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L’ANTICA PRENESTE E VISITA AZIENDA VINICOLA

Data
30/10/2021
Durata
1 GIORNO
Viaggiatori
30 persone
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  • Recensioni
  • Informazioni aggiuntive

Cosa è incluso

Programma del tour

Un viaggio alla scoperta dell’archeologia dell’antica Praeneste e della sua acropoli, città latina e poi romana, nella quale l’antico si fonde con il moderno. L’essenza della città antica si fonde con l’abitato moderno di Palestrina e Castel San Pietro Romano che si svela attraverso le molteplici testimonianze archeologiche, storico-artistiche e naturalistiche.

Perché venire a conoscere Praeneste antica?

Perché Palestrina e Castel San Pietro Romano con le loro architetture e i reperti archeologici di straordinaria importanza sono testimonianza di una delle città del Latium Vetus più belle in assoluto. Qui in età ellenistico-romana furono sperimentate soluzioni architettoniche innovative come il Santuario della Fortuna Primigenia che è, a tutti gli effetti, una delle aree archeologiche urbane più grandi del territorio italiano. Come anche l’antico acquedotto delle Cannucceta realizzato con la tecnica dei cunicoli ciechi.

Perché scoprire le trasformazioni della Praeneste antica?

L’antica acropoli fu trasformata dalla famiglia Colonna nel borgo medievale di Castel San Pietro Romano, tra vicolo e scorci caratteristici capeggia la Rocca dei Colonna, fortezza militare medievale. La città di Praeneste, Palestrina, fu uno dei centri più importanti della cultura rinascimentale e moderna, come attestano le realizzazioni artistiche di Palazzo Colonna Barberini e della chiesa di Santa Rosalia, perché qui Giovanni Pierluigi da Palestrina creò l’idea della musica in polifonia, perché qui conserviamo opere d’arte che si celano nascoste nei conventi o nelle proprietà private. Palestrina è anche sede della Diocesi Suburbicaria Prenestina e ospita la Cattedrale di Sant’Agapito Martire, consacrata nel 1117.

PRAENESTE, ANTICA CITTA' DEL LAZIO TRA MITO, STORIA E MEMORIE | LaNotizia2 di Gamboni

1° GIORNO: ROMA-OLEVANO ROMANO-PALESTRINA-ROMA

Ritrovo dei partecipanti in luogo e orario da concordare, in direzione  di Palestrina.

Successivamente ci dirigeremo verso Palestrina ove ci attenderà una visita nei luoghi più importanti di questa cittadina.

 

Inizieremo con una visita guidata alla Chiesa di Santa Rosalia, inglobata architettonicamente nel Palazzo Colonna Barberini è una delle testimonianze uniche dello stile Barocco romano fuori dalla Capitale. La chiesa fu progettata dall’architetto Francesco Contini e fu consacrata nel 1660 titolandola a Santa Rosalia, la Santuzza di Palermo, per volere di Maffeo Barberini quale offerta di ringraziamento e benevolenza nei confronti della Santa per aver interceduto nella difesa di Palestrina dall’epidemia di peste che, tra il 1656 e il 1567, aveva causato molti morti nel territorio laziale.

L’interno della Chiesa, Cappella privata della famiglia Barberini, è decorato da uno sfarzo di preziosi marmi e stucchi e animato da un ciclo scultoreo opera di Bernardino Cametti, allievo di Gian Lorenzo Bernini, che decora il presbiterio e i due monumenti sepolcrali, collocati alle pareti laterali, dedicati al primo Principe di Palestrina Taddeo Barberini e a suo fratello il cardinal Antonio Barberini, già Vescovo della città, entrambi nipoti di Urbano VIII. L’altare è composto da uno splendido paliotto intarsiato in marmi preziosi e decorato da una tela di Francesco Reali rappresentante “Santa Rosalia fra gli appestati”, solo una copia però dell’originale dipinto di Carlo Maratta realizzato dall’artista per questa chiesa, oggi purtroppo perduto.

Nell’attigua Sala dei Depositi, oggi restaurata, era custodita la famosa Pietà detta di Palestrina o Barberini, attribuita nel corso del Novecento al maestro Michelangelo Buonarroti. La Pietà oggi si trova nella Galleria dell’Accademia di Firenze, essendo stata venduta da Maria Barberini nel 1938 e successivamente confluita nelle collezioni dello Stato. Una copia del gruppo scultoreo è allestita nella Cattedrale di Palestrina.

Al termine ci dirigeremo verso il Museo Archeologico Nazionale di Palestrina che è ospitato nel rinascimentale palazzo Barberini, sulla sommità dell’antico santuario della Fortuna Primigenia.

 

Nelle sale del Museo, articolate su tre piani, sono esposti i più importanti reperti provenienti dall’antica Praeneste e dal suo territorio, ordinati per grandi temi che abbracciano i principali aspetti della storia, della cultura e delle produzioni artistiche di una delle più importanti e fiorenti città del Lazio antico. Le sale del primo piano ospitano opere relative al culto di Fortuna – quali la testa della statua di culto della dea, rinvenuta nel Santuario all’interno del cosiddetto pozzo delle sortes, e la colossale statua di Iside-Fortuna, originale ellenistico in marmo bigio di Rodi –, copie romane di capolavori greci, statue onorarie, ritratti e rilievi di età repubblicana e imperiale.

Museo Archeologico Nazionale di Palestrina e Santuario della Fortuna Primigenia - Direzione Regionale Musei Lazio

All’età augustea risale uno dei celebri rilievi Grimani, mirabile espressione artistica del programma politico augusteo di pacificazione e di rinascita, forse opera degli stessi scultori che decorarono l’Ara Pacis a Roma. Al secondo piano sono esposti materiali rinvenuti nelle necropoli, tra cui ciste e specchi in bronzo ornati da raffinate decorazioni incise raffiguranti rare versioni di antichi miti greci e italici, e numerose terrecotte votive e architettoniche provenienti dai santuari della città. Al terzo piano un’unica sala ospita il grandioso mosaico policromo del Nilo, una veduta prospettica del paesaggio egiziano durante l’inondazione del Nilo, realizzato da artisti alessandrini alla fine del II a.C.

Riflessi del Nilo nella grande sala di Palestrina

Si tratta di uno dei più grandi e importanti mosaici ellenistici conservati, un capolavoro assoluto per composizione, gusto cromatico e ricchezza di dettagli. Nell’area archeologica antistante il Museo è possibile visitare gli imponenti resti del santuario della Fortuna Primigenia, strutturato in una serie di terrazze artificiali collegate da rampe e scalinate. Esso rappresenta il maggiore esempio dell’architettura ellenistica in Italia, ispirato ai complessi monumentali scenografici dell’Egeo orientale, tanto da essere scelto quale “Meraviglia Italiana” per rappresentare la regione Lazio nell’ambito di un progetto promosso dal Forum Nazionale dei Giovani in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Infine l’ultima tappa del nostro tour sarà dedicata alla visita di uno dei santuari del Lazio di epoca romana più conosciuti è sicuramente quello della Fortuna Primigenia.

Sebbene il santuario si dati al secondo secolo prima di Cristo, attività di tipo culturali sono attestate sin dal IV-III secolo a.C.
Il complesso monumentale sorge alle pendici del monte Ginestro e si articola in sei terrazze che poggiano su un basamento in opera poligonale.

Alla prima terrazza si accedeva tramite rampe di scale laterali e al centro di questa era situato un  nicchione che crea una falsa porta.
La seconda terrazza era dotata di vasche lustrali (ninfei ad emiciclo) precedute da quattro colonne e accanto alle quali erano posti ambienti di servizio.
Tralasciano la terza, la quarta, denominata terrazza “degli Emicicli” , con esedre a destra e a sinistra. Nei pressi di quella di destra (per lo spettatore) vi era il pozzo sacro, coperto da una tholos (struttura di forma circolare), dal quale un fanciullo, come racconta Cicerone, estraeva le sortes(i responsi oracolari),

De Divinatione XLI 85-86:    

  « Gli annali di Preneste raccontano che Numerio Suffustio, uomo onesto e ben nato, ricevette in frequenti sogni, all’ultimo anche minacciosi, l’ordine di spaccare una roccia in una determinata località. Atterrito da queste visioni, nonostante che i suoi concittadini lo deridessero, si accinse a fare quel lavoro. Dalla roccia infranta caddero giù delle sorti incise in legno di quercia, con segni di scrittura antica. Quel luogo è oggi circondato da un recinto, in segno di venerazione, presso il tempio di Giove bambino, il quale, effigiato ancora lattante, seduto insieme con Giunone in grembo alla dea Fortuna mentre ne ricerca la mammella, è adorato con grande devozione dalle madri.
E dicono che in quel medesimo tempo, là dove ora si trova il tempio della Fortuna, fluì miele da un olivo, e gli aruspici dissero che quelle sorti avrebbero goduto grande fama, e per loro ordine col legno di quell’olivo fu fabbricata un’urna, e lì furono riposte le sorti, le quali oggidì vengono estratte, si dice, per ispirazione della dea Fortuna. »
Santuario della Fortuna Primigenia - Enciclopedia della storia del mondo

Dalla quinta terrazza o “dei Fornici”, a semicolonne con muro decorato dal semicolonne corinzie, si accedeva alla sesta terrazza, detta “della Cortina”, il cui ampio piazzale, probabilmente occupato da un bosco sacro, era chiuso con un doppio portico dorico sui tre lati della terrazza.
Questa culmina in una cavea teatrale coronata da un portico al cui centro vi era una tholos che conteneva l’immagine di culto.
Il modello dell’edificio e la divinità a cui è dedicato rimandano all’ambito greco-orientale per i seguenti motivi:
– Il rapporto teatro-tempio è un qualcosa di ben conosciuto in ambito orientale, come è testimoniato a Delo   dal santuario dedicato agli Dèi Siriani;
– la sua costruzione fu molto probabilmente voluta da uno dei mercanti italici della città arricchitosi con il commercio, forse di schiavi, presso l’isola di Delo;
– un esempio di santuario a terrazze dedicato ad Atena si trova a Lyndos, presso l’isola di Rodi;
– il culto della Fortuna Primigenia rimanda ad una Thyche Protogeneia molto attestato in epoca tolemaica come ad esempio a Creta.
Nel corso del tempio il santuario ha subito molte modifiche, infatti nel XII secolo, sopra il portico di fondo e la cavea teatrale, sorse il palazzo Colonna-Barberini voluto dalla famiglia Colonna, oggi divenuto il museo archeologico di Palestrina.

Pranzo in agriturismo con prodotti del territorio.

 

Al termine del pranzo, continua la  nostra gita visitando un’azienda biologica e biodinamica con due piccole cantine, in due paesi contigui, Olevano Romano e Bellegra. La visita inizia a Colle Pazzo a Olevano Romano, dove troviamo la maggior parte dei vigneti e dove c’è la D.O.C. del Cesanese di Olevano Romano. I vigneti di Colle Pazzo sono tra l’altro attualmente oggetto di una ricerca dell’Università di Udine e della Associazione Vinnatur, per la loro straordinaria biodiversità, la conservazione storica della flora e della fauna, la presenza di erbe e impollinatori; la passeggiata può durare mezz’ora o poco più in base alle curiosità. Poi, saliremo a 800 mt a Bellegra, dove c’è la prima vigna della storia di questa azienda, cosiddetta ‘eroica’ perché su muretti a secco, con piante di vitigno Rosciola a piede franco, qui ci sono anche la seconda cantina per i bianchi e il rosato I.G.P. LAZIO e la sala degustazione di fine anni Sessanta che conserva vini Cesanese di quel periodo dei loro antenati. Qui degusteremo alcuni vini, circa 6, accompagnati da cibi tipici locali come formaggi, salumi, pane del territorio e cibi preparati con le erbe di Colle Pazzo. In ogni fase della visita saranno presenti proprietari e produttori: Lorella Reale e Piero Riccardi.

Cantine Riccardi Reale - vini biologici e biodinamici

 

Terminata questa giornata ricca di sorprese e cultura, riprenderemo il nostro bus per tornare a Roma.

Fine dei servizi.

Un viaggio alla scoperta dell’archeologia dell’antica Praeneste e della sua acropoli, città latina e poi romana, nella quale l’antico si fonde con il moderno. L’essenza della città antica si fonde con l’abitato moderno di Palestrina e Castel San Pietro Romano che si svela attraverso le molteplici testimonianze archeologiche, storico-artistiche e naturalistiche. Perché venire a conoscere...

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Maggiori informazioni su questo tour

La quota comprende:

  • Bus G.T. per tutta la durata del tour
  • 1 degustazione di vini e cibo tipico del territorio nelle Cantine Vinicole
  • Pranzo in agriturismo bevande incluse
  • Visita guidata nell'antica Praeneste come da programma
  • Guida esperta di Arte e Storia.
  • Assicurazione sanitaria

La quota non comprende:

  • Ingresso Chiesa di Santa Rosalia - 5,00 euro
  • Mance e spese personali.
  • Tutto ciò non menzionato in "la Quota comprende"

La nostra assicurazione copre per eventuale pandemia.

Rispettiamo il DCPM che prevede il distanziamento sociale e obbligo di mascherina nei luoghi comuni e sul bus che sarà al 80 % massimo dei posti disponibili.

Gruppo dotato di auricolari per garantire ulteriore distanziamento e non perdere le spiegazioni della guida.

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Garantiamo il distanziamento dei posti a sedere come da direttive governative,

I nostri bus sono dotati di prodotti igienizzanti e inoltre vi garantiamo il ricambio di aria grazie a impianti di aerazione costantemente monitorati.

A bordo è obbligatorio indossare le mascherine.

 
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