraria di epoca Aragonese ed esce dal Borgo Medievale raggiungendo la parte bassa del paese. La statua ottocentesca della Madonna Addolorata, l’artistica scultura del Cristo Morto, mettono in scena il più commovente e sentito funerale della storia umana. Il lungo manto nero della Vergine parte dal capo e si allarga fino ai piedi. Nelle mani giunte, a dita intrecciate, scende un fazzoletto di pizzo bianco. Il volto è olivastro e contrito. Ai suoi piedi il corpo seminudo del Cristo morto giacente nel sudario in espressione di doloroso abbandono. Le membra rilasciate danno il senso della assenza e della fuga dell’anima. Il Miserere, infine, echeggia, ancora più forte in questi giorni di terrore e di morte». Lo ha dichiarato Alessandro Masulli, storico delle tradizioni locali, Direttore dell’Archivio Storico del Comune di Somma Vesuviana, nel napoletano.
La secolare Processione del Cristo Morto di Somma Vesuviana è una delle più suggestive d’Italia, dal corteo lungo, chilometrico, con notevole partecipazione popolare tra candele, falò accesi, il latino del Miserere, il lancio dei petali dai balconi e sullo sfondo la veduta del Monte Somma.
Viene preceduta dalla processione del Giovedì Santo, quando, subito dopo la celebrazione “In Coena Domini” tre confraternite laicali che sono quella del SS. Sacramento, di Santa Maria della Neve e S. M. del Carmine, sfilano nel centro del paese per l’Adorazione degli Altari, proponendo un ricco programma di musiche religiose. I confratelli indossano il saio bianco con cappuccio ma a volto scoperto e lungo i percorsi, recitano il Santo Rosario. Ogni Congrega ha un cordone di colore diverso e ogni confratello il medaglione della propria congrega. E’ particolarmente accattivante vedere il momento in cui una congrega si incrocia con l’altra, attendendola sul sagrato della chiesa.
Pasqua: La Processione del Cristo Morto di Somma Vesuviana
guarda il video clikkando qui
Visita/spettacolo al Santuario di Ercolano e Ipogeo sotterraneo
Un affascinante viaggio alla scoperta dello storico Santuario della Madonna di Pugliano e al suggestivo ipogeo sotterraneo dell’arciconfraternita della SS Trinità di Ercolano.
Il Santuario, la cui creazione è attestata intorno al 1300, e la cultura popolare verranno narrati dal ricercatore Giovanni D’Angelo, che attraverso i simboli più misteriosi come il Cristo nero e la Statua lignea della Bruna Puglianella, ricostruirà la storia e la cultura religiosa popolare dell’antica Basilica e dei fedeli di Resina.
Un viaggio narrato in forma di spettacolo, recuperando aneddoti e leggende, avvenimenti misteriosi e curiosità sulla tradizioni popolari, che si fondono al credo religioso. L’itinerario proseguirà alla scoperta dell’Ipogeo del 700 , dove attraverso una suggestiva e tenebrosa discesa, si riscoprirà la tradizione del culto dei morti (ancora attualmente praticato nell’ipogeo) e le storie legate al cimitero sotterraneo. Oltre alla narrazione della nostra guida speciale, gli attori cantanti del Laboratorio Voci e suoni della memoria, interpreteranno dei brani e dei racconti, permettendo così di rivivere le emozioni legate all’itinerario, scenario suggestivo saranno le cappelle, l’altare e il settecentesco cimitero sotterraneo.
“”a maronna e’ l’arc:
una visita in forma spettacolo,tra arte, fede e tradizione presso il santuario della Madonna dell’Arco
SULLE TRACCE DEI “FUJENTI” DI MADONNA DELL’ARCO
culto, simboli, rituali, canti e danze dei pellegrini di Madonna dell’Arco
a cura del laboratorio “Voci e Suoni della Memoria”
e ancora
SULLE TRACCE DEL FUJENTI
Corrono, piangono, pregano, implorano, gridano, imprecano, si gettano in ginocchio, strisciano… non è il racconto di un evento bellico ma il pellegrinaggio di dolore che i “Fujenti”, detti anche “Battenti”, effettuano ogni lunedì in Albis verso il santuario di Maria Santissima dell’Arco a Sant’Anastasia.
Il santuario della Madonna dell’Arco è un edificio religioso sito nel territorio comunale di Sant’Anastasia sulle pendici del Vesuvio. Ogni Pasquetta è meta del tradizionale pellegrinaggio dei fujenti (o battenti) che accorrono numerosi da tutta la Campania. I fujenti sono soliti accompagnare il loro pellegrinaggio con una melodia vocale molto antica, forse risalente al tempo del miracolo che diede origine al culto, il sanguinamento di un’immagine della Madonna, offesa per essere stata danneggiata ad opera di due giocatori che – bestemmiando alla grande – giocavano a palla nel sito. Al gran pellegrinaggio vengono condotte in processione statue di Madonne assise nei loro seggi (torselli) e seguite da scenografici cortei (paranze).
Somma Vesuviana (Na): la Villa Augustea e il Complesso di Santa Maria del Pozzo.
L’Antica Nuceria
Dell’origine dell’Antica Nuceria vi è una leggenda narrata da Plutarco, scrittore e filosofo greco vissuto in epoca romana:
Nuceria, la canzone dell’Amore Perduto ma anche la Principessa che fa la differenza…
’C’era una volta una principessa di nome Nuceria, unica figlia di Pico, re di Toscana. Questi diede in moglie la figlia ad Evio, re di Ardea, e le assegnò in dote il regno di Toscana. Dopo il matrimonio, Nuceria s’innamorò perdutamente di Fermo, suo figliastro. Il giovane non corrispose all’amore della principessa e fu ucciso. Nuceria fuggì e, dopo un lungo peregrinare, giunse nella nostra terra. Il suo sposo, Evio, inutilmente la cercò e, persa ogni speranza, fece ritorno ad Ardea e fondò poi una città, chiamata Fermo. Anche il re Pico si era messo alla ricerca dell’adorata figlia. La cercò dovunque, senza trovarla. Ma alla fine giunse sul nostro territorio e, con suo grande dolore, venne a sapere che la principessa Nuceria era morta. Per tenere sempre vivo il ricordo della figlia, re Pico fece costruire una città cui diede il nome di NUCERIA. Questa, in breve, la leggenda riportata da Plutarco, nella volontà di attribuire origini latine alla città, già molto importante ai suoi tempi (ricordata dallo splendido murales di via Petrosini). Una sorta di una sorta di canzone dell’amore perduto ante litteram: Ricordi sbocciavano le viole. Con le nostre parole. Non ci lasceremo mai. Mai e poi mai. Vorrei dirti, ora, le stesse cose. Ma come fan presto, amore. Ad appassire le rose (cit. De Andrè)
1°Giorno Venerdi 3 aprile Roma-Nola-Somma Vesuviana
Ritrovo dei partecipanti in luogo e orario da stabilire,e partenza in direzione Campania.
Per coloro che arrivano da altre città,incontro in aereoporto o alla stazione di Napoli.
Sosta tecnica lungo l’autostrada .Arrivo in hotel e pranzo.Sistemazione nelle camere riservate.
Partenza in direzione di Somma Vesuviana. Visita al sito archeologico della Villa Augustea
a cura della Pro Loco Somma Vesuviana e al sito archeologico di Santa Maria del Pozzo.
Santa Maria del pozzo e la regina Giovanna – i cunicoli segreti e la carrozza d’oro
Ci spostiamo nel rione Bisignano per visitare la chiesa Santa Maria del Pozzo famosa per la leggenda della Carrozza d’Oro, dei cunicoli segreti e degli amanti della regina Giovanna Molte leggende sono legate al nome delle due regine di Napoli, le «Angioine» Giovanna I e Giovanna II . La piu chiacchierata fu Giovanna II detta la Dissoluta che non passava inosservata alle cronache dell’epoca; La Chiesa di Santa Maria del Pozzo è un antico luogo di culto di origine medioevale, sorta a sua volta, sopra i resti di una villa di epoca romana risalente al periodo augusteo. La storia ci narra che a causa di una violenta alluvione avvenuta nel 1488 la chiesa (inferiore) rimase sepolta sotto fango e pietre. Fu la regina Giovanna d’Aragona, nei primi anni del XVI secolo, a volere la costruzione di una nuova chiesa con annesso convento sopra quella più antica, che non fu però demolita, bensì impiegata come cripta. Proprio quest’area fu meta prediletta dalla regina Giovanna II e ancora oggi, conserva tutto il suo fascino misterioso.
Una delle tante e leggendarie curiosità che rende affascinante la figura di Giovanna II D’Angiò (governò Napoli dal 1414 al 1435) è sicuramente quella che dipinge la regina napoletana in una donna dissoluta, dedita ai piaceri mondani, ai vizi e alle lussurie, conquistandosi il titolo di «mangiatrice di uomini». Si narra che a calar della sera, la regina Giovanna II D’Angiò raggiungesse i suoi amanti a bordo di una Carrozza D’Oro. Per non farsi riconoscere percorreva una serie di cunicoli segreti tra Napoli e Somma Vesuviana, fino ad arrivare nella cripta dei misteri posta sotto la Chiesa di Santa Maria del Pozzo
In esclusiva per I Viaggi di Giorgio, visita guidata a Somma Vesuviana dove, nei pressi di Starza della Regina, si trova una villa, che, per la maestosità dei resti portati alla luce, si è ritenuto erroneamente che fosse appartenuta all’imperatore Augusto (morto presso Nola nel 14 d.C.) da cui il nome Villa Augustea. Al contrario, le strutture finora messe in luce sembrano indicare la presenza di un intero insediamento urbano di notevole prestigio e di grande qualità architettonica. Altro gioiello di Somma Vesuviana è il complesso monumentale di Santa Maria del Pozzo, che, grazie all’ultimo intervento di restauro, è stato restituito alla collettività in tutto il suo splendore. Il “viaggio” esplorativo parte dal “pozzo” di epoca romana, passando per la sotterranea chiesa angioina, per poi concludersi nel luminoso chiostro del convento cinquecentesco.
La Villa Augustea costituisce una delle più rilevanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni. La storia degli scavi risale agli anni ’30 del secolo scorso, quando, in località Starza della Regina, un contadino scoprì per caso il portico d’accesso all’antica villa. Le prime esplorazioni portarono alla luce interessanti reperti di una villa romana, costruita del II sec. d.C. e seppellita per oltre la metà della sua altezza dall’eruzione del Vesuvio del 6 novembre 472 d.C. (la cosiddetta eruzione di Pollena): a causa della mancanza di fondi non fu però possibile andare avanti con gli scavi. Solo nel 2002, grazie ad un progetto di ricerca tra l’Università di Tokyo (prof. Masanori Aoyagi), l’Università Suor Orsola Benincasa (prof. Antonio De Simone) e la Soprintendenza per i Beni archeologici di Napoli, si è dato il via in maniera sistematica agli scavi.

Considerando la monumentalità dell’edificio e la sua ubicazione nell’antico territorio di Nola, s’ipotizzò che la villa potesse essere la residenza dove morì l’imperatore Ottaviano Augusto, da cui il nome “Villa Augustea”. Per procedere celermente con i lavori di scavo e di recupero dell’opera, i Giapponesi acquistarono addirittura il terreno: a maggio del 2015 per espressa volontà dell’Agenzia degli Affari Culturali del Giappone, il sito archeologico di Somma Vesuviana è stato donato alla Soprintendenza Archeologica della Campania.
Nel corso di questi anni di scavo, sono state rinvenute due statue, una di una donna con abito greco (la peplofora), l’altra, ricomposta da più frammenti, del dio Dioniso/Bacco con il capo coronato d’edera e un cucciolo di pantera in braccio: entrambe le statue sono ora custodite nel museo storico archeologico di Nola. Durante le campagne di scavo degli ultimi 3 anni (2015-2017) sono stati riportati alla luce: i resti di muri di un edificio forse costruito prima dell’eruzione del 79 d.C., un muro affrescato, un altro settore della cella vinaria, un frammento di statua femminile, una parte di una grande cisterna, tracce di coltivazioni.
Il Complesso Monumentale di Santa Maria del Pozzo sorge sulle antiche strutture della chiesa inferiore, fatta costruire da re Roberto d’Angiò nel 1333 sull’originaria cripta sotterranea di origine pagana.

La leggenda vuole che Giovanna d’Angiò, bella e intrigante nobildonna, vissuta a Somma Vesuviana e divenuta regina di Napoli nel 1414, con il nome di Giovanna II, ebbe numerosi amanti di cui si disfaceva facendoli sparire in mortali trabocchetti utilizzando una fitta rete di cunicoli sotterranei a cui si accedeva proprio dalla cripta.

Un recente restauro del complesso ha riportato alla luce preziosi affreschi del ‘300 e dei secoli successivi finora occultati: al XIV secolo risalgono gli apostoli con aureola a rilievo attornianti la Madonna Incoronata con il Figlio Pantocratore, mentre al XV secolo risalgono gli affreschi del pozzo romano: si tratta di due sante, Sant’Orsola e Santa Caterina, una Madonna con bambino e San Pietro. Infine al XVI secolo vengono fatti risalire gli affreschi rappresentanti San Giovanni Apostolo ed Evangelista e San Michele Arcangelo armato.
Infine un cenno alle eccellenze gastronomiche di Somma Vesuviana, che, sorgendo nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, deve al suo fertilissimo terreno la produzione di varie prelibatezze, come i pomodorini del piennolo, le albicocche (crisommole) e l’uva (catalanesca), da cui si ricava un ottimo vino da tavola. Quest’ultimo accompagna numerose ricette, in particolare di baccalà e di stoccafisso, che già a partire dal 1500 sono diventati protagonisti incontrastati della gastronomia sommese grazie ad un filo diretto che collega le pendici del Vesuvio all’Europa del Nord (Islanda e isole Lofoten-Norvegia).
ore 19 – Rituale della Processione del Venerdì Santo
La storica e suggestiva processione del Cristo Morto a Somma Vesuviana
Il Venerdì santo il popolo sommese si stringe attorno al venerato simulacro della Madonna Addolorata per rivivere, attraverso il suo dolore di madre, l’itinerario della passio et mors Christi. La storia di Maria diventa agli occhi dei fedeli una storia di successo: la sofferenza della mamma pone rimedio alle afflizioni altrui.

Anche quest’anno la Processione del Venerdì Santo vedrà 2000 confratelli in saio bianco e cappuccio sfilare per le vie e i vicolo del borgo napoletano secondo un percorso mai cambiato. I 2000 confratelli accenderanno le rispettive candele alla luce degli alti falò che già dal pomeriggio, poco dopo le ore 15, verranno posizionati in alcuni dei punti strategici del Centro Storico ma anche nei vicoli più vicini alla parte bassa del paese.


Ogni congrega avrà un medaglione diverso, un cordone dal diverso colore che permette di distinguere la confraternita di appartenenza. In occasione del Venerdì Santo i confratelli usciranno da più punti del Borgo Antico del Casamale,passando dinanzi all’antica Collegiata del XII secolo e dalla volta in oro zecchino.

Alle 19 si avrà l’uscita della Madonna con il Cristo Morto, accompagnati dalla Banda e da un lunghissimo corteo di donne e bambini. Il silenzio, poi il canto in latino del Miserere ad opera dei gruppi cantorum risuonerà per tutta Somma Vesuviana. A cantarlo tutti i confratelli nei vicoli e lungo tutta la durata della processione. Nei piccoli incroci, la Madonna si fermerà per benedire la popolazione.
All’incrocio più grande di Corso Italia, prima della risalita dal centro al Borgo storico, tutti i 2000 confratelli si fermeranno e si inchineranno al passaggio della Madonna con il Cristo Morto.

Solo in quel momento verranno spente le candele.

La risalita a serata inoltrata, le luci delle candele consumate renderanno unica l’atmosfera nei vicoli del Borgo Antico dove continuerà a sentirsi il Miserere in latino. Commuovente sarà l’ingresso della Madonna nell’antica chiesa della Collegiata.
Cena libera e pernottamento in hotel.
notizie etnografiche a cura di Giovanni D’Angelo
2° Giorno 4 aprile Nola -Antica Nuceria-Nola
Prima colazione in hotel e partenza in direzione di Nuceria.
Per quanto suggestiva la leggenda, la nascita di Nuceria però si data intorno alla seconda metà del VI secolo a.C., con il nome osco Nuvkrinum, ovvero “nuova rocca”. Ma prima che gli Osci – popolazione di lingua indoeuropea della Campania Antica pre-romana, appartenente al gruppo osco-umbro – arrivassero nel territorio dell’Ager Nucerinus e della Valle del Sarno, l’area fu abitata da popolazioni indigene locali, i Sarrasti (dal fiume Sarno) dei quali si ha testimonianza sia nel celebre testo di Virgilio, l’Eneide (VII, 738), ma anche grazie alla scoperta compiuta presso Longola nel Comune di Poggiomarino, dove nel 2000 sono stati ritrovati parte di insediamenti arcaici.
Fin dalle origini Nuceria presentò un carattere multietnico, poiché vi coabitarono indigeni Sarrasti, Osci e Greci, con talvolta influenze etrusche come appare dai ricchi corredi funerari delle necropoli rinvenute e da alcune iscrizioni che riportano diverse lingue dell’epoca. Nel 450 a.C. iniziò il predominio sannitico dell’area e la città conquistata prese il nome di Nuvkrinum Alafaternum (Nuceria Alfaterna), dall’omonima tribù sannitica gli Alfaterni, da cui Alafaternum ovvero “degli Alfaterni”. In questo periodo la città di Nuceria visse un momento di grande splendore, come attestano i corredi rinvenuti; tanto importante che venne posta dai Sanniti a capo della Confederazione Nuceria, che accoglieva città come Pompei, Ercolano e Stabia e soprattutto iniziò a coniare una propria moneta. Periodo importante per la città che proseguì anche in età romana (dove perse l’appellativo Alfaterna), dopo la conquista di Quinto Fabio Massimo Rulliano nel 308 a.C., tanto da essere soprannominata Urbula, la piccola Roma.
In questo periodo la città venne ricostruita secondo l’assetto urbanistico restituito dagli scavi odierni: circondata da grandi mura, di cui sono ancora visibili alcuni tratti, delimitanti un’area di forma rettangolare di circa 120 ettari, con un impianto a cardini e decumani che circoscrivevano le aree pubbliche e private. Nodo strategico lungo i tracciati viari della Campania, Nuceria era collegata direttamente alla vicina Pompei attraverso la via consolare Nuceria-Pompeios e a Stabiae, tramite la via Stabiana. Un recente studio ha constatato che l’Antica Nuceria era tra le 16 città più grandi della penisola italica nel I secolo d.C., con circa 20/30.000 abitanti solo all’interno della città tra le mura. La città sotto i romani fu tanto fedele a Roma nei momenti difficili, soprattutto nel periodo delle guerre sociali e contro Annibale (una delle poche città a resistere ai ripetuti assedi cartaginesi), da essere designata Municipium dal Senato romano, privilegio concesso a poche altre città nell’età repubblicana.

A partire dal II-III secolo iniziò l’abbandono della valle e lo sviluppo del nuovo centro cittadino presso la collina del Parco, nell’odierna Nocera Inferiore;

ma il centro antico rimase comunque in vita dopo il periodo romano, come attesta la costruzione del bellissimo Battistero Paleocristiano di Santa Maria Maggiore, uno dei più importanti monumenti dell’archeologia bizantina e alto-medievale della penisola italiana.

Pranzo a base di prodotti tipici del posto.
Oggi numerosi sono i siti archeologici e i luoghi che parlano di quel passato antichissimo e glorioso, in particolare sul territorio di Nocera Superiore:
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dal già citato e noto Battistero Paleocristiano di Santa Maria Maggiore, ai siti archeologici:

la Domus del Decumano, l’area delle Terme di Nuceria, il Teatro Ellenistico-Romano di località Pareti, l’ancora sepolto Anfiteatro Romano di località Grotti, l’incredibile Necropoli Monumentale di località Pizzone.
Rientro a Nola nel pomeriggio e visita Museo Storico Archeologico di Nola.
Al termine di questa bellissima giornata,rientro in hotel per la cena spettacolo in compagnia dell’attore Peppe Parisi.
3° Giorno 5 aprile Nola-Cimitile-Cappella Votiva… Pasqua
Prima colazione in hotel trasferimento alla vicina Cimitile per la visita guidata.
Il complesso di Cimitile nei pressi di Nola è uno dei più interessanti siti paleocristiani d’Italia. Esso mostra testimonianze della cristianità dal III secolo d.C. fino ad oggi senza soluzione di continuità attraverso una stratificazione secolare di architetture ed eccezionali apparati decorativi (pitture, sculture e mosaici) che rendono il sito unico ed enormemente affascinante.

Le basiliche sviluppatesi nel sito antico cimitero di epoca romana databile tra il II e il III secolo d.C., dove i grandiosi mausolei provano la grandezza di Nola e la ricchezza del suo territorio, l’ager nolanus , e allo stesso tempo testimoniano la diffusione del culto cristiano come dimostrano le pitture a tema biblico.
Il complesso basilicale si sviluppò intorno alla tomba di San Felice , un martire senza martirio. Dal IV secolo vennero costruiti i primi edifici, presso i quali numerosi pellegrini giungevano per rendere omaggio al martire. Grazie all’opera di San Paolino da Nola, un nobile Romano che fu governatore della Campania, il complesso fu collegato a Nola da una strada e fu servito dall’acquedotto proveniente da Abella. Egli si adoperò per tutta la sua vita per i nolani e, divenuto vescovo, fece costruire una grandiosa Basilica, sacrificò ogni ricchezza e infine sé stesso per liberare i nolani fatti prigionieri dai Visigoti

Pranzo di Pasqua.
Nel pomeriggio ,ci spostiamo ad Ercolano, visita guidata Ipogeo sotterraneo Reale ArciConfraternita nei pressi del Santuario di S. Maria a Pugliano e seminario-spettacolo “Culto dei Fujenti” a cura del
“Laboratorio “Voci e Suoni della Memoria”
SULLE TRACCE DEL FUJENTI
Corrono, piangono, pregano, implorano, gridano, imprecano, si gettano in ginocchio, strisciano… non è il racconto di un evento bellico ma il pellegrinaggio di dolore che i “Fujenti”, detti anche “Battenti”, effettuano ogni lunedì in Albis verso il santuario di Maria Santissima dell’Arco a Sant’Anastasia.
La Madonna dell’Arco ha innumerevoli devoti perché:
– è la prima Madonna Bianca associata al culto agreste delle Sette
Madonne;
– come essere umano capisce le miserie in quanto vissute durante il suo
peregrinare;
– come Madre terrena conosce il dolore di una perdita in quanto vissuto per
la Crocifissione del Figlio;
– come Madre divina conosce la sofferenza in quanto ferita e sanguinante
sul volto.

Con il seminario spettacolo “Sulle tracce dei Fujenti”, un esperto di etnografia, due musicisti e tre cantanti attori, tramite narrazioni, canti, musiche, danze e drammatizzazioni, illustreranno la storia, le corporazioni, l’etnografia, la simbologia, i toselli votivi, i rituali, il pellegrinaggio e la pratica degli Ex Voti connessi al Culto di Madonna dell’Arco e ai suoi rimandi culturali strettamente legati alla Ri-nascita.
Proiezioni, musica, canti e danze dal vivo riguardante i seguenti aspetti connessi a Madonna dell’Arco: le pratiche cultuali (culto mariano, culto agreste, ex voti, corporazioni, etc…) i simboli (vestiario, colori, stendardi, gestualità, etc…) i rituali (questua, processioni, carri votivi, etc…) i canti (preghiere, giaculatorie, canti popolari, etc…) le danze (tammurriata).
Narrazione dal ricercatore Giovanni D’Angelo, accompagnato dalle performance cantate e recitate del laboratorio “Voci e suoni della memoria”. Durante il racconto, importanti opere del trecento come La Bruna Puglianella e il Cristo Nero, introdurranno gli spettatori alle storie più affascinanti della religiosità popolare, come ad esempio la leggenda secondo la quale la Madonna nera fosse legata al ciclo invernale e alla morte, e che nelle chiese dove solitamente questa fosse ritratta o apposta come statua, vi fosse presente un ordine di templari. Un racconto ricco di aspetti misteriosi, proverbi e immaginifico popolare, che recupera la tradizione orale dell’antica Resina e del Monte Vesuvio.
Particolarità dell’itinerario di visita sarà la discesa all’ipogeo sotterraneo del 700, antico cimitero sottostante la terra santa, dove ancora tutt’oggi è attestato il noto culto dei morti, come la tradizione prevede per ogni chiesa dove si trovi la Madonna delle Grazie. Una discesa inferina ed emozionante in un luogo sconosciuto a molti, e non accessibile ai visitatori se non in questa occasione speciale. Durante la visita è stata prevista la performance canora di un emozionante Stabat Mater in napoletano, dall’identità sonora medievale e suggestiva.
Un itinerario di visita elegante , culturalmente e antropologicamente ricco.

A seguire circa ore 18.00 visita alla sede e alla Cappella Votiva dedicata alla Madonna dell’Arco presso il quartiere Ortora, dove è attestata la nascita della prima “Paranza dei Fujenti” ad Ercolano in seguito ad un episodio di Grazia Ricevuta nei primi anni del 1900. A seguire seguiremo alcuni rituali dei Fujenti connessi alla Pasqua.

Al termine rientro in hotel cena e pernottamento.
..notizie etnografiche a cura di Giovanni D’Angelo
4° Giorno lunedi 6 aprile Nola-Santa Anastasia-Roma
Prima colazione in hotel e rilascio della camere.Partenza in direzione di Santa Anastasia,al Santuario di Madonna dell’Arco a Sant’Anastasia.


Un viaggio attraverso gli aneddoti, le leggende e i racconti legati agli elementi di fuoco, terra e mare e alle tradizioni culturali e religiose più misteriose.

…Fenomeni simili, un tempo assai diffusi, si sono oggi fortemente ridotti con forse una sola, significativa, eccezione, il culto della Madonna dell’Arco che tuttora si celebra nella omonima località in provincia di Napoli, ogni lunedì in Albis, nel santuario frequentato in gran parte dal sottoproletariato e dal proletariato marginale dell’area napoletana: una Madonna severa e vendicativa che non ha esitato, nelle leggende che la riguardano, a punire duramente coloro che le avevano mancato di rispetto.

Chi si reca in quella data al santuario non può non essere scosso dalla tensione che vi si respira. Una fiumana di pellegrini vestiti, cani randagi stesi sul sagrato, odori che sembrano avere corpo e volume.

E in alto, tra le bancarelle, seguendo con lo sguardo la strada che porta alla stazione ferroviaria, gruppi di danzatori scatenati che ballano al suono di flauti e tamburi. di bianco, organizzati per gruppi, attende di varcare la soglia della chiesa; uomini e donne, senza distinzione di età e spesso scalzi, a frotte raggiungono l’altare per ottenere una grazia camminando in ginocchio o strisciando velocemente per terra in ordine sparso, proprio come dei serpenti liberati da un cesto; bandiere con l’immagine della Madonna, ceri e gigantesche costruzioni votive che avanzano in un silenzio irreale rotto solo da canti melismatici intonati a voce altissima, dal fruscio dei vestiti e dal sibilo delle scarpe di gomma sul pavimento; e poi all’improvviso l’esplosione, l’urlo, la crisi, l’invocazione della grazia da parte di qualcuno che cade rigidamente sulle spalle scalciando con violenza fino allo svenimento, e quindi l’accorrere dei volontari del servizio d’ordine per trascinarlo fuori e farlo riprendere. Intanto la crisi come una scossa elettrica, un lampo, un’onda di energia, si propaga ad altri penitenti.

E ancora cadute, grida, svenimenti e pianti, tentativi di scavalcare le barriere e gettarsi sull’altare per raggiungere l’immagine della Vergine. E sempre più padri domenicani e volontari che intervengono serrando le fila con forza, in una ridda di braccia e gambe, di voci che si sovrappongono, di muscoli tesi, di facce stravolte, con una folla che si accalca nelle navate laterali, premendo dietro le transenne, e che litiga per ottenere un posto in prima fila. E poi la calma, l’uscita dei devoti alle spalle dell’altare per la consegna di soldi, ceri e fiori in omaggio alla Madonna e un nuovo gruppo che entra lento, come quello precedente.


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Già negli otto Venerdì che precedono il Venerdì santo la statua dell’Addolorata viene esposta nella Collegiata per ricevere l’adorazione. Non è la Madonna che esce in processione, ma un’altra pregevole manifattura in possesso della chiesa. Nei primi sette venerdì si celebrano i sette dolori, nell’ottavo la gloria di Maria, nel nono la processione cittadina. La statua dell’Addolorata, che durante il periodo che va da Pasqua a settembre indossava l’abito color celeste – una delle tonalità che a lei si attribuisce – si veste ora di abito nero. Il rito del Venerdì Santo è un’autentica testimonianza di fede, un appuntamento fisso e ben inquadrato nel contesto socio-culturale della città. A rinnovare il rito, oltre all’Arciconfraternita organizzatrice del Pio Laical Monte della Morte e Pietà, vi sono tre altre confraternite: SS. Sacramento, S. Maria della Neve e S. Maria della Libera. L’impiego di croci, sudari, corone, spine e così via, si ricollega alle accorte descrizioni fatte dagli scrittori napoletani del Seicento sulle processioni dette degli Spagnoli. Il corteo in sai bianchi, il miserere, le commoventi marce funebri, la statua della Madonna Addolorata, l’artistica scultura del Cristo Morto, rappresentano l’ultimo atto della scenografia drammatica della Pasqua sommese. La comunità si veste a lutto e partecipa al più grande funerale della storia umana. Il lungo manto nero dell’Addolorata parte dal capo e si allarga fino ai piedi, dando alla statua uno sviluppo piramidale. Nelle mani giunte, a dita intrecciate, un fazzoletto di pizzo bianco. Il volto è olivastro e contrito. La posizione del viso è quella classica del lamento funebre. Ai suoi piedi il corpo seminudo del Cristo morto. Le membra rilasciate danno il senso dell’abbandono e della fuga dell’anima. Egli è l’agnello sgozzato, il capro espiatorio, giacente su un sudario in espressione di doloroso abbandono. Una vera opera d’arte, di cui si ignora l’autore, che trova origine in un certo pietismo di origine iberica. Nel 1956 l’abito della Addolorata era in doppia faglia tutta seta di bozzolo di colore nero con ricamo eseguito a mano, con filati in oro dorato fino e guarnito con tramezzo dorato. Il manto, invece, era di doppio ermesino con seta di bozzolo di colore nero con numerose stelle e tramezzo dorato in giro. Il vestito fu donato dalla Famiglia Perna e curato dalla Ditta Silvestri di Napoli. Prima della suggestiva processione, tanti fedeli affollano la chiesa per toccare con la mano il costato del Cristo trafitto o il mantello della Vergine per poi segnarsi, cercando di trasferire su di loro il positivo rappresentato dalla divinità. E’ quasi sera, il simulacro appare sotto il portone d’ingresso della Collegiata. Il silenzio è tombale, le note dolenti della marcia funebre aiutano a capire che la morte fa parte della vita. E’ un momento d’intensa commozione, pochi pianti sono rimasti in vita. Ognuno rievoca le proprie pene: le grazie ricevute sono molteplici. Le Maddalene – qualcuno ricorda ancora che andavano in processione con i capelli sciolti, senza scarpe e vestite di nero – sono pronte a sfilare con i loro devoti ceri. Là, dove la strada si restringe, in via Piccioli, comincia un tramestio di donne per occupare la migliore posizione. La comprensione è forte e paurosa, i volti delle donne si fanno rossi nello sforzo. Il lungo serpente processionale si distende e ci si sente prima di tutto madri, a cospetto di un dolore più grande del proprio soffrire. Il dolore è assoluto, ma risorgerà con la primavera, con la vegetazione, con la fertilità dei campi e la fecondità degli animali. Buona Pasqua.
All'interno del cimitero si snodavano le processioni religiose, e venivano recitate le caratteristiche "giaculatorie e litanie" per le anime in pena, tra le tante una:
Anime sante, anime purganti,
Io son sola e vuie siete tante
Andate avanti al mio Signore
e raccontateci tutti i miei dolori
Prima che s'oscura questa santa giornata
da Dio voglio essere consolata.
Pietoso mio Dio col sangue Tuo redento
a tutte le anime del Purgatorio salutammelle a tutti i momenti,
Eterno Riposo
Le origini secolari della processione
di Alessandro Masulli, storico delle tradizioni locali, Direttore dell’Archivio Storico di Somma Vesuviana.
I riti del Venerdì Santo che si svolgono in Campania, hanno lo scopo di far rilevare ai fedeli il dolore della Chiesa per la Passione e Morte di Cristo. Il primo gennaio del 1650, dopo che si erano verificate grandi calamità e miserie estreme tra la popolazione di Somma, tredici gentiluomini ed ecclesiastici sommesi decisero di istituire in una cappella della Collegiata della Terra di Somma Vesuviana una Compagnia della Morte al fine di soccorrere i poveri, per suffragare le anime del Purgatorio e altre opere pie. Questa Compagnia, nel 1705, mutò il nome in Arciconfraternita del Pio Laical Monte della Morte e Pietà dei Nobili.

Fra tutte le opere di culto, quella tenuta in massima considerazione dal sodalizio era la celebrazione dei Dolori di Maria il Venerdì Santo che terminava con la processione detta dell’Addolorata. L’articolo 28 dello statuto del sodalizio, datato 26 gennaio 1804, ci attesta che: la nobile confraternita ogni anno celebrava la festività di “S. Maria dei dolori” nel Venerdì di Passione, con messa cantata, orazione panegirica ed esposizione. All’epoca, quindi, la processione dell’Addolorata non era ancora introdotta tra le pratiche di culto del sodalizio, mentre veniva contemplata per la prima volta la festività liturgica della Madre dei dolori. Da una relazione, invece, del 1857 del Vicario Foraneo Don Francesco di Mauro, citata dal compianto Giorgio Cocozza in un articolo di “Summana” n°33, si è appreso sorprendentemente che la processione dell’Addolorata in quel periodo usciva dalla Parrocchia di San Giorgio anziché dalla Collegiata.
Più tardi, ancora, il primo gennaio 1889, il Prefetto dell’Arciconfraternita, il barone Augusto Vitolo Firrao, in un suo cenno storico sul sodalizio, inviato alla Curia Vescovile di Nola, scriveva: “… in questa Cappella si praticano tutte le sacre funzioni del Sodalizio; e fra l’altre nel Venerdì Santo vi si celebrano i dolori di Maria SS. con una solenne processione, simulante l’esequie di N. S. Gesù Cristo dal Calvario al sepolcro con la Vergine Addolorata, e ch’è tenuta in molta divozione dalla cittadinanza”. Le notizie sopra citate confermano quindi le origini ottocentesche del corteo dell’Addolorata con il Cristo Morto e rivoluzionano vecchie supposizioni che lo facevano risalire alla seconda metà del XVII secolo, epoca della nascita della Compagnia in coincidenza con la nascita della confraternita. Una cosa certa è che questo genere di dramma sacro, già in voga nella seconda metà del secolo XVII in tutto il Regno di Napoli, fu molto propagandato dal Collegio dei Gesuiti. L’impiego di croci, sudari, corone, spine e così via, si ricollega alle attente descrizioni fatte dagli scrittori napoletani del Seicento riguardanti le processioni “dette degli Spagnoli”. Il Concilio di Trento aveva anche posto le basi per una teatralizzazione del sacro. Il Viceregno spagnolo, oltretutto, aveva portato i suoi simboli.
A rinnovare il rito, oltre alla confraternita organizzatrice (cordone bianco), vi sono tre altri sodalizi: SS. Sacramento (cordone rosso), S. Maria della Neve (verde) e S. Maria della Libera (giallo).

Il percorso ha sempre tracciato un circuito sacro e ha sempre toccato gli antichi quartieri della Terra di Somma: Casamale, Margherita e Prigliano, quest’ ultimo in parte è l’attuale centro della città. Dunque dopo l’apertura della strada centrale di via Roma tra il 1881 e il 1884, il percorso è stato sempre questo: Collegiata, via Piccioli, via San Giovanni de Matha, quartiere Margherita, via Canonico Feola (interamente percorsa), via Gobetti, via Turati, via Gramsci, strada Casaraia, via Purgatorio (cappellina), Via Roma, nuovamente Via Gramsci, via Casaraia (ritorno), via San Pietro e Collegiata. La processione dura dalle due alle tre ore con il rientro della Madonna nella chiesa più antica: la Collegiata dove migliaia di fedeli si accalcano sotto la statua.
I medaglioni adoperati sono a sbalzo e in metallo argentato con le immagini del SS. Sacramento e delle Madonne titolari. La Pio Laical Monte della Morte e Pietà adopera, invece, un ovale in carta pressata con sfondo verde scuro e con sopra il disegno in bianco del teschio con tibie incrociate, in relazione alla sua origine.
Qualcuno ricorda che le donne, le maddalene, andavano in processione con i capelli sciolti, senza scarpe e vestite di nero. All’apparizione del simulacro sull’uscio della Chiesa si levava un pianto alto, dirotto e universale. Le grazie ricevute erano molteplici, specialmente in tempo di guerra. Oggi questa pia pratica, in relazione ai tempi moderni, è totalmente scomparsa. Però le donne continuano, a migliaia, ad accompagnare in corteo ordinato la Madonna con il Cristo Morto.
Descrizione:
Il culto alla Madonna dell’Arco costituisce il più vistoso fenomeno extraliturgico della Campania. A Napoli e in provincia si contano più di quattrocentosessanta associazioni di Madonna dell’Arco, rette da strutture gerarchiche composte da un presidente, un vice presidente, un segretario, un vice segretario, ai quali è affidato il compito, durante tutto l’anno, di raccogliere offerte per sostenere le spese di gestione, i costi delle divise, delle bande musicali, degli addobbi di festa, dei fuochi d’artificio, nonché una certa somma di danaro per il Santuario. A partire dalla domenica successiva all’Epifania, i comitati organizzativi promuovono delle questue pubbliche, effettuate da alcuni devoti delle singole associazioni, i quali, nell’uniforme di fujenti – un abito bianco con fasce rosse o rosse e azzurre – recano in processione le bandiere devozionali e un’icona della Madonna, preceduti o seguiti dalla banda musicale. Nella domenica della Palme, nel Sabato Santo, nel mattino di Pasqua e del lunedì in albis si svolgono le "funzioni", cui partecipano tutti gli appartenenti all’associazione ed altre centinaia di pellegrini aggregati che, disposti su due file, sfilano nelle strade. Alcuni associati recano a spalla una costruzione votiva detta "tosello", i labari (detti "bandiere") e gli stendardi del proprio gruppo. Di tanto in tanto essi fan sosta presso le edicole dedicate alla Madonna o davanti ai monumenti ai Caduti, dove eseguono l’elaborato rituale della "funzione" che è regolato dai ritmi della banda. Di solito, il rito ha inizio con brani di moderato andamento, dei quali il più ricorrente è Noi vogliam Dio, contrassegnato da notevoli ambivalenze ritmiche, oscillanti tra la tarantella, la marcia e il bolero. In questa prima fase, a gruppi separati, prima giovinette, donne e bambini, i devoti avanzano lentamente verso l’edicola con un ipnotico modulo cinetico di dondolio continuo, ottenuto bilanciando alternativamente il peso del corpo sull’una e sull’altra gamba. Giunti davanti all’immagine, essi salutano militarescamente portando la mano destra alla fronte, e poi retrocedono per disporsi su due file laterali. Successivamente, avanzano i fujenti o battenti, alcuni dei quali reggono i labari, la cui asta metallica di sostegno è ancorata a una sacca di cuoio che preme sul pube ed è sostenuta da una cintura legata in vita. Essi compiono evoluzioni ginniche che richiedono grande fatica e doti fisiche da esibire con virtuosismo atletico. Quindi, viene avanti il "tosello", retto a spalla dai fujenti, i quali gli imprimono il caratteristico modulo di oscillazione orizzontale; successivamente, essi avanzano e retrocedono tre volte, poi piombano in ginocchio, si rialzano, fanno sussultare l’immagine sacra imprimendole un moto di frenetica danza, muovono la costruzione votiva in senso rotatorio, tra gli applausi dei presenti. Infine, tutti retrocedono assumendo la posizione iniziale. A tal punto, a un suono di fischietto del "capo paranza" o capogruppo, la banda musicale si arresta, ma immediatamente dopo squilla la tromba per il segnale di "attenti", cui segue La leggenda del Piave, che contrassegna la fase parossistica del rito, in cui si dispiegano l’energia emotiva, l’urgenza drammatica e i vistosi moduli coreutici dei partecipanti. Alcuni di loro, talvolta, corrono per cadere di schianto bocconi al suolo; altri, piegati faticosamente sulle ginocchia, fanno oscillare i labari o "bandiere", esibendo una sopportazione fisica e un tasso di dolore, che esprimono l’aspetto penitenziale del rituale. Infine, sempre di corsa, avanzano i trasportatori del "tosello", che di impeto scendono in ginocchio sotto l’ingente peso della costruzione votiva, poi si rialzano, e, al culmine del rito, la innalzano sulle braccia tese, tra l’esplosione di fragorosi petardi e l’entusiasmo del pubblico presente. La manifestazione ha termine; il corteo si ricompone, e, condotto dalla banda, si reca presso un’altra edicola, per ripetere il rito. Da rimarcare che una sola "paranza" può effettuare in una sola giornata otto o nove "funzioni" presso edicole diverse, i cui gestori sollecitano la prestazione rituale, contraccambiandola, talvolta, con un’adeguata offerta in denaro.




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