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‘A Festa ‘E Sant’Antuono e la sfilata dei carri a Macerata Campania
Ritorna a Macerata Campania una delle più grandi feste popolari e religiose della Campania “‘A Festa ‘E Sant’Antuono”
Bottari di Macerata Campania: avviato l’iter a sostegno della candidatura UNESCO
La Festa di Sant’Antuono a Macerata Campania (CE) si celebra ogni 17 gennaio in onore di Sant’Antonio Abate. L’evento è celebre per le Battuglie di Pastellessa.
A Macerata Campania è viva una delle più grandi feste popolari e religiose della Campania “A Festa ‘E Sant’Antuono”, che prevede anche la sfilata delle Battuglie di Pastellessa, famosi carri allegorici con i Bottari, su cui storici artigiani costruttori di botti percuotono botti, tini e falci con martelli e attrezzi agricoli, creando antichi ritmi popolari, seguendo alcuni tratti caratteristici, legati alla tradizione maceratese; con essa si rinnova il racconto dell’artigianalità e della valorizzazione del territorio, attraverso le storie di chi lo vive.
La particolarità che accompagna il gruppo dei carri è legata alla tipologia degli strumenti usati per la messa in opera dei brani musicali. Botti, tini e falci sono utilizzati, accanto ai più classici strumenti, nella produzione dello spettacolo musicale dove gli strumenti della terra sono percorsi per dar vita a poliritmie, che fondono la ricchezza del patrimonio culturale con influenze moderne. Queste sonorità, della quale i bottari sono i tipici esecutori, sono portatrici di un messaggio di musica identitaria, orgoglio e innovazione, riuscendo così a comunicare il profondo legame tra la terra e la comunità di Macerata Campania, e che restituisce alla tradizione un’anima contemporanea. Sui carri si ritrovano infatti le palme, le botti, i tini, le falci, i mazzafuni, cioè il maglio con cui si percuote la botte, le mazzarelle i piccoli piccoli bastoni di legno con le quali suonare i tini, e poi i bottari di Macerata Campania, cioè i percussionisti che compongono la Battuglia di Pastellessa e il capobattuglia, il maestro d’orchestra che dirige l’esecuzione musicale della Battuglia di Pastellessa. Nella Battuglia di Pastellessa vengono eseguiti tre modelli ritmico-musicali base che vengono fusi fra loro secondo la creatività del capobattuglia. I canti prodotti dalle Battuglie di Pastellessa sono quelli dei contadini e degli operai, che in genere usavano cantarli o recitarli durante il lavoro, che raccontano storie di fatica, passione, fede e speranza, invitando il pubblico a riscoprire il valore della cultura popolare e delle radici profonde della propria terra.
Si tratta della festa più importante e amata dai maceratesi, dedicata a Sant’Antonio Abate, celebrata nel calendario liturgico il 17 gennaio. Un evento storico e di grande partecipazione organizzato dalla Parrocchia San Martino Vescovo. Sono più di 700 anni che da padre in figlio, da nonno a nipote, si tramanda questa usanza folkloristica e ricca, come il suo programma.
CARINOLA, LA POMPEI DEL ‘400
Terra di arte e tradizioni, disseminata di luoghi che raccontano storie antichissime, dai risvolti ancora misteriosi, tanto da essersi guadagnata l’appellativo di Pompei del ‘400, Carinola, la Città degli Angeli, è una continua scoperta che vi lascerà senza parole. La mattinata si aprirà al Museo Laboratorio della Civiltà Contadina, dove saremo accolti dal caffè, accompagnato da dolci tipici e mele annurche. Visita al Palazzo Petrucci ed alle stanze espositive, slla Cattedrale del XI sec. ed al Museo Menna, che conserva antichi reperti religiosi. Palazzo Marzano del XV sec., i resti del Castello Normanno dell’XI sec. e la Chiesa dell’Annunziata del XV sec. saranno le ulteriori tappe della mattinata. In una delle Sale da
Ci sposteremo poi in auto, nella vicinissima frazione di Ventaroli, per la visita alla meravigliosa Basilica di Foro Claudio del IV-V sec. dove concluderemo questa splendida giornata.
PONTI DELLA VALLE-MADDALONI, CASERTA
L’Acquedotto Carolino fu voluto dal re Carlo III di Borbone al fine di trasportare l’acqua del fiume Fizzo al Palazzo Reale e alle zone limitrofe, andando ad alimentare le filande di San Leucio e la Reale Delizia di Carditello. I lavori iniziarono nel 1753 e furono completati nel 1770 sotto la direzione di Luigi Vanvitelli. Il condotto è segnalato da 67 torrini ed ha una pendenza di 1/2 mm per metro; passa dal territorio beneventano a quello casertano grazie al monumentale viadotto dei “Ponti della Valle”, a tre ordini di arcate sovrapposte e lungo 500 metri. Dall’estremità rivolta verso il beneventano i Ponti presentano una stazione idrometrica destinata alla misurazione della portata del condotto. Particolare interesse merita il mulino, realizzato contestualmente al condotto e utilizzato inizialmente come ferriera, in secondo luogo come molino per sfarinare e poi, nel 1903, come piccola centrale idroelettrica che alimentava l’illuminazione della città di Caserta.
Le Madri di Capua
Forse non tutti sanno che…
nel centro storico della città di Capua, più precisamente nel Museo Provinciale Campano, spicca una collezione che per qualità e numero dei manufatti (160 sculture), può essere considerata un unicum in Italia e all’estero: le Matres Matutae
La città di Capua è ricca di storia e cultura e una visita a questo museo e alla sua particolare collezione di madri sarà per voi un’esperienza che vi assicuro vi affascinerà molto.
La festa è occasione per scoprire la cultura e il fascino artistico dei dintorni di Caserta: Carinola, nota come la Pompei del 400, la Valle di Maddaloni per ammirare i Ponti della Valle e l’Acquedotto Carolino, imponente opera idraulica progettata da Luigi Vanvitelli e tutelata dall’Unesco.
16 GENNAIO -ROMA-SANTA MARIA CAPUA A VETERE-CARINOLA-CASERTA
Ritrovo dei partecipanti in luogo e orario da stabilire e partenza da Roma in bus privato per il centro storico di Santa Maria Capua Vetere.
Le Madri di Capua
Forse non tutti sanno che…
nel centro storico della città di Capua, più precisamente nel Museo Provinciale Campano, spicca una collezione che per qualità e numero dei manufatti (160 sculture), può essere considerata un unicum in Italia e all’estero: le Matres Matutae.

Le suddette sono sculture in tufo, ex voto, dono alla Dea Madre, rappresentanti delle matrone romane, assise su grandi troni con in grembo uno o più bambini in fasce. Le madri sono legate al culto delle matralia che venivano celebrate l’11 giugno nell’antica Roma. Le statue vennero ritrovate nel 1845 presso il fondo dell’architetto Carlo Patturelli, non distante da Capua.
All’interno del museo le Matres Matutae sono esposte secondo una sistemazione ben studiata dai museologi e museografi, che permette di immaginare come esse venivano poste all’interno del tempio a loro dedicato. Resti architettonici del tempio stesso sono tuttora conservati nelle sale adiacenti a quelle delle madri.

… Vi ritroverete a camminare tra queste sculture prolifiche (fino a 12 pargoli tra le braccia), e al termine del percorso espositivo, vi sarà una scultura riconosciuta come Dea Madre, essa si distingue dalle altre perché tra le mani ha una colomba e una melograna, simbolo di pace e fertilità.
Il termine matuta stava ad indicare il mattino, o maturo, era legato ad un rito propiziatorio che serviva ad augurare prosperità e, naturalmente, fertililtà. Un connubio tra fertilità nella terra e tra gli uomini. Il rito prevedeva l’accoglienza nel tempio di sole donne libere, Plutarco narra che veniva condotta nel tempio una schiava, la quale, durante la cerimonia doveva essere percossa e poi cacciata. Essendo una cerimonia legata anche alla terra le matrone offrivano sull’altare delle focacce cotte sul testum.

Inoltre, il Museo Provinciale Campano di Capua è un vero e proprio gioiello; è allestito secondo un percorso cronologico che va dal ritrovamento di resti archeologici dell’area campana e di Terra di Lavoro, fino all’esposizione di sculture e tele relative alla Capua medioevale e moderna.
Esso venne fondato nel 1870 dall’archeologo e paleografo Gabriele Iannelli e si trova nel palazzo quattrocentesco: Palazzo Antignano. Il portale, ancora oggi, mostra i simboli araldici delle famiglie Alagno ed Antignano e al suo interno sono visibili le tracce dell’architettura catalana-moresca
Museo Archeologico Nazionale dell’Antica Capua
Sorge sui resti di un antico palazzo romano dell’800 e custodisce i capolavori dell’epoca campana, tra cui splendidi vasi fittili, sarcofagi e la famosa collezione di materiali preromani e romani. I materiali archeologici sono presentati e ordinati cronologicamente: la preistoria, l’età del ferro, l’età arcaica, la città etrusca e quella dei cavalieri campani, i santuari e l’affermarsi dell’architettura monumentale, il santuario di Fondo Patturelli famoso per le statue in tufo delle matres e la sezione romana, inaugurata con un nuovo percorso museale.
Il Mitreo (Tempio Sotterraneo)
E’ un rarissimo tempio sotterraneo dedicato al dio Mitra, con affreschi ben conservati. La struttura sotterranea, formata da una camera ampia circa 12 mt di lunghezza per 3 mt di larghezza, presenta una volta a botte e lucernai. Tanti gli affreschi sui lati illustranti i riti d’iniziazione degli adepti oltre la volta stellata. L’affresco più importante è la raffigurazione del Taurocedio sulla parete centrale.
Basilica di Santa Maria Maggiore (Duomo)
Situata nell’omonima piazza, è il cuore religioso della città. Fu fondata dal vescovo San Simmaco nel V sec dopo il Concilio di Efeso. Costruita sopra la cripta del primo vescovo locale, San Prisco. Servì come importante sede della cattedrale di Capua.

Al suo interno vanta una magnifica struttura a cinque navate sorrette da 50 colonne antiche di spoglio (recuperate dai monumenti romani della zona) e un soffitto a cassettoni decorato. Conserva cappelle laterali decorate, tra cui quella di Santa Maria Suricorum ed è munita di una torre campanaria edificata nel XIV sec.

ps solo se avremo tempo,quindi non lo considerate incluso nel programma-itinerario,vorrei farvi visitare il : Teatro Garibaldi e MUTEG
Chiamato il “Piccolo San Carlo” ha la facciata ottocentesca che si ispira all’Opéra Garnier di Parigi. All’interno puoi visitare il MUTEG (Museo del Teatro Garibaldi), una mostra permanente che raccoglie documenti storici, locandine antiche e cimeli teatrali recuperati dagli archivi cittadini.
Ma solo se avremo il tempo necessario.
Pranzo in ristorante con prodotti tipici del territorio a km zero.
Arrivo a Carinola, la Pompei del 400, in piazza Municipio, dove si concentrano tutti i monumenti da visitare.

Palazzo Petrucci (noto anche come Palazzo Novelli) è uno dei massimi esempi di architettura catalana del XV sec in Italia. Costruito nella seconda metà del 1400 come dimora di Antonello Petrucci, influente segretario del re Ferdinando I d’Aragona. L’edificio si distingue per i suoi pregevoli elementi architettonici, tra cui un maestoso portale, un cortile con pilastri ottagonali e una splendida loggia angolare.
Il Museo Laboratorio della Civiltà Contadina offre uno spaccato immersivo sulle antiche tradizioni rurali, gli antichi mestieri e la vita contadina del territorio campano. Il museo presenta una ricca collezione di oggetti che illustra la vita dei contadini nei secoli passati, da utensili agricoli a strumenti di lavoro, abiti tradizionali, attrezzi da cucina e oggetti da casa.
La Cattedrale di Carinola fu eretta sul finire dell’XI sec, per volere dell’allora vescovo S. Bernardo, che, con l’edificazione della nuova chiesa, trasferì la sede vescovile da Ventaroli a Carinola. Di impianto normanno, questa importante fabbrica religiosa subì, in un vasto arco di tempo, che va dall’ XI al XVIII sec, molti interventi che ne mutarono più volte l’aspetto. Costituita in origine da tre navate e tre absidi, presto la Cattedrale si arricchì, tra il 1109 ed il 1118, di una quarta navata, ricavata dall’eliminazione di un braccio del chiostro dell’allora palazzo vescovile, il cui perimetro, almeno in parte, è ancora oggi riscontrabile nei muri dell’attuale sacrestia. In seguito al terremoto del 1349, in piena epoca angioina, subì una serie d’interventi di ristrutturazione che si protrasse per circa duecento anni e che portarono, fra le altre cose, alla costruzione di un coro poligonale; nel 1400, inoltre, si procedette alla copertura delle navate con volte a crociera ed alla costruzione di un’abside con perimetro pentagonale; mentre risale al 1431 la costruzione dell’arco trionfale di chiaro gusto catalano. Nel XV sec, ad opera del vescovo Bartolomeo Capranica, fu finalmente completata la facciata con la creazione di un portico d’ingresso a tre archi, costruito utilizzando colonne monolitiche tolte dall’interno della chiesa.
Il Museo “Luca Menna”, all’interno dell’ex cattedrale di Carinola e inaugurato nel 2016, custodisce 15 rare statuette in terracotta invetriata provenienti dalla facciata della chiesa, oltre a paramenti liturgici.
Il Palazzo Marzano, edificato intorno alla metà del XV sec. nel cuore dell’antica Carinola, era sicuramente la residenza più prestigiosa dell’epoca e oggi, forse, l’opera architettonica più distintiva della cittadina. Questo probabilmente anche per il prestigio sociale di Marinello Marzano, duca di Sessa e uno dei più potenti feudatari del regno, genero di Alfonso d’Aragona, di cui sposò una figlia naturale e che in seguito proprio all’avvenuto matrimonio commissionò la costruzione di una dimora che fosse all’altezza del prestigio raggiunto. Secondo gli storici, l’edificio fu opera dell’architetto catalano Guillem Sagrera e del figlio Jaime. Particolarmente pregevole è la corte interna, sopravvissuta miracolosamente agli eventi bellici del secondo conflitto mondiale che lacerarono gran parte della fabbrica. Risultano ancora ben visibili, infatti, il maestoso scalone d’onore, la corte d’onore con il corpo di guardia e molti degli elementi architettonici e decorativi che lo componevano.
Nella attuale piazza Mercato, già centro commerciale ed amministrativo, si osservano i resti del massiccio ed imponente Castello Normanno (visita dall’esterno), sorto ai margini dell’abitato nel punto più elevato e, quindi, in posizione strategica per la difesa. Risale molto probabilmente all’epoca normanna (alcune fonti precisano che fu eretto nell’anno 1134 per desiderio del conte Riccardo di Carinola). Certamente, fu riparato in periodo angioino e ristrutturato in età aragonese con l’ausilio di maestranze catalane. In epoca recente, inoltre, ha subito gravi danni sia in occasione dei conflitti bellici che a causa degli eventi sismici.

La Chiesa dell’Annunziata, nota anche come Chiesa dell’Ave Gratia Plena (A.G.P.), era parte integrante di un complesso che comprendeva anche un ospedale, una Cappella destinata alla Confraternita della SS. Concezione ed alcune botteghe che apportavano rendite all’ospedale. Sita nella parte orientale della città, all’esterno della cinta muraria ed ai margini dell’ampia distesa agricola, la chiesa dell’Annunziata risale alla seconda metà del XV sec. Si narra che sia sorta quale ex voto per l’apparizione della Madonna ad una giovinetta. La Chiesa ha navata unica ed abside pressoché quadrata e il prospetto è caratterizzato dai due portali in pietra, uno della cappella della confraternita, l’altro della chiesa con un rosone in pietra e asimmetrico. Dei due portali, quello maggiore è sormontato da arco a sesto rialzato con lunetta affrescata; l’altro, che dà accesso alla sede della Congregazione, è a sesto acuto. Il portale maggiore è in posizione asimmetrica rispetto al rosone mentre il campanile aderente alla facciata e la cappella esterna conferiscono all’insieme un aspetto particolare giustapponendo forme diverse, con netta prevalenza di quelle rinascimentali, peraltro peculiari dell’invaso spaziale della chiesa e caratterizzanti l’abside e la navata.
Come ultima tappa si visiterà la Basilica di Santa Maria ad Forum Claudii a Ventaroli, frazione di Carinola. Dalla piazzetta di Ventaroli dove sosta il pullman si prosegue a piedi per una stradina di campagna fino alla Basilica.
La Basilica di Santa Maria ad Forum Claudii, derivante da una basilica paleocristiana del V-VI sec, fu edificata su un tempio romano e restaurata nel XII sec, fu sede episcopale (perciò vi si riferisce anche con Episcopio di Ventaroli) fino al trasferimento di questa a Carinola nel 1099. Oggi fa parte della diocesi di Sessa Aurunca. La basilica è a 3 navate, tri-absidata è gerarchicamente realizzata in pietra locale. Presenta una facciata a salienti a capanna composita con in alto 2 bifore in asse, di cui quella superiore, nel timpano, a cielo aperto. Il portale d’ingresso è sormontato da una mensola su cui appoggia un’arcata cieca che va a formare una lunetta, priva di decorazioni. Sul retro, la basilica è decorata con arcate cieche a tutto tondo e losanghe. Gli affreschi interni, realizzati tra il X sec e il XVI sec, sono di gran valore. In particolare, nell’affresco del catino absidale, attribuibile alla fine del XII sec (periodo tardocomneno), si assiste ad una koinè: c’è la tradizione locale e cassinese con le sue derivazioni fortemente bizantine, ma anche un allontanamento nell’uso di motivi geometrici dell’XI sec della pittura settentrionale, con decori posti come divisorio tra il ciclo di affreschi e la parte sottostante, che si rispiegano un po’ in prospettiva e fanno da riempimento di cornice.
Trasferimento in hotel per la cena e pernottamento.
17 GENNAIO –MACERATA C.-L’INGEGNERIA DI VANVITELLI- PONTI CAROLINI -ROMA
Prima colazione in hotel e rilascio delle camere. Si raggiunge in bus il centro storico di Macerata Campania ,alla fella Festa di Sant’Antuono.
Processione e Messa Solenne: si segue la tradizionale Processione di Sant’Antonio Abate con la benedizione degli animali dei mezzi agricoli e la Messa solenne nella Chiesa di San Martino Vescovo.(facoltativo).
A Macerata Campania tantissimi cittadini e fedeli ogni anno uniscono le proprie forze per la preparazione dei Carri affinché ci sia una buona riuscita di questo appuntamento ed in particolare per le sfilate dei carri allegorici.
Mezzogiorno (ore 12:00) – Fuochi Pirotecnici: Grande spettacolo di fuochi d’artificio tradizionali in piazza.
I Carri di Sant’Antuono, sono carri con alcuni tratti caratteristici, legati alla tradizione maceratese. Sui carri si ritrovano sempre le palme, le botti, i tini, le falci, i mazzafuni, cioè il maglio con cui si percuote la botte, le mazzarelle i piccoli piccoli bastoni di legno con le quali suonare i tini, Su questi carri ci sono gruppi di musicanti “bottari” (“battuglie di pastellessa”) che suonano botti, tini e falci, con i quali ripropongono l’antica sonorità maceratese, conosciuta con il nome di “A’ musica e Sant’Antuono”.

Una bella festa che prevede anche la sfilata di tantissimi carri di Sant’Antuono, “Le Battuglie di Pastellessa”, che a partire da sabato 10 gennaio animeranno il paese al suon di botti, tini e falci, e sfilate .

Pranzo con la Past’e’llessa: Sosta negli stand enogastronomici della festa per gustare il piatto simbolo: la pasta con le castagne lesse, condita con soffritto di olio, pancetta e peperoncino, accompagnata dal vino fragolino locale.(pranzo non incluso)

Sfilata e Battuglie di Pastellessa.Tutti, dai grandi ai piccini, dai giovani agli anziani ogni anno uniscono le proprie forze per la preparazione dei Carri affinché ci sia una buona riuscita di questo appuntamento con l’appartenenza e l’identità. Il tutto ovviamente scandito dai suoni di botti, tini e falci usati come strumenti musicali, dando vita a poliritmie che si rifanno alle sonorità e alla musica contadina della comunità.

I giganteschi carri sfilano per le piazze principali (Piazza San Martino e Piazza De Gasperi) e i bottari si esibiscono percuotendo botti, tini e falci in una grandiosa festa di popolo.
Dopo il pranzo libero,trasferimento per la Valle di Maddaloni per ammirare i Ponti della Valle e l’Acquedotto Carolino, l’imponente opera idraulica progettata da Luigi Vanvitelli e tutelata dall’UNESCO.
Inaugurato nel 1762 per volere di Carlo di Borbone, l’Acquedotto Carolino è una delle opere di maggiore interesse ingegneristico del XVIII sec. E’ Un tracciato che si snoda per circa 38 km per alimentare il complesso di San Leucio, la Reggia di Caserta e le fontane del Parco. Il monumento è per lo più interrato, ma si può ammirare nel punto dei Ponti della Valle, una struttura alta 95 metri, su tre livelli, che attraversa la Valle di Maddaloni.

L’acquedotto, denominato Carolino in onore del re Carlo di Borbone e progettato da Luigi Vanvitelli, costituisce una grandiosa opera pubblica di ingegneria idraulica tra le più importanti realizzate dai Borbone. Al fine di approvigionare l’area intorno alla Reggia e di potenziare la città di Napoli fu realizzato l’acquedotto, opera che richiese sedici anni di lavoro e il supporto dei più stimati studiosi e matematici del Regno.

Fu riconosciuta come una delle opere di maggiore interesse architettonico e ingegneristico del XVIII sec. Oggi l’acquedotto, noto come “I ponti della Valle” è perfettamente conservato, attraversa la valle di Maddaloni e congiunge il monte Longano con il monte Garzano, è costituita da tre ordini di arcate poggianti su 44 piloni a pianta quadrata.
Al termine della visita,partenza per il rientro a Roma,previsto in serata e fine dei servizi.
La quota comprende:
Bus privato G.T.
1 notte in hotel 4**** stelle zona Caserta in trattamento di mezza pensione,bevande incluse.
1 pranzo in agriturismo del sabato,bevande incluse
Degustazioni prodotti tipici
Servizio guida autorizzata Regione Campania
Accompagnatore dei I Viaggi di Giorgio
Iva di legge
Non comprende:
Mance per autista, guida e camerieri.
Ingressi ove previsti ad oggi pari a Euro 12,00
Eventuale tassa di soggiorno.
Auricolari Euro 5,00
Di più EUROPA
Di più Italia
Maggiori informazioni su questo tour
Un po di storia.
Le sei sorelle: il canto tradizionale di Macerata Campania legato al culto mariano.
La comunità di Macerata Campania riesce ad esprimere di anno in anno un repertorio musicale da far invidia a molti. Si contano, infatti, a seconda delle annualità dalle 20 alle 40 produzioni inedite.
I brani realizzati dalle “battuglie di pastellessa” (gruppi locali) in occasione della festa di Sant’Antuono – eseguiti dai tipici “bottari” sulle percussioni di botti, tini e falci – presentano dei testi scritti e musicati appositamente per l’evento dai partecipanti: in essi è facile ritrovare dei riferimenti al venerato Sant’Antonio Abate, alla festa, alla tradizione, al territorio, alla vita quotidiana e al sociale. In tantissimi casi sono a noi sconosciuti gli autori dei brani eseguiti, come la loro origine che si perde nella notte dei tempi. Fra questi ritroviamo il canto de “Le sei sorelle“, legato al culto mariano, ancora oggi eseguito dai bottari di Macerata Campania sui carri di Sant’Antuono in occasione della beneamata festa.
Il testo di autore ignoto, musicato al ritmo di tarantella “maceratese”, presenta talvolta delle piccole varianti nelle strofe, legate al contributo dei vari esecutori nella trasmissione orale del canto. La versione documentata nel territorio, facendo fede a varie fonti orali, si presenta nelle seguente forma:
Le sei sorelle
(Autore testo: Ignoto; Provenienza: Macerata Campania)
Son sei sorelle son tutte belle,
son tutte belle per fare l’amor!
E c’è la prima che è piccolina,
che è piccolina per fare l’amor!
E c’è la seconda che è riccia e bionda,
che è riccia e bionda per fare l’amor!
E c’è la terza che vuol la sferza,
che vuol la sferza per fare l’amor!
(OPPURE: E c’è la terza col fiore in testa,
col fiore in testa per fare l’amor!)
E c’è la quarta che fa la sarta,
che fa la sarta per fare l’amor!
E c’è la quinta che marcia incinta,
che marcia incinta per fare l’amor!
(OPPURE: E c’è la quinta che messa incinta,
che messa incinta per fare l’amor!)
E c’è la sesta che è disonesta,
che è disonesta per fare l’amor!
Son sei sorelle son tutte belle,
son tutte belle per fare l’amor!




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