MESOPOTAMIA TURCA-NUOVE SCOPERTE E MOLTO ALTRO

Dai banchi di scuola tutti sappiamo che Mesopotamia significa letteralmente «tra i fiumi» e che si tratta di due fiumi «leggendari»: il Tigri e l’Eufrate. Ma forse non tutti sanno che questi fiumi nascono proprio nell’Anatolia orientale in Turchia.

Questo fa sì che parte del territorio turco sia la cosiddetta Mesopotamia settentrionale.

In Turchia, è stato scoperto il sito archeologico più antico di sempre

Göbekli Tepe, è un luogo di culto antichissimo.

Göbekli Tepe è una scoperta sensazionale. Un sito archeologico che è il più antico luogo di culto mai scoperto, un tempo di pietra la cui costruzione – secondo i primi studi – fu iniziata attorno al 9.500 a.C., per poi continuare per un tempo compreso tra i tre e i cinque secoli, impiegando centinaia di uomini. Intorno all’8000 a.C., il sito fu abbandonato e deliberatamente seppellito con la terra.

Costruito su di una collina artificiale alta 15 metri e con un diametro di 300, il suo valore archeologico fu riconosciuto nel 1963, quando un gruppo di ricercatori turchi e americani notò importanti cumuli di frammenti di selce, che nell’età della pietra era simbolo di presenza umana. Trent’anni dopo, un pastore del luogo notò alcune pietre dalla forma strana che uscivano dal terreno; Nel 1995 iniziarono gli scavi, che ancora oggi proseguono.

Perché Göbekli Tepe è davvero enorme. Per il momento, sono stati portati alla luce un santuario monumentale megalitico e quattro recinti circolari, delimitati da giganteschi pilastri in calcare. Secondo chi ha diretto gli scavi, le pietre al loro interno – drizzate in piedi e disposte a cerchio – simboleggerebbero assemblee di uomini. A forma di T, le 40 pietre rinvenute (alte fino a 3 metri) riportano raffigurazioni di diversi animali, alcune delle quali volontariamente eliminate. Pare che, altre 250, siano ancora sepolte sotto il terreno. A circa un chilometro dal sito, è stata invece ritrovata una pietra a forma di T alta 9 metri, probabilmente destinata ad un santuario mai realizzato. Infine, le sculture in argilla, rappresentanti probabilmente volpi o cinghiali.

Göbekli Tepe, dove si trova il Giardino dell'Eden

 

                            Monte Nemrut

          Viaggio alla scoperta della montagna

                    mausoleo della Turchia.

La megalomania di un sovrano riecheggia attraverso i secoli in cima all’aspra cima del Nemrut Dağı, dove un re armeno del I secolo a.C., Antioco I Epifane, fece costruire la propria tomba e la riempì con monumentali statue raffiguranti se stesso e gli dèi.Le colossali teste megalitiche del  Monte Nemrut sono parte di un affascinante sito archeologico nel sud-est della Turchia. Questo sito, risalente al I secolo a.C., è attribuito al re Antioco I Theos di Commagene, un piccolo regno che un tempo esisteva tra gli imperi romano e partico. Le teste fanno parte di un complesso santuario più ampio che include un tumulo (mound funerario*) e diverse terrazze.Le terrazze sono decorate con statue che rappresentano un mix di divinità greche, armene e persiane, che simboleggiano le influenze culturali della regione. Le caratteristiche più sorprendenti sono le massicce teste in pietra, che si ritiene siano cadute dai corpi delle statue a causa di alcuni terremoti. Queste teste, alcune delle quali misurano fino a 2 metri di altezza, raffigurano divinità e, probabilmente, lo stesso re Antioco.

Il Monte Nemrut è particolarmente interessante per la sua fusione di stili artistici ellenistici e persiani. Questo riflette il sincretismo culturale e religioso di un regno che cercava di mantenersi in equilibrio in mezzo a potenti regni confinanti, quello Romano e Persiano.

È stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1987.

“Guardare l’alba è sempre bellissimo, in qualsiasi luogo. Vederla su un monte, in compagnia di statue enormi, con le loro teste imperturbabili al tuo fianco è un’esperienza indimenticabile.”

Turchia, il sito archeologico di Arslantepe è Patrimonio Unesco

UNESCO mirası Arslantepe'ye ziyaretçi sayısı 10 kat arttı

Il sito archeologico di Arslantepe, nella provincia orientale di Malatya, in Turchia, è diventato Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, decisione presa il 26 luglio 2021 durante la 44^ riunione del Comitato tenutasi a Fuzhou, in Cina. Salgono così a 19 i beni UNESCO della Turchia. Arslantepe, che significa “Collina del leone”, è stata accettata nell’elenco provvisorio dei siti del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 2014 ora l’inserimento è ufficiale.
Secondo il sito dell’UNESCO, Arslantepe è una “testimonianza eccezionale del primo sorgere della società statale nel Vicino Oriente”. In altre parole, il sito archeologico di 4 ettari (40.000 metri quadrati) e di 30 metri di altezza mostra i cambiamenti fondamentali nel processo di formazione dello stato nelle società anatoliche orientali e mesopotamiche”.
Arslantepe è ora Patrimonio dell’Umanità grazie ai suoi vari valori universali eccezionali, perchè testimonia il cambiamento delle tradizioni culturali e della gerarchia insieme all’emergere di nuovi sistemi sociali e politici basati su differenze sociali e privilegi economici. Il sito è anche una fonte di nuovi sviluppi nell’architettura monumentale, nella tecnologia e nelle arti, oltre a miglioramenti amministrativi e politici nel corso del IV millennio a.C. Il tumulo servì come insediamento dal periodo calcolitico all’XI secolo d.C. Fu utilizzato come villaggio romano durante il V e il VI secolo d.C. e in seguito servì come necropoli bizantina. Ospita vari reperti relativi alla nascita di un sistema statale e al passaggio da una struttura sociale egualitaria a una gerarchica.

A seguito degli scavi negli strati tardo ittiti del sito, sono stati portati alla luce un cortile decorato con bassorilievi su pietra, due statue di leoni su entrambi i lati del cancello d’ingresso, nonché una statua del re ittita Tarhunza e un palazzo tardo ittita . Altri reperti includono un palazzo di adobe risalente al 3.300-3.000 a.C., una tavoletta d’avorio di 3.200 anni, un tempio risalente al 3.600-3.500 a.C., più di 2.000 impronte di sigilli, uno scheletro di bambino di 5.700 anni e un oggetti in metallo di qualità.
I manufatti mostrano che Arslantepe era un centro ufficiale, religioso e culturale dove nacque l’aristocrazia.

Diyarbakir è la storica capitale del Kurdistan turco – definizione controversa, perché ufficialmente il Kurdistan turco non esiste. L’Unesco ha dichiarato la sua città vecchia Patrimonio dell’Umanità, incredibilmente pittoresca grazie alle sue antiche fortificazioni, le mura romane e bizantine, i lussureggianti giardini Hevsel, affacciati sul Tigri, i bazar, la grande moschea. Diyarbakir è una città ricca di storia e di cultura, ma anche di folklore. Per il popolo curdo è una importante città-simbolo.

Giorno 1º: ITALIA  – ISTANBUL – MALATYA

Ritrovo dei partecipanti in aereoporto e volo a Malatya via Istanbul.Arrivo e  partenza per la visita tumulo Aslantepe un sito storico di 4 ettari (40.000 metri quadrati) e di 30 metri di altezza che risale all’età del Rame e al periodo tardo ittita. L’importante risultato è frutto della collaborazione tra Turchia e Italia. Gli archeologi italiani hanno avviato gli scavi nel 1932 e dal 1961 le campagne di scavo sono affidate all’Università “La Sapienza di Roma”. Gli estesi scavi del complesso hanno  portato alla luce tracce dell’Età del Bronzo e dell’Impero Ittita, tra cui palazzi appartenenti a sovrani assiri e ittiti Il tumulo è stato densamente popolato dagli Ittiti dal 1900 a.C. al 1200 a.C. e fornisce preziose informazioni sulla vita dell’elite di questa civiltà, dando una comprensione del tipo di vita durante il periodo in cui venivano istituiti il governo centralizzato e il controllo dell’economia.

Arslantepe: sito antico in Turchia | Atlas Anatolia

Nel 2021, il Tumulo di Aslantepe e il Museo all’aperto sono stati inseriti nella lista dei siti del patrimonio mondiale dell’UNESCO, riconoscendo la loro importanza culturale e il loro valore storico poiché testimonia il cambiamento delle tradizioni culturali e della gerarchia insieme all’emergere di nuovi sistemi sociali e politici basati su differenze sociali e privilegi economici. Il sito è anche una fonte di nuovi sviluppi nell’architettura monumentale, nella tecnologia e nelle arti. Il tumulo servì come insediamento dal periodo calcolitico all’XI secolo d.C. Fu utilizzato come villaggio romano durante il V e il VI secolo d.C. e in seguito servì come necropoli bizantina.

Arslantepe, sito archeologico in Anatolia

A seguito degli scavi negli strati tardo ittiti del sito, sono stati portati alla luce un cortile decorato con bassorilievi su pietra, due statue di leoni su entrambi i lati del cancello d’ingresso, nonché una statua del re ittita Tarhunza e un palazzo tardo ittita . Altri reperti includono un palazzo di adobe risalente al 3.300-3.000 a.C., una tavoletta d’avorio di 3.200 anni , un tempio risalente al 3.600-3.500 a.C., più di 2.000 impronte di sigilli, uno scheletro di bambino di 5.700 anni e un oggetti in metallo di qualità. I manufatti mostrano che Arslantepe era un centro ufficiale, religioso e culturale dove nacque l’aristocrazia.

Cena e pernottamento in hotel.

Giorno 02º: MALATYA – MONTE NEMRUT  –  ADIYAMAN

Prima colazione in hotel. Malatya, conosciuta anche come la “città delle albicocche”. Questa città è stata un tempo un importante punto di incontro lungo le grandi vie commerciali e conserva ancora oggi il fascino di un passato ricco di storia e cultura.

A Malatya, la città più colpita dal terremoto del 6 febbraio, il caravanserraglio di Silahtar Mustafa Paşa e il Museo Archeologico sono chiusi alle visite a causa dei lavori di consolidamento sismico.

Monte Nemrut - Lonely Planet

Partenza in direzione del Monte Nemrut ( è necessario un abbigliamento idoneo giacca a vento leggera e scarponcini, si cammina 20 minuti, data la notevole escursione termica) che conserva alcune imponenti statue create nel 38 AC per ordine del re Antioco di circondare la sua tomba.

Il Monte Nemrut non è solo un sito archeologico, ma anche un luogo che evoca un senso di meraviglia e spiritualità.

È uno dei siti più straordinari della Turchia ad un’altezza di 2.000 metri ed è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1987 grazie alle sue colossali teste megalitiche.

Nemrut, Monte - Enciclopedia - Treccani

Questo sito, risalente al I secolo a.C. ( nel 38 A.C.), è attribuito al re Antioco I Theos del regno di Commagene, un piccolo territorio che un tempo esisteva tra gli imperi romano e partico. Le teste fanno parte di un complesso santuario più ampio che include un tumulo funerario per la  tomba del re e diverse terrazze. Le terrazze sono decorate con statue che rappresentano un mix di divinità greche, armene e persiane, che simboleggiano le influenze culturali della regione.

Monte Nemrut e le sue statue colossali – Viaggiare con lentezza

Le più sorprendenti sono le massicce teste in pietra, che si ritiene siano cadute dai corpi delle statue a causa di alcuni terremoti. Queste teste, alcune delle quali misurano fino a 2 metri di altezza, raffigurano probabilmente, oltre alle divinità anche lo stesso Re Antioco.

Panorama del Nemrut National Park

Approfondimenti Monte Nemrut .

Le statue, che rappresentano varie divinità greche e persiane, così come il re Antioco I stesso, sono state scolpite da grandi blocchi di pietra calcarea. Questi blocchi sono stati poi trasportati sul Monte Nemrut, un’impresa di per sé notevole data la loro mole e il terreno impervio. Una volta sul posto, gli artigiani hanno lavorato i blocchi per dargli la forma desiderata. Le teste delle statue, che oggi si trovano sparse ai piedi dei corpi, originariamente erano collocate in cima ai corpi seduti. Si crede che siano state dislocate dalle loro posizioni originali a causa di terremoti o di altri eventi naturali nel corso dei secoli. Come era di moda per i monumenti religiosi, più si era vicini al cielo e meglio era. Il sito include una grande tumulazione o tumulo, che si pensa contenga la tomba di Antioco. Questo tumulo è composto da una massa di pietre frantumate, coprendo ciò che si ritiene essere una struttura sepolcrale sotterranea. Non solo si trova in cima alla montagna più alta della zona, ma re Antioco la fece innalzare di altri 50 metri aggiungendo un tumulo conico. Da allora, una decina di metri sono andati perduti a causa dell’erosione umana e naturale.

In seguito partenza per la visita di Arsameia, un’antica città nota per i suoi rilievi rupestri e i resti delle sue maestose strutture e situata ai piedi del Monte Nemrut. La città deve il suo nome al re Arsameis dall’Armenia che raggiunse il potere intorno al 260 a.C., nel periodo turbolento delle guerre siriane.

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Chi visita Arsameia, contemplerà i suoi meravigliosi rilievi, esplorerà i tunnel e ammirerà la vista pittoresca dall’Acropoli.

Arsameia on the Nymphaios | Turkish Archaeological News

Il monumento più caratteristico è il cosiddetto Rilievo di Mitra di cui ne è sopravvissuta solo la metà destra, che rappresenta il dio Mitra. Il rilievo mostra i raggi del sole che si irradiano dalla testa del dio che era una divinità solare.  Nel pendio della montagna, ci sono diverse grotte naturali utilizzate dall’uomo in epoca preistorica ma di interesse storico è una nicchia monumentale con un soffitto ad arco scavata nella roccia.

Arsameia on the Nymphaios | Turkish Archaeological News

Nelle profondità della nicchia, c’è un tunnel che scende 14 gradini verso una camera a pianta quadrata con lati di 8 metri e un’altezza di 9 la cui funzionalità non è accertata: si presume fosse il tempio del dio Mitra, oppure la camera funeraria del re Mitridate I Callinico.

Approfondimenti Arsameia.

Il nome completo del luogo è Arsameia sul Nymphaios, in quanto distingue questa località dalle altre Arsameias, sull’Eufrate, ora note come Gerger. La città deve il suo nome al re Arsameis dall’Armenia che raggiunse il potere intorno al 260 a.C., nel periodo turbolento delle guerre siriane Le guerre siriane furono combattute tra l’Impero seleucide e il Regno d’Egitto governato dai Tolomei, ovvero tra gli stati che erano gli eredi del vasto ma breve impero di Alessandro Magno.si svolsero nella Celesiria, che copriva i territori della Siria e dell’Anatolia meridionale, nel terzo e secondo secolo a.C. Questo conflitto di lunga durata fu un enorme peso per entrambe le parti, esaurì le loro risorse umane e materiali e permise ai governanti locali di tentare con successo di ottenere il controllo su frammenti del teatro di guerra. Uno di loro fu Arsameis, che fondò il Regno di Commagene. Il suo discendente, il re Mitridate I Callinico, aveva inclinazioni ellenistiche. Si alleò con i Seleucidi e sposò la figlia del re Antioco VIII, Laodice VII Thea Philadelphus. Il loro figlio salì al trono di Commagene come Antioco I Theos Dikaios Epiphanes Philorhomaios Philhellen. Grazie alle origini reali di entrambi i genitori, poteva essere orgoglioso del suo splendido pedigree. Tuttavia, molto probabilmente sarebbe stato completamente dimenticato, insieme al suo regno, se non fosse stato per il programma edilizio da lui avviato qui nei pressi del monte. Durante l’estate il sovrano si trasferiva nel palazzo che era stato eretto ad Arsameia sul monte Nemrut Un muro difensivo circondava le doppie vette della collina dove fu costruita Arsameia. Una delle iscrizioni lasciate da Antioco I informa che egli ampliò anche il palazzo, situato proprio in cima alla collina. Arsameia fu probabilmente abitata fino alla fine del Regno di Commagene, ovvero il regno dell’imperatore Vespasiano che ne incluse il territorio nell’Impero Romano nel 72 d.C. Poco dopo, i soldati della romani usarono gli edifici di questa antica città come cava.

Ricerca archeologica: L’esistenza di Arsamea fu scoperta per caso nel 1951 dall’archeologo tedesco Dörner che condusse delle ricerche sul monte Nemrut. Una persona del posto lo incoraggiò ad andare in un luogo noto nella zona come la “Pietra con un’immagine”. Dopo aver esaminato più da vicino questo esemplare, Dörner dichiarò che si trattava di un rilievo raffigurante il dio Mitra. Mitra indossa un berretto frigio, originariamente associato al culto anatolico di Attis, l’amante della dea Cibele. Nella mano di Mitra c’è un fascio di ramoscelli, noto come barsom e utilizzato dai sacerdoti nei rituali di purificazione. Il retro del blocco di pietra, su cui è stata scolpita la figura della divinità, è coperto di iscrizioni Regno di Commagene. Della metà sinistra del rilievo è stato trovato solo un frammento di un braccio di un re ma non si sa se raffigurasse Antioco I o suo padre Mitridate I. L’intera scena rappresentava probabilmente una stretta di mano tra una divinità e un sovrano. Questo tipo di rappresentazione grafica è chiamata dexiosis. Molti rilievi simili sono stati conservati nel Regno di Commagene, a testimonianza della megalomania dei loro sovrani, che si consideravano uguali agli dei. L’aspetto attuale del rilievo è il risultato della ricostruzione effettuata da Dörner, che ha riassemblato la metà inferiore e i quarti superiori del dio Mitra. Ulteriori lavori permisero di svelare un’iscrizione ben conservata che rese possibile identificare il luogo come Arsameia sul Nymphaios, la capitale estiva dei sovrani di Commagene.

Successivamente, ammireremo il ponte di Caracalla, un’imponente struttura romana che attraversa il fiume Cendere.

romanoimpero.com: PONTE ROMANO DI CENDERE (Turchia)

L’imponente struttura romana attraversa il fiume Cendere e fu edificata negli ultimi anni del secondo secolo, dopo che l’imperatore Settimio Severo aveva sconfitto i Parti e aveva catturato Ctesifonte aggiugendo la Mesopotamia all’Impero Romano. Il ponte è costruito come un maestoso unico arco su due rocce nel punto più stretto del torrente. La costruzione era lunga 118 metri e su ciascuna delle due teste di ponte c’erano due pilastri con una statua, dedicata all’imperatore, a sua moglie Giulia Domna e ai loro figli Caracalla e Geta. Le colonne erette sulle estremità furono fatte costruire dai due figli dell’imperatore, ma quando Caracalla fu assassinato dal fratello, la sua statua fu rimossa e anche.il suo nome cancellato dalle iscrizioni per la damnatio memoria insieme alla colonna della sorella Geta.

Proseguiremo poi verso il Tumulo di Karakus, sito tombale monumentale del Regno di Commagene, dove potremo esplorare antiche tombe e scoprire la ricca storia della regione.

Pranzo in una baita  in corso di escursione.

Successivamente proseguimento per Adıyaman per la cena e il pernottamento in hotel.

Giorno 03º: ADIYAMAN – DİYARBAKIR – MARDIN

Dopo la prima colazione, partenza per Diyarbakır e la visita il ponte a dieci arcate di Diyarbakır, noto anche come “On Gözlü Köprü” (Ponte delle Dieci Arcate) o Ponte di Silvan, che è una maestosa struttura che attraversa il fiume Tigris. Costruito tra il 1065 e il 1067 durante l’epoca romana dai Marwanidi, un emirato sotto il dominio dei Selgiuchidi, il ponte è stato realizzato in resistente pietra di basalto. Questo ponte è un esempio straordinario di ingegneria antica e architettura. Le sue arcate e i parapetti sono stati restaurati nel corso dei secoli, mantenendo intatto il suo fascino storico

Diyarbakir, Turkey historic ten-eyed bridge view(on gozlu kopru)

Nel corso del tempo, il ponte è stato oggetto di numerose riparazioni a causa dei danni provocati dalle inondazioni mantenendo intatto il suo fascino storico. Il ponte misura 178 metri di lunghezza ed è largo 5,6 metri in alcuni punti, con la campata più lunga tra gli archi che misura 14,7 metri.

Successivamente visita panoramica dei giardini Hevsel Behçeleri, situati nei pressi di Diyarbakır , la sorgente d’acqua di Anzele.

Questi giardini risalgono all’epoca romana e bizantina, e sono famosi per i loro frutteti, orti e sistemi di irrigazione tradizionali. Designati come Patrimonio mondiale dell’UNESCO, gli Hevsel Gardens rappresentano un esempio straordinario di come l’agricoltura sia stata sviluppata in armonia con l’ambiente naturale circostante.

Hevsel Bahçeleri için suç duyurusu - Amed Haber | Diyarbakır Haber | Diyarbakır Haberleri | Güncel | Siyasi | Ekonomi

Pranzo in ristorante.  Successivamente, partenza per Diyarbakır Sur İçi, Patrimonio Unesco, una zona storica circondata da imponenti mura di fortificazione che risalgono a varie epoche storiche tra cui romana, bizantina e ottomana.

Visita Diyarbakir: scopri il meglio di Diyarbakir, Turchia, nel 2026 | Viaggia con Expedia

Situata su una scarpata del bacino del fiume Tigri superiore che fa parte della cosiddetta Mezzaluna fertile, la città fortificata di Diyarbakır e il paesaggio circostante sono stati un centro importante sin dal periodo ellenistico, attraverso l’epoca romana, sasanide, bizantina, islamica e ottomana fino ai giorni nostri. Il sito comprende il castello interno, noto come İçkale, il tumulo di Amida, e le mura cittadine lunghe 5,8 km con le loro numerose torri, porte, contrafforti e 63 iscrizioni.

Questa area è famosa per le sue stradine tortuose, i suoi antichi edifici in pietra, le moschee storiche e le chiese convertite in moschee.

Diyarbakır - Tourist Guide | Planet of Hotels

Visita alla Moschea con il Minareto a Quattro Colonne (Dört Ayaklı Minare), uno dei simboli della città, unico nel suo genere e ricco di valore storico e architettonico. Avremo l’opportunità di visitare anche la Ulu Cami, una delle principali moschee della città e l’Hasan Pasa Hani, un antico caravanserraglio risalente al 1575, entrambi situati nel cuore del centro storico. Inoltre, potremo esplorare il museo archeologico che conserva testimonianze preziose della storia e della cultura della regione. Infine, visita alla Mar Petyun Chiesa Caldea (Keldani Kilisesi), testimonianza significativa della presenza cristiana orientale a Diyarbakır, che conserva ancora oggi la sua atmosfera spirituale e la sua importanza culturale.

Grande moschea di Diyarbakır - Wikipedia

Cena e pernottamento in hotel  a Diyarkabir.

Giorno 04º: DIYARBAKIR – VILLAGGIO HAH – MIDYAT

Prima colazione in hotel. Proseguimento per la visita  dei resti del  castello di Zerzevan, situato vicino a Diyarbakır in Turchia, è un’antica fortezza risalente all’epoca romana. Zerzevan, anche conosciuto come Castello di Samachi, è un sito archeologico scoperto con gli scavi del 2014.Ha funzionato come importante installazione militare e ha giocato un ruolo cruciale nella difesa e nel controllo della regione durante i periodi romano e bizantino.

Zerzevan Castle - Wikipedia

Il sito è situato sulla cima di una collina che domina l’area circostante ed era posizionato strategicamente al confine più orientale dell’Impero Romano, dove una grande guarnigione romana controllava l’importante via commerciale. Il complesso del castello include caserme, templi, cisterne e altre strutture tipiche dell’architettura militare romana. Una delle strutture più significative di Zerzevan è il Mitreo, che è stato scavato nella parte nord delle mura. Il castello comprende cisterne di piccole e grandi dimensioni per lo stoccaggio dell’acqua, canali progettati per trasportare acqua da sorgenti vicine durante periodi di siccità e vari tipi di tombe risalenti al III-VII secolo d.C.

Pranzo in ristorante tradizionale.

Dopo si prosegue per la visita del Villaggio Hah (Anıtlı köyü), situato a 22 km dalla città di Midyat che ospita due dei più antichi centri religiosi della regione di Tur Abdin: la Cattedrale di Mor Sobo o Monastero di Mor Gabriel uno dei monasteri più antichi del mondo e la Chiesa di Santa Maria, risalenti ai secoli IV e V d.C., con un’architettura originale che rende il villaggio particolarmente notevole. La Chiesa di Santa Maria appartiene alla comunità assira cattolica. Nella chiesa la sede del patriarca e il posto del predicatore della Bibbia sono decorati con motivi a grappolo d’uva. Di notevole pregio.

Nella Turchia siriaca, il monachesimo che resiste - Vatican News

Successivamente, ci recheremo a Midyat. Midyat, situata nel cuore di Tur Abdin, è conosciuta anche come la “Montagna dei Servitori di Dio” in siriaco. Questa regione è un altopiano di calcare situato nel sud-est della Turchia, delimitato a nord e a est dal fiume Tigri. Il paesaggio rurale di Tur ‘Abdin è dominato da villaggi siriaci ortodossi, che comprendono circa 80 villaggi con circa 100 chiese e 70 monasteri. L’architettura di queste strutture risale all’era bizantina, quando la regione era sotto il dominio cristiano, nonostante sia stata governata da stati musulmani a partire dal VII secolo d.C. Nel corso della sua storia, Midyat è stata plasmata da varie influenze culturali, come testimoniato dalla lingua aramaica parlata in alcune parti della città e dallo stile architettonico unico delle città siriane ortodosse. Tur Abdin è un notevole esempio delle tradizioni culturali della comunità siriaca ortodossa, passate e presenti, con importanti esempi di architettura monastica cristiana antica risalenti al VI-VIII secolo. Questo sito storico è circondato da vigneti terrazzati, ulivi e dalla splendida bellezza del paesaggio del sud-est. Le chiese e i monasteri più significativi in questo paesaggio unico Le Chiese e i Monasteri di Midyat  e della sua area circostante sono stati aggiunti alla Lista Indicativa dell’UNESCO nel 2021. 

Il  Monastero di Mor Gabriel si tratta di uno dei monasteri più antichi del mondo ancora in e si trova nascosto nella campagna mediorientale nella provincia turca di Mardin. Il monastero fu fondato nel IV secolo, prima del 397 d.C., da due santi, noti come Simeone e Samuele. Nelle chiese più vicine al monastero e sopra i cancelli d’ingresso dello stesso Mor Gabriel, vi sono dei leoni posizionati a destra e a sinistra di una calligrafia prominente.

Mor Gabriel Monastery (Midyat) - Tripadvisor

Successivamente, ci recheremo a Midyat, famosa per le sue eleganti case storiche. Qui potremo passeggiare tra le stradine della città vecchia e ammirare l’architettura unica delle sue abitazioni, ricche di dettagli e decorazioni tradizionali. Midyat è una città piena di tesori nascosti. Uno dei punti salienti di Midyat è senza dubbio la sua splendida architettura. La città è famosa per le sue case in pietra di Midyat, che risalgono al periodo ottomano. Queste case, con i loro intricati disegni e dettagli, sono un vero trionfo dell’architettura tradizionale. Un altro punto saliente di Midyat è il suo centro storico che con le sue strade lastricate e i suoi edifici lo rendono un luogo dove è possibile immergersi nella storia e nella cultura della città.

Tra Anatolia e Mesopotamia, a Mardin 'La casa delle 40 chiavi' - Remocontro

Cena  in ristorante tipico e pernottamento in hotel.

Giorno 05º : MIDYAT – DARA  – MARDIN

Prima colazione in hotel e partenza  per la visita l’antica città di Dara, situata nelle vicinanze di Nusaybin, un’antica città fortificata che fu un importante centro militare e amministrativo dell’Impero Bizantino.

Città antica di Dara

È famosa per le sue imponenti mura, le cisterne e le rovine di edifici civili e religiosi, che testimoniano la sua ricca storia.

È famosa per le sue imponenti mura, le cisterne e le rovine di edifici civili e religiosi, che testimoniano la sua ricca storia. E’ una città-guarnigione, tanto grande e bella che veniva definita «l’Efeso della Mesopotamia». Il sito, che si trova a 30 km dalla città di Mardin e a solo 9 km dalla rinomata Via Della Seta, molto probabilmente prende il nome dal famoso e sfortunato re persiano Dario III, che perse tutte le guerre condotte contro uno dei generali più famosi della storia: Alessandro Magno. Secondo gli storici Michele Siriaco e Giovanni Malala, questo sito è proprio il luogo dove venne assassinato il re Dario. Siccome questa zona fu, più o meno da sempre, il confine tra l’impero romano e quello sasanide, (l’ultima grande dinastia persiana che crollerà con la conquista araba musulmana nel VII sec. d.C. ) veniva attaccata, conquistata e riconquista ora dai sasanidi ora dai romani.

Al termine della visita partenza per la visita  della Chiesa Kırklar nota anche come Mor Behnam, una delle sette chiese siro-ortodosse. Originariamente costruita nel 569 d.C., la Chiesa dei Quaranta Martiri, come è conosciuta in inglese, prese il suo nome quando le reliquie di 40 martiri furono portate qui nel 1170. Dal punto di vista architettonico, la chiesa è la semplicità stessa.

All’esterno, un elegante campanile a cupola sormontato da una croce si trova in un cortile rettangolare delimitato da muri in pietra dorata. All’interno, si svolgono servizi regolari, parte di una tradizione ininterrotta portata avanti dai cristiani aramaici per oltre 700 anni. Avremo l’opportunità di visitare anche la Ulu Cami, una delle principali moschee della città.

Pranzo in ristorante.

Avremo l’opportunità di visitare anche la Ulu Cami, una delle principali moschee della città. Pranzo in ristorante. Proseguimento per la visita della Medrese Zinciriye, situata a Mardin e costruita nel 1385, uno degli esempi più belli di architettura islamica dell’epoca Artuqide. Fu fondata dal sultano Melik Necmeddin İsa ed era utilizzata come scuola teologica. La struttura colpisce per la sua imponente porta d’ingresso, le sue eleganti decorazioni in pietra e la splendida vista panoramica sulla Mesopotamia. Oggi è uno dei luoghi storici più visitati di Mardin. Rientro in hotel e la possibilità di visitare il centro città. Questa città con il suo fascino senza tempo incastonata nelle rocce e con la sua atmosfera unica, pronta a offrirci una vista memorabile tra le sue strade tortuose e i suoi panorami mozzafiato.

Proseguimento di visita alla città di Mardin con il suo fascino senza tempo incastonata nelle rocce e con la sua atmosfera unica, pronta a offrirci una vista memorabile tra le sue strade tortuose e i suoi panorami mozzafiato. La città è prevalentemente curda e araba, con comunità significative di cristiani siriaci e un numero minore di turchi. La città vecchia di Mardin è sotto la protezione dell’UNESCO, che aiuta a preservare la sua facciata unica e l’integrità architettonica. Visti dall’alto, gli scintillanti edifici di Mardin color oro bianco formano una fila di terrazze costruite su una collina che si affaccia sulle pianure fino all’attuale Siria. Diversi popoli la abitarono : gli arabi nabatei la chiamarono casa dal 150 a.C. al 250 d.C., ma nel IV secolo era un importante insediamento cristiano siriaco, fondato dagli assiri.

Mardin: Turkey's ancient treasure trove | CNN

Poi arrivarono i romani e i bizantini. Nell’XI secolo, i turchi selgiuchidi tentarono di appropriarsene, ma furono ostacolati dall’arrivo dei turcomanni artuqidi nel XII secolo che riuscirono a mantenere il controllo per trecento anni, finché i Mongoli non presero le redini. A loro volta, furono sostituiti da una monarchia persiana turcomanna. Sorprendentemente, quando il sultano ottomano Selim il Tetro prese il potere nel 1517, nella città viveva ancora una popolazione cristiana. Oggi Mardin ha un’atmosfera e un sapore unici grazie a questo background etnico e religioso eterogeneo. Nonostante le sue antiche origini, Mardin è una città vivace e dinamica, dove il passato rivive nel presente.

Maridin Hotel, Mardin (prezzi aggiornati per il 2024)

Al termine sistemazione in hotel. Cena e pernottamento in hotel.

Giorno 06 MARDIN – KARAHANTEPE – GOBEKLİTEPE – URFA (EDESSA)

Prima colazione e partenza per Karahantepe, che con le sue ultime scoperte archeologiche, è  celebre per aver fornito reperti che risalgono all’età del rame e all’età del bronzo. Gli scavi hanno rivelato insediamenti urbani e rurali, strutture abitative, tombe, e una ricca varietà di manufatti, inclusi utensili di pietra, ceramiche, e oggetti di uso quotidiano. Il sito di Karahantepe non è solo un tesoro di scoperte archeologiche, ma anche un punto di riferimento per comprendere l’evoluzione delle prime civiltà nella regione. La sua posizione strategica e le sue connessioni culturali hanno giocato un ruolo cruciale nello sviluppo delle antiche vie commerciali e culturali della Mesopotamia.

La scoperta di Karahan Tepe: il⁤ sito gemello di Göbekli Tepe che visiteremo dopo.

Il mondo dell’archeologia era stato scosso dalla scoperta di Göbekli Tepe, un sito megalitico risalente a 10.000 anni fa, considerato il più antico del suo genere. Tuttavia, meno noto è l’esistenza di un altro sito simile, situato nella Turchia meridionale, chiamato Karahan Tepe. Sebbene ancora avvolto nel mistero riguardo alla sua funzione originale, Karahan Tepe si sta rivelando un sito di grande importanza archeologica.

Gli scavi di Karahane Tepe in Turchia: la misteriosa città sacra di 13 mila anni fa sepolta dagli stessi abitanti – I Nuovi VespriI Nuovi Vespri

La ⁢prima volta che Karahan Tepe è stato scoperto risale al 1997. Nonostante non sia stato ancora esplorato completamente, le ricerche hanno mostrato che questo antico complesso presenta incredibili somiglianze con Göbekli Tepe. Il termine “tepe” in turco significa collina o cima e descrive come entrambi questi siti si trovino nelle vicinanze delle montagne rocciose di Tektek in Turchia. Tuttavia, le colline intorno a Karahan Tepe sono leggermente meno impervie, con il sito situato a circa 700 metri sul livello del mare. Le rovine di Karahan Tepe si estendono su un’area di 325.000 metri quadrati, circa tre volte più piccola dell’area di scavo di Göbekli Tepe. ‌Tuttavia, presenta caratteristiche simili come pilastri, strutture speciali, obelischi e sculture animali ornamentali. Uno studio ⁢ha documentato 274 reperti architettonici nel sito, di cui almeno 266 sono pilastri ancora in piedi. Alcuni di questi pilastri sono addirittura decorati con rilievi straordinari raffiguranti serpenti e volti umani. Non è ancora chiaro l’età precisa di Karahan Tepe, ma è probabile che risalga allo stesso periodo di Göbekli Tepe. Sembra anche che sia stato abitato solo per un breve periodo durante il Neolitico Pre-Ceramico. Una delle principali meraviglie di Göbekli Tepe è che è stato costruito durante l’età neolitica, tra il 9600 e l’8200 a.C. Si pensava che strutture complesse come questa potessero essere realizzate solo dopo ⁤che una società aveva padroneggiato l’agricoltura, emersa 10.000-12.000 anni fa con la domesticazione di piante e animali. Tuttavia, l’età di Göbekli Tepe sfida questa assunzione fondamentale. Suggerisce che sia stato costruito all’alba della prima rivoluzione agricola dell’umanità, quando si riteneva che gli insediamenti fossero piccoli e umili raggruppamenti di persone che stavano appena iniziando a utilizzare l’agricoltura. In alternativa, le civiltà stanziali potrebbero essere esistite per più tempo di quanto si pensasse, sebbene questa idea sia controversa e piena di credenze pseudo-archeologiche. Göbekli Tepe, essendo il sito megalitico conosciuto più antico del mondo, è⁣spesso considerato un’anomalia che, per qualche motivo, appare migliaia di anni prima di qualsiasi altra cosa simile emersa sulla Terra. Tuttavia, Karahan Tepe dimostra che non si tratta di un caso isolato e che potrebbero esserci altre scoperte rivoluzionarie là fuori. Karahan Tepe non solo rafforza l’importanza di Göbekli Tepe, ma apre anche nuove prospettive sulla comprensione delle prime civiltà umane e sulla loro capacità di costruire strutture complesse molto prima di quanto si pensasse in precedenza.

Pranzo in ristorante. Proseguimento per Gobeklitepe, un antico santuario che sorge nel punto più alto di una vasta catena montuosa situata a circa 15 km. Il sito, attualmente oggetto di scavi da parte di archeologi turchi e tedeschi, fu scavato da cacciatori-raccoglitori nel X millennio A.C. (circa 11.500 anni fa), prima che iniziasse la sedentarizzazione.

Gobeklitepe

Misteriosamente, questo intero complesso di pietre, pilastri e sculture fu deliberatamente sepolto intorno all’8000 AC, rimanendo abbandonato per 500 anni.

Che cosa racconta la volpe di Gobekli Tepe? | Scienza in rete

Approfondimenti Göbekli Tepe La scoperta di Göbekli Tepe, un monumentale sito archeologico che si trova nella Turchia sud-orientale, è stato uno dei casi in cui l’archeologia ha dovuto rivedere le sue conoscenze. Secondo Klaus Schmidt, il suo scopritore nel 1995, il complesso megalitico (di cui è stata
portata alla luce solo una minima parte) potrebbe essere il più antico tempio del mondo. Vediamo i tanti interrogativi che ancora circondano questo scavo che ha restituito i resti di un incredibile complesso megalitico datato intorno al 9500 a.C. Questa datazione corrisponde al periodo archeologico noto come Mesolitico (10.000-8500 a.C.) ed è subito precedente al cosiddetto Neolitico Preceramico (8500-6000 a.C.). Questo periodo ha rappresentato un momento cruciale per lo sviluppo della civiltà umana, in cui diverse comunità hanno modificato il loro stile di vita plurimillenario basato sulla caccia e la raccolta per diventare comunità stanziali dedite all’agricoltura e all’allevamento. L’unicità di GöbekliTepe non è solo nella sua antichità, ma anche nella sua monumentalità. Il complesso megalitico si compone di diversi
recinti circolari delimitati da mura costruite “a secco” (senza cioè l’ausilio di alcun legante, come la malta), con un diametro compreso tra i 10 e i 20 m, intervallate da pilastri monumentali a forma di T alti da 1,5 m a 7 m e pesanti oltre 15 tonnellate.

Göbekli Tepe, l'ombelico dell'umanità | Zeta Vision

La struttura fu costruita utilizzando blocchi di pietra calcarea, estratti da una cava situata a poche centinaia di metri ai piedi della collina, trasportati fino al sito dove furono decorati e messi in opera. Un’altra caratteristica unica di Göbekli Tepe è proprio nelle incisioni presenti sui pilastri, decorati a rilievo con rappresentazioni schematiche di animali selvatici (uccelli, serpenti, scorpioni, cinghiali) e di figure umane stilizzate, queste ultime raffigurate su coppie di pilastri generalmente poste al centro dei recinti. Gli archeologi non sono ancora certi di come i monumentali blocchi siano stati cavati e soprattutto trasportati fino alla cima della collina, considerata l’assenza della ruota e di animali da soma domesticati a quel tempo. Le ipotesi avanzate sono molteplici, da centro religioso, a osservatorio astronomico, a luogo di sepoltura. Secondo l’archeologo scopritore del sito si tratterebbe di un luogo destinato allo svolgimento di pratiche rituali, teoria che renderebbe Göbekli Tepe il tempio più antico del mondo finora noto.

Quando questa funzione venne meno, il sito fu completamente ricoperto di terra; si calcola che il riempimento intenzionale delle strutture abbia comportato uno sforzo non meno poderoso di quello richiesto dalla loro costruzione e che tale sforzo possa essere stato giustificato dalla riconosciuta sacralità del luogo, che veniva così preservata. La scoperta di Göbekli Tepe ha modificato molte delle teorie finora avanzate sul processo della cosiddetta “Rivoluzione Neolitica”.

Sosta presso una cooperativa locale dove si espongono e si vendono i famosi tappeti turchi.

Al termine cena e pernottamento in hotel.

Giorno 07 URFA

Prima colazione in hotel. Dopo la colazione, ci dirigiamo verso Balıklıgöl.

Nel portico della Moschea Rızvaniye, ascoltiamo la storia di Balıklıgöl e del profeta Abramo. Dopo aver ascoltato la storia, fotografiamo i pesci nel lago davanti alla Moschea Halil-ur Rahman, che ha sulla sua parete il versetto “O fuoco! Sii fresco e sicuro per Abramo!”.

Şanlıurfa, Turkey – Travel

Secondo la leggenda, Nimrod gettò Abramo nel fuoco dopo che il profeta rifiutò di seguire la sua religione. Tuttavia, Abramo sopravvisse alle fiamme poiché il fuoco si trasformò in acqua e la legna da ardere divenne le carpe che si possono vedere nuotare nella piscina oggi. Le carpe sono considerate sacre e ai visitatori non è permesso catturarle o mangiarle. Invece, si incoraggia a nutrire i pesci..

Şanlıurfa, Turchia: guida ai luoghi da visitare - Lonely Planet

Il sito è anche sede delle piscine d’acqua di Aynzeliha, un’altra località significativa di Şanlıurfa. Aynzeliha è il luogo in cui la figliastra di Nimrod, Zeliha, si sarebbe innamorata del profeta Abramo. Dopo averlo visto gettato nel fuoco, Zeliha si sarebbe gettata nelle fiamme. L’area in cui cadde è ora conosciuta come “Lago di Ayn-ı Zeliha” ed è situata accanto alla Pozza di Abramo.

Uomo Non Identificato Prega Nella Grotta Dove Nacque Profeta Abramo — Foto stock di © epicimages #212489416

Successivamente, visitiamo nella la zona vecchia della città con il mercato locale. Pranzo in ristorante tradizionale.

Successivamente visiteremo il Museo Archeologico di Sanliurfa e il Museo dei Mosaici di Haleplibahce. In questo fantastico museo possiamo vedere opere d’arte e sculture del sito di Göbekli Tepe, oltre a ottime informazioni su questo luogo spettacolare e un’impressionante collezione del Paleolitico. Va notato che questo museo espone la scultura più antica della storia dell’umanità.

Al termine trasferimento in hotel. Cena e pernottamento in hotel

Giorno 08  URFA – GAZIANTEP

Prima colazione in hotel. Partenza verso l’Eufrate e Halfeti.

in navigazione lungo l’Eufrate: il minareto sommerso di Halfeti, il villaggio fantasma di Savaşan e la fortezza di Rumkale che domina il fiume dall’alto., #turkey #ontheroad #halfeti #euphrates ...

Arrivati ad Halfeti ci imbarchiamo su un piccolo e comodo battello che ci porta in un giro dell’Eufrate, poiché l’ attrazione di Halfeti è il suo paesaggio sommerso dovuto al fatto che gran parte di Halfeti è stata sommersa dall’acqua a causa della costruzione della diga di Birecik sul fiume Eufrate negli anni ’90, e una nuova città è stata costruita a 15 chilometri di distanza.

Di conseguenza, l’insediamento è diviso tra l’antica Halfeti e la nuova Halfeti. La vecchia Halfeti può essere raggiunta affittando una barca e offre una vista nostalgica di case, alberi, minareti e monumenti semisommersi, creandosi un panorama suggestivo con minareti emergenti dall’acqua.

Halfeti

Una delle vedute più iconiche è quella del minareto semisommerso di Savaşan Koy a Halfeti.

Pranzo in ristorante locale. Successivamente, partenza per La Città Antica diDülük, che si trova a 10 chilometri a nord del centro di Gaziantep.

Città Antica di Doliche o Duluk

Il primo insediamento noto di Dülük risale a 600 a.C. fa ed è suddiviso in “Città Antica” e “Area Sacra”. È il primo Tempio Sotterraneo di Mitra presente in Anatolia. Qui si trovano numerose tombe scavate nella roccia. All’interno delle tombe ci sono sarcofagi con rilievi a tema religioso e mitologico. Negli scavi scientifici condotti a Keber Tepesi a Dülük sono stati rinvenuti strumenti in selce e laboratori di produzione risalenti al Paleolitico Inferiore.

Dülük Antik Kenti'ndeki 1600 yıllık mozaikler turizme kazandırılacak

Nella “Grotta di Şarklı”, utilizzata per l’abitazione nello stesso periodo, gli strumenti risalgono a circa 600.000 anni fa. Durante il periodo bizantino, la città di Dülük ha mantenuto il suo ruolo di città sacra, iniziato con gli Ittiti, continuando con l’arcivescovado. Dopo le incursioni islamiche, la città fu fortemente danneggiata e, con il trasferimento dell’arcivescovado a Zeugma nel VII secolo, perse la sua funzione di centro religioso.

Partenza per Gaziantep, trasferimento in hotel con cena e pernottamento.

Giorno 09 GAZIANTEP – ISTANBUL – ITALIA 

Prima colazione in albergo e partenza per la visita del Museo / Mosaici di Zeugma, il più importante museo dei mosaici romani al mondo.

romanoimpero.com: ZEUGMA (Turchia)

Una struttura moderna con tutte le ultime tecnologie, ci trasporta nella ricchezza delle Ville Romane dell’antica valle della Mesopotamia. Il  Museo Archeologico di Gaziantep è uno dei musei più importanti della Turchia meridionale poichè ospita una vasta collezione di reperti archeologici provenienti dalla regione circostante, che abbracciano periodi che vanno dalla preistoria fino all’epoca romana e bizantina.

Museo dei Mosaici di Zeugma

Tra i pezzi più significativi ci sono mosaici antichi, statue, monete, e manufatti di vita quotidiana che offrono un’importante testimonianza della storia locale e della cultura della regione.

Museo del Mosaico di Zeugma || Organizzatore di Tour in Turchia

Successivamente, passeggiando per la zona vecchia, visiteremo il Mercato del Rame, il Bakırcılar çarşısi che è unico nel suo genere, con più di cinquecento anni di storia alle spalle. Gli artigiani erano e sono giustamente famosi per la qualità degli utensili da cucina in rame, di solito placcato in zinco o argento.

utensili in rame di bottiglia, tajine e pentola in vendita al negozio 5133991 Stock Photo su Vecteezy

Sedie, scrivanie, tavolini reggilibri e paraventi di legno intarsiato vengono ancora prodotti a mano, come secoli fa.

Al termine delle visite trasferimento all’aeroporto di Gaziantep per il volo di rientro in Italia via Istanbul.

 

LA QUOTA COMPRENDE:

– Voli di linea  in classe economica con franchigia bagaglio 20 kg.
– Pernottamento di 8 notti in alberghi categoria 3*** 4**** alcuni Heritage e boutique
– Trattamento di pensione completa con bevande escluse

– Pranzo ultimo giorno-Ingressi siti, monumenti e musei.

– Guida professionale parlante italiano.
– Tutti i trasferimenti e visite in minibus granturismo con A/C.
– Tassa di soggiorno
– Assicurazione medica massimale 50.000,00 e bagaglio 1.500,00

– Assicurazione ANNULLAMENTO AL VIAGGIO

– Gadget-Iva di legge.

 

LA QUOTA NON COMPRENDE 

Tasse aeroportuali € 310,00 soggette a riconferma al momento
dell’emissione della biglietteria.
– Bevande ai pasti.
– Mance per la guida e l’autista e camerieri .
– Extra personali, escursioni facoltative,
Tutto quanto non espressamente menzionato

 




PASQUA INSOLITA IN CALABRIA -VATTIENTI-PASSIONE GESU’ E ARBERESH E MOLTO ALTRO

 

 

Pasqua in Calabria: i riti da non perdere

Il Venerdì Santo in Calabria: riti, tradizioni e manifestazioni suggestive.

 

La Settimana Santa in Calabria, tra sacro e profano

Hai mai pensato di trascorrere Pasqua in Calabria? È il modo migliore per vivere il territorio in bassa stagione e conoscere alcuni degli aspetti più intimi e folkloristici della spiritualità calabrese e mediterranea.

Tra profumi, colori e sapori di primavera, i riti della Settimana Santa in Calabria sono intrisi di un fascino antico, capace di tenere assieme sacro e profano, coinvolgendo chiunque vi assista in un’atmosfera di comunità.

Da nord a sud della regione si tramandano tradizioni secolari che mettono in scena veri e propri momenti di sacralità tra uomo e natura, oltre a rievocare usi e costumi tipici di alcune tra le più importanti minoranze etniche del Sud Italia.

Tour in Calabria: Tour tra i borghi Arberesh               

“Chi vive vede molto, chi viaggia vede di più.”

Pasqua arbëreshë

Tra i riti della Pasqua in Calabria quelli legati alle comunità italo-albanesi sono davvero imperdibili.

Questo non è il solito tour che trovate  tra varie proposte,solite visite Frascineto e Civita,qui entriamo andiamo in  piccoli paesi sconosciuti ,dove davvero si respira autenticità di queste etnie.

Gli albanesi giunsero in Calabria tra il XV e il XVIII secolo per sfuggire all’invasione ottomana delle loro terre di origine, concentrandosi perlopiù in provincia di Cosenza ma anche nelle altre province.

Il rito religioso seguito dagli albanesi è greco-bizantino. Visitare i paesi arbëreshë di Calabria in occasione della Settimana Santa (Java e Madhe) significa prendere parte attiva a uno dei momenti più importanti della comunità.

La Pasqua arbëreshë (Pashkët) è un evento sontuoso che culmina con le tradizionali le vallje, i balli caratteristici di vittoria e liberazione nei quali i danzatori indossano abiti tradizionali dai colori sgargianti (fucsia, oro e verde acceso), impreziositi da ori e gioielli.

Il rito dei vattienti

Tra i riti più “cruenti” della Pasqua in Calabria merita attenzione quelli dei vattienti (battenti/flagellanti) che si svolge in modo analogo  in alcuni paesi della Calabria.

Le prime testimonianze del rito risalgono al Seicento e lo narrano pressoché immutato rispetto alla suggestione dei nostri giorni: il vattiente di Nocera Terinese indossa maglia e pantaloncini neri, lasciando le gambe scoperte per la flagellazione, che si svolge con due strumenti rituali: il cardo e la rosa.

Il primo è un pezzo di sughero nel quale sono conficcati 13 pezzi di vetro che rappresentano i 12 apostoli e Cristo; il secondo è un sughero liscio col quale si percuote più volte la pelle per predisporla al sanguinamento.

Il sangue, elemento sostanziale della Passione cristiana, sgorga copioso lungo le vie del corteo che accompagna la Processione della Madonna Addolorata del Sabato Santo. Simile il rituale di Verbicaro, che però si svolge il giovedì.

Assistere a queste forme di espiazione è un’esperienza forte (sconsigliata a chi è particolarmente sensibile e suggestionabile), che tuttavia racchiude una devozione antica, parte integrante dell’identità e del folklore locale.

 

Un tour in Calabria alla scoperta di antichi borghi in provincia di Cosenza proponendo alcune delle più importanti e tra i maggiori centri della comunità arbëreshë in Italia, in primis con Lungro che è la capitale religiosa degli italo-albanesi continentali, sede dell’Eparchia bizantina, che raccoglie sotto la propria giurisdizione tutte le comunità albanesi continentali che hanno conservato il rito bizantino. L’antica lingua albanese, i riti religiosi orientali e i tipici costumi della cultura d’origine sono tramandati e conservati gelosamente.

Posto a cavallo tra Basilicata e Calabria, il Parco Nazionale del Pollino, la più grande area protetta in Italia, fa parte della Rete Europea e Globale dei Geoparchi Unesco. Il vasto territorio ricco di biodiversità e bellezze paesaggistiche e architettoniche, custodisce tradizioni millenarie e antiche culture come quella arberësche. Giunti nel territorio calabro-lucano tra il 1470 e il 1540, gruppi di profughi albanesi raggiunsero le coste italiane, per sfuggire all’esercito turco-ottomano che aveva conquistato l’Albania nella sua espansione nei territori balcanici. Nacquero così i paesi di Acquaformosa, Civita, San Demetrio Corone, Lungro, Frascineto ed altri minori legati alle proprie tradizioni, ai costumi e alla lingua, che questo popolo è riuscito a salvaguardare nei secoli.

San Demetrio Corone, capitale della cultura arberëshë

San Demetrio Corone (Shën Mitri in lingua arbëreshe) è un piccolo borgo in provincia di Cosenza che sorge sulle colline dalla pianura di Sibari, a ridosso della Sila Greca.

Riconoscibile dai tetti rossi che sembrano voler ricongiungersi al colore della terra che lo circonda, il borgo di San Demetrio Corone conserva ancora parte della sistemazione originaria.

Gli abitanti locali paiono non preoccuparsi del tempo che passa e continuano a custodire i tesori della cultura arbëreshë, solo a tratti contaminata da quella calabra.

L’arte, l’iconografia, la lingua, la cucina, tutto ci parla di una cultura antica, quella Arbëreshe, che prende il nome da Arbër, un importante principato albanese del periodo medievale: dai piatti tipici alle funzioni di rito greco-bizantino, dalle celebrazione dei matrimoni alle danze, ai balli e ai costumi tipici, la cultura tradizionale è talmente radicata che, ancora oggi, è possibile respirarla appieno anche nelle melodie dei canti e nella musica. Oggi vi conduciamo alla scoperta di alcuni di questi borghi dove musei della Civiltà Arbëreshe, nati come centro di studio di questa etnia, conservano i costumi tipici, oggetti, attrezzi, documentazioni fotografiche e rappresentazioni dell’arte greco-bizantina espressa nell’iconografia. Una vera e propria immersione nel mondo unico e affascinante della cultura Arbëreshe.

Costumi tradizionali calabresi: storia e musei da visitare

Viaggio affascinante alla scoperta dei costumi calabresi e delle comunità che li indossano

La Passione vivente di Terranova da Sibari, candidata ad essere Patrimonio Unesco

 

Partenza: 18 al 22 aprile 2025

Durata: 5 giorni  4 notti

In treno e aereo in tutta Italia.

 

Quota a persona in camera doppia € 

Suppl. Singola € 

 

Itinerario di Viaggio

 

1  GIORNO   18 aprile- ROMA –LAMEZIA TERME-TARSIA 

Ritrovo dei partecipanti  presso la Stazione Termini ,e partenza in direzione Lamezia Terme in treno. Arrivo e trasferimento in hotel  a Tarsia,per il pranzo e assegnazione delle camere.

PS.Per coloro che arrivano in aereo,ritrovo all’aereoporto di Lamezia Terme.

Processione delle Varette a Cassano Jonio - Centro Cultura e Arte 26

Partenza in direzione di Cassano allo Ionio per assistere alla processione del Venerdi Santo dei Vattienti.

LA SETTIMANA SANTA A CASSANO ALLO IONIO (CS) : I "FLAGELLANTI"

La processione del Venerdì Santo a Cassano allo Jonio, in provincia di Cosenza, è uno dei momenti più emblematici dei riti della Settimana Santa in Calabria.

Processione delle Varette a Cassano Jonio - Centro Cultura e Arte 26

Una solenne processione, molto antica, che porta per le strade del paese la passione, la morte e la Resurrezione di Cristo, seguita da una folla immensa di fedeli.

In processione sfilano le “varette”, statue di cartapesta che rappresentano il mistero di Cristo legato alla colonna, coronato di spine, che prega nell’orto, deposto dalla croce, morto nella bara, asciugato dalla Veronica, Pilato, Giuda, la Maddalena, e i “disciplìni, incappucciati per voto, spesso scalzi che si battono con catene e corde, per penitenza.

I Flagellanti di Cassano all’Ionio.

Settimana Santa in Calabria, la sacralità entra nel vivo • Meraviglie di Calabria

A differenza di tutti gli altri casi citati, il rituale pasquale di Cassano all’Ionio si divide in due giornate: Giovedì e Venerdì Santo. Nella prima giornata all’interno della Cattedrale si officia la “Predica di Passione”, seguita da una cerimonia, conosciuta come “Chiamata della Madonna”, in cui viene posto tra le braccia della Vergine il figlio crocifisso. Durante il Venerdì Santo, invece, ha luogo la “Processione dei Misteri” che dura tutta la giornata e all’interno della quale viene rappresentata la Passione di Cristo. Il corteo è seguito dai flagellanti, vestiti di bianco e incappucciati per mantenere l’anonimato, che si percuotono con funi o catene in segno di dolore. Tutta la cerimonia è accompagnata da un lamento eseguito dalle donne del paese che scortano la statua della Vergine. Oltre ai penitenti, un’altra particolarità di questa processione è costituita dalla sfilata dei “misteri” o “varette”, statue di cartapesta raffiguranti la Passione di Cristo, e dagli strumenti musicali utilizzati la troccola (cassa armonica di legno su cui battono dei martelletti) e la buccina (strumento a fiato).

Queste processioni, così come le prime di cui vi abbiamo parlato, oltre ad essere suggestive e ad avere un gran valore simbolico, meriterebbero di essere oggetto di studi più approfonditi, perché esse costituiscono per tutti noi un patrimonio inestimabile non solo dal punto di vista storico, ma anche religioso, folkloristico e antropologico.

                       A Nocera Terinese ritorna il secolare rito dei “Vattienti” nella Settimana Santa | Approdo Calabria

Ci sposteremo  a Terranova di Sibari,dove contemporaneamente si svolge la processione della Passione di Gesu’.

Il borgo diventa un palcoscenico a cielo aperto dove si rivive interamente la Via Crucis accompagnata dai secolari canti in dialetto terranovese .

Una vera e propria tragedia cantata da tutti i personaggi che presero parte alla vicenda di Gesù prima, durante e dopo la Crocifissione.

I canti iniziano sette giorni prima della Domenica delle Palme, quando il simulacro della Vergine viene spostato dalla chiesa di San Francesco a quella del Purgatorio. Comincia così la Settina dell’Addolorata, i sette giorni in cui la sera, i fedeli intonano le lamentazioni, una sorta di rosario musicato. Verrà poi ripreso durante la processione del Venerdì Santo, il canto della durata di un’ora, spezzettato ed intonato ad ogni stazione.

Proprio la processione vivente, porta Terranova all’attenzione dell’Unesco,perché dal 1970, sotto l’egida di Alfredo Veltri presidente dell’allora Centro di cultura popolare, questa rappresentazione viene fatta da persone che interpretano l’intera passione. Dopo una battuta d’arresto, l’Associazione del Gruppo Folk Sacro del Venerdì Santo nel 1978, riprende la tradizione e la rende ancora più suggestiva.

Un momento di intenso pathos, tutti ne restano affascinati e coinvolti. Si possono ammirare trecento tra comparse e attori, vestiti con abiti del tempo, che variano, dal soldato romano ai sacerdoti del tempio. Ponzio Pilato che interagisce con Gesù e la popolazione di Gerusalemme.

Rigorosamente di sera, al freddo, lo scenario rimane integro, coinvolgente, ove i canti in dialetto terranovese commuovono, anche senza capirli. E poi il calvario e la crocifissione, tutto riproposto così come se si fosse davvero presenti al momento descritto nelle Sacre Scritture.

Sacra Rappresentazione della Passione Vivente di Terranova da Sibar

E’ questo il Patrimonio immateriale Unesco da salvaguardare, che unito alla Processione dei Misteri risalente al 1700, ove si possono vedere le 13 statue lignee sempre settecentesche, tra cui quella degli giudei e di Ponzio Pilato, sfilare per tutto il paese lascia per sempre tracce nella memoria di chiunque assista alla cerimonia.

Sacra Rappresentazione della Passione Vivente di Terranova da Sibar

Il modello storico di riferimento della Passione Vivente di Terranova da Sibari è l’antica Processione dei Misteri, risalente agli inizi del 1700, durante la quale venivano portate in processione 13 statue lignee, tra le quali quelle dei Giudei. Tale evento si è protratto fino agli inizi del 1900: a testimonianza di ciò esistono documenti fotografici risalenti al periodo tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900; qui, oltre al gruppo ligneo dei Giudei, appare la statua del governatore Ponzio Pilato. La Passione Vivente, dapprima nata in sordina, negli anni cresce fino a diventare un appuntamento fisso. Nel 1977 la Rappresentazione viene organizzata dalla Pro Loco “Thurium Novum” per cedere il passo poi, a partire dal 1978, al gruppo “Folk-Sacro Venerdì Santo” (più tardi divenuto Associazione).

Passione Vivente di Gesù 2019 | Matino Notizie

Un ulteriore, importante contributo giunge dal gruppo religioso facente parte della Gioventù Francescana. La Passione Vivente nei suoi primi anni di vita ha convissuto con un altro rito, quello dei #vattienti# o battenti, che è stato definitivamente soppiantato dalla Sacra Rappresentazione, forse a causa del mutamento culturale e sociale che il paese ha attraversato a partire dagli anni ’60 del secolo scorso. Negli anni ’80 la Rappresentazione si arricchisce della Processione delle Palme, che viene migliorata nei dettagli e nei costumi col passare degli anni. Gli anni ’90 sono i più significativi: la Rappresentazione si arricchisce di nuovi costumi e nuove scenografie e viene così ricostruita la città di Gerusalemme fuori dalle mura. Dagli anni ’90 del secolo scorso al 2015 si assiste a un graduale miglioramento della Rappresentazione, sia dal punto di vista scenico (costumi, scenografie, audio) sia dal punto di vista della drammatizzazione (gli attori vengono affiancati, nella loro preparazione, da esperti di teatro)

La cena sarà effettuata a Terranova in modo da poter essere già sul posto per assistere alla processione.

Rientro in hotel al termine della processione del Venerdi Santo.

2  GIORNO   19 aprile – TARSIA -SAN DEMETRIO CORONE – MACCHIA ALBANESE – TARSIA   

Dopo colazione partenza per San Demetrio Corone e accoglienza dell’Amministrazione Comunale presieduta da sindaco Ernesto Madeo San Demetrio Corone (Shën Mitri in lingua arbëreshe), tra i centri culturali più importanti della comunità Albanese Italiana, è un piccolo borgo calabrese in provincia di Cosenza che sorge sulle colline dalla pianura di Sibari, a ridosso della Sila Greca.

Considerata la Capitale della cultura arberëshë, San Demetrio si estende su un fertile pendio disseminato di uliveti, gelsi e castagni. Il borgo, nel complesso, presenta caratteristiche morfologiche simili a quelle di altri paesi arbëreshë della Calabria. In questo centro gli albanesi giunsero dopo il 1468 per sfuggire all’invasione della loro patria da parte dei Turchi, rifugiandosi nei territori della principessa Irene, principessa di Bisignano e figlia del mitico eroe Scanderbeg.

Attraversato da mille vicoli tortuosi che si diramano per condurre a sorprendenti sheshiet (slarghi), il paese ospita antiche chiese e splendidi edifici gentilizi. Gli abitanti locali paiono non preoccuparsi del tempo che passa e continuano a custodire i tesori della cultura arbëreshë solo a tratti piacevolmente contaminata da quella calabra. Benché si tratti di un piccolo borgo, l’identità etnica arbëreshe è dominante e ancora viva. Si conservano ancora la cultura, le tradizioni, la lingua, il rito Bizantino e i costumi tradizionali coloratissimi. Inoltre San Demetrio Corone è sede del Collegio Italo-Albanese di Sant’Adriano, un importante organismo religioso e culturale per la conservazione del rito orientale, delle tradizioni e del patrimonio identitario arbëreshe. Il borgo custodisce uno degli edifici dei secoli XI-XII tra i più preziosi della Calabria: la Chiesa di Sant’Adriano, un autentico capolavoro, luogo di virtuosismi plastici e spirituali dove eleganza e bellezza si fondono in un’estetica misteriosa e assieme seducente.

Benché si tratti di un piccolo borgo (conta poco più di 3.000 abitanti) qui l’identità etnica arbëreshe è dominante e ancora viva. Si conserva, infatti, ancora la cultura e le bizzarre tradizioni, la lingua, il rito Bizantino e costumi coloratissimi. Inoltre San Demetrio Corone è sede del Collegio Italo-Albanese di Sant’Adriano (un importante organismo religioso e culturale per la conservazione del rito orientale, delle tradizioni e del patrimonio identitario arbëreshe). Questo grazioso paesino presilano custodisce uno degli edifici dei secoli XI-XII tra i più preziosi della Calabria: la Chiesa di Sant’Adriano di San Demetrio Corone, un autentico capolavoro, luogo di virtuosismi plastici e spirituali dove eleganza e bellezza si fondono in un’estetica misteriosa e assieme seducente .

La Chiesa di Sant’Adriano

CHIESA DI SANT'ADRIANO A SAN DEMETRIO CORONE | Storia dell'Arte

La Chiesa è un capolavoro d’arte dell’XI e XII secolo e potrebbe rappresentarsi come chiave per consentire l’accesso al tipico universo etno-antropologico arbëreshe di San Demetrio. La Chiesa di Sant’Adriano fu fondata da San Nilo di Rossano, monaco basiliano, eremita e forse il maggior personaggio del monachesimo calabro-greco, che nel 955 edificò in questo luogo una Chiesetta dedicata ai martiri Adriano e Natalia per istituire un cenobio non troppo distante dal villaggio. La Chiesa non ha mantenuto l’originaria unità strutturale e architettonica, tuttavia mostra linguaggi e messaggi stilistici differenti, che evidenziano una raffinata eleganza che spazia tra il mostruoso, il misterioso e il fantastico. L’accesso alla Chiesa è dato da due ingressi laterali, quello principale posto al di sotto del grosso campanile in pietre e mattoni, mentre l’altro è denominato Porta dei Monaci perché consentiva l’accesso alla Chiesa dei monaci dall’attiguo Collegio italo-albanese con stipiti in marmo e due mascheroni in pietra. All’interno le tre navate sono a copertura lignea e quattro arcate fiancheggiano la navata centrale sorrette da colonne antiche e da pilastri di fabbrica.

 


Le pareti sono affrescate con raffigurazioni di Santi databili tra il XII e il XIII secolo, mentre nell’abside è visibile una scena di un più ampio ciclo, la Presentazione di Maria al Tempio. In fondo alla navata centrale è collocata una cupola barocca dove è raffigurato il Creatore con Santi monaci, Suore e San Nilo in preghiera davanti al Cristo in Croce e la mano destra protesa nell’atto di benedirlo. L’autentico capolavoro della Chiesa è il pavimento (realizzato tra il XII e il XII sec.) parte in opus sectile e parte in mosaico. I quattro mosaici, eseguiti da mani esperte, rappresentano figure di animali fantasiose e suggestive. Sempre all’interno della chiesa sono conservati interessanti reperti scultorei di epoca normanna e i due capitelli delle colonne, uno bizantino, l’altro corinzio.

 Non può mancare una passeggiata nel borgo antico tra vicoletti e palazzi nobiliari.

Dopo una pausa caffè nella piazza centrale visiteremo  il Museo Civico e di Arte Moderna  e il Museo delle Macchine d’Epoca

Dopo le visite, pranzo  in un rinomato ristorante con esperienza a base di suino nero di Calabria DOC la cui azienda visiteremo nel pomeriggio. Le carni pregiate di Suino Nero sono notoriamente ricche di Omega 3 e di acido oleico. L’alimentazione del suino è naturale, perché vede il maiale nutrirsi di erbe e ghiande nelle selve, fonte dei preziosi grassi insaturi.

Nel  pomeriggio ci trasferiamo a Macchia Albanese, a poca distanza, dove visiteremo l’azienda Madeo percorrendo la storia dell’Azienda che è una Filiera Agroalimentare nata dall’intuizione di un giovane imprenditore Ernesto Madeo di creare il primo allevamento di suini. Tutti i prodotti, dai cereali per i suini fino alla spezie che insaporiscono i salumi, provengono dal sistema organizzato di Filiera 100% calabrese e realizzati con solo materie prime locali e naturali.

La Calabria è la regione italiana con il maggior numero di comuni arbëresh. Macchia Albanese, Makji in arbëreshë, frazione del comune di San Demetrio Corone, è un borgo della Presila Greca situato a 418 metri di quota s.l.m. nei pressi del torrente Due Mulini, fondato nel 1400 da coloni albanesi provenienti dall’Albania e dalla Grecia. Nel comune di Macchia Albanese visiteremo la Chiesa Santa Maria di Costantinopoli seguita da una passeggiata tra i vicoletti del borgo fino al palazzo “La Casa De Rada” appartenuta allo scrittore più importante della cultura Arberesh Girolamo De Rada per questo motivo è una struttura d’interesse storico-regionale, poiché culla della cultura italo-albanese. Alla casa si accede per mezzo di un antico cortile, alla cui entrata si trova lo stemma della Famiglia De Rada.

De Rada: il papà calabrese della grande patria degli albanesi

Terminiamo la passeggiata a piedi  con la  vista panoramica mozzafiato sulla costa jonica e Sila Greca .

San Cosmo Albanese STRIGÀRI IL BORGO DELLA POESIA - Borghi d'Arberia Guida Turistica

Nel borgo è presente una Prosciutteria  Madeo, dove avremo la possibilità di altri acquisti o tempo per  bere  un caffè, o un amaro o assaggiare  il tartufo al gelato di Pizzo .

Rientro in hotel cena e pernottamento.

3  GIORNO   20 aprile (Pasqua) –TARSIA – LUNGRO – ACQUAFORMOSA – FIRMO-TARSIA   

Dopo la colazione di hotel partenza per Lungro fondato dai profughi albanesi nella seconda metà del XV secolo, oggi importante punto di riferimento per l’intera comunità albanese italiana, vera e propria capitale religiosa e sede dell’Eparchia di rito greco-bizantino (arbëreshë).

Lungro si prepara al «Salgemma Festival» • Meraviglie di Calabria

Il centro abitato richiama la tradizione orientale nella struttura circolare degli edifici, raccolti attorno alle due piazze centrali e dislocati nelle tipiche gjitonia (vicinati), nuclei sociali con regole proprie. Al busto del patriota albanese, Giorgio Castriota Scanderberg, è riservato il posto d’onore al centro della piazza principale. L’anima di Lungro risiede nelle sue tradizioni antiche e nelle suggestive feste religiose, dai riti della Settimana Santa Arbëreshë (Java e Madhe) e di Pasqua (Pashkëvet), al celebre Carnevale (Karnivalli), in occasione delle quali le vie del paese si animano di costumi tradizionali, balli, canti e parate.  Qui visitiamo la  Cattedrale di Lungro e assisteremo alla messa Greco/Bizantina che risale al XVIII secolo è rappresenta la principale chiesa dell’Eparchia di Lungro.

Nonostante gli arbëreshë siano di religione cattolica, in gran parte delle comunità italo-albanesi di Calabria, da più di 4 secoli, si segue il rito greco similmente ai fratelli orientali greco-ortodossi. Agli inizi del nostro secolo, il Vaticano rivolse una maggiore attenzione alla situazione dei fedeli di rito greco per le continue richieste da essi avanzate per la nomina di un vescovo greco in Calabria e di un altro in Sicila, con pieni poteri territoriali.

“….. conclusione del rito ci si ritrova tutti davanti al portone della Chiesa Madre, dove alcuni volontari nel corso della giornata hanno accatastato tronchi d’albero, tavole di legno e ogni genere di materiale e così a mezzanotte si procede all’accensione della “qerradonulla” (grande falò). Al momento dell’accensione si esegue il canto greco “Christos Anesti” (Cristo è Risorto). Una caratteristica funzione liturgica si svolge la Domenica di Pasqua: il sacerdote con la croce in mano, seguito da questi ultimi, si ferma all’esterno della chiesa, davanti alla porta principale, batte la croce per tre volte sulla porta, ripetendo la formula liturgica del rito bizantino-greco “Aprite le porte”. All’interno della chiesa la forza del male, il demonio (djallthi) con voce cavernosa, chiede chi è che bussa alla porta; alla risposta che è il Signore risorto, le porte si spalancano al terzo colpo. E mentre il demonio scompare, tra scoppi di mortaretti e stridore di catene, il sacerdote seguito dai fedeli entra in chiesa dove ha inizio il ”Mattutino”. Questa cerimonia che simboleggia la Risurrezione della morte, segna la fine della Settimana Santa.

A Lungro, in Calabria, c'è stato un incontro con 70 vescovi della Chiesa d'Oriente - La Mescolanza

L’attuale edificio è del 1721, dopo che un terremoto distrusse la Chiese preesistente. La Cattedrale presenta una pianta basilicale romanico-barocca, a tre navate, con ampia abside e cupola centrale. Ricca di mosaici, icone e affreschi bizantini: il mosaico del Pantocrator copre l’intera superficie della cupola centrale. Nella Sacrestia è costituito un frammento di affresco che raffigura Santa Parasceve (XII secolo), insieme a preziose tele di scuola napoletana e statue lignee di pregevole fattura. Di notevole fattura artistica sono le tre porte in bronzo con altorilievi realizzati con la tecnica a cera persa dallo scultore calabrese Talarico, che rappresentano scene del Vangelo.

Piana degli Albanesi e le sue secolari tradizioni pasquali, il programma - ilSicilia.it

A seguire una passeggiata tra i vicoletti del centro storico di Lungro  e la visita allo Storico Museo delle Saline di Lungro  che si articola su nove sale, ciascuna delle quali è intitolata a una galleria della Miniera. Il Museo espone nei dettagli la realtà dell’antica Salina, con l’ausilio di pannelli descrittivi e raffigurativi con cenni storici sul sito minerario.

SALINA DI LUNGRO | I Luoghi del Cuore - FAI

In estate viene organizzato il «Salgemma Lungro Festival».

Il Festival pone al centro il Comune di Lungro, la sua storia e territorialità, partendo dalla miniera di Salgemma che ha rappresentato per millenni la più grande ricchezza di quasi tutta la piana di Sibari.

Proprio il sale, veniva esportato in tutta la Calabria, in parti dell’Italia e fino in Europa. Il «Salgemma Lungro Festival», voluto dall’amministrazione comunale e realizzato da Piano-B, intende ripartire proprio da qui, proponendo attività culturali ed artistiche collegate tra loro dal «Sale» come elemento di vita, sostenendo il territorio e il suo indotto economico e contribuendo a fornire un’offerta turistica di qualità.

Si prosegue poi in direzione di  Acquaformosa  comune  di 1115 abitanti collocato ad un’altitudine di 756 metri s.l.m., e anch’esso fa parte della minoranza linguistica arbëreshë  in quanto fu fondato dai profughi albanesi, come molti altri centri lucani e calabresi del parco dove le tradizioni arbëreshë sono ancora fortemente radicate (es. le “Vallje”, danze in costume tradizionale albanese durante il Carnevale). Sono da visitare i resti del Monastero dei Cistercensi del 1195, la Chiesa di San Giovanni Battista, la Chiesa della Concezione e quella dell’Addolorata.

Arrivati ad Acquaformosa troviamo la Chiesa di San Giovanni Battista, costruita dagli albanesi all’incirca nel 1500. Sono evidenti gli elementi dell’architettura romanica ma agli occhi appaiono subito gli imponenti i mosaici della chiesa ad opera dell’artista locale Biagio Capparelli. L’interno infatti è interamente mosaicato con tessere dorate e policrome intagliate a mano. Nella navata laterale destra sono raffigurate le scene dell’Antico Testamento, nella navata centrale il Nuovo Testamento. Anche l’iconostasi è stata recentemente realizzata in mosaico, come l’intera Chiesa. Nella cripta vengono preziosamente custoditi alcuni ornamenti appartenuti alla ricca Abbazia Cistercense del 1200 insieme alla Madonna della Badia (1400), antichi e preziosi oggetti appartenenti alla Chiesa e l’Assunta risalente al 1520.Sul lato orientale della navata centrale vi è una parte sopraelevata, è il solea, che è il luogo della comunione dei fedeli, oltre il solea, divisa dall’iconostasi, che letteralmente significa luogo delle icone, su un piano ancora superiore si trova l’Altare dove si accede attraverso la Porta Regale. All’interno dell’altare si erge la Tavola Santa che, per mistica trasposizione, raffigura il Signore stesso. Il transetto separa il vima dal resto della chiesa. Il braccio del transetto a nord è coperto da volta a botte e da l’accesso alla cripta, mentre nel braccio a sud si innalza il campanile. La parola “icona” deriva dal greco, eikwn (eikon), e significa immagine.

Chiesa Parrocchiale - Chiesa di Acquaformosa

I bizantini indicano con questo nome ogni raffigurazione del Cristo, della Madonna, dei Santi L’icona non si dipinge, si scrive, perche in essa è la  parola di Dio scritta con l’immagine mediante un linguaggio comprensibile. L’icona si scrive, l’icona si legge. Chi la osserva legge e si chiede perché è stata scritta e la risposta è, per essere letta e testimoniare l’invisibile , sostenere la nostra fede e speranza, aiutarci a pregare e trasfigurarci nella carità. Qui sei rapito dalla loro bellezza estetica, qui il cuore ti si trasforma. Una scuola dove allenare il proprio Spirito è questa Chiesa di San Giovanni Battista di Acquaformosa. Nel 1989 un’idea di Padre Vincenzo Matrangolo, ispirato dallo Spirito, si sta realizzando grazie al  maestro mosaicista di Acquaformosa, Biagio Capparelli, aiutato da discepoli di Acquaformosa. Entri in questa Chiesa e ti meravigli per tanto splendore; sei rapito dal visibile e, con l’aiuto dello Spirito, vuoi arrivare all’invisibile.  Il rito bizantino, detto anche rito costantinopolitano, è il rito liturgico utilizzato (in diverse lingue) da tutte le Chiese Ortodosse d’Oriente e da alcune Chiese sui iuris di tradizione orientale all’interno della Chiesa cattolica. Nonostante gli Arbëreshë siano di religione cattolica, in gran parte delle comunità italo-albanesi di Calabria, da più di 4 secoli, si segue il rito greco come i fratelli orientali greco-ortodossi.

TURISMO & CO. «Lo splendore di Acquaformosa» di Giampiero Scarpino

Pranzo  di Pasqua in ristorante, una trattoria con una location meravigliosa e con intrattenimento musicale per un tipico pranzo pasquale di specialità calabresi.

Dopo pranzo raggiungiamo un l’ultimo borgo della giornata: Firmo dove effettueremo la visita a piedi del borgo con il Museo della civiltà contadina di Firmo

Nel cuore montano della Calabria il piccolo comune di Firmo sorge su una collina ai piedi della piana di Sibari e custodisce tradizioni arbëresh (l’antico albanese), ma anche le tradizioni ed il rito greco-bizantino. Prima della venuta dei profughi albanesi, il territorio era un feudo disabitato che apparteneva ai principi di Bisignano ed ai Padri Domenicani di Altomonte. Il territorio era suddiviso in due zone: Firmo Soprano e Firmo Sottano. Firmo Sottano o Inferiore, sarebbe stato edificato da profughi albanesi intorno al 1485 quando scapparono dall’Albania a causa dell’occupazione dei Turchi Ottomani e dato in signoria ai Padri Domenicani di Altomonte. Firmo Soprano invece nasce il 6 Settembre 1502 quando Don Berardino Sanseverino, Principe di Bisignano, cedette ad Alessio Comite un podere comprendente anche la contrada Foresta, perché vi edificasse un villaggio. Nel 1811 i due abitati vennero giuridicamente unificati in un unica comunità anche se la delimitazione tra le due aree continua ad essere simboleggiata da un arco detto “Ka Markasati” e da evidenti tratti del tessuto urbano ed architettonico delle due aree.

Firmo | ITALY Magazine

Il piccolo borgo è caratterizzato da una zona centrale dominante del paese dove ha sede l’antico Convento dei Domenicani punto di riferimento storico per la valorizzazione delle tradizioni della civiltà contadina e della cultura degli arbëreshë.

Covella Ruffo – Pringjpesha Chiara Comite

Firmo offre una grande varietà di punti d’interesse : la parrocchiale di santa Maria Assunta in Cielo, edificata intorno al XIX secolo; la Grancia del Convento dei Domenicani costruita alla fine del XV secolo dai Padri Domenicani di Altomonte, recentemente restaurata; il Palazzo Giuseppe Martino; la Piazza Giorgio Castriota Scanderbeg.

Rientro in hotel dove effettueremo la cena e pernottamento.

 4  GIORNO   21 aprile- TARSIA – GUARDIA PIEMONTESE-SAN MARCO ARGENTANO-TARSIA

Dopo la colazione in hotel partenza per Guardia Piemontese che è la località di turismo termale più famosa della Calabria e del meridione d’Italia, grazie alla presenza su di una parte del territorio delle famose Terme Luigiane.   La Città è stata popolata a partire dal XII secolo da coloni prevalentemente valdesi provenienti dal Regno d’Arles, dalla Provenza, dal Delfinato e dalle valli occitane del Piemonte ed  ha la particolarità di essere un’isola linguistica occitana del meridione italiano.

Guardia Piemontese | Calabria Straordinaria

Chiamata La Guardia per via della torre arroccata su una collina che affacciava sul mare e che, appunto, serviva da guardia per eventuali avvistamenti di navi turche, successivamente fu ribattezzata Guardia Piemontese in ragione dell’immigrazione di una piccola comunità occitana dal Nord Italia . Arrivati nel centro storico effettuiamo la visita del Museo Occitano e  della chiesa Valdese terminando con una passeggiata nel borgo Occitano dove vedremo la Torre di Segnalazione e la splendida vista panoramica  Il centro storico si articola in numerosissimi vicoli con pavimentazione in pietre. La sua torretta di avvistamento, facilmente ravvisabile anche dal “paese marino”. La Chiesa di S. Andrea apostolo è dedicata al Patrono di Guardia Piemontese con un interessante portale di tufo sormontato dallo stemma di Guardia Piemontese La Torre mentre la Chiesa del Santissimo Rosario, ex convento dei Domenicani fondato dai domenicani nel 1600 e consacrato nel 1616. Di notevole pregio artistico è l’antico coro ligneo, scolpito a mano alla metà del XVII secolo. Esso è composto da 33 scanni, divisi in due ordini di posti: 21 superiormente e 12 più in basso. I braccioli degli scanni rappresentano figure femminili. I pannelli, meravigliosamente scolpiti, sono divisi da alte colonne.

Guardia Piemontese, il paese occitano del Sud - Io e la Calabria | il blog di Laura Cipolla

Ci spostiamo  per vedere  lo “ Scoglio della Regina”chiamato cosi per una leggenda che  narra di un  Re, caduto sotto incantesimo, non fosse mai soddisfatto delle sue vittorie e cercasse un modo per essere finalmente appagato. Questa sua inquietudine lo portò a partire per un’altra battaglia. Il Re giurò alla moglie che questa sarebbe stata l’ultima. Prima di partire le disse di guardare sempre verso l’orizzonte perchè il suo ritorno sarebbe stato anticipato da un luce rossa nel cielo. Il tempo passava e nessuna notizia del Re venne riportata alla Regina. Un giorno la sovrana, cercando disperatamente di vedere il Re all’orizzonte, si arrampicò sullo scoglio; una volta in cima, cercando di guardare sempre più lontano, perse l’equilibrio e scomparve tra le onde.

Infine effettueremo un assaggio al Gelato artigianale e alla pasticceria locale  con  degustazione della confetteria e dei prodotti enogastronomici del territorio(non incluso).

Pranzo di Pasquetta.

San Marco Argentano, sulla strada dei normanni.

 

San Marco Argentano | Calabria Straordinaria

San Marco Argentano si trova nel cuore della provincia di Cosenza, non lontano da mete molto famose come la Riviera dei Cedri e la costa ionica cosentina, a pochi chilometri dalle Terme Luigiane e di Spezzano Albanese: si trova infatti sulla via istmica che collega lo Jonio al Tirreno. San Marco Argentano è definita la “città più normanna” della Calabria: anticamente conosciuta come Argentarum, è un centro urbano dalla storia molto antica, e per il suo patrimonio storico-artistico è considerata uno dei più importanti centri culturali della provincia di Cosenza. San Marco Argentano è stata abitata sin dal VIII secolo a.C. e per tutto il medioevo; uno degli avvenimenti che hanno lasciato più tracce in questo territorio fu sicuramente la conquista da parte di Roberto il Guiscardo, che nel 1048 la assediò e la trasformò in città fortificata. I normanni valorizzarono il luogo per la sua posizione strategica, e contribuirono allo sviluppo della città che divenne un grande cantiere dove si trovavano maestranze bizantine, arabe, longobarde e aragonesi impegnate nella costruzione delle principali opere. L’impianto urbanistico del centro storico è infatti indubbiamente di impronta normanna: è caratterizzato da stretti vicoli e sono presenti archi di stile bizantino. Con questo itinerario visiteremo le importanti testimonianze del periodo normanno e del basso Medioevo: la Cripta Normanna, dell’ XI secolo; il Convento della Riforma, del XIII secolo; la Torre del Guiscardo, del XIII secolo.
Cominceremo con la visita guidata della Cattedrale di San Nicola: di fondazione normanna, per molto tempo ha conservato l’impianto originale per poi subire integrazioni barocche tra il XVII e il XVIII secolo. Danneggiata dai terremoti del 1905 e del 1908, venne ristrutturata e nel corso dei lavori tornò alla luce la sottostante cripta normanna, risalente all’XI secolo. La cripta per molti secoli fu utilizzata come luogo di sepoltura di vescovi ed ecclesiastici e poi praticamente dimenticata: venne quindi risistemata rimuovendo le sepolture e le divisioni interne e adesso è conservata nel suo stato originario. Spesse mura, possenti arconi e campate la rendono un luogo austero e dal fascino peculiare.
La Torre Normanna del Guiscardo, detta anche di Drogone, risale al XIII secolo; ha mantenuto il suo impianto difensivo originale ed è caratterizzata dalla struttura a forma di grande tronco di cono detta“motta”. E’ suddivisa in cinque piani sovrapposti definiti sale: la Sala delle Granaglie, al piano sotterraneo; la Sala delle Prigioni, al primo piano; la Sala delle Armi, al secondo piano; la Sala delle Udienze, al terzo piano e infine la Sala del Principe, al quarto piano. Tutti i livelli sono visitabili, le stanze, le gallerie, le segrete, le vie di fuga sono avvolte dal fascino misterioso della storia, permettendo quasi un viaggio indietro nel tempo, nel medioevo. Tra magia e folklore, tanti sono i detti e le leggende che riguardano i personaggi vissuti in questo luogo: una di queste racconta che le ragazze, nel pronunciare il nome di Sikelgaita, seconda moglie di Roberto il Guiscardo, sentano sfiorarsi la pelle o i capelli.
Si raggiungerà poi il Complesso Monastico di Sant’Antonio o dei Riformati, uno tra i più antichi esempi di architettura francescana in Calabria. Avendo subito nel tempo varie modifiche e trasformazioni, rimangono ad oggi, del periodo francescano, solo il campanile a vela, l’ingresso ed il coro ligneo. San Francesco da Paola dimorò qui dal 1429 al 1430, come indica la piccola cappella votiva all’interno della Benedetta, il piccolo giardino dove il Santo era solito pregare e la piccola finestra della cella dove il Santo dimorava.
Termineremo l’itinerario a San Marco Argentano passeggiando lungo le vie del centro storico per ammirare anche gli ottocenteschi palazzi signorili, oltre ad esempi di opere di epoca normanna, come la Fontana di Sikelgaita.

Come in altre realtà calabresi, anche a San Marco storia, cultura e tradizione si fondono in un originale percorso del gusto, un viaggio sensoriale di sapori e profumi che valorizza le eccellenze prodotte sulle terre e nelle aziende locali, rendendo protagonisti della lavorazione e della produzione delle tipicità locali. Come i pupazzi arraganati, senza  dubbio,   uno  dei  più  celebri  piatti  della  tradizione locale: peperoni (dolci o piccanti) essiccati d’estate al sole intrecciati in “filare” e fritti poi d’inverno in olio bollente. Caratteristica peculiari di questo piatto è l’inimitabile croccantezza.

Rientro in hotel  dove effettueremo la cena e pernottamento.

 5  GIORNO   22 aprile- TARSIA – CIVITA – FRASCINETO – RIENTRO A ROMA

Il paese arbëreshë del Museo del Costume e delle Icone Bizantine

Dopo la Colazione in hotel ,rilascio delle camere,e partenza direzione di  Frascineto anch’esso centro arbëreshë che conserva ancora la lingua, la cultura, le tradizioni e le funzioni religiose del rito bizantino .

Come tutti i centri abitati di origine arbëreshë, anche Frascineto presenta inconfondibile assetto urbano in forma di gjitonìe: i quartieri fatti di case piccole, disposte a semicerchio, che affacciano su una piazzetta comune, centro pulsante della convivialità di quartiere. Gli albanesi di Calabria custodiscono con tenacia la propria identità culturale attraverso costumi, lingua, religione e gastronomia.

Il Museo rappresenta uno strumento di conoscenza della tradizione italo-albanese di alcune comunità in Calabria. Espone la vasta collezione dell’Archimandrita Paolo Lombardo attraverso un percorso dedicato all’arte, alla spiritualità e alla liturgia bizantina che si sviluppa all’esterno e all’interno della struttura. All’esterno è possibile visitare i luoghi quotidiani della fede e della vita delle comunità albanesi, quali la Chiesa dell’Assunta e la Chiesa di San Pietro, elevata a Monumento Nazionale.

All’interno, invece, il percorso si sviluppa sui tre piani: al primo piano, si introduce il visitatore al mondo bizantino, al secondo sono esposte le icone, mentre al terzo sono custodite alcune antiche icone russe in bronzo, arredi sacri e paramenti liturgici, oltre a rare edizione di libri dal XVIII al XX secolo. All’ingresso, 280 medaglie celebrative pontificie e della Zecca dello Stato, accompagnate da una spiegazione sulle fasi di creazione e confezionamento.

Uno dei modi più affascinanti di scoprire la Calabria è un viaggio alla scoperta dei costumi calabresi tradizionali. Un mondo fatto di colori vivaci, tessuti pregiati e dettagli artigianali che raccontano secoli di storia e cultura.

Osservare da vicino la bellezza dell’abito tipico calabrese e le peculiarità che lo distinguono da un Comune all’altro significa leggere la storia stessa delle comunità che lo indossano, l’abilità manuale delle donne che, ancora oggi, confezionano i vestiti tradizionali calabresi per le occasioni di festa e visitare alcuni imperdibili musei del costume e del folklore.

Spesso, la storia e la foggia dei costumi calabresi è espressione delle minoranze etnolinguistiche che tuttora li vestono con orgoglio, portando addosso simboli, ricami e colori che sottendono significati antichi.

Storia dell’abito tipico calabrese

Se si pensa all’abito tipico calabrese viene subito in mente una figura femminile molto cara alla tradizione folkloristica del sud Italia: la pacchiana.

Il termine “pacchiàna”, di probabile derivazione greca, indica la giovane contadina che indossa il vestito tradizionale calabrese, ovvero un costume tipico le cui prime attestazioni documentarie risalgono al XVII secolo e lo descrivono attraverso alcuni elementi inconfondibili, diffusi con qualche variante su tutto il territorio regionale.

La pacchiana indossa l’abito tipico calabrese composto da una lunga gonna decorata in vari colori e un bustino arabescato di velluto nero sotto al quale spunta una camicia bianca con maniche ampie, spesso a tre quarti. Il vestito tradizionale calabrese femminile è completato da una lunga stola che copre il capo e le spalle (elemento in alcuni casi molto prezioso, come i tipici vancàli di Tiriolo, CZ), da un grembiule sovrapposto alla gonna, calzature tradizionali e una serie di gioielli familiari (brillòcchi) che vanno dalle collane alle spille. I capelli sono acconciati in una lunga treccia raccolta sulla nuca.

I costumi calabresi tipici femminili venivano fatti indossare alle giovani in cerca di marito (tra i 15/16 anni) nei giorni di festa.

Luzzi pacchiana

Successivamente visita chiesa di S. M. Assunta , costruita in stile Barocco dopo l’arrivo degli albanesi con unica navata, un campanile caratteristico e una maestosa cupola e alla Chiesa Basilicale di San Pietro e Paolo, risalente al X secolo in stile bizantino, a tre navate.

Si prosegue per Civita, fra i borghi più belli d’Italia, sorge nel cuore del Parco nazionale del Pollino e della Riserva naturale Gole del Raganello. La vallata in cui sorge è circondata da montagne boscose, dove arrivano i riflessi azzurri del mare Ionio, che s’intravede all’orizzonte.

Immersa in un paesaggio naturalistico unico e vario, Civita è una delle più antiche comunità albanesi (arbëreshë) d’Italia ed è un centro rinomato per la sua architettura e per le sue bellezze naturali.

Nota anche come “il paese del Ponte del Diavolo”, per via del suo antico e caratteristico ponte medievale in pietra che visiteremo con un tour in jeep . Costituisce un’ardita opera di ingegneria e un ottimo posto di osservazione ed è ormai una delle principali attrattive di Civita e simbolo del Parco Nazionale del Pollino.  A causa del punto impervio in cui sorge e degli scarsi mezzi di cui si disponeva un tempo, la fantasia popolare ne attribuì la realizzazione al diavolo, a cui era pratica diffusa nell’antichità attribuire l’edificazione delle opere considerate impossibili.

La sua posizione permette una vista spettacolare: dalle sottostanti gole, l’occhio si perde sino alla Piana di Sibari, sul Mar Ionio.  Il suo centro storico è un susseguirsi di vicoli, angoli caratteristici e panorami.

Civita: il "Borgo delle Sette Meraviglie" - Guide In Calabria di Alessandra Scanga

Durante la visita sarà possibile ammirare le famose case Kodra, caratteristiche casette dal volto umano così chiamate in memoria dell’artista albanese Ibrahim Kodra. Le casette ubicate in vari rioni dell’abitato sono la testimonianza del tocco post cubista. Le abitazioni sono facilmente riconoscibili dalla grande porta e dal comignolo che funge da naso mentre le finestrelle sono gli occhi. La loro edificazione avvenne tra fine ‘800 ed inizi ‘900 ma altre ancora erano più datate.

Camminando per le viuzze del borgo si possono notare i suggestivi comignoli dalle forme bizzarre e le “case parlanti”. I vicoli stretti del centro storico (le rughe) si dipartono con andamento circolare verso le piazzette, le gjitonie in albanese (termine d’origine greca traducibile con “vicinato”) che collegano i vari nuclei urbani. I vecchi quartieri, con le casette basse, le crepe nei muro e gli anziani seduti davanti alla porta di casa, regalano immagini d’altri tempi. Nei mesi estivi tanti i visitatori attratti dai sentieri del Parco del Pollino e dalla possibilità di praticare sport come il canyoning e il torrentismo all’interno della Riserva naturale Gole del Raganello. Civita (Çifti in arbëreshë) fu fondata nel 1471 da famiglie albanesi in fuga dai turchi sulle rovine di una città preesistente (Castrum Sancti Salvatoris) distrutta da un violento sisma nel 1456. Testimonianza delle culture che hanno attraversato il borgo sono la struttura urbanistica fatta di viuzze e slarghi, e l’architettura religiosa. L’impianto delle chiese è orientale: rivolte verso est, recano i simboli e le forme della teologia bizantina e le funzioni sono celebrate in lingua albanese.  Civita è stato tra i primi comuni a istituire lo Sportello Linguistico Comunale per la tutela del patrimonio etno-linguistico. In regioni montuose e lontane dalle comunicazioni si sono conservate intatte la foggia del vestire, gli usi e i costumi insieme alla lingua e alla professione di fede risalenti alle antiche origini albanesi. Alla conservazione della lingua contribuisce enormemente il mantenimento continuo della coscienza storica del sentimento dell’origine albanese. Sotto l’aspetto culturale, l’eredità albanese costituisce una ricchezza considerevole di tesori folclorici, che ancora oggi vengono conservati gelosamente dalla popolazione del borgo. Nel centro storico, oltre alla cappella di Sant’Antonio e a quella cinquecentesca di Santa Maria della Consolazione, è da visitare la chiesa di Santa Maria Assunta, costruita in stile barocco nella seconda metà del XVI secolo, con impianto orientale e simboli della teologia bizantina. Vi si celebra la liturgia bizantina, in quanto gli albanesi d’Italia sono cattolici di rito greco. Nella chiesa, quindi, proliferano le icone al posto delle statue.

I comignoli

I comignoli di Civita, probabilmente datati ad un periodo successivo al 1500, rappresentavano un segno distintivo per ogni casa e assolvevano a diverse funzioni, sia reali che legati alla superstizione. Accanto alla normale operazione di aspirazione del fumo dei camini e alla protezione dai forti venti che si formavano tra i monti del Pollino, i comignoli erano in grado, secondo la simbologia tradizionale, di tenere lontani gli spiriti maligni. Anche per questo motivo erano costruiti in forma strambe e particolari, per distinguersi gli uni dagli altri e legati all’estro del momento e alle condizioni economiche delle famiglie che ne commissionavano la costruzione. Infatti, le famiglie più ricche avevano in uso di fare realizzare comignoli molto elaborati, spesso vere opere d’arte, al contrario delle famiglie meno abbienti, sulle cui case si ergevano comignoli di più semplice fattura.

Passeggiando per il centro storico di Civita non si può non notare la presenza di alcune piccole case dalla struttura antropomorfa. Sono le case Kodra, che devono il loro nome a Ibrahim Kodra, un pittore albanese di fama internazionale che Civita ha voluto ricordare alla sua morte, avvenuta nel 2006, perché queste case “parlanti” e antropomorfe richiamano le linee e le forme della sua pittura. Queste case si presentano, infatti, con una facciata che ricorda un volto umano. La porta d’ingresso posta al piano terra è sovrastata da una canna fumaria esterna, affiancata a sua volta da due piccole finestre perfettamente identiche e simmetriche. Questi elementi così distribuiti rappresentavano, rispettivamente, la bocca, il naso e gli occhi.

Civita - Visit Pollino

Pranzo ristorante tipico “La Kamastra”(cucina arberesh e locale).

La gastronomia locale è naturalmente un connubio tra tradizioni arbëreshë e la cucina tipica del Pollino. La cultura e l’abilità antica, unita a materie prime di qualità e alla presenza sul territorio di numerose erbe aromatiche, offrono piatti ricchi di sapore, come la pasta fatta in casa condita con sugo di capretto; prosciutto e capocollo; formaggio fresco; gnocchetti con ricotta pecorina; fettuccine con funghi porcini e agnello e capretto alla civitese con accompagnamento di vino del Pollino.

Dopo pranzo  avrà inizio la rappresentazione folklorica della Valie Arberesh con canti e ballo della tradizione. Il martedì di Pasquinella comunità di Eianina è il giorno della della propria identità linguistica e culturale. È qui che per un giorno all’anno gli arbëreshë d’Italia si ritrovano, nel paese delle Vallje, nel paese dei colori d’Arbëria. In questi giorni sembra che la terra abbia cambiato d’abito e la primavera versato i colori sui costumi delle donne. Donne che, si tengono tra loro tramite un fazzoletto e predisposte a ferro di cavallo alle cui estremità si trovano due o tre uomini detti “caporali”, girano tra le vie del paese intonando canti in lingua albanese che richiamano rapsodie e rievocano la vittoria dell’eroe nazionale albanese Scanderbeg sui Turchi. E’ quasi come se Frascineto ed Eianina in quei giorni si svegliassero in un altro tempo, in altro luogo: i colori del costume tradizionale femminile sono stupendi, ricchi d’oro, impregnati di passato e storia, colmi di ricordi e gioia, indossati con grazia dalle donne del paese, che rammentano la grazia e l’eleganza delle donne del tempo andato.

Le vallje sono eseguite in semicerchio, tenendosi a catena, e si snodano per le vie del paese accompagnate da canti epici che narrano la resistenza contro i turchi, rapsodie, storie d’amore e di morte. Il più famoso di questi canti è il Canto di Scanderbeg del martedì di Pasqua.

A tavola non mancano le inconfondibili Jova di Pasqua del rito orientale, ovvero le Uova di Pasqua colorate di rosso.

 

Le Vallje di Civita: tradizioni e storia della festa arbëreshë | VMvacanze

La danza della Vallje di Pasqua : La parola vallje significa, in generale, “danza” ma, in realtà nella minoranze etniche calabresi arbëreshë, cioè gli albanesi d’Italia, essa indica la ridda. Questa è l’unica forma di danza arrivata in Calabria che i primi migranti albanesi portarono nelle zone del cosentino ed è l’unica forma di danza conosciuta. La Vallje potrebbe essere confusa con la tarantella calabrese, ma si tratta invece di una ridda che si rifà alle danze della montagna albanese e alla regione montuosa della Rugova sita nella Kossova e dell’Epiro. La Vallja è sicuramente uno degli eventi folkloristici più importanti della tradizione arbëreshë. Attualmente si esegue nella zona del Pollino cosentino ed è effettuata il martedì di Pasqua. La tradizione delle vallje rimanda alla storia dell’Albania e precisamente al condottiero Giorgio Castriota Skanderbeg. Si tratta di un avvenimento storico molto importante per gli arbëreshë: Skanderbeg, alla guida di un piccolo esercito riuscì a sconfiggere le armate turche. L’episodio porta la data del calendario giuliano del 24 aprile 1467, il condottiero riuscì a salvare la città di Kruja dal turco Balabano, proprio il martedì dopo Pasqua e seguì una festa che durò tre giorni. Le donne cantano in lingua arbëreshë i viersh, canti epici e d’amore: delle canzoni nazionali tipiche dell’Albania antica.

Le Vallje, l'evento della Pasqua Arbëreshe • Meraviglie di Calabria

I movimenti eseguiti durante la ridda rappresenterebbero la tecnica di accerchiamento messa in atto da Skanderbeg contro l’esercito turco. C’è da notare che la vallja molte volte è composta da soli uomini vestiti in abiti tradizionali; anche essi tratteggiano e ricordano appunto la tattica di combattimento adottata da Skanderbeg per catturare il nemico turco. Questa manifestazione coinvolge tutta la gente del paese e rappresenta il forte senso comunitario arbëreshë. Durante la settimana santa di Pasqua, negli ultimi giorni, per le vie dei borghi arbëreshë è possibile ascoltare il canto delle Kalimere.Si tratta di canti augurali in lingua albanese che raccontano la passione e morte di Cristo.

Circa  le 16.30 partenza per Sapri per prendere il treno diretto a Roma in partenza alle ore in aggiornamento .

Arrivo alla stazione di Roma Termini e fine dei servizi.

Per coloro che partono altre destinazioni,proseguimento per per la propia destinazione in treno,o  in aereo da Lamezia Terme o aereoporto di Napoli.

 

Costo per persona in camera doppia euro 630,00

Sup.Singola 60,00

Prenotazioni entro il 10 Febbraio con acconto di euro 300,00

Saldo 35 giorni prima della partenza.

La quota comprende

Bus G.T per la durata del tour.

Hotel 3 stelle in mezza pensione bevande incluse ai pasti.

5 pranzi bevande incluse

Guida autorizzata Regione Calabria per intera durata del tour.

Assicurazione medica  e bagaglio

ASSICURAZIONE ANNULLAMENTO VIAGGIO

Iva di legge.

Gadget

Accompagnatore dei Viaggi di Giorgio

Non comprende :

Biglietto treno da euro 120,00 soggetto a riconferma

Ingressi pari a euro 16,00

Mance guida, autista e camerieri.

Eventuali tasse di soggiorno da pagare in loco.

 

 

NOTIZIE AGGIUNTIVE APPROFONDIMENTI

“Non mi aspetto giustizia dal mondo che ha crocifisso l’amore” (T. Mithrandir)

I riti della Settimana Santa della tradizione regionale calabrese hanno radici secolari. Durante tutta la Settimana, a partire dalla Domenica delle Palme, è un avvicendarsi di manifestazioni religiose e folkloristiche dove il sacro e il profano si susseguono e si accavallano sconfinando da una sfera all’altra lasciando intravedere, in ognuna di esse, le numerose dominazioni e invasioni che si sono succedute nel corso dei secoli, oltre che le varie superstizioni legate a ogni località.

A San Demetrio Corone, la sera del Venerdì Santo si svolge la Via Crucis con la partecipazione in massa di tutti i fedeli, mentre schiere di ragazzi girano per le vie del paese con le “trocke”, tipici strumenti della musica popolare costruite in legno che, in sostituzione del suono delle campane, invitano la gente a partecipare alla processione del Cristo. Nella mattina del Sabato Santo si cantano il Vespro e la Liturgia di S. Basilio e, dopo la lettura dell’Epistola, viene dato in chiesa il preludio della resurrezione di Cristo, simbolicamente sollecitato dal sacerdote a risorgere, mediante il lancio di fiori. In quel momento le campane suonano a gloria, mentre il sacerdote compie il sacro rito alla fine del quale i fedeli si recano nelle fontane a prendere l’acqua benedetta. Dopo la mezzanotte, comitive di giovani, si riversano nelle strade del paese cantando l’inno “Kristos Anesti” (Cristo è risorto) svegliando la gente che dorme. Una tradizione singolare di San Demetrio Corone è la consuetudine tra la notte del Sabato e della Domenica di Pasqua di recarsi, in assoluto silenzio, alla fontana dei monaci, presso il Collegio di Sant’Adriano, per eseguire il rito del “rubare l’acqua”. Il rito riproduce il gesto della Madonna allorquando non potendo lavare il corpo di Gesù perché impedita dalle guardie, si recò, nel silenzio della notte, presso una fontana dove bagnò un panno e così riuscì di nascosto a pulire il corpo del Figlio. Al rito si partecipa a piccoli gruppi che si formano in corrispondenza delle varie “gjitonie”, i vicinati, e che a tarda ora si incamminano verso la fontana. I gruppi procedono rispettando un rigoroso silenzio e resistendo ai molestatori che puntualmente si incontrano lungo la strada, infatti chi ha già bevuto alla fontana è libero dal vincolo del silenzio e si diverte cercando di far parlare chi non l’ha ancora fatto, per questo si vedono le più anziane del gruppo munite di “dokanigje”, lunghi bastoni dall’estremità biforcuta, con l’intento di scoraggiare i tentatori.
Dopo aver bevuto l’acqua del paese si scambiano gli auguri e tra canti e danze si ritorna alla volta del paese.

Il Venerdì è il giorno della Settimana Santa più profondo e ricco di simbolismo e di rappresentazioni tradizionali sacre in tutti i comuni calabresi. Quella sicuramente più suggestiva e maggiormente conosciuta anche oltre i confini regionali, si svolge a Nocera Terinese, piccolo borgo del catanzarese, dove si può assistere allo spettacolo dei “Vattienti” – Battenti, Flagellanti.  Qui, i fedeli in processione, scalzi, indossano pantaloncini cortissimi di colore nero per lasciare totalmente scoperte tutte le gambe, sulla testa una corona di spine fatta con asparago selvatico intrecciato, praticano il rito dell’auto-flagellazione. Battono sulle gambe un pezzo di sughero di forma circolare chiamato cardo o rosa dove sono attaccati 13 pezzetti di vetro che entrando in contatto con la pelle, oltre a causare dolore, tagliano facendo fuoriuscire copiosi rivoli di sangue. Sulle ferite viene versato del vino rosso che mescolandosi al sangue crea una visione ancora più straziante. Il numero 13 richiama i dodici apostoli più Gesù, ma non solo, è simbolo di morte, trasformazione e rinascita.  Ogni flagellante si accompagna a un personaggio detto “acciomu”- Ecce Homo, che indossa un lungo drappo rosso e regge tra le braccia una croce avvolta, anch’essa, da un tela di colore rosso. Anche l’acciomu è scalzo e ha il capo cinto da una corona di spine.

Il dolore come penitenza ed espiazione, dove il sangue è senza dubbio il protagonista assoluto di questo rituale.  Sangue come sacrificio per redimersi dalle colpe, come simbolo che unisce quanti sono accomunati dalla stessa tacita richiesta di intercessione col divino, come voto per ottenere una guarigione o per l’assoluzione dai peccati per un’anima defunta. Ma ancora, quel sangue come vera e propria Via Crucis offerta in dono alla Vergine Maria, affranta dalla morte del suo unico figlio. Il sangue, pur suscitando una sorta di rifiuto del dolore è, contemporaneamente, emblema di quel modello ciclico vita-morte inteso come purificazione e rinascita. “I Vattienti” compiono un atto cruento, doloroso, ancestrale per certi aspetti, ma “spiritualmente necessario”.

Quello dei “Vattienti” non è solo un rito tradizional-popolare legato alle cerimonie pasquali, ma è una vera e propria identità sociale, religiosa e antropologica della comunità di Nocera Terinese. Le prime testimonianze storiche risalgono addirittura agli inizi del 1600 e, nonostante la Chiesa, pare, abbia più volte disposto l’annullamento di tale celebrazione, Nocera Terinese è uno dei pochi comuni calabresi ad averlo mantenuto tanto da essere stato candidato, dalla Regione Calabria e dal Ministero dei Beni Culturali, a divenire Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Altra manifestazione della tradizione pasquale calabrese è la cosiddetta “Affruntata” o “Cunfrunta”– (Incontro-Confronto), particolarmente presente in molte località delle provincie di Vibo Valentia e di Reggio Calabria.  Il rito prevede la processione delle statue di Gesù Risorto, San Giovanni e la Vergine Maria che è vestita di nero in segno di lutto.  Le statue vengono più volte avvicinate e allontanate, in alcuni paesi l’incontro viene fatto correndo, per rievocare l’annuncio che San Giovanni fece alla Madonna per comunicarle che Gesù era risorto.

Nella città di Lamezia Terme invece, o meglio nel limitrofo ex comune di Sambiase, molto sentita è la processione dei “Mistìari”, intesi tanto come Misteri Dolorosi quanto come Mestieri. Nelle Chiese dell’Immacolata e dell’Annunziata che sorgono una di fronte all’altra, vengono allestite per l’occasione le 8 statue relative alla Passione di Cristo (Misteri); ogni statua viene portata in processione da persone che appartengono e  rappresentano una determinata categoria lavorativa (Mestieri). Ecco quindi che i contadini portano la statua di Gesù nell’orto del Getsemani; Gesù coronato di spine dai parrucchieri; ai muratori spetta Gesù flagellato alla colonna; i falegnami si occupano sia di Gesù che porta la croce che di Gesù crocifisso; le Confraternite delle due parrocchie portano la “varetta” – (la bara) di Gesù morto; le donne che hanno subito dei lutti portano la Madonna Addolorata e infine, gli impiegati si occupano di San Giovanni.

Basta spostarsi di pochi chilometri verso il capoluogo o in alcuni comuni del crotonese, per assistere alla processione della “Naca”- ( dal greco nake-Culla), ovvero una sorta di bara contenente Gesù morto. Processione risalente al 1600 ed è ancora oggi una delle maggiori attrattive tra i riti pasquali catanzaresi. Anche qui, nei tempi antichi, erano i rappresentanti di ogni categoria di lavoratori a portare la “Naca” con una andatura altalenante; oggi invece sono i Vigili del Fuoco che la portano in spalla lungo le strade cittadine. Gli stendardi e le bandiere assegnate alle Confraternite della città capoluogo precedono la naca, mentre le croci penitenziali e la statua della Madonna col cuore trafitto da 7 spade, la seguono. Sette spade, tante quante furono le sofferenze di Maria durante la sua vita terrena: La Profezia di Simeone; La fuga in Egitto; Lo smarrimento di Gesù al Tempio; La salita di Gesù al Calvario; La Crocifissione; La deposizione dalla croce; La sepoltura.

A Serra San Bruno in provincia di Vibo Valentia, si pratica il rito della “Schiovazione”. Il Cristo viene letteralmente liberato dai chiodi, staccato dalla croce e deposto su un letto mortuario per poi essere portato in processione insieme alla Madonna Addolorata, alla Maddalena e a San Giovanni.

A Laino Borgo, in provincia di Cosenza, paese immerso nel Parco Nazionale del Pollino, è molto partecipata “la Giudaica” ovvero la rappresentazione della Passione e della Morte di Gesù che coinvolge per la realizzazione  di 19 scene,circa 200 attori in una sorta di teatro itinerante della durata di quasi sei ore con processione finale.

E poi ancora, a Mesoraca, in provincia di Crotone, troviamo la processione dei suoni; a Vazzano in provincia di Vibo Valentia, la fiaccolata; sempre nel vibonese e in alcuni paesi del reggino jonico si svolge “la chiamata della Madonna Addolorata”.

Ciò che accomunava un tempo tutte, o quasi, le località regionali nel giorno del Venerdi Santo erano il silenzio, il digiuno totale o parziale, cui solo i bambini, gli ammalati e le donne in stato di gravidanza erano esenti, e la penitenza.  Le donne non si pettinavano né si intrecciavano o legavano i capelli e vestivano di nero in segno di lutto. Era vietato ridere, suonare, cantare. Nessun rintocco di campana e per le strade dei paesi solo il suono sordo e inquietante di uno strumento molto rudimentale chiamato “Tocco”. Non si cucinava e se proprio necessario si consumavano esclusivamente piatti freddi.  Solo dopo la Resurrezione di Gesù si riprendevano le normali attività quotidiane e all’avvicinarsi del momento in cui le campane suonavano a festa per annunciare il trionfo della vita sulla morte, era usanza attendere, abbandonando qualunque cosa si stesse facendo, ovunque ci si trovasse, distesi a terra a faccia in giù.

Ovunque ci si sposti, da una provincia a un’altra, da un comune all’altro, che si tratti della costa Jonica o di quella Tirrenica tanto quanto dell’entroterra, tutta la Calabria è ricca di tradizioni culturali e riti religiosi impossibili da raccontare tutti.




POMPEI ULTIME SCOPERTE-CARRO MATRIMONIALE-PROVOLERA- E ALTRO INEDITO

             

               Pompei e dintorni:  

insoliti itinerari e nuove scoperte

Dopo oltre 30 anni di progetti annunciati ha aperto , negli spazi della Reggio di Quisisana a Castellammare di Stabia (Napoli), il nuovo Museo archeologico di Stabiae Libero D’Orsi, intitolato ad una delle figure più rappresentative dell’archeologia del Mediterraneo ed in particolare dell’area vesuviana.

Il Museo Archeologico di Stabia Libero d’Orsi riapre nel suo rinnovato allestimento, con un percorso ampliato, depositi visitabili e scuola di formazione e digitalizzazione.

Grazie al  Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale che  ha recuperato circa 125 reperti archeologici di produzione campana,in sinergia con il Parco Archeologico di Pompei – Area Tutela,potremo ammirare   questi reperti,che  saranno tutelati e valorizzati nel contesto del rinnovato Museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi.

 

Torre Annunziata – Il quartiere Provolera torna a vivere con i “murales gentili”..

Far rinascere un quartiere degradato non è cosa da poco. Ci vogliono risorse, passione, costanza, impegno e determinazione, ma soprattutto il coinvolgimento degli abitanti del posto, che devono diventare parte attiva del processo di cambiamento.

Certo, nessuno ha la bacchetta magica. Innanzitutto occorre che le Istituzioni investano risorse per riqualificare il quartiere (strade, impianto di illuminazione, verde pubblico, palazzi fatiscenti, ecc.), ma si può iniziare anche dalle piccole cose, da un progetto, da un’idea.

Ed è questo il caso del quartiere Provolera di Torre Annunziata. Rosaria Langella, imprenditrice, è nata e vissuta per molto tempo in questo rione, noto tristemente per episodi di cronaca nera…

…e così è partita l’iniziativa dei “Murales Gentili” nel quartiere Provolera. Abbiamo coinvolto gli abitanti della zona, che in un primo momento sembravano alquanto scettici, ma poi si sono lasciati prendere dall’entusiasmo ed ora partecipano attivamente a questo progetto. La cosa sorprendente e vedere tanti bambini coinvolti in ogni genere di iniziativa. Ieri sera, mercoledì 2 agosto, tutti assieme abbiamo ripulito di rifiuti, plastica e pietrame lo spazio lasciato libero dall’abbattimento recente di un palazzo . In questa zona sono nati diversi Bed and Breakfat e molti turisti si fermano per farsi le foto vicino ai murales. Ed apprezzano molto le antiche tradizioni dei nostri quartieri storici, con il vociare delle donne sedute fuori alle proprie abitazioni a conversare. Ecco, si può partire anche dalle piccole cose per far rinascere il nostro centro storico”.

Nel 2019 a Civita Giuliana località a nord dell’antica città di Pompei, in una villa suburbana già in parte individuata e indagata agli inizi del ‘900 e tornata all’attenzione per gli scavi clandestini condotti da tombaroli, si avvia un’attività di scavo senza precedenti per la sua genesi e per le sue straordinarie scoperte. Tra queste un carro cerimoniale con il lussuoso rivestimento in bronzo e le decorazioni in argento, in ottimo stato di conservazione.

Oggi il carro ricostruito nelle sue parti mancanti – che lasciarono impronte nella cenere e furono recuperate grazie alla tecnica del calco – è finalmente percepibile nelle sue reali forme e dimensioni e sarà fruibile presso l’Antiquarium di Boscoreale.

“Questa è un’autentica perla che dimostra ancor più, ove ve ne fosse bisogno, l’unicità del nostro patrimonio. – Il restauro e l’esposizione non rappresentano solo la restituzione di un reperto eccezionale ai cittadini e agli studiosi, ma anche il coronamento di uno sforzo che, in questo caso, ha visto operare insieme Parco archeologico di Pompei, Procura della Repubblica di Torre Annunziata e Carabinieri del TPC. Tutto ciò ci spinge a lavorare con sempre maggior impegno, consapevoli del valore del nostro patrimonio, eredità di un grande passato ma anche opportunità di crescita civile e socioeconomica per il futuro”.

Elemento scultoreo in bronzo @ Parco archeologico di Pompei

“La scoperta all’epoca dello scavo fu eccezionale per le informazioni che rivelava per la tipologia di veicoli di trasporto, di tipo cerimoniale, che non trovava confronti in Italia con simili reperti. Un carro simile era stato ritrovato anni fa in Grecia, nei luoghi dell’antica Tracia, in una tomba appartenuta a una famiglia di alto rango, ma lasciato in situ. Questa è invece la prima volta al mondo che un pilentum viene ricostruito e studiato. – dichiara il Direttore generale dei Musei, Massimo Osanna, sotto la cui Direzione del Parco di Pompei nel 2018 si sono avviate tutte le attività e la firma del protocollo d’Intesa con la Procura – Inoltre, le indagini a Civita Giuliana hanno sancito l’ attuazione di una metodologia di scavo di tutto il contesto, ormai ordinaria a Pompei, che ha visto coinvolto un team interdisciplinare di archeologi, architetti, ingegneri, restauratori, vulcanologi, antropologi e archeobotanici. L’attuale restituzione del carro al pubblico racchiude una storia ben più ampia di cura del patrimonio culturale italiano”

La superficie del carro era occupata da clipei con scene esplicite @ Parco archeologico di Pompei
I “modi” romani cioè la rassegna di posture in cui può essere declinato l’amore carnale @ Parco archeologico di Pompei

“Il carro oltre al suo valore scientifico, costituisce il simbolo di un processo virtuoso di legalità, tutela e valorizzazione non solo dei singoli reperti, ma di tutto il territorio vesuviano. – aggiunge Gabriel Zuchtriegel, attuale Direttore del Parco – Quell’attività ha dato avvio a operazioni di esproprio di strutture illecite, per consentire di proseguire l’indagine e ha visto più enti collaborare per un intento univoco. Oltre alla Procura e ai Carabinieri, anche il Comune di Pompei, ha dato la sua disponibilità nella gestione della viabilità urbana inevitabilmente compromessa dal prosieguo dello scavo. L’esposizione dei preziosi reperti è un punto di partenza verso l’obiettivo più ambizioso di rendere presto fruibile l’intera villa al pubblico.”

Pompei: nuove scoperte e un percorso sopraelevato sull’Insula dei Casti Amanti.

Non finisce mai di stupirci il Parco Archeologico di Pompei: aperto uno straordinario percorso sopraelevato, su passerelle sospese, che permetterà una eccezionale visita e una vista inedita, dall’alto, delle strutture e del cantiere di scavo e restauro in corso. Aperte anche tre nuove domus nella Regio IX, uno dei quartieri pompeiani, dove gli scavi proseguono rilevando tesori straordinari

Pompei: nuove scoperte e un percorso sopraelevato sull'Insula dei Casti Amanti | Napoli da Vivere

Dal 28 maggio 2024 nel Parco Archeologico di Pompei ha aperto alle visite l’Insula dei Casti Amanti con un nuovo e interessante percorso sopraelevato su passerelle sospese che consentirà al pubblico di osservare dall’alto l’intera Insula (isolato), comprendente la casa dei Casti Amanti, la casa dei Pittori al lavoro e la casa del Cenacolo colonnato.Sarà possibile accedere all’insula tutti i giorni dalle ore 10.30 alle 18:00, attraverso un percorso interamente “accessibile” che, dall’alto, consentirà una visione innovativa e globale dell’intera insula e dell’architettura delle case romane. L’ingresso sarà contingentato allo scopo di garantire un’ottimale accessibilità e fruizione in sicurezza del percorso.

I recenti scavi nella Casa dei Pittori al lavoro hanno fatto emergere una dalle raffinate pareti affrescate in IV stile, dove si riconoscono Afrodite, Apollo e Dioniso e una quarta divinità. Su un’altra parete ancora, un quadretto più piccolo raffigurante un bambino con cappuccio e mantello da viaggiatore, circondato da grandi grappoli d’uva e melagrane; al suo fianco un cagnolino.

Nuove sorprese a Pompei, emerge un salone decorato con soggetti dalla Guerra di Troia

La sala si aggiunge ai tesori della Regio IX, da poco accessibile al pubblico, offrendo uno spaccato non solo artistico ma anche sociale del tempo. Tra eroismo, destino e libertà

Nuove sorprese a Pompei, emerge un salone decorato con soggetti dalla Guerra di Troia

Giorno 1 Roma – Castellamare di Stabia – Torre Annunziata

Ritrovo dei partecipanti presso Stazione Termini e partenza con treno AV diretto a Napoli.

Arrivo e trasferimento in Circumvesuviana a Castellammare,dove all’arrivo i bagagli saranno trasferiti in hotel e trasferimento a piedi per la prima visita.

Il nostro viaggio tra Pompei e i suoi dintorni inizia proprio da Castellammare di Stabia dove un gioiello di architettura settecentesca ospita il nuovo museo Archeologico Libero D’Orsi.

IL MUSEO LIBERO D'ORSI A STABIA SI AMPLIA - DAI DEPOSITI AL PERCORSO DI VISITA, UN CONCEPT INNOVATIVO TRA APPROFONDIMENTI E STRUMENTI MULTIMEDIALI - Pompeii Sites

ll Museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi ospita  507 reperti tra dipinti murali, arredi marmorei, suppellettili in ceramica e bronzo. Il percorso si integra con tecnologie e apparati multimediali didattici che implementano l’accessibilità fisica e culturale delle opere e dei contenuti.  Il Museo è ospitato dal 2020 negli spazi della Reggia di Quisisana – edificio che vanta una storia di oltre sette secoli, poi valorizzato in epoca borbonica – come spazio dedicato all’esposizione di numerosi e prestigiosi reperti del territorio stabiano, insieme a preziose testimonianze della vita quotidiana, in particolare quella che si svolgeva nelle ville romane d’otium (lussuose residenze finalizzate al riposo, del corpo e dello spirito, dalle attività e dagli affari) e nelle ville rustiche (simili nella concezione alle moderne fattorie), site in posizione panoramica con “vista” sul Golfo di Napoli.

Il nuovo allestimento del Museo archeologico di Stabia “Libero D'Orsi” – Direzione generale Musei

IL MUSEO

Per la prima volta gli allestimenti mettono insieme gli apparati decorativi delle ville marittime rinvenute sulla collina di Varano durante gli scavi di età borbonica e quelli scoperti da Libero D’Orsi a partire dal 1950. L’allestimento che vede riuniti, dopo oltre 250 anni, i reperti stabiesi conservati al MANN e quelli rinvenuti dal preside, oggi custoditi al Quisisana, è stato possibile grazie all’Accordo siglato con il MANN per la valorizzazione del patrimonio stabiano che consente al museo di avere in prestito per tre anni molti dei reperti rinvenuti a Stabia secondo cicli di rotazione.

Metronapoli.it - MUSEI. SI AMPLIA IL 'LIBERO D'ORSI' DI STABIA, DA OGGI CHIUSO AL PUBBLICO

Pertanto, per la prima volta sarà possibile fruire degli apparti decorativi organizzati per contesti di provenienza.

Apre il museo Libero D'Orsi - - Il Giornale dell'Arte

 

Riapre al pubblico il Museo Archeologico di Stabia

IL PERCORSO MULTIMEDIALE

Il percorso è composto da 6 dispositivi multimediali disposti lungo il percorso espositivo che raccontano, attraverso modalità immersive e partecipative, le forti relazioni tra la città antica e quella contemporanea.

Si racconta, infatti, di un sito archeologico straordinario, l’antica Stabiae, due volte distrutta e due volte rinata. Conquistata e devastata nel corso della Guerra Sociale dalle truppe di Silla, come punizione per essere passata dalla parte dei ribelli italici, riprende vita come pagus di Nocera e diventa sede di importanti e prestigiose ville marittime, dotate di meravigliosi e lussuosi apparati decorativi. Stabia verrà distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. alla stregua di Pompei ed Ercolano, ma a differenza di queste ultime rinasce già nel 92 d.C. come riporta il poeta Stazio. Stabiae era infatti, sede di una statio della flotta misenate e continuerà ad esserlo anche in età post eruzione, come ci dimostrano i reperti rinvenuti sotto la Cattedrale di Castellammare di Stabia.

Nella prima sala un plastico multimediale entra in relazione con i reperti esposti, raccontando in un lungo arco temporale le trasformazioni del territorio – compreso tra Ercolano, il Vesuvio, Pompei fino a Sorrento sul versante napoletano e Nocera e i Monti Lattari su quello salernitano; e i due diversi momenti di scoperta della città antica di Stabia, la prima in età borbonica (negli anni in cui furono scoperte Pompei ed Ercolano); la seconda ad opera del Preside Libero D’Orsi, negli anni ‘50. Quest’ultimo momento, in particolare, viene ripercorso attraverso un diario multimediale con la voce, le foto e gli appunti del Preside D’Orsi. Un libro cartaceo multimediale che i visitatori possono sfogliare virtualmente per scoprire tutti i  particolari che hanno fatto la storia e la fortuna degli scavi.

Gli allestimenti successivi delle sale evocano le grandi sale affacciate sul Vesuvio e sul golfo stabiano che rappresentano ancora oggi quinte sceniche proiettate sul mare. Nel museo il paesaggio che era godibile in età pre 79 d.C. è stato riscostruito fedelmente sul fondo della sala, spogliandolo di tutte le costruzioni contemporanee, e riproponendolo in una proiezione dinamica che cambia nell’arco delle 24 ore della giornata. La proiezione diventa la quinta prospettica agli arredi rinvenuti nei peristili e nei giardini delle ville di Varano. Su di essi si affacciavano gli ambienti dedicati al soggiorno e al riposo diurno, all’otium e alla lettura, alla convivialità e all’ospitalità che mantenevano perennemente lo sguardo proiettato sul panorama: Ischia e Capo Miseno, Capri e la penisola sorrentina ma anche le alte e verdi montagne di cui Simmaco elogia la qualità e la salubrità del latte prodotto dagli armenti che qui pascolavano.

Campeggiano sulle pareti delle sale le parole di Cicerone, che scrive una lettera all’amico Marco Mario: «Non ho dubbi in proposito: hai tratto un’apertura nella tua camera da letto e ti sei spalancato un panorama sul golfo di Stabia […]»

Scomparsa Pompei, Stabiae rappresentava l’unico sbocco per Nocera. Le sue vie, quella per terra e quel mare, l’hanno salvata dall’oblio. La rinascita è raccontata mediante un’installazione multimediale interattiva e dai reperti ricevuti in prestito dal Museo Diocesano sorrentino stabiese, che conserva ed espone i reperti rinvenuti sotto il Duomo di Castellammare di Stabia, che risalgono al II e al VI d.C.

 

La Reggia di Quisisana

La Reggia di Quisisana – StabiaeDintorni | Il Blog del turista.

La Reggia fu costruita nel XIII secolo dai sovrani angioini come luogo di villeggiatura e di cura, ma fu solo con gli interventi condotti da Carlo III di Borbone tra il 1765 e il 1790 che il palazzo assunse l’aspetto attuale. Il complesso, che rispecchiava l’idea del “palazzo di caccia e villeggiatura”, ha una struttura ad elle così da godere da un lato di una splendida vista sul golfo e dall’altro di essere meglio collegato a Castellammare. Negli anni seguenti anche il parco venne riammodernato e ingrandito sui modelli del giardino all’inglese con grandi viali, scale, fontane e giochi d’acqua che sfruttavano scenograficamente sia la ricca vegetazione delle pendici del Faito che le sorgenti d’acqua. La fama del Palazzo era tale da attrarre moltissimi viaggiatori e personalità straniere a soggiornare nell’area e il suo splendore ci è testimoniato dagli acquerelli e dalle incisioni di Hackert e Dahl nonché dalle vedute della Scuola di Posilippo.
Dopo alcuni decenni di abbandono, il palazzo è stato oggetto all’inizio del 2000 di un grande intervento di restauro terminato nel 2009 e che ha restituito l’antico splendore.

Il sito è di proprietà del Comune di Castellammare di Stabia, che ha concesso parte dell’edificio in comodato d’uso al Parco archeologico di Pompei per  ospitare il Museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi.

Chi era Libero D’Orsi ?

Libero d’Orsi nacque a Castellammare di Stabia il 30 marzo del 1888. Si laureò in Lettere presso l’Università di Napoli e in Filosofia presso l’Università di Padova. Nel 1946 divenne preside della scuola media Stabiae dove rimase fino al 1958. Nel 1949 fu nominato ispettore onorario alle Antichità e Belle Arti e poi Conservatore Onorario del Museo Statale di Castellammare di Stabia.  Fu Grande Ufficiale della Repubblica Italiana e fu insignito della Medaglia d’Oro al Merito della Repubblica per la Scuola, la Cultura e l’Arte….continua…

Arrivo in hotel e pranzo .Sistemazione nelle camere riservate. Tempo per il riposo.

Si pernotta nel magnifico storico hotel Stabia fronte mare 4**** eccellenza dell’hotelleria in questa zona.

                                      ESCLUSIVA DEI VIAGGI DI GIORGIO 

TORRE ANNUNZIATA QUARTIERE PROVOLERA

 

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Nel pomeriggio ci spostiamo verso Torre Annunziata per vivere una delle esperienze esclusive dei Viaggi di Giorgio, un incontro tra antico e moderno tra passato e presente tra lusso e borghi popolari.

Visita narrata al quartiere Provolera.

Nei mesi scorsi il progetto “Costruiamo la Gentilezza”capitale 2024 aveva già realizzato alcuni murales in giro per la città ma non si è certo fermato a quello ma come afferma Anna Vitiello “Il nostro intento è quello di non fermarci, di continuare e di portare luce e colore nei luoghi grigi della nostra città”.

Il progetto è frutto della collaborazione fra le associazioni: Don Pietro Ottena, Progetto Cripta, Rotaract e Rotary di Torre Annunziata. Le persone del territorio si sono dimostrate molto aperte e disponibili, organizzando anche una colletta per acquistare il materiale necessario agli artisti.

Torre Annunziata - Il quartiere Provolera torna a vivere con i “murales gentili”

Il nome del quartiere deriva da Polveriera perché proprio qui era presente la reale fabbrica d’armi Borbonica: il dialetto Torrese ha trasformato la Polveriera in Provolera!

Far rinascere un quartiere degradato non è cosa da poco. Ci vogliono risorse, passione, costanza, impegno e determinazione, ma soprattutto il coinvolgimento degli abitanti del posto, che devono diventare parte attiva del processo di cambiamento. Ed è questo ciò che è successo qui in questo quartiere.  Riqualificando muri decrepiti di palazzi storici sono nati i  murales gentili”  Tra queste strade incontreremo la gente del quartiere ascolteremo le loro storie e le storie di questi dipinti e di come dalla cenere, qualunque essa sia, si può sempre rinascere !

Torre Annunziata - I murales al Quartiere Provolera: ecco chi sono gli artisti

L’ondata di trasformazione partita dal Rione Provolera travolgerà tutti i quartieri di Torre Annunziata. Prossimo obiettivo la riqualificazione dell’antico Rione dei Pescatori, uno dei luoghi più simbolici della città. Anche in questa zona i murales gentili cancelleranno il degrado per inaugurare un nuovo capitolo di rinascita.

Torre Annunziata - I "murales gentili" crescono nel quartiere Provolera

Nei secoli è diventato un quartiere difficile, ma oggi è un’esplosione di vitalità e voglia di riscatto, come testimoniato dai ragazzi delle scuole del rione che hanno realizzato in pochi minuti, sotto la guida esperta degli artisti Marco Zurlo e Adriana Capizzano e con il Coordinamento di Anna Vitiello, il murale della chiesa del Carmine. Lo skyline di torre Annunziata per chi viene dal mare. Tutto nell’ambito del progetto dei murales gentili, che fanno rinascere i luoghi in preda al degrado, e nell’ambito della Città Metropolitana di Napoli, con i suoi comuni e quelli della Daunia, Capitale nazionale di Costruiamo Gentilezza 2024. Colori, immagini, racconti visivi di storie, persone e personaggi al posto di muri grigi, la vita laddove regnava l’abbandono, e tutto solo con la forza di volontà delle persone del luogo, che hanno messo a disposizione il proprio tempo, la propria arte e anche le risorse materiali per realizzare questi dipinti. Le voci del quartiere, quelle di Colomba Panciulo, simpatica e accogliente, e di Alfonso Pinto, bronzo alle Olimpiadi di Atene 2004 nel pugilato, categoria pesi mosca, epigono di una generazione di campioni olimpici che la palestra “Boxe Vesuviana”, innestata in quei vicoli, ha sfornato, a partire dal compianto Ernesto Bergamasco, Monaco 1972, passando per Pietro Aurino, Atlanta 1996, fino alla campionessa di oggi, Irma testa, bronzo alle ultime Olimpiadi di Tokyo. E poi le voci delle istituzioni, quella di Ilaria Abagnale, Consigliera delegata del Sindaco metropolitano – Gaetano Manfredi – al Progetto di Capitale Nazionale di Costruiamo Gentilezza, curato dalla Rete CUG della Città Metropolitana diretta da Renata Monda, e quella di Luca Nardi, che del progetto Costruiamo Gentilezza è l’ideatore, con la sua Associazione Cor et Amor, nonché il Coordinatore nazionale: “Il progetto dei murales gentili è replicabile liberamente per diffondere bellezza nelle comunità di appartenenza”. E, infatti, il progetto si sta allargando a macchia d’olio: prima la Provolera, poi il Rione dei Pescatori, ma ora Anna Vitiello, insieme con Arcangela De Vivo, ha già portato alla realizzazione di diversi murales gentili nell’area di San Severo, nel foggiano, e prossimi cantieri apriranno presto in Toscana e nel Lazio. Il processo di curare il degrado con i colori della gentilezza è appena iniziato.

Al termine di questa incredibile visita che ci avra’ dato forte commozione,trasferimento in ristorante locale e cena spettacolo dal tema:

A cena con i romani

Divertimento assicurato con attori e attrici in esclusiva per  I Viaggi di Giorgio.

Giorno 2 POMPEI – BOSCOREALE – ROMA

Nuove scoperte a Pompei e Carro Matrimoniale  Boscoreale.

Prima colazione in hotel e rilascio delle camere.

Una nuova iniziativa del Parco Archeologico di Pompei che permetterà una straordinaria visita e una vista inedita, dall’alto, delle strutture e del cantiere di scavo e restauro in corso, Dalla passarella, infatti, si potrà assistere anche alle attività di indagine e restauro in corso e ammirare gli ambienti emersi durante le recenti attività di scavo.

L’Insula dei Casti Amanti (IX 12) si trova nel quartiere centrale della città antica di Pompei (Regio IX), lungo Via dell’Abbondanza. La zona è stata scavata per circa la metà, ha un’area di circa 2.600 mq (70 x 37 m). Visibili nell’Insula la casa dei Casti Amanti, la casa dei Pittori al lavoro e la casa del Cenacolo colonnato e le facciate e alcuni ambienti dell’insula furono scavati nel 1912. Poi dagli anni ’80 seguirono altri scavi che hanno portato alla luce importanti parti delle strutture interne dell’isolato.

Una visita a Pompei che avrà come obbiettivo le nuove aperture e i nuovi percorsi visitabili che vi lasceranno davvero sbalorditi con un percorso che inizia dalla meravigliosa insula dei Casti Amanti ora è visitabile “dall’alto” grazie a un sistema di passerelle sospese, Il percorso dall’alto consentirà una visione innovativa e globale dell’intera insula, nonché dell’architettura delle case romane con l’alternarsi di ambienti vari adibiti ad usi diversi, dal produttivo al commerciale all’abitativo, oltre che dell’attività di cantiere in atto, nell’ottica di una rinnovata e migliore fruizione al pubblico. Tra gli ambienti portati alla luce nel corso degli scavi archeologici, nella Casa dei Pittori è emerso un muro dalle raffinate pareti affrescate in IV stile. La porzione superiore a fondo bianco è decorata con figure mitologiche (centauri, sirene, grifi) che incorniciano l’immagine di una divinità, presente su ciascun lato. Si riconoscono Afrodite, Apollo e Dioniso e una quarta divinità (molto probabilmente una figura femminile) non ben leggibile, a causa di una breccia sulla parete di riferimento.

Questo ambiente ancora in corso di scavo era interamente obliterato dal flusso cineritico. Il registro di mezzo con pannelli a fondo rosso presenta, invece, quadretti dipinti direttamente sul colore. Nelle scene si riconoscono Perseo e Andromeda da un lato e la purificazione di un eroe dall’altro. Su un’altra parete ancora, un quadretto più piccolo raffigurante, in maniera alquanto inedita, un bambino con cappuccio e mantello da viaggiatore, circondato da grandi grappoli d’uva e melagrane; al suo fianco un cagnolino. Posto vicino all’apertura che affaccia sul triportico (giardino con portico a tre bracci), la scena crea un gioco di illusione prospettica con il giardino. Sempre nella casa dei Pittori al lavoro, un altro ambiente, parzialmente indagato nelle precedenti campagne di scavo, è stato identificato come l’ingresso principale della Casa dei Pittori al Lavoro attraverso il vicolo occidentale. Lo scavo ha qui restituito gli scheletri di due vittime, un uomo e una donna in età avanzata che, entrati dalla porta sul vicolo, avevano cercato rifugio nelle fauces (corridoio di accesso), un piccolo spazio ancora libero dal lapillo caduto durante la prima fase dell’eruzione, trovando successivamente la morte a causa dei lapilli grigi che inevitabilmente vennero ad accumularvisi.

Nella casa del II Cenacolo colonnato, invece, durante le attività di scavo e svuotamento sono stati intercettati alcuni disegni a carboncino, che per la semplicità dell’esecuzione, la natura ingenua del tratto e le semplificazioni degli schemi iconografici, sembrerebbero essere stati eseguiti dalla mano di un bambino, verosimilmente salito su un ponteggio montato per i lavori in corso nella casa. I disegni in questo ambiente raffigurano, nelle parti conservatisi, una scena gladiatoria, con due gladiatori uno di fronte all’altro e una scena di venatio (giochi di caccia), con due bestiarii, provvisti di lunga lancia, intenti ad affrontare probabilmente una coppia di cinghiali.

Lasciata l’insula dei casti amanti ci dirigeremo verso la necropoli di porta Ercolano per arrivare alla Villa di Diomede.

A Pompei riaprono la Villa di Diomede e la Casa dei Dioscuri | Sky Arte

La villa si sviluppa scenograficamente su tre livelli aprendosi con giardini e piscine verso l’antica linea di costa. È uno degli edifici più̀ grandi dell’intera città con un’estensione di 3500 mq. Entrando si accede direttamente al peristilio, attorno a cui si dispongono gli ambienti più̀ importanti della casa come il triclinio. Uno degli spazi più̀ suggestivi è il bellissimo giardino al centro del quale vi era un triclinio coperto da una pergola per i banchetti estivi e una piscina. Vicino alla porta che dava accesso alla zona di servizio sono state trovate due vittime, una delle quali aveva un anello d’oro e una chiave d’argento oltre a un tesoretto di 1356 sesterzi. La villa è stata uno dei primi edifici ad essere scavati a Pompei ed era una meta fondamentale per tutti i viaggiatori ottocenteschi, come testimoniato dai numerosi graffiti che riportano i nomi di famosi viaggiatori, come il Conte di Cavour, in essa è ambientata la novella Marcella di Théophile Gautier. Deve il suo nome a Marcus Arrius Diomedes, la cui tomba si trova di fronte all’ingresso. Dalla finestra del tricliniosi godeva di una splendida vista sul mare.
Intorno al peristilio della villa, con triclinio estivo e piscina, è il quadriportico di diciassette pilastri per lato

La nostra esperienza a Pompei si concluderà con la visita alla meravigliosa villa dei Misteri.

Villa dei misteri - Scavi di Pompei - Biglietti salta coda

Recentemente riaperta al pubblico dopo un lungo restauro che ha ridato nuova vita e consolidato la straordinaria megalografia del suo triclinio principale, da cui il nome appunto, ubicato nella parte residenziale dell’edificio, che guarda il mare. Un grande affresco continuo che copre le tre pareti, una delle più conservate opere pittoriche dell’antichità, raffigura un rito misterico, cioè riservato ai devoti del culto.

La Villa dei Misteri, il 'segreto' meglio custodito di Pompei

La scena è legata a Dioniso che appare sulla parete centrale insieme alla sua sposa Arianna. Sulle pareti laterali figure femminili, fauni, menadi e figure alate sono impegnate in diverse  attività rituali. Oltre la danza e il consumo del vino, espressioni dell’estasi dionisiaca, si vede la flagellazione rituale di una fanciulla appoggiata sulle ginocchia di una donna seduta (nell’angolo in fondo a destra). Anche gli altri ambienti conservano splendidi esempi di decorazione parietale di secondo stile, cioè con raffigurazioni di architetture.

Villa dei Misteri - Pompei Online

Nel tablino sono invece visibili pitture miniaturistiche di ispirazione egiziana. La villa comprende anche un quartiere destinato alla produzione del vino con un torchio ligneo ricostruito. Il complesso, risale al II secolo a.C., ma ricevette la sua forma attuale negli anni 80-70 a.C., periodo al quale risale anche il fregio dei misteri.

Sosta per la pizza verace,bevanda inclusa.

Ci spostiamo a Boscoreale .

Il nostro viaggio tra le nuove scoperte si conclude visitando un piccolo gioiello.  Incastonato fra i palazzi di un rione popolare (di nuovo antico e moderno lusso e  povertà che si fondono insieme) si trova il sito archeologico di Villa Regina con annesso il suo antiquarium.

Villa Regina a Boscoreale, avviati i lavori di restauro

Villa Regina è una fattoria di piccole dimensioni costruita in età sillana (I secolo a.C.), incentrata su una cella vinaria ospitante 18 dolia interrati per la conservazione del mosto ricavato dall’uva prodotta nel vigneto che circondava la villa e della quale è stato possibile ricostruire l’impianto. La fattoria era infatti dotata di un apposito ambiente per la torchiatura dei grappoli, oltre che di locali adibiti alle attività domestiche, a stalla e deposito. Della pars urbana l’unico ambiente signorile era il triclinio ornato da pitture di III stile, mentre altre stanze di alloggio erano poste al piano superiore accessibile mediante una scala.All’epoca dell’eruzione la fattoria doveva essere utilizzata solo durante le lavorazioni agricole, e presenta molte stanze in attesa di essere ripristinate dopo il terremoto del 62 d.C.

L’Antiquarium,invece, istituito nel 1991 ed ospitato in un edificio costruito su un terreno donato dal Comune di Boscoreale, nelle adiacenze dell’area archeologica di Villa Regina, illustra, con l’ausilio di strumenti didattici, la vita e l’ambiente dell’epoca romana nell’agro Vesuviano particolarmente favorevole all’insediamento ed allo sfruttamento umano.Vi sono esposti numerosi reperti di ogni genere, rinvenuti spesso in eccezionale stato di conservazione sotto la coltre di cenere e lava vesuviana durante gli scavi effettuati, tra la fine dell’Ottocento ed i primi decenni del Novecento, in alcune delle case di Pompei e nelle ville rustiche e signorili attestate in questa zona, i quali permettono di acquisire dati notevolmente precisi sul tenore di vita, sulle condizioni economiche, sugli usi e costumi degli abitanti di questo territorio in età romana.

Ancient history: Pompeii chariot featured in exhibit | CTV News

Nelle sale del piano superiore un reperto eccezionale unico nel suo genere: Un grande carro cerimoniale a quattro ruote, con i suoi elementi in ferro, le bellissime decorazioni in bronzo e stagno, i resti lignei mineralizzati, le impronte degli elementi organici (dalle corde a resti di decorazioni vegetali), è stato rinvenuto quasi integro nel porticato antistante alla stalla dove già nel 2018 erano emersi i resti di 3 equidi, tra cui un cavallo bardato.

Il kamasutra romano sul carro delle nozze. Restaurato il prezioso tiro da cerimonia trovato a Pompei

Un ritrovamento eccezionale che ha reso questo museo una tappa imprescindibile per ogni appassionato di archeologia.

Restaurato il carro da cerimonie di Pompei - Planet Pompeii

Insieme a un topolino …. in ultimo vi lasceremo anche con il sorriso….ma ora non possiamo svelarvi veramente tutto ma vi lasciamo con le parole del direttore degli scavi di Pompei:

“Fuori le mura di Pompei, esiste un patrimonio che non ha uguali nel mondo: le ville di Stabia, Boscoreale, Torre Annunziata, la villa dei Misteri e quella di Diomede. Un valore inestimabile che con la Grande Pompei diventa parte integrante di un unico parco diffuso, di un vero e proprio paesaggio archeologico-culturale. – dichiara il Direttore Gabriel Zuchtriegel – I siti del territorio sono una specie di Pompei 2 in termini di potenzialità per la ricerca e la fruizione pubblica, ma al tempo stesso raccontano un aspetto complementare rispetto all’area urbana: l’agricoltura, la villeggiatura, i vigneti, i campi e le contrade tra Oplontis, Pompei e Stabia.

Al termine di questi 2 giorni pazzeschi,intensi,ricchi di storia,ci trasferiamo alla Stazione di Napoli Garibaldi in tempo utile prendere il treno rientro a Roma o altre città.Arrivo previsto in serata e fine dei servizi.

 

La quota comprende:

Treno AV Roma Napoli Roma classe economica

Bus privato dal pomeriggio del sabato alla sera della domenica

1 pernottamento in hotel 4****S in trattamento di camera, colazione e pranzo.

1 pizza verace bevanda inclusa

2 giorni di servizio guida autorizzata Regione Campania

Guida specializzata quartiere Provolera.

Assicurazione medica e bagaglio.

Assicurazione ANNULLAMENTO AL VIAGGIO copre intero valore del viaggio.

Accompagnatore da Roma dei Viaggi di Giorgio.

Iva di legge pari al 22%.

Non comprende:

Eventuale tassa di soggiorno da pagare in hotel.

Ingressi a tutti i siti indicati nel programma euro 27,00

Biglietto Circumvesuviana euro 2,50

Bevande ai pasti (tranne pizzeria 1 bevanda inclusa)

Auricolari per 2 giorni 5,00 euro.

Mance: guida, autista e camerieri

 

 

 

 

 

 

 

APPROFONDIMENTI

Chi era Libero D’Orsi ?

Libero d’Orsi nacque a Castellammare di Stabia il 30 marzo del 1888. Si laureò in Lettere presso l’Università di Napoli e in Filosofia presso l’Università di Padova. Nel 1946 divenne preside della scuola media Stabiae dove rimase fino al 1958. Nel 1949 fu nominato ispettore onorario alle Antichità e Belle Arti e poi Conservatore Onorario del Museo Statale di Castellammare di Stabia.  Fu Grande Ufficiale della Repubblica Italiana e fu insignito della Medaglia d’Oro al Merito della Repubblica per la Scuola, la Cultura e l’Arte….continua…

Sin da ragazzo si era interrogato sulle sorti di Stabia, distrutta dopo la terribile eruzione del Vesuvio, che la rase al suolo insieme alle città di Pompei e Ercolano nel 79 d.C. Secondo le fonti ufficiali dell’epoca, Stabiae era stata distrutta da una guerra ben prima dell’eruzione e che quando il vulcano si risvegliò vennero seppellite solo i resti delle ville. Ma una diversa realtà venne ricavata dagli studi di Michele Ruggero nel 1881; lo studioso riuscì a ritrovare diari dell’era borbonica in cui vennero descritte delle indagini archeologiche compiute tra il 1749 e il 1782. Da queste indagini emerse che i Borboni avevano già esplorato le rovine di Stabiae e avevano trovato resti di ville residenziali, con tanto di opere d’arte, che poi vennero depredate per essere portate a corte. Però, sempre dai diari degli scavatori borbonici, emerse che alcune parti delle ville erano ancora rimaste sotto la cenere e quindi Libero D’orsi decise di impegnarsi per provare a riportare alla luce quello che restava ancora da scoprire. Riuscì quindi ad ottenere un permesso e dei fondi per effettuare degli scavi archeologici sulla collina di Varano, dove alcuni anni prima, tra il 1931 e il 1933, in alcuni fondi agricoli erano riaffiorate parti di mura.
Il 9 Gennaio 1959, con l’aiuto di un bidello della sua scuola e un meccanico, diede inizio ai lavori di scavo partendo da Grotta San Biagio. I risultati non tardarono ad arrivare: nella grotta vennero scoperte delle tombe che vennero datate nel periodo paleocristiano. Queste sepolture erano ricoperte con frammenti di quello che era l’opus reticulatum (intonaco tipico dell’età romana) probabilmente franati durante il terremoto dell’eruzione. Dopo aver avvertito la Soprintendenza Archeologica, il 23 Febbraio 1950 iniziarono gli scavi a Varano e dopo una giornata di lavori venne rinvenuto un piccolo ambiente: una stanzetta di 3,30m per 3,50m, i muri in opus reticulatum con piccole zone di colore giallo e rosso.
In poco tempo riemersero altri tre ambienti, di quella che sembrava una grande villa romana, e si scoprì l’affresco del mito di Arianna che in seguito avrebbe dato il nome alla villa. L’11 Marzo 1950, a circa 550 metri da Villa Arianna, da alcuni resti che emergevano sul ciglio del pianoro di Varano, venne alla luce quella che poi sarà la grandiosa villa San Marco; gli scavi iniziarono nel Novembre 1950 e la villa fu portata alla luce completamente nel 1962. Libero D’Orsi azzardò un collegamento tra le sue scoperte e quelle dell’ingegnere Karl Weber che nel 1759 diresse gli scavi in epoca borbonica e grazie alle sue piantine permise di individuare un impianto urbano connesso con la Villa San Marco.
Il preside si scontrò spesso con il prof. Amedeo Maiuri, Soprintendente Archeologico della Campania, che non solo non era convinto dell’impresa archeologica intrapresa dal D’Orsi ma ipotizzava che sotto il territorio di Stabiae ci fossero ben poche ville….

 

 

 




Trentino,Alto Adige :Tour dei mercatini di Natale e Castelli-Bolzano e altri

Tour previsto in aereo da tutta Italia.

Dal 5 al 9 dicembre .

 

1° Giorno:Catania-Milano- Rovereto-Trento

Ritrovo dei partecipanti presso aereoporto di Catania e operazioni imbarco volo diretto a Milano,arrivo e trasferimento in bus a Rovereto. Arrivo sistemazione in hotel .Pranzo di benvenuto in hotel.

Nel pomeriggio inizierà la prima visita al Vettoriale di Gabriele D’annunzio.

Mercatini di Natale 2023 sul Lago di Garda e dintorni.

Il Vittoriale è un complesso di edifici, vie, piazze, un teatro all’aperto, giardini e corsi d’acqua eretto dal 1921, a Gardone Riviera sulle rive del lago di Garda da Gabriele d’Annunzio con l’aiuto dell’architetto Gian Carlo Maroni, a memoria della “vita inimitabile” del poeta-soldato e delle imprese degli italiani durante la Prima Guerra Mondiale.
Il Vittoriale oggi è una fondazione aperta al pubblico e visitata ogni anno da circa 180.000 persone.

MERCATINI DI NATALE A TRENTO 2024- FOTO - DATE - ORARI - EVENTI - COME ARRIVARE - OFFERTE HOTEL - VIAGGI

Rientro in hotel con cena e pernottamento.

2° Giorno: Mercatini di Trento – Mercatini di Arco

Colazione in hotel e poi visita ai Mercatini di Trento.

L'origine dei Mercatini di Natale

Negli stand vi si trova di tutto, dagli addobbi per il presepe ai tipici oggetti di artigianato alpino passando per articoli-regalo: guanti, sciarpe, pantofole, scaldamani, cappelli in lana cotta, oggetti in legno e prodotti per il benessere come cuscini con cirmolo e noccioli di ciliegie deliziosamente profumati. Gli espositori sono stati selezionati mettendo al primo posto il lavoro home made e l’artigianato locale, assicurando così un’elevata qualità dei prodotti. Ampio spazio è dedicato alle specialità gastronomiche. È presente un’intera sezione dedicata ai sapori e alla degustazione di numerose specialità della tradizione: canederli, speck, polenta, formaggi, tortel di patate e Brezel farciti. Non mancano i tipici dolci trentini, come strudel, torta sbrisolona, zelten e le bevande con birre artigianali trentine, tisane, cioccolate calde e il classico vin brulè.

Mercatino di Natale di Arco

Ci sposteremo poi al suggestivo Mercatino di Arco.

Sotto le vestigia dell’antico castello, ritorna l’atteso appuntamento con i Mercatini di Natale di Arco. Il centro storico dell’asburgica cittadina apre le porte alle 41 casette in legno, ricche di souvenir e idee regalo d’impronta artigianale, come le calde pantofole in stile tirolese, guanti e cappelli in lana o simpatiche decorazioni per il vostro Albero di Natale. Inoltre si può appagare il palato con i numerosi prodotti tipici della regione come salumi e formaggi, caldarroste, strauben e vin brûlé, da gustare sotto lo scenario.

Mercatini di Natale 2021 Arco, Tenno e Rango - Club Hotel Lago Di Tenno

Rientro in hotel, cena e pernottamento.

3° Giorno: Castel Thun – Cascate del Varone

Colazione in hotel poi si partirà verso Castel Thun.

Castelli aperti per l'Immacolata: ecco quali puoi visitare

Tra i castelli Trentini, aperto al pubblico nel 2010 dopo un importante lavoro di restauro, Castel Thun fu la dimora di una delle più importanti famiglie nobili del Trentino. Si trova in Val di Non, su una collina che garantisce oggi una funzione panoramica e, nel Cinquecento, di difesa, anche grazie a un ampio sistema di fortificazioni (torri, mura, bastioni). Oltrepassata la Porta spagnola si accede al ponte levatoio e al cortile, per poi trovare il palazzo signorile.

Bolzano, Merano e Castello Thun - Abaco Viaggi

Il castello è sempre stato abitato: questo gli ha permesso di conservare gli arredi originari e di conservarsi come dimora arredata, la cui stanza più celebre è senz’altro la Stanza del Vescovo, rivestita in legno di cirmolo. Nelle affascinanti sale visitabili si possono ammirare arredi antichi, quadri di famiglia, maioliche, porcellane, candelieri e sculture, oltre a armi da fuoco e una vasta raccolta di slitte che testimoniano il glorioso passato della famiglia Thun.

 

Nel pomeriggio avremo anche l’opportunità di visitare la famosa Cascata del Varone.

La Cascata del Varone è famosa fin dall’Ottocento. È una delle principali attrazioni naturali dell’Alto Garda. Scavata dal torrente Magnone, è visitabile con un apposito percorso all’interno di un Parco concepito per creare intorno a chi vi accede un rassicurante cerchio magico. Infatti, i giardini all’interno sono ricchi di fiori e piante provenienti da ogni parte del mondo, perfettamente riconoscibili dal nome che li accompagna sempre e addirittura da un giardino zen.

La visita alle Cascate del Varone

Rientro in hotel, cena e pernottamento.

4° Giorno: Mercatino di Bolzano – Mercatino di Merano – Castello del Buonconsiglio – Mercatino di Rango

Colazione in hotel poi si parte verso i Mercatini di Bolzano.

Mercatino di Natale Bolzano, Alto Adige - 2024/25

Tutt’intorno si anima il “Christkindlmarkt“, il famosissimo Mercatino di Natale con circa ottanta espositori in legno che attirano come una calamita una moltitudine di persone. Il Mercatino di Natale di Bolzano, il primo in Alto Adige insieme a Bressanone, viene organizzato per la prima volta nel 1991. I tetti in “loden” delle casette si susseguono una dopo l’altra anche per tutte le strette e tipiche vie del centro storico, conferendo al capoluogo altoatesino un’atmosfera fiabesca.

Mercatini di Natale 2023 a Bolzano, orari di apertura e programma degli eventi

Tappa imperdibile al Mercatino di Merano affascinanti ed eleganti.

Mercatini di Natale Merano: come arrivare e dove parcheggiare

Merano, che come una nobile dama accoglie i viaggiatori nel suo centro cittadino, offrendo loro una sessantina di stand ricolmi di proposte per il Natale. Idee fantasiose, alcune legate alla tradizione, altre nuove e insolite, tutte accomunate da un unico denominatore: la cultura altoatesina nella “preparazione” al Natale. I Mercatini di Natale di Merano animano il centro cittadino e offrono manifatture e prodotti di qualità appartenenti a un vasto spettro merceologico e specialità della tradizione altoatesina. È inoltre possibile pattinare in Piazza Terme e scoprire angoli suggestivi della città a lume di lanterna o assistere a concerti natalizi. Tutti gli anni il programma prevede varie iniziative dedicate ai visitatori più piccoli e numerosi appuntamenti musicali con bande e cori.

 

Mercatini Natale Merano - La magia del Natale

Nel pomeriggio ci sposteremo verso il Castello del Buonconsiglio.

Colazione in hotel poi ci dirigeremo verso il Castello del Buonconsiglio, tra i castelli del Trentino, è stato dal XIII al XVIII secolo la residenza dei Vescovi di Trento: composto da diversi edifici entro una cinta di mura, è ubicato in posizione leggermente sopraelevata rispetto alla città. Il nucleo più antico è Castelvecchio, dominato dalla presenza di un’imponente torre cilindrica (la Torre di Augusto) ed edificato nella prima metà del 1200 con la funzione di roccaforte militare.

Natale al Castello del Buonconsiglio, dicembre 2021 - Crushsite.it

Col tempo ed in diversi periodi storici sono stati poi aggiunti altri edifici come il Magno Palazzo, ad esempio, voluto dal vescovo Bernardo Clesio e la cui architettura risponde ai dettami del Rinascimento italiano. In questo edificio, affrescato con i soggetti più in voga della cultura umanistica del Cinquecento, possiamo trovare temi allegorici, esempi di coraggio e virtù tratte dal mito e scene di vita quotidiana.

Un’altra tappa imperdibile è il Mercatino di Natale di Rango.

Il mercatino di Natale di Rango

Il Mercatino di Natale del borgo contadino di Rango di Bleggio offre la possibilità di vivere la magia più autentica del Natale in Trentino, avvolti in un’atmosfera unica. A pochi chilometri dal Lago di Garda, dalle Terme di Comano e da Madonna di Campiglio, Rango è un piccolo borgo scolpito nella montagna, dove il tempo sembra essersi fermato. Inserito nel prestigioso Club de I Borghi più belli d’Italia, è un magico pugno di case sapientemente conservate, collegate da androni, portici e stretti vicoli. Solo qui i Mercatini di Natale sono ambientati nelle vecchie case contadine, eccezionalmente aperte per l’occasione. Nelle cantine, nelle vecchie stalle, nei portici e nelle soffitte si incontrano bancarelle colme di prodotti tipici locali e delle meraviglie dell’artigianato locale. Ma anche osterie dove gustare piatti tipici e le migliori specialità gastronomiche della tradizione contadina trentina.

Rientro in hotel con cena e pernottamento.

5° Giorno: Mercatino di Canale – Canale di Tenno – Casa degli Artisti

Colazione in hotel poi dritti fino ai Mercatini di Canale. Il Mercatino di Natale del borgo  medievale di Canale di Tenno offre la possibilità di vivere l’incanto del Natale inun’atmosfera unica. A pochi chilometri dal Lago di Garda, Canale è una località suggestiva, un borgo inserito nel prestigioso club dei Più belli d’Italia, con stretti vicoli e case in pietra vicinissime le une alle altre, collegate da androni e sottopassaggi.

Mercatino di Natale di Canale di Tenno

Dal 26 novembre 2022 il paese ospita il Mercatino di Natale: protagonisti l’artigianato locale e le ricette della tradizione, come la tipica “carne sala da e fasoi”, servita dai volontari nella cucina del borgo. Qui le bancarelle si nascondono nelle cantine e nelle vecchie stalle e offrono una vasta selezione di prodotti rigorosamente realizzati a mano e di provenienza locale: dai lavori in legno d’olivo ai rompicapo medioevali rivisitati in chiave moderna, da colorate decorazioni per la casa al vino e all’olio del Garda, tutto è frutto di passione e maestria.

Mercatini di Natale a Canale | Il Trentino dei Bambini

poi visiteremo il bellissimo borgo medievale di Canale di Tenno.

Ci sono luoghi che non hanno un “quando”. Paesi dove, passeggiando per le viuzze o girando l’angolo di una  piazza, ti aspetti di incontrare un mercante medievale o qualche frate questuante.

Mercatini di Natale: i borghi di Rango e Canale di Tenno : Movimento Shalom onlus

Uno di questi paesi è Canale di Tenno, piccolissimo borgo di 40 anime, appoggiato sul fianco della montagna e affacciato sulla riva nord del Lago di Garda. Da Riva del Garda la strada per arrivare a Canale di Tenno sale tortuosa e dopo qualche chilometro di battaglia contro le curve, si arriva nella piccola frazione. Le sue case in pietra, i ballatoi affacciati su viuzze silenziose, le volte a botte e i gerani che colorano finestre e poggioli hanno attratto sin dal secondo dopoguerra artisti da tutta Europa, ispirati dai suoi scorci e dal paesaggio circostante che consente di avere una meravigliosa visuale sul lago di Garda. Tra tutti il pittore torinese Giacomo Vittone, che scelse Canale come soggetto per molte delle sue opere. È a lui che oggi è intitolata la Casa degli Artisti, luogo di dimora e ritrovo per gli artisti che visitano il borgo.

Oggi il paese è uno dei Borghi più belli d’Italia, grazie anche alle numerose manifestazioni che ne valorizzano la bellezza, l’arte e i prodotti enogastronomici. Se nei mesi freddi i mercatini di Natale scaldano il cuore dei visitatori, in estate le strade del borgo si infiammano con le rievocazioni storiche di “Rustico Medioevo”. C’è sempre un buon motivo per visitare Canale di Tenno.

Mercatini di Natale di Arco e Canale di Tenno in Trentino - Montagna di Viaggi

Lago di Tenno e borgo medievale - Il Mondo secondo Gipsy

Era il 1967 quando lo splendido edificio in pietra grigia che accoglie i visitatori del borgo medioevale di Canale situato nel comune di Tenno, veniva per la prima volta adibito a luogo di ritrovo per gli artisti a livello internazionale.

Da allora molte cose sono cambiate nel modo di interpretare il ruolo e l’attività della Casa degli Artisti. Ciò che non è cambiato è quel riferimento all’ospitalità alla quale Giacomo Vittone tanto teneva, che rappresenta ancora oggi uno dei punti di forza di quello che nel frattempo è divenuto un eccezionale luogo di produzione culturale in grado di proporsi grazie ai suoi spazi e ai servizi che permettono l’apertura anche nei mesi freddi.

Se negli anni Sessanta e Settanta la Casa degli Artisti era stata soprattutto riferimento per i circoli artistici locali e per gli artisti in soggiorno, dalla metà degli anni Ottanta ha avviato una serie di iniziative che ne hanno fatto un luogo culturale conosciuto a livello prima nazionale e poi Europeo.

art supplies to set the scene - Foto di Casa degli Artisti

Il lago di Tenno è un vero e proprio gioiello naturale del Trentino, che per le sue incredibili sfumature di colore azzurro-turchese viene chiamato da alcuni “lago Azzurro“. La sua forma è perfettamente rotonda. Incastonato in un paesaggio alpino intatto, è situato a 570 m s.l.m. alle pendici del Monte Misone.

Rientro in Hotel, dove vi aspetterà un caratteristico e gustosissimo Pranzo Medioevale e poi si riparte in direzione di Milano i tempo utile per imbarco volo di rientro a Catania,arrivo e fine dei servizi.

 

La quota comprende:

  • Volo di linea in classe economica franchigia bagaglio 20 kg
  • 4 Pernottamenti  in hotel*** con trattamento di mezza pensione (colazione e cena)
  • Pranzo di benvenuto all’arrivo
  • Pranzo medievale (domenica)
  • Tutte le visite guidate
  • Trasferimenti con mezzo privato aereoporto hotel aereoporto
  • Assicurazione medico e bagaglio e annullamento
  • Degustazione di formaggi come da programma
  • Trasferimento da aeroporto ad hotel (nel caso si parta da Milano, Bergamo, Verona e Venezia)
  • Notte in hotel supplemento per chi arriva con aereo da: Milano, Bergamo, Verona e Venezia
  • Pasti ndicati con  4 portate  (Primo, secondo, contorno, dolce)
  • Bevande (compreso vino, caffè, amaro)

La quota non comprende:

  • I pasti non menzionati nel programma
  • Tasse aereoportuali pari a euro 95,00
  • Mance
  • Eventuali tasse di soggiorno da pagare in loco
  • Tutto ciò che è menzionato nella “quota comprende”
  • Trasferimento in hotel da aeroporto per chi NON parte da Milano, Bergamo, Verona, Venezia
  • Notte di supplemento in hotel nel caso si arrivi con volo da Milano, Bergamo, Verona, Venezia

 




OMAN PASQUA

OMAN

L’Oman è una meta ancora poco conosciuta, che si sta timidamente aprendo al turismo, una terra per certi aspetti incontaminata e proprio per questo vi suggerisco di visitarla prima che venga presta d’assalto da frotte di cinesi e giapponesi.

Per il momento il paese ha aperto le sue porte principalmente all’Europa ma non passeranno troppi anni prima che venga sponsorizzata dalle agenzie di viaggio di tutto il mondo, con il rischio che vada perdendo quella autenticità che ancora lo contraddistingue e lo rende unico all’interno della Penisola Araba.

Terra affascinante tra passato e futuro. Un Paese che raggruppa testimonianze di un passato con interessanti resti archeologici, molte fortezze di fango, in parte restaurate, posizionate in luoghi strategici per osservare le grandi carovane che in tempi antichi attraversavano il Paese per raggiungere il Mediterraneo, trasportando e scambiando merci provenienti dall’India e dall’Oriente con resine preziose quali l’incenso di cui il Paese è ricco. Attualmente l’Oman è proiettato verso il futuro e di questo ci si accorge girando per la bella Muscat, ammirando l’architettura dove viene amalgamata la tradizione architettonica araba, con archi e giardini racchiusi. Bello il deserto di sabbia dorata con alte dune che arrivano fino alla spiaggia.

Un viaggio completo di 9 giorni per assaporare appieno tutta la bellezza del Sultanato, la penisola del Musandam con i suoi spettacolari fiordi, la parte dell’Oman centrale con Muscat, la costa fino a Ras Al Jinz, Il deserto di Waiba, le oasi, i forti, i villaggi locali i mercati tradizionali Anche in questo programma visita dei due desert dell’Oman Rub Al Khali e Wahiba Sand.

 

 

E quando l’ombra dilegua e se ne va,

la luce che si accende diventa ombra per altra luce,

e così la vostra libertà,

quando spezza le sue catene,

diventa essa stessa catena di una grande libertà.

Kahlil Gibran

 

Tradizionalmente legato all’idea di ambiente naturale ostile alla vita umana e animale, il deserto possiede una bellezza tutta da conoscere: in quale altro luogo della terra infatti è possibile percepire così distintamente il silenzio, il fascino del cielo notturno e restare incantati dinanzi allo spettacolo naturale di decine di dune sabbiose modellate dal vento? Vieni in Oman per conoscere il fascino di un sultanato moderno dalle antiche tradizioni.

Un paese con delle caratteristiche geografiche particolari e abitato da una popolazione pacifica. Un paese moderno nelle strutture, ma che offre una natura incontaminata e selvaggia grazie ad una scarsa densità di popolazione; con una superficie similare a quella dell’Italia è abitato da solo 3 milioni di persone.

Il viaggio che vi proponiamo, tutto con pernottamenti in ottimi hotel e con una notte in un elegante campo tendato fisso tra le dune del deserto, è quanto di meglio si possa offrire, il risultato dei molti anni di esperienza nel paese .Si attraversano le montagne dell’Hajjar con una scenografica pista che supera i 2.000 m per raggiungere i villaggi di Al Hamra,

Jabrin e Nizwa con incredibili forti risalenti al Medioevo. Poi l’emozionate attraversamento del deserto delle Wahiba Sands, con altissime dune di sabbia rossa fino alla costa dell’Oceano Indiano.

Si fa un intera giornata nella bella capitale Muscat, città pulitissima e dalla bella architettura per una giornata di relax e una visita completa.

Effettuare il tour dell ‘Oman in 4 x 4 vi consentirà di arrivare in zone, in villaggi autentici, tradizionali, e poter ammirare paesaggi davvero unici. Ovviamente il costo è diverso dal tour tradizionale in bus, ma il tutto verrà compensato dall’intensità dei luoghi visitati e dalla bellezza dei panorami.

L’ Oman è uno dei paesi più pacifici al mondo nonostante in tutta la zona limitrofa ci siano guerre interne e tensioni religiose, basti pensare alla Siria, allo Yemen e all’Iraq. L’Oman è un paese musulmano ma grazie al loro spirito non estremista è una meta al momento super sicura. L’ Oman è infatti l’unico paese al mondo in cui i fedeli seguono l’ibadismo, una corrente religiosa aperta al dialogo e neutrale al conflitto tra sunniti e sciiti.

Cosa vedere

Una natura incontaminata, un paesaggio arido dove per chilometri e chilometri non si incontra nessuno se non qualche pacifico cammello e capretta, micro paesini che spuntano all’improvviso in mezzo a verdi palmeti, i wadi, le sorgenti di acque calda che sgorgano dalle montagne, i Souk straripanti di ogni meraviglia e i mercati più tradizionali dove si può ancora assistere alle aste di pesce e bestiame. Scogliere che precipitano nel blu intenso del mare, il deserto con le sue altissime dune color albicocca, i forti dalle torri merlate, insomma il fascino dell’oriente assieme a tutte le comodità del mondo moderno.

L’Oman vi abbaglierà e tornerete a casa con il groppo alla gola, speranzosi di tornare presto a scoprirne altri angoli nascosti.

19 APRILE – 1° giorno: Roma – Muscat 

Ritrovo dei partecipanti in  aeroporto e operazioni di imbarco per Muscat.

Pasti e pernottamento a bordo.

Muscat si estende ai piedi del Jebel Hajar, sul Golfo dell’Oman. È una delle capitali più piccole del mondo con i suoi 3 kmq. L’urbanistica è conforme alle tradizioni dell’architettura araba: nessun edificio è più alto della torre del Muezzin, nessun tetto inclinato, color sabbia e bianco come colori predominanti nelle costruzioni. La capitale rispecchia la doppia anima dell’Oman. La città vecchia di Muscat circondata da mura e un tempo vietata agli stranieri ospita musei, due forti (Mirani e Jalani) ed il palazzo del Sultano. La parte moderna di Muscat, invece, è divisa in distretti, ognuno dei quali consacrato ad una attività diversa.

Muscat Oman | Cosa vedere nella capitale | NBTS Viaggi

20 APRILE – 2° giorno: MUSCAT

Arrivo in mattinata all’aeroporto di Muscat (il visto dell’Oman on line possiamo farlo noi) e dopo aver espletato le formalità di ingresso, incontro con il nostro rappresentante e trasferimento in hotel.

A seconda dell’orario d’arrivo consigliamo di fare un giro al Souk.

Souk di Muttrah a Matrah: tour e visite guidate | Expedia.it

Pranzo e cena libera e pernottamento.

n.b.Secondo orario del vostro volo di arrivo,pnel caso arrivi al mattino,possiamo prevedere un escursione in giornata.

21 APRILE – 3° giorno: MUSCAT – QURIYAT – BIMAH SINKHOLE – WADI SHAB

Prima colazione in hotel.

Prima colazione e partenza per Quriyat.

Quriyat: How To Reach, Best Time & Tips

Proseguimento dell’avventura con una pittoresca sosta
al Bimah Sinkhole, un affascinante fenomeno naturale una profonda cavità carsica piena di
acqua cristallina.

Visiting Bimmah Sinkhole, Oman: Everything You Need To Know

Approfitta dell’opportunità di scattare fotografie mozzafiato e ammirare la bellezza di questa meraviglia geologica .

Il viaggio prosegue in direzione del Wadi Shab, uno degli wadi più spettacolari dell’Oman .Qui, un ruscello rinfrescante scorre attraverso un terreno roccioso, creando un rifugio per una vegetazione lussureggiante.

Wadi Shab: what to expect & how to escape the crowds — Walk My World

Concedetevi un bagno rivitalizzante nelle cristalline piscine naturali, circondate da piantagioni di banane e sentieri panoramici. È il rifugio perfetto dal caldo, con le acque fresche che offrono un’oasi tranquilla
Ammira la bellezza del paesaggio lungo il percorso.

Pranzo pic nic incluso.

Rientro in hotel in serata cena libera e pernottamento.

22 APRILE  –  4° giorno: MUSCAT CON TOUR IN BARCA AL TRAMONTO

Prima colazione e visita alla magnifica Grande Moschea del Sultan Qaboos.

La moschea del sultano Qaboos: l'Oman e la terza via dell'islam

Ammira la stupefacente architettura islamica, le decorazioni intricate e la grandiosità di questo luogo spirituale. Dedica del tempo ad apprezzare la bellezza della sala delle preghiere, la cupola imponente e l’atmosfera serena.

La moschea del sultano Qaboos: l'Oman e la terza via dell'islam

Si consiglia ai visitatori di vestirsi in modo modesto, con le donne che coprono testa, spalle e ginocchia.

Si prosegue  direzione del souk di Mutrah, uno dei mercati più antichi dell’Oman. Perditi nei vicoli stretti pervasi dal profumo di spezie esotiche, tessuti colorati e manufatti tradizionali omaniti. Contratta per i souvenir e immergiti nell’atmosfera vivace interagendo con i venditori locali. Questo souk vivace offre una ricca panoramica della cultura omanita ed è un luogo ideale per acquistare autentici ricordi. Dopo l’esplorazione del souk,  visita al Museo Bait Al Zubair.

Immergiti nell’eredità culturale dell’Oman, poiché il museo presenta una collezione diversificata di manufatti, costumi tradizionali omaniti, antiche armi e documenti storici. Focalizzati sulla evoluzione del paese dall’antichità ai giorni nostri attraverso le esposizioni attentamente curate. Successivamente, ci dirigiamo verso il Palazzo Al-Alam, (visita esterna)il palazzo cerimoniale di Sua Maestà il Sultan Qaboos.

Palazzo Al Alam | Memphis Tours

Ammira la sua sorprendente facciata blu e oro e le due fortezze portoghesi, Mirani e Jilali, che ne presidiano i lati.

Muscat - Crociera costiera e tramonto in dhow omanita (2 ore) | GetYourGuide

Al termine,escursione al tramonto in barca.Cena e pernottamento.

23 APRILE – 5° giorno: MUSCAT – FABBRICA DI PROFUMI – WADI BANI KHALID – WAHIBA SANDS (circa 350 km) 

Prima colazione in hotel.

La visita di Muscat, prosegue con  un tour del quartiere delle ambasciate dei profumi, con particolare attenzione all’incantevole “Amouage”, dove scoprirete i segreti di queste mitiche fragranze.

Muscat, Wahiba, Nizwa | Soggiorni esclusivi a prezzi irresistibili |

Successivamente, dirigetevi verso Wadi Bani Khalid, una vera oasi incastonata in una valle stretta e lussureggiante, nota per il suo bacino naturale dalle acque turchesi. Avrete l’opportunità di nuotare in queste acque calde e godere di un magnifico paesaggio.

Wadi Bani Khalid and Wahiba Sands Day Tour from Muscat - Klook Stati Uniti

Pranzo in un ristorante locale o in un luogo suggestivo, circondato da dune alte anche più di 100 metri. Questo territorio è l’habitat naturale dei beduini da oltre 7000 anni. Lungo il percorso, sosta per esplorare caratteristici borghi che sembrano fermi nel tempo, catturando scatti fotografici suggestivi.

Dopo la visita all’oasi, il viaggio prosegue attraverso le maestose montagne alla volta del deserto di Wahiba Sands, una vasta distesa di dune che variano in colore, simili a montagne di sabbia.

Wahiba Sands - Wikivoyage, guida turistica di viaggio

Il pernottamento al campo completerà questa giornata avvolta dalla magia delle dune di Wahiba Sands.

Hotel in Oman | Desert Nights Camp - Veratour

Pernottamento e cena al campo tendato.

Tour privato nel deserto di Wahiba Sands di 2 giorni e 1 notte fornito da Oman tours (2025) - Muscat - Tripadvisor

24 APRILE – 6° giorno: WAHIBA SANDS SINAW JABRIN BAHLA NIZWA (circa 250km) 

Prima colazione in hotel e inizio delle visite.

Prosegui l’avventura con un viaggio in 4×4 verso Al Mintrib, godendoti il paesaggio mozzafiato. Una sosta a Sinaw per visitare l’antico villaggio e il vostro vivace souk locale, dove potete immergerti nelle tradizioni omanite.

Nel cuore dell'Oman, cultura e tradizioni tra suq e fortezze | Touring Club Italiano
Dopo Sinaw, si parte in direzione di  Jabrin per visitare il vostro magnifico castello, famoso per i soffitti dipinti e le decorazioni elaborate.

Schloss von Jabrin | Canvas Club Oman Blog

Si continua  in direzione di Bahla,  visitando lo storico forte preislamico.

Forte di Bahla tickets - Bahla - Prenotazione biglietti | GetYourGuide

La giornata si conclude  a Nizwa, dove potete passeggiare nel suo rinomato souk, perfetto per acquistare artigianato locale e assorbire l’atmosfera culturale della città.

Se il Souk di Muscat è un intricato labirinto di vicoli in cui la vostra vista era rimasta offuscata dal fumo e profumo dell’incenso, noterete subito che il Souk di Niwza è molto diverso. Sicuramente ha un aspetto più moderno e vi sorprenderà l’ordine e la pulizia che regna sovrana. Se quello di Muscat vi era piaciuto, ora preparatevi a lustrarvi gli occhi. Troverete fucili, pugnali, argento, otre giganti, ceramiche, spezie coloratissime, legumi di ogni tipo. I monili in argento sono più cari rispetto a Muscat e non si contratta, il prezzo è fisso ma la qualità nettamente superiore. Io nel dubbio ho comprato un ricordino in entrambi i posti. Qui i venditori sono omaniti, e non pakistani o indiani e rispetto al Souk di Muscat potrete curiosare con calma senza l’assillo dei negozianti che tentano di vendersi ogni cosa su cui posate gli occhi.

Trasferimento in hotel cena e  pernottamento.

25 APRILE – 7° giorno: NIZWA – AL HAMRA – MISFAH – DJEBEL SHAMS – MUSCAT (circa 230km)

Iniziate con una ricca colazione prima di dirigervi a Nizwa, la capitale dell’interno dell’Oman e fulcro dell’Islam nel Sultanato. Visita al   maestoso Forte di Nizwa e immergetevi nell’atmosfera vivace del mercato del bestiame.

Visita al famoso mercato del bestiame di Nizwa.

 

Dopo la visita alla moschea antica,  si prosegue in direzione  Al Hamra per una visita a Bait Al Safah, un’esperienza autentica della vita tradizionale omanita.

BAIT AL SAFAH: Tutto quello che c'è da sapere (AGGIORNATO 2025)

 

Al Hamra travel - Lonely Planet | Oman, Middle East

Si prosegue in direzione di   Misfah per una passeggiata tra le strade del villaggio

Misfah View, Misfāh (prezzi aggiornati per il 2025)

Il tour prosegue in direzione di Jebel Shams il Grand Canyon dell’Oman.

Jebel Shams | Jebel Shams Oman | Il Grand Canyon d'Arabia

Arrivo in hotel a Muscat,cena  e pernottamento.

26 APRILE – 8° giorno:  Partenza 

Prima colazione secondo orario del volo,trasferimento in aereporoto e volo di rientro.

Arrivo in Italia e fine dei servizi.

 

LA QUOTA COMPRENDE
  • Volo di linea Roma – Muscat in classe economica con franchigia bagaglio di 20 kg.
  • Trasferimento andata e ritorno dall’Aeroporto Internazionale di Muscat all’hotel
  • Hotel 4 ****
  • Pernottamento n campo tendato
  • Trasferimenti durante il tour
  • Colazioni e pranzi  e cene come da programma
  • Guida in lingua italiana
  • Ingressi ai siti come da programma
  • Tutte le visite come da itinerario
  • Acqua in omaggio durante il tour
  • Tasse e oneri di servizio applicabili
  • Assicurazione medico bagaglio
  • Assicurazione annullamento
LA QUOTA NON COMPRENDE
  • Tasse aeroportuali € 280,00 soggette a riconferma all’atto dell’emissione del biglietto
  • Bevande ai pasti
  • Mance guida e autista
  • Extra di carattere personale
  •  Costi del VISTO on line € 30,00
  •  Tutti i pasti non menzionati
  •  Tutte le spese di natura personale
  • Tutto quanto non espressamente indicato alla voce “la quota comprende”
Scelta del posto a bordo dell’aereo:  

I voli sono previsti in una specifica classe di prenotazione. Nel caso sia consentita una preassegnazione gratuita del posto da parte del vettore aereo, la preassegnazione verrà effettuata automaticamente all’emissione del biglietto.

Eventuali preferenze sull’assegnazione del posto ci devono pervenire al momento della conferma del viaggio.

Ricordiamo che con alcune compagnie, la preassegnazione del posto è a pagamento e che la preassegnazione di posti speciali (es. uscita di sicurezza…) è soggetta a restrizioni.

Eventuali modifiche sui posti preassegnati vanno richieste direttamente al banco di accettazione del volo.

I posti preassegnati possono subire cambi per esigenze aereoportuali e nessuna pretesa, reclamo o rimborso può essere avanzato se non verranno assegnati i posti prescelti; nel caso di cambi di posti precedentemente pagati, potrà essere richiesto il rimborso dell’importo pagato.

L’assegnazione del posto specifico verrà convalidata solo al momento del check-in sulla carta d’imbarco.

Documenti per l’espatrio:
  • Passaporto: necessario, con validità residua di almeno sei (6) mesi al momento dell’arrivo nel Paese.
  • Visto d’ingresso:  necessarioPr



ETIOPIA : PASQUA COPTA a LALIBELA e LA VALLE DELL’OMO

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La Pasqua Copta, la Fasika, si celebra ovunque in Etiopia anche se è particolarmente sentita soprattutto nel nord del Paese. Le celebrazioni più importanti si svolgono nei giorni precedenti, il Venerdì Santo e il sabato della vigilia.

Questa cerimonia è molto suggestiva perché Lalibela è famosa per le sue straordinarie chiese monolitiche scavate nella roccia i cui colori contrastano con le processioni dei fedeli che sono vestiti di bianco e si inginocchiano su stuoie colorate.

Un viaggio in Etiopia, durante le festività della Pasqua, è assolutamente sorprendente. Pochi immaginano di immergersi in un’atmosfera fortemente spirituale. Questo paese fu convertito al Cristianesimo da due monaci siriani. Da allora, circondato da territori islamici e con pochi contatti con la Chiesa occidentale, l’Etiopia ha mantenuto inalterate ritualità e costumi delle origini.

Le chiese rupestri, la messa della vigilia della Resurrezione (Fasika) a Lalibela e un mosaico di etnie renderanno questo viaggio un’esperienza indimenticabile

                                UN ITINERARIO DI GRANDE INTERESSE STORICO

CON LE STRAORDINARIE FUNZIONI DELLA PASQUA COPTA ED EMOZIONANTI PAESAGGI. 

 

GIORNO 1: PARTENZA DALL’ITALIA – ROMA – ADDIS ABEBA

Ritrovo dei partecipanti presso aereoporto di Roma Fiumicino e operazioni di imbarco volo Etiopian Airlines diretto ad Addis Abeba, pasti e pernottamento a bordo.

 GIORNO 2: ADDIS ABEBA

Arrivo al mattino nella capitale dell’Etiopia, incontro con lo staff e trasferimento in hotel, assegnazione immediata delle camere e tempo per il riposo per riprendersi dal volo notturno. Prima colazione in un bar pasticceria e in seguito visita della città. Nel corso della visita si vedrà il Museo Nazionale interessante per i reperti sabei e per i resti di Lucy, un ominide vissuto nella valle dell’Awash tre milioni e mezzo di anni fa e il Museo Etnografico, che possiede una splendida collezione di strumenti musicali e di croci copte, nonché le stanze dove abitò l’imperatore Hailè Selassiè. Pranzo in corso di visite. Nel primo pomeriggio visita della chiesa di San Giorgio e infine si raggiungerà la collina di Entoto, il punto più panoramico della città.

Cena e pernottamento in hotel.

Risultati immagini per resti fossili di lucy

 GIORNO 3: ADDIS ABEBA – VOLO INTERNO – ARBA MINCH

Dopo la prima colazione trasferimento in aeroporto per il volo domestico su Arba Minch. All’arrivo si parte per Chencha che si trova a una quarantina di km dalla cittá, il villaggio delle popolazioni Dorze, famosi per i lavori di tessitura e le abitazioni ricoperte da foglie di falso banano. I loro abiti di cotone sono tra  i migliori tessuti di tutta l’Etiopia.

Visita al villaggio Dorze | Exploring Africa

Conheça a ensete, a falsa banana que consegue vencer a fome na Etiópia - ÉPOCA | Viajologia

Rientro ad Arba Minch per il pranzo e nel pomeriggio si effettuerà un’escursione sul lago Chamo, il terzo lago più grande d’Etiopia, dove si possono ammirare moltissimi ippopotami e coccodrilli, oltre a una grande varietà di uccelli. Rientro nel tardo pomeriggio ad Arba Minch.

Sistemazione al lodge, cena e pernottamento.

Lago Chamo - Parco Netch Sar, che si sviluppa sulla sponda Est del lago Chamo

GIORNO 4: ARBA MINCH – VILLAGGIO etnia Konso – TURMI (etnia Hamer)

Dopo la prima colazione, partenza per Turmi. Lungo la strada visita a un villaggio tradizionale Konso una popolazione di agricoltori famosa per i lavori di terrazzamento sul terreno circostante il loro villaggio fortificato.

Case tipiche della comunità Konso (Etiopia)

Turmi - Hamar - Boundless Ethiopia - Tour operator/ travel agency

Pranzo e proseguimento per Turmi. All’arrivo visita ad   un villaggio Hamer una popolazione di circa 45000 individui che vivono di agricoltura e allevamento e sono famosi per le decorazioni corporee. Durante i mesi di febbraio, marzo e aprile, gli Hamer effettuano la cerimonia del salto del toro che simboleggia il passaggio dei ragazzi più giovani dalla pubertà all’età adulta.

Rientro al lodge, cene e pernottamento.

A Natale il dono più bello è mettersi in viaggio

GIORNO 5: TURMI – OMORATE (etnia Dassanech) – TURMI (mercato) – JINKA

Partenza dopo la prima colazione, per Omorate, la regione dell’etnia dei Dessanech che vivono molto vicini al lago Turkana. Questi sono un popolo di guerrieri che durante le danze tradizionali indossano un copricapo che ricorda la criniera dei leoni. Rientro  Turmi per il pranzo e visita del mercato settimanale della cittadina. Infine si raggiunge Jinka.

Cena e pernottamento in hotel/lodge.

Omo Valley Part 5: The Devil's Doorstep and Whipping Scars – 2 Suitcases for 2 years

Dassanech Daasanach Tribe. Lower Omo River Valley. South W… | Flickr

 GIORNO 6: JINKA – PARCO MAGO NATIONAL (etnia Mursi) – ARBA MINCH

Dopo la prima colazione partenza per la visita ad un villaggio Mursi all’interno del Mago National Park. L’incontro con la popolazione dei Mursi è uno dei momenti più significativi del viaggio. Le donne Mursi, per bellezza, usano mettere piattelli circolari di argilla nelle labbra, gli uomini presentano sulla  pelle scarificazioni che indicano il numero di animali selvatici uccisi o dei nemici uccisi in battaglia.

Donna della tribù africana Mursi, Valle dell'Omo, Etiopia — Foto Editoriale Stock © miroslav_1 #176462118

15 Things You Didn't Know About The Mursi People Of Ethiopia

Pin on Persone del mondo

Rientro a Jinka per pranzo e proseguimento per Arba Minch. Arrivo nel tardo pomeriggio

Cena e pernottamento al lodge.

 GIORNO 7: ARBA MINCH – VOLO INTERNO – ADDIS ABEBA

Dopo la prima colazione volo di linea su Addis Abeba. Arrivo, trasferimento e sistemazione in albergo e pranzo. Nel pomeriggio visita al friendship park che corrisponde alla vecchia residenza imperiale di Menelik II.

Cena e pernottamento in hotel.

GIORNO 8: ADDIS ABEBA – VOLO INTERNO – LALIBELA

Dopo la prima colazione trasferimento in aeroporto per volo di linea su Lalibela. All’arrivo trasferimento in albergo e pranzo.

Nel pomeriggio visita al primo gruppo di chiese rupestri che ha reso famosa questa città come la “Petra” o la “Gerusalemme” africana e che ne fanno il luogo di maggior richiamo religioso di tutta l’Etiopia. Le varie chiese furono costruite utilizzando due diversi metodi; il primo consisteva nello scavare il terreno circostante fino ad una profondità di 15  metri, poi, il monolito che ne risultava, veniva intagliato e modellato per costruirne la struttura esterna. Terminata la parte esterna si traforavano finestre e porte attraverso le quali si procedeva a scavare e a configurare gli ambienti interni. Si visiteranno la chiesa di Bet Mariam con degli stupendi affreschi e l’imponente Bet Medane Alem. Cena e pernottamento in hotel.

Lalibela e le sue chiese rupestri, perla dell'Etiopia - Happy to be here

Le chiese rupestri di Lalibela e le feste copte - Kanaga Africa Tours

GIORNO 9: LALIBELA

Dopo la prima colazione si esce da Lalibela per visitare Yimreanna Kristos. Il monastero è situato a una altezza di 2.700m ed è stato realizzato all’interno di una grotta. Rientro a Lalibela per pranzo.

Nel pomeriggio i fedeli si radunano tutti intorno alla chiesa per il Venerdì Santo e pregando e salmodiando si inchinano per tante volte quante sono i peccati che hanno commesso e per espiarli. Raggiungeremo la chiesa nel primo pomeriggio per assistere a queste cerimonie.

Rientro in hotel per cena e pernottamento.

 

 

 GIORNO 10: LALIBELA 

Dopo la prima colazione si esce da Lalibela per visitare Nakuto Leab e Genete Mariam. La prima chiesa è stata costruita sotto una grotta naturale e vanta alcuni tesori che appartenevano al suo fondatore, fra cui tamburi dipinti, croci e corone.

Monastery of Na'akuto La'ab, Lalibela

Priest at Monastery Church of Neakutoleab in Lalibela, Ethiopia

La seconda risale al 13 secolo, è stata scavata su una collina rocciosa e a differenza delle chiese di Lalibela non è nascosta nel terreno.

 

Rientro a Lalibela per pranzo e nel pomeriggio visita al secondo gruppo di chiese. Le strutture sono comunicanti, cunicoli e passaggi scavati nella roccia le collegano una all’altra. Infine si visiterà la più famosa di tutte le chiese rupestri d’Etiopia, la chiesa cruciforme di San Giorgio, che fa parte di un gruppo tutto suo.

Le chiese nella roccia di Lalibela | Territori Africa

Alla scoperta di Lalibela, città sacra d'Etiopia

Cena e pernottamento in hotel.

Per la vigilia della Pasqua, sabato notte, ci si reca col gruppo verso la chiesa per  assistere ai salmi della Pasqua e ci si rimane in genere fino alla mezzanotte quando si accendono i ceri e si comincia la celebrazione della Santa Messa.

Fasika, la Pasqua etiope - Notizie di Viaggio

GIORNO 11: LALIBELA – VOLO INTERNO – ADDIS ABEBA – PARTENZA PER L’ITALIA

Prima colazione e mattinata libera nella cittadina  per assistere ai fedeli che ancora pregano per la Pasqua,e poi trasferimento in aeroporto per il volo di linea per Lalibela – Addis Abeba. Arrivo ad Addids Abeba, pranzo e tempo a disposizione per gli ultimi acquisti. Camere in day use per relax prima di cena.

Cena e trasferimento in aeroporto per il volo internazionale.

GIORNO 12: ARRIVO IN ITALIA

Arrivo a Roma e fine dei servizi.

 

La quota include:

  • Voli di linea in classe economica franchigia baglio 20 kg da Etiopian Airlines
  • Quattro voli interni operati da Etiopian Airlines
  • Trasporti e  trasferimenti privati
  • Sistemazione in hotel di categoria 4**** ad Addis Abeba
  • Sistemazione in hotel di categoria 3*** nelle altre località
  • Camere assegnazione IMMEDIATA GIORNO DI ARRIVO e camere a disposizione sino orario partenza ultimo giorno
  • Pensione completa (dal pranzo del primo giorno alla cena dell’ultimo)
  • Un’acqua o soft drink a pranzo e cena + tè o caffè
  • Visite, escursioni, entrate, guide locali, scout (quando necessari) ed escursioni in barca
  • Una guida  in lingua italiana che segue il gruppo dall’arrivo alla partenza
  • Kit da viaggio
  • Assicurazione medica (massimale 50.000,00) e bagaglio (massimale 1.500,00)
  • ASSICURAZIONE ANNULLAMENTO VIAGGIO COPRE INTERO VALORE DEL TOUR

La quota non include: 

  • Tasse aeroportuali € 480,00 (tariffa soggetta a riconferma sino emissione dei biglietti aerei)
  • Visto di ingresso (circa 50 USD) da pagare in loco
  • Bevande alcoliche
  • Mance
  • Spese personali
  • Tutto quanto non previsto ne “la quota comprende”

Scelta del posto a bordo dell’aereo:  

I voli sono previsti in una specifica classe di prenotazione. Nel caso sia consentita una preassegnazione gratuita del posto da parte del vettore aereo, la preassegnazione verrà effettuata automaticamente all’emissione del biglietto.

Eventuali preferenze sull’assegnazione del posto ci devono pervenire al momento della conferma del viaggio.

Ricordiamo che con alcune compagnie, la preassegnazione del posto è a pagamento e che la preassegnazione di posti speciali (es. uscita di sicurezza…) è soggetta a restrizioni.

Eventuali modifiche sui posti preassegnati vanno richieste direttamente al banco di accettazione del volo.

I posti preassegnati possono subire cambi per esigenze aereoportuali e nessuna pretesa, reclamo o rimborso può essere avanzato se non verranno assegnati i posti prescelti; nel caso di cambi di posti precedentemente pagati, potrà essere richiesto il rimborso dell’importo pagato.

L’assegnazione del posto specifico verrà convalidata solo al momento del check-in sulla carta d’imbarco.

Documenti per l’espatrio:

  • Passaporto: necessario, con validità residua di almeno sei (6) mesi al momento dell’arrivo nel Paese.
  • Visto d’ingresso: necessario

 




Maldive agosto 2025 prezzo pazzesco

Sono previsti voli da tutta Italia

 

Keyodhoo, le Maldive più autentiche in guest house

Il tramonto incendia il cielo di oro e arancio, mentre i canti del muezzin di Keyodhoo arrivano di sottofondo, trasmettendo un senso di pace.

Lo stesso che portano le nuvole bianche sul mare azzurro e sospeso sull’orizzonte curvo, disegnano un paesaggio da paradiso terrestre, qualcuna foriera di pioggia ma dopo pochi minuti di temporale torna il sereno e nel cielo si dipinge l’arcobaleno che spesso si riflette sull’acqua.

Le Maldive sono davvero un sogno, un luogo incantato che sembra un eden incontaminato. Lontano dai resort, la vita
scorre lenta nei villaggi dei pescatori delle isole come Keyodhoo, sull’atollo di Vaavu, raggiungibile con meno di due ore di barca veloce dall’aeroporto e da Malè.Qui si trovano le Maldive autentiche, quelle che regalano una sensazione di tranquillità, facendo dimenticare stress e problemi quotidiani. Dove la vita è fatta di pesca e turismo, dove la sera l’illuminazione è quasi inesistente e si vede la luna piena e le stelle, dove le stradine sono di sabbia , dove i negozi di souvenir aprono su richiesta e dove si paga solo in contante, meglio dollari o euro, non esiste un bancomat o una banca su tutta l’isola. In compenso c’è un ospedale, mentre la moschea con un piccolo minareto segna il panorama e fervono i lavori di ampliamento del porto e della palestra della scuola.

I bambini ordinati in divisa entrano nelle aule affacciate sul cortile dai generosi fiori e le mura tinte di azzurro pastello, le donne sgranano in strada le verdure o mettono a seccare le tipiche noci locali al sole, gli uomini la sera giocano a carte su tavolini improvvisati, tutti si riposano sulle curiose sedie a sdraio fatte di rete, disseminate ovunque come fossero le panchine di una città occidentale.

E’ la natura la vera regina di Keyodhoo. Un airone si appoggia sulla sabbia, un altro che ha l’ala messa male ed è una mascotte del villaggio staziona imperterrito su un piccolo pontile, la testa di una tartaruga marina fa capolino nelle acque trasparenti del porto, alcuni pesci volanti saltano nell’ora del tramonto proprio a riva.

E poi tutti i pesci della barriera corallina, gli angeli, i picasso, i fucilieri, i chirurgo e i farfalla, quelli più grandi si incrociano in giochi di passaggi veloci nell’acqua più alta, mentre nelle acque basse, tra coralli e rocce, sembra esserci una nursery con i cuccioli dei pesci.

Si lasciano ammirare facendo snorkeling proprio a pochi metri dalla larga spiaggia bianca, dotata di alberi e lettini, con le strutture delle altalene nell’acqua e sovrastate dalle sterne che lanciano in alto le loro grida. Lontano, sui rami all’interno volano i grossi pipistrelli, mentre tra i tronchi è facile avvistare le piccole iguane, agili e veloci.E’ veramente un paradiso nel paradiso Keyodhoo e sa regalare a chi vuole una vacanza alternativa e meno costosa dei resort, a contatto con i sempre sorridenti maldiviani, un’esperienza davvero unica. Sono tante le guest house presenti e in giro per il villaggio si sente parlare italiano, ormai conosciuto pure dagli abitanti.Altre escursioni irresistibili sono quelle alle lingue di sabbia, piccole isole uscite dal nulla e che subiscono i capricci delle maree. Per avere l’impressione di essere totalmente immersi nel blu, si va al relitto, puntoideale per lo snorkeling: si tratta di un peschereccio che qualche anno fa si è incagliato nella barriera, senza nessun danno umano, ma che è impossibile tirare su, ci hanno provato pure con le boe, ma niente da fare. E’ diventato la casa ideale dei pesci e dei coralli: ammirarlo a filo d’acqua, con una bicicletta che spunta legata a prua, è una grande emozione per chi adora lo snorkeling.Una volta tornati a Keyohdoo si può prendere un aperitivo in spiaggia, andare nell’affollato bar del porto, gustare una cena tipicamente maldiviana.Una volta finita la vacanza, non si ha per niente voglia di tornare alla vita quotidiana. Keyodhoo, con l’accoglienza dei suoi abitanti e la strabiliante natura, rimarrà sempre nel cuore e si vorrà tornare a scoprire ancora una volta le Maldive più autentiche.

 

1°GIORNO: ROMA-MALE 

Ritrovo dei partecipanti in aereoporto e operazioni imbarco volo diretto a Male,con scalo.

Pasti e pernottamento a bordo.

2°GIORNO:  MALE’ – ISOLA KEYDHOO

Arrivo all’aeroporto Internazionale di Male’, incontro con un nostro incaricato e  trasferimento in barca veloce per l’isola di Keyodhoo. Sistemazione in Guest House nelle camere riservate.

Ci troviamo sull’isola abitata maldiviana di Keyodhoo, atollo di Vaavu, circa 80 km a sud di Malè. La Guesthouse, tradotta in italiano “casa per gli ospiti”, è una struttura adibita al ricevimento dei viaggiatori, che comprende camere con bagno privato e aree condivise per gli ospiti (ristorante, reception e area relax). Sulla cosiddetta “isola di pescatori” di Keyodhoo è situata la vostra sistemazione ,tra le abitazioni maldiviane che conducono la loro vita in maniera umile e riservata dedicandosi prevalentemente alla pesca come attività di sostentamento.

Drink di benvenuto, check-in e sistemazione nelle camere.

Il viaggio prevede un soggiorno all’inclusive, per assaporare la vera cultura maldiviana ed ogni giorno godere di un’escursione diversa in luoghi paradisiaci nei dintorni dell’atollo di Vaavu. È un’esperienza di viaggio autentica, genuina e dinamica che permette la conoscenza del popolo maldiviano, ben lontano dallo stile dei lussuosi resorts.

Relax in spiaggia al tramonto.

Alle Maldive in Guesthouse sull'isola di Keyodhoo - Viaggi e Delizie

Cena e pernottamento.

3° GIORNO: ISOLA KEYDHOO

Colazione servita e partenza alla scoperta dei luoghi più belli nei dintorni dell’atollo. La navigazione avverrà in Dhoni, una tipica barca maldiviana dotata di posti a sedili interni, tetto in legno e terrazza superiore per prendere il sole. Sessione di snorkeling nelle più belle barriere coralline dell’atollo e arrivo a destinazione.

Isola di Keyodhoo | Due Palme Maldive

Tempo dedicato al relax e per scattare numerose foto!

 

Pranzo caldo servito in spiaggia preparato al momento, con tavoli ombrelloni e sedie. Tempo libero dopo pranzo. Rientro sull’isola nel pomeriggio. Dopo l’escursione si potrà andare in spiaggia per il tramonto .

keyodhoo Archivi - ALL YOU NEED IS PASSPORT

Cena, e in serata si potrà andare a fare un giro per i negozi del villaggio oppure in uno dei bar dell’isola per un drink.

 

4° GIORNO: ISOLA KEYDHOO

Colazione servita e partenza per lo snorkeling alla barriera corallina di Dhigga, famosa per la grande quantità di pesci, tartarughe e coralli e snorkeling con gli squali nutrice.

Veleggiando tra isole da sogno in catamarano

Dopo l’escursione rientro nella struttura per il pranzo. Pomeriggio libero per mare e relax!

Maldive in guest house : paradiso alla portata di tutti

Cena , e in serata si potrà andare a fare un giro per i negozi del villaggio oppure in uno dei bar dell’isola per un drink.

5° GIORNO: ISOLA KEYDHOO

Colazione servita e partenza alla scoperta delle isole deserte, sempre navigando con l’imbarcazione tipica Dhoni!

Isola di Keyodhoo | Due Palme Maldive

Sessione di snorkeling nelle più belle barriere coralline dell’atollo e arrivo a destinazione. Tempo dedicato al relax e per scattare numerose foto!

Pranzo servito in acqua in una isola deserta delle Maldive - Foto di Maldive Due Palme, Keyodhoo Island - Tripadvisor

 

Pranzo caldo servito in spiaggia preparato al momento, con tavoli ombrelloni e sedie.

Tempo libero dopo pranzo.

Rientro sull’isola nel pomeriggio, e ci potremo godere un magnifico tramonto.

Tramonto Maldive -

Cena, e in serata si potrà andare a fare un giro per i negozi del villaggio oppure in uno dei bar dell’isola per un drink.

6° GIORNO: ISOLA KEYDHOO

Colazione servita e partenza per la visita e snorkeling al relitto semi sommerso.

Relitti di navi e resti di aerei nel mondo: 9 indirizzi da segnare - In viaggio con me

Dopo l’escursione rientro nella struttura per il pranzo. Pomeriggio libero per mare e relax!

Spiaggia dell'isola di keyodhoo - Foto di White Maakanaa Lodge, Keyodhoo Island - Tripadvisor

Cena, e in serata si potrà andare a fare un giro per i negozi del villaggio oppure in uno dei bar dell’isola per un drink.

7° GIORNO: ISOLA KEYDHOO

Colazione servita e giornata libera per godersi le meravigliose spiagge maldiviane.

Dalle 17:00 alle 20:00 escursione pesca al tramonto al bolentino.

Le differenze dei soggiorni con Maldive Alternative

Cena, e in serata si potrà andare a fare un giro per i negozi del villaggio oppure in uno dei bar dell’isola per un drink.

8° GIORNO: ISOLA KEYDHOO-

Colazione e ancora intera giornata di attivita’.Pasti inclusi.

Le mie Maldive Alternative! Atollo di Vaavu e isola di Keyodhoo ( novembre 2015) - IRELANDREAM

 

9° GIORNO: MALE -ROMA O MILANO 

Colazione e trasferimento in barca veloce in aereoporto per operazioni volo di rientro.

Arrivo a Roma e fine dei servizi.

Fine dei servizi.

Scegliendo di soggiornare nella nostra Guest-house verrete accolti in un confortevole alloggio dall’arredamento semplice ma funzionale e dotato di tutti i servizi necessari.

La Guest-house si trova vicino al porto dell’isola di Keyodhoo e a circa 2/3 minuti a piedi dalla spiaggia bikini dell’isola. Posizione che consentirà di godere di tutti gli aspetti della vita sull’isola: dalle usanze locali al contatto con la natura e l’oceano.

 

È presente un bellissimo reef di fronte alla spiaggia bikini per attività di snorkeling.

 

La quota comprende:

  • Voli intercontinentali : Roma – Malè e Malè – Roma (bagaglio 20 kg) con scalo
  • Incontro in aeroporto di Malè al vostro arrivo con un componente del nostro staff.
  • Trasferimenti da e per aeroporto in motoscafo privato, 90 minuti circa.
  • Drink di benvenuto e cena maldiviana.
  • Sistemazione in camera doppia, tripla o quadrupla con bagno privato, climatizzata e ogni altro tipo di confort (free wifi!).
  • Pensione completa servita al ristorante, cucina tipica maldiviana e internazionale, bevande analcoliche incluse ai pasti.
  • Escursioni giornaliere verso le isole deserte e le lingue di sabbia su un’imbarcazione tipica maldiviana. È incluso il pranzo in ogni escursione full day, preparato sul momento e servito con tavoli, sedie e ombrelloni in riva al mare (in alcune isole deserte potrebbe essere richiesto un pedaggio d’ingresso da 5 a 15 dollari pp).
  • Snorkeling e nuoto con gli squali nutrice
  • Attività di snorkeling intorno alle barriere coralline durante le escursioni.
  • Pesca tradizionale maldiviana al bolentino diurna o al tramonto.
  • Teli mare.
  • Assistenza in loco 24 ore su 24.
  • Assicurazione medica e bagaglio
  • Assicurazione ANNULLAMENTO VIAGGIO CHE COPRE INTERO VALORE SPESO
  • Kit da Viaggio

La quota non comprende:

  • Tasse aeroportuali 495,00 soggette a riconferma
  • 6 euro al giorno a persona al giorno tassa ecologica da pagare in loco
  • Extra di carattere personale
  • Tasse ingresso in alcune isole da 5  a 15  dollari
  • Tutto quanto non menzionato ne  “La quota comprende”.

 

Note escursioni: (L’ ordine e la destinazione delle escursioni giornaliere verrà stabilito durante la settimana e verrà dettato dalle condizioni del mare e da quelle climatiche. In caso di mal tempo o mare mosso, che possa mettere a rischio la sicurezza di ogni ospite e dello staff, l’escursione giornaliera verrà annullata. Per alcuni ingressi alle isole deserte in alcuni periodi dell’anno è richiesto un pedaggio d’ingresso da 5 a 15 dollari per persona. Questi importi sono da considerarsi extra, non sono inclusi nel prezzo del pacchetto all-inclusive e andranno saldati sul momento.)

 

Informazione utili e consigli:

DOCUMENTI NECESSARI
È richiesto il passaporto elettronico con validità residua di almeno 6 mesi dal momento della partenza dall’Italia. Per soggiorni inferiori a 30 giorni non sarà necessario richiedere il visto anticipato, ma sarà rilasciato direttamente all’arrivo gratuitamente.

DOGANA
In entrata è assolutamente vietato portare alcolici, droghe, materiale pornografico, carne di maiale, pubblicazioni religiose non islamiche.
In uscita è assolutamente vietato portare con sé conchiglie, sabbia e coralli.
Sono previste multe salate per i trasgressori alle regole.
LINGUA
La lingua ufficiale delle Maldive è il dhivehi.
VALUTA
La valuta delle Maldive è la Rufiyaa (Rufia maldiviana). Sulle isole locali vengono accettati anche euro e dollari americani. Non ci sono banche sull’isola e non è possibile effettuare pagamenti con carte di credito.
Consigliamo di recarsi all’ufficio cambio presso la zona arrivi e cambiare da Euro a Rufia
Maldiviana .
Sull’isola di Keyodhoo non si accettano monete della valuta euro, solo banconote e Dollari americani emessi dopo il 2016.

TELEFONO E INTERNET
Il prefisso telefonico internazionale delle Maldive è +960.
La struttura è dotata di Wi-Fi gratuito, si potrà comunicare con l’Italia tramite chiamate
WhatsApp, Messenger ecc.
È possibile acquistare una sim telefonica turistica in aeroporto cosi da avere una connessione internet durante tutto il soggiorno, anche durante le escursioni. Puo’ essere acquistata nei negozi Dhiraagu o Ooredoo presenti in aeroporto in zona arrivi. Il costo di una sim è di circa 50 USD per 17gb di internet per una settimana. E’ possibile pagare in dollari USD oppure con carta di credito.
Elettricità
Le prese di corrente alle Maldive sono diverse da quelle italiane, in tutte le camere della guesthouse sono presenti gli adattatori, non è necessario portarli da casa.
Religione
Ufficialmente il 100% della popolazione del paese è musulmano e pratica un islam esclusivamente sunnita.

L’abbigliamento da mettere in valigia sarà comodo e informale.
Per la sera abiti leggeri e casual, può essere utile mettere in valigia un maglioncino di cotone o un fourlard.
Bandite le scarpe per tutta la vacanza!




Trentino: Tour dei Castelli

1° giorno: Rocca di Riva del Garda – Cascata del Varone

Ritrovo dei partecipanti presso la stazione prescelta e partenza con treno diretto a  Rovereto ,arrivo   e trasferimento in hotel con mezzo privato.Pranzo di benvenuto in hotel.

Nel pomeriggio inizierà la prima visita alla Rocca di Riva del Garda.

La Rocca di Riva è oggi la sede del MAG Museo Alto Garda, principale istituto deputato alla conservazione e alla valorizzazione dei beni culturali del territorio altogardesano.

La città di Riva del Garda, cinta sui lati ovest, nord ed est da un perimetro murario eretto fra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, era presidiata lungo il lato meridionale affacciato sul lago dalla torre Apponale e da una seconda possente torre, costruita in grandi conci lapidei al di sopra di uno scoglio roccioso. Presumibilmente a partire dalla metà del Trecento, a quest’ultima struttura – che forma oggi la base dell’attuale mastio della Rocca – venne ad aggiungersi un corpo fortificato quadrilatero con torri angolari e una corte interna, interamente circondato dalle acque del lago, secondo un modello planimetrico estraneo all’area trentina e comparabile invece a esempi tipici della pianura italiana.

Rocca di Riva - Trentino Cultura

Riva del Garda è una località nell’Italia settentrionale, sulla sponda nord del Lago di Garda. I forti venti la rendono una destinazione popolare per chi pratica windsurf. Situato in una ex fortezza, il MAG Museo Alto Garda espone mostre di storia e archeologia e ospita la pinacoteca, con opere dal XV al XIX secolo.

Riva del Garda e lo spettacolare giro dei tre laghi

Avremo anche l’opportunità di visitare la famosa Cascata del Varone.

La Cascata del Varone è famosa fin dall’Ottocento. È una delle principali attrazioni naturali dell’Alto Garda. Scavata dal torrente Magnone, è visitabile con un apposito percorso all’interno di un Parco concepito per creare intorno a chi vi accede un rassicurante cerchio magico. Infatti, i giardini all’interno sono ricchi di fiori e piante provenienti da ogni parte del mondo, perfettamente riconoscibili dal nome che li accompagna sempre e addirittura da un giardino zen.

La visita alle Cascate del Varone

Le grotte che portano alla Cascata sono due, una superiore e una inferiore. La sensazione è proprio quella di entrare in una grotta, ma in realtà si entra in una forra, uno spazio angusto creato dall’acqua che in ben 20.000 anni è riuscita a scavare, goccia dopo goccia, la pietra.

Rientro in hotel con cena e pernottamento.

2° Giorno: Castello del Buon consiglio – Castel Beseno

Colazione in hotel poi ci dirigeremo verso il Castello del Buonconsiglio, tra i castelli del Trentino, è stato dal XIII al XVIII secolo la residenza dei Vescovi di Trento: composto da diversi edifici entro una cinta di mura, è ubicato in posizione leggermente sopraelevata rispetto alla città. Il nucleo più antico è Castelvecchio, dominato dalla presenza di un’imponente torre cilindrica (la Torre di Augusto) ed edificato nella prima metà del 1200 con la funzione di roccaforte militare. Col tempo ed in diversi periodi storici sono stati poi aggiunti altri edifici come il Magno Palazzo, ad esempio, voluto dal vescovo Bernardo Clesio e la cui architettura risponde ai dettami del Rinascimento italiano. In questo edificio, affrescato con i soggetti più in voga della cultura umanistica del Cinquecento, possiamo trovare temi allegorici, esempi di coraggio e virtù tratte dal mito e scene di vita quotidiana.

Castello del Buonconsiglio / Edifici storici / Visitare / Cultura e turismo / Aree tematiche / Trento Città - Sito ufficiale del Comune di Trento - Comune di Trento

Nel pomeriggio rotta verso Castel Beseno dista una ventina di km da Trento e si trova vicino Rovereto. Di origine medievale, il castello è nato come fortificazione, grazie alla posizione strategica e alla massiccia struttura muraria e oggi si presta ad essere sede di mostre e spettacoli. Molto interessante è l’esposizione permanente ospitata dal museo, che illustra esaurientemente la battaglia di Calliano del 1487.

Nella piana sottostante al castello, infatti, si affrontarono le truppe tirolesi e veneziane, che volevano espandere la propria egemonia e subirono una pesante sconfitta, nella quale perì il condottiero Roberto da Sanseverino. La collezione di armi e tecniche di combattimento ispirata a questa battaglia presenta oggetti originali insieme a copie fedeli, che possono essere anche indossate e maneggiate dai visitatori.

Castel Beseno - Trentino Cultura

Rientro in hotel con cena e pernottamento.

3° Giorno: Castel Thun – Castel Caldes

Colazione in hotel poi si partirà verso Castel Thun.

Tra i castelli Trentini, aperto al pubblico nel 2010 dopo un importante lavoro di restauro, Castel Thun fu la dimora di una delle più importanti famiglie nobili del Trentino. Si trova in Val di Non, su una collina che garantisce oggi una funzione panoramica e, nel Cinquecento, di difesa, anche grazie a un ampio sistema di fortificazioni (torri, mura, bastioni). Oltrepassata la Porta spagnola si accede al ponte levatoio e al cortile, per poi trovare il palazzo signorile. Il castello è sempre stato abitato: questo gli ha permesso di conservare gli arredi originari e di conservarsi come dimora arredata, la cui stanza più celebre è senz’altro la Stanza del Vescovo, rivestita in legno di cirmolo. Nelle affascinanti sale visitabili si possono ammirare arredi antichi, quadri di famiglia, maioliche, porcellane, candelieri e sculture, oltre a armi da fuoco e una vasta raccolta di slitte che testimoniano il glorioso passato della famiglia Thun.

5 buoni motivi per visitare Castel Thun

Nel pomeriggio visiteremo il primo nucleo del Castello di Caldes, un’imponente torre di cinque piani, fu realizzato a partire dal 1230. Dal 1464 passò alla famiglia Thun, già proprietaria del castello di Thun, che lo ampliò ulteriormente. Il castello, che si trova all’imbocco della Val di Sole, domina il paese di Caldes ed è anche teatro di una leggenda: pare infatti che fosse sede della prigionia di una giovane donna, Olinda, forse da identificarsi con la contessa Marianna Elisabetta Thun, che morì d’amore per un menestrello di corte. Il castello ospiterà fino a novembre 2019 la collezione Cavallini-Sgarbi, che comprende 80 capolavori da Niccolò dell’Arca a Francesco Hayez, e molti altri ancora.

Castel Caldes - Trentino Cultura

Nota stazione di soggiorno estiva e soprattutto invernale, disponendo di numerosissimi impianti di risalita per la pratica dello sci alpino e dello snowboard, è uno dei maggiori poli sciistici a livello nazionale. Fa parte del comprensorio sciistico di Skirama Dolomiti.

Ci sposteremo poi per una visita al centro di Madonna di Campiglio.

Meta privilegiata dell’aristocrazia europea e asburgica. A Campiglio giunse l’imperatrice Elisabetta d’Austria, nota come Sissi, che vi trascorse due periodi di villeggiatura

Cosa vedere a Madonna di Campiglio: centro, piste, dintorni — idealista/news

Madonna di Campiglio Estate in Montagna Dolomiti Vacanze estive

Rientro in hotel con cena e pernottamento.

4° Giorno: Castello di Stenico – Caseificio Fontanel

Colazione in hotel, poi, come ultimo castello, in mattinata visiteremo il Castello di Stenico.

Ubicato nella zona delle valli Giudicarie il prossimo castello Trentino è Castel Stenico: si presenta come una fortificazione tipicamente altomedievale, il cui interno è però ingentilito dalle decorazioni scultoree e dall’eleganza degli affreschi, segno del passaggio di Principi e Vescovi che negli anni sono intervenuti per abbellire il castello. Il risultato è un ambiente elegantemente decorato, con dipinti pregevoli, mobili raffinati e antichi utensili. Al suo interno il museo ospita dipinti del celebre ritrattista Giovan Battista Lampi e una vasta serie di oggetti e manufatti in ferro battuto e legno intagliato. Da notare anche l’esposizione archeologica, che documenta il popolamento del territorio dalla preistoria all’epoca romana.

Castello di Stenico / Visita guidata / Estate 2018 - Crushsite.it

Dopo la visita degusteremo un ottimo aperitivo nel famoso Caseificio Fontanel.

Situata a Fiavé, piccola gemma incastonata nel verde delle Valli Giudicarie esteriori, a pochi chilometri da panorami suggestivi e ricchi di storia (Lago di Garda, Madonna di Campiglio, Trento), Fontanèl è il luogo ideale per gli amanti della buona tavola, gli appassionati della natura e gli amici degli animali.

Azienda agricola Fontanel - DEGES

Qui avremo l’opportunità di fare una degustazione di formaggi artigianali.

Rientro in hotel con cena e pernottamento.

5° Giorno: Borgo medievale di canale di Tenno – Casa degli artisti – Lago di Tenno – Stazione di Rovereto

Colazione in hotel e poi visiteremo il bellissimo borgo medievale di Canale di Tenno.

Ci sono luoghi che non hanno un “quando”. Paesi dove, passeggiando per le viuzze o girando l’angolo di una  piazza, ti aspetti di incontrare un mercante medievale o qualche frate questuante.

Uno di questi paesi è Canale di Tenno, piccolissimo borgo di 40 anime, appoggiato sul fianco della montagna e affacciato sulla riva nord del Lago di Garda. Da Riva del Garda la strada per arrivare a Canale di Tenno sale tortuosa e dopo qualche chilometro di battaglia contro le curve, si arriva nella piccola frazione. Le sue case in pietra, i ballatoi affacciati su viuzze silenziose, le volte a botte e i gerani che colorano finestre e poggioli hanno attratto sin dal secondo dopoguerra artisti da tutta Europa, ispirati dai suoi scorci e dal paesaggio circostante che consente di avere una meravigliosa visuale sul lago di Garda. Tra tutti il pittore torinese Giacomo Vittone, che scelse Canale come soggetto per molte delle sue opere. È a lui che oggi è intitolata la Casa degli Artisti, luogo di dimora e ritrovo per gli artisti che visitano il borgo.

Oggi il paese è uno dei Borghi più belli d’Italia, grazie anche alle numerose manifestazioni che ne valorizzano la bellezza, l’arte e i prodotti enogastronomici. Se nei mesi freddi i mercatini di Natale scaldano il cuore dei visitatori, in estate le strade del borgo si infiammano con le rievocazioni storiche di “Rustico Medioevo”. C’è sempre un buon motivo per visitare Canale di Tenno.

Canale di Tenno: il borgo dove si torna indietro nel tempo

Lago di Tenno e borgo medievale - Il Mondo secondo Gipsy

Era il 1967 quando lo splendido edificio in pietra grigia che accoglie i visitatori del borgo medioevale di Canale situato nel comune di Tenno, veniva per la prima volta adibito a luogo di ritrovo per gli artisti a livello internazionale.

Da allora molte cose sono cambiate nel modo di interpretare il ruolo e l’attività della Casa degli Artisti. Ciò che non è cambiato è quel riferimento all’ospitalità alla quale Giacomo Vittone tanto teneva, che rappresenta ancora oggi uno dei punti di forza di quello che nel frattempo è divenuto un eccezionale luogo di produzione culturale in grado di proporsi grazie ai suoi spazi e ai servizi che permettono l’apertura anche nei mesi freddi.

Se negli anni Sessanta e Settanta la Casa degli Artisti era stata soprattutto riferimento per i circoli artistici locali e per gli artisti in soggiorno, dalla metà degli anni Ottanta ha avviato una serie di iniziative che ne hanno fatto un luogo culturale conosciuto a livello prima nazionale e poi Europeo.

art supplies to set the scene - Foto di Casa degli Artisti

Dopo le visite culturali, è il momento del relax: chi viene al Lago di Tenno, infatti, cerca proprio questo. Una gita al lago è l’occasione per immergersi nelle sue acque, regalandosi un momento di profondo contatto con la natura.

Il lago di Tenno è un vero e proprio gioiello naturale del Trentino, che per le sue incredibili sfumature di colore azzurro-turchese viene chiamato da alcuni “lago Azzurro“. La sua forma è perfettamente rotonda. Incastonato in un paesaggio alpino intatto, è situato a 570 m s.l.m. alle pendici del Monte Misone.

Lago di Tenno e borgo medievale - Il Mondo secondo Gipsy

Rientro in Hotel, dove vi aspetterà un caratteristico e gustosissimo Pranzo Medioevale.

Trasferimento in  direzione della stazione dei treni di Rovereto, in tempo utile imbarco sul treno di rientro alle   proprie destinazioni.

E fine dei servizi.

La quota comprende:

  • Treno diretto andata e ritorno per/da Rovereto
  • Pernottamento in hotel con trattamento di mezza pensione (colazione e cena)
  • Pranzo di benvenuto all’arrivo
  • Pranzo medievale (domenica)
  • Tutte le visite guidate
  • Trasferimento con mezzo privato da stazione di Rovereto a hotel
  • Trasferimento con mezzo privato da hotel a stazione di Rovereto
  • Assicurazione medico e bagaglio e annullamento
  • Degustazione di formaggi come da programma
  • Trasferimento da aeroporto ad hotel (nel caso si parta da Milano, Bergamo, Verona e Venezia)
  • Notte in hotel supplemento per chi arriva con aereo da: Milano, Bergamo, Verona e Venezia
  • Bevande ai pasti (anche vino, caffè, amaro)
  • Pasti (antipasto, primo, secondo e dolce)

La quota non comprende:

  • I pasti non menzionati nel programma
  • Mance
  • Eventuali tasse di soggiorno
  • Tutto ciò che è menzionato nella “quota comprende”
  • Trasferimento in hotel da aeroporto per chi NON parte da Milano, Bergamo, Verona, Venezia
  • Notte di supplemento in hotel nel caso si arrivi con volo da Milano, Bergamo, Verona, Venezia



GRAN TOUR ROMANIA PASQUA ORTODOSSA

Nel Paese delle Cicogne….si proprio cosi….delle Cicogne….venite e capirete perché….

“Romania, l’Europa d’Oriente, un’isola latina in un continente slavo. Viaggio tra spiritualità e gente comune”

 

Dopo tanti anni ancora adesso, quando si avvicina Pasqua o Natale, mi si chiede se  gli ortodossi,  festeggiano  e cosa celebrano, se è la stessa nascita di Gesù e la stessa Resurrezione. Cambiano ovviamente i rituali religiosi e le tradizioni ma il significato delle feste è praticamente lo stesso. La Pasqua Ortodossa in particolare, non si festeggia quasi mai nello stesso giorno di quella Cattolica.

Può capitare qualche rara coincidenza di date ma più spesso cade una settimana dopo la Pasqua Cattolica e qualche altra volta anche un mese dopo.

Nel 2025 CADONO STESSO GIORNO PASQUA ORTODOSSA E QUELLA CATTOLICA

Con soli 2 giorni di ferie,per chi lavora,o insegna,potete fare questo tour abbinato al 25 aprile.

La spiegazione è legata ai diversi calendari che sono riconosciuti dagli stati e dalle chiese. La Pasqua cattolica viene calcolata secondo il calendario gregoriano mentre quella ortodossa tiene conto del calendario giuliano (da Giulio Cesare). Inoltre, il calcolo delle date per la Pasqua tengono in considerazione le fasi della luna: luna piena dopo l’equinozio primaverile, per i cattolici, e luna nuova per gli ortodossi.

Per gli ortodossi, la Pasqua è la festa delle feste, tanto da non essere neppure inserita tra le dodici grandi feste dell’anno liturgico, occupa di fatto un posto a parte.  E’ una festa molto sentita, vissuta con intensità e sacrificio, che prevede una lunga e difficile quaresima (che dura 7 settimane), nella quale molti fedeli decidono di non mangiare carne, uova, latticini e bere alcol, per tutti i 48 giorni, intesi come purificazione assoluta del corpo e dello spirito

Viaggio in Romania attraverso il Maramures, Transilvania e le altre regioni visitando le bellezze naturali i luoghi storici e di culto di una nazione poco conosciuta e che si nasconde al turismo.

Visita alle chiese di legno del Maramures, i monasteri della Bucovina, le città. Il cimitero……..

ROMANIA PARTICOLARE  “Tour della Romania particolare”

“Particolare” è una parola che spesso viene associata alla Romania. Particolare perché è un’isola latina in un continente slavo. Perché sta in un crocevia culturale: guarda da una parte all’Occidente, di cui ha sempre avvertito il fascino, e dall’altra alla chiesa ortodossa di cui sembra subire il rigore. Particolare è la gente, mentalità bizantina e cuore europeo. Particolare è la natura, di orsi e di lupi in un continente ormai interamente popolato da una fauna pacifica.  L’impressione è quella di un Paese difficile da decifrare, perché fatto di troppi “particolari”. E dunque questa la Romania? Davvero gioca a nascondersi al viaggiatore? Forse sta proprio qui, invece, il suo fascino: nel suo essere “tanta”.  C’è molta natura, selvaggia e dolce: la più grande zona umida d’Europa dove il Danubio finisce il suo viaggio – Delta del Danubio , i Carpazi appena usciti da un secolare isolamento turistico, la Transilvania che non e quella dei film horror ma campagna dai ritmi antichi.  C’è tanta preziosità d’arte, nelle chiese dipinte in Bucovina, nel “gotico” in legno in Maramures, mete tradizionali del turismo, ma anche in piccoli gioielli nascosti: un cimitero capace di strappare un sorriso (il Cimitero Allegro a Sapanta – Maramures ), un villaggio di case effimere costruite da gente nomade ( villaggio Buzescu) . C’è Bucarest dove le follie architettoniche di Ceausescu guardano in faccia palazzi d’ispirazione parigina e SIBIU nome quasi sconosciuto che è diventato capitale europea della cultura nel 2007.  Un Paese difficile da decifrare, con troppe particolarità, troppe contraddizioni. Non pretendiamo sempre di capire tutto subito della Romania: lasciamoci catturare dalle sue magie, dai suoi misteri. Dopotutto è “Europa d’Oriente”: qui arrivano echi di mondi lontani.

 

Voli da tutta Italia

1° giorno: ROMA – BUCAREST

Ritrovo dei partecipanti presso aeroporto volo per Bucarest. Arrivo incontro con la guida in lingua italiana e city tour della capitale, con le attrazioni più importanti della città di Bucarest, “La Parigi dell’Est”, un tour panoramico l’Arco di Trionfo (Arcul e Triumf), “piccolo fratello” di quello di Parigi, il fiume Dambovita con il suo splendido Palazzo di Giustizia e l’impressionante Accademia Militare, la Piazza dell’Università e la Piazza della Rivoluzione. Visita al Palazzo del parlamento.

Cena in un ristorante tipico e pernottamento in hotel.

Palazzo del Parlamento di Bucarest | musement

Monumento alla rivoluzione a bucarest Foto Stock, Monumento alla rivoluzione a bucarest Immagini | Depositphotos

2° giorno: BUCAREST – SIBIU – ALBA IULIA

Prima colazione in albergo. Partenza per Sibiu. Arrivo e pranzo tipico dai contadini a Sibiel, un grazioso villaggio vicino a Sibiu, pronti per una immersione nel mondo rurale e nei sapori della cucina tradizionale. Cominciamo la visita del centro storico di quella che è stata la capitale culturale europea nel 2007, una città con un miscuglio di culture, ma anche con un glorioso passato, nota all’epoca per il suo sistema di fortificazione considerato il più grande della Transilvania con oltre 7 km di cinta muraria della quale oggi si conservano importanti vestigia. Si potrà ammirare la Piazza Grande, la piazza Piccola con il ponte delle Bugie e l’imponente chiesa evangelica in stile gotico del XIV secolo. Si continua la strada per Alba Iulia dove alloggeremo nelle stanze ricavate proprio dalla vecchia struttura di difesa della cittadella.

Sibiu, la città dove i tetti hanno occhi e i ponti orecchie - Blog Cu Doua Fet(z)e

Sibiel village - Immagine di Sibiu Trips - Tripadvisor

Cena e pernottamento in hotel.

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Hotel Medieval, Alba Iulia – Prezzi aggiornati per il 2022

3° giorno: ALBA IULIA – CLUJ NAPOCA – BAIA MARE

Prima colazione in albergo. Siamo ad Alba Iulia (o Apulum come si chiamava durante il periodo dei romani o Alba Carolina sotto la dominazione ungarica). Visiteremo l’imponente cittadella costruita nel XIII° sec. nello stile Vauban con la porta spettacolare e la cattedrale ricca di storia e significati (ortodossa –chiesa di incoronazione per i re di Romania e cattolica dove tanti principi transilvani sono sepolti). Si continua per Cluj Napoca, una città che ricorda un grande impero. Vecchia città dacica nominata Napoca con lo status di municipio sotto Marcus Aurelius, oggi una città trilingue con dei palazzi imponenti, con 2 piazze importanti che ricordano 2 diverse pagine di storia e anche il tumulto di una delle più importante città della Romania attuale. Si continua la strada per arrivare a Baia Mare. Si entra in Maramures, una zona ricca di tradizioni, con un’architettura particolare e la gente per la quale ancora i vecchi valori morali sono gli attributi di una vita normale. E’ una zona famosa per le chiese lavorate interamente in legno, dove pure i chiodi sono in legno.

Cena e pernottamento in hotel.

Hotel a Alba Iulia a partire da 19 € - Trova hotel economici con momondo

Cluj-Napoca in the spotlight again: CNN ranked it among the 20 beautiful European cities with hardly any tourists - The Romania Journal

Nota: possibilità di partecipare alla Santa Messa di mezzanotte nella chiesa della zona.

Devozione e tradizione nella Pasqua ortodossa in Romania, l'arte di dipingere le uova - Turismo Italia News

Messa Pasqua Romania

La Pasqua ortodossa comincia in chiesa a luci spente, alle ore 24.00. Il sacerdote esce dalle porte centrali dall’iconostasi sul presbiterio con una candela ed invita a prendere la luce. Tutti escono dalla chiesa con un lumino ed ascoltano il vangelo di Matteo 23,1-16. Si intona il canto Cristo è risorto e si ritorna in chiesa per proseguire la messa. Le parole del tropario pasquale – l’inno di Pasqua – ripetute moltissime volte in tono sempre più esultante, ripetute fino ad una travolgente ma composta gioia mistica – con la tua morte hai calpestato la morte – sono il grande messaggio della Chiesa Ortodossa: la gioia di Pasqua, l’aver bandito l’antico terrore che assediava la vita dell’uomo.

4° giorno: BAIA MARE – MARAMURES – BISTRITA

Prima colazione  e trasferimento per assistere alla  Messa della Pasqua ortodossa nel cuore della cristianità romena in mezzo alla gente del villaggio. Sarà un esperienza da ricordare.

Il blog di Vio Cavrini: Foto ROMANIA

Attraversando la Valle d’Iza, visitando le chiese del Maramureş, edificate tra il XVII e il XVIII secolo, che sono state iscritte nel 1999 nell’Heritage List dell’Unesco, come Patrimonio dell’Umanità. Faremo una sosta  fotografica, ad un  complesso monastico di recente costruzione, edificato con la  vecchia tradizione della zona. Durante questa giornata, di certo vorrete e lo faremo, fermarvi nei villaggi dove potrete ammirare ancora, gli abitanti dei villaggi nei tipici costumi che non sono a uso e “consumo dei turisti”.

Benvenuti nella zona di Maramures che merita un approfondimento

Maramureş è nota per la permanenza delle sue tradizioni agricole, che non risentono ancora gli effetti dell’industrializzazione. La regione rinunciò alla collettivizzazione nel periodo della dittatura comunista di Nicolae Ceauşescu, con il risultato che la popolazione ancora oggi mantiene una forte legame con la terra. L’aratura, la piantumazione, il raccolto delle messi, la falciatura del fieno e molte delle attività agricole sono eseguite tramite il lavoro manuale. La regione vanta anche una forte presenza mineraria. La visita delle chiese in legno di Poienile Izei, considerate Patrimonio dell’Umanitá dall’UNESCO, sono un ottimo fattore in termini di crescita turistica. La regione è nota per il radicamento delle sue tradizioni daco-traciche, per la musica e i costumi popolari, specialmente nelle aree rurali. Molto note sono le sue lavorazioni in legno; chiese, case e porte e la grande ospitalità. Alcune aree rurali sono attraversate da strade, in terra battuta, sulle quali si possono vedere anche oggi i carri trainati da cavalli o forti bufali neri.

Qui visiteremo anche il cimitero elice di SAPANTA. Questo cimitero è l’unico al mondo ad avere la denominazione di cimitero felice, poiché su ognuna delle tombe vi si trova scritta una barzelletta oppure una riflessione sulla vita in chiave divertente, a testimonianza che le tradizioni di questa località non sono cambiate, ma rimaste inalterate anche nel corso dei secoli.

I villaggi di Maramures sono una galleria grande d’arte popolare. Fra di loro, il villaggio con il cimitero felice rappresenta un posto di un’ originalità stupefacente. Il contadino romeno non ha mai temuto la morte, perché morire è come attraversare un cancello verso l’eternità e quindi verso la vita eterna. La morte è un fenomeno naturale che deve accettare. Il cimitero è stato, per più di cinquanta anni, la creazione di uno scultore successore di parecchie generazioni di artisti del legno che hanno tramandato per testamento il loro commercio di padre in figlio. Il metodo di lavoro è rimasto invariato. Il legno di quercia è tagliato in fasci che sono messi ad asciugare uno o due anni, lo scultore può cominciare il suo lavoro: in primo luogo disegna i motivi geometrici a basso rilievo dedicati al defunto, poi li dipinge di blu e scolpisce un simbolo di speranza e di libertà. Nel 1934, lo scultore stesso ha cominciato a scrivere sulle lapidi. È solitamente una poesia breve scritta in prima persona, punteggiata di ironia, frasi sarcastiche e…errori di ortografia, la cui ispirazione poteva avvenire durante la notte. I parenti della persona deceduta non si addolorano, ma bevono e si rallegrano. In questo cimitero é descritta l’intera vita del villaggio: il pastore, il coltivatore, il boscaiolo, il tessitore, il filatore, la casalinga, il commerciante, il carpentiere, il medico, il musicista o l’ubriaco sono tutti vicini in questo cimitero. Questa memoria collettiva, questo insieme di tombe piene di colori dove ogni persona morta racconta ironicamente la sua esistenza con le relative gioie e dispiaceri, genera serenità e un’atmosfera allegra, una specie di sfida alla morte, un inno alla vita. Lo spirito creativo aleggia ancora sopra il cimitero e oggi molte delle lapidi sono inventate dai suoi allievi. Il cimitero è un «plein air» del trionfo della vita sulla morte, un museo dove la gente parlerà “dell’azzurro” come parla già del famoso azzurro di Voronet; un azzurro caldo, liscio, quasi fosforescente. Chiedendo all’artigiano che cosa lo ha ispirato, ha risposto chiaramente: il cielo. “vicino agli altri quattro colori (nero, rosso, giallo e verde) l’azzurro é dappertutto, visto che è il quinto colore della terra del Maramures.

Il cimitero felice di Săpânţa | alla scoperta della romania

 

Pranzo di Pasqua con menu tipico e bevande incluse.

Vivremo questa festa importante insieme alla gente del posto.

L’uovo è uno dei simboli pasquali più diffusi in tutto il mondo.

L’uovo è considerato da sempre il simbolo della rinascita e della vita in moltissime culture e in diverse tradizioni. I fedeli rito ortodosso e bizantino hanno la tradizione di tingere le uova sode di rosso e benedirle in chiesa il giorno di Pasqua.

Uova pasquali: perché sono colorate di rosso?

Una tradizione prettamente greca della Pasqua è quella di colorare e decorare le uova di rosso. La scelta del colore si rifà ad un’antica leggenda secondo cui Maria Maddalena, dopo essere stata al Sepolcro di Gesù e avendolo trovato vuoto, si recò dove erano riuniti i discepoli e annunciò loro la straordinaria notizia. Pietro, però, incredule le disse: “Crederò a quello che dici solo se le uova che hai nel paniere diventeranno rosse”. E subito le uova si tinsero di un rosso intenso.

Il rosso è inoltre il colore del sangue di Cristo, della festa ed è considerato un modo per tenere lontano il male.

Decorare le uova pasquali in casa

L’uovo decorato è simbolo di vita e di fertilità, ma anche segno di resurrezione. Molto importane è il cosiddetto uovo della Madonna, ovvero il primo uovo che viene decorato e colorato in una casa e che viene messo nell’angolo bello .

Prima del pranzo della Pasqua,  inizia la tradizionale rottura delle uova.  Ogni ospite gioca, tenendo l’uovo stretto nella mano e colpendo con la punta dell’uovo quello del vicino, pronunciando la frase di rito, Christos anesti (Cristo è risorto), a cui l’altro deve rispondere alithos anesti (è veramente risorto). Tradizione vuole che alla futura sposa l’uovo venga rotto in fronte come augurio di fertilità.

Questo gesto nasconde in realtà un simbolismo molto profondo. Il guscio dell’uovo pasquale che viene rotto rappresenta, infatti, la tomba di Cristo. Il gesto di rompere il guscio indica, di conseguenza, la distruzione della tomba, simbolo a sua volta di morte, per lasciare spazio all’uovo, simbolo di vita e della Resurrezione di Gesù Cristo.

 

Si prosegue per Bistrita.

Cena e pernottamento presso in hotel di lusso.

 

Metropolis Hotel, Bistriţa – Prețuri actualizate 2022

Hotel Metropolis, Bistrita | Da 62 € | Offerte Agoda

5° giorno: BISTRITA – MONASTERI DELLA BUCOVINA – RADAUTI

Prima colazione in albergo. Il paesaggio che potrete vedere dai finestrini del vostro bus cambia rapidamente, se le case in Maramures sono finemente intarsiate e tutte in legno, qui hanno le decorazioni in tutta la casa, sembra di essere nel mondo delle fiabe. Entriamo in Bucovina attraverso un bellissimo paesaggio passando da Passo Borgo a 1201 mt. La Bucovina è una regione situata nel nord della Romania (Moldavia) il cui nome, risalente al 1774, significa “paese coperto da foreste di faggi“. Infatti la Bucovina fu parte del principato di Ştefan cel Mare (Stefano il Grande), che combatté a lungo contro gli invasori Ottomani. Nel 1775 la Bucovina venne annessa all’Impero austriaco che le diede il nome. Nel 1918, dopo la Prima guerra mondiale la Bucovina insieme alla Bessarabia e alla Transilvania entrò a far parte della Grande Romania. Nel 1940 l’Unione Sovietica, a seguito di un ultimatum, si annesse la Bessarabia con il consenso della Germania nazista sulla base dei protocolli segreti firmati nel Patto Ribbentrop-Molotov) del 23 agosto 1939, ma si impadronì anche della Bucovina settentrionale, che in tali protocolli non era menzionata (si indicava esplicitamente la Bessarabia in un generico contesto di Europa sud-orientale, mentre la Bucovina era considerata Mitteleuropa). Famosa per i suoi bellissimi paesaggi, la Bucovina lo è ancora di più per i suoi monasteri affrescati costruiti nei sec. XV-XVI sotto i principi moldavi Stefano il Grande e suo figlio Petru Rares. Attualmente i monasteri della Bucovina sono posti sotto la protezione dell’Unesco come patrimonio dell’umanità.

Mănăstirea Bârsana, locul care încântă și luminează suflete - Călător printre gânduri

Visita del monastero Moldovita, del 1532, circondato da fortificazioni ed affrescato esternamente. Gli affreschi esterni esaltano l’impronta moldava per ottenere il massimo realismo nelle scene di vita quotidiana, umanizzando i personaggi. Sulla parete sud possiamo ammirare L’Assedio di Costantinopoli, l’Albero di Gesù, un gruppo di alcuni famosi filosofi antichi. Il monastero Moldovita ospita un museo importante in cui fa bella mostra Il Golden Apple, un premio consegnato dall’Associazione Internazionale dei Giornalisti a tutti e cinque i monasteri moldavi come riconoscimento per il valore artistico e culturale degli affreschi sulle pareti esterne. Il monastero di Moldovita è un monumento protetto dall’Unesco. Si continua con la visita del monastero Sucevita, (1582-84) rinomato per l’importante affresco “la Scala delle Virtù” e per le sue imponenti mura di cinta. Si continua per arrivare a Radauti.

Cena e pernottamento in hotel.

Moldovita Monastery - RomaniaTourStore

File:Romania Suceviţa monastery 7.jpg - Wikimedia Commons

6° giorno: RADAUTI – IASI

Prima colazione in albergo. Non lasciamo “la dolce Bucovina” senza visitare il famosissimo – Voronet del 1488, nominato la Cappella Sistina dell’Est Europa e considerato il gioiello della Bucovina per il famoso ciclo di affreschi esterni che decorano la chiesa, il più celebre fra questi è ”Il Giudizio Universale”. Si continua in direzione di Iasi. Arrivando a Iasi, la più importante città dell’est della Romania, ammireremo il maestoso Palazzo della Cultura, un gigante neo-gotico costruito sulle rovine del vecchio palazzo principesco. Continueremo con la visita della chiesa dei 3 gerarchi, un vero ricamo in pietra e poi con la visita della cattedrale metropolitana dove troveremo le reliquie della Santa Paraschiva – santa protettrice della Moldova.

Cena e pernottamento in hotel.

Il monastero di Voroneț, "la Cappella Sistina d'Oriente" | SocaTour

Vista del Palazzo della Cultura della città di Iasi Puzzle (Paesi, Romania) | Puzzle Garage

7° giorno: IASI – LAGO ROSSO – BIERTAN

Prima colazione in albergo. Proseguimento per Lago Rosso, tra le Gole di Bicaz, il più bel canyon del Paese, situato nella catena dei Carpazi, lungo 10 km., formato da rocce calcaree mesozoiche, alte 300-400 mt.

Tour Romania e Moldavia PARTENZE GARANTITE 2022

Continueremo il nostro tragitto incontrando un’altra nazionalità – i Csángó – visitandoli a casa, ascoltando la loro musica e cercando di capire da dove sono arrivati e come si sono integrati. Una delle minoranze  più spettacolari  della Romania :”I nipoti di Attila”, sono  gli Csàngò , arrivati qui dalle lontane steppe dell’Asia. Vivono in piccole comunità nelle alte valli dei Carpazi e nella pianura della Moldavia, a poche centinaia di km dell’Unione Europea (e tra poco ne entreranno a far parte) ma per adesso continuano a vivere in un universo parallelo fuori del tempo, distante molti secoli e molte migliaia di km. Una realtà inconsueta nell’Europa di oggi, da cui affiorano riti e credenze collegabili a quelle dei clan kazaki della Mongolia, tracce di sincretismi in cui la Madonna si confonde con  le antiche fate della tradizione ungherese legate ai culti del Sole.

Kákics táncház | Székesfehérvári Programok portálja

Parlano un ungherese arcaico con vocaboli di origine turca o persiana. Sono cattolici  ma nei ricami dei loro costumi si ritrovano il Sole, la Terra e l’Acqua, tracce della loro antica religione pagana. Un mondo a parte che sopravvive fra mille difficoltà in piena Europa. Sono loro gli ultimi “Figli del Vento” d’Europa, eredi di una storia che riemerge dai ricami dei loro abiti che indossano nei giorni di festa, quando il suono dolce e aspro dei violini accende di vita i villaggi sparsi tra le colline della Moldavia e le rive del fiume Siret che in ungherese significa amore, e in romeno non ha nessun significato, ma loro sono arrivati anche prima degli ungheresi, forse con gli Unni.

“Qui pure le pietre parlano: se guardi bene con attenzione, vicino a ogni chiesa (gli Csàngò si professano cattolici in mare ortodosso, un modo per dichiararsi diversi senza sfidare le autorità), si vedono massi apparentemente privi di significato che in realtà sono quel che rimane dell’antica religione legata al Sole. Se osservi bene, i nostri villaggi sono sempre orientati secondo una linea che va a ripercorrere il cammino del Sole: ancora oggi il più importante pellegrinaggio a Cleja, Klèse per noi, si svolge il giorno in cui il Sole non crea ombra intorno alla pietra”.

Ecco da questa poche righe avrete capito in che mondo affascinante ci immergeremo per qualche ora (non è ancora certo che riusciremo a visitarli, non sono luoghi frequentati dal turismo e non sono abituati alle visite). Se volete saperne di più su questo popolo, visitate il sito dell’associazione dei popoli minacciati:  www.gfbv.it/3dossier/eu-min/csango.html. Si attraversano le belle colline di Transilvania toccando località famose per le acque termali. Partenza verso Biertan dove si visita la chiesa fortificata, patrimonio UNESCO dove,  se  saremo tra i fortunati potremo ascoltare un concerto da uno degli organi più grandi del sud Europa.

Biertan - Wikipedia

Cena  e pernottamento in hotel.

Galleria immagini di questa struttura

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8° giorno: BIERTAN – SIGHISOARA – PREJMER – BRASOV o  SINAIA

Partenza  in direzione di  Brasov. Durante il tragitto sosta a  Sighisoara, visita guidata della città detta “La Perla della Transilvania”, considerata una delle città-fortezza meglio conservate d‘Europa (partrimonio dell’umanità UNESCO). I colonizzatori tedeschi vi fondarono il primo abitato nel 1191, che però tu distrutto dai tartari cinquant’anni dopo. Nel Quattrocento, il pericolo ottomano determinò la costruzione delle torri di difesa che circondano tutta la Collina della Città. Dal Cinquecento Sighişoara s’impose anche sotto aspetto culturale: nella scuola della città insegnano professori “di tutte le specializzazioni e di tutte le scienze”. La città risale in gran parte al sec XIV, quando fu ampliata e rafforzata la costruzione affrettatamente eretta dopo le distruzioni tartare del 1241. Si conservano nove delle quattordici torri originarie: torre dei fabbri, torre dei calzolai, torre dei macellai, torre dei sarti, torre dei pellai, torre dei ramai, ecc. Nella Piazza della Città si trovano la Casa del Cervo, una dimora nobiliare seicentesca in stile rinascimentale transilvano e la Casa Veneziana del Cinquecento, con una facciata in stile gotico veneziano. Una delle attrazioni più affascinanti della città è la Torre con Orologio. Alta 64 metri la torre ha all’ultimo livello quattro torticene e una galleria di legno per la guardia; essa costituisce la più vecchia testimonianza della penetrazione del barocco austriaco in Transilvania. Nel XII° secolo un artigiano locale installò sulla torre un orologio con due quadranti, l’uno volto verso la Città Bassa, l’altro verso la rocca. Il meccanismo mette in azione gruppi di figurine di legno che rappresentano i giorni della settimana. Ma Sighişoara è famosa soprattutto perché diede i natali (nel 1431) al Principe di Valacchia Vlad III° Dracul (Vad l’impalatore) o meglio conosciuto come Dracula (il vampiro di Bram Stoker).

City of Sighișoara – Information, Images, Interesting Facts | Urlaub in Rumänien

Qui potrete vistare la Casa Vlad Dracul in cui abitò tra gli anni 1431-1435, prima di diventare principe della Valacchia. Pranzo in ristorante. La più bella e meglio conservata cittadella medievale della Romania, Sighisoara. Continuiamo la strada fermandoci per la strada per la visita della impressionante chiesa fortificata a Prejmer (patrimonio Unesco) costruita dalla popolazione sassone del posto nel sec.13 e che riprende in piccolo il villaggio che è al di fuori delle mura. Si continua per Brasov visitando il centro storico della citta medievale con la Chiesa Nera e la prima scuola romena, ammirando la Piazza del Consiglio dove si respira un’aria cosmopolita. Continuazione per Sinaia sopranominata anche “La Perla dei Carpazi” (quante perle in questo tour!)

Cena e pernottamento in hotel

15 Popular Things to Do In (and Around) Brasov, Romania

9° giorno: SINAIA – BUZESCU – BUCAREST

Prima colazione in hotel. Visita del Castello Peles. Costruito tra il 1873 – 1883 (primo piano) e tra il 1896 e il 1914 (secondo piano), da parte di Carol I Hohenzolleren – il primo re di Romania (1866 – 1914) in stile rinascimentale tedesco, dall’architetto viennese Wilhelm von Doderer  e il tedesco Johann Schultz in Lemberg , si compone di 160 camere e di una torre centrale di 66 m di altezza. In Europa, il Castello di Peles in Sinaia, residenza estiva dei re di Romania, è stato modello di altri importanti castelli e può essere considerato il più importante  della  Storia della Romania. Inoltre  è  uno dei monumenti più importanti di questo genere in Europa per la seconda metà del XIX secolo. Potrete ammirare numerose statue, balaustre, vasi, fontane, nicchie e mosaici. L’interno del castello Peles con le sue 160 stanze, sistemate ed arredate in tutte le fogge possibili, con netto predominio dell’intaglio in legno. E’ stato incluso nella lista dei 5 castelli più belli del mondo.

Transilvania: cosa vedere, dove atterrare, cosa fare - Trip and Love

Si parte  in direazione di  Buzescu – villaggio rom – impressionante per l’architettura bizzarra e per le abitudini degli zingari che vi abitano e dove troveremo un strano miscuglio di ricchezza e miseria. I rom, che secondo le statistiche sono 3% dell’intera popolazione, conservano con tanta tenacia la loro identità. Una visita “insolita” non inserita in nessun programma di viaggio: la visita di un villaggio Rom, ad un comune con un’elevata presenza di Rom ed è infatti piuttosto noto per il buon numero di case costruite nello stile caratteristico di questo popolo.

Buzescu, Romania | peace-on-earth.org | Flickr

“Il paese era formato da una strada asfaltata principale e da traversine laterali in terra battuta. In tutto 500 metri da capo a piedi. Una chiesa in stile cristiano-ortodossa, dipinta di giallo e di verde, con annesso cimitero zingaro, vegliava l’entrata in paese. Architetture molto particolari che oltre la comune immaginazione, architetture che sembravano riprese da fiabe del nord Europa, come “Hansel e Gretel”. Ogni costruzione appartiene ad una sola famiglia, sia che si tratti di una palazzina a quattro piani che di una villetta con giardino. Lungo la strada del villaggio, tutti hanno diritto ad una casa, tutti hanno spazio per testimoniare della loro esistenza, ma non tutte le case sono uguali. Per un Rom, la casa è un concetto nuovo, ben lontano da ciò che invece rappresenta per noi popoli stanziali: una casa equivale alla nostra automobile, più è grande e bella e luccicante e accessoriata, più si lascia intendere quanto il proprietario sia proporzionatamente ricco. Così il villaggio  ha case più o meno sfarzose, più o meno imponenti, e tutte riportano sui tetti, rigorosamente rivestiti in zinco, grandi placche di rame con inciso il nome della famiglia intestataria della costruzione.
Gli interni sono molto curati nei dettagli ed ogni elemento decorativo, come marmi, stucchi, ori, mobilio, cristalli, porcellane, lampadari, è stato importato dall’estero senza badare a spese. La moltitudine di stanze non viene sfruttata, l’importante è averle, non arredarle, non viverle, l’importante è ostentare. Di fatto molte famiglie vivono principalmente in un paio di ambienti della casa, tra cui la cucina, lasciando il resto della casa vuoto e disadorno. Alcune famiglie dormono addirittura con la tenda nel giardino. Durante la mia breve passeggiata avevo constatato la presenza di diversi operai rumeni al lavoro nei vari cantieri edili, intenti a costruire nuove case. Il disegno architettonico è opera degli zingari, mentre la costruzione vera e propria è relegata ai rumeni, che i Rom considerano inferiori!”

Arrivo a Bucarest . Cena e pernottamento in hotel.

 

10° Giorno: Bucarest – Roma

Trasferimento in aeroporto per imbarco sul volo diretto a Roma e fine dei servizi.

 

LA QUOTA COMPRENDE

  • Voli Roma – Bucarest-Roma bagaglio incluso  (nota bene: tariffa da riconfermare ad emissione dei biglietti)
  • Pernottamenti in hotel 4**** e 5*****
  • Trasferimenti in bus privato
  • Guida locale in lingua italiana per tutta la durata del viaggio
  • Pensione completa con acqua minerale inclusa dalla cena del primo giorno fino alla colazione dell’ultimo giorno
  • Ingressi per le visite previste nel programma
  • Assicurazione annullamento e spese mediche (massimale 10.000), bagaglio    massimale 1.500) e covid 19

 

LA QUOTA NON COMPRENDE

  • Tasse aeroportuali euro 135,00 (soggette a riconferma sino emissione dei biglietti aerei)
  • Mance
  • auricolari
  • Extra di carattere personale
  • Tutto quanto non espressamente indicato nella voce “La Quota Comprende”



Austria autentica

L’Austria sono le sue città ricche di storia

Sono le incantevoli e spettacolari montagne innevate delle regioni come il Tirolo ad offrire le immagini più famigliari e comuni dell’Austria, con un panorama di vette frastagliate e fiumi turbolenti che cedono il passo a verdi pascoli costellati dalle cupole delle chiese. Ma l’Austria non offre semplicemente delle viste alpine! L’Austria sono le sue città ricche di storia raccontata dagli eleganti palazzi di Vienna e Salisburgo, la vita frizzante e votata al futuro di Graz, gli innumerevoli specchi d’acqua della Carinzia e del Salzkammergut, sono le note dei compositori musicali che hanno vissuto e lavorato in questo Paese, sono i castelli di una antica nobiltà che ha segnato le vicissitudini dell’Impero Asburgico, sono le pianure ad est che ci richiama già l’Ungheria, è la sua cucina ricca di influenze di popoli e culture differenti.
L’Austria è un Paese armonico e complesso, mai tedioso, ricco di peculiarità differenti e che non può che lasciare ammirato il visitatore che sceglie come meta del suo viaggio.
Con questo tour ci immergeremo in un Paese che apparentemente così piccolo ci offrirà una vasta ricchezza culturale e innumerevoli opportunità per viverlo appieno.

Le bellezze dell’Austria sorprendono, tu sorprenditi con noi!

Un tour in Austria è proprio quel che ci vuole per godersi le sue bellezze paesaggistiche ed interessarsi del suo glorioso passato sotto dominazione asburgica. L’ex Repubblica dell’Austria Tedesca è la perfetta combinazione tra arte e natura infatti è anche una terra di grande cultura che ha prodotti personalità geniali del mondo della musica, come Mozart, Mahler, Strauss e Schubert; dell’arte, come Schiele e Klimt; della letteratura, come Rilke, Musil e Kafka e del Cinema, come il regista Fritz Lang. L’Austria è una repubblica federale divisa in 9 Stati federati e dal 1995 fa parte dell’UE, poco più piccola dell’Italia ha da offrire ai visitatori eleganti palazzi, maestosi castelli e antiche chiese che fanno di questo Paese un vero gioiello. L’agricoltura produce uva, cereali, patate, frutta e barbabietola da zucchero. Si allevano soprattutto bovini e suini e si pratica anche lo sfruttamento delle foreste. Affacciata sulle rive del Danubio, Vienna, la capitale, è una città aristocratica e ricca di storia, ottimamente curata come tutte le altre caratterizzata da edifici in stile gotico e imponenti palazzi nobiliari del XVII secolo che conservano ancora tutto lo splendore originale.

1°GIORNO ROMA – VIENNA – GRAZ

Ritrovo dei partecipanti all’aeroporto di Fiumicino, incontro con l’accompagnatore, disbrigo delle formalità di imbarco e partenza alla volta dell’Austria. Una volta atterrati all’aeroporto di Vienna, incontriamo l’autista del pullman del nostro circuito e partiamo alla volta della Stiria.
Il land Steiermark è armoniosamente ondulato, ricco di vigneti, orti e fertili campi arabili oltre a presentare vaste aree boscose solcate dal fiume Mur e dai suoi affluenti, ed è a ragione chiamato il cuore verde dell’Austria, costellata di villaggi dove la coltivazione di mele, uva, zucca ne hanno caratterizzato per secoli l’attività principale.

I vini della Stiria austriaca | La posta dei camperisti | CamperLife

Paesaggio Dei Vigneti Della Stiria Meridionale Vicino A Gamlitz Austria Eckberg Europa Vista Sulle Colline Delluva Dalla Strada Del Vino In Primavera Destinazione Turistica Luogo Di Viaggio - Fotografie stock e altre

Arriviamo a Graz, capitale della Stiria, città elegante e prosperosa con una ricca scelta di attività culturali e un’animata vita notturna. Incontro con la guida locale che ci porterà alla scoperta del suo centro storico con una bella passeggiata a piedi. Visiteremo il Duomo che preserva gran parte del suo carattere gotico di fine Quattrocento (come la Crocifissione nella navata destra) mentre l’interno è rifinito maggiormente con ornamenti barocchi; ammireremo gli esterni del seicentesco Mausoleo di Ferdinando II con la sua grande cupola e che ospita il sarcofago dell’Imperatore del Sacro Romano Impero; poi entreremo nel Burg (in passato residenza di Federico III, mentre oggi ospita nella parte moderna gli uffici governativi) per ammirare e salire la doppia scala gotica a chiocciola posta in un porticato nel primo cortile. Arrivati nella Hautplatz, la piazza triangolare contornata da facciate seicentesche e settecentesche al centro della quale è posta la statua dell’arciduca Giovanni e alla sua estremità l’ottocentesco e monumentale Rathaus (Municipio), ci muoveremo verso lo Schlossberg la collina nel cuore della città sulla quale sorgeva l’antica fortezza medievale della città e vi saliremo con la celebre funicolare che in un minuto e mezzo ci porterà in cima e da dove potremo ammirare otre alla Torre dell’Orologio (quanto è rimasto della fortezza) e il panorama sulla città, il Mur e i suoi dintorni.

 

Immagine poster 110 x 70 cm: classica vista panoramica della città storica di Graz con la famosa torre dell'orologio Grazer nella bella luce serale a(121793430) : Amazon.it: Giochi e giocattoli

 

La cena ci attende in hotel a Graz, mentre il pranzo è libero.

2°GIORNO: GRAZ – KLAGENFURT E IL LAGO WOERTH

Dopo la prima colazione ci dirigiamo in Carinzia, regione meridionale dell’Austria che gode di estati miti e atmosfera rilassata tipica dei paesi mediterranei, caratterizzata dalla presenza di numerosi laghi e paesaggi montani che la rendono il luogo ideale per una vacanza all’aria aperta. Arriviamo a Klagenfurt, capitale della regione, posta sulla riva orientale del Woerthersee cittadina rilassata e tranquilla dove incontreremo la guida locale per una visita che ci condurrà a scoprirne i luoghi di interesse che accoglie nel suo centro storico, come la Cattedrale a navata unica ma con cappelle laterali sormontate da tribune riccamente decorate di stucchi, quadri, cancellate; la Landhaus edificio rinascimentale con torri gemelle del tardo Cinquecento e che oggi ospita il governo regionale; l’affascinante Teatro della Città in stile Art Noveau, l’ampia Neuer Platz al cui centro sorge la grottesca fontana del Lindwurm (figura mitologica simile ad un drago) oggi simbolo della città.

 

STADTTHEATER KLAGENFURT: Tutto quello che c'è da sapere (AGGIORNATO 2024) - Tripadvisor

Tempo per il pranzo libero in città, poi ci spostiamo a Keutschach am See dove si trova la celebre Pyramidenkogel, la torre di osservazione alta circa cento metri, con una forma elegante a curvatura in legno lamellare e acciaio, la più alta del mondo costruita con questo sistema. Dalla sua terrazza panoramica si può godere di una vista panoramica a 360 gradi sui meravigliosi laghi e paesaggi montani della Carinzia. Siete pronti a salire i 440 gradini a piedi? Ma non vi preoccupate, c’è anche l’ascensore !

Pyramidenkogel, Keutschach - Rubner Grandi strutture in legno

Al termine di questa emozionante esperienza ci spostiamo all’estremità occidentale del lago, per una passeggiata a Velden vistosa e vivace località balneare del Woerthersee, e magari sedersi in uno dei localini di Europaplatz per sorseggiare un aperitivo al tramonto.

 

Cena e pernottamento in hotel in zona lago.

Oggi ci attende una giornata fra le montagne più belle dell’Austria, all’interno della regione del Tirolo, fra scorci alpini di rara bellezza e una natura incontrastata che la incornicia. Nelle località che toccheremo, scopriremo la storia di chi abita queste montagne e le attività principali fra le quali l’artigianato in legno, i canti popolari come lo jodel, e i costumi tipici in loden di ogni villaggio che fanno sfoggio di sé nelle vetrine dei negozi di abbigliamento.

Iniziamo con la scoperta di Lienz, la città principale dell’Osttirol (Tirolo orienale), situata nel cuore delle magnifiche Dolomiti che gode di un clima eccezionale che permette la presenza di piante tipicamente mediterranee come le palme che ben si inquadrano con i gerani che ornano le finestre, ed è caratterizzata dalle inconfondibili facciate variopinte delle case, dai caffè e dalle boutique. La visita guidata ci porterà ad ammirare la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea, di architettura quattrocentesca che ospita l’organo più antico d’Austria, la Hauptplatz (piazza centrale) dove si trova il Castel Liebburg dalle inconfondibili torri con cupola a cipolla (oggi il municipio della città), la Johannenplatz con la sua colonna mariana.

 

 

Al termine della visita, riprendiamo il pullman e seguendo il fiume Isel per una bella strada panoramica fino al massiccio dei monti Tauri, le montagne austriache più frequentate in ogni stagione per le numerose possibilità che offrono per chi vuole godersi la meraviglia che questi paesaggi offrono al viaggiatore. Arriveremo a Kitzbuehl, celebre località di villeggiatura tirolese che ospita ogni anno le più importanti competizioni sciistiche, dove ci fermeremo per una passeggiata nell’accogliente centro cittadino.

Pranzo libero in corso di escursione.

Giunti a Kufstein, non possiamo mancare una visita alla scoperta della cittadina posta sulle rive del fiume Inn e ai piedi dell’imponente massiccio del Kaisergebirge. La Perla del Tirolo (così è stata denominata) possiede un incantevole centro storico con l’antica Roemerhofgasse con i suoi accoglienti caffè, ma il suo emblema è la Fortezza che troneggia sulla città e che ospita il museo civico che ci racconta la storia di questa città di confine fra Austria e Germania, dai tempi antichi fino alla nascita degli sport legati allo sci.

La nostra giornata tirolese si conclude con la cena e il pernottamento in hotel.

4°GIORNO: KUFSTEIN – SALISBURGO

Dopo colazione ripartiamo alla volta del Salisburghese, percorrendo un tratto di autostrada in Germania, giungendo poi nella splendida città austriaca in tempo per la visita guidata.
Fino al 1816 Salisburgo condusse una vita separata dal resto dell’Austria, in quanto costituiva una città-stato indipendente, governata dai potenti principi arcivescovi, che ambiziosi e colti, trasformarono architettonicamente la città nel luogo più italiano a nord delle Alpi (da qui l’appellativo Roma nelle Alpi). Distese sotto la presenza imponente della fortezza Hohensalsburg, le chiese, le strade e le piazze del compatto centro storico, oggi rievocano un’Europa da lungo scomparsa; per il viaggiatore Salisburgo è la quintessenza dell’Austria in quanto offre la migliore architettura barocca del Paese, un panorama subalpino e una tradizione musicale nata grazie al suo cittadino più illustre: Wolfgang Amadeus Mozart.

 

Con la guida locale avremo modo di scoprire i classicheggianti e fioriti giardini Mirabell, il famoso viale dalle insegne in ferro battuto Getreidegasse, la chiesa dei Francescani (un vero compendio di storia dell’arte), il cortile centrale della Residenz (antica residenza dei principi vescovi e attualmente sede museale) e l’interno del Duomo al cui interno ospita ancora il fonte battesimale dove venne battezzato Mozart, oltre ad altre opere d’arte.

 

 

 

Pranziamo in un rinomato ristorante del centro storico.

Il pomeriggio è a disposizione per visite individuali o shopping. Se lo desiderate potreste salire sulla Fortezza con l’ausilio di una funicolare, approfondire la vita di Mozart visitando una delle sue due abitazioni in città, oppure scegliere di scoprire come si vive il Natale in Austria in un piccolo ma ben realizzato museo vicino al Duomo. Oppure semplicemente potete sedervi in un dei café pasticceria storici del centro, come Tomaselli o Fuerst.

Cena e pernottamento in hotel a Salisburgo.

5°GIORNO: SALISBURGO – SANKT WOLFGANG – BAD ISCHL (capitale culturale europea 2024) – VIENNA

Prima colazione in hotel, e il nostro viaggio in Austria prosegue questa mattina attraversando il Salzkammergut.

Tour privato di un giorno: Hallstatt e Salzkammergut da Salisburgo
Le vette di questa regione non raggiungono certo l’imponenza di quelle più occidentali, ma sono altrettanto spettacolari, mentre dominano dall’alto gli avvallamenti scavati dai ghiacciai, creando un paesaggio di rara bellezza, racchiudendo la più alta concentrazione lacustre del Paese.
La prima sosta della giornata sarà a St. Wolfgang, sulle sponde del lago omonimo: idilliaco centro montano cresciuto attorno al suo santuario che racchiude il gioiello gotico dell’altare dell’artista pusterese Michael Pacher, ed avremo modo di ascoltare come qui è nata la celebre operetta Al Cavallino Bianco.
Dopo una foto a bordo lago, riprendiamo il pullman per dirigerci verso Bad Ischl per visitare insieme alla guida la celebre Kaiservilla, il celebre palazzo dono di nozze di Sofia a suo figlio Francesco Giuseppe e Elisabetta.

Bad Ischl è Capitale europea della Cultura 2024: la prima volta di una regione alpina e rurale

Nelle sale dell’elegante residenza dove l’Imperatore amava trascorrere i mesi estivi, ripercorreremo la vita della celebre coppia nella località dove si sono incontrati e fidanzati ufficialmente, scoprendo questa vicenda dove aleggia un fondo di leggenda. Il palazzo è in stile neoclassico, ed ha una forma di “E” in onore della giovane sposa, nell’interno si trovano pavimenti lussuosi in parquet con intarsi, tante sculture in legno, ambienti in marmo rosa – grigio e verande in ferro battuto. Notevole è anche il suo parco in stile inglese, caratterizzato da aree prative e alberi singoli con il bosco sullo sfondo.

Al termine della visita tempo per il pranzo libero in centro (non mancate di assaggiare i cioccolatini alla violetta, tanto amati da Sissi), poi partenza per la capitale austriaca, dove arriveremo nel tardo pomeriggio.

La cena ci attende in hotel a Vienna.

6°GIORNO: VIENNA STORICA E MUSICALE

La giornata odierna è interamente dedicata alla capitale dell’Austria. Inizieremo con un breve giro panoramico in pullman che ci porterà a scoprire il grande viale che cinge il centro storico, il Ring che accoglie palazzi, edifici, monumenti realizzati nella seconda metà dell’Ottocento e che denota come Vienna sia stata capitale di un grande impero europeo e multietnico guidati dalla famiglia Asburgo. La prima visita della mattina sarà allo Museo della Città di Vienna, recentemente rinnovato, che ospita nelle sue sale tante testimonianze della vita di Vienna, dall’antica romana Vindobona fino ai giorni nostri, passando soprattutto per il pezzo forte della mostra: alcuni dei capolavori di Klimt, Schiele, e altri artisti.

Vienna - Una capitale affascinante | H-Hotels.com

Successivamente entreremo in una delle chiese viennesi più iconiche e affascinanti: la Karlskirche, dedicata a San Carlo Borromeo. È senza dubbio la chiesa barocca più bella della città, realizzata dal celebre architetto Fischer von Erlach: caratterizzata da una enorme cupola col portico neoclassico, fiancheggiato da due gigantesche colonne imitanti la colonna traiana descriventi la vita del santo milanese. L’interno è sorprendentemente armonioso e luminoso, consentendo di ammirare il grande affresco di Rottmayr con soggetto San Carlo Borromeo, e il gruppo della Trinità dell’altare maggiore opera sempre di Fischer von Erlach.

Chiesa di San Carlo Borromeo, Vienna - prossimi eventi in programma

 

Tempo per il pranzo libero in centro.

Vienna è musica, e questo pomeriggio lo scopriremo con una visita guidata a tema, ascolteremo storie di musicisti che hanno eletto la capitale dell’ex Impero asburgico come luogo dove poter vivere appieno la loro passione e vedremo dall’esterno luoghi simbolo quali alcune delle più celebri sale da concerto (fra le quali Opera di Stato, Kursalon, Konzerthaus, Musikvehrein), e poi entreremo nella casa di Johann Strauss, l’autore della conosciutissima Sul Bel Danubio Blu, immergendoci nella vita del Re del Valzer e delle sue opere.

Dopo cena, concluderemo la giornata con un concerto in un famoso palazzo viennese, che ci porterà a vivere appieno l’atmosfera musicale che abbiamo cominciato a respirare nel pomeriggio.

 

Rientro in hotel e pernottamento.

7°GIORNO: IL BURGERLAND

Dopo la prima colazione oggi ci dirigiamo nella regione più orientale del Paese, il Burgerland, che più si discosta dall’immagine classica da cartolina dell’Austria e che richiama fortemente per paesaggi e borghi la vicina Ungheria. E difatti questa è una regione mutilata: dopo la Grande Guerra, una parte è stata ceduta alla nascente nazione magiara insieme alla città principale della zona (Sopron), mentre una striscia di terra viene lasciata all’Austria, ed è proprio qui che le due culture si fondono e confondono. I paesaggi assolati, lunghi filari di viti, campi di grano, case in muratura bianca, cognomi di chiaro riferimento ungherese, una cucina dai sapori forti.

 

Con la guida visiteremo il Palazzo Esterhazy a Eisenstadt (la capitale regionale), residenza dell’omonima famiglia nobile ungherese vicina alla famiglia Asburgo realizzata in stile barocco e neoclassico e che ospita all’interno la magnifica Haydensaal dal soffitto dipinto con oltre trenta brillanti affreschi con dipinti di eroi ungheresi, con una acustica eccezionale, dove lo stesso compositore Joseph Haydn si esibiva davanti a platee scelte di nobili ospiti della famiglia Esterhazy. La visita continua con altre sale contenente cimeli e opere d’arte appartenuti alla famiglia.

Palazzo Eszterházy - Wikipedia

Terminata la visita, ci sposteremo verso il Neusiedlersee, un lago molto particolare in Austria, contornato da gigantesche canne palustri e da vigneti, posto nel bel mezzo del paesaggio stepposo della puszta, facendolo apparire molto più magiaro di qualsiasi altra zona del Burgerland.

Lago Neusiedl, alla scoperta della natura in Austria

Il lago stesso è un fenomeno ecologico strano: nessuna fonte importante d’acqua lo alimenta (l’acqua si adagia semplicemente sulla superficie della terra, con una quantità lievemente salina), la profondità non supera mai uno o due metri e può rischiare di rimanere senz’acqua (come accaduto nel 1860). La poca profondità del lago significa che si scalda molto rapidamente d’estate, rendendolo ideale per il windsurf, mentre le canne costituiscono l’habitat di numerose varietà di uccelli, quindi luogo ideale di studio per gli ornitologi.

Per il pranzo libero ci rechiamo a Moerbisch am See, un classico villaggio disposto su una strada principale, dalle case bianchissime decorate con viti e pannocchie e dalle tante piccole stradine che dalla Hauptstrasse si dipanano dal centro verso la riva del lago, con una offerta ristorativa che richiama davvero i vicini magiari (il confine si trova a soli 2 km). Prima di lasciare questo borgo, visitiamo l’Heimatmuseum, un’antica casa contadina che preserva la vita degli abitanti del posto nei secoli passati.

Prima di rientrare in hotel, facciamo sosta a Rust, un grazioso villaggio sempre affacciato sul Neusiedlersee che nel tempo si è sviluppato grazie alla viticoltura. Sosta per passeggiata e degustazione di Blaufraenkisch.

Hotel Rust: 50 Offerte Rust Hotel Economiche, Burgenland

 

Rientro a Vienna, cena e pernottamento.

8°GIORNO VIENNA – ROMA

E’ il giorno della partenza, ma non possiamo lasciare l’Austria senza aver visitato il centro storico e i suoi angoli più nascosti. Con una bella passeggiata guidata, visiteremo l’imponente Chiesa dei Gesuiti con le sue ricche decorazioni in marmo derivato e affreschi con la tecnica del tromp l’oeil, la Chiesa greco ortodossa di fine Settecento approfondendo i riti che ne caratterizzano il culto, attraverseremo il quartiere ebraico soffermandoci ad osservare e comprendere il moderno monumento della Shoah in Judenplatz, e tutto nel giro di pochi minuti a piedi l’uno dall’altro: è l’anima del cosmopolitismo della società austriaca già sedimentata nei secoli passati. Senza dimenticare che ci troviamo anche nel famoso Triangolo delle Bermude dei locali del centro !!

 

 

Come salutare nel migliore dei modi il nostro viaggio in Austria? Ma certo, con un giro sulla Riesenrad (la ruota panoramica) del Prater! Simbolo della capitale austriaca, realizzata nel 1897 per celebrare i 50 anni di regno di Francesco Giuseppe, dall’interno dei suoi vagoni ad un’altezza di quasi 65 metri si godono scorci mozzafiato della città. E come recita un detto locale: chi è stato ospite a Vienna e non è salito sulla Ruota, non può dire di aver visitato veramente la città!

 

Tempo per il pranzo libero, poi riprendiamo la via dell’aeroporto per rientrare in Italia.

Auf Wierdesehen Oesterreich … bis zum naechsten Mal !!

 

La quota comprende:

Volo di linea diretto in classe economica Roma-Vienna-Roma bagaglio in stiva di 20Kg e bagaglio a mano peso e misure consentite.
7 pernottamenti in hotel 4*
Trattamento mezza pensione e un pranzo in ristorante
Concerto all’opera di Vienna
Guida professionale in Italiano
Tutti i trasferimenti e le visite in bus gran turismo con A/C
Assicurazione medica e bagaglio
Assicurazione ANNULLAMENTO VIAGGIO CHE COPRE INTERO COSTO DEL VIAGGIO
Kit da Viaggio.

Iva di legge

La quota non comprende :

Tasse aeroportuali €  da riconfermare all’emissione del biglietto
Ingressi ai musei e siti €
Mance
Tasse di soggiorno eventuali
Extra personali e tutto quanto non previsto nella quota comprende
Bevande ai pasti.

INFORMAZIONI TECNICHE:

  • il tour redatto dà un quadro completo dell’Austria: tocca grandi città (Vienna, Graz, Salisburgo), altre capitali di Laender più piccole (Klagenfurt e Eisenstadt), e numerosi borghi che ne denotano le differenti peculiarità regionali.
  • Per l’aspetto naturalistico ho inserito anche dei percorsi su comode strade provinciali panoramiche, nel Tirolo e nel Salzkammergut; i tre laghi immessi nel circuito presentano caratteristiche differenti, quindi non sono assolutamente delle ripetizioni;
  • per un quadro completo del Paese ho inserito delle esperienze, quali la salita sulla Torre di Legno al Woerthersee, un pranzo tipico a Salisburgo, la degustazione di vini al Neusidlersee, il concerto di musica (classica e valzer) e la Ruota Panoramica a Vienna, oltre all’utilizzo di funicolari per accedere ai siti di interesse.
  • gli ingressi a pagamento menzionati nel tour sono: salita sulla collina del castello a Graz; salita sulla Torre di Legno in Carinzia, Fortezza di Kufstein (con salita in funicolare); Duomo di Salisburgo; la Villa Imperiale a Bad Ischl; chiesa di San Carlo Borromeo, casa di Johann Strauss a Vienna; palazzo Esterhazy, Heimatmuseum (Burgerland).
  • Nella giornata dedicata al Tirolo ho inserito a margine un timing di riferimento per fare il programma in tranquillità.
  • A Salisburgo ho lasciato una mezza giornata libera, in quanto si è a metà di un viaggio ricco di visite e esperienze.
  • Ho considerato il viaggio con arrivo nella mattinata del primo giorno, con partenza nel tardo pomeriggio dell’ultimo.
  • I pernottamenti sono così ripartiti: una notte a Graz, una notte a Velden o zona del Woerthersee, una notte a Kufstein, una notte a Salisburgo, tre notti a Vienna.

 

Scelta del posto a bordo dell’aereo:

I voli sono previsti in una specifica classe di prenotazione. Nel caso sia consentita una preassegnazione gratuita del posto da parte del vettore aereo, la preassegnazione verrà effettuata automaticamente all’emissione del biglietto.

Eventuali preferenze sull’assegnazione del posto ci devono pervenire al momento della conferma del viaggio.

Ricordiamo che con alcune compagnie, la preassegnazione del posto è a pagamento e che la preassegnazione di posti speciali (es. uscita di sicurezza…) è soggetta a restrizioni.

Eventuali modifiche sui posti preassegnati vanno richieste direttamente al banco di accettazione del volo.

I posti preassegnati possono subire cambi per esigenze aereoportuali e nessuna pretesa, reclamo o rimborso può essere avanzato se non verranno assegnati i posti prescelti; nel caso di cambi di posti precedentemente pagati, potrà essere richiesto il rimborso dell’importo pagato.

L’assegnazione del posto specifico verrà convalidata solo al momento del check-in sulla carta d’imbarco.

Documenti per l’espatrio:

E’ necessario il passaporto o la carta di identità valida per l’espatrio, sufficientemente validi per la durata soggiorno, da esibire in caso di richiesta da parte delle Autorità locali. Il Paese fa parte dell’UE ed aderisce all’accordo di Schengen, non è pertanto necessario il visto di ingresso.