Pasqua in Puglia-Riti Settimana Santa-Taranto-Canosa-Ruvo ..la Desolata….

 

Questo itinerario offre un’esperienza di condivisione straordinaria attraverso cultura, riti religiosi e gastronomia genuina locale nel cuore della Puglia più autentica. Il suggestivo viaggio, in occasione dei riti pasquali pugliesi durante la Settimana Santa, s’immerge nell’intensità del rito religioso del Venerdì Santo con la secolare Processione dei Misteri di Taranto con la lentissima Nazzecata dei confratelli incappucciati. Il percorso prosegue a Canosa di Puglia per assistere il Sabato Santo alla Processione della Desolata, dove centinaia di donne vestite di nero intonano all’unisono uno straziante canto corale (versione dello Stabat Mater), proseguendo con la scoperta della Cattedrale di San Sabino e del ricco patrimonio archeologico sotterraneo e degli ipogei, dove si coglie l’occasione per degustare lo strascinato di grano arso e i dolci della tradizione come le scarcelle. L’itinerario tocca poi Ruvo di Puglia, per immergersi il giorno della Domenica di Pasqua nella gioiosa Processione del Cristo Risorto che celebra la rinascita tra musica e colori, e per ammirare la splendida Cattedrale romanica di Santa Maria Assunta e i vasi del Museo Jatta, concedendosi una sosta per assaporare il saporito calzone molfettese o ruvese ripieno di pesce e cipolle.  Il tour delle bellezze pugliesi tocca ancora Taranto, città tra due  mari e antica capitale della Magna Grecia, dove il percorso nel borgo antico e del Castello Aragonese si unisce a un’emozionante escursione in catamarano nel golfo per avvistare i cetacei; qui l’esperienza si arricchisce con l’assaggio delle celebri cozze tarantine e dei tipici taralli col pepe.

A  Canosa,si visita l’Ipogeo Dauno-Ellenistico.

Il viaggio si conclude infine a Martina Franca con un tour tra le raffinate architetture barocche, i palazzi signorili e la monumentale Basilica di San Martino, il tutto suggellato dal sapore inconfondibile del famoso capocollo martinese e delle bombette di carne cotte nei tradizionali fornelli pronti.

 

26/03 GIORNO 1 VENERDì SANTO: PARTENZA DA ROMA – TARANTO – PROCESSIONE DEI MISTERI

Ritrovo dei partecipanti presso la stazione di Roma Termini e viaggio in treno diretto a Taranto.  Arrivo e trasferimento in bus privato in hotel.Sistemazione nelle camere riservate.

Per coloro che arrivano da altre città sono previsti treni o voli avvicinamento ,chiedete info.

La processione dei Misteri di Taranto – masseria acquasale

Nel pomeriggio del Venerdì Santo,alle ore 17.00  le strade del centro si affollano di fedeli e spettatori per assistere alla Processione dei Misteri curata fin dai primi anni del Settecento dalla Confraternita del Carmine. I riti seguono una struttura secolare rigidamente codificata, con 8 complessi statuari in legno e cartapesta che rievocano la Passione di Gesù, alternati alle bande cittadine che eseguono le celebri marce funebri tarantine.

La Settimana Santa a Taranto: origini e curiosità che non ti aspetti | Taranto Magna

Il lungo corteo esce dalla cinquecentesca Chiesa del Carmine, aperto dal Troccolante, il confratello che detta il tempo e il passo stringendo tra le mani la troccola. Interessanti le figure dei  Perdoni, confratelli sfilano rigorosamente scalzi, incappucciati e con una corona di spine sul capo.

Quest'anno come forse già saprete, in occasione del 350º anniversario dell'Arciconfraternita del Carmine, la processione dei misteri, tornerà in città vecchia e non passerà dunque per le vie del centro. Con anche

Avanzano compiendo la Nazzicata, un dondolio lentissimo che dilata a dismisura i tempi del cammino e lentamente sfilano, nella città nuova, sostando solo un’ora nella chiesa di San Francesco da Paola e proseguono tutta le notte.

Taranto e la processione dei Misteri: ecco i nomi dei cavalieri che scortano Gesù Morto - Gazzetta del Mezzogiorno

Il corteo rientra nella medesima chiesa dalla quale era uscito (Chiesa del Carmine nel Borgo Umbertino) solo alle prime luci del sabato, per la conclusione con la Triplice Bussata. Davanti al portone sbarrato della Chiesa del Carmine, quando il Troccolante avanza e bussa tre volte con la sua mazza sul legno della porta.

A Taranto la Settimana santa iniziata con le gare tra le confraternite: la statua di Gesù morto ottenuta per 87mila euro. "Sono frutto di sacrifici" - la Repubblica

Il portone si spalanca per accogliere l’ultimo simbolo, ponendo fine a circa 15 ore ininterrotte di cammino e devozione.

In serata rientro in hotel con cena e pernottamento.

27/03 GIORNO 2 SABATO SANTO: TARANTO – CANOSA, PROCESSIONE DESOLATA E TOUR – TARANTO

Prima colazione in hotel e partenza in bus privato  per Canosa di Puglia   .

Processione Desolata 2015 | Canosa di Puglia Notizie

Arrivo a Canosa e partecipazione al mattino alla Processione della Desolata, rito che rappresenta uno dei momenti più intensi e famosi della Settimana Santa in Puglia. Si sviluppa attraverso fasi precise, un forte simbolismo visivo e una colonna sonora profondamente commovente. L’inizio molto presto è caratterizzato dalla vestizione con la preparazione del simulacro della Vergine con rose rosse. Il corteo esce alle 9:00, aperto da numerosi bambini vestiti da angioletti e paggetti, seguito dal simulacro della Desolata. Al centro sfila la statua in cartapesta leccese della Vergine, seduta ai piedi della Croce davanti al sepolcro vuoto, mentre viene consolata da un angelo.

Sabato Santo a Canosa di Puglia: va in scena la “Desolata” - Notizie Puglia PugliaPress

La processione è caratterizzata da un corte di 400 donne (alcune delle quali scalze) vestite di nero col volto coperto. Tutte cantano a squarciagola e in modo straziante l’Inno della Desolata, una versione dello Stabat Mater di Jacopone da Todi, che accompagna la statua della Madonna. Il canto rompe il silenzio della città e genera una forte carica emotiva.

La Processione della Desolata nel Sabato Santo – Settimana Santa Canosa

Dopo una sosta pranzo in un ristorante tipico locale, si prosegue il tour dell’Ipogeo Dauno-Ellenistico.

Durante l’Età del Bronzo la Puglia, come gran parte dell’Italia meridionale, è contraddistinta dalla cultura appenninica: in questa fase il rituale funerario prevede la sepoltura nelle cosiddette tombe a grotticella con inumazioni collettive.

Canosa di Puglia. Ipogei millenari - Wonders - Autostrade per l'Italia

Durante il Bronzo Finale (XII-XI sec a.C.) la regione è sconvolta da eventi traumatici, che vengono tradizionalmente collegati all’arrivo delle genti iapigie provenienti dalla vicina Illiria; ponendo fine all’esistenza dei villaggi dell’Età del Bronzo, queste genti determinano anche un importante cambiamento nel rituale funerario.

Canosa di Puglia. Ipogei millenari - Wonders - Autostrade per l'Italia

Sono tombe interamente scavate nel tufo risalenti al IV-III sec. a.C., appartenenti all’aristocrazia dauna. L’Ipogeo Scocchera presenta un monumentale corridoio d’accesso (dromos) e camere con soffitti che imitano i tetti in legno delle case dell’epoca. Interessanti sono gli Scavi di Via della Resistenza, importante area di scavo urbana che svela la sovrapposizione storica di Canosa. Qui sono visibili i resti di una ricca necropoli di età ellenistica, strutture abitative romane e trasformazioni di epoca tardo antica e medievale. Si conclude con il tour nel Parco Archeologico di San Giovanni (nota come Battistero). E’ un imponente complesso paleocristiano del VI sec fatto edificare dal vescovo San Sabino. La struttura del Battistero è a pianta dodecagonale con corridoi concentrici, absidi e i resti della grande vasca battesimale centrale per il rito ad immersione.

Canosa di Puglia. Ipogei millenari - Wonders - Autostrade per l'Italia

 

Visita alla  Cattedrale di San Sabino, edificio dell’XI sec con pianta a croce latina e cinque cupole, esempio straordinario di architettura romanico-bizantina. All’interno si ammira lo splendido pergamo marmoreo e la sedia episcopale di Ursone. Nella cripta inferiore riposano le reliquie del Santo Patrono.

Cattedrale di San Sabino - PAESAGGI URBANI IN PUGLIA IN ETÀ CLASSICA E MEDIEVALE

Adiacente ad essa è il Mausoleo di Boemondo d’Altavilla, tomba del celebre principe crociato Boemondo I d’Antiochia. Ha una forma quadrangolare sormontata da un tamburo ottagonale con cupola, un unicum che fonde stili romanici, bizantini e islamici.

Il mausoleo di Boemondo: un tesoro nascosto nella cattedrale di Canosa - Bari e...

Notevoli i battenti bronzei originali del XII sec. Si prosegue con la visita della Domus Romana di Montescupolo, un’abitazione d’età romana imperiale (I sec. d.C.) rinvenuta sotto le fondamenta di un palazzo moderno. Si possono camminare i vari ambienti (atrio, peristilio, stanze da letto) osservando i resti delle murature, le soglie in pietra e gli impianti idrici romani.

Si raggiunge quindi l’hotel di Taranto, con la cena e il pernottamento

28/03 GIORNO 3 DOMENICA DI PASQUA: TARANTO – RUVO DI PUGLIA, PROCESSIONE DEL CRISTO RISORTO E TOUR – TARANTO

Prima colazione in hotel. Trasferimento a Ruvo di Puglia (BA). Qui i Riti della Settimana Santa si chiudono la mattina di Pasqua con la Processione del Cristo Risorto, che partendo dalla Chiesa di San Domenico, muove per le vie della città seguita da fanciulli festanti. Come rito profano e propiziatorio, simbolo di liberazione e segno di vittoria della vita sulla morte, delle gioie sugli stenti e i sacrifici, della primavera sul freddo inverno, che segna la fine del periodo di penitenza pasquale, al passaggio del Cristo vengono fatte esplodere le Quarantane.

La tradizione della Quarantana a Ruvo di Puglia | Barinedita - Testata giornalistica online

La Quarantana (o Caremma) è un fantoccio di pezza dalle sembianze di una vecchia donna magra e gobba, interamente vestita di nero a lutto. Secondo la tradizione popolare rappresenta la vedova di Carnevale (chiamato a Ruvo Mbà Rocchetidde) ed è l’allegoria dei 40 giorni di astinenza, privazioni e digiuno della Quaresima, di cui simboleggia le penitenze. Viene appesa a un filo teso tra i balconi agli incroci delle strade principali a partire dalla mezzanotte del Martedì Grasso.

Le Processioni della Settimana Santa a Ruvo di Puglia dal 14 al 17 aprile 2022

Tra le mani stringe alcuni oggetti simbolici (un fuso e la conocchia, un’arancia o una patata, un sarago o un’aringa,  un ombrello). La mattina di Pasqua il fantoccio, ormai privo di penne e imbottito di petardi e polvere pirica, viene fatto esplodere in aria. La processione fa infine  ritorno alla Chiesa di San Domenico per la celebrazione eucaristica di Pasqua. Approfittando di una pausa durante la processione, si visita il Museo Jatta (chiuso nel pomeriggio).

Aditus | Audioguida Museo Archeologico Jatta

Occupa esclusivamente le quattro sale al piano terra del Palazzo Jatta costruito a metà del XIX sec, acquistate dallo Stato italiano nel 1993 per renderle un museo pubblico nazionale. Il Museo Archeologico Jatta costituisce uno dei rari esempi di collezione ottocentesca privata che ha mantenuto, nel tempo, lo stesso schema organizzativo ed espositivo progettato dai suoi fondatori, i fratelli Giovanni e Giulio Jatta. Nelle sue sale storiche, che custodiscono la collezione archeologica, si trovano oltre 2000 reperti ceramici: tra anfore, bicchieri e altri reperti, fanno bella mostra i numerosi “crateri” di fattura apula e attica e l’assoluto capolavoro rappresentato dal Vaso di Talos.

Pranzo pasquale in ristorante.

Nel pomeriggio tempo disponibile per un tour guidato di Ruvo.

Aditus | Cosa vedere a Ruvo di Puglia

La Concattedrale di Santa Maria Assunta, capolavoro del romanico pugliese, edificata tra il XII e il XIII sec, è uno degli esempi più rappresentativi delle architetture religiose romaniche pugliesi. Si contende il primato dell’eccellenza con le grandi basiliche di Bari, Bitonto o Trani e la si vede spesso pubblicata sui libri di storia dell’arte. Vale la pena visitarla per ammirare da vicino le tante figure che popolano il ricco portale decorato: figure grottesche, i leoni e i grifoni che popolano la facciata e i capitelli interni o le decorazioni del grande rosone sommitale. Il centro storico di Ruvo di Puglia è un intrico di vicoli e stradine che conducono a piazze e palazzi storici.

PNRR, al via la riqualificazione del centro storico di Ruvo di Puglia

Qui, ogni angolo racconta una storia: dalle chiese come San Michele Arcangelo, con la sua facciata sobria e suggestiva, alla Chiesa del Purgatorio, nota per le sue sculture intriganti. Passeggiando per Ruvo di Puglia si scoprono anche dimore nobiliari decorate con balconi in ferro battuto e cortili interni, che testimoniano la raffinatezza architettonica della città.

Ruvo di Puglia - Wonders - Autostrade per l'Italia

La Torre dell’Orologio, simbolo della città, la torre costruita nel XVIII sec ospita un orologio meccanico storico che scandisce il tempo per i cittadini di Ruvo. Dalla sua sommità è possibile godere di una vista panoramica sul centro storico. A brevissima distanza dalla celebre Cattedrale romanica, situata al di sotto della Chiesa del Purgatorio, si trova l’affascinante sito archeologico sotterraneo della Grotta di San Cleto. Contrariamente al nome, si tratta di una monumentale cisterna d’acqua di epoca romana (risalente al I-II secolo d.C.), considerata una delle meglio conservate dell’intera regione. Secondo la tradizione locale e la leggenda, questo ambiente ipogeo funse da catacomba e rifugio per i primi cristiani guidati da San Cleto (terzo Papa della Chiesa), che qui avrebbe radunato i fedeli e battezzato i primi convertiti della comunità rubastina.

Ruvo: Domenica di apertura per la Torre dell'Orologio

All’interno del percorso si trova una suggestiva statua di San Cleto (raffigurato seduto in abiti pontificali), scolpita direttamente nella pietra di uno dei pilastri portanti.

In serata rientro in hotel a Taranto, cena e pernottamento.

29/03 GIORNO LUNEDI IN ALBIS : TARANTO FULL TOUR

Prima colazione in hotel.In mattinata visita dell’antica capitale della Magna Grecia. Taranto, soprannominata Città dei due mari, si adagia tra le due sponde dei suoi mari, l’ampia rada di Mar Grande e il doppio bacino di Mar Piccolo, un’ampia laguna costiera circondata ancora da una natura selvatica.

Cose da vedere a Taranto: tour della Puglia meno conosciuta

Simbolo della città, il Castello Aragonese, noto anche come Castel Sant’Angelo, è una struttura militare difensiva, che si erge sui resti di un’antica fortificazione prima romana, poi medievale. Gestito in modo impeccabile dalla Marina Militare, offre un percorso affascinante tra torrioni affacciati sul canale navigabile e reperti bizantini, mostrando viste ed aspetti della città inediti. All’uscita (se gli orari di transito delle navi lo consentono) si può assistere all’apertura del celebre Ponte Girevole che unisce l’isola della città vecchia alla terraferma.

Taranto - Cosa vedere e guida di viaggio

A seguire visita della città dal mare, includendo il tour del Mar Piccolo e del Mar Grande (tempo meteorologico permettendo) con una particolare escursione in catamarano con la Jonian Dolphin Conservation. E un’esperienza scientifica e turistica unica (chiamata “Ricercatore per un giorno”) a bordo di imbarcazioni, a cui  si affiancano i biologi marini nelle attività di avvistamento di cetacei, ascolto dei suoni tramite idrofoni e raccolta dati. La JDC ha ricevuto nel 2025 il premio “Academia Award” dall’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee.

Pranzo in  ristorante.

Nel pomeriggio visita del Museo Archeologico di Taranto. Il MArTA è uno dei musei archeologici più importanti del mondo.

Ori di Taranto - Wikipedia

Custodisce i famosissimi Ori di Taranto, straordinari capolavori di oreficeria (IV-II sec a.C.) realizzati da maestranze locali, testimonianze dell’epoca magnogreca e romana. Le sue collezioni stupiscono per gli ori raffinati, le anfore dipinte e i numero e colorati mosaici.

Museo Archeologico Nazionale di Taranto, le appliques in terracotta dorata – Dal Mar Piccolo al Mar Nero | inpugliatuttolanno rivista di cultura tradizione e storia pugliese editoriale culturale di tradizioni storiche della

Si prosegue con un passeggiata nella Città Vecchia e delle due imponenti Colonne Doriche con i resti visibili del tempio più antico della Magna Grecia. Poi a piedi nei vicoli del centro storico fino alla Cattedrale di San Cataldo (il Duomo di Taranto), la chiesa più antica di tutta la Puglia, dove si può vedere una straordinaria stratificazione di stili artistici, dal bizantino al barocco.

Tempio di Poseidone, le due colonne doriche di Taranto - Puglia.com

Al suo interno la grandiosa navata centrale è caratterizzata dalla presenza di antiche colonne e capitelli di epoca greca e romana, da tracce del mosaico pavimentale di epoca medievale e dal grandioso controsoffitto a cassettoni in legno ed oro.

Barocco napoletano nel Cappellone di San Cataldo a Taranto

Rivestito in marmi policromi il Cappellone di San Cataldo costituisce un capolavoro assoluto del Barocco e si distingue per la raffinata e singolare combinazione di marmi decorativi, sculture e pitture tale da definirlo come unicum del suo genere. E’ sicuramente il capolavoro del più grande scultore della Napoli settecentesca, Giuseppe Sanmartino.

Taranto, la città dai due mari

Dopo una gustosa cena, rientro in hotel e pernottamento.

30/03 GIORNO 5° MARTEDI: TARANTO – MARTINA FRANCA – RITORNO A ROMA

Prima colazione in hotel. Trasferimento a Martina Franca.

Things to see in Martina Franca, Puglia | Velvet Escape

Sita nella parte meridionale della Murgia Barese, affacciata sulla splendida Valle d’Itria, Martina Franca è un borgo molto caratteristico, ancora cinto dalle mura di difesa, conserva un ricco patrimonio di architetture barocche e straordinari capolavori.

Martina Franca - Cosa vedere e guida di viaggio

Piazza del Plebiscito e la Basilica di San Martino sono il cuore pulsante della città. La Basilica di San Martino, costruita su un sito che ha visto l’edificazione di tre chiese precedenti, stupisce con la sua maestosa facciata barocca in pietra locale. L’interno presenta una serie di altari e opere d’arte che spaziano dal XV al XX secolo, inclusi dipinti, sculture e reliquiari. Custodisce due magnifiche sculture marmoree di Giuseppe Sanmartino, celebre per il Cristo velato. Si tratta delle statue della Carità e dell’Abbondanza, oltre al pregevole paliotto dell’altare. Il Palazzo Ducale, sede del Municipio, è aperto al pubblico come percorso museale lungo il suo intero Piano Nobile (le sale di rappresentanza dei duchi).

Martina Franca, il raffinato borgo barocco in terra di Taranto

La particolarità assoluta di queste sale risiede negli eccezionali cicli di dipinti a tempera realizzati nel 1776 dal pittore salentino Domenico Carella, commissionati dal duca Francesco III Caracciolo (Sala dell’Arcadia, Sala del Mito, Sala della Bibbia). Piazza Maria Immacolata (I Portici) è una scenografica piazza semicircolare caratterizzata da eleganti porticati barocchi.

Martina Franca: consigli e itinerari di viaggio | Turisti per Caso

È lo spazio perfetto per una foto di gruppo o per una brevissima pausa caffè o che precede il pranzo libero tipico in ristorante d’Itria.

Trasferimento in stazione e partenza per Roma e arrivo in serata.Fine dei servizi.

 

La quota comprende :

Bus  G.T. per intera durata del tour.

Hotel 3*** in mezza pensione.

Guide autorizzate Regione Puglia

Pranzo di Pasqua e Pasquetta

Assicurazione medica e ANNULLAMENTO AL VIAGGIO

Iva di legge del 22%

Gadget

Accompagnatore da Roma dei I Viaggi di Giorgio

 

Non comprende:

Treno A.V da 98,00 euro soggetto a riconferma

Ingressi siti e musei

Eventuale tassa di soggiorno

Mance per guida,autisti e facchini

Pasti non indicati

Bevande ai pasti.




Sui passi di San Francesco gli 800 anni e non solo

Un itinerario inedito per celebrare San Francesco d’Assisi,tra spiritualita’ e cultura.

 

” Codesto luogo è veramente santo e abitazione di Dio… qui chi pregherà con devozione otterrà quanto avrà chiesto”. Con queste parole San Francesco si riferì alla Porziuncola prima di morire. Assisi infatti è qualcosa più di un semplice paese, è il luogo di un messaggio, in cui respirare un’atmosfera diversa. L’Umbria non avrebbe il fascino irresistibile per milioni di persone di ogni religione, se non vi fossero nati, in un paese sperduto alle falde dell’Appennino centrale, un uomo come San Francesco d’Assisi e una donna come Santa Chiara.

 

Un cammino tra fede, paesaggi e borghi

Il percorso si snoda attraverso luoghi che hanno segnato la presenza francescana, attraversando colline, antichi borghi e spazi naturali dove è possibile ritrovare ritmo e profondità. Non è solo un itinerario religioso: è un’occasione per chi vuole vivere un’esperienza lenta, attenta al paesaggio e all’incontro con comunità locali.

Nel cuore dell’Umbria, Assisi custodisce una delle testimonianze spirituali più alte della cristianità.

Nel 2026 ricorre l’800° anniversario della morte di San Francesco d’Assisi, avvenuta il 3 ottobre 1226, un evento di grande rilevanza religiosa che richiama pellegrini da tutto il mondo.

Per chi desidera vivere questo momento in modo profondo,ma anche in modo culturale,  questo tour  ad Assisi,e nei luoghi di Francesco diventa un cammino spirituale/culturale, sulle orme di un santo che ha segnato la storia della Chiesa e dell’umanità.

La Vita di Francesco

Francesco d’Assisi nacque ad Assisi (Italia) nel 1181/1182. Dopo una giovinezza spensierata, si convertì e da lui ebbe origine l’Ordine dei Frati Minori, comunemente noti come Francescani. Una giovane donna, Chiara d’Assisi, volle condividere la sua scelta di vita e da lei nacque l’Ordine delle Sorelle povere, che più tardi vennero chiamate Clarisse.

Egli ispirò anche la nascita del Terz’Ordine Francescano, chiamato oggi Ordine Francescano secolare. Nel 1219-1220 Francesco si recò in Egitto, dove incontrò il Sultano; questo incontro ispirò anche la nascita della Custodia di Terra Santa, che è la antica presenza francescana a Gerusalemme e nei luoghi santi.

Nel 1224, sul monte della Verna, Francesco ricevette le stimmate. L’anno seguente compose il Cantico di frate sole, una poetica preghiera di lode a Dio creatore di tutto; questa preghiera e il suo atteggiamento di rispetto verso la creazione ispirarono la sua proclamazione (1979) a patrono dei cultori di ecologia. Francesco morì il 4 ottobre 1226 ad Assisi e fu dichiarato santo nel 1228.

Come un chicco di grano caduto nella terra, il corpo di Francesco d’Assisi è divenuto seme fecondo capace di germogliare e portare frutto nel tempo.

Le reliquie di Francesco, custodite nella basilica a lui dedicata ad Assisi, sono segno tangibile di questo mistero. Pellegrini e pellegrine da ogni parte del mondo si raccolgono davanti alla sua tomba, trovando ispirazione, coraggio e speranza nell’esempio di una vita radicalmente donata. In quel luogo, terra e cielo paiono toccarsi; il messaggio di Francesco si fa invito concreto ad accogliere il Vangelo nella vita quotidiana, a costruire ponti di dialogo, a custodire il creato, a vivere relazioni segnate dalla pace e dall’amore.

Scoprire Francesco oggi significa lasciarsi coinvolgere da una storia che continua a fiorire silenziosa e feconda. La sua eredità ci accompagna e ci sprona a rendere visibile, attraverso le nostre scelte e azioni, il regno di Dio che cresce discreto ma potente in mezzo a noi. Così, come un seme che germoglia nella terra, la presenza di Francesco è luce e promessa per chiunque desideri camminare nella fraternità e nella speranza.

Chi era Carlo Acutis

Carlo nacque a Londra,  il 3 maggio 1991. Visse a Milano, ma trascorse lunghi periodi ad Assisi, dove respirò la spiritualità di San Francesco. Colpito da una forma di leucemia fulminante, la visse come prova da offrire per il Papa e per la Chiesa. Lasciò questo mondo il 12 ottobre 2006. I resti mortali riposano dal 6 aprile 2019 ad Assisi, nella chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione.  Il 10 ottobre 2020 è stato beatificato nella basilica papale di San Francesco alle ore 16.30, in una celebrazione presieduta dal cardinale Agostino Vallini, legato pontificio per le basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli in Assisi.

 

1°Giorno sabato  3 Ottobre 2026
ROMA-CANNARA & PIANDARCA – SANTUARIO DI RIVOTORTO

Partenza in bus da Roma (o dalla città di partenza stabilita) alla volta di Cannara e Piandarca di Cannara. Pranzo libero lungo il percorso.

Incontro con la guida e visita guidata. Situata nel cuore dell’Umbria, Cannara si adagia sulla riva sinistra del fiume Topino, al centro della Valle Umbra, di fronte ad Assisi e Spello. Secondo la tradizione, il nome deriverebbe dalla presenza di abbondanti canneti che anticamente crescevano lungo la zona paludosa del Topino. Cannara è particolarmente ricca di memorie francescane.

Natale in Umbria tra le mura del borgo di Cannara e nel castello di Collemancio -

La chiesa di San Francesco venne edificata nel XV secolo proprio per ricordare la presenza del santo in città e l’istituzione del Terzo Ordine, avvenuta a Cannara nel 1221. In piazza IV novembre, ospitato all’interno del Palazzo Majolica Landrini  visitabile il Sacro Tugurio, una piccola grotta dove Francesco dimorava durante le sue visite al paese. L’edificio, già di proprietà della famiglia Majolica e ristrutturato dalla famiglia Landrini in occasione del settimo centenario della morte di san Francesco nel 1926, è oggi sede del Consiglio Regionale dell’Ordine Francescano Secolare e della Fraternità OFS di Cannara. La chiesa della Buona Morte, o delle Stigmate di San Francesco, è l’ampliamento del piccolo oratorio in cui Francesco d’Assisi vesti del primo abito del Terz’ordine il beato Lucio Modestini da Cannara. La semplice facciata del tardo Cinquecento ospita una lapide a ricordo di questi avvenimenti. All’interno della chiesetta è la venerata statua lignea della Madonna Nera di Loreto, che per un certo tempo sostituì l’originale, trafugata dalle armate napoleoniche alla fine del Settecento. A circa 4 km dal centro storico, lungo la strada verso Bevagna, si trova la famosa edicola di Piandarca, costruita nel 1926, in occasione del VII centenario della morte di san Francesco.

PIANDARCA DELLA PREDICA AGLI UCCELLI | I Luoghi del Cuore - FAI

Qui fin dal Seicento termina la processione che parte dal centro di Cannara per ricordare un celebre avvenimento della vita di san Francesco: la predica agli uccelli, che secondo la tradizione avvenne nei pressi dell’edicola, a qualche chilometro di distanza.

Successivamente, partenza alla volta di Rivotorto e visita del Santuario di Rivotorto. La chiesa di Santa Maria di Rivotorto sorge a pochi chilometri da Santa Maria degli Angeli, e fu eretta, in forme dal rimando neo-gotico dopo il terremoto del 1854 sul posto di un edificio precedente costruito per proteggere il tugurio francescano che è custodito all’interno della chiesa.

Chiesa di Rivotorto - Il sacro tugurio | Viaggiare in Umbria

Si tratta dei resti del luogo in cui, secondo la tradizione, si rifugiava il Santo con i suoi compagni per pregare e meditare. Sulla facciata della chiesa, gli stemmi sella Basilica di San Francesco (da cui il santuario dipende) e, sopra il portale, la frase: “Hic primordia Fratrum Minorum” (qui gli inizi dei Frati Minori), che ricorda la tradizione secondo la quale il santo avrebbe qui redatto la prima stesura della Regola Francescana. L’interno della chiesa è un ambiente costituito da tre navate, divise da colonne poligonali. Vi è il tugurio di somma umilitate, sul posto del ricovero dove il santo si rifugiò con  Bernardo da Quintavalle e Pietro di Catanio. È formato da tre piccoli vani, di cui il centrale è adibito a cappella, con una mensa d’altare quattrocentesca su cippo ottagonale. Nella chiesa, incontrofacciata, S. Michele Arcangelo di Domenico Mattei e, alle pareti, quadri di Cesare Sermei allusivi a fatti francescani.

Successivamente, raggiungiamo Santa Maria degli Angeli e visitiamo la basilica e la Porziuncola, la Chiesa più piccola al mondo, ma tra le più grandi per significato spirituale.

I mostaccioli di Frate Jacopa: N. 2 - I LUOGHI DI SAN FRANCESCO - La Porziuncola/ Santa Maria degli Angeli

Si trova all’interno della maestosa Basilica di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi, ed è uno dei luoghi francescani più importanti al mondo. Una piccola chiesa restaurata da San Francesco in cui, nel 1209, il santo fonda l’Ordine dei Frati Minori, affidandolo alla protezione della Vergine Maria.

Visita Santa Maria degli Angeli ad Assisi- Bettona – Cannara

La Porziuncola è il cuore del francescanesimo, il luogo in cui Francesco discute la “Regola” dell’ordine con i suoi frati e cerca nuova linfa per la predicazione del Vangelo nel mondo.

Nel silenzio di una piccola chiesa, semplice e spoglia, è nato un cammino che ha cambiato il mondo. Qui san Francesco ha ascoltato il Vangelo, ha scelto la povertà, ha vissuto la fraternità. Qui è nata la sua famiglia spirituale. Ancora oggi, la Porziuncola custodisce le radici del francescanesimo e accoglie chiunque desideri fermarsi per pregare, riconciliarsi, riscoprire l’essenziale.
Centro di spiritualità, luogo di misericordia, segno vivo di una fede che parla al cuore.

“Altissimo, onnipotente, buon Signore, tue sono le lodi, la gloria e l’onore, ed ogni benedizione. A te solo, Altissimo, si confanno, e nessun uomo è degno di te. Laudato sii, o mio Signore,
per tutte le creature, specialmente per messer Frate Sole, il quale porta il giorno che ci illumina ed esso è bello e raggiante con grande splendore: di te, Altissimo, porta significazione. 
Laudato sii, o mio Signore, per sora Luna e le Stelle: in cielo le hai formate limpide, belle e preziose. Laudato sii, o mio Signore, per frate Vento e per l’Aria, le Nuvole, il Cielo sereno ed ogni tempo per il quale alle tue creature dai sostentamento. Laudato sii, o mio Signore, per sora Acqua, la quale è molto utile, umile, preziosa e casta. Laudato sii, o mio Signore, per frate Fuoco,
con il quale ci illumini la notte: ed esso è robusto, bello, forte e giocondo. Laudato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra, la quale ci sostenta e governa e produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba.
Laudato sii, o mio Signore, per quelli che perdonano per amor tuo e sopportano malattia e sofferenza. Beati quelli che le sopporteranno in pace perchè da te saranno incoronati. Laudato sii, o mio Signore, per nostra sora Morte corporale, dalla quale nessun uomo vivente può scampare. Guai a quelli che morranno nel peccato mortale. Beati quelli che si troveranno nella tua volontà poichè loro la morte non farà alcun male. Laudate e benedite il Signore e ringraziatelo e servitelo con grande umiltate.”

Trasferimento in hotel situato in provincia di Perugia , per la cena e pernottamento.

 

2°Giorno Domenica 4 Ottobre 2026

EREMO DELLE CARCERI – ASSISI –MUSEO DIOCESANO E CRIPTA DI SAN RUFINO

Colazione in hotel  e partenza alla volta dell’Eremo delle Carceri. A pochi chilometri da Assisi, a circa 800 metri di altitudine alle pendici del Monte Subasio, sorge l’Eremo delle Carceri, meta spirituale tra le più preziose del parco, originariamente una cappella circondata da grotte, dove gli eremiti sostavano in meditazione, e da un bosco di lecci a cui sono legati molti racconti sui miracoli operati da San Francesco. Acquisisce il nome di “carceri” con San Francesco, in riferimento a un luogo di ritiro in solitudine.Visita libera.

N.b. all’Eremo i bus non arrivano,pertanto si andrà con dei taxi minivan,e sarà da pagare in loco, 6 euro a persona.Essendo  Giornata della Celebrazione,potrebbero esserci restrizioni sugli accessi.

Home - Eremo delle Carceri

Dopo la visita del santuario, trasferimento ad Assisi e  incontro con la guida turistica e visita guidata della città. Pax et Bonum! Ecco il saluto con cui vi accoglie Assisi, luogo francescano per antonomasia, non solo in Umbria e in Italia, ma in tutto il mondo.

Assisi - Patrimonio dell'Umanità - I Live Umbria

San Francesco nasce infatti ad Assisi nel 1182; nel luogo in cui si ritiene fosse situata la sua casa natale, oggi sorge la Chiesa Nuova. È ad Assisi che viene battezzato, nella Cattedrale di San Rufino, è tra i suoi vicoli che trascorre la giovinezza sognando un futuro da valoroso cavaliere, è qui, dove oggi si trova la Chiesa di Santa Maria Maggiore, nella Piazza del Vescovado, che si spoglia ripudiando i beni terreni per amore di Dio e dei fratelli. È ancora ad Assisi, nella Chiesa di San Damiano,dove San Francesco compose il Cantico delle Creature,che pregando davanti al crocifisso, riceve il compito di rinnovare la Chiesa di Cristo, è nella piazza della città che inizia la sua predicazione e la sua opera di carità e pace, ed è infine qui che muore nel 1226. Le sue spoglie sono conservate nella Basilica di San Francesco, ma il santo vive ancora oggi in ogni pietra di Assisi. Passeggiata tra i suoi incantevoli vicoli e visita guidata ai luoghi francescani.

Assisi “oltre” San Francesco: Età Imperiale, Rinascimento e Barocco - FuoriPorta - Sagre, folklore, eventi in Italia

Sosta presso i principali monumenti: la Basilica di Santa Chiara, la Piazza del Comune, la chiesa di Santa Maria Maggiore nota anche come il santuario della Spogliazione di San Francesco dove riposa il corpo di San Carlo Acutis, la Basilica di San Francesco il luogo sacro per eccellenza di Assisi, poiché qui sono conservate e custodite le spoglie del Santo.

Carlo Acutis - Wikipedia

Il corpo di Carlo

Il corpo di Carlo  riposa presso la chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione. Anche in questo Santuario, come in altre chiese di Assisi, egli partecipò alla celebrazione eucaristica, che era per lui un appuntamento quotidiano. Il Santuario è meta di molti pellegrini, ma sopratutto di tanti giovani che vengono a meditare  sul gesto della spogliazione di Francesco e a pregare sulla tomba di Carlo.

Radioguida per la visita della Basilica di San Francesco inclusa. Pranzo in ristorante locale ad Assisi, bevande incluse.

La Basilica di San Francesco ad Assisi - Arte Svelata

ASSISI SOTTERRANEA: MUSEO DIOCESANO E CRIPTA DI SAN RUFINO

Durante il nostro soggiorno e visita di Assisi, visiteremo anche i suoi sotterranei, specificamente al Museo Diocesano della Cattedrale di San Rufino. Il Museo della Cattedrale di San Rufino fu inaugurato nel 1941 ma il primo progetto per la sua costituzione risaliva a sedici anni prima, ed è stato realizzato non solo per valorizzare il materiale conservato nelle strutture museali precedenti, ma anche per accogliere nuove opere provenienti da donazioni, ospitare il patrimonio a rischio disseminato nel territorio della Diocesi ed allestire mostre temporanee.

Foro Romano di Assisi | Viaggiare in Umbria

Il museo custodisce reperti archeologici, dipinti ed arredi provenienti dalla Cattedrale, da oratori confraternitali e da parrocchie soppresse. Durante la vostra visita, avrete la possibilità di ammirare l’articolata e complessa stratificazione degli edifici che sono sorti in quest’area già a partire dal II secolo a. C. Il percorso di visita, si dipana su due livelli e comprende alcuni locali sotterranei del Palazzo dei Canonici della Cattedrale e la Cripta e il Chiostro dell’XI secolo. Questi ultimi, assieme alla torre campanaria, sono gli unici ambienti superstiti dell’antica Basilica Ugoniana. Visita guidata e biglietto cumulativo incluso: Cattedrale, Museo e Campanile (soggetto a condizioni meteo). NOTA BENE: è possibile scegliere tra un percorso di visita artistico e un percorso di visita religioso (basato su San Francesco)da confermare al momento della prenotazione.

Nel complesso della Basilica, è custodito inoltre il cortile delle rose. Secondo le fonti, una notte Francesco, preso dal dubbio e dalla tentazione, si rotolò tra i rovi del Roseto per mettersi alla prova e non cedere a ciò che avrebbe potuto separarlo da Dio e dalla sua missione. Al contatto con la pelle del santo, le rose mutarono in rose senza spine dando origine alla “Rosa Canina Assisiensis”, che da allora continua a fiorire solo alla Porziuncola.

Essendo oggi 4 ottobre il giorno di San Francesco,itinerario e orari di visita potrebbero variare.

Festeggiamenti e celebrazioni saranno comunicate sotto data.

Lasciamo la cena libera in modo che ogni partecipante possa dedicare dove vuole il tempo libero.

Ritorno in hotel, pernottamento.

 

3°Giorno lunedi 5  Ottobre 2026
SPOLETO & CONVENTO DI MONTELUCO – MONTEFALCO

Dopo colazione, si parte alla volta di Spoleto. All’arrivo incontro con la guida e visita guidata della città. Spoleto, città pittoresca e austera, con una storia antichissima, è uno dei principali centri turistici dell’Umbria, oltre che per l’importanza dei suoi monumenti archeologici: romani, altomedioevali e rinascimentali, per le interessanti manifestazioni culturali che vi si svolgono.

Cosa fare e vedere a Spoleto in Umbria

Spoleto e la Valle spoletana sono divenuti il simbolo dell’Umbria: del suo fascino naturale, delle sue bellezze artistiche, della poesia che l’avvolge, del misticismo che in essa vi fu vissuto e che da essa continua a sprigionarsi. Spoleto, antica capitale dei duchi longobardi, ti lascerà senza fiato grazie alla ricchezza del patrimonio storico-artistico cittadino: Rocca Albornoziana, Ponte delle Torri, Teatro Romano, Piazza del Duomo.

La storia di Spoleto

L’insediamento di Spoleto è stato determinato dalla sua conformazione geomorfologica, caratterizzata da abbondanti sorgenti e una posizione strategica su un colle facilmente difendibile. La sua storia è un susseguirsi di epoche e dominazioni che hanno lasciato un’eredità artistica e culturale senza pari. Frequentata sin dal Neolitico, divenne un importante centro degli Umbri durante l’Età del Ferro, la trasformarono in un centro fiorente, con una struttura sociale dominata da un’aristocrazia di principi e principesse, come testimoniano alcune necropoli del territorio, come quella di Piazza d’Armi. Nel 241 a.C., i Romani la rendono una colonia con il nome di Spoletium, favorita dalla vicinanza alla via Flaminia. Fortificata e arricchita da imponenti opere pubbliche, la città entra nelle cronache storiche nel 217 a.C. quando respinge l’avanzata di Annibale dopo la Battaglia del Trasimeno. Durante l’Impero, vengono realizzati monumenti spettacolari come l’Arco di Druso e Germanico e la raffinata Casa Romana. Con l’arrivo del Cristianesimo, Spoleto diventa un centro religioso di rilievo, teatro di martiri e vescovi influenti. Ma è con l’invasione longobarda che la città assume un nuovo ruolo politico: nel 570 diventa capitale del Ducato di Spoleto, dominando l’Italia centrale fino all’arrivo di Carlo Magno e all’inserimento nel Sacro Romano Impero.

Spoleto: tutto quello che c'è da sapere sulla perla umbra | Aquila Energie

Nel Medioevo, la città è contesa da imperatori e papi. Federico Barbarossa la conquista e distrugge nel 1155, ma nel 1198 entra definitivamente nello Stato Pontificio. Il simbolo del potere papale resta la Rocca Albornoziana, eretta nel XIV secolo. 

Successivamente, andremo a visitare il Convento di Monteluco che dal 1212 divenne romitorio francescano dopo la visita di san Francesco, cui fu affidata la cappella di Santa Caterina; attorno ad
essa sorsero le prime cellette.

Convento di San Francesco di Monteluco

Monteluco, luogo considerato sacro fin dal II sec. a.C., dal V sec. d.C. ha ospitato una fiorente comunità monastica di tradizione orientale le cui tracce sono rimaste nei numerosi eremi sparsi sul monte. Il convento dei Frati Minori sorge in questo contesto nel XIII secolo attorno all’antica chiesetta di Santa Caterina d’Alessandria e l’odierna comunità vuole conservare la sua vocazione originaria di luogo di ritiro, preghiera e vita fraterna. L’accoglienza che qui si svolge è familiare e l’attività dei frati, nel lavoro, nella formazione e nella predicazione, è dedicata alle persone che vogliono trascorrere alcuni giorni di ritiro e riposo affinché possano incontrare il Signore Dio Creatore e Redentore nel silenzio, nella contemplazione del creato e nella vita fraterna.

La tradizione ricorda anche il pozzo miracoloso di san Francesco. Il luogo testimonia la presenza di numerosi santi francescani e di altri religiosi, tra cui il beato Francesco da Pavia. Il piccolo santuario sempre visitabile comprende la chiesetta intitolata a San Francesco, la grotta dove pregava il poverello d’Assisi e il conventino primitivo datato 1218. Pranzo in ristorante locale a Spoleto, bevande incluse e partenza alla volta di Montefalco.

Montefalco, borgo umbro di incredibile storia e bellezza Montefalco, è circondato da vigneti e uliveti, situato in cima a una collina che domina la pianura dei fiumi Topino e Clitunno.

Montefalco | Hotel Porta Marmorea

Montefalco è denominato la ringhiera dell’Umbria; dai suoi belvedere infatti, è possibile ammirare un panorama a 360 gradi sull’intera vallata tra Perugia e Spoleto, dai versanti del Subappennino a quelli dei Monti Martani. Il borgo, che si sviluppa in una raggiera di suggestivi vicoli acciottolati tutto intorno alla meravigliosa piazza centrale, vanta numerosi punti di grande interesse: la Cinta muraria, la Torre del Verziere, e il magnifico polo museale di San Francesco.(visita prevista al polo museale)

Montefalco, crescono i visitatori per il Museo di San Francesco

Il complesso, costruito dai Frati Minori tra il 1335 e il 1338, ospita spettacolari affreschi di Benozzo Gozzoli raffiguranti episodi della vita di San Francesco, e numerose alter opere di grande bellezza e inestimabile valore.Rientro in hotel, cena e pernottamento.

4°Giorno martedi 6 Ottobre 2026

 NARNI & IL SACRO SPECO FRANCESCANO -ROMA

Colazione in hotel, check-out,  partenza alla volta di Narni.

Le Mole di Narni: un luogo magico ma pericoloso - Hotel Fonte Cesia

Narni, centro geografico dell’Italia, si trova nel sud della regione Umbria, su un colle alto 240 metri che controlla l’ultimo tratto della Valnerina. Caratteristica città umbra dalle forti connotazioni medievali, conserva ancora oggi numerose testimonianze storiche e archeologiche.

Cosa vedere a Narni - Umbria – My way around the world

Numerosi sono i monumenti di pregio del centro storico, la cattedrale romanica, la chiesa duecentesca di San Francesco, il Palazzo dei Priori, situato nell’omonima piazza medievale.

Chiesa di San Francesco - Turismo Narni

Distante 14 km da Narni e adagiato su un’altura di circa 600 metri raggiungibile attraverso un percorso tortuoso di grande interesse paesaggistico, il Sacro Speco Francescano sorge sui luoghi dove Francesco soleva ritirarsi in preghiera ed è uno dei santuari più importanti d’Italia.

 

Il Sacro Speco di San Francesco | THEBINUTREK ... scopri il cuore dell'Italia

Il Sacro Speco di San Francesco, un luogo ricco di spiritualità e suggestione: proveniente a piedi da Stroncone insieme ad alcuni suoi fratelli, San Francesco giunse in quello che era conosciuto come Eremo di Sant’Urbano, fondato dai benedettini due secoli prima, nel 1213. Da allora si ritirò spesso in questo luogo di pace e silenzio  per pregare e meditare in solitudine in una delle grotte (ovvero “speco”) utilizzate dagli eremiti. Fu qui che, secondo la tradizione, ascoltò la musica della cetra suonata da un angelo e, in un’altra occasione, trasformò l’acqua attinta dal pozzo – tutt’oggi visibile – in vino, come ci raccontano “i Fioretti” di Tommaso da Celano.

Pranzo libero.

Ritorno a Roma e FINE DEI SERVIZI.

 

La quota comprende:
– Bus G.T. per la durata del tour.
-Sistemazione in Hotel 3*** in provincia di Perugia in camere doppie in trattamento di mezza pensione (colazione e cena) bevande incluse(tranne 1 cena libera)
– Visita guidata di Cannara e Piandarca di Cannara con guida certificata;
– Visita del Santuario di Rivotorto IN AUTONOMIA;
– Visita guidata di Spoleto con guide turistiche certificate;
– Visita del Santuario di Monteluco a Spoleto;
– Pranzo in ristorante locale a Spoleto – bevande incluse;
– Visita guidata di Montefalco con guide turistiche certificate;
– Ingresso e visita del Complesso museale di San Francesco a Montefalco;
– Visita guidata di Assisi con guide turistiche certificate;
– Radioguide per la visita della Basilica di San Francesco;
– Pranzo in ristorante locale ad Assisi, bevande incluse;
– Ingresso visita guidata del Museo Diocesano Cripta di San Rufino (possibile scegliere tra il “percorso artistico” e il “percorso religioso” in base al propio interesse da comunicare in fase di prenotazione);
– Visita guidata di Gubbio con guide turistiche certificate;
– Visita guidata di Narni con guide turistiche certificate;
– Visita del Sacro Speco di San Francesco con guide turistiche
– Accompagnatore da Roma dei I Viaggi di Giorgio
– Iva di legge del 22%
La quota non comprende 
– Tassa di soggiorno da pagare direttamente in loco soggetta a riconferma 3,00 euro al giorno a persona
– Ingressi e pasti non indicati;Auricolari pari a 12,00-Taxi  da pagare in loco per Eremo delle Carceri
– Visite guidate non indicate;servizio guida all’Eremo delle Carceri;1 cena giorno 4 ottobre
– Extra in genere e tutto quanto non indicato sopra.Mance.



Nepal: un’avventura indimenticabile in un Paese straordinario

Un’avventura indimenticabile in un Paese straordinario

Il sole, la luna, le stelle, tutte le luci del mondo non potranno mai uguagliare la luce della Conoscenza. Emergiamo dall’oscurità e dall’ignoranza e realizziamo, attraverso la meditazione, la luce eterna dell’anima”.
(tratto da Sri Vidya n.4 pag.5)

Vi sono molti modi di effettuare un viaggio Nepal ma l’approccio di questo tour, oltre alle meraviglie culturali e paesaggistiche che Vi presenta, è caratterizzato dall’aspetto architettonico. Vi sembrerà di toccare il cielo …. con le mani. Inoltre sono previste delle…

VISITE UNICHE DI ALCUNI VILLAGGI CHE NON SONO TOCCATI DAL TURISMO. 

11 giorni di spiritualità coinvolgente e multiforme associata a paesaggi unici al mondo e tanta cultura e architettura. Questo Viaggio sarà  indubbiamente uno di quei viaggi che ti lascia qualcosa anche quando torni, e che forse non sparirà mai dai ricordi. Tutte le  aspettative, saranno pienamente soddisfatte da un viaggio ricco di conoscenze, persone, colori, animali, natura, libertà.

La vita è un ponte,non costruitevi sopra alcuna dimora.

E’ un fiume,non aggrappatevi alle sue sponde.

 E’ una palestra:usatela per sviluppare lo spirito,esercitandolo  sull’apparato delle circostanze.

E’ un viaggio: compitelo e procedete!!

Buddha

 

Vi sono anche importanti siti Patrimonio dell’Unesco
Descriverlo tutto qui sarebbe davvero impossibile.

Antiche città cosparse di affascinanti templi induisti, incantevoli monasteri buddhisti, spettacolari paesaggi cui fanno da fondale le vette più alte della terra, campi terrazzati di riso fin oltre i 3000 metri di altitudine, foreste d’alta quota, ghiacciai e foreste tropicali. Gli scenari del Nepal rimangono giustamente una delle principali attrazioni. Ma questa piccola e straordinaria striscia è anche ricca di storia, cultura e tradizioni. In Nepal si viene trasportati, come su una macchina del tempo, tra strade logorate dal tempo sulle quali si affacciano irregolari pagode con più tetti sovrapposti, tra migliaia di stupa e di sculture in pietra, tra stanze adorne di maschere tremende, tra ruote della preghiera e tappeti tibetani. Il tutto avvolto da una colonna sonora di canti, inni tantrici  e musica nepalese o della dolce nenia di un flauto. La religione è la linfa vitale del Nepal, che è ufficialmente un paese induista, ma che in realtà professa un sincretismo di induismo e buddhismo, con influenze tantriche. Chi non è né buddhista né induista, è in genere musulmano, cristiano o uno sciamano.

Il Nepal è una piccola e straordinaria striscia di terra i cui territori spaziano dalla pianura del Gange alla catena montuosa dell’Himalaya. Purtroppo si tratta di uno dei paesi più poveri al mondo. Allo stesso tempo però il suo territorio è ricco di storia, cultura tra antiche città cosparse di affascinanti templi induisti, incantevoli monasteri buddhisti a cui si alternano panorami mozzafiato, legati soprattutto agli stupendi scenari montuosi, dove ammirare la catena Himalayana, la più alta del mondo dove vivere una vacanza in un paese per tutti i gusti. La sua capitale, Kathmandu, considerata per molto tempo la Firenze dell’Asia, è un misto di progressiva modernizzazione e di un affascinante centro storico, dove sono nascosti infiniti tesori architettonici da ammirare perdendosi in quel suggestivo dedalo di stradine che guidano alla scoperta delle sue belle piazze e magnifici templi.La cosa che più vi colpirà,sarà il sorriso della gente,nonostante siano poveri,vi sorrideranno SEMPRE  e ovunque,in strada ,in hotel,nei ristoranti,nei templi,ovunque andiate, NAMASTE’ questa è la parola che sentirete sempre,accompagnata da un grande sorriso,qui,per fortuna,ma credo ancora per poco,purtroppo,(il mondo globalizzato si inizia a far sentire anche qui…)si avverte ancora una Grande spiritualità che ti avvolge e ti sommerge e ti senti davvero piccolo piccolo davanti a tanto amore e cortesia,e sapete perché?Leggete ciò che segue:

 Lo Specchio del Karma

La credenza nel karma induce la gente a sopportare con rassegnazione le sventure …. Il peccatore non è punito per i suoi peccati, sono questi a punirlo, di conseguenza non esiste il perdono e nessuno può concederlo. Il karma, nonostante il nome suggerisca un´entità autonoma, agisce in modo impersonale ed in maniera inesorabile. Si tratta di una proprietà delle azioni, che – a seconda della loro natura – inevitabilmente producono conseguenze avverse o felici. Possiamo considerarlo come l´interpretazione etica del principio di causa ed effetto. Le azioni dei santi che riescono a raggiungere l´illuminazione non proiettano più alcun karma, perché essi ormai sono liberi dalla Ruota e non rinasceranno più. Le tecniche per raggiungere questa conoscenza sono custodite nei sacri testi e nelle pratiche degli asceti, trasmessi da maestro a discepolo nel silenzio dei romitaggi, nella verità dell´esperienza diretta. Scacciati dall´India, gli insegnamenti del Buddha trovarono nuova forza ed alimento in Cina, dove nel sesto secolo il patriarca Bodhidharma fondò la setta della meditazione (Ch´an) che avrebbe poi dato origine in Giappone al buddismo Zen (con tutto l´inevitabile corredo di miseria e sofferenza unito alle gioie effimere ed ai fugaci amori. Il saggio è colui che tutto accetta e nulla brama. Quante volte abbiamo visto l´enigmatico sorriso del Buddha sui volti di …) Nell’età in cui si crede ancora che gli esseri siano insostituibili…adesso avete capito perché sorridono sempre ?

 

 

Un altro testo mistico tibetano, di lettura più agevole, è il poema che s´intitola La Legge del Buddha tra gli uccelli, ghirlanda preziosa. In una delle strofe il gallo dice:

Il compiere azioni mondane non ha fine.
Nella carne e nel sangue non c´è stabilità.
Mara, Signore della Morte, non è mai assente.
L´uomo più ricco se ne va solo.
Siamo obbligati a perdere coloro che amiamo.
Dovunque guardiate, nulla v´è di sostanziale.
Mi comprendete?

 

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1° GIORNO: ROMA – KATHMANDU

Partiremo da Roma con un volo di linea con scalo per Kathmandu. Pasti e pernottamento a bordo.

2° GIORNO: KATHMANDU 

Arrivo a Kathmandu .Operazioni di rilascio visto nepalese. Seguirà l’incontro con il nostro rappresentante e l’accoglienza con un tipico benvenuto nepalese.

Kathmandu capitale culturale e politica del Nepal - India Nepal Viaggi

Questa città vi regalerà, con la sua atmosfera medioevale intatta nei ritmi, nelle preghiere, nei canti sacri, emozioni indimenticabili.

Nel pomeriggio, visiteremo la Durbar Square, un tempo molto più ricca di oggi, ma che è stata dilaniata dal terremoto del 1934. Questa piazza è il cuore storico della città vecchia e il più importante patrimonio architettonico tradizionale. Camminare ed osservare questo luogo fa perdere la cognizione del tempo, donando uno sguardo alla più antica atmosfera di questa città. L’area di Durbar Square è costituita di tre piazze collegate: Basantapur Square, Hanuman Square e per l’appunto Durbar Square.

Il tempio più grandioso di Durbar Square è senz’altro il Tempio di Taleju.

Monaci buddisti in preghiera a Kathmandu in Nepal, - Primopiano - Ansa.it

Eretto nel 1564 in onore della dea indiana Taleju Bhawani, che divenne la divinità principale dei Malla, una sorta di dea reale a cui infatti fu dedicato un tempio a Kathmandu da Mahendra Malla (templi similari si possono trovare anche a Patan e Bhaktapur).

La posizione dominante nella piazza è dovuta al suo basamento a 12 livelli (il tempio raggiunge un’altezza di 35 metri) e sempre 12 sono i templi in miniatura che sorgono all’altezza dell’ottavo anello che forma un muro, come a voler racchiudere il tutto in una splendida ghirlanda e all’interno delle mura si trovano altri quattro piccoli templi a cui corrispondono altrettanti portali magnificamente scolpiti.

Una curiosità del luogo è un piccolo santuario sul lato occidentale del complesso. Un albero è letteralmente sbucato dal suo tetto, schiacciando l’intera struttura.

Purtroppo l’ingresso nel complesso è chiuso al pubblico ed anche per gli hindu esso è limitato alla sola festa annuale del Dasain, un’importantissima festa nepalese che commemora la vittoria degli dei sui demoni.

Ammireremo dall’esterno il Palazzo Reale Hanuman Dhoka. In origine il complesso contava 35 cortili e si estendeva fino a New Road, ma il devastante terremoto del 1934 ridusse il palazzo agli attuali 10 chowk (cortili). Una statua del dio-scimmia Hanuman è posta a protezione dell’ingresso (dhoka) del palazzo e da ciò prende il nome. La statua risalente al 1672 è avvolta in un mantello rosso ed è riparata da un parasole. Ormai il volto del dio è scomparso sotto uno spesso strato di pasta arancione applicata da generazioni e generazioni di fedeli.

Bhaktapur Durbar Square attraction reviews - Bhaktapur Durbar Square tickets - Bhaktapur Durbar Square discounts - Bhaktapur Durbar Square transportation, address, opening hours - attractions, hotels, and food near Bhaktapur Durbar Square - Trip.com

Visiteremo il grande Stupa di Swayambhunath, uno dei gioielli architettonici della valle di Kathmandu. Il “tempio delle scimmie”, così chiamato per il gran numero di tali sacri animali che lo popola, è legato ad un’antica leggenda secondo cui la valle di Kathmandu un tempo fosse un lago fin quando dalle acque sorse la collina in cima alla quale c’è oggi Swayambhunath che letteralmente significa “che sorge da sé”.

Saliremo i 365 gradini fra le bandierine di preghiera coloratissime e i pellegrini, per raggiungere l’antico stupa con gli occhi compassionevoli del Buddha.

Tempio di Swayambhunath (Kathmandu) - Tripadvisor

Visitare questo santuario antico di duemila anni, è sicuramente un’esperienza irripetibile. Il carattere mistico di questo complesso venerato tanto da buddisti quanto da indù, rende l’impatto con Swayambhunath quasi sconvolgente.Potrete osservare i quattro volti del Buddha che, dalla guglia, guardano attraverso la valle nei quattro punti cardinali. Il segno a forma di naso è in realtà il numero nepalese ek (uno), che rappresenta appunto l’unità, mentre il terzo occhio simboleggia la capacità di divinazione del Buddha. La valenza simbolica, è in realtà insita in ogni elemento di questa struttura.Alla base dello stupa centrale, ci sono le ruote di preghiera, su cui è inciso il mantra [5] sacro “om mani padme hum” (saluto il gioiello di loto) e i pellegrini camminano intorno allo stupa facendole girare.

Swayambhunath Stupa - Tempio delle scimmie di Kathmandu, 1a scelta

Mantra analoghi sono ricamati sulle bandiere sopra lo stupa e si dice che queste preghiere saranno portate in cielo dai venti.Rientro in hotel per il pernottamento e la cena.

3° GIORNO: KATHMANDU

Dopo la prima colazione in hotel, trasferimento a Dakshinkali, una località a pochi km da Kathmandu, famosa per il tempio dedicato alla dea Kali dove il martedì e il sabato centinaia di fedeli offrono dei doni quali fiori, frutta e incenso, ma anche galli e capretti che vengono sacrificati alla dea.

Dakshinkali Temple in Kathmandu Nepal

Un’emozione fortissima, sconsigliata a chi non sopporta la vista del sangue, ma di certo da non perdere per chi non ne soffre e desidera conoscere riti antichissimi.

Il sangue degli animali, una volta sgozzati e decapitati, verrà infatti utilizzato per cospargere i bassorilievi che raffigurano la dea, al fine di placarne la sete.

Dakshinkali Temple: History, Origin, Attractions, How to Reach

In questo luogo il profumo degli incensi si mischia con quello delle carni arrostite, l’oro con il carminio e tutto si colora dello splendore e dell’orrore dei più antichi rituali.

Il luogo è situato alla confluenza di due fiumi sacri, in una foresta che, nei giorni dedicati al sacrificio, risuona del banchettare dei fedeli che passano tutta la notte mangiando le carni il cui sangue è stato dedicato alla dea.L’ingresso al cortile interno dove è conservata una statua di Kali, è consentito solo agli hindu.

Partenza quindi per la visita di Kirtipur, attualmente un piccolo villaggio a 5 km da Kathmandu, ma un tempo, un importante centro per il controllo della valle.

Kirtipur - viaggio in Nepal - VIA DELLA SETA.NET blog

Tra le viuzze sorgono templi medievali immersi nella tranquillità di questa città che fu utilizzata come base d’appoggio da Prithvi Narayan Shah, per sferrare attacchi devastanti al regno dei Malla, dopo essere stata presa d’assedio. La resistenza della città fu talmente grande che, una volta conquistata, subì una vera e propria vendetta: a tutti i maschi della città furono mozzati naso e labbra, mentre furono risparmiati soltanto coloro che sapevano suonare uno strumento a fiato per il diletto del re.

La città vecchia si trova in cima ad una collina che domina la strada principale della città.

Nepal - Kirtipur - Bagh Bhairab Temple - 26 | Kirtipur (Nepa… | Flickr

Molto interessante da vedere è il Tempio di Bagh Bhairav, dedicato al dio Bhairav, nella forma di una tigre, dio protettore di Kirtipur. La facciata del tempio è decorata con spade e scudi appartenenti ai soldati sconfitti durante la conquista. Sacrifici animali sono compiuti durante il martedì e il sabato.

Il pomeriggio sarà dedicato alla visita della città di Patan che molti abitanti chiamano ancora con l’antico nome sanscrito Lalitpur  “Città della Bellezza” o con quello Newari Yala.

Si tratta dell’antica capitale del regno, oggi divenuta quasi un sobborgo di Kathmandu, situata sull’altra sponda del fiume Bagmati.

PATAN DURBAR SQUARE: Tutto quello che c'è da sapere (2026)

Inizialmente la città fu progettata con la forma del Dharma-Chakra buddhista (Ruota della giustizia). Qui la maestria degli artisti Newari raggiunge il massimo splendore nell’architettura dei templi, delle case e delle piazze.

La città offre un’antica tradizione buddhista che si è insinuata anche nei suoi templi hindu. Come vuole la tradizione, i quattro stupa che sorgono in corrispondenza dei quattro punti cardinali furono fatti erigere dal grande imperatore buddhista Ashoka intorno al 250 a.C.

La maggior parte degli edifici storici di Patan risale al XVI, XVII e XVIII secolo, durante il periodo Malla, infatti la città fu governata da nobili locali fino all’avvento del re Shiva Malla di Kathmandu.

Il cuore di questo magnifico centro abitato corrisponde all’antica Durbar Square da cui si dipartono quattro vie che portano agli stupa di Ashoka.

Come a Kathmandu, infatti Durbar Square si trova di fronte all’antico palazzo reale e la sua è senz’altro la più grande e straordinaria rassegna di architettura Newari di tutto il Nepal.

Il Tempio di Krishna, costruito nel 1723, chiude quest’incantevole piazza, con le sue affinità architettoniche con Krishna Mandir, nella parte settentrionale di Durbar Square.

Tutto il lato orientale è occupato dal Palazzo Reale di Patan, una delle più belle strutture del Nepal nonostante sia stato costruito nel XIV secolo, ampliato nei secoli XVII e XVIII e successivamente restaurato più volte.Esso presenta una bizzarra facciata, con cornicioni sporgenti e finestre scolpite con delicate imposte di legno.Una delle migliori collezioni di arte religiosa dell’Asia è conservata nel Museo di Patan, una parte del palazzo, un tempo residenza dei Malla.Le bellezze di Patan di certo non si esauriscono in Durbar Square, anzi, l’infinità di squisitezze architettoniche sarà tutto intorno a voi.

Visiteremo il Tempio d’Oro (Kwa Bahal), conosciuto anche come Hiranya Varna Mahavihara, così chiamato per via delle lastre dorate che ne ricoprono gran parte della facciata ricoperta di rilucenti figure. Si tratta di uno straordinario monastero buddhista fondato probabilmente nel XII secolo, ma che occupa la posizione attuale, appena a nord di Durbar Square, dal 1409. Esso è caratterizzato da due straordinari portali, uno stretto in pietra e l’altro di legno. Due elefanti in pietra sono a guardia del portone, mentre la facciata è ricoperta di rilucenti figure buddhiste, questo vi può far intendere la magnificenza di questo tipo di architettura. All’interno del tempio potrete osservare gli sgargianti leoni dipinti e la firma del maestro scultore che lavorò il portale.

Golden Temple Patan Nepal | Patan Durbar Square, UNESCO Worl… | Flickr

4° GIORNO: KATHMANDU

Dopo colazione, visita di Boudhnath Stupa (Patrimonio dell’Unesco), un luogo unico che pulsa ogni giorno di vita. Si tratta di uno stupa di altissimo livello. Qui ogni giorno migliaia di pellegrini si incontrano per camminare, come vuole la tradizione, intorno alla cupola centrale. In questo luogo si manifesta la cultura buddhista tibetana, le stradine intorno allo stupa sono ricche di laboratori che producono candele, corni, tamburi e campane e altri oggetti necessari alla vita di culto buddhista.

Un tempo lo stupa era una stazione di posta molto importante nella regione, qui i mercanti si fermavano per pregare e propiziare il viaggio prima di partire ed oggi lo stupa attira molti discendenti delle popolazioni tribali tibetane. Vi sarà anche possibile vedere occidentali con indosso le tipiche vesti di preghiera marroni, infatti molti monasteri intorno allo stupa hanno aperto le porte a studenti stranieri.

Linda de boudhanath stupa no tempo de manhã em kathmandu, nepal | Foto Premium

Il primo stupa risale al 600 d.C. che, come vuole la leggenda, fu voluto dal re tibetano come atto di penitenza per aver ucciso accidentalmente il padre. Comunque sia lo stupa di oggi non è altro che una ricostruzione in quanto l’originale fu demolito nel XIV secolo.

Ogni parte del complesso è perfettamente proporzionata, tanto da rendere unico lo stupa che, si dice, conservi un frammento d’osso del Buddha Storico.Un numero molto elevato di ruote di preghiera è presente tutto intorno alla base, all’interno di 147 nicchie.

Proseguiremo con la visita di Pashupatinath (5 km da Kathmandu), anch’essa Patrimonio dell’Unesco. Si tratta di un luogo sacro per gli induisti, meta di viaggio per i pellegrini da tutta l’Asia e non solo dal Nepal. Altrove Shiva è venerato nella terribile forma distruttiva di Bhairab, ma a Pashupatinath egli è celebrato come Pashupati, “il signore protettore degli animali e guida delle greggi”. Questo piccolo villaggio interamente dedicato a Shiva, sorge sulle sponde del fiume Bagmati.

Nepal - Il Tempio di Pashupatinath dedicato a Shiva

 

Qui i fedeli vengono per purificarsi e per morire, esso infatti è da sempre luogo prescelto per la cremazione dei morti sui ghat (scalinate in riva al fiume), le cui ceneri sono disperse nel fiume sacro nepalese, appunto il Bagmati che poi confluisce nel Gange, fiume sacro indiano e madre di tutti i fiumi.I corpi vengono avvolti in veli e deposti lungo la riva del fiume, quindi cremati su una pira di legno.

Pashupatinath Temple of Nepal : History, Entry, Daily Rituals, Hours

L’accesso al tempio principale è permesso esclusivamente agli hindu e solo i membri della famiglia reale possono essere cremati esattamente di fronte il Tempio di Pashupatinath. Vi preghiamo di voler, in segno di rispetto dei familiari del defunto, evitare di fare foto come se si fosse ad uno spettacolo di teatro, dietro e nelle vicinanze della pira ci sono persone che soffrono.

Nella pomeriggio visiteremo Bhaktapur. Molti nepalesi chiamano ancora questa città col nome Newari Khwopa ovvero “Città dei devoti”, nome che si presta particolarmente data la presenza di tre grandi piazze ricche di templi, esempi eccellenti dell’architettura nepalese in netto contrasto con l’atmosfera rurale del posto.

PIAZZA DURBAR - BHAKTAPUR: Tutto quello che c'è da sapere

Si tratta di un vero e proprio sito archeologico di una bellezza unica, un luogo in cui passeggiare col naso all’insù tra i bellissimi templi, sarà senz’altro un intrattenimento meraviglioso.

Cena e pernottamento in hotel.

5° GIORNO: KATHMANDU – CHITWAN 

Dopo LA colazione, partenza per il Parco  Nazionale di Chitwan (dove chitwan è un termine hindu che significa “cuore della giungla”), nella regione meridionale del Terai (dal persiano “lande umide”) a sud delle colline Siwalik, istituito nel 1973 anche se già nel XIX secolo era zona protetta in quanto riserva di caccia per aristocratici nepalesi e stranieri. Questa è una delle principali attrattive del Nepal che dichiarata nel 1984 dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Wild Nepal: The best of wildlife in Chitwan National Park | Wanderlust

Si tratta di una grande riserva naturale che si estende su un’area di oltre 932 kmq, ricoperta di altissime erbe foreste pluviali e paludi, puntellata da molti laghetti, oltre al fiume Rapti e il fiume Narayani. La riserva è popolata da rinoceronti indiani unicorno, tigri, coccodrilli, elefanti, buoi della giungla, orsi labiati, leopardi, sciacalli, cinghiali e 450 tipi di uccelli, ma ricordate che la maggior parte degli animali vive di notte e sarà per questo che si tratterà di rari incontri con i grandi animali della riserva. L’orizzonte è caratterizzato dalla cima dell’Himalaya.

Parco Nazionale di Chitwan - I luoghi da visitare con i viaggi di VeM

La flora è costituita essenzialmente da foreste di sal (tipico albero che cresce alle pendici della catena himalayana e principale specie a legno duro della regione) e vaste zone di phanta (prateria).

Per quanto riguarda la fauna, come potete aver capito, vi sono un’infinità di specie, nonostante la costante opera distruttiva dei bracconieri, e vale la pena stare attenti, perché avrete modo di vedere una moltitudine di specie di farfalle, alcune anche grandi quanto una mano!

Dopo pranzo, attraverseremo la foresta dei villaggi delle tribù Tharu che vivono ai confini del parco, tutt’intorno alla città Sauraha. Per queste genti la principale fonte di sostentamento è l’agricoltura, ma, lungi dall’essere banale, questa popolazione è ricca di sorprese e curiosità. I Tharus sono considerati i diretti eredi di Siddhārtha Gautama Buddha, il maestro illuminato guida e principio del buddhismo, le cui origini sono state concordemente individuate a Lumbini città per l’appunto nella valle Terai. Tra le particolarità di queste popolazioni spicca la resistenza genetica alla malaria, oggetto di studio da parte di diversi team internazionali. Dal punto di vista culturale loro stessi si definiscono genti della foresta, dove hanno abitato per centinaia di anni praticando la caccia, la raccolta e la coltivazione con rotazione dei campi e maggese, basata su riso, senape, lenticchie e frumento.Cena e pernottamento in hotel.

6° GIORNO: CHITWAN 

Giornata dedicata alle attività della giungla, come il Jeep safari ed il Jungle walk.

45 minuti di canoa sul fiume Rapti nel Parco nazionale di Chitwan (2026) - Sauraha - con recensioni

Continueremo dopo pranzo con il safari in canoa  sulle acque del fiume Narayani, che è forse il modo con cui è possibile avvistare il maggior numero e varietà di animali, restando pressoché comodi. Particolarità faunistica, che con  un po’ di fortuna,( molta) si potrebbe  ammirare in questo safari è il coccodrillo gaviale, un lontano parente del coccodrillo di mare australiano. Sono stati ritrovati fossili risalenti a 110 milioni di anni fa che presentano la stessa singolare fisionomia del gaviale, caratterizzata, appunto, da un muso sottile e allungato, dal quale spunta una fila disordinata di denti adatta alla sua dieta a base di pesce.

Simile a un coccodrillo, ma con i denti piccoli

Il muso termina con una estremità bulbosa chiamata ghara (un vaso locale) da cui deriva il nome hindi del coccodrillo gharial. Nel Chitwan, per arginare il rischio di estinzione, si seguono diversi programmi di allevamento che hanno portato alla liberazione di diversi giovani esemplari in molti fiumi del Terai. In ogni caso moltissime specie di uccelli ci faranno compagnia durante il nostro percorso.

Cena e pernottamento in hotel.

7° GIORNO: CHITWAN – BANDIPUR – POKHARA  

Dopo colazione, trasferimento a Bandipur. Esploreremo il villaggio di Bandipur a bordo della tipica funivia locale con una spettacolare vista del panorama e delle montagne, scoprendo usi e costumi del popolo locale.

Bandipur 2026: Tutto quello che c'è da sapere - Tripadvisor

La visita proseguirà per Pokhara (ca. 100 km) attraversando le precolline dell’Himalaya. Sul Siddhartha Highway si raggiunge la pittoresca valle di Pokhara (890 m) sullo sfondo l’imponente muraglia dell’Himalaya. Il lago riflette le vette innevate del Macchrapuchare (6997 m), Lamjung (6900 m), Manaslu (8163 m) ed altre vette.

Things to do in Pokhara | Ace the Himalaya

Valle di Pokhara: un paesaggio naturale molto bello e suggestivo da cui poter ammirare la magnifica catena dell’Himalaya come mai potreste immaginare. Considerata a pieno titolo il ruolo di prima città turistica del Nepal, lontana dal caos ed immersa nell’aria pura di queste straordinarie vette e considerata la porta dell’Annapurna (il più famoso tra gli itinerari di trekking), un impressionante massiccio, parte integrante dell’Himalaya.

Pokhara - Wikipedia

Cena e pernottamento in hotel.

8° GIORNO: POKHARA 

Prima dell’alba avremo modo di raggiungere Sarangkot, un piccolo villaggio a 1.592 m di altitudine, da dove si gode una fantastica vista del lago e, nelle giornate limpide (speriamo di trovarle anche noi), di un lungo tratto della catena himalayana, dal Dhaulagiri (8.167 m) a ovest alla perfetta sagoma piramidale del Machhapuchhare (6.997 m) a est da cui potrete ammirare la cima arrotondata dell’Annapurna e la sagoma piramidale del Machhapuchhare.

Sarangkot Sunrise Tour da Pokhara - 2023 - Viator

Il sole a quest’ora tinge le vette d’un colore paradisiaco e potrete ammirare questo spettacolo per cui sicuramente non ci sono parole sufficienti atte a descriverlo, da diversi punti panoramici tra cui una torre o una distesa erbosa per l’atterraggio degli elicotteri.

MACHAPUCHARE: Tutto quello che c'è da sapere (2026)

Sarangkot Pokhara-Land Nepal

Ritorneremo quindi a Pokhara, posta ai piedi delle più alte vette del pianeta, nei pressi di tre laghi e della gola del fiume Seti (famoso per le escursioni in kayak)

Sarangkot Sunrise View - Klook

Risale al XVII secolo un tempio degno di nota presente nella Pokhara vecchia: il Tempio di Bindhya Basini, consacrato a Durga, l’incarnazione guerresca di Parvati, qui venerata nella forma di salingram (ammonite fossile).

Pokhara Tourism (2023): Best of Pokhara, Nepal - Tripadvisor

Potrete fare un giro per i bazar e i vivaci locali che affollano il lungolago.

La città vecchia a nord della vivace Mahendra Pul può dare un’idea di come fosse Pokhara prima dell’avvento del turismo. Al suo interno si celano preziosi tesori architettonici Newari con elementi decorativi in mattoni e finestre intagliate in legno. Nella Pokhara vecchia vi sono numerosi negozi di oggetti sacri, di ceste e di ceramiche.

Dopo la visita rientreremo all’hotel per la colazione e visiteremo dlo Shanti Stupa .

 Shanti Stupa - Ladakh - Discover Leh LadakhLa “Pagoda per la pace nel mondo” o Shanti,è collocata sul picco dell’Anandu sospesa su un ripido crinale (640m) che domina il Phewa Tal. Una pagoda per la pace è uno stupa buddhista concepito per le persone di ogni razza e credo che concentra e unisce il desiderio di pace. La maggior parte di essi sono stati costruiti sotto la guida del monaco buddhista giapponese Nichidatsu Fuji, che dedicò la sua vita alla diffusione della non violenza ispirato da un incontro con il Mahatma Ghandi (1931). Le prime pagode della pace furono costruite nel 1966 a Hiroshima e Nagasaki e nel 2000 sorgevano ormai ben 80 pagode per la pace in tutto il mondo.

Il monumento è una meta religiosa visibile da qualsiasi punto della valle di Pokhara ed è l’unico stupa collocato ad una tale altezza in questa zona.

Nel pomeriggio, visita alle cascate Devis.

Esplora Pokhara: tour guidato di un'intera giornata con Sarangkot Sunrise - Klook Stati Uniti

La caduta di Devi, o Davis Falls, è una fantastica cascata situata a circa due chilometri a sud-ovest da Pokhara sull’autostrada per Tansen. Le cascate sono magnifiche, ma la cascata di Devi è unica rispetto a tutte le altre cascate, perché l’acqua si perde nella terra; non puoi vederne la fine.

Un altro posto che puoi ammirare, insieme a Davis Falls, è la grotta di Gupteshwor, la grotta più lunga del Nepal e forse la più attraente e misteriosa di tutta l’Asia meridionale, dove è possibile ammirare le strutture di divinità formatesi naturalmente, ma l’attrazione principale è lo Shiva Lingam verticale.

Cena e pernottamento.

9° GIORNO: POKKHARA – KATHMANDU

Dopo colazione, rientro a Kathmandu, circa 7 ore,soste incluse. Tempo libero a disposizione e in serata, cena tipica con danze locali in uno dei migliori ristoranti della zona. Pernottamento in hotel.

10° GIORNO: KATHMANDU – ITALIA-ROMA  o altre citta’.

Dopo colazione, trasferimento in aeroporto in tempo utile per le operazioni di imbarco. Pasti e intrattenimento a bordo.Arrivo a Roma  in serata e fine dei servizi.

 

 

La quota comprende:

  • Voli di linea  con scalo, Roma-Kathmandu-Roma  in classe economica 20 kg bagaglio
  • Sistemazioni  in hotel 4****
  • Pensione completa
  • Trasferimenti e visite guidate con mezzo privato con aria condizionata e guida in lingua italiana  per tutta la durata del tour.
  • Ingressi ove previsti
  • Attività da programma nel Parco Nazionale di Chitwan
  • Gita in barca nel lago di Pokhara
  • Assicurazione medica (50.000,00 euro) e bagaglio (1.500,00 euro)
  • Assicurazione ANNULLAMENTO AL VIAGGIO copre intero valore costo del tour.
  • Kit viaggio

La quota non comprende:

  • Tasse aereoportuali pari a euro 560,00 (tariffa soggetta a riconferma fino all’emissione dei biglietti)
  • Bevande ai pasti
  • Visto ingresso in Nepal da pagare in loco all’arrivo pari a circa euro 30,00, portare 2 foto dall’Italia
  • Mance per autista guida facchini
  • Extra di carattere personale
  • Tutto quanto non previsto alla voce la quota comprende

 

 

 

 

 




Pasqua Processione Cristo Morto Somma Vesuviana -Processione Fujenti-ecc.

Gli Amici nei Viaggi  di Giorgio  opera da numerosi anni, nel settore della promozione della cultura e dell’arte, speciali attività  turistico/culturali attraverso attività e iniziative volte ad una migliore fruizione del patrimonio culturale. Gli ambiti di riferimento sono: TURISMO e CULTURA; EVENTI e SPETTACOLI; FORMAZIONE e DIDATTICA. Per raggiungere questo obiettivo, cerca e collabora con le migliori  guide e associazioni culturali dei luoghi da visitare al fine di ottenere un valore aggiunto alla propia offerta.

Oltre ai servizi turistici standard organizziamo: cene spettacolo, visite in forma di spettacolo, itinerari enogastronomici, visite guidate narrate, degustazioni e servizi turistici generici caratterizzano la nostra offerta, con l’obbiettivo di trasmettere al visitatore le emozioni e il sapere con una modalità rilassante ma intensa. Il teatro, il gusto, la cultura e il folklore sono le quattro parole chiave, con le quali ci prendiamo cura del cliente, unendole a una sapiente organizzazione e gestione dei tempi di visite.

Attraverso la tecnica del racconto, abbiamo ideato un nuovo modo emozionale di far rivivere a turisti e ai visitatori la cultura e il territorio.

Sono nati così  i Narratori dell’Arte , che attraverso una particolare cura per lo studio delle fonti, reinterpretano luoghi noti e meno noti.

Nel mezzo del cammin di nostra vita … lo spettatore incontra i diversi personaggi che popolano  la prima cantica del Sommo Poeta: da Virgilio a Francesca da Rimini, dalle Fiere a Farinata degli Uberti, da Beatrice alle Erinni, Pier delle Vigne, Ulisse, il Conte Ugolino.

Processione Cristo Morto Somma Vesuviana-Villa Augustea-Antica Nuceria-Processione Madonna dell’Arco Fujenti-Cimitile e molto altro sono incluse in questo tour.

«Quella di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, è una delle prime cinque processioni in Campania e tra le Processioni del Venerdì Santo più suggestive in Italia ed una delle più antiche. E’ un evento che sicuramente si colloca tra il 1804 e il 1850 ed è una tra le prime processioni in Italia come utilizzo degli apparati scenici di derivazione spagnola. Il Concilio di Trento e il viceregno spagnolo determinarono nel Meridione d’Italia  un tipo di teatro sacro, caratterizzato da impianti scenici che si concretizzeranno nel Seicento col barocco. L’eredità è dei pasos, nazerenos e costaleros spagnoli. I pasos erano le statue, i nazarenos i confratelli e i costaleros i portatori delle statue. Il corteo si compone di almeno 2000 confratelli in saio bianco e candele accese dinanzi alla Madonna con il Cristo Morto e da almeno 10.000 donne.   Il corteo costeggia la Cinta Muraria di epoca Aragonese ed esce dal Borgo Medievale raggiungendo la parte bassa del paese. La statua ottocentesca della Madonna Addolorata, l’artistica scultura del Cristo Morto, mettono in scena il più commovente e sentito funerale della storia umana. Il lungo manto nero della Vergine parte dal capo e si allarga fino ai piedi. Nelle mani giunte, a dita intrecciate, scende un fazzoletto di pizzo bianco. Il volto è olivastro e contrito. Ai suoi piedi il corpo seminudo del Cristo morto giacente nel sudario in espressione di doloroso abbandono. Le membra rilasciate danno il senso della assenza e della fuga dell’anima. Il Miserere, infine, echeggia, ancora più forte in questi giorni di terrore e di morte». Lo ha dichiarato Alessandro Masulli, storico delle tradizioni locali, Direttore dell’Archivio Storico del Comune di Somma Vesuviana, nel napoletano. 

La secolare Processione del Cristo Morto di Somma Vesuviana è una delle più suggestive d’Italia, dal corteo lungo, chilometrico, con notevole partecipazione popolare tra candele, falò accesi, il latino del Miserere, il lancio dei petali dai balconi e sullo sfondo la veduta del Monte Somma.

Viene preceduta dalla processione del Giovedì Santo, quando, subito dopo la celebrazione “In Coena Domini” tre confraternite laicali che sono quella del SS. Sacramento, di Santa Maria della Neve e S. M. del Carmine, sfilano nel centro del paese per l’Adorazione degli Altari, proponendo un ricco programma di musiche religiose. I confratelli indossano il saio bianco con cappuccio ma a volto scoperto e lungo i percorsi, recitano il Santo Rosario. Ogni Congrega ha un cordone di colore diverso e ogni confratello il medaglione della propria congrega. E’ particolarmente accattivante vedere il momento in cui una congrega si incrocia con l’altra, attendendola sul sagrato della chiesa.          

Pasqua: La Processione del Cristo Morto di Somma Vesuviana

guarda il video clikkando qui

                        Visita/spettacolo al Santuario di Ercolano e Ipogeo sotterraneo

     Un affascinante viaggio alla scoperta dello storico Santuario della Madonna di Pugliano e al suggestivo ipogeo sotterraneo dell’arciconfraternita della SS Trinità di Ercolano.

Il Santuario, la cui creazione è attestata intorno al 1300, e la cultura popolare verranno narrati dal ricercatore Giovanni D’Angelo, che attraverso i simboli più misteriosi come il Cristo nero e la Statua lignea della Bruna Puglianella, ricostruirà la storia e la cultura religiosa popolare dell’antica Basilica e dei fedeli di Resina.

Un viaggio narrato in forma di spettacolo, recuperando aneddoti e leggende, avvenimenti misteriosi e curiosità sulla tradizioni popolari, che si fondono al credo religioso. L’itinerario proseguirà alla scoperta dell’Ipogeo del 700 , dove attraverso una suggestiva e tenebrosa discesa, si riscoprirà la tradizione del culto dei morti (ancora attualmente praticato nell’ipogeo) e le storie legate al cimitero sotterraneo. Oltre alla narrazione della nostra guida speciale, gli attori cantanti del Laboratorio Voci e suoni della memoria, interpreteranno dei brani e dei racconti, permettendo così di rivivere le emozioni legate all’itinerario, scenario suggestivo saranno le cappelle, l’altare e il settecentesco cimitero sotterraneo.

                                                “”a maronna e’ l’arc:

una visita in forma spettacolo,tra arte, fede e tradizione presso il  santuario della  Madonna dell’Arco 

SULLE TRACCE DEI “FUJENTI” DI MADONNA DELL’ARCO

 culto, simboli, rituali, canti e danze dei pellegrini di Madonna dell’Arco

 a cura del laboratorio  “Voci e Suoni della Memoria”

e ancora   

SULLE TRACCE DEL FUJENTI
Corrono, piangono, pregano, implorano, gridano, imprecano, si gettano in ginocchio, strisciano… non è il racconto di un evento bellico ma il pellegrinaggio di dolore che i “Fujenti”, detti anche “Battenti”, effettuano ogni lunedì in Albis verso il santuario di Maria Santissima dell’Arco a Sant’Anastasia.

Il santuario della Madonna dell’Arco è un edificio religioso sito nel territorio comunale di Sant’Anastasia sulle pendici del Vesuvio. Ogni Pasquetta è meta del tradizionale pellegrinaggio dei fujenti (o battenti) che accorrono numerosi da tutta la Campania. I fujenti sono soliti accompagnare il loro pellegrinaggio con una melodia vocale molto antica, forse risalente al tempo del miracolo che diede origine al culto, il sanguinamento di un’immagine della Madonna, offesa per essere stata danneggiata ad opera di due giocatori che – bestemmiando alla grande – giocavano a palla nel sito. Al gran pellegrinaggio vengono condotte in processione statue di Madonne assise nei loro seggi (torselli) e seguite da scenografici cortei (paranze).

Somma Vesuviana (Na): la Villa Augustea e il Complesso di Santa Maria del Pozzo.

 

Le basiliche paleocristiane di Cimitile

Per l’eccezionale ricchezza di monumenti e il valore storico-religioso, il complesso basilicale di Cimitile rappresenta una delle più importanti testimonianze dell’Occidente cristiano, come ricorda tra l’altro S. Agostino. Lo straordinario fascino del luogo è determinato dalla presenza di ben sette edifici di culto sorti intorno alla tomba del sacerdote Felice, sepolto nella necropoli a nord di Nola verso la fine del III secolo.

L’Antica Nuceria

Dell’origine dell’Antica Nuceria vi è una leggenda narrata da Plutarco, scrittore e filosofo greco vissuto in epoca romana:

Nuceria, la canzone dell’Amore Perduto ma anche la Principessa che fa la differenza…

 

’C’era una volta una principessa di nome Nuceria, unica figlia di Pico, re di Toscana. Questi diede in moglie la figlia ad Evio, re di Ardea, e le assegnò in dote il regno di Toscana. Dopo il matrimonio, Nuceria s’innamorò perdutamente di Fermo, suo figliastro. Il giovane non corrispose all’amore della principessa e fu ucciso. Nuceria fuggì e, dopo un lungo peregrinare, giunse nella nostra terra. Il suo sposo, Evio, inutilmente la cercò e, persa ogni speranza, fece ritorno ad Ardea e fondò poi una città, chiamata Fermo. Anche il re Pico si era messo alla ricerca dell’adorata figlia. La cercò dovunque, senza trovarla. Ma alla fine giunse sul nostro territorio e, con suo grande dolore, venne a sapere che la principessa Nuceria era morta. Per tenere sempre vivo il ricordo della figlia, re Pico fece costruire una città cui diede il nome di NUCERIA. Questa, in breve, la leggenda riportata da Plutarco, nella volontà di attribuire origini latine alla città, già molto importante ai suoi tempi (ricordata dallo splendido murales di via Petrosini). Una sorta di una sorta di canzone dell’amore perduto ante litteram: Ricordi sbocciavano le viole. Con le nostre parole. Non ci lasceremo mai. Mai e poi mai. Vorrei dirti, ora, le stesse cose. Ma come fan presto, amore. Ad appassire le rose (cit. De Andrè)

 

1°Giorno Venerdi 3 aprile Roma-Castellammare di Stabia-Somma Vesuviana

Ritrovo dei partecipanti in luogo e orario da stabilire,e partenza in direzione Campania.

Sosta tecnica lungo l’autostrada .Arrivo in hotel e pizza verace adiacente hotel.Sistemazione nelle camere riservate.Tempo per il riposo.

Partenza in direzione di Somma Vesuviana. Visita al sito archeologico della Villa Augustea
a cura della Pro Loco Somma Vesuviana e al sito archeologico di Santa  Maria del Pozzo.

Santa Maria del pozzo e la regina Giovanna – i cunicoli segreti e la carrozza d’oro

 Ci spostiamo nel rione Bisignano per visitare la chiesa Santa Maria del Pozzo famosa per la leggenda della Carrozza d’Oro, dei cunicoli segreti e degli amanti della regina Giovanna  Molte leggende sono legate al nome delle due regine di Napoli, le «Angioine» Giovanna I e Giovanna II . La piu chiacchierata fu Giovanna II detta la Dissoluta che non passava inosservata alle cronache dell’epoca;  La Chiesa di Santa Maria del Pozzo è un antico luogo di culto di origine medioevale, sorta a sua volta, sopra i resti di una villa di epoca romana risalente al periodo augusteo. La storia ci narra che a causa di una violenta alluvione avvenuta nel 1488 la chiesa (inferiore) rimase sepolta sotto fango e pietre. Fu la regina Giovanna d’Aragona, nei primi anni del XVI secolo, a volere la costruzione di una nuova chiesa con annesso convento sopra quella più antica, che non fu però demolita, bensì impiegata come cripta. Proprio quest’area fu meta prediletta dalla regina Giovanna II e ancora oggi, conserva tutto il suo fascino misterioso.

Una delle tante e leggendarie curiosità che rende affascinante la figura di Giovanna II D’Angiò (governò Napoli dal 1414 al 1435) è sicuramente quella che dipinge la regina napoletana in una donna dissoluta, dedita ai piaceri mondani, ai vizi e alle lussurie, conquistandosi il titolo di «mangiatrice di uomini». Si narra che a calar della sera, la regina Giovanna II D’Angiò raggiungesse i suoi amanti a bordo di una Carrozza D’Oro. Per non farsi riconoscere percorreva una serie di cunicoli segreti tra  Napoli e Somma Vesuviana, fino ad arrivare nella cripta dei misteri posta sotto la Chiesa di  Santa Maria del Pozzo

In esclusiva per I Viaggi di Giorgio, visita guidata a Somma Vesuviana dove, nei pressi di Starza della Regina, si trova una villa, che, per la maestosità dei resti portati alla luce, si è ritenuto erroneamente che fosse appartenuta all’imperatore Augusto (morto presso Nola nel 14 d.C.) da cui il nome Villa Augustea. Al contrario, le strutture finora messe in luce sembrano indicare la presenza di un intero insediamento urbano di notevole prestigio e di grande qualità architettonica.  Altro gioiello di Somma Vesuviana è il complesso monumentale di Santa Maria del Pozzo, che, grazie all’ultimo intervento di restauro, è stato restituito alla collettività in tutto il suo splendore. Il “viaggio” esplorativo parte dal “pozzo” di epoca romana, passando per la sotterranea chiesa angioina, per poi concludersi nel luminoso chiostro del convento cinquecentesco.

La Villa Augustea costituisce una delle più rilevanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni. La storia degli scavi risale agli anni ’30 del secolo scorso, quando, in località Starza della Regina, un contadino scoprì per caso il portico d’accesso all’antica villa. Le prime esplorazioni portarono alla luce interessanti reperti di una villa romana, costruita del II sec. d.C. e seppellita per oltre la metà della sua altezza dall’eruzione del Vesuvio del 6 novembre 472 d.C. (la cosiddetta eruzione di Pollena): a causa della mancanza di fondi non fu però possibile andare avanti con gli scavi. Solo nel 2002, grazie ad un progetto di ricerca tra l’Università di Tokyo (prof. Masanori Aoyagi), l’Università Suor Orsola Benincasa (prof. Antonio De Simone) e la Soprintendenza per i Beni archeologici di Napoli, si è dato il via in maniera sistematica agli scavi.

Villa Augustea – Somma Vesuviana – Soprintendenza ABAP dell'Area Metropolitana di Napoli

Considerando la monumentalità dell’edificio e la sua ubicazione nell’antico territorio di Nola, s’ipotizzò che la villa potesse essere la residenza dove morì l’imperatore Ottaviano Augusto, da cui il nome “Villa Augustea”. Per procedere celermente con i lavori di scavo e di recupero dell’opera, i Giapponesi acquistarono addirittura il terreno: a maggio del 2015 per espressa volontà dell’Agenzia degli Affari Culturali del Giappone, il sito archeologico di Somma Vesuviana è stato donato alla Soprintendenza Archeologica della Campania.

Nel corso di questi anni di scavo, sono state rinvenute due statue, una di una donna con abito greco (la peplofora), l’altra, ricomposta da più frammenti, del dio Dioniso/Bacco con il capo coronato d’edera e un cucciolo di pantera in braccio: entrambe le statue sono ora custodite nel museo storico archeologico di Nola. Durante le campagne di scavo degli ultimi 3 anni (2015-2017) sono stati riportati alla luce: i resti di muri di un edificio forse costruito prima dell’eruzione del 79 d.C., un muro affrescato, un altro settore della cella vinaria, un frammento di statua femminile, una parte di una grande cisterna, tracce di coltivazioni.

Il Complesso Monumentale di Santa Maria del Pozzo sorge sulle antiche strutture della chiesa inferiore, fatta costruire da re Roberto d’Angiò nel 1333 sull’originaria cripta sotterranea di origine pagana.

Alla scoperta del Complesso Monumentale di S. Maria del Pozzo a Somma Vesuviana

La leggenda vuole che Giovanna d’Angiò, bella e intrigante nobildonna, vissuta a Somma Vesuviana e divenuta regina di Napoli nel 1414, con il nome di Giovanna II, ebbe numerosi amanti di cui si disfaceva facendoli sparire in mortali trabocchetti utilizzando una fitta rete di cunicoli sotterranei a cui si accedeva proprio dalla cripta.

Chiesa di Santa Maria del Pozzo e la Carrozza d'Oro

Un recente restauro del complesso ha riportato alla luce preziosi affreschi del ‘300 e dei secoli successivi finora occultati: al XIV secolo risalgono gli apostoli con aureola a rilievo attornianti la Madonna Incoronata con il Figlio Pantocratore, mentre al XV secolo risalgono gli affreschi del pozzo romano: si tratta di due sante, Sant’Orsola e Santa Caterina, una Madonna con bambino e San Pietro. Infine al XVI secolo vengono fatti risalire gli affreschi rappresentanti San Giovanni Apostolo ed Evangelista e San Michele Arcangelo armato.

Infine un cenno alle eccellenze gastronomiche di Somma Vesuviana, che, sorgendo nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, deve al suo fertilissimo terreno la produzione di varie prelibatezze, come i pomodorini del piennolo, le albicocche (crisommole) e l’uva (catalanesca), da cui si ricava un ottimo vino da tavola. Quest’ultimo accompagna numerose ricette, in particolare di baccalà e di stoccafisso, che già a partire dal 1500 sono diventati protagonisti incontrastati della gastronomia sommese grazie ad un filo diretto che collega le pendici del Vesuvio all’Europa del Nord (Islanda e isole Lofoten-Norvegia).

ore 19 – Rituale della Processione del Venerdì Santo

La storica e suggestiva processione del Cristo Morto a Somma Vesuviana

Il Venerdì santo il popolo sommese si stringe attorno al venerato simulacro della Madonna Addolorata per rivivere, attraverso il suo dolore di madre, l’itinerario della passio et mors Christi. La storia di Maria diventa agli occhi dei fedeli una storia di successo: la sofferenza della mamma pone rimedio alle afflizioni altrui.

Somma Vesuviana, ritorna dopo 4 anni la secolare Processione del Venerdì Santo | Scisciano Notizie

Anche quest’anno la Processione del Venerdì Santo vedrà 2000 confratelli in saio bianco e cappuccio sfilare per le vie e i vicolo del borgo napoletano secondo un percorso mai cambiato. I 2000 confratelli accenderanno le rispettive candele alla luce degli alti falò che già dal pomeriggio, poco dopo le ore 15, verranno posizionati in alcuni dei punti strategici del Centro Storico ma anche nei vicoli più vicini alla parte bassa del paese.

Processione Venerdì Santo Somma Vesuviana 2019 - YouTube

Booble News - Somma Vesuviana, la processione del Venerdì Santo: un legame vivo tra passato e presente /foto

Ogni congrega avrà un medaglione diverso, un cordone dal diverso colore che permette di distinguere la confraternita di appartenenza. In occasione del Venerdì Santo i confratelli usciranno da più punti del Borgo Antico del Casamale,passando dinanzi all’antica Collegiata del XII secolo e dalla volta in oro zecchino.

Pasqua: La Processione del Cristo Morto di Somma Vesuviana - Taccuino di viaggio

Alle 19 si avrà l’uscita della Madonna con il Cristo Morto, accompagnati dalla Banda e da un lunghissimo corteo di donne e bambini. Il silenzio, poi il canto in latino del Miserere ad opera dei gruppi cantorum risuonerà per tutta Somma Vesuviana. A cantarlo tutti i confratelli nei vicoli e lungo tutta la durata della processione. Nei piccoli incroci, la Madonna si fermerà per benedire la popolazione.

All’incrocio più grande di Corso Italia, prima della risalita dal centro al Borgo storico, tutti i 2000 confratelli si fermeranno e si inchineranno al passaggio della Madonna con il Cristo Morto.

La storica e suggestiva processione del Cristo Morto a Somma Vesuviana - Il Mediano

Solo in quel momento verranno spente le candele.

A Somma Vesuviana torna la storica processione del Venerdì Santo

La risalita a serata inoltrata, le luci delle candele consumate renderanno unica l’atmosfera nei vicoli del Borgo Antico dove continuerà a sentirsi il Miserere in latino. Commuovente sarà l’ingresso della Madonna nell’antica chiesa della Collegiata.

Cena libera e pernottamento in hotel a Castellammare di Stabia.
notizie etnografiche a cura di Giovanni D’Angelo

 

2° Giorno 4 aprile Castellammare -Antica Nuceria-Cimitile-Nola -Castellammare di Stabia  

Prima colazione in hotel e partenza in direzione di Nuceria.

Per quanto suggestiva la leggenda, la nascita di Nuceria però si data intorno alla seconda metà del VI secolo a.C., con il nome osco Nuvkrinum, ovvero “nuova rocca”. Ma prima che gli Osci – popolazione di lingua indoeuropea della Campania Antica pre-romana, appartenente al gruppo osco-umbro – arrivassero nel territorio dell’Ager Nucerinus e della Valle del Sarno, l’area fu abitata da popolazioni indigene locali, i Sarrasti (dal fiume Sarno) dei quali si ha testimonianza sia nel celebre testo di Virgilio, l’Eneide (VII, 738), ma anche grazie alla scoperta compiuta presso Longola nel Comune di Poggiomarino, dove nel 2000 sono stati ritrovati parte di insediamenti arcaici.

Fin dalle origini Nuceria presentò un carattere multietnico, poiché vi coabitarono indigeni Sarrasti, Osci e Greci, con talvolta influenze etrusche come appare dai ricchi corredi funerari delle necropoli rinvenute e da alcune iscrizioni che riportano diverse lingue dell’epoca. Nel 450 a.C. iniziò il predominio sannitico dell’area e la città conquistata prese il nome di Nuvkrinum Alafaternum (Nuceria Alfaterna), dall’omonima tribù sannitica gli Alfaterni, da cui Alafaternum ovvero “degli Alfaterni”. In questo periodo la città di Nuceria visse un momento di grande splendore, come attestano i corredi rinvenuti; tanto importante che venne posta dai Sanniti a capo della Confederazione Nuceria, che accoglieva città come Pompei, Ercolano e Stabia e soprattutto iniziò a coniare una propria moneta. Periodo importante per la città che proseguì anche in età romana (dove perse l’appellativo Alfaterna), dopo la conquista di Quinto Fabio Massimo Rulliano nel 308 a.C., tanto da essere soprannominata Urbula, la piccola Roma.

In questo periodo la città venne ricostruita secondo l’assetto urbanistico restituito dagli scavi odierni: circondata da grandi mura, di cui sono ancora visibili alcuni tratti, delimitanti un’area di forma rettangolare di circa 120 ettari, con un impianto a cardini e decumani che circoscrivevano le aree pubbliche e private. Nodo strategico lungo i tracciati viari della Campania, Nuceria era collegata direttamente alla vicina Pompei attraverso la via consolare Nuceria-Pompeios e a Stabiae, tramite la via Stabiana. Un recente studio ha constatato che l’Antica Nuceria era tra le 16 città più grandi della penisola italica nel I secolo d.C., con circa 20/30.000 abitanti solo all’interno della città tra le mura. La città sotto i romani fu tanto fedele a Roma nei momenti difficili, soprattutto nel periodo delle guerre sociali e contro Annibale (una delle poche città a resistere ai ripetuti assedi cartaginesi), da essere designata Municipium dal Senato romano, privilegio concesso a poche altre città nell’età repubblicana.

Un'antica città della Campania: Nuceria Alfaterna – Storia d'Italia

A partire dal II-III secolo iniziò l’abbandono della valle e lo sviluppo del nuovo centro cittadino presso la collina del Parco, nell’odierna Nocera Inferiore;

Ma il centro antico rimase comunque in vita dopo il periodo romano, come attesta la costruzione del bellissimo Battistero Paleocristiano di Santa Maria Maggiore, uno dei più importanti monumenti dell’archeologia bizantina e alto-medievale della penisola italiana.

BATTISTERO SANTA MARIA MAGGIORE | I Luoghi del Cuore - FAI

Oggi numerosi sono i siti archeologici e i luoghi che parlano di quel passato antichissimo e glorioso, in particolare sul territorio di Nocera Superiore:

 

dal già citato e noto Battistero Paleocristiano di Santa Maria Maggiore, ai siti archeologici:

La piccola Roma - Città Nuova

la Domus del Decumano, l’area delle Terme di Nuceria, il Teatro Ellenistico-Romano di località Pareti, l’ancora sepolto Anfiteatro Romano di località Grotti, l’incredibile Necropoli Monumentale di località Pizzone.

Partenza per  Nola dove all’arrivo sarà servito il pranzo  e visita Museo Storico Archeologico di Nola.

Crocevia di genti e culture, l’agro nolano racchiude in sé un singolare intreccio di storia, archeologia e arte. I siti, i musei e i santuari qui illustrati rappresentano luoghi d’elezione in cui il tempo si è fermato per offrirci il quadro completo dell’evoluzione del territorio, sia dal punto di vista dell’insediamento, sia sul piano religioso. L’agro nolano lega indissolubilmente la sua fama alla città di Nola che da piccolo insediamento divenne in età romana un importante centro, presso il quale nel 14 d.C. morì l’imperatore Augusto.

Il suo sepolcro, come quello dell’apostolo Pietro a Roma, determinò la nascita di un villaggio nei dintorni del santuario che è all’origine dell’attuale abitato di Cimitile. Il lungo dialogo con la storia del complesso basilicale si è arricchito negli ultimi cento anni di importanti dati grazie agli scavi archeologici e ai restauri che hanno gettato nuova luce sulle origini del cristianesimo nell’agro nolano e in Campania.

Il Museo, allestito nel cinquecentesco convento di S. Maria La Nova, rappresenta uno scrigno di testimonianze storiche e archeologiche che catturano il visitatore per bellezza e unicità. Al piano terra sono esposti manufatti di età preistorica, etrusca, greca e romana, mentre al secondo reperti provenienti dalla villa romana di Somma Vesuviana e dal complesso basilicale di Cimitile, oltre a dipinti di età medievale e moderna. Una sala è riservata alle statue della peplophoros e del giovane Dioniso provenienti dalla villa romana in località Starza della Regina a Somma Vesuviana.

 

La cattedrale di Nola.L’edificio, dedicato a S. Maria Assunta, è frutto di tre rifacimenti, eseguiti a partire dal XIV secolo, l’ultimo dei quali avvenuto a seguito di un incendio che nel 1861 distrusse la chiesa cinquecentesca risparmiando la cripta, la cappella dell’Immacolata, piccolo gioiello dell’architettura rinascimentale, l’adiacente chiesa dei Santi Apostoli e il campanile, nella cui base sono inglobati rilievi scultorei di età romana. Il Museo Diocesano custodisce pregevoli manufatti artistici provenienti dalle chiese della città e della diocesi.

Trasferimento alla vicina Cimitile per la visita guidata.

Il complesso di Cimitile nei pressi di Nola è uno dei più interessanti siti paleocristiani d’Italia. Esso mostra testimonianze della cristianità dal III secolo d.C. fino ad oggi senza soluzione di continuità attraverso una stratificazione secolare di architetture ed eccezionali apparati decorativi (pitture, sculture e mosaici) che rendono il sito unico ed enormemente affascinante.

Cimitile - Le basiliche paleocristiane di Cimitile e l'area nolana

Le basiliche sviluppatesi nel sito antico cimitero di epoca romana databile tra il II e il III secolo d.C., dove i grandiosi mausolei provano la grandezza di Nola e la ricchezza del suo territorio, l’ager nolanus , e allo stesso tempo testimoniano la diffusione del culto cristiano come dimostrano le pitture a tema biblico.

Il complesso basilicale si sviluppò intorno alla tomba di San Felice , un martire senza martirio. Dal IV secolo vennero costruiti i primi edifici, presso i quali numerosi pellegrini giungevano per rendere omaggio al martire. Grazie all’opera di San Paolino da Nola, un nobile Romano che fu governatore della Campania, il complesso fu collegato a Nola da una strada e fu servito dall’acquedotto proveniente da Abella. Egli si adoperò per tutta la sua vita per i nolani e, divenuto vescovo, fece costruire una grandiosa Basilica, sacrificò ogni ricchezza e infine sé stesso per liberare i nolani fatti prigionieri dai Visigoti

Le Basiliche Paleocristiane di Cimitile e il Miracolo della Manna

Al termine rientro a in hotel a Castellammare per la cena e pernottamento.

3° Giorno 5 aprile  Castellammare-Cappella Votiva… Pasqua 

Prima colazione in hotel  e mattinata libera per relax o assistere alla messa o celebrazioni pasquali a Castellammare di Stabia.

Pranzo di Pasqua a Torre del Greco in location esclusiva.

Nel pomeriggio ,ci spostiamo ad Ercolano, visita guidata Ipogeo sotterraneo Reale ArciConfraternita nei pressi del Santuario di S. Maria a Pugliano  e seminario-spettacolo “Culto dei Fujenti” a cura del

“Laboratorio “Voci e Suoni della Memoria”

                                               SULLE TRACCE DEL FUJENTI
Corrono, piangono, pregano, implorano, gridano, imprecano, si gettano in ginocchio, strisciano… non è il racconto di un evento bellico ma il pellegrinaggio di dolore che i “Fujenti”, detti anche “Battenti”, effettuano ogni lunedì in Albis verso il santuario di Maria Santissima dell’Arco a Sant’Anastasia.
La Madonna dell’Arco ha innumerevoli devoti perché:
– è la prima Madonna Bianca associata al culto agreste delle Sette
Madonne;
– come essere umano capisce le miserie in quanto vissute durante il suo
peregrinare;
– come Madre terrena conosce il dolore di una perdita in quanto vissuto per
la Crocifissione del Figlio;
– come Madre divina conosce la sofferenza in quanto ferita e sanguinante
sul volto.

Costiera Amalfitana & Furore una fiaba suadente,da vivere almeno una volta nella vita !!! - I Viaggi di Giorgio

Con il seminario spettacolo “Sulle tracce dei Fujenti”, un esperto di etnografia, due musicisti e tre cantanti attori, tramite narrazioni, canti, musiche, danze e drammatizzazioni, illustreranno la storia, le corporazioni, l’etnografia, la simbologia, i toselli votivi, i rituali, il pellegrinaggio e la pratica degli Ex Voti connessi al Culto di Madonna dell’Arco e ai suoi rimandi culturali strettamente legati alla Ri-nascita.

Proiezioni, musica, canti e danze dal vivo riguardante i seguenti aspetti   connessi a Madonna dell’Arco: le pratiche cultuali (culto mariano, culto agreste, ex voti, corporazioni, etc…) i simboli (vestiario, colori, stendardi, gestualità, etc…) i rituali (questua, processioni, carri votivi, etc…) i canti (preghiere, giaculatorie, canti popolari, etc…) le danze (tammurriata).

Narrazione dal ricercatore Giovanni D’Angelo, accompagnato dalle performance cantate e recitate del laboratorio “Voci e suoni della memoria”. Durante il racconto,  importanti opere del trecento come La Bruna Puglianella e il Cristo Nero,  introdurranno gli spettatori alle storie più affascinanti della religiosità popolare, come ad esempio la leggenda secondo la quale la Madonna nera fosse legata al ciclo invernale e alla morte, e che nelle chiese dove solitamente questa fosse ritratta o apposta come statua, vi fosse presente un ordine di templari. Un racconto ricco di aspetti misteriosi, proverbi e immaginifico popolare, che recupera la tradizione orale  dell’antica Resina e del Monte Vesuvio.

Particolarità dell’itinerario di visita sarà la discesa all’ipogeo sotterraneo del 700, antico cimitero sottostante la terra santa, dove ancora tutt’oggi è attestato il noto culto dei morti, come la tradizione prevede per ogni chiesa dove si trovi la Madonna delle Grazie. Una discesa inferina ed emozionante in un luogo sconosciuto a molti, e non accessibile ai visitatori se non in questa occasione speciale. Durante la visita è stata prevista la performance canora di un emozionante Stabat Mater in napoletano, dall’identità sonora medievale e suggestiva.

Un itinerario di visita elegante , culturalmente e antropologicamente ricco.

La processione religiosa delle Paranze dei devoti alla Madonna dell'Arco - Ulisse online

A seguire circa ore 18.00  visita alla sede e alla Cappella Votiva dedicata alla Madonna dell’Arco presso il quartiere Ortora, dove è attestata la nascita della prima “Paranza dei Fujenti” ad Ercolano in seguito ad un episodio di Grazia Ricevuta nei primi anni del 1900. A seguire  seguiremo alcuni rituali dei Fujenti connessi alla Pasqua.

La paranza dei devoti | il manifesto

Al termine rientro in hotel cena e pernottamento.

..notizie etnografiche a cura di Giovanni D’Angelo

4° Giorno lunedi 6 aprile Nola-Santa Anastasia-Roma

Prima colazione in hotel e rilascio della camere.Partenza in direzione di Santa Anastasia,al Santuario di Madonna dell’Arco a Sant’Anastasia.

Madonna dell'Arco, il ritorno più bello: 55mila fujenti al Santuario - Il Mediano

Pellegrinaggio alla Madonna dell'Arco: i fujenti del lunedì in Albis

Un viaggio attraverso gli aneddoti, le leggende e i racconti legati agli elementi di fuoco, terra e mare e alle tradizioni culturali e religiose più misteriose.

La Madonna dei "fujenti": quando Gomorra cerca redenzione - la Repubblica

…Fenomeni simili, un tempo assai diffusi, si sono oggi fortemente ridotti con forse una sola, significativa, eccezione, il culto della Madonna dell’Arco che tuttora si celebra nella omonima località in provincia di Napoli, ogni lunedì in Albis, nel santuario frequentato in gran parte dal sottoproletariato e dal proletariato marginale dell’area napoletana: una Madonna severa e vendicativa che non ha esitato, nelle leggende che la riguardano, a punire duramente coloro che le avevano mancato di rispetto.

Battenti - Santuario della Madonna dell'Arco

Chi si reca in quella data al santuario non può non essere scosso dalla tensione che vi si respira. Una fiumana di pellegrini vestiti, cani randagi stesi sul sagrato, odori che sembrano avere corpo e volume.

Succivo, concorso fujenti. Fiorillo e Pisano:”abbiamo interpretato in modo semplice quella che è, e deve rimanere, una festa religiosa” – atellanews.it

E in alto, tra le bancarelle, seguendo con lo sguardo la strada che porta alla stazione ferroviaria, gruppi di danzatori scatenati che ballano al suono di flauti e tamburi. di bianco, organizzati per gruppi, attende di varcare la soglia della chiesa; uomini e donne, senza distinzione di età e spesso scalzi, a frotte raggiungono l’altare per ottenere una grazia camminando in ginocchio o strisciando velocemente per terra in ordine sparso, proprio come dei serpenti liberati da un cesto; bandiere con l’immagine della Madonna, ceri e gigantesche costruzioni votive che avanzano in un silenzio irreale rotto solo da canti melismatici intonati a voce altissima, dal fruscio dei vestiti e dal sibilo delle scarpe di gomma sul pavimento; e poi all’improvviso l’esplosione, l’urlo, la crisi, l’invocazione della grazia da parte di qualcuno che cade rigidamente sulle spalle scalciando con violenza fino allo svenimento, e quindi l’accorrere dei volontari del servizio d’ordine per trascinarlo fuori e farlo riprendere. Intanto la crisi come una scossa elettrica, un lampo, un’onda di energia, si propaga ad altri penitenti.

Battenti - Santuario della Madonna dell'Arco

 

E ancora cadute, grida, svenimenti e pianti, tentativi di scavalcare le barriere e gettarsi sull’altare per raggiungere l’immagine della Vergine. E sempre più padri domenicani e volontari che intervengono serrando le fila con forza, in una ridda di braccia e gambe, di voci che si sovrappongono, di muscoli tesi, di facce stravolte, con una folla che si accalca nelle navate laterali, premendo dietro le transenne, e che litiga per ottenere un posto in prima fila. E poi la calma, l’uscita dei devoti alle spalle dell’altare per la consegna di soldi, ceri e fiori in omaggio alla Madonna e un nuovo gruppo che entra lento, come quello precedente.

Ritualità dei #fujenti# a Sant'Anastasia: corsa ed esecuzione di un

Fino a che qualcuno, prima o poi, sorprendendo tutti, non ricominci, in uno spazio indifferente ad ogni ordine geometrico perché la crisi può manifestarsi in qualsiasi punto della navata percorsa dai devoti e propagarsi in qualsiasi altro punto, in maniera imprevedibile. E tutto questo per ore e ore, dall’alba al tramonto fino a perdere la percezione del tempo come in un sogno, e ad abituarsi al rito, alla vista dei fujenti che sembrano non finire mai. E fuori, sotto al sole, un paesaggio surreale: una strada statale completamente intasata, bloccata dalle lunghe code di chi deve ancora entrare, carabinieri vicino a delle sbarre di ferro che controllano il flusso dei pellegrini, toselli che ondeggiano sui ritmi delle bande musicali delle varie paranze.
Madonna dell'Arco, una mostra e un libro fotografico sul pellegrinaggio dei Battenti - Il Mediano
Tutto, in questo rito, si pone sotto il segno dell’eccesso, della potenza, della violenza del sacro, dando una forte espressione alla memoria di un sud che in riti arcaici trova la sola possibilità di resistere a vecchi e nuovi malesseri, un sud sofferente.
Al termine trasferimento in pizzeria e degustazione vari tipi di pizza verace.
Nel tardo pomeriggio, rientro a Roma e fine dei servizi.Per chi arriva da altre città trasferimento in stazione o in aereoporto.
La quota comprende:
Bus G.T per la durata del tour.
Hotel 4**** in trattamento di mezza pensione (colazioni,1 pranzo del venerdi,2 cene) bevande incluse.
Visite spettacolo  teatralizzate.
Visite guidate da guide  autorizzate Regione Campania e da volontari del luogo.
2 pranzi , quello di di Pasqua e del sabato, pizza del lunedi
Bevande ai pasti
Spettacolo di Peppe Parisi durante la cena del sabato
Accompagnatore da Roma dei Viaggi di Giorgio
Iva di legge
La quota non comprende 
Ingressi ai siti e musei
Eventuali tasse di soggiorno da pagare in loco.
Auricolari 10,00



COREA DEL SUD TESORI NASCOSTI FIORITURA CILIEGI MARZO 2027

Benvenuti in Corea del Sud, il paese dove le tradizioni orientali si fondono con lo stile di vita occidentale. Tra montagne sacre e città vibranti, scopriremo un paese che custodisce un equilibrio costante tra tecnologia e natura, tra il passato dei templi silenziosi e il presente pulsante di vita. È un viaggio in una terra in bilico tra tradizione e innovazione, che sa sorprendere con la sua profonda armonia e con la sua bellezza disarmante.

Stai programmando una vacanza nella primavera del 2026 in Corea del Sud? Tempismo impressionante per la tua vacanza in questa nazione vibrante e pittoresca! Uscendo dal torpore invernale, la Terra della Calma Mattutina si veste di uno spettacolare spettacolo di fiori di ciliegio, preparandosi per un incontro incredibile. Zucchero filato, fiori rosa, eventi culturali e grandi ricordi ti aspettano ovunque guardi in Corea del Sud durante la primavera!

La Corea è conosciuta come il “Paese del calmo mattino”. La definizione risale all’epoca del regno Joseon (parola che significherebbe, appunto, “mattina”, “fresco” o “piacevole”). Inoltre, in quel periodo la Corea era considerata una terra pacifica e tranquilla, a differenza dei paesi limitrofi di gran lunga più battaglieri, e oggi quel significato si riflette nella grazia e spiritualità del paese.

Viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo si riversano in Corea durante la primavera per le vivaci feste e i paesaggi mozzafiato. La Corea diventa un affascinante arazzo di toni rosa e bianchi quando sbocciano i fiori di ciliegio, a simboleggiare la delicata bellezza della vita.

Immagina te stesso in un tradizionale hanbok coreano, passeggiando per i giardini di un palazzo storico sotto la luce eterea dei fiori di ciliegio, mentre entri in un regno dove la cultura e la storia prendono vita. Questa ti porta attraverso la ricca storia culturale della Corea e la vivace cultura contemporanea. Allo stesso tempo, si trova sullo sfondo straordinario della bellezza naturale del paese

TESORI NASCOSTI DELLA COREA DEL SUD FIORITURA CILIEGI - I Viaggi di Giorgio

1° GIORNO: ITALIA – SEOUL

Ritrovo dei partecipanti all’aeroporto di Roma Fiumicino per imbarco sul volo per Seoul. Pasti e pernottamento a bordo.

2° GIORNO: ITALIA – SEOUL

Arrovo a Seoul all’aeroporto di Incheon, uscita dall’ufficio immigrazione e ritiro dei bagagli  Incontro con la guida parlante italiano e trasferimento in hotel a Seoul.

Seoul, centro culturale e commerciale della Corea del Sud, Seoul coniuga perfettamente tradizione e modernità. In questo luogo potrai osservare i grattacieli che sovrastano palazzi e pagode.

Seul, una metropoli tutta da scoprire

Quartieri pieni di vita, gioventù allegra, ristorantini eccezionali dove gustare una cucina davvero ottima

Arrivo in hotel e pernottamento.

3° GIORNO: SEOUL

Dopo la prima colazione in hotel,intera giornata di visita di Seoul con i mezzi pubblici: Palazzo Gyeongbokgung con la cerimonia del cambio della guardia Museo Nazionale del Folklore, Casa Blu, Villaggio Bukchon Hanok (Mon), che ospita centinaia di case tradizionali chiamate “hanok”, risalenti alla dinastia Joseon. Ci spostiamo al quartiere Insadong, dove si trovano un mercato tradizionale,Vicolo dell’Antiquariato di Insadong, numerose gallerie d’arte, negozi di artigianato, case da tè e ristoranti.

Cheong Wa Dae: la Casa Blu coreana tra visite turistiche e ricerca -

La città di Seul è un caleidoscopio di cultura e modernità, dove tradizioni millenarie convivono con il ritmo frenetico del mondo contemporaneo. Tra i suoi luoghi più affascinanti, il Gyeongbokgung Palace, il palazzo reale più grande e importante della dinastia Joseon, è senza dubbio una tappa imprescindibile per chiunque visiti la capitale sudcoreana.

Questo capolavoro architettonico non è solo una finestra sulla storia, ma anche un luogo di straordinaria bellezza, in grado di trasportare i visitatori indietro nel tempo. Nei dintorni si trova anche la residenza presidenziale, detta anche Blue House, che non dovreste perdervi. Preparatevi a scoprire tutto ciò che rende unico il Gyeongbokgung, dal suo passato glorioso agli angoli più suggestivi da esplorare.

Palazzo Gyeongbokgung 경복궁: tutto quello che devi sapere - IVisitKorea

Il Gyeongbokgung Palace, che si traduce come “Palazzo della Grande Benedizione”, fu costruito nel 1395, appena tre anni dopo la fondazione della dinastia Joseon. Situato in un luogo strategico ai piedi del monte Bugaksan, il palazzo incarnava i principi geomantici del pungsu-jiri (il feng shui coreano), rappresentando un equilibrio armonioso tra uomo e natura.

In origine, il complesso comprendeva quasi 500 edifici distribuiti su una vasta area di 40 ettari. Il Gyeongbokgung fu non solo la residenza ufficiale dei re, ma anche il centro amministrativo e culturale della Corea premoderna.

Tuttavia, la sua storia è stata segnata da tragedie: nel 1592, durante l’invasione giapponese, il palazzo fu devastato e rimase in rovina per oltre due secoli. Nel XIX secolo, il re Gojong avviò una completa ricostruzione, ma gran parte delle strutture fu nuovamente distrutta durante l’occupazione giapponese (1910-1945).

Oggi, grazie a un ambizioso progetto di restauro che ancora in essere, il Gyeongbokgung è tornato a splendere, offrendo ai visitatori uno sguardo autentico sulla vibrante storia della Corea.

NAMDAEMUN MARKET: Tutto quello che c'è da sapere (2026)

Pernottamento e cena  in hotel a Seoul.

4° GIORNO: SEOUL – BUSAN

Dopo la colazione e il check out. Trasferimento alla stazione ferroviaria KTX di Seoul e treno espresso diretto a Busan.

A Busan, una delle più famose città della Corea del Sud, il confine tra cielo e mare è sottile come una pennellata: tutto si mescola, tutto vibra. Il Gamcheon Culture Village è un’esplosione di case colorate e murales, un labirinto allegro da esplorare senza fretta. Poi c’è la Biff Square, perfetta per assaggiare street food e respirare l’energia creativa della città. Ma il vero colpo d’occhio arriva al Tempio Yonggungsa, aggrappato alla scogliera e sospeso tra cielo e onde. Se non soffri di vertigini, cammina sull’Oryukdo Skywalk, una passerella trasparente sul mare che sembra sfidare la gravità.

Arrivo alla stazione di Busan e inizio della visita di Busan – Villaggio culturale Gamcheon, funivia per l’isola di Songdo, via BIFF e mercato della pesca Jagalchi.

Mercato ittico di Jagalchi a Busan, Corea del Sud - Blog di viaggi e vita da Expat ad Amburgo

Con il suo accattivante connubio di fascino antico e fascino contemporaneo, Busan non manca di certo di attività. Questo gioiello Coreano sul mare attira con i suoi vivaci mercati, i templi tranquilli e le spiagge sabbiose. Passeggia per le vivaci strade del villaggio della cultura di Gamcheon, dove vivaci murales adornano ogni angolo, o trova la tranquillità presso il tempio decorato di Beomeosa. Per un assaggio di mare, il mercato del pesce di Jagalchi delizia gli ospiti con la sua spettacolare gamma di prodotti dal vivo.

Incastonata fra montagne maestose e spiagge scintillanti, la seconda città della Corea del Sud è un porto vivace rinomato per la sua cucina di mare e la ricca offerta di svaghi e divertimenti. Ce n’è davvero per tutti i gusti, da informali ‘tent bar’ (bar sotto le tende) a eleganti caffè di design, passando per gli animati mercati del pesce che pullulano di ogni specie marina immaginabile. Le spiagge di Haeundae, Songjeong e Gwangan (detta anche Gwangalli) sono perfette per provare gli sport acquatici o per rilassarsi sorseggiando un cocktail; per chi ama le esplorazioni urbane, il Gamcheon Culture Village è un quartiere di case colorate tappezzate di murales, nato da una baraccopoli che ospitò i profughi della Guerra di Corea; gli appassionati di escursionismo trovano molti sentieri panoramici lungo la splendida costa.

Pernottamento in hotel a Busan

Guida al Gamcheon Cultural Village di Busan

Cosa vedere a Busan, in Corea - Lonely Planet

5° GIORNO: BUSAN

Prima colazione in hotel
Intera giornata dedicata alla visita di Busan – spiaggia di Haeundae, tempio di Haedong Yonggung, grandi magazzini Centum city, casa APEC Nurimaru.

Il tempio di Haedong Yonggungsa si trova sulla costa della parte nord-orientale di Busan, una location davvero rara quella vista mare poiché la maggior parte dei complessi religiosi importanti dello stato si trovano in zone boschive e montuose. Questo magnifico centro spirituale lungo la costa vi farà innamorare dell’architettura sacra locale e vi farà respirare l’aria dei tempi antichi.

L'Affascinante Tempio Haedong Yonggungsa | Costa Crociere

Il tempio fu costruito originariamente nel 1376 per volere di un grande maestro buddista della dinastia Goryeo, noto con il nome di Naong. Sfortunatamente, il complesso fu distrutto da un incendio durante l’invasione giapponese della Corea ma nei primi anni ’30 il monaco Ungang del tempio di Tongdo lo ricostruì.

Nurimaru APEC House - Busan | This Is Korea Tours

Pernottamento e cena in hotel a Busan.

Scoprire Busan, città dinamica, vivace e alla moda

6° GIORNO: BUSAN – GYEONGJU

Prima colazione in hotel e check-out trasferimento a Gyeongju con il servizio espresso.

Conosciuta come la “città-museo senza mura”, è stata la capitale del regno di Silla per quasi 1000 anni e ospita numerosi siti storici riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Il Tempio di Bulguksa è famoso per le sue intricate pagode in pietra e per il tranquillo ambiente naturale in cui è immerso. Non lontano, la Grotta di Seokguram è una splendida grotta artificiale con una statua di Buddha scolpita nella pietra, Patrimonio dell’UNESCO e simbolo del Buddhismo in Corea.

Tour alla scoperta di Gyeongju , una città della Corea del Sud di circa 270 000 abitanti, una delle più popolari mete turistiche interne del paese. Infatti per grande ricchezza di testimonianze storiche disseminate in tutto il centro storico questa città è considerata un vero e proprio museo a cielo aperto.

Nello specifico la parte cittadina dove si concentrano le tombe tumulo si trova sul lato meridionale del centro di Gyeongju, in quella che è la zona più turistica, vicino a molti degli hotel più importanti. L’ingresso nord è anche molto vicino alla stazione principale dei bus su Taejong-ro, dove troverete anche il centro di informazioni turistiche che vi permetterà di prenotare visite guidate e trovare opuscoli informativi anche in inglese.

Ciliegi in fiore 2025, la guida con date e luoghi in Giappone e nel mondo - The Wom Travel

L’osservatorio di Cheomseongdae, l’osservatorio più antico dell’Asia orientale e una delle più antiche strutture scientifiche sulla Terra. Fu costruito intorno al VII secolo durante il regno di Silla (prima del Grande Silla o Silla Unificato), il cui centro politico era la città di Gyeongju. Il Cheomseongdae è stato designato come il 31° tesoro nazionale della Corea il 20 dicembre 1962. laghetto di Donggung e Wolji

Donggung Palace and Wolji Pond: tutto ciò di cui hai bisogno prima della visita


Pernottamento in hotel a Gyeongju

 

7° GIORNO: GYEONGJU – ANDONG

Prima colazione in hotel e check-out. Mattinata dedicata alla visita di Gyeongju “dove il tempo sembra essersi fermato”, spesso definita “Museo senza mura”, è una città della provincia di Gyeongsang Nord, in Corea del Sud, rinomata per il suo ricco patrimonio culturale e il suo significato storico. Antica capitale del Regno di Silla, Gyeongju è un tesoro di siti archeologici, templi e reliquie risalenti a più di mille anni fa, che offrono ai visitatori un affascinante viaggio nel ricco passato della Corea.

Questa città è così affascinante grazie ad un passato illustre che l’ha vista a lungo capitale del regno di Silla, la dinastia che ha dominato la penisola coreana per quasi 1.000 anni. Il patrimonio storico, architettonico e artistico di Gyeongju è considerato tra i più importanti di tutto il paese e chi arriverà fin qui si sentirà in un’altra epoca semplicemente camminando per le vie della città.

Gyeongju offre ai visitatori anche l’opportunità di sperimentare la bellezza paesaggistica del monte Namsan. Percorrete i pittoreschi sentieri costellati di pagode storiche, statue di Buddha in pietra e antiche incisioni rupestri, che offrono una vista mozzafiato sulla campagna circostante.

Il suo tempio Bulguksa (Patrimonio UNESCO)  uno dei templi buddisti più importanti della Corea, patrimonio UNESCO dal 1995, famoso per le sue pagode in pietra, i padiglioni in legno e la sua atmosfera spirituale, è un vero capolavoro architettonico oltre a essere un fulcro spirituale per tutto il paese. Purtroppo quello che vedrete non è l’edificio originale costruito nel 528, perché il Tempio di Bulguksa è stato distrutto e riedificato più volte nel tempo: quello che è possibile ammirare oggi è solamente una minima parte di quello che era in origine questo importantissimo complesso religioso ma le dimensioni ridotte odierne non tolgono certo fascino e prestigio al tutto.

Tempio di Bulguksa e grotta di Seokguram a Gyeongju: la guida

Nei dintorni del Bulguksa si trova un’altra meraviglia dalla grande importanza storica, artistica e spirituale: la Seokguram Grotto (Grotta di Seokguram). Si tratta del santuario che si trova all’interno della grotta di Seoukguram dove è possibile ammirare uno splendido tempio in granito inserito all’interno della roccia e una statua del Buddha alta più di 4 metri. Anche questo è un luogo dichiarato patrimonio Unesco.

Grotta di Seokguram tickets - Gyeongju - Prenotazione biglietti | GetYourGuide

Da non perdere assolutamente, il Museo nazionale di Gyeongju, molto grande, interessantissimo con reperti unici, dove sono esposti migliaia di manufatti e reliquie che offrono una panoramica completa dell’arte, della cultura e della vita quotidiana dell’epoca Silla. Scoprite il passato storico della città ammirando squisite corone d’oro, delicate ceramiche e antiche sculture buddiste.

Proseguimento per Andong e pernottamento in hotel

.8° GIORNO: ANDONG – SOKCHO (Monte Seorak)

Prima colazione in hotel e check-out

Tour del villaggio popolare di Andong Hahoe - Klook Stati Uniti

Mattinata dedicata alla visita di Andong. Si dice che Andong sia la più coreana delle città coreane, non a caso viene chiamata anche “la capitale dello spirito coreano”! È la capitale della provincia del Nord Gyeongsang nonchè la città più grande nella parte settentrionale della provincia e un importante centro di mercato per le aree agricole circostanti.

Tra i turisti è famosa per le sue maschere di legno, il festival culturale della danza delle maschere di Andong e il suo splendido folk village, Andong Hahoe.

Questo villaggio è stato dichiarato patrimonio mondiale dell’UNESCO 2010 ed è il fiore all’occhiello dell’intera città. È molto grande (molti scelgono di girarlo in bicicletta!) e splendidamente conservato, sorge in cima a una collina a est della città e sul lato opposto del ponte Weolyeonggyo.

Questa non è la sua location originale ma le abitazioni sono state trasferite in questa zona per evitare che venissero sommerse nel momento della costruzione della diga di Andong nel 1976. Gli edifici in stile tradizionale sono stati quindi trapiantati in un luogo sicuro e parzialmente ricostruiti. Troverete un’ambientazione super realistica che la rete televisiva KBS ha utilizzato più volte come set per drammi storici.
L’effetto è decisamente quello di venire catapultati in un k-drama d’altri tempi!

Il villaggio tradizionale risale al periodo Goryo in Corea dal 918 al 1392 e, a differenza di altri villaggi folk village famosi (che mostrano solo case di nobili) questo agglomerato urbano antico ospitava sia cittadini comuni che famiglie benestanti. Le case che vedrete qui sono uniche in quanto molte di esse hanno un tetto di paglia e non di tegole, una variazione tradizionale molto particolare.

Dagli anni ’90 è diventata uno dei principali centri storico-culturali del paese e si è guadagnata una bella reputazione a livello nazionale e internazionale per l’accoglienza turistica.

In questa zona si trova anche la roccia di Byongdae: una gigante montagna rocciosa che garantisce una splendida vista.

 

Istituto Culturale Coreano

primavera in Corea

Trasferimento a Sokcho, affacciata sul Mar del Giappone e famosa per il vicino Parco Nazionale del Monte Seoraksan. Il bello di Sokcho è che si trova a due passi dal mare, dalla montagna ed ha tutti i vantaggi della città!

Sokcho combina natura, cultura e un’atmosfera autentica e offre un’esperienza di viaggio decisamente particolare che vi farà rilassare ma mai annoiar e visita del porto locale di Dongmyeong.
Pernottamento in hotel a Sokcho

 

9° GIORNO: SOKCHO (Monte Seorak)

Prima colazione in hotel.

Sokcho si trova nella provincia di Gangwon, circa 200 km a nord-est di Seul, non lontano dalla Zona Demilitarizzata (DMZ) che separa la Corea del Sud dalla Corea del Nord. Si tratta di una città costiera (il centro cittadino si affaccia direttamente sul Mar del Giappone) e la sua posizione la rende un’ottima base per visitare il Parco Nazionale di Seoraksan.  Il monte Seoraksan, con i suoi 1.708 metri, è la terza montagna più alta della Corea del Sud e offre panorami mozzafiato. Questo parco naturale (del quale vi abbiamo parlato anche in questo articolo) è un paradiso per gli amanti della natura e del trekking, con una vasta rete di sentieri che attraversano foreste lussureggianti, vallate e imponenti formazioni rocciose.

Annidato all’interno del mozzafiato Parco Nazionale di Seoraksan, la Fortezza di Gwon Geum Seong è un testimone dell’abilità architettonica della dinastia Goryeo. Situato a 800 metri sul livello del mare, questo antico castello di pietra, noto anche come Castello di Onggeumsan o Castello di Toto, offre ai visitatori un mix unico di intrighi storici e bellezze naturali. Che tu sia un appassionato di storia desideroso di esplorare il suo passato affascinante o un amante della natura incantato dalla maestosità del Monte Seoraksan, la Fortezza di Gwon Geum Seong promette un’esperienza indimenticabile. Questa destinazione imperdibile invita i viaggiatori a esplorare i suoi panorami affascinanti e a immergersi nel fascino incantevole della storia e della natura.

Entra in un mondo dove storia e natura si incontrano alla Fortezza di Gwon Geum Seong. Questa antica fortezza di pietra, sebbene segnata dal tempo, è un testimone della resilienza del passato. Mentre cammini attraverso i suoi ampi pavimenti di pietra e le mura del castello, sarai affascinato dalle viste panoramiche del maestoso Monte Seoraksan e del luccicante Mare dell’Est. Che tu sia un appassionato di storia o un amante della fotografia, questo sito offre un perfetto connubio di storie e paesaggi che ti lasceranno senza fiato.

Seoul: funivia Samaksan e Nami con Alpaca World/railbike | GetYourGuide

La Fortezza di Gwon Geum Seong è un affascinante relitto della dinastia Goryeo, offrendo ai viaggiatori una finestra unica sul passato ricco di storia della Corea. La sua posizione strategica e la brillantezza architettonica mostrano l’abilità militare dell’epoca. Attribuita al re Gojong, la fortezza è intrisa di folklore e rappresenta un simbolo degli sforzi militari strategici del tempo. La leggenda di Gwon e Geum aggiunge un’aria di mistero e intrigo, catturando l’immaginazione di tutti i visitatori.

Tempio di Sinheungsa a Seorak-dong: tour e visite guidate | Expedia.it

Intraprendi un viaggio mozzafiato con la Funivia di Seoraksan, la tua porta d’accesso alle splendide viste della Fortezza di Gwon Geum Seong. Dal 1971, questa funivia trasporta i visitatori sulla montagna, offrendo una salita tranquilla con viste impareggiabili del paesaggio circostante. Operativa ogni 7 minuti dall’alba al tramonto, è il modo perfetto per godersi la bellezza del Parco Nazionale di Seoraksan senza fatica. Non perdere l’opportunità di catturare l’essenza della natura da una vista a volo d’uccello.

Fioritura dei ciliegi in Corea 2025: cherry blossom a Seul e nel paese

Annidata nell’area di Seoraksan Sogongwon, la Fortezza di Gwon Geum Seong è circondata da una bellezza naturale mozzafiato. I paesaggi pittoreschi la rendono una destinazione da sogno per fotografi e appassionati di natura, offrendo innumerevoli opportunità per catturare l’essenza degli splendidi esterni della Corea.

Pernottamento in hotel a Sokcho

10° GIORNO: SOKCHO (Monte Seorak) – SEOUL

Prima colazione in hotel e check-out. Partenza per Seoul e visita al centro commerciale Lotte World Tower (l’osservatorio Seoul Sky non è incluso), è il grattacielo più alto di Seoul e si va a collocare al quinto posto nella classifica stilata dal CTBUH dei dieci edifici più alti del mondo.

Biblioteca Starfield: tutto ciò di cui hai bisogno prima della visita

La Lotte World Tower, inaugurata ad aprile 2017, è una di quelle costruzioni da primato. Con i suoi 555 metri di altezza si inserisce nella classifica dei dieci edifici più alti del mondo stilata dal CTBUH – Council on Tall Buildings and Urban Habitat . “Rubando” il quinto posto al One World Trade Center di New York, si colloca in una posizione che sarà difficile da superare; inoltre è il terzo edificio più alto dell’Asia, uno dei continenti che ospita il maggior numero di grattacieli al mondo.

Non si può parlare di un grattacielo senza fornire qualche dato numerico: l’edificio si compone di 123 piani fuori terra e 6 interrati, raggiungibili grazie a 58 ascensori

Lotte World Tower

Il progetto di KPF ha cambiato il panorama di Seoul: nella sua topografia collinare e montuosa svettano le linee slanciate del grattacielo, che arricchisce la città con un segno distintivo e unico per il suo skyline: un vero e proprio landmark che si ispira alle forme delle arti applicate coreane, in particolare ceramica, porcellana e calligrafia.

La torre fa parte del complesso del Lotte World Mall, spazio pubblico, sempre a firma KPF, ispirato come concezione al Rockfeller Center. Il mall ospita zone verdi, negozi, percorsi pedonali all’aperto e coperti e sulla copertura la Lotte Concert Hall, una sala concerti da 2.000 posti.

Il COEX Mall è il più grande centro commerciale sotterraneo di tutta l’Asia (è ospitato nel seminterrato del Korea World Trade Center) ed è collegato a diverse sale espositive, un centro congressi, un hotel, un grande magazzino e una palazzina con uffici. Il centro commerciale ospita circa 260 negozi e strutture ricreative, tra cui moda, bellezza, divertimento e spazi culturali. Dispone inoltre di un area di gioco che viene usata per i tornei di videogiochi, trasmessi persino nelle emittenti locali.con la biblioteca Starfield.

Di fronte al centro commerciale Coex, la statua di Psy, la star del K-pop divenuta simbolo della cosiddetta Korean-wave con la canzone «Gangnam style», si trova sulla via centrale della movida di Gangnam, il quartiere della Seul bene. Due enormi e bronzei polsi sovrapposti, con alle estremità due pugni chiusi, a rappresentare il balletto del cavallo, ovvero il tema del video della canzone che, sin dalla sua pubblicazione nel 2012, è stato per lungo tempo tra i più visti su YouTube. La statua è stata inaugurata nel luglio del 2016 ed è una popolare meta di pellegrinaggio per gli amanti del K-pop, il korean pop, prodotto di punta da esportazione sudcoreano. Ma soprattutto il monumento celebra l’unica canzone che, per ora, è riuscita davvero ad aprire le porte della musica coreana al mercato occidentale.

Arriviamo in hotel a Seoul e pernottamento.

bulguksa temple in gyeongju - cheongungyo and baegungyo in bulguksa ...

11° GIORNO: TOUR SEOUL – DMZ

Prima colazione in hotel e trasferimento a  Paju.  Paju-si è una città sudcoreana situata nella provincia di Gyeonggi. È stata elevata a città nel 1997 dopo essere stata precedentemente un contea. Situata appena a sud di Panmunjeom lungo il 38° parallelo, Paju copre un’area di 672,78 km² e vanta una popolazione di oltre 427.000 abitanti nel 2015. All’arrivo al parco Imjingak, un parco commemorativo che si estende lungo il fiume Imjin, con monumenti, piattaforme di osservazione e una locomotiva danneggiata durante la guerra, si prenderà il bus navetta ufficiale per la zona della DMZ (zona demilitarizzata coreana).

Zona demilitarizzata coreana - Wikipedia

Visita alla stazione dell’osservatorio Dora, un ponte di osservazione a tre piani per vedere la Corea del Nord attraverso il fiume Imjin, al 3° tunnel di Infiltrazione, un’opera ingegneristica nordcoreana scoperta nel 1978, e al villaggio dell’Unificazione, una comunità che vive vicino alla DMZ. Ritorno al parco Imjingak e ritorno a Seoul per visitare il museo del memoriale di guerra.

Tour della DMZ tra Corea del Nord e Corea del Sud - My K-Trip
NOTA: I clienti devono avere il passaporto per il tour alla DMZ.

Linea di demarcazione militare coreana - Wikipedia

Pernottamento e cena in hotel a Seoul.

I biglietti per il tour della DMZ sono venduti in base all’ordine di arrivo. Anche con una partenza anticipata durante l’alta stagione, i biglietti potrebbero esaurirsi rapidamente, rendendo il tour non disponibile.
Se non è possibile acquistare il biglietto del bus navetta DMZ a causa della lunga fila e dei tempi di attesa il tour della DMZ sarà effettuato secondo un programma alternativo.
Il tour della DMZ può essere cancellato senza preavviso, a seconda delle condizioni del servizio militare.

12° GIORNO: SEOUL- ITALIA

Prima colazione in hotel e check-out a secondo del’orario di partenza del volo,trasferimento in aereoporto e operazioni di chek in  per volo di rientro. Arrivo in serata e fine dei servizi.

 

LA QUOTA INCLUDE:

  • Voli Roma/Seoul e v.v. con scalo, in classe economica con franchigia bagaglio kg. 20
  • Sistemazione in hotel  4 **** in camera doppia
  • Pasti come da programma.
  • Trasferimenti e visite per tutta la durata del tour con guida locale in italiano
  • Ingressi ove previsti
  • Assicurazione medica massimale 50.000,00 e bagaglio 1.500,00
  • Assicurazione annullamento al viaggio copre intero costo del tour.
  • Kit viaggio

LA QUOTA NON INCLUDE:

  • Tasse aeroportuali circa € 540,00 soggette a riconferma
  • Fee per K-ETA (Visto)
  • Pasti non menzionati, bevande
  • Mance
  • Spese di natura personale
  • Tutto quanto non espressamente indicato ne LA QUOTA COMPRENDE



PASQUA INSOLITA IN CALABRIA -VATTIENTI-PASSIONE GESU’ E ARBERESH E MOLTO ALTRO

 

 

Pasqua in Calabria: i riti da non perdere

Il Venerdì Santo in Calabria: riti, tradizioni e manifestazioni suggestive.

 

La Settimana Santa in Calabria, tra sacro e profano

Hai mai pensato di trascorrere Pasqua in Calabria? È il modo migliore per vivere il territorio in bassa stagione e conoscere alcuni degli aspetti più intimi e folkloristici della spiritualità calabrese e mediterranea.

Tra profumi, colori e sapori di primavera, i riti della Settimana Santa in Calabria sono intrisi di un fascino antico, capace di tenere assieme sacro e profano, coinvolgendo chiunque vi assista in un’atmosfera di comunità.

Da nord a sud della regione si tramandano tradizioni secolari che mettono in scena veri e propri momenti di sacralità tra uomo e natura, oltre a rievocare usi e costumi tipici di alcune tra le più importanti minoranze etniche del Sud Italia.

Tour in Calabria: Tour tra i borghi Arberesh               

“Chi vive vede molto, chi viaggia vede di più.”

Pasqua arbëreshë

Tra i riti della Pasqua in Calabria quelli legati alle comunità italo-albanesi sono davvero imperdibili.

Questo non è il solito tour che trovate  tra varie proposte,solite visite Frascineto e Civita,qui entriamo andiamo in  piccoli paesi sconosciuti ,dove davvero si respira autenticità di queste etnie.

Gli albanesi giunsero in Calabria tra il XV e il XVIII secolo per sfuggire all’invasione ottomana delle loro terre di origine, concentrandosi perlopiù in provincia di Cosenza ma anche nelle altre province.

Il rito religioso seguito dagli albanesi è greco-bizantino. Visitare i paesi arbëreshë di Calabria in occasione della Settimana Santa (Java e Madhe) significa prendere parte attiva a uno dei momenti più importanti della comunità.

La Pasqua arbëreshë (Pashkët) è un evento sontuoso che culmina con le tradizionali le vallje, i balli caratteristici di vittoria e liberazione nei quali i danzatori indossano abiti tradizionali dai colori sgargianti (fucsia, oro e verde acceso), impreziositi da ori e gioielli.

Il rito dei vattienti

Tra i riti più “cruenti” della Pasqua in Calabria merita attenzione quelli dei vattienti (battenti/flagellanti) che si svolge in modo analogo  in alcuni paesi della Calabria.

Le prime testimonianze del rito risalgono al Seicento e lo narrano pressoché immutato rispetto alla suggestione dei nostri giorni: il vattiente di Nocera Terinese indossa maglia e pantaloncini neri, lasciando le gambe scoperte per la flagellazione, che si svolge con due strumenti rituali: il cardo e la rosa.

Il primo è un pezzo di sughero nel quale sono conficcati 13 pezzi di vetro che rappresentano i 12 apostoli e Cristo; il secondo è un sughero liscio col quale si percuote più volte la pelle per predisporla al sanguinamento.

Il sangue, elemento sostanziale della Passione cristiana, sgorga copioso lungo le vie del corteo che accompagna la Processione della Madonna Addolorata del Sabato Santo. Simile il rituale di Verbicaro, che però si svolge il giovedì.

Assistere a queste forme di espiazione è un’esperienza forte (sconsigliata a chi è particolarmente sensibile e suggestionabile), che tuttavia racchiude una devozione antica, parte integrante dell’identità e del folklore locale.

 

Un tour in Calabria alla scoperta di antichi borghi in provincia di Cosenza proponendo alcune delle più importanti e tra i maggiori centri della comunità arbëreshë in Italia, in primis con Lungro che è la capitale religiosa degli italo-albanesi continentali, sede dell’Eparchia bizantina, che raccoglie sotto la propria giurisdizione tutte le comunità albanesi continentali che hanno conservato il rito bizantino. L’antica lingua albanese, i riti religiosi orientali e i tipici costumi della cultura d’origine sono tramandati e conservati gelosamente.

Posto a cavallo tra Basilicata e Calabria, il Parco Nazionale del Pollino, la più grande area protetta in Italia, fa parte della Rete Europea e Globale dei Geoparchi Unesco. Il vasto territorio ricco di biodiversità e bellezze paesaggistiche e architettoniche, custodisce tradizioni millenarie e antiche culture come quella arberësche. Giunti nel territorio calabro-lucano tra il 1470 e il 1540, gruppi di profughi albanesi raggiunsero le coste italiane, per sfuggire all’esercito turco-ottomano che aveva conquistato l’Albania nella sua espansione nei territori balcanici. Nacquero così i paesi di Acquaformosa, Civita, San Demetrio Corone, Lungro, Frascineto ed altri minori legati alle proprie tradizioni, ai costumi e alla lingua, che questo popolo è riuscito a salvaguardare nei secoli.

San Demetrio Corone, capitale della cultura arberëshë

San Demetrio Corone (Shën Mitri in lingua arbëreshe) è un piccolo borgo in provincia di Cosenza che sorge sulle colline dalla pianura di Sibari, a ridosso della Sila Greca.

Riconoscibile dai tetti rossi che sembrano voler ricongiungersi al colore della terra che lo circonda, il borgo di San Demetrio Corone conserva ancora parte della sistemazione originaria.

Gli abitanti locali paiono non preoccuparsi del tempo che passa e continuano a custodire i tesori della cultura arbëreshë, solo a tratti contaminata da quella calabra.

L’arte, l’iconografia, la lingua, la cucina, tutto ci parla di una cultura antica, quella Arbëreshe, che prende il nome da Arbër, un importante principato albanese del periodo medievale: dai piatti tipici alle funzioni di rito greco-bizantino, dalle celebrazione dei matrimoni alle danze, ai balli e ai costumi tipici, la cultura tradizionale è talmente radicata che, ancora oggi, è possibile respirarla appieno anche nelle melodie dei canti e nella musica. Oggi vi conduciamo alla scoperta di alcuni di questi borghi dove musei della Civiltà Arbëreshe, nati come centro di studio di questa etnia, conservano i costumi tipici, oggetti, attrezzi, documentazioni fotografiche e rappresentazioni dell’arte greco-bizantina espressa nell’iconografia. Una vera e propria immersione nel mondo unico e affascinante della cultura Arbëreshe.

Costumi tradizionali calabresi: storia e musei da visitare

Viaggio affascinante alla scoperta dei costumi calabresi e delle comunità che li indossano

La Passione vivente di Terranova da Sibari, candidata ad essere Patrimonio Unesco

 

Partenza: 18 al 22 aprile 2025

Durata: 5 giorni  4 notti

In treno e aereo in tutta Italia.

 

Quota a persona in camera doppia € 

Suppl. Singola € 

 

Itinerario di Viaggio

 

1  GIORNO   18 aprile- ROMA –LAMEZIA TERME-TARSIA 

Ritrovo dei partecipanti  presso la Stazione Termini ,e partenza in direzione Lamezia Terme in treno. Arrivo e trasferimento in hotel  a Tarsia,per il pranzo e assegnazione delle camere.

PS.Per coloro che arrivano in aereo,ritrovo all’aereoporto di Lamezia Terme.

Processione delle Varette a Cassano Jonio - Centro Cultura e Arte 26

Partenza in direzione di Cassano allo Ionio per assistere alla processione del Venerdi Santo dei Vattienti.

LA SETTIMANA SANTA A CASSANO ALLO IONIO (CS) : I "FLAGELLANTI"

La processione del Venerdì Santo a Cassano allo Jonio, in provincia di Cosenza, è uno dei momenti più emblematici dei riti della Settimana Santa in Calabria.

Processione delle Varette a Cassano Jonio - Centro Cultura e Arte 26

Una solenne processione, molto antica, che porta per le strade del paese la passione, la morte e la Resurrezione di Cristo, seguita da una folla immensa di fedeli.

In processione sfilano le “varette”, statue di cartapesta che rappresentano il mistero di Cristo legato alla colonna, coronato di spine, che prega nell’orto, deposto dalla croce, morto nella bara, asciugato dalla Veronica, Pilato, Giuda, la Maddalena, e i “disciplìni, incappucciati per voto, spesso scalzi che si battono con catene e corde, per penitenza.

I Flagellanti di Cassano all’Ionio.

Settimana Santa in Calabria, la sacralità entra nel vivo • Meraviglie di Calabria

A differenza di tutti gli altri casi citati, il rituale pasquale di Cassano all’Ionio si divide in due giornate: Giovedì e Venerdì Santo. Nella prima giornata all’interno della Cattedrale si officia la “Predica di Passione”, seguita da una cerimonia, conosciuta come “Chiamata della Madonna”, in cui viene posto tra le braccia della Vergine il figlio crocifisso. Durante il Venerdì Santo, invece, ha luogo la “Processione dei Misteri” che dura tutta la giornata e all’interno della quale viene rappresentata la Passione di Cristo. Il corteo è seguito dai flagellanti, vestiti di bianco e incappucciati per mantenere l’anonimato, che si percuotono con funi o catene in segno di dolore. Tutta la cerimonia è accompagnata da un lamento eseguito dalle donne del paese che scortano la statua della Vergine. Oltre ai penitenti, un’altra particolarità di questa processione è costituita dalla sfilata dei “misteri” o “varette”, statue di cartapesta raffiguranti la Passione di Cristo, e dagli strumenti musicali utilizzati la troccola (cassa armonica di legno su cui battono dei martelletti) e la buccina (strumento a fiato).

Queste processioni, così come le prime di cui vi abbiamo parlato, oltre ad essere suggestive e ad avere un gran valore simbolico, meriterebbero di essere oggetto di studi più approfonditi, perché esse costituiscono per tutti noi un patrimonio inestimabile non solo dal punto di vista storico, ma anche religioso, folkloristico e antropologico.

                       A Nocera Terinese ritorna il secolare rito dei “Vattienti” nella Settimana Santa | Approdo Calabria

Ci sposteremo  a Terranova di Sibari,dove contemporaneamente si svolge la processione della Passione di Gesu’.

Il borgo diventa un palcoscenico a cielo aperto dove si rivive interamente la Via Crucis accompagnata dai secolari canti in dialetto terranovese .

Una vera e propria tragedia cantata da tutti i personaggi che presero parte alla vicenda di Gesù prima, durante e dopo la Crocifissione.

I canti iniziano sette giorni prima della Domenica delle Palme, quando il simulacro della Vergine viene spostato dalla chiesa di San Francesco a quella del Purgatorio. Comincia così la Settina dell’Addolorata, i sette giorni in cui la sera, i fedeli intonano le lamentazioni, una sorta di rosario musicato. Verrà poi ripreso durante la processione del Venerdì Santo, il canto della durata di un’ora, spezzettato ed intonato ad ogni stazione.

Proprio la processione vivente, porta Terranova all’attenzione dell’Unesco,perché dal 1970, sotto l’egida di Alfredo Veltri presidente dell’allora Centro di cultura popolare, questa rappresentazione viene fatta da persone che interpretano l’intera passione. Dopo una battuta d’arresto, l’Associazione del Gruppo Folk Sacro del Venerdì Santo nel 1978, riprende la tradizione e la rende ancora più suggestiva.

Un momento di intenso pathos, tutti ne restano affascinati e coinvolti. Si possono ammirare trecento tra comparse e attori, vestiti con abiti del tempo, che variano, dal soldato romano ai sacerdoti del tempio. Ponzio Pilato che interagisce con Gesù e la popolazione di Gerusalemme.

Rigorosamente di sera, al freddo, lo scenario rimane integro, coinvolgente, ove i canti in dialetto terranovese commuovono, anche senza capirli. E poi il calvario e la crocifissione, tutto riproposto così come se si fosse davvero presenti al momento descritto nelle Sacre Scritture.

Sacra Rappresentazione della Passione Vivente di Terranova da Sibar

E’ questo il Patrimonio immateriale Unesco da salvaguardare, che unito alla Processione dei Misteri risalente al 1700, ove si possono vedere le 13 statue lignee sempre settecentesche, tra cui quella degli giudei e di Ponzio Pilato, sfilare per tutto il paese lascia per sempre tracce nella memoria di chiunque assista alla cerimonia.

Sacra Rappresentazione della Passione Vivente di Terranova da Sibar

Il modello storico di riferimento della Passione Vivente di Terranova da Sibari è l’antica Processione dei Misteri, risalente agli inizi del 1700, durante la quale venivano portate in processione 13 statue lignee, tra le quali quelle dei Giudei. Tale evento si è protratto fino agli inizi del 1900: a testimonianza di ciò esistono documenti fotografici risalenti al periodo tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900; qui, oltre al gruppo ligneo dei Giudei, appare la statua del governatore Ponzio Pilato. La Passione Vivente, dapprima nata in sordina, negli anni cresce fino a diventare un appuntamento fisso. Nel 1977 la Rappresentazione viene organizzata dalla Pro Loco “Thurium Novum” per cedere il passo poi, a partire dal 1978, al gruppo “Folk-Sacro Venerdì Santo” (più tardi divenuto Associazione).

Passione Vivente di Gesù 2019 | Matino Notizie

Un ulteriore, importante contributo giunge dal gruppo religioso facente parte della Gioventù Francescana. La Passione Vivente nei suoi primi anni di vita ha convissuto con un altro rito, quello dei #vattienti# o battenti, che è stato definitivamente soppiantato dalla Sacra Rappresentazione, forse a causa del mutamento culturale e sociale che il paese ha attraversato a partire dagli anni ’60 del secolo scorso. Negli anni ’80 la Rappresentazione si arricchisce della Processione delle Palme, che viene migliorata nei dettagli e nei costumi col passare degli anni. Gli anni ’90 sono i più significativi: la Rappresentazione si arricchisce di nuovi costumi e nuove scenografie e viene così ricostruita la città di Gerusalemme fuori dalle mura. Dagli anni ’90 del secolo scorso al 2015 si assiste a un graduale miglioramento della Rappresentazione, sia dal punto di vista scenico (costumi, scenografie, audio) sia dal punto di vista della drammatizzazione (gli attori vengono affiancati, nella loro preparazione, da esperti di teatro)

La cena sarà effettuata a Terranova in modo da poter essere già sul posto per assistere alla processione.

Rientro in hotel al termine della processione del Venerdi Santo.

2  GIORNO   19 aprile – TARSIA -SAN DEMETRIO CORONE – MACCHIA ALBANESE – TARSIA   

Dopo colazione partenza per San Demetrio Corone e accoglienza dell’Amministrazione Comunale presieduta da sindaco Ernesto Madeo San Demetrio Corone (Shën Mitri in lingua arbëreshe), tra i centri culturali più importanti della comunità Albanese Italiana, è un piccolo borgo calabrese in provincia di Cosenza che sorge sulle colline dalla pianura di Sibari, a ridosso della Sila Greca.

Considerata la Capitale della cultura arberëshë, San Demetrio si estende su un fertile pendio disseminato di uliveti, gelsi e castagni. Il borgo, nel complesso, presenta caratteristiche morfologiche simili a quelle di altri paesi arbëreshë della Calabria. In questo centro gli albanesi giunsero dopo il 1468 per sfuggire all’invasione della loro patria da parte dei Turchi, rifugiandosi nei territori della principessa Irene, principessa di Bisignano e figlia del mitico eroe Scanderbeg.

Attraversato da mille vicoli tortuosi che si diramano per condurre a sorprendenti sheshiet (slarghi), il paese ospita antiche chiese e splendidi edifici gentilizi. Gli abitanti locali paiono non preoccuparsi del tempo che passa e continuano a custodire i tesori della cultura arbëreshë solo a tratti piacevolmente contaminata da quella calabra. Benché si tratti di un piccolo borgo, l’identità etnica arbëreshe è dominante e ancora viva. Si conservano ancora la cultura, le tradizioni, la lingua, il rito Bizantino e i costumi tradizionali coloratissimi. Inoltre San Demetrio Corone è sede del Collegio Italo-Albanese di Sant’Adriano, un importante organismo religioso e culturale per la conservazione del rito orientale, delle tradizioni e del patrimonio identitario arbëreshe. Il borgo custodisce uno degli edifici dei secoli XI-XII tra i più preziosi della Calabria: la Chiesa di Sant’Adriano, un autentico capolavoro, luogo di virtuosismi plastici e spirituali dove eleganza e bellezza si fondono in un’estetica misteriosa e assieme seducente.

Benché si tratti di un piccolo borgo (conta poco più di 3.000 abitanti) qui l’identità etnica arbëreshe è dominante e ancora viva. Si conserva, infatti, ancora la cultura e le bizzarre tradizioni, la lingua, il rito Bizantino e costumi coloratissimi. Inoltre San Demetrio Corone è sede del Collegio Italo-Albanese di Sant’Adriano (un importante organismo religioso e culturale per la conservazione del rito orientale, delle tradizioni e del patrimonio identitario arbëreshe). Questo grazioso paesino presilano custodisce uno degli edifici dei secoli XI-XII tra i più preziosi della Calabria: la Chiesa di Sant’Adriano di San Demetrio Corone, un autentico capolavoro, luogo di virtuosismi plastici e spirituali dove eleganza e bellezza si fondono in un’estetica misteriosa e assieme seducente .

La Chiesa di Sant’Adriano

CHIESA DI SANT'ADRIANO A SAN DEMETRIO CORONE | Storia dell'Arte

La Chiesa è un capolavoro d’arte dell’XI e XII secolo e potrebbe rappresentarsi come chiave per consentire l’accesso al tipico universo etno-antropologico arbëreshe di San Demetrio. La Chiesa di Sant’Adriano fu fondata da San Nilo di Rossano, monaco basiliano, eremita e forse il maggior personaggio del monachesimo calabro-greco, che nel 955 edificò in questo luogo una Chiesetta dedicata ai martiri Adriano e Natalia per istituire un cenobio non troppo distante dal villaggio. La Chiesa non ha mantenuto l’originaria unità strutturale e architettonica, tuttavia mostra linguaggi e messaggi stilistici differenti, che evidenziano una raffinata eleganza che spazia tra il mostruoso, il misterioso e il fantastico. L’accesso alla Chiesa è dato da due ingressi laterali, quello principale posto al di sotto del grosso campanile in pietre e mattoni, mentre l’altro è denominato Porta dei Monaci perché consentiva l’accesso alla Chiesa dei monaci dall’attiguo Collegio italo-albanese con stipiti in marmo e due mascheroni in pietra. All’interno le tre navate sono a copertura lignea e quattro arcate fiancheggiano la navata centrale sorrette da colonne antiche e da pilastri di fabbrica.

 


Le pareti sono affrescate con raffigurazioni di Santi databili tra il XII e il XIII secolo, mentre nell’abside è visibile una scena di un più ampio ciclo, la Presentazione di Maria al Tempio. In fondo alla navata centrale è collocata una cupola barocca dove è raffigurato il Creatore con Santi monaci, Suore e San Nilo in preghiera davanti al Cristo in Croce e la mano destra protesa nell’atto di benedirlo. L’autentico capolavoro della Chiesa è il pavimento (realizzato tra il XII e il XII sec.) parte in opus sectile e parte in mosaico. I quattro mosaici, eseguiti da mani esperte, rappresentano figure di animali fantasiose e suggestive. Sempre all’interno della chiesa sono conservati interessanti reperti scultorei di epoca normanna e i due capitelli delle colonne, uno bizantino, l’altro corinzio.

 Non può mancare una passeggiata nel borgo antico tra vicoletti e palazzi nobiliari.

Dopo una pausa caffè nella piazza centrale visiteremo  il Museo Civico e di Arte Moderna  e il Museo delle Macchine d’Epoca

Dopo le visite, pranzo  in un rinomato ristorante con esperienza a base di suino nero di Calabria DOC la cui azienda visiteremo nel pomeriggio. Le carni pregiate di Suino Nero sono notoriamente ricche di Omega 3 e di acido oleico. L’alimentazione del suino è naturale, perché vede il maiale nutrirsi di erbe e ghiande nelle selve, fonte dei preziosi grassi insaturi.

Nel  pomeriggio ci trasferiamo a Macchia Albanese, a poca distanza, dove visiteremo l’azienda Madeo percorrendo la storia dell’Azienda che è una Filiera Agroalimentare nata dall’intuizione di un giovane imprenditore Ernesto Madeo di creare il primo allevamento di suini. Tutti i prodotti, dai cereali per i suini fino alla spezie che insaporiscono i salumi, provengono dal sistema organizzato di Filiera 100% calabrese e realizzati con solo materie prime locali e naturali.

La Calabria è la regione italiana con il maggior numero di comuni arbëresh. Macchia Albanese, Makji in arbëreshë, frazione del comune di San Demetrio Corone, è un borgo della Presila Greca situato a 418 metri di quota s.l.m. nei pressi del torrente Due Mulini, fondato nel 1400 da coloni albanesi provenienti dall’Albania e dalla Grecia. Nel comune di Macchia Albanese visiteremo la Chiesa Santa Maria di Costantinopoli seguita da una passeggiata tra i vicoletti del borgo fino al palazzo “La Casa De Rada” appartenuta allo scrittore più importante della cultura Arberesh Girolamo De Rada per questo motivo è una struttura d’interesse storico-regionale, poiché culla della cultura italo-albanese. Alla casa si accede per mezzo di un antico cortile, alla cui entrata si trova lo stemma della Famiglia De Rada.

De Rada: il papà calabrese della grande patria degli albanesi

Terminiamo la passeggiata a piedi  con la  vista panoramica mozzafiato sulla costa jonica e Sila Greca .

San Cosmo Albanese STRIGÀRI IL BORGO DELLA POESIA - Borghi d'Arberia Guida Turistica

Nel borgo è presente una Prosciutteria  Madeo, dove avremo la possibilità di altri acquisti o tempo per  bere  un caffè, o un amaro o assaggiare  il tartufo al gelato di Pizzo .

Rientro in hotel cena e pernottamento.

3  GIORNO   20 aprile (Pasqua) –TARSIA – LUNGRO – ACQUAFORMOSA – FIRMO-TARSIA   

Dopo la colazione di hotel partenza per Lungro fondato dai profughi albanesi nella seconda metà del XV secolo, oggi importante punto di riferimento per l’intera comunità albanese italiana, vera e propria capitale religiosa e sede dell’Eparchia di rito greco-bizantino (arbëreshë).

Lungro si prepara al «Salgemma Festival» • Meraviglie di Calabria

Il centro abitato richiama la tradizione orientale nella struttura circolare degli edifici, raccolti attorno alle due piazze centrali e dislocati nelle tipiche gjitonia (vicinati), nuclei sociali con regole proprie. Al busto del patriota albanese, Giorgio Castriota Scanderberg, è riservato il posto d’onore al centro della piazza principale. L’anima di Lungro risiede nelle sue tradizioni antiche e nelle suggestive feste religiose, dai riti della Settimana Santa Arbëreshë (Java e Madhe) e di Pasqua (Pashkëvet), al celebre Carnevale (Karnivalli), in occasione delle quali le vie del paese si animano di costumi tradizionali, balli, canti e parate.  Qui visitiamo la  Cattedrale di Lungro e assisteremo alla messa Greco/Bizantina che risale al XVIII secolo è rappresenta la principale chiesa dell’Eparchia di Lungro.

Nonostante gli arbëreshë siano di religione cattolica, in gran parte delle comunità italo-albanesi di Calabria, da più di 4 secoli, si segue il rito greco similmente ai fratelli orientali greco-ortodossi. Agli inizi del nostro secolo, il Vaticano rivolse una maggiore attenzione alla situazione dei fedeli di rito greco per le continue richieste da essi avanzate per la nomina di un vescovo greco in Calabria e di un altro in Sicila, con pieni poteri territoriali.

“….. conclusione del rito ci si ritrova tutti davanti al portone della Chiesa Madre, dove alcuni volontari nel corso della giornata hanno accatastato tronchi d’albero, tavole di legno e ogni genere di materiale e così a mezzanotte si procede all’accensione della “qerradonulla” (grande falò). Al momento dell’accensione si esegue il canto greco “Christos Anesti” (Cristo è Risorto). Una caratteristica funzione liturgica si svolge la Domenica di Pasqua: il sacerdote con la croce in mano, seguito da questi ultimi, si ferma all’esterno della chiesa, davanti alla porta principale, batte la croce per tre volte sulla porta, ripetendo la formula liturgica del rito bizantino-greco “Aprite le porte”. All’interno della chiesa la forza del male, il demonio (djallthi) con voce cavernosa, chiede chi è che bussa alla porta; alla risposta che è il Signore risorto, le porte si spalancano al terzo colpo. E mentre il demonio scompare, tra scoppi di mortaretti e stridore di catene, il sacerdote seguito dai fedeli entra in chiesa dove ha inizio il ”Mattutino”. Questa cerimonia che simboleggia la Risurrezione della morte, segna la fine della Settimana Santa.

A Lungro, in Calabria, c'è stato un incontro con 70 vescovi della Chiesa d'Oriente - La Mescolanza

L’attuale edificio è del 1721, dopo che un terremoto distrusse la Chiese preesistente. La Cattedrale presenta una pianta basilicale romanico-barocca, a tre navate, con ampia abside e cupola centrale. Ricca di mosaici, icone e affreschi bizantini: il mosaico del Pantocrator copre l’intera superficie della cupola centrale. Nella Sacrestia è costituito un frammento di affresco che raffigura Santa Parasceve (XII secolo), insieme a preziose tele di scuola napoletana e statue lignee di pregevole fattura. Di notevole fattura artistica sono le tre porte in bronzo con altorilievi realizzati con la tecnica a cera persa dallo scultore calabrese Talarico, che rappresentano scene del Vangelo.

Piana degli Albanesi e le sue secolari tradizioni pasquali, il programma - ilSicilia.it

A seguire una passeggiata tra i vicoletti del centro storico di Lungro  e la visita allo Storico Museo delle Saline di Lungro  che si articola su nove sale, ciascuna delle quali è intitolata a una galleria della Miniera. Il Museo espone nei dettagli la realtà dell’antica Salina, con l’ausilio di pannelli descrittivi e raffigurativi con cenni storici sul sito minerario.

SALINA DI LUNGRO | I Luoghi del Cuore - FAI

In estate viene organizzato il «Salgemma Lungro Festival».

Il Festival pone al centro il Comune di Lungro, la sua storia e territorialità, partendo dalla miniera di Salgemma che ha rappresentato per millenni la più grande ricchezza di quasi tutta la piana di Sibari.

Proprio il sale, veniva esportato in tutta la Calabria, in parti dell’Italia e fino in Europa. Il «Salgemma Lungro Festival», voluto dall’amministrazione comunale e realizzato da Piano-B, intende ripartire proprio da qui, proponendo attività culturali ed artistiche collegate tra loro dal «Sale» come elemento di vita, sostenendo il territorio e il suo indotto economico e contribuendo a fornire un’offerta turistica di qualità.

Si prosegue poi in direzione di  Acquaformosa  comune  di 1115 abitanti collocato ad un’altitudine di 756 metri s.l.m., e anch’esso fa parte della minoranza linguistica arbëreshë  in quanto fu fondato dai profughi albanesi, come molti altri centri lucani e calabresi del parco dove le tradizioni arbëreshë sono ancora fortemente radicate (es. le “Vallje”, danze in costume tradizionale albanese durante il Carnevale). Sono da visitare i resti del Monastero dei Cistercensi del 1195, la Chiesa di San Giovanni Battista, la Chiesa della Concezione e quella dell’Addolorata.

Arrivati ad Acquaformosa troviamo la Chiesa di San Giovanni Battista, costruita dagli albanesi all’incirca nel 1500. Sono evidenti gli elementi dell’architettura romanica ma agli occhi appaiono subito gli imponenti i mosaici della chiesa ad opera dell’artista locale Biagio Capparelli. L’interno infatti è interamente mosaicato con tessere dorate e policrome intagliate a mano. Nella navata laterale destra sono raffigurate le scene dell’Antico Testamento, nella navata centrale il Nuovo Testamento. Anche l’iconostasi è stata recentemente realizzata in mosaico, come l’intera Chiesa. Nella cripta vengono preziosamente custoditi alcuni ornamenti appartenuti alla ricca Abbazia Cistercense del 1200 insieme alla Madonna della Badia (1400), antichi e preziosi oggetti appartenenti alla Chiesa e l’Assunta risalente al 1520.Sul lato orientale della navata centrale vi è una parte sopraelevata, è il solea, che è il luogo della comunione dei fedeli, oltre il solea, divisa dall’iconostasi, che letteralmente significa luogo delle icone, su un piano ancora superiore si trova l’Altare dove si accede attraverso la Porta Regale. All’interno dell’altare si erge la Tavola Santa che, per mistica trasposizione, raffigura il Signore stesso. Il transetto separa il vima dal resto della chiesa. Il braccio del transetto a nord è coperto da volta a botte e da l’accesso alla cripta, mentre nel braccio a sud si innalza il campanile. La parola “icona” deriva dal greco, eikwn (eikon), e significa immagine.

Chiesa Parrocchiale - Chiesa di Acquaformosa

I bizantini indicano con questo nome ogni raffigurazione del Cristo, della Madonna, dei Santi L’icona non si dipinge, si scrive, perche in essa è la  parola di Dio scritta con l’immagine mediante un linguaggio comprensibile. L’icona si scrive, l’icona si legge. Chi la osserva legge e si chiede perché è stata scritta e la risposta è, per essere letta e testimoniare l’invisibile , sostenere la nostra fede e speranza, aiutarci a pregare e trasfigurarci nella carità. Qui sei rapito dalla loro bellezza estetica, qui il cuore ti si trasforma. Una scuola dove allenare il proprio Spirito è questa Chiesa di San Giovanni Battista di Acquaformosa. Nel 1989 un’idea di Padre Vincenzo Matrangolo, ispirato dallo Spirito, si sta realizzando grazie al  maestro mosaicista di Acquaformosa, Biagio Capparelli, aiutato da discepoli di Acquaformosa. Entri in questa Chiesa e ti meravigli per tanto splendore; sei rapito dal visibile e, con l’aiuto dello Spirito, vuoi arrivare all’invisibile.  Il rito bizantino, detto anche rito costantinopolitano, è il rito liturgico utilizzato (in diverse lingue) da tutte le Chiese Ortodosse d’Oriente e da alcune Chiese sui iuris di tradizione orientale all’interno della Chiesa cattolica. Nonostante gli Arbëreshë siano di religione cattolica, in gran parte delle comunità italo-albanesi di Calabria, da più di 4 secoli, si segue il rito greco come i fratelli orientali greco-ortodossi.

TURISMO & CO. «Lo splendore di Acquaformosa» di Giampiero Scarpino

Pranzo  di Pasqua in ristorante, una trattoria con una location meravigliosa e con intrattenimento musicale per un tipico pranzo pasquale di specialità calabresi.

Dopo pranzo raggiungiamo un l’ultimo borgo della giornata: Firmo dove effettueremo la visita a piedi del borgo con il Museo della civiltà contadina di Firmo

Nel cuore montano della Calabria il piccolo comune di Firmo sorge su una collina ai piedi della piana di Sibari e custodisce tradizioni arbëresh (l’antico albanese), ma anche le tradizioni ed il rito greco-bizantino. Prima della venuta dei profughi albanesi, il territorio era un feudo disabitato che apparteneva ai principi di Bisignano ed ai Padri Domenicani di Altomonte. Il territorio era suddiviso in due zone: Firmo Soprano e Firmo Sottano. Firmo Sottano o Inferiore, sarebbe stato edificato da profughi albanesi intorno al 1485 quando scapparono dall’Albania a causa dell’occupazione dei Turchi Ottomani e dato in signoria ai Padri Domenicani di Altomonte. Firmo Soprano invece nasce il 6 Settembre 1502 quando Don Berardino Sanseverino, Principe di Bisignano, cedette ad Alessio Comite un podere comprendente anche la contrada Foresta, perché vi edificasse un villaggio. Nel 1811 i due abitati vennero giuridicamente unificati in un unica comunità anche se la delimitazione tra le due aree continua ad essere simboleggiata da un arco detto “Ka Markasati” e da evidenti tratti del tessuto urbano ed architettonico delle due aree.

Firmo | ITALY Magazine

Il piccolo borgo è caratterizzato da una zona centrale dominante del paese dove ha sede l’antico Convento dei Domenicani punto di riferimento storico per la valorizzazione delle tradizioni della civiltà contadina e della cultura degli arbëreshë.

Covella Ruffo – Pringjpesha Chiara Comite

Firmo offre una grande varietà di punti d’interesse : la parrocchiale di santa Maria Assunta in Cielo, edificata intorno al XIX secolo; la Grancia del Convento dei Domenicani costruita alla fine del XV secolo dai Padri Domenicani di Altomonte, recentemente restaurata; il Palazzo Giuseppe Martino; la Piazza Giorgio Castriota Scanderbeg.

Rientro in hotel dove effettueremo la cena e pernottamento.

 4  GIORNO   21 aprile- TARSIA – GUARDIA PIEMONTESE-SAN MARCO ARGENTANO-TARSIA

Dopo la colazione in hotel partenza per Guardia Piemontese che è la località di turismo termale più famosa della Calabria e del meridione d’Italia, grazie alla presenza su di una parte del territorio delle famose Terme Luigiane.   La Città è stata popolata a partire dal XII secolo da coloni prevalentemente valdesi provenienti dal Regno d’Arles, dalla Provenza, dal Delfinato e dalle valli occitane del Piemonte ed  ha la particolarità di essere un’isola linguistica occitana del meridione italiano.

Guardia Piemontese | Calabria Straordinaria

Chiamata La Guardia per via della torre arroccata su una collina che affacciava sul mare e che, appunto, serviva da guardia per eventuali avvistamenti di navi turche, successivamente fu ribattezzata Guardia Piemontese in ragione dell’immigrazione di una piccola comunità occitana dal Nord Italia . Arrivati nel centro storico effettuiamo la visita del Museo Occitano e  della chiesa Valdese terminando con una passeggiata nel borgo Occitano dove vedremo la Torre di Segnalazione e la splendida vista panoramica  Il centro storico si articola in numerosissimi vicoli con pavimentazione in pietre. La sua torretta di avvistamento, facilmente ravvisabile anche dal “paese marino”. La Chiesa di S. Andrea apostolo è dedicata al Patrono di Guardia Piemontese con un interessante portale di tufo sormontato dallo stemma di Guardia Piemontese La Torre mentre la Chiesa del Santissimo Rosario, ex convento dei Domenicani fondato dai domenicani nel 1600 e consacrato nel 1616. Di notevole pregio artistico è l’antico coro ligneo, scolpito a mano alla metà del XVII secolo. Esso è composto da 33 scanni, divisi in due ordini di posti: 21 superiormente e 12 più in basso. I braccioli degli scanni rappresentano figure femminili. I pannelli, meravigliosamente scolpiti, sono divisi da alte colonne.

Guardia Piemontese, il paese occitano del Sud - Io e la Calabria | il blog di Laura Cipolla

Ci spostiamo  per vedere  lo “ Scoglio della Regina”chiamato cosi per una leggenda che  narra di un  Re, caduto sotto incantesimo, non fosse mai soddisfatto delle sue vittorie e cercasse un modo per essere finalmente appagato. Questa sua inquietudine lo portò a partire per un’altra battaglia. Il Re giurò alla moglie che questa sarebbe stata l’ultima. Prima di partire le disse di guardare sempre verso l’orizzonte perchè il suo ritorno sarebbe stato anticipato da un luce rossa nel cielo. Il tempo passava e nessuna notizia del Re venne riportata alla Regina. Un giorno la sovrana, cercando disperatamente di vedere il Re all’orizzonte, si arrampicò sullo scoglio; una volta in cima, cercando di guardare sempre più lontano, perse l’equilibrio e scomparve tra le onde.

Infine effettueremo un assaggio al Gelato artigianale e alla pasticceria locale  con  degustazione della confetteria e dei prodotti enogastronomici del territorio(non incluso).

Pranzo di Pasquetta.

San Marco Argentano, sulla strada dei normanni.

 

San Marco Argentano | Calabria Straordinaria

San Marco Argentano si trova nel cuore della provincia di Cosenza, non lontano da mete molto famose come la Riviera dei Cedri e la costa ionica cosentina, a pochi chilometri dalle Terme Luigiane e di Spezzano Albanese: si trova infatti sulla via istmica che collega lo Jonio al Tirreno. San Marco Argentano è definita la “città più normanna” della Calabria: anticamente conosciuta come Argentarum, è un centro urbano dalla storia molto antica, e per il suo patrimonio storico-artistico è considerata uno dei più importanti centri culturali della provincia di Cosenza. San Marco Argentano è stata abitata sin dal VIII secolo a.C. e per tutto il medioevo; uno degli avvenimenti che hanno lasciato più tracce in questo territorio fu sicuramente la conquista da parte di Roberto il Guiscardo, che nel 1048 la assediò e la trasformò in città fortificata. I normanni valorizzarono il luogo per la sua posizione strategica, e contribuirono allo sviluppo della città che divenne un grande cantiere dove si trovavano maestranze bizantine, arabe, longobarde e aragonesi impegnate nella costruzione delle principali opere. L’impianto urbanistico del centro storico è infatti indubbiamente di impronta normanna: è caratterizzato da stretti vicoli e sono presenti archi di stile bizantino. Con questo itinerario visiteremo le importanti testimonianze del periodo normanno e del basso Medioevo: la Cripta Normanna, dell’ XI secolo; il Convento della Riforma, del XIII secolo; la Torre del Guiscardo, del XIII secolo.
Cominceremo con la visita guidata della Cattedrale di San Nicola: di fondazione normanna, per molto tempo ha conservato l’impianto originale per poi subire integrazioni barocche tra il XVII e il XVIII secolo. Danneggiata dai terremoti del 1905 e del 1908, venne ristrutturata e nel corso dei lavori tornò alla luce la sottostante cripta normanna, risalente all’XI secolo. La cripta per molti secoli fu utilizzata come luogo di sepoltura di vescovi ed ecclesiastici e poi praticamente dimenticata: venne quindi risistemata rimuovendo le sepolture e le divisioni interne e adesso è conservata nel suo stato originario. Spesse mura, possenti arconi e campate la rendono un luogo austero e dal fascino peculiare.
La Torre Normanna del Guiscardo, detta anche di Drogone, risale al XIII secolo; ha mantenuto il suo impianto difensivo originale ed è caratterizzata dalla struttura a forma di grande tronco di cono detta“motta”. E’ suddivisa in cinque piani sovrapposti definiti sale: la Sala delle Granaglie, al piano sotterraneo; la Sala delle Prigioni, al primo piano; la Sala delle Armi, al secondo piano; la Sala delle Udienze, al terzo piano e infine la Sala del Principe, al quarto piano. Tutti i livelli sono visitabili, le stanze, le gallerie, le segrete, le vie di fuga sono avvolte dal fascino misterioso della storia, permettendo quasi un viaggio indietro nel tempo, nel medioevo. Tra magia e folklore, tanti sono i detti e le leggende che riguardano i personaggi vissuti in questo luogo: una di queste racconta che le ragazze, nel pronunciare il nome di Sikelgaita, seconda moglie di Roberto il Guiscardo, sentano sfiorarsi la pelle o i capelli.
Si raggiungerà poi il Complesso Monastico di Sant’Antonio o dei Riformati, uno tra i più antichi esempi di architettura francescana in Calabria. Avendo subito nel tempo varie modifiche e trasformazioni, rimangono ad oggi, del periodo francescano, solo il campanile a vela, l’ingresso ed il coro ligneo. San Francesco da Paola dimorò qui dal 1429 al 1430, come indica la piccola cappella votiva all’interno della Benedetta, il piccolo giardino dove il Santo era solito pregare e la piccola finestra della cella dove il Santo dimorava.
Termineremo l’itinerario a San Marco Argentano passeggiando lungo le vie del centro storico per ammirare anche gli ottocenteschi palazzi signorili, oltre ad esempi di opere di epoca normanna, come la Fontana di Sikelgaita.

Come in altre realtà calabresi, anche a San Marco storia, cultura e tradizione si fondono in un originale percorso del gusto, un viaggio sensoriale di sapori e profumi che valorizza le eccellenze prodotte sulle terre e nelle aziende locali, rendendo protagonisti della lavorazione e della produzione delle tipicità locali. Come i pupazzi arraganati, senza  dubbio,   uno  dei  più  celebri  piatti  della  tradizione locale: peperoni (dolci o piccanti) essiccati d’estate al sole intrecciati in “filare” e fritti poi d’inverno in olio bollente. Caratteristica peculiari di questo piatto è l’inimitabile croccantezza.

Rientro in hotel  dove effettueremo la cena e pernottamento.

 5  GIORNO   22 aprile- TARSIA – CIVITA – FRASCINETO – RIENTRO A ROMA

Il paese arbëreshë del Museo del Costume e delle Icone Bizantine

Dopo la Colazione in hotel ,rilascio delle camere,e partenza direzione di  Frascineto anch’esso centro arbëreshë che conserva ancora la lingua, la cultura, le tradizioni e le funzioni religiose del rito bizantino .

Come tutti i centri abitati di origine arbëreshë, anche Frascineto presenta inconfondibile assetto urbano in forma di gjitonìe: i quartieri fatti di case piccole, disposte a semicerchio, che affacciano su una piazzetta comune, centro pulsante della convivialità di quartiere. Gli albanesi di Calabria custodiscono con tenacia la propria identità culturale attraverso costumi, lingua, religione e gastronomia.

Il Museo rappresenta uno strumento di conoscenza della tradizione italo-albanese di alcune comunità in Calabria. Espone la vasta collezione dell’Archimandrita Paolo Lombardo attraverso un percorso dedicato all’arte, alla spiritualità e alla liturgia bizantina che si sviluppa all’esterno e all’interno della struttura. All’esterno è possibile visitare i luoghi quotidiani della fede e della vita delle comunità albanesi, quali la Chiesa dell’Assunta e la Chiesa di San Pietro, elevata a Monumento Nazionale.

All’interno, invece, il percorso si sviluppa sui tre piani: al primo piano, si introduce il visitatore al mondo bizantino, al secondo sono esposte le icone, mentre al terzo sono custodite alcune antiche icone russe in bronzo, arredi sacri e paramenti liturgici, oltre a rare edizione di libri dal XVIII al XX secolo. All’ingresso, 280 medaglie celebrative pontificie e della Zecca dello Stato, accompagnate da una spiegazione sulle fasi di creazione e confezionamento.

Uno dei modi più affascinanti di scoprire la Calabria è un viaggio alla scoperta dei costumi calabresi tradizionali. Un mondo fatto di colori vivaci, tessuti pregiati e dettagli artigianali che raccontano secoli di storia e cultura.

Osservare da vicino la bellezza dell’abito tipico calabrese e le peculiarità che lo distinguono da un Comune all’altro significa leggere la storia stessa delle comunità che lo indossano, l’abilità manuale delle donne che, ancora oggi, confezionano i vestiti tradizionali calabresi per le occasioni di festa e visitare alcuni imperdibili musei del costume e del folklore.

Spesso, la storia e la foggia dei costumi calabresi è espressione delle minoranze etnolinguistiche che tuttora li vestono con orgoglio, portando addosso simboli, ricami e colori che sottendono significati antichi.

Storia dell’abito tipico calabrese

Se si pensa all’abito tipico calabrese viene subito in mente una figura femminile molto cara alla tradizione folkloristica del sud Italia: la pacchiana.

Il termine “pacchiàna”, di probabile derivazione greca, indica la giovane contadina che indossa il vestito tradizionale calabrese, ovvero un costume tipico le cui prime attestazioni documentarie risalgono al XVII secolo e lo descrivono attraverso alcuni elementi inconfondibili, diffusi con qualche variante su tutto il territorio regionale.

La pacchiana indossa l’abito tipico calabrese composto da una lunga gonna decorata in vari colori e un bustino arabescato di velluto nero sotto al quale spunta una camicia bianca con maniche ampie, spesso a tre quarti. Il vestito tradizionale calabrese femminile è completato da una lunga stola che copre il capo e le spalle (elemento in alcuni casi molto prezioso, come i tipici vancàli di Tiriolo, CZ), da un grembiule sovrapposto alla gonna, calzature tradizionali e una serie di gioielli familiari (brillòcchi) che vanno dalle collane alle spille. I capelli sono acconciati in una lunga treccia raccolta sulla nuca.

I costumi calabresi tipici femminili venivano fatti indossare alle giovani in cerca di marito (tra i 15/16 anni) nei giorni di festa.

Luzzi pacchiana

Successivamente visita chiesa di S. M. Assunta , costruita in stile Barocco dopo l’arrivo degli albanesi con unica navata, un campanile caratteristico e una maestosa cupola e alla Chiesa Basilicale di San Pietro e Paolo, risalente al X secolo in stile bizantino, a tre navate.

Si prosegue per Civita, fra i borghi più belli d’Italia, sorge nel cuore del Parco nazionale del Pollino e della Riserva naturale Gole del Raganello. La vallata in cui sorge è circondata da montagne boscose, dove arrivano i riflessi azzurri del mare Ionio, che s’intravede all’orizzonte.

Immersa in un paesaggio naturalistico unico e vario, Civita è una delle più antiche comunità albanesi (arbëreshë) d’Italia ed è un centro rinomato per la sua architettura e per le sue bellezze naturali.

Nota anche come “il paese del Ponte del Diavolo”, per via del suo antico e caratteristico ponte medievale in pietra che visiteremo con un tour in jeep . Costituisce un’ardita opera di ingegneria e un ottimo posto di osservazione ed è ormai una delle principali attrattive di Civita e simbolo del Parco Nazionale del Pollino.  A causa del punto impervio in cui sorge e degli scarsi mezzi di cui si disponeva un tempo, la fantasia popolare ne attribuì la realizzazione al diavolo, a cui era pratica diffusa nell’antichità attribuire l’edificazione delle opere considerate impossibili.

La sua posizione permette una vista spettacolare: dalle sottostanti gole, l’occhio si perde sino alla Piana di Sibari, sul Mar Ionio.  Il suo centro storico è un susseguirsi di vicoli, angoli caratteristici e panorami.

Civita: il "Borgo delle Sette Meraviglie" - Guide In Calabria di Alessandra Scanga

Durante la visita sarà possibile ammirare le famose case Kodra, caratteristiche casette dal volto umano così chiamate in memoria dell’artista albanese Ibrahim Kodra. Le casette ubicate in vari rioni dell’abitato sono la testimonianza del tocco post cubista. Le abitazioni sono facilmente riconoscibili dalla grande porta e dal comignolo che funge da naso mentre le finestrelle sono gli occhi. La loro edificazione avvenne tra fine ‘800 ed inizi ‘900 ma altre ancora erano più datate.

Camminando per le viuzze del borgo si possono notare i suggestivi comignoli dalle forme bizzarre e le “case parlanti”. I vicoli stretti del centro storico (le rughe) si dipartono con andamento circolare verso le piazzette, le gjitonie in albanese (termine d’origine greca traducibile con “vicinato”) che collegano i vari nuclei urbani. I vecchi quartieri, con le casette basse, le crepe nei muro e gli anziani seduti davanti alla porta di casa, regalano immagini d’altri tempi. Nei mesi estivi tanti i visitatori attratti dai sentieri del Parco del Pollino e dalla possibilità di praticare sport come il canyoning e il torrentismo all’interno della Riserva naturale Gole del Raganello. Civita (Çifti in arbëreshë) fu fondata nel 1471 da famiglie albanesi in fuga dai turchi sulle rovine di una città preesistente (Castrum Sancti Salvatoris) distrutta da un violento sisma nel 1456. Testimonianza delle culture che hanno attraversato il borgo sono la struttura urbanistica fatta di viuzze e slarghi, e l’architettura religiosa. L’impianto delle chiese è orientale: rivolte verso est, recano i simboli e le forme della teologia bizantina e le funzioni sono celebrate in lingua albanese.  Civita è stato tra i primi comuni a istituire lo Sportello Linguistico Comunale per la tutela del patrimonio etno-linguistico. In regioni montuose e lontane dalle comunicazioni si sono conservate intatte la foggia del vestire, gli usi e i costumi insieme alla lingua e alla professione di fede risalenti alle antiche origini albanesi. Alla conservazione della lingua contribuisce enormemente il mantenimento continuo della coscienza storica del sentimento dell’origine albanese. Sotto l’aspetto culturale, l’eredità albanese costituisce una ricchezza considerevole di tesori folclorici, che ancora oggi vengono conservati gelosamente dalla popolazione del borgo. Nel centro storico, oltre alla cappella di Sant’Antonio e a quella cinquecentesca di Santa Maria della Consolazione, è da visitare la chiesa di Santa Maria Assunta, costruita in stile barocco nella seconda metà del XVI secolo, con impianto orientale e simboli della teologia bizantina. Vi si celebra la liturgia bizantina, in quanto gli albanesi d’Italia sono cattolici di rito greco. Nella chiesa, quindi, proliferano le icone al posto delle statue.

I comignoli

I comignoli di Civita, probabilmente datati ad un periodo successivo al 1500, rappresentavano un segno distintivo per ogni casa e assolvevano a diverse funzioni, sia reali che legati alla superstizione. Accanto alla normale operazione di aspirazione del fumo dei camini e alla protezione dai forti venti che si formavano tra i monti del Pollino, i comignoli erano in grado, secondo la simbologia tradizionale, di tenere lontani gli spiriti maligni. Anche per questo motivo erano costruiti in forma strambe e particolari, per distinguersi gli uni dagli altri e legati all’estro del momento e alle condizioni economiche delle famiglie che ne commissionavano la costruzione. Infatti, le famiglie più ricche avevano in uso di fare realizzare comignoli molto elaborati, spesso vere opere d’arte, al contrario delle famiglie meno abbienti, sulle cui case si ergevano comignoli di più semplice fattura.

Passeggiando per il centro storico di Civita non si può non notare la presenza di alcune piccole case dalla struttura antropomorfa. Sono le case Kodra, che devono il loro nome a Ibrahim Kodra, un pittore albanese di fama internazionale che Civita ha voluto ricordare alla sua morte, avvenuta nel 2006, perché queste case “parlanti” e antropomorfe richiamano le linee e le forme della sua pittura. Queste case si presentano, infatti, con una facciata che ricorda un volto umano. La porta d’ingresso posta al piano terra è sovrastata da una canna fumaria esterna, affiancata a sua volta da due piccole finestre perfettamente identiche e simmetriche. Questi elementi così distribuiti rappresentavano, rispettivamente, la bocca, il naso e gli occhi.

Civita - Visit Pollino

Pranzo ristorante tipico “La Kamastra”(cucina arberesh e locale).

La gastronomia locale è naturalmente un connubio tra tradizioni arbëreshë e la cucina tipica del Pollino. La cultura e l’abilità antica, unita a materie prime di qualità e alla presenza sul territorio di numerose erbe aromatiche, offrono piatti ricchi di sapore, come la pasta fatta in casa condita con sugo di capretto; prosciutto e capocollo; formaggio fresco; gnocchetti con ricotta pecorina; fettuccine con funghi porcini e agnello e capretto alla civitese con accompagnamento di vino del Pollino.

Dopo pranzo  avrà inizio la rappresentazione folklorica della Valie Arberesh con canti e ballo della tradizione. Il martedì di Pasquinella comunità di Eianina è il giorno della della propria identità linguistica e culturale. È qui che per un giorno all’anno gli arbëreshë d’Italia si ritrovano, nel paese delle Vallje, nel paese dei colori d’Arbëria. In questi giorni sembra che la terra abbia cambiato d’abito e la primavera versato i colori sui costumi delle donne. Donne che, si tengono tra loro tramite un fazzoletto e predisposte a ferro di cavallo alle cui estremità si trovano due o tre uomini detti “caporali”, girano tra le vie del paese intonando canti in lingua albanese che richiamano rapsodie e rievocano la vittoria dell’eroe nazionale albanese Scanderbeg sui Turchi. E’ quasi come se Frascineto ed Eianina in quei giorni si svegliassero in un altro tempo, in altro luogo: i colori del costume tradizionale femminile sono stupendi, ricchi d’oro, impregnati di passato e storia, colmi di ricordi e gioia, indossati con grazia dalle donne del paese, che rammentano la grazia e l’eleganza delle donne del tempo andato.

Le vallje sono eseguite in semicerchio, tenendosi a catena, e si snodano per le vie del paese accompagnate da canti epici che narrano la resistenza contro i turchi, rapsodie, storie d’amore e di morte. Il più famoso di questi canti è il Canto di Scanderbeg del martedì di Pasqua.

A tavola non mancano le inconfondibili Jova di Pasqua del rito orientale, ovvero le Uova di Pasqua colorate di rosso.

 

Le Vallje di Civita: tradizioni e storia della festa arbëreshë | VMvacanze

La danza della Vallje di Pasqua : La parola vallje significa, in generale, “danza” ma, in realtà nella minoranze etniche calabresi arbëreshë, cioè gli albanesi d’Italia, essa indica la ridda. Questa è l’unica forma di danza arrivata in Calabria che i primi migranti albanesi portarono nelle zone del cosentino ed è l’unica forma di danza conosciuta. La Vallje potrebbe essere confusa con la tarantella calabrese, ma si tratta invece di una ridda che si rifà alle danze della montagna albanese e alla regione montuosa della Rugova sita nella Kossova e dell’Epiro. La Vallja è sicuramente uno degli eventi folkloristici più importanti della tradizione arbëreshë. Attualmente si esegue nella zona del Pollino cosentino ed è effettuata il martedì di Pasqua. La tradizione delle vallje rimanda alla storia dell’Albania e precisamente al condottiero Giorgio Castriota Skanderbeg. Si tratta di un avvenimento storico molto importante per gli arbëreshë: Skanderbeg, alla guida di un piccolo esercito riuscì a sconfiggere le armate turche. L’episodio porta la data del calendario giuliano del 24 aprile 1467, il condottiero riuscì a salvare la città di Kruja dal turco Balabano, proprio il martedì dopo Pasqua e seguì una festa che durò tre giorni. Le donne cantano in lingua arbëreshë i viersh, canti epici e d’amore: delle canzoni nazionali tipiche dell’Albania antica.

Le Vallje, l'evento della Pasqua Arbëreshe • Meraviglie di Calabria

I movimenti eseguiti durante la ridda rappresenterebbero la tecnica di accerchiamento messa in atto da Skanderbeg contro l’esercito turco. C’è da notare che la vallja molte volte è composta da soli uomini vestiti in abiti tradizionali; anche essi tratteggiano e ricordano appunto la tattica di combattimento adottata da Skanderbeg per catturare il nemico turco. Questa manifestazione coinvolge tutta la gente del paese e rappresenta il forte senso comunitario arbëreshë. Durante la settimana santa di Pasqua, negli ultimi giorni, per le vie dei borghi arbëreshë è possibile ascoltare il canto delle Kalimere.Si tratta di canti augurali in lingua albanese che raccontano la passione e morte di Cristo.

Circa  le 16.30 partenza per Sapri per prendere il treno diretto a Roma in partenza alle ore in aggiornamento .

Arrivo alla stazione di Roma Termini e fine dei servizi.

Per coloro che partono altre destinazioni,proseguimento per per la propia destinazione in treno,o  in aereo da Lamezia Terme o aereoporto di Napoli.

 

Costo per persona in camera doppia euro 630,00

Sup.Singola 60,00

Prenotazioni entro il 10 Febbraio con acconto di euro 300,00

Saldo 35 giorni prima della partenza.

La quota comprende

Bus G.T per la durata del tour.

Hotel 3 stelle in mezza pensione bevande incluse ai pasti.

5 pranzi bevande incluse

Guida autorizzata Regione Calabria per intera durata del tour.

Assicurazione medica  e bagaglio

ASSICURAZIONE ANNULLAMENTO VIAGGIO

Iva di legge.

Gadget

Accompagnatore dei Viaggi di Giorgio

Non comprende :

Biglietto treno da euro 120,00 soggetto a riconferma

Ingressi pari a euro 16,00

Mance guida, autista e camerieri.

Eventuali tasse di soggiorno da pagare in loco.

 

 

NOTIZIE AGGIUNTIVE APPROFONDIMENTI

“Non mi aspetto giustizia dal mondo che ha crocifisso l’amore” (T. Mithrandir)

I riti della Settimana Santa della tradizione regionale calabrese hanno radici secolari. Durante tutta la Settimana, a partire dalla Domenica delle Palme, è un avvicendarsi di manifestazioni religiose e folkloristiche dove il sacro e il profano si susseguono e si accavallano sconfinando da una sfera all’altra lasciando intravedere, in ognuna di esse, le numerose dominazioni e invasioni che si sono succedute nel corso dei secoli, oltre che le varie superstizioni legate a ogni località.

A San Demetrio Corone, la sera del Venerdì Santo si svolge la Via Crucis con la partecipazione in massa di tutti i fedeli, mentre schiere di ragazzi girano per le vie del paese con le “trocke”, tipici strumenti della musica popolare costruite in legno che, in sostituzione del suono delle campane, invitano la gente a partecipare alla processione del Cristo. Nella mattina del Sabato Santo si cantano il Vespro e la Liturgia di S. Basilio e, dopo la lettura dell’Epistola, viene dato in chiesa il preludio della resurrezione di Cristo, simbolicamente sollecitato dal sacerdote a risorgere, mediante il lancio di fiori. In quel momento le campane suonano a gloria, mentre il sacerdote compie il sacro rito alla fine del quale i fedeli si recano nelle fontane a prendere l’acqua benedetta. Dopo la mezzanotte, comitive di giovani, si riversano nelle strade del paese cantando l’inno “Kristos Anesti” (Cristo è risorto) svegliando la gente che dorme. Una tradizione singolare di San Demetrio Corone è la consuetudine tra la notte del Sabato e della Domenica di Pasqua di recarsi, in assoluto silenzio, alla fontana dei monaci, presso il Collegio di Sant’Adriano, per eseguire il rito del “rubare l’acqua”. Il rito riproduce il gesto della Madonna allorquando non potendo lavare il corpo di Gesù perché impedita dalle guardie, si recò, nel silenzio della notte, presso una fontana dove bagnò un panno e così riuscì di nascosto a pulire il corpo del Figlio. Al rito si partecipa a piccoli gruppi che si formano in corrispondenza delle varie “gjitonie”, i vicinati, e che a tarda ora si incamminano verso la fontana. I gruppi procedono rispettando un rigoroso silenzio e resistendo ai molestatori che puntualmente si incontrano lungo la strada, infatti chi ha già bevuto alla fontana è libero dal vincolo del silenzio e si diverte cercando di far parlare chi non l’ha ancora fatto, per questo si vedono le più anziane del gruppo munite di “dokanigje”, lunghi bastoni dall’estremità biforcuta, con l’intento di scoraggiare i tentatori.
Dopo aver bevuto l’acqua del paese si scambiano gli auguri e tra canti e danze si ritorna alla volta del paese.

Il Venerdì è il giorno della Settimana Santa più profondo e ricco di simbolismo e di rappresentazioni tradizionali sacre in tutti i comuni calabresi. Quella sicuramente più suggestiva e maggiormente conosciuta anche oltre i confini regionali, si svolge a Nocera Terinese, piccolo borgo del catanzarese, dove si può assistere allo spettacolo dei “Vattienti” – Battenti, Flagellanti.  Qui, i fedeli in processione, scalzi, indossano pantaloncini cortissimi di colore nero per lasciare totalmente scoperte tutte le gambe, sulla testa una corona di spine fatta con asparago selvatico intrecciato, praticano il rito dell’auto-flagellazione. Battono sulle gambe un pezzo di sughero di forma circolare chiamato cardo o rosa dove sono attaccati 13 pezzetti di vetro che entrando in contatto con la pelle, oltre a causare dolore, tagliano facendo fuoriuscire copiosi rivoli di sangue. Sulle ferite viene versato del vino rosso che mescolandosi al sangue crea una visione ancora più straziante. Il numero 13 richiama i dodici apostoli più Gesù, ma non solo, è simbolo di morte, trasformazione e rinascita.  Ogni flagellante si accompagna a un personaggio detto “acciomu”- Ecce Homo, che indossa un lungo drappo rosso e regge tra le braccia una croce avvolta, anch’essa, da un tela di colore rosso. Anche l’acciomu è scalzo e ha il capo cinto da una corona di spine.

Il dolore come penitenza ed espiazione, dove il sangue è senza dubbio il protagonista assoluto di questo rituale.  Sangue come sacrificio per redimersi dalle colpe, come simbolo che unisce quanti sono accomunati dalla stessa tacita richiesta di intercessione col divino, come voto per ottenere una guarigione o per l’assoluzione dai peccati per un’anima defunta. Ma ancora, quel sangue come vera e propria Via Crucis offerta in dono alla Vergine Maria, affranta dalla morte del suo unico figlio. Il sangue, pur suscitando una sorta di rifiuto del dolore è, contemporaneamente, emblema di quel modello ciclico vita-morte inteso come purificazione e rinascita. “I Vattienti” compiono un atto cruento, doloroso, ancestrale per certi aspetti, ma “spiritualmente necessario”.

Quello dei “Vattienti” non è solo un rito tradizional-popolare legato alle cerimonie pasquali, ma è una vera e propria identità sociale, religiosa e antropologica della comunità di Nocera Terinese. Le prime testimonianze storiche risalgono addirittura agli inizi del 1600 e, nonostante la Chiesa, pare, abbia più volte disposto l’annullamento di tale celebrazione, Nocera Terinese è uno dei pochi comuni calabresi ad averlo mantenuto tanto da essere stato candidato, dalla Regione Calabria e dal Ministero dei Beni Culturali, a divenire Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Altra manifestazione della tradizione pasquale calabrese è la cosiddetta “Affruntata” o “Cunfrunta”– (Incontro-Confronto), particolarmente presente in molte località delle provincie di Vibo Valentia e di Reggio Calabria.  Il rito prevede la processione delle statue di Gesù Risorto, San Giovanni e la Vergine Maria che è vestita di nero in segno di lutto.  Le statue vengono più volte avvicinate e allontanate, in alcuni paesi l’incontro viene fatto correndo, per rievocare l’annuncio che San Giovanni fece alla Madonna per comunicarle che Gesù era risorto.

Nella città di Lamezia Terme invece, o meglio nel limitrofo ex comune di Sambiase, molto sentita è la processione dei “Mistìari”, intesi tanto come Misteri Dolorosi quanto come Mestieri. Nelle Chiese dell’Immacolata e dell’Annunziata che sorgono una di fronte all’altra, vengono allestite per l’occasione le 8 statue relative alla Passione di Cristo (Misteri); ogni statua viene portata in processione da persone che appartengono e  rappresentano una determinata categoria lavorativa (Mestieri). Ecco quindi che i contadini portano la statua di Gesù nell’orto del Getsemani; Gesù coronato di spine dai parrucchieri; ai muratori spetta Gesù flagellato alla colonna; i falegnami si occupano sia di Gesù che porta la croce che di Gesù crocifisso; le Confraternite delle due parrocchie portano la “varetta” – (la bara) di Gesù morto; le donne che hanno subito dei lutti portano la Madonna Addolorata e infine, gli impiegati si occupano di San Giovanni.

Basta spostarsi di pochi chilometri verso il capoluogo o in alcuni comuni del crotonese, per assistere alla processione della “Naca”- ( dal greco nake-Culla), ovvero una sorta di bara contenente Gesù morto. Processione risalente al 1600 ed è ancora oggi una delle maggiori attrattive tra i riti pasquali catanzaresi. Anche qui, nei tempi antichi, erano i rappresentanti di ogni categoria di lavoratori a portare la “Naca” con una andatura altalenante; oggi invece sono i Vigili del Fuoco che la portano in spalla lungo le strade cittadine. Gli stendardi e le bandiere assegnate alle Confraternite della città capoluogo precedono la naca, mentre le croci penitenziali e la statua della Madonna col cuore trafitto da 7 spade, la seguono. Sette spade, tante quante furono le sofferenze di Maria durante la sua vita terrena: La Profezia di Simeone; La fuga in Egitto; Lo smarrimento di Gesù al Tempio; La salita di Gesù al Calvario; La Crocifissione; La deposizione dalla croce; La sepoltura.

A Serra San Bruno in provincia di Vibo Valentia, si pratica il rito della “Schiovazione”. Il Cristo viene letteralmente liberato dai chiodi, staccato dalla croce e deposto su un letto mortuario per poi essere portato in processione insieme alla Madonna Addolorata, alla Maddalena e a San Giovanni.

A Laino Borgo, in provincia di Cosenza, paese immerso nel Parco Nazionale del Pollino, è molto partecipata “la Giudaica” ovvero la rappresentazione della Passione e della Morte di Gesù che coinvolge per la realizzazione  di 19 scene,circa 200 attori in una sorta di teatro itinerante della durata di quasi sei ore con processione finale.

E poi ancora, a Mesoraca, in provincia di Crotone, troviamo la processione dei suoni; a Vazzano in provincia di Vibo Valentia, la fiaccolata; sempre nel vibonese e in alcuni paesi del reggino jonico si svolge “la chiamata della Madonna Addolorata”.

Ciò che accomunava un tempo tutte, o quasi, le località regionali nel giorno del Venerdi Santo erano il silenzio, il digiuno totale o parziale, cui solo i bambini, gli ammalati e le donne in stato di gravidanza erano esenti, e la penitenza.  Le donne non si pettinavano né si intrecciavano o legavano i capelli e vestivano di nero in segno di lutto. Era vietato ridere, suonare, cantare. Nessun rintocco di campana e per le strade dei paesi solo il suono sordo e inquietante di uno strumento molto rudimentale chiamato “Tocco”. Non si cucinava e se proprio necessario si consumavano esclusivamente piatti freddi.  Solo dopo la Resurrezione di Gesù si riprendevano le normali attività quotidiane e all’avvicinarsi del momento in cui le campane suonavano a festa per annunciare il trionfo della vita sulla morte, era usanza attendere, abbandonando qualunque cosa si stesse facendo, ovunque ci si trovasse, distesi a terra a faccia in giù.

Ovunque ci si sposti, da una provincia a un’altra, da un comune all’altro, che si tratti della costa Jonica o di quella Tirrenica tanto quanto dell’entroterra, tutta la Calabria è ricca di tradizioni culturali e riti religiosi impossibili da raccontare tutti.




ARMENIA A PASQUA, TRA RITI RELIGIOSI NELLA PERLA DEL CAUCASO

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Il nome originario del paese era Hayq, divenuto più tardi Hayastan, traducibile come “la terra di Haik” (stan è un tipico suffisso persiano per indicare un territorio). Secondo la leggenda Haik era un discendente di Noè. Il termine Armenia fu coniato dai popoli confinanti a partire dal nome della più potente tribù presente nel territorio (gli armeni, appunto) e deriva da Armenak (o Aram), un discendente di Haik e un grande condottiero del popolo armeno.

L’Armenia è il gioiello del Caucaso pronto per essere scoperto, la bellezza di questa Nazione ripaga chi è alla ricerca di luoghi intatti, non ancora contaminati dal turismo di massa.

Antichi monasteri cristiani, misteriosi siti archeologici e ancestrali villaggi sparsi tra montagne maestose ed antiche vie che collegano Europa ed Asia attraverso vallate fiorite, canyon rocciosi e foreste. L’ Armenia è un paese straordinario dall’immenso patrimonio culturale, storico ed artistico.

La storia si è dimostrata più volte sfavorevole nei confronti dell’Armenia, la quale fu sopraffatta dalla maggior parte delle grandi potenze del passato e quasi distrutta all’inizio del XX secolo. L’Unione Sovietica l’occupò e vi si stabilì per 70 anni, lasciando in eredità brutti e imponenti edifici e il sapore delle grandiose parate militari. La tensione con il vicino Azerbaigian si accese all’inizio degli anni ’90 e il continuo blocco economico ha posto l’economia armena a dura prova, tanto che il carburante e altri generi sono venuti a scarseggiare.

Tutto ciò non ha comunque impedito agli armeni di fare le cose che a loro meglio si addicono: celebrare la propria cultura e vivere in maniera rilassata.

Andare in Armenia vuol dire scoprire la ricca storia del primo Paese cristiano e incontrare una popolazione accogliente.

Uscendo dalle grandi città, la campagna armena è stupefacente: ricoperta di fiori di campo, incorniciata da montagne innevate, punteggiata da profonde caverne e ricca di oltre quarantamila chiese e monumenti antichi. L’Armenia, una delle culle della civiltà.

1° giorno: Italia – Yerevan

Incontro dei partecipanti in aeroporto, disbrigo delle formalità di imbarco e partenza in volo con scalo,direzione  Yerevan.

Yerevan | History, Population, & Tourism | Britannica

2° giorno: Yerevan

Arrivo nelle prime ore del mattino e trasferimento in hotel,assegnazione immediata delle camere ,tempo per il riposo.Dopo la prima colazione, inizio del tour della città di Yerevan, la capitale e la più popolosa città dell’Armenia con il Parco della Vittoria, nel quale si trova la grande statua a Madre Armenia e dal quale si può ammirare la miglior vista della città. Proseguimento a Cascade Complex, l’immensa scalinata che collega la parte bassa della città alla sua parte alta e che ospita al suo interno il museo d’arte contemporanea di Gerard Cafesjian.

Armenia: 20 Photos of 'The Cascade' in Yerevan – Food and Travel Moments

Da qui, una passeggiata a piedi porterà fino alla piazza del Teatro dell’Opera Armena e percorrendo la via pedonale di North Avenue, si arriva fino a Piazza della Repubblica, il cuore di Yerevan e dell’Armenia. Visita del Museo di Stato di Storia Armena, uno dei migliori musei della ex Unione Sovietica, che dà un’idea approfondita della cultura e della storia dell’Armenia a partire dal III millennio a.C. fino ai giorni nostri. Il Museo si affaccia su Piazza della Repubblica, circondata dagli edifici più belli della città, dove lo stile staliniano incontra l’architettura armena, e dove ogni sera in estate ha luogo lo spettacolo delle fontane danzanti.

Piazza Di Libertà Dell'opera Teatrale Di Erevan Fotografia Editoriale - Immagine di esterno, arminiano: 196747181

Visita della Moschea Blu, l’unica rimasta in piedi in tutta l’Armenia, salvatasi durante le distruzioni dell’epoca sovietica grazie al fatto di essere stata trasformata nel Museo della città di Yerevan. Oggi, grazie ai fondi donati dall’Iran, è stata restaurata ed è tornata al suo antico splendore, restituita al culto dell’esile minoranza musulmana di rito sciita d’Armenia.

Moschea Blu - Yerevan, Armenia | Sygic Travel

Cena di benvenuto con spettacolo di musica tradizionale e pernottamento a Yerevan.

3° giorno: Yerevan – Echmiadzin – Zvartnots – Yerevan

Dopo la prima colazione, partenza per la città santa di Echmiadzin, città Patrimonio UNESCO soprannominata “il Vaticano armeno” perché sede del “Catholicos“, il capo della Chiesa Apostolica Armena, dove si potrà vivere l’esperienza di festeggiare Zatik, la Pasqua Armena, uno dei momenti più suggestivi e magici che la spiritualità cristiana possa offrire, assistendo al rituale pasquale nella cattedrale Mayr Ator di Echmiadzin, la più antica del mondo cristiano, durante il quale il Catholicos presiede solitamente la Messa.

Cattedrale di Echmiadzin - Wikipedia

Pranzo pasquale con i piatti della tradizione armena che solitamente vengono consumati in questo giorno e proseguimento alla chiesa di Santa Hripsime, l’esempio più mirabile di chiesa tetraconca cupolata di tutta l’Armenia, costruita nel VI secolo sulla tomba della santa martire. Visita delle rovine della cattedrale di Zvartnots (patrimonio mondiale UNESCO), detta delle Forze Vigilanti, eretta nel VII secolo e distrutta nel X secolo a causa di un terremoto, famosa per i finissimi bassorilievi che univano simboli cristiani a simboli precristiani e costruita su un precedente sito di epoca urartea. Visita del memoriale del Genocidio Armeno sulla collina di Tzitzenakaberd (la Fortezza delle Rondini), un complesso dedicato al milione e mezzo di armeni morti per mano dei Turchi Ottomani nel 1915.

Chiesa Santa Hripsime, Armavir, Armenia

Tempo a disposizione per la scoperta del Mercato Vernissage, un’occasione unica per l’acquisto di oggetti di artigianato, libri, memorabilia dell’ex Unione Sovietica.

Vernissage Flea Market, Yerevan

Pernottamento a Yerevan.

4° giorno: Yerevan – Garni – Geghard – Noratus – Tsaghkadzor

Dopo la prima colazione, partenza per la regione di Kotayk per la visita del tempio di Garni, un tempio ellenistico romano del I secolo e l’unico a sopravvivere alla distruzione dei luoghi di culto pagani dopo la cristianizzazione dell’Armenia nel IV secolo.

Armenia Tempio Di Garni - Foto gratis su Pixabay - Pixabay

Proseguimento al Monastero rupestre di Geghard, che prende il nome dalla lancia che trafisse il costato di Cristo che, secondo i resoconti medievali, venne portata in questo luogo dall’apostolo Taddeo e qui venne conservata per diversi secoli. In una delle sale scavate nella roccia, famose per la spettacolare acustica, si potrà vivere l’esperienza irripetibile di assistere a un coro a cappella di canti tradizionali religiosi armeni.

Monastero Geghard, Kotaik, Armenia

Pranzo in un ristorante locale dove si assisterà alla preparazione del lavash, il tipico pane armeno non lievitato nominato Patrimonio immateriale dell’Umanità dall’UNESCO.

E' il lavash il patrimonio dell'Armenia: nel sottile pane tradizionale c'è la storia bimillenaria del Paese asiatico - Turismo Italia News

Proseguimento verso il Lago di Sevan, lo “Smeraldo d’Armenia”, uno dei laghi alpini d’acqua dolce più elevati al mondo, situato a 1900 metri di altitudine. Sosta al villaggio di Noratus, famoso per il suo cimitero monumentale, pieno di khatchkar (le pietre scolpite in forma di croce tipiche dell’arte armena) risalenti a un periodo che va dal IX al XVIII secolo.

Da Yerevan: Tour di un giorno con il lago Sevan e Dilijan | GetYourGuide

Noratus - | Sygic Travel

Degustazione di formaggi armeni in un caseificio a gestione familiare per assaggiare deliziosi formaggi locali tra i quali spiccano quelli invecchiati nel vino e nel cognac. Arrivo a Tsaghkadzor, rinomata località sciistica durante l’Unione Sovietica, cena e pernottamento.

5° giorno: Tsaghkadzor – Sevan – Dilijan – Akhtala – Haghpat – Dzoraget

Dopo la prima colazione, partenza per la Penisola di Sevan, sulla quale sorge il Monastero di Sevanavank, dalla quale si ammirano splendidi panorami sul lago e sulle montagne circostanti. Il monastero di Sevanavank fu fondato sull’isola di Sevan (ora penisola). Dagli scavi si deduce che questo luogo fu abitato sin dall’era neolitica. Quando nel 301 l’Armenia venne ufficialmente proclamata cristiana, ovunque vennero costruite chiese e monasteri. Grigor Lussavorich (Gregorio L’illuminatore) fondò le prime due chiese di Sevanavank: S. Harutiun e S. Karapet (in onore di Giovanni il Battista). Il monastero fiorisce durante la guida di Mashtoz Yeghivardezi.
Durante le invasioni dei mongoli, di Tamerlano (ecc.) il monastero fu saccheggiato e distrutto. La ricostruzione cominciò nel 1441, dopo la reintegrazione della Santa Sede a Echmiazin. Nel 1451 fu fondato il seminario di Sevanavank il cui programma di studi riprendeva quello dell’università di Tatev.
Durante gli anni sovietici il monastero venne chiuso, la chiesa di S. Astvazazin fu demolita e le pietre furono usate come materiale edile per costruire una casa di riposo a Sevan. Il monastero fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1936. Dagli anni 90 in poi il monastero rifiorisce con la vita religiosa e con il seminario. Il monastero di Sevanavank e’ uno dei luoghi storico-culturali più famosi dell’Armenia.

Tripadvisor | Sevan Lake e Tsaghkadzor fornito da Tatev Travel Agency | Yerevan, Armenia

Sosta a Dilijan, una cittadina soprannominata la “Svizzera d’Armenia” per i fitti boschi che la circondano. Passeggiata sulla via Sharamberyan, sulla quale si affacciano le tradizionali case in pietra con i balconi in legno, dove si trovano anche alcuni piccoli laboratori d’artigianato locale. Dilijan | Armenia | Luxe and Intrepid Asia | Remote Lands

Arrivo a Ijevan, il capoluogo della Regione di Tavush, dove si farà il pranzo presso una famiglia locale con i piatti della tradizione armena preparati dalla padrona di casa. Partenza per la valle del fiume Debed, con i suoi tesori di architettura armena medievale, per visitare la chiesa fortificata di Akhtala.

Armenia e Georgia, alla scoperta del Caucaso (12g/11n) - EtnoArmenia Tours

Costruita su uno sperone roccioso circondato da elevati e profondi canyon, famosa per essere una delle poche chiese in Armenia con le pareti interne ricoperte da pitture, eseguite tra il 1205 e il 1216, annoverate tra i migliori esempi di arte bizantina al di fuori dell’Impero di Bisanzio.

Akhtala Monastery- Armenia

Visita del Monastero di Haghpat (costruito nel X secolo e oggi patrimonio UNESCO), che fu nel XII secolo il centro spirituale più importante dell’Armenia Medievale. La sua università era molto famosa in tutto il Mondo Armeno e la sua scuola di copisti e miniaturisti era tra le più rinomate dell’Armenia. Il famoso poeta, compositore e cantastorie armeno Sayat-Nova trascorse in questo luogo 20 anni della sua vita.

Haghpat, Sanahin, Akhtala

Armenia, Azerbaijan e Georgia - Monastero di Sanahin - InOgniDove.it

Pernottamento a Dzoraget.

6° giorno: Dzoraget – Gyumri – Aknalich – Yerevan

Dopo la prima colazione, partenza per Gyumri, la seconda città dell’Armenia che in passato è stata chiamata in molti modi: originariamente era Kumayri, poi divenne Alessandropoli e, con la morte di Lenin, assunse il nome di Leninakan, che durò sino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Visita del centro della città, rappresentato dalla Piazza Vardanants, dove si affacciano la chiesa di Yot Verk, al cui interno si trova un’icona veneratissima della Madonna dalle Sette Ferite, la chiesa del Santissimo Salvatore, attualmente in ricostruzione e il palazzo del Municipio.

Gyumri Immagini - Sfoglia 936 foto, vettoriali e video Stock | Adobe Stock

Gyumri è la seconda città dell’Armenia ed è tristemente famosa per il terremoto che la colpì nel 1988 e che causò decine di migliaia di vittime. Oggi la città si è ripresa da questo triste evento e offre a chi la visita uno stile di vita rilassato e bellissime abitazioni in tufo nero risalenti ai primi del ‘900 in stile Neoclassico e Art Nouveau.

12 Things to Do in Gyumri, Armenia: Complete Gyumri Guide

Pranzo in un ristorante locale con i piatti della cucina armeno-siriana e partenza per Aknalich, un villaggio popolato dagli Yazidi, una comunità di etnia curda di origine irachena che pratica una propria religione derivata dallo Zoroastrismo con influenze islamiche e cristiane. Visita del grande tempio dedicato a Melek Tawous, il Dio Pavone e proseguimento per Yerevan.

How to Visit the World's Largest Yazidi Temple in Armenia

Arrivo a Yerevan, tempo a disposizione, cena e pernottamento.

7° giorno: Yerevan – Khor Virap – Noravank – Areni – Yerevan

Dopo la prima colazione, partenza verso il sud dell’Armenia e visita del monastero di Khor Virap, dominato dal profilo innevato del grandioso Monte Ararat, in posizione suggestiva nei pressi del confine con la Turchia.

Da Yerevan: tour del monastero di Khor Virap, della cantina e della grotta degli uccelli | GetYourGuide

Il monastero venne costruito sul luogo in cui si trova il pozzo-prigione (Khor Virap significa “pozzo profondo”) in cui nel III secolo venne rinchiuso San Gregorio l’Illuminatore, l’evangelizzatore dell’Armenia.

Si prosegue verso la regione vinicola di Vayots Zor, il cui paesaggio è caratterizzato da gole dentellate e vette selvagge, famosa per la grotta in cui è stata trovata la più antica cantina vinicola del mondo (risalente a 6000 anni fa), all’interno della Grotta degli Uccelli, dove gli archeologi hanno portato alla luce una pressa per l’uva, contenitori per la fermentazione, barattoli, bicchieri da vino e resti di graspi, semi e bucce d’uva.

things to do in Vayots Dzor

La produzione vinicola, che aveva luogo in prossimità di un luogo di sepoltura, era forse dedicata ai morti. Pranzo presso una cantina vinicola locale a conduzione familiare con degustazione di vini. Visita di Noravank, opera dell’architetto Momik, un monastero circondato da aspre montagne rocciose di colore grigio e rosso, con al suo interno la chiesa a due piani, unica in tutta l’Armenia, di Surp Astvatsatsin, riccamente decorata da bassorilievi.

Noravank Monastery

Rientro a Yerevan, cena e pernottamento.Camere a disposizione sino orario di partenza.

8° giorno: Yerevan – Italia

In nottata trasferimento in aereoporto e operazioni imbarco volo di rientro in Italia.

Arrivo e fine dei servizi.


 

 

La quota comprende:
  • Voli internazionali con scalo in classe economica franchigia bagaglio 20 kg
  •  7 pernottamenti come da programma con prime colazioni incluse hotel 4****
  • Trasporto privato con A/C
  • Guida locale parlante italiano per tutta la durata del tour
  • Visite ed escursioni come da programma
  • Pensione Completa con acqua inclusa ai pasti (6 prime colazioni, 6 pranzi, 6 cene)
  • Ingressi previsti
  • Coro di canti sacri al monastero di Geghard
  • Pranzo con degustazione di vini armeni
  • Degustazione del cognac armeno Ararat (2 tipi di cognac) e visita alla distilleria
  • Degustazione di formaggi armeni
  • Navigazione sul lago di Sevan (soggetta alle condizioni meteo)
  • Cena con spettacolo tradizionale
  • Sistema audio whisper
  • 1 bottiglia d’acqua al giorno a testa in pullman (0,5 l)
  • Tasse locali
  • Assicurazione medico (50.000,00 €) bagaglio (1.500,00 €)
  • Assicurazione ANNULLAMENTO
La quota non comprende:
  • Tasse aereoportuali soggette a riconferma all’emissione dei biglietti € 340,00
  • Bevande alcoliche
  • Spese personali
  • Mance
  • Tutto quanto non menzionato nella voce “La quota comprende”
Scelta del posto a bordo dell’aereo:  

I voli sono previsti in una specifica classe di prenotazione. Nel caso sia consentita una preassegnazione gratuita del posto da parte del vettore aereo, la preassegnazione verrà effettuata automaticamente all’emissione del biglietto.

Eventuali preferenze sull’assegnazione del posto ci devono pervenire al momento della conferma del viaggio.

Ricordiamo che con alcune compagnie, la preassegnazione del posto è a pagamento e che la preassegnazione di posti speciali (es. uscita di sicurezza…) è soggetta a restrizioni.

Eventuali modifiche sui posti preassegnati vanno richieste direttamente al banco di accettazione del volo.

I posti preassegnati possono subire cambi per esigenze aereoportuali e nessuna pretesa, reclamo o rimborso può essere avanzato se non verranno assegnati i posti prescelti; nel caso di cambi di posti precedentemente pagati, potrà essere richiesto il rimborso dell’importo pagato.

L’assegnazione del posto specifico verrà convalidata solo al momento del check-in sulla carta d’imbarco.

 

 

INFORMAZIONI UTILI

DOCUMENTI

È necessario che il passaporto in corso di validità.

Dal 10 gennaio 2013 non è più necessario il visto d’ingresso in Armenia per tutti i cittadini dell’Unione Europea per soggiorni fino a un periodo massimo di 180 giorni nell’arco di 12 mesi.

 

FUSO ORARIO

+3 ore rispetto all’Italia, +2 ore quando in Italia vige l’ora legale (l’Armenia non adotta ora legale).

 

ELETTRICITA’

A 220 volt. È consigliabile portare con sé un adattatore universale anche se le prese sono generalmente a due lamelle tonde tipo Shuko e compatibili con quelle italiane.

 

CLIMA E ABBIGLIAMENTO

L’Armenia è un paese montagnoso: il 90% del territorio si trova ad un’altitudine di almeno 1000 metri sul livello del mare. I periodi migliori per le visite vanno da aprile a ottobre. Ad agosto si possono raggiungere i 35/40°C, anche se il caldo è secco. L’inverno è freddo, con temperature che sovente raggiungono anche i -10°C e durante l’autunno, di breve durata, i boschi si trasformano in distese dorate e rosse; le distese di margherite e papaveri che ammantano i rilievi sono un aspetto tipico della tarda primavera. È consigliabile un abbigliamento casual, scarpe comode e qualcosa di pesante per la sera nelle aree montane, anche in estate.

 

VACCINAZIONI

Non sono richieste vaccinazioni particolari. Consigliamo di portare i medicinali personali e un piccolo kit pronto soccorso. Per quanto sia sempre potabile, il consiglio è di non bere acqua che non sia imbottigliata.

 

MONETA

Il Dram armeno (AMD) è la valuta dell’Armenia e al cambio attuale (giugno 2024) 1 euro equivale a circa 410 dram.

Ci sono monete da 10, 20, 50, 100, 200 e 500 dram.

Ci sono banconote da 1000, 5000, 10000, 20000, 50000 e 100000 dram.

Le principali valute straniere (euro, dollari, sterline, rubli) possono essere cambiate senza difficoltà ma non sono accettate banconote rovinate. L’utilizzo di bancomat e carte di credito è abbastanza agevole nelle grandi città ma è molto limitato nel resto del Paese.

 

TELEFONO

Il prefisso dell’Armenia è +374. Per telefonare in Italia si deve digitare +39 seguito da prefisso e numero telefonico richiesto. Gli hotel applicano normalmente costi abbastanza alti per chiamate internazionali e i costi di roaming sono elevati. Connessioni Wi-fi di buona qualità sono comunque disponibili in alberghi e locali e sono spesso messe a disposizione dei clienti in maniera gratuita.

 

LINGUA

La lingua ufficiale è l’Armeno, una lingua autonoma riconosciuta come un ramo linguistico a sé stante nella grande famiglia delle lingue indoeuropee, che possiede un alfabeto proprio ideato nel IV secolo da Mesrop Mashtots. Sono molto parlati il russo, il francese e l’inglese.

 

TRASPORTI

Bus, filobus e metropolitana, aperta dalle 6.30 alle 23.00 sono i mezzi più utilizzati a Yerevan e sono molto economici. Molto utilizzate sono anche le cosiddette Mashrutke, pullmini a 10/15 posti che percorrono tragitti predeterminati, anche collegando tra di loro le città. Possibile girare in taxi a prezzi economici.

 

SICUREZZA

L’Armenia è un paese generalmente sicuro e vanta livelli di sicurezza per lo straniero tra i più alti del mondo. La sua capitale, Yerevan (così come le altre due grandi città di Gyumri e di Vanadzor), malgrado sia una metropoli da un milione e mezzo di abitanti, non è una città pericolosa e la microcriminalità è pressoché inesistente. Questo non vuol dire che non si debba sempre usare il buon senso quando si cammina per le strade di notte, le visitatrici di sesso femminile devono essere consapevoli che le donne sole sono uno spettacolo insolito durante le ore più tarde.

 

SHOPPING

I negozi sono aperti dalle 9 alle 19 o dalle 10 alle 22.

Il Vernissage, un mercato all’aperto che si trova a poca distanza da Piazza della Repubblica, offre grandi opportunità per lo shopping (da artigianato a cimeli di epoca sovietica) ed è una tappa obbligata per chiunque venga in Armenia. Negli anni passati il mercato si svolgeva solo di Sabato e Domenica ma, negli ultimi tre anni, è aperto tutti i giorni (anche se comunque il fine settimana le bancarelle sono molto più numerose).

Un altro mercato da non perdere a Yerevan è il mercato coperto di GUM, che si tiene tutti i giorni nel sud della città. Qui sono in vendita, oltre alla frutta e verdura fresche, ogni tipo di spezia e tantissima frutta secca e disidratata.

Molti supermercati nelle grandi città sono aperti 24/7.

 

CUCINA

Il cibo è uno dei punti forti dell’Armenia ed è generalmente sicuro, anche quello di strada.

Alcuni esempi di gustosi piatti armeni sono:

Khoravats, barbecue di maiale, agnello, pollo o manzo, solitamente aromatizzato con cipolle e spezie serviti alla brace con pomodori, melanzane o patate.

Borsch, una zuppa di verdure di origine russa, tradizionalmente preparata con barbabietole che conferiscono il suo tipico colore rosso.

Dolma, foglie di vite ripiene di riso e carne, esistono anche varietà con foglie di cavolo ripiene, peperoni, pomodori o melanzane.

Khash, un piatto tradizionale, un alimento nutriente invernale di piedi di manzo bolliti che una volta mangiavano i poveri delle campagne, oggi è considerato una prelibatezza e di solito è mangiato la mattina presto in inverno nei periodi di festa.

Frutta e verdura armeni sono speciali. Si consiglia vivamente di provarli, vi assicuriamo che non dimenticherete mai il sapore di albicocche, pesche, melograni, uva, ecc

Lavash, il tipico pane armeno, è un impasto senza lievito cotto all’interno di un forno d’argilla ed è servito quasi ovunque.

 

BEVANDE

Bevande Alcoliche

In Armenia sono molto diffusi gli Oghi, distillati dalla frutta ad alta gradazione alcolica che gli Armeni chiamano anche Vodka. I più bevuti sono Tut oghi (Vodka di gelso), Tsiran oghi (Vodka di albicocca).

I marchi più famosi di birra sono Gyumri, Kilikia, Kotayk ma si stanno affacciando sul mercato anche le produzioni di birra artigianale. Il marchio più famoso è Dargett.

Per quanto riguarda il vino, l’Armenia è il luogo dove è stata ritrovata la più antica cantina del mondo (risalente a 6000 anni fa) e le cantine sono innumerevoli. I vini prodotti sono derivati da uve autoctone come Areni, Khndoghni, Voskehat, Haghtanak, Kangun, ecc.

Il Brandy, che gli armeni chiamano Cognac in base a un accordo internazionale con la Francia che permette all’Armenia di utilizzare questo nome, è di altissimo livello e molteplici sono le distillerie che lo producono. Il marchio più famoso è Ararat (che si dice fosse il preferito da Winston Churchill), ma sono anche molto apprezzati i marchi Noy e Proshyan.

Altri tipi di bevande

Il Tan è una bevanda a base di yogurt Matsun mescolato con acqua e sale.

Il caffè di Jazzve (la tipica caffettiera armena) è bevuto ovunque e l’acqua viene bollita insieme alla polvere che, una volta che il caffè viene versato in tazza, si deposita sul fondo.

Molto apprezzato e bevuto è anche il tè e le tisane alle erbe.

Acqua

L’acqua del rubinetto è generalmente sicura (anche se è sconsigliato comunque berla) in quanto proviene direttamente dalle montagne, ma si può anche acquistare acqua minerale in bottiglia sia liscia che frizzante a quasi ogni angolo di strada.

 

MUSICA, FILM E LETTERATURA

Famosissima è la “Danza delle sciabole”, un classico di Aram Khachaturian, nato in Georgia ma di origina armena. Nell’ambito della musica tradizionale armena Djivan Gasparyan, virtuoso dell’antichissimo “duduk” (nominato dall’UNESCO patrimonio immateriale dell’umanità), una sorta di flauto con sonorità simili all’oboe e ottenuto da legno d’albicocco, conosciuto dal grande pubblico dopo il suo utilizzo nelle colonne sonore dei film Il Corvo e Il Gladiatore.

Per i cinefili l’indiscusso padre del cinema armeno è Sergej Parajanov e il suo film più conosciuto è “Il colore del melograno” (1969) che racconta la vita del trovatore armeno Sayat-Nova. Più recentemente, un film che va sicuramente ricordato è “Ararat” (2002) di Atom Egoyan, presentato fuori concorso al 55mo Festival del Cinema di Cannes.

Tra le letture da non perdere, “Viaggio in Armenia” del poeta russo Osip Mandelstam e “La masseria delle Allodole”, un romanzo sullo sfondo del genocidio armeno scritto da Antonia Arlsan, una scrittrice italo-armena.

 




OMAN PASQUA

OMAN

L’Oman è una meta ancora poco conosciuta, che si sta timidamente aprendo al turismo, una terra per certi aspetti incontaminata e proprio per questo vi suggerisco di visitarla prima che venga presta d’assalto da frotte di cinesi e giapponesi.

Per il momento il paese ha aperto le sue porte principalmente all’Europa ma non passeranno troppi anni prima che venga sponsorizzata dalle agenzie di viaggio di tutto il mondo, con il rischio che vada perdendo quella autenticità che ancora lo contraddistingue e lo rende unico all’interno della Penisola Araba.

Terra affascinante tra passato e futuro. Un Paese che raggruppa testimonianze di un passato con interessanti resti archeologici, molte fortezze di fango, in parte restaurate, posizionate in luoghi strategici per osservare le grandi carovane che in tempi antichi attraversavano il Paese per raggiungere il Mediterraneo, trasportando e scambiando merci provenienti dall’India e dall’Oriente con resine preziose quali l’incenso di cui il Paese è ricco. Attualmente l’Oman è proiettato verso il futuro e di questo ci si accorge girando per la bella Muscat, ammirando l’architettura dove viene amalgamata la tradizione architettonica araba, con archi e giardini racchiusi. Bello il deserto di sabbia dorata con alte dune che arrivano fino alla spiaggia.

Un viaggio completo di 9 giorni per assaporare appieno tutta la bellezza del Sultanato, la penisola del Musandam con i suoi spettacolari fiordi, la parte dell’Oman centrale con Muscat, la costa fino a Ras Al Jinz, Il deserto di Waiba, le oasi, i forti, i villaggi locali i mercati tradizionali Anche in questo programma visita dei due desert dell’Oman Rub Al Khali e Wahiba Sand.

 

 

E quando l’ombra dilegua e se ne va,

la luce che si accende diventa ombra per altra luce,

e così la vostra libertà,

quando spezza le sue catene,

diventa essa stessa catena di una grande libertà.

Kahlil Gibran

 

Tradizionalmente legato all’idea di ambiente naturale ostile alla vita umana e animale, il deserto possiede una bellezza tutta da conoscere: in quale altro luogo della terra infatti è possibile percepire così distintamente il silenzio, il fascino del cielo notturno e restare incantati dinanzi allo spettacolo naturale di decine di dune sabbiose modellate dal vento? Vieni in Oman per conoscere il fascino di un sultanato moderno dalle antiche tradizioni.

Un paese con delle caratteristiche geografiche particolari e abitato da una popolazione pacifica. Un paese moderno nelle strutture, ma che offre una natura incontaminata e selvaggia grazie ad una scarsa densità di popolazione; con una superficie similare a quella dell’Italia è abitato da solo 3 milioni di persone.

Il viaggio che vi proponiamo, tutto con pernottamenti in ottimi hotel e con una notte in un elegante campo tendato fisso tra le dune del deserto, è quanto di meglio si possa offrire, il risultato dei molti anni di esperienza nel paese .Si attraversano le montagne dell’Hajjar con una scenografica pista che supera i 2.000 m per raggiungere i villaggi di Al Hamra,

Jabrin e Nizwa con incredibili forti risalenti al Medioevo. Poi l’emozionate attraversamento del deserto delle Wahiba Sands, con altissime dune di sabbia rossa fino alla costa dell’Oceano Indiano.

Si fa un intera giornata nella bella capitale Muscat, città pulitissima e dalla bella architettura per una giornata di relax e una visita completa.

Effettuare il tour dell ‘Oman in 4 x 4 vi consentirà di arrivare in zone, in villaggi autentici, tradizionali, e poter ammirare paesaggi davvero unici. Ovviamente il costo è diverso dal tour tradizionale in bus, ma il tutto verrà compensato dall’intensità dei luoghi visitati e dalla bellezza dei panorami.

L’ Oman è uno dei paesi più pacifici al mondo nonostante in tutta la zona limitrofa ci siano guerre interne e tensioni religiose, basti pensare alla Siria, allo Yemen e all’Iraq. L’Oman è un paese musulmano ma grazie al loro spirito non estremista è una meta al momento super sicura. L’ Oman è infatti l’unico paese al mondo in cui i fedeli seguono l’ibadismo, una corrente religiosa aperta al dialogo e neutrale al conflitto tra sunniti e sciiti.

Cosa vedere

Una natura incontaminata, un paesaggio arido dove per chilometri e chilometri non si incontra nessuno se non qualche pacifico cammello e capretta, micro paesini che spuntano all’improvviso in mezzo a verdi palmeti, i wadi, le sorgenti di acque calda che sgorgano dalle montagne, i Souk straripanti di ogni meraviglia e i mercati più tradizionali dove si può ancora assistere alle aste di pesce e bestiame. Scogliere che precipitano nel blu intenso del mare, il deserto con le sue altissime dune color albicocca, i forti dalle torri merlate, insomma il fascino dell’oriente assieme a tutte le comodità del mondo moderno.

L’Oman vi abbaglierà e tornerete a casa con il groppo alla gola, speranzosi di tornare presto a scoprirne altri angoli nascosti.

19 APRILE – 1° giorno: Roma – Muscat 

Ritrovo dei partecipanti in  aeroporto e operazioni di imbarco per Muscat.

Pasti e pernottamento a bordo.

Muscat si estende ai piedi del Jebel Hajar, sul Golfo dell’Oman. È una delle capitali più piccole del mondo con i suoi 3 kmq. L’urbanistica è conforme alle tradizioni dell’architettura araba: nessun edificio è più alto della torre del Muezzin, nessun tetto inclinato, color sabbia e bianco come colori predominanti nelle costruzioni. La capitale rispecchia la doppia anima dell’Oman. La città vecchia di Muscat circondata da mura e un tempo vietata agli stranieri ospita musei, due forti (Mirani e Jalani) ed il palazzo del Sultano. La parte moderna di Muscat, invece, è divisa in distretti, ognuno dei quali consacrato ad una attività diversa.

Muscat Oman | Cosa vedere nella capitale | NBTS Viaggi

20 APRILE – 2° giorno: MUSCAT

Arrivo in mattinata all’aeroporto di Muscat (il visto dell’Oman on line possiamo farlo noi) e dopo aver espletato le formalità di ingresso, incontro con il nostro rappresentante e trasferimento in hotel.

A seconda dell’orario d’arrivo consigliamo di fare un giro al Souk.

Souk di Muttrah a Matrah: tour e visite guidate | Expedia.it

Pranzo e cena libera e pernottamento.

n.b.Secondo orario del vostro volo di arrivo,pnel caso arrivi al mattino,possiamo prevedere un escursione in giornata.

21 APRILE – 3° giorno: MUSCAT – QURIYAT – BIMAH SINKHOLE – WADI SHAB

Prima colazione in hotel.

Prima colazione e partenza per Quriyat.

Quriyat: How To Reach, Best Time & Tips

Proseguimento dell’avventura con una pittoresca sosta
al Bimah Sinkhole, un affascinante fenomeno naturale una profonda cavità carsica piena di
acqua cristallina.

Visiting Bimmah Sinkhole, Oman: Everything You Need To Know

Approfitta dell’opportunità di scattare fotografie mozzafiato e ammirare la bellezza di questa meraviglia geologica .

Il viaggio prosegue in direzione del Wadi Shab, uno degli wadi più spettacolari dell’Oman .Qui, un ruscello rinfrescante scorre attraverso un terreno roccioso, creando un rifugio per una vegetazione lussureggiante.

Wadi Shab: what to expect & how to escape the crowds — Walk My World

Concedetevi un bagno rivitalizzante nelle cristalline piscine naturali, circondate da piantagioni di banane e sentieri panoramici. È il rifugio perfetto dal caldo, con le acque fresche che offrono un’oasi tranquilla
Ammira la bellezza del paesaggio lungo il percorso.

Pranzo pic nic incluso.

Rientro in hotel in serata cena libera e pernottamento.

22 APRILE  –  4° giorno: MUSCAT CON TOUR IN BARCA AL TRAMONTO

Prima colazione e visita alla magnifica Grande Moschea del Sultan Qaboos.

La moschea del sultano Qaboos: l'Oman e la terza via dell'islam

Ammira la stupefacente architettura islamica, le decorazioni intricate e la grandiosità di questo luogo spirituale. Dedica del tempo ad apprezzare la bellezza della sala delle preghiere, la cupola imponente e l’atmosfera serena.

La moschea del sultano Qaboos: l'Oman e la terza via dell'islam

Si consiglia ai visitatori di vestirsi in modo modesto, con le donne che coprono testa, spalle e ginocchia.

Si prosegue  direzione del souk di Mutrah, uno dei mercati più antichi dell’Oman. Perditi nei vicoli stretti pervasi dal profumo di spezie esotiche, tessuti colorati e manufatti tradizionali omaniti. Contratta per i souvenir e immergiti nell’atmosfera vivace interagendo con i venditori locali. Questo souk vivace offre una ricca panoramica della cultura omanita ed è un luogo ideale per acquistare autentici ricordi. Dopo l’esplorazione del souk,  visita al Museo Bait Al Zubair.

Immergiti nell’eredità culturale dell’Oman, poiché il museo presenta una collezione diversificata di manufatti, costumi tradizionali omaniti, antiche armi e documenti storici. Focalizzati sulla evoluzione del paese dall’antichità ai giorni nostri attraverso le esposizioni attentamente curate. Successivamente, ci dirigiamo verso il Palazzo Al-Alam, (visita esterna)il palazzo cerimoniale di Sua Maestà il Sultan Qaboos.

Palazzo Al Alam | Memphis Tours

Ammira la sua sorprendente facciata blu e oro e le due fortezze portoghesi, Mirani e Jilali, che ne presidiano i lati.

Muscat - Crociera costiera e tramonto in dhow omanita (2 ore) | GetYourGuide

Al termine,escursione al tramonto in barca.Cena e pernottamento.

23 APRILE – 5° giorno: MUSCAT – FABBRICA DI PROFUMI – WADI BANI KHALID – WAHIBA SANDS (circa 350 km) 

Prima colazione in hotel.

La visita di Muscat, prosegue con  un tour del quartiere delle ambasciate dei profumi, con particolare attenzione all’incantevole “Amouage”, dove scoprirete i segreti di queste mitiche fragranze.

Muscat, Wahiba, Nizwa | Soggiorni esclusivi a prezzi irresistibili |

Successivamente, dirigetevi verso Wadi Bani Khalid, una vera oasi incastonata in una valle stretta e lussureggiante, nota per il suo bacino naturale dalle acque turchesi. Avrete l’opportunità di nuotare in queste acque calde e godere di un magnifico paesaggio.

Wadi Bani Khalid and Wahiba Sands Day Tour from Muscat - Klook Stati Uniti

Pranzo in un ristorante locale o in un luogo suggestivo, circondato da dune alte anche più di 100 metri. Questo territorio è l’habitat naturale dei beduini da oltre 7000 anni. Lungo il percorso, sosta per esplorare caratteristici borghi che sembrano fermi nel tempo, catturando scatti fotografici suggestivi.

Dopo la visita all’oasi, il viaggio prosegue attraverso le maestose montagne alla volta del deserto di Wahiba Sands, una vasta distesa di dune che variano in colore, simili a montagne di sabbia.

Wahiba Sands - Wikivoyage, guida turistica di viaggio

Il pernottamento al campo completerà questa giornata avvolta dalla magia delle dune di Wahiba Sands.

Hotel in Oman | Desert Nights Camp - Veratour

Pernottamento e cena al campo tendato.

Tour privato nel deserto di Wahiba Sands di 2 giorni e 1 notte fornito da Oman tours (2025) - Muscat - Tripadvisor

24 APRILE – 6° giorno: WAHIBA SANDS SINAW JABRIN BAHLA NIZWA (circa 250km) 

Prima colazione in hotel e inizio delle visite.

Prosegui l’avventura con un viaggio in 4×4 verso Al Mintrib, godendoti il paesaggio mozzafiato. Una sosta a Sinaw per visitare l’antico villaggio e il vostro vivace souk locale, dove potete immergerti nelle tradizioni omanite.

Nel cuore dell'Oman, cultura e tradizioni tra suq e fortezze | Touring Club Italiano
Dopo Sinaw, si parte in direzione di  Jabrin per visitare il vostro magnifico castello, famoso per i soffitti dipinti e le decorazioni elaborate.

Schloss von Jabrin | Canvas Club Oman Blog

Si continua  in direzione di Bahla,  visitando lo storico forte preislamico.

Forte di Bahla tickets - Bahla - Prenotazione biglietti | GetYourGuide

La giornata si conclude  a Nizwa, dove potete passeggiare nel suo rinomato souk, perfetto per acquistare artigianato locale e assorbire l’atmosfera culturale della città.

Se il Souk di Muscat è un intricato labirinto di vicoli in cui la vostra vista era rimasta offuscata dal fumo e profumo dell’incenso, noterete subito che il Souk di Niwza è molto diverso. Sicuramente ha un aspetto più moderno e vi sorprenderà l’ordine e la pulizia che regna sovrana. Se quello di Muscat vi era piaciuto, ora preparatevi a lustrarvi gli occhi. Troverete fucili, pugnali, argento, otre giganti, ceramiche, spezie coloratissime, legumi di ogni tipo. I monili in argento sono più cari rispetto a Muscat e non si contratta, il prezzo è fisso ma la qualità nettamente superiore. Io nel dubbio ho comprato un ricordino in entrambi i posti. Qui i venditori sono omaniti, e non pakistani o indiani e rispetto al Souk di Muscat potrete curiosare con calma senza l’assillo dei negozianti che tentano di vendersi ogni cosa su cui posate gli occhi.

Trasferimento in hotel cena e  pernottamento.

25 APRILE – 7° giorno: NIZWA – AL HAMRA – MISFAH – DJEBEL SHAMS – MUSCAT (circa 230km)

Iniziate con una ricca colazione prima di dirigervi a Nizwa, la capitale dell’interno dell’Oman e fulcro dell’Islam nel Sultanato. Visita al   maestoso Forte di Nizwa e immergetevi nell’atmosfera vivace del mercato del bestiame.

Visita al famoso mercato del bestiame di Nizwa.

 

Dopo la visita alla moschea antica,  si prosegue in direzione  Al Hamra per una visita a Bait Al Safah, un’esperienza autentica della vita tradizionale omanita.

BAIT AL SAFAH: Tutto quello che c'è da sapere (AGGIORNATO 2025)

 

Al Hamra travel - Lonely Planet | Oman, Middle East

Si prosegue in direzione di   Misfah per una passeggiata tra le strade del villaggio

Misfah View, Misfāh (prezzi aggiornati per il 2025)

Il tour prosegue in direzione di Jebel Shams il Grand Canyon dell’Oman.

Jebel Shams | Jebel Shams Oman | Il Grand Canyon d'Arabia

Arrivo in hotel a Muscat,cena  e pernottamento.

26 APRILE – 8° giorno:  Partenza 

Prima colazione secondo orario del volo,trasferimento in aereporoto e volo di rientro.

Arrivo in Italia e fine dei servizi.

 

LA QUOTA COMPRENDE
  • Volo di linea Roma – Muscat in classe economica con franchigia bagaglio di 20 kg.
  • Trasferimento andata e ritorno dall’Aeroporto Internazionale di Muscat all’hotel
  • Hotel 4 ****
  • Pernottamento n campo tendato
  • Trasferimenti durante il tour
  • Colazioni e pranzi  e cene come da programma
  • Guida in lingua italiana
  • Ingressi ai siti come da programma
  • Tutte le visite come da itinerario
  • Acqua in omaggio durante il tour
  • Tasse e oneri di servizio applicabili
  • Assicurazione medico bagaglio
  • Assicurazione annullamento
LA QUOTA NON COMPRENDE
  • Tasse aeroportuali € 280,00 soggette a riconferma all’atto dell’emissione del biglietto
  • Bevande ai pasti
  • Mance guida e autista
  • Extra di carattere personale
  •  Costi del VISTO on line € 30,00
  •  Tutti i pasti non menzionati
  •  Tutte le spese di natura personale
  • Tutto quanto non espressamente indicato alla voce “la quota comprende”
Scelta del posto a bordo dell’aereo:  

I voli sono previsti in una specifica classe di prenotazione. Nel caso sia consentita una preassegnazione gratuita del posto da parte del vettore aereo, la preassegnazione verrà effettuata automaticamente all’emissione del biglietto.

Eventuali preferenze sull’assegnazione del posto ci devono pervenire al momento della conferma del viaggio.

Ricordiamo che con alcune compagnie, la preassegnazione del posto è a pagamento e che la preassegnazione di posti speciali (es. uscita di sicurezza…) è soggetta a restrizioni.

Eventuali modifiche sui posti preassegnati vanno richieste direttamente al banco di accettazione del volo.

I posti preassegnati possono subire cambi per esigenze aereoportuali e nessuna pretesa, reclamo o rimborso può essere avanzato se non verranno assegnati i posti prescelti; nel caso di cambi di posti precedentemente pagati, potrà essere richiesto il rimborso dell’importo pagato.

L’assegnazione del posto specifico verrà convalidata solo al momento del check-in sulla carta d’imbarco.

Documenti per l’espatrio:
  • Passaporto: necessario, con validità residua di almeno sei (6) mesi al momento dell’arrivo nel Paese.
  • Visto d’ingresso:  necessarioPr



GIAPPONE NELLA TERRA DEL SOL LEVANTE HANAMI FIORITURA CILIEGI

 

Perché tutti vanno in Giappone? Boom di turisti italiani (ma non solo) nel Paese del Sol Levante.

Il Giappone sta vivendo un vero boom di turismo, con un aumento degli arrivi italiani.

Lo sospettate dai feed di Instagram – invasi da foto di ciliegi, Torii, mochi e templi – ma i racconti di amici e colleghi al rientro dal ponte ve lo hanno confermato: ultimamente, sono tutti in Giappone? Risposta breve: non tutti, ma tanti. Molti di più che in passato. Risposta estesa: non è solo un’impressione, il Giappone sta vivendo un boom di turismo. La primavera è una delle stagioni più affollate per la possibilità di vedere i ciliegi in fiore (lo spettacolo della sakura) e per il clima mite.

L’Ambasciatore italiano a Tokyo Gianluigi Benedetti aveva parlato di “un vero e proprio Rinascimento del turismo” durante un convegno organizzato dal Ministero del Turismo e dall’Enit in occasione della tappa del tour dell’Amerigo Vespucci a Tokyo. In quell’occasione, come riporta l’Ansa, aveva anche precisato che gli arrivi italiani nel Paese avevano registrato un picco di 131mila presenze nel 2023.

Hanami è la peculiare parola giapponese che indica “Guardare i Fiori”, e non deve stupire che questa attività per i Giapponesi assuma una grande importanza culturale, specialmente durante il periodo della Fioritura dei Ciliegi.
Questo particolare evento segna l’inizio della Primavera, ed è festeggiato da tutto il popolo Giapponese con festival fatti di bancarelle, spettacoli sotto i Ciliegi in fiore e luci notturne che illuminano questo prezioso spettacolo della natura fino al mattino. I ciliegi in fiore hanno un significato culturale profondo in Giappone. Simboleggiano la bellezza effimera della vita e la transitorietà del tempo. Questo simbolismo è spesso presente in poesie, canzoni e opere d’arte giapponesi. Un’opportunità unica per immergersi nella cultura giapponese, ammirare paesaggi straordinari e sperimentare un forte senso di comunità mentre si partecipa all’hanami con i locali ed altri viaggiatori.

Poche terre al Mondo riescono a coniugare la frenesia della vita moderna con il rispetto della propria cultura millenaria.
Questo magico connubio permea interamente la società giapponese, al passo coi tempi come poche altre ma la cui antica storia è ancora visibile in ogni angolo delle tante isole che compongono questa straordinaria nazione.
In questo emozionante viaggio scoprirete i segreti del Giappone feudale, esplorerete templi e castelli, vi immergerete negli antichi mercati tradizionali ma anche nei grandi distretti dello shopping di Tokyo. Percorrerete le antiche vie un tempo battute dai Samurai, attraverso villaggi e stazioni di posta, e salirete sui treni più veloci del mondo.
Il Sol Levante vi aspetta, pronto ad accogliervi tra i suoi monti e le sue valli, che ancora al giorno d’oggi custodiscono i tanti segreti della propria straordinaria storia.

Il Giappone è un vortice di splendide attrattive culturali e bellezze naturali da togliere il fiato.

Potrete girovagare fra gli antichi giardini zen di Kyoto, ”perdervi” nella giungla al neon di Tokyo, provare un sushi da leccarvi i baffi a Osaka innaffiandolo con il migliore saké, dormire in un monastero buddista, emozionarvi scorgendo il profilo maestoso del Monte Fiji e nel visitare i villaggi autentici del Giappone rurale e dei samurai.

La ricca storia del Giappone ha contribuito a rendere il Paese del Sol Levante un interessantissimo connubio di antico e moderno.

Da una parte trovi i quartieri tradizionali come quelli di Kyoto, con le loro case in legno e in pannelli in carta di riso, quelle che se ti azzardi a entrare con le scarpe mannaggiattè! E poi un botto di templi pazzeschi, torii (non quelli con le corna, quelli in legno a forma di portale), pagode buddiste, il castello di Osaka e altra roba bella bella bella.

Dall’altra zone metropolitane futuristiche in stile Neon Genesis Evangelion, dove ti aspetti che da un momento all’altro venga lanciato un Eva da qualche hangar sotterraneo. Tipo Tokyo, con i suoi quartieri iper moderni tutti grattacieli, neon e tecnologia

Perché per spostarti ti sparano come ‘na catapulta

Il modo migliore per andare da un punto A a un punto B in Giappone è sfrecciare a oltre 400 km orari con i treni della linea Shinkansen, detti anche treni proiettile o ‘aiutocomesifermastarobasalvamigesù’.

In realtà, spostarsi su questi razzi su rotaie è comodissimo e completo di ogni comfort: sui treni ci trovi perfino i distributori di snack e bibite per rilassarti  durante il viaggio.

E poi sono precisi negli orari, accidenti se sono precisi.

Perché puoi vedere Hachiko

Probabilmente questa storia già la conosci, ma se non ne hai mai sentito parlare, prepara i fazzoletti. Tutta la confezione.

Hachiko era il cane di razza Akita di un professore universitario giapponese che, ogni giorno, partiva dalla stazione di Shibuya a Tokyo e ritornava nella stessa stazione a fine lavoro. E Hachiko si era abituato ad accompagnarlo all’andata e ad attenderlo al ritorno proprio lì, quotidianamente.

Un giorno il professore morì di ictus durante il lavoro e non tornò, ma Hachiko lo attese ugualmente alla stazione di Shibuya. E fece così ogni singolo giorno fino alla sua morte, per ben 10 anni.

Commosse dalla sua devozione le autorità giapponesi eressero una statua in suo onore proprio nei pressi della stazione, salvo poi demolirla per farci armamenti durante il secondo conflitto mondiale. Quanto siamo stronzi noi umani in tempo di guerra.

In seguito è stata fatta una copia della statua che oggi può essere ammirata sempre lì, a Shibuya.

Sarà un’incredibile viaggio nel tempo fra scenari contrastanti dell’antico e moderno Paese del Sol Levante.

 

                                                                                                              Quanti monti, quanti fiumi

                                                                                                             dovrò traversare ancora

                                                                                                           prima di giungere alla terra

                                                                                                             ove finisce la solitudine ?

                                                                                                                 Oggi, come sempre,

                                                                                                                   sono in cammino

1°GIORNO: ROMA o altre città – TOKYO

Ritrovo dei partecipanti in aeroporto in tarda serata  e operazioni di imbarco.

Volo con scalo per Tokyo.Pasti e pernottamento a bordo.

2°GIORNO: TOKYO

Arrivo a Tokyo e  e dopo aver espletato operazioni di dogana e visto ,incontro con la nostra assistente  e trasferimento in hotel .Lasciati i bagagli,inizio delle visite con la guida in lingua italiana.

Tokyo, capitale del Giappone, è una metropoli immensa, vibrante e ricca di stimoli. L’area centrale e più popolata della metropoli, affacciata sulla Baia di Tokyo, è suddivisa in 23 quartieri speciali, fra i quali il centro amministrativo di Shinjuku, in cui ha sede il Governo Metropolitano.

Viaggio GIAPPONE HANAMI: LA FIORITURA DEI CILIEGI | Pianeta Gaia

La struttura urbana è ancora in gran parte caratterizzata da costruzioni basse, più adatte a sopportare i frequenti sismi che si abbattono sulla città, ma recentemente, con l’affinamento delle tecniche architettoniche, si sono potuti costruire anche imponenti edifici come per esempio la torre Sunshine di 60 piani.

5 mete per lo shopping otaku a Tokyo

Fra i pochi monumenti antichi il più significativo è il palazzo Imperiale.

Cosa vedere a Tokyo: Itinerario con quartieri migliori (Guida 2023)

Fra i quartieri cittadini caratteristico è quello di Ginza dove risiedono fiorenti attività commerciali e lussuosi negozi. Cuore politico e amministrativo del Paese, Tokyo è anche il maggior centro finanziario del Giappone: ospita, infatti, banche, istituti commerciali e assicurativi e una delle più prestigiose Borse valori del mondo.Tokyo è inoltre il maggior mercato mondiale del pesce.

Salita sulla torre di Tokyo.Cena  inclusa e pernottamento.


3°GIORNO: TOKYO

Prima colazione in hotel.Intera giornata dedicata alla visita di Tokyo con guida in italiano.

Cominceremo il nostro giro all’Hamarikyu Garden, parco tradizionale che presenta ampi laghi, ponti serpenti, e lussureggiante vegetazione, creando uno scenario sereno e pittoresco.

5 luoghi in cui vedere la fioritura dei Pruni a Tokyo | Prossima Fermata Giappone

Raggiungeremo poi il quartiere di Asakusa, al cui centro si trova il Tempio Senso-ji, il più antico di Tokyo, raggiungibile attraverso la vivace Nakamise Dori, una via commerciale costellata di negozi tradizionali.
Entrando nel tempio attraverso la Porta Hozomon, avremo la certezza di vedere diverse persone radunarsi intorno allo jokoro, un enorme bruciatore di incenso. I visitatori si immergono nel fumo spingendo l’incenso con le mani verso la testa o altre parti del corpo, un atto che credono possa guarire le ferite e migliorare il funzionamento della parte del corpo avvolta dal fumo.

Senso-ji Temple in Tokyo: the history, description and traditions of the complex

Intorno all’edificio centrale, si possono inoltre vedere la pagoda a cinque livelli Goju-no-To, diversi templi secondari più piccoli e deliziosi giardinetti, uno dei quali ospita il più antico ponte di pietra di Tokyo e la più antica struttura in legno, Rokkakudo. A destra della sala principale si trova il Santuario di Asakusa, dove sono custoditi i tre uomini che fondarono Sensoji.

Viaggio in Giappone: il sogno della fioritura dei ciliegi

Spostandoci nel Parco di Ueno, ammireremo il Santuario Toshogu dedicato a Tokugawa Ieyasu, il fondatore dello shogunato Tokugawa.

Ueno Toshogu Shrine

Lo splendido stagno Shinobazu aggiunge un tocco di serenità al paesaggio del parco, ed è una meta molto popolare per passeggiate rilassanti lungo i sentieri, l’osservazione degli uccelli e la vista pittoresca dei ciliegi in fiore durante la stagione primaverile.

Visiteremo il Santuario Meiji Jingu dedicato agli spiriti divinizzati dell’Imperatore Meiji e della sua consorte, l’Imperatrice Shoken. Situato vicino alla stazione di Harajuku della JR Yamanote Line, il Santuario Meiji e l’adiacente parco Yoyogi formano una vasta area boschiva all’interno della città. Gli ampi spazi del santuario offrono sentieri ideali per una passeggiata rilassante.

Tour di mezza giornata a Tokyo: Santuario Meiji Jingu e Palazzo Imperiale 2025

Il santuario fu completato e dedicato all’Imperatore Meiji e all’Imperatrice Shoken nel 1920, otto anni dopo la morte dell’imperatore e sei anni dopo la morte dell’imperatrice. Il santuario fu distrutto durante la seconda guerra mondiale ma fu ricostruito poco dopo. Nel mezzo del parco, anche gli edifici del Meiji Jingu hanno un’aria di tranquillità distinta dalla città circostante. I visitatori del santuario possono prendere parte alle tipiche attività shintoiste, come fare offerte nella sala principale, acquistare amuleti o scrivere il proprio desiderio sopra un ema.

Il Meiji Jingu è uno dei santuari più famosi del Giappone. Nei primi giorni del nuovo anno, il santuario accoglie regolarmente più di tre milioni di visitatori per le prime preghiere dell’anno (hatsumode), più di ogni altro santuario o tempio del paese. Durante il resto dell’anno, si possono vedere spesso matrimoni tradizionali shintoisti.

In un attimo, cambierà completamente il paesaggio quando raggiungeremo Shibuya, quartiere spesso associato al famosissimo incrocio, probabilmente l’immagine più iconica associata a questo quartiere. È uno degli incroci pedonali più trafficati al mondo, noto per le migliaia di persone che attraversano la strada simultaneamente quando il semaforo si spegne.

I migliori eventi a Shibuya | Blog di viaggio sulle meraviglie del Giappone - GiapponeGiappone

Rappresenta il fulcro di un quartiere vivace e affascinante che attrae sia i locali che i turisti da tutto il mondo. È un punto di riferimento per la cultura giovanile, la moda e l’intrattenimento in Giappone

A Shibuya avremo anche il tempo per un piccolo momento di emozione davanti alla Statua di Hachiko: diventato un simbolo di fedeltà e lealtà, Hachiko era un cane Akita noto perché, dopo la morte improvvisa del suo padrone, si recò ogni giorno, per quasi dieci anni, ad attenderlo, invano, alla stazione di Shibuya, dove l’uomo partiva ed arrivava quotidianamente in treno. Dopo la morte di Hachiko nel 1935, è stata eretta una statua in sua memoria proprio fuori dalla stazione di Shibuya. La statua di Hachiko è diventata un punto di riferimento iconico a Shibuya ed è spesso utilizzata come luogo di incontro. La storia di Hachiko è diventata una toccante leggenda di dedizione e amore tra un cane e il suo padrone, oltre ad aver ispirato nel 2009 un film di Hollywood con protagonista Richard Gere.

Visita al cimitero dove è sepolto.

Shibuya Hachiko, Tokyo | Japan Deluxe Tours

Pranzo e cena liberi. Pernottamento in hotel.

4°GIORNO: TOKYO-NIKKO-TOKYO

Colazione in albergo  e trasferimento visita di Nikko pranzo incluso.

Arrivati a Nikko, la cornice di colline boscose che abbraccia la città vi farà sembrare inverosimile che solo circa 120 Km vi dividono da Tokyo.

Nikko, situata nella Prefettura Tochigi, è una meta particolarmente apprezzata dai turisti: ben presto, vi renderete conto che non sarete in pochi a visitare la città e a non saper resistere al fascino degli incantevoli santuari incastonati nelle circostanti montagne (molti sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO) e agli straordinari spettacoli offerti dalle meraviglie naturali.

Nikko, meraviglia del Giappone: templi, natura e tradizione a un passo da Tokyo - Lonely Planet

Ancor prima di entrare, rimarrete incantati dalla magnificenza dei 34 metri di altezza della pagoda posta nei pressi del santuario.

Sarà solo il preludio: entrando dal torii (porta d’accesso a un santuario) dell’Omote-mon, la vostra attenzione sarà calamitata dalle infinite, minuziose, quanto magistrali rifiniture di cui tutto il santuario è immensamente ricco.

El santuario Toshogu de Nikko, dedicado a Tokugawa Ieyasu

Gli irrealistici elefanti del Sanjinko (Tre Magazzini Sacri); le mitiche tre scimmiette (non-sento/non-parlo/non-vedo) tanto care al buddismo Tendai nella Shinyōsha (Stalla Sacra); il celebre Nakiryū (drago urlante) nel Honji-dō, che vi osserverà durante la singolare lezione di acustica dei monaci buddisti cui assisterete; le insuperabili decorazioni in foglia d’oro di fanciulle, fiori e animali mitologici sulla Yōmei-mon (Porta del Tramonto); i dipinti dei 36 immortali poeti di Kyoto e la maestria di chi ha saputo dipingere ben 100 draghi tutti diversi fra loro in Honden (Sala Principale) e Haiden (Sala della Preghiera) non possono neanche lontanamente darvi un assaggio dell’incredibile lavoro dei 15.000 artigiani che realizzarono questa meraviglia.

Nikko - Guida alle destinazioni in Giappone - Japanspecialist

Rientro cena  e pernottamento.


5°GIORNO: TOKYO – KAMAKURA
– TOKYO

Colazione in hotel ed incontro con la guida per una giornata di escursione a Kamakura, una pittoresca città costiera a sud di Tokyo, è famosa per le sue ricchezze storiche e naturali.

Esploreremo il Santuario Tsurugaoka Hachimangu: fondato nel 1063, il santuario è dedicato a Hachiman, la divinità della guerra e dei samurai. La sua posizione centrale a Kamakura, sulla collina che domina la città, lo rende un punto di riferimento iconico e un luogo di importanza storica e spirituale.

Beyond sakura: the spiritual practice of flower-chasing in Kamakura - SilverKris

Pranzo libero.

Il Kotoku-in è un tempio buddhista situato a Kamakura, Giappone, noto principalmente per ospitare il Grande Buddha di Kamakura. La statua, alta circa 13,35 metri, rappresenta Amida Buddha ed è una delle icone più riconoscibili del Giappone. Il Grande Buddha di Kamakura è in bronzo e risale al 1252, anche se il tempio che lo ospita ha subito diversi danni a causa di tifoni e tsunami nel corso dei secoli. Nonostante ciò, la statua è sopravvissuta ed è diventata un simbolo di forza e resistenza.

Hasedera Temple | Things to do | VISIT KAMAKURA

Infine, visiteremo il tempio di Hasedera fondato nell’VIII secolo, il tempio è dedicato a Kannon, la dea della misericordia. Il principale punto di interesse del Hasedera è una statua di Kannon alta circa 9,18 metri, considerata una delle più grandi del Giappone. La statua è fatta di legno e presenta mille braccia, ciascuna rappresentante una manifestazione di compassione.

INTRODUCTION | KAMAKURA HASEDERA

Il complesso del tempio include vari edifici, giardini e percorsi panoramici. Il Jizo-do Hall, ad esempio, è famoso per le centinaia di piccole statue di Jizo, considerate protettrici dei bambini e dei viaggiatori. Il Giardino Zen e la vista panoramica sulla città di Kamakura e sulla baia di Sagami aggiungono fascino al luogo.Cena in ristorante rientro e pernottamento a Tokyo in hotel.


6°GIORNO: TOKYO – TAKAYAMA

Prima colazione in hotel, incontro con la guida e trasferimento in stazione e partenza con il famoso treno Shinkansen, il “treno proiettile”, e con il treno JR Limited alla volta di Takayama.

Takayama, la città nel cuore delle Alpi giapponesi | Guida Dove ViaggiI bagagli saranno spediti direttamente in hotel a Kyoto in giornata( 1 bagaglio a persona) così da poterci permettere più libertà e meno pensieri.

Cherry Blossom Spots in Takayama | Centrip JAPAN
Deliziosa cittadina famosa per la sua ottima qualità di artigianato tradizionale. Grazie alla sua posizione in precedenza inaccessibile e situata nella regione montuosa di Hida, questa città ben conservata è stata isolata dal resto del Giappone per molto tempo, ciò le ha permesso di sviluppare la sua cultura unica. Takayama acquistò importanza come fonte di legname di alta qualità e falegnami altamente qualificati durante le epoche feudali.

 

Takayama Old Town - Takayama Travel

Di conseguenza la città fu posta sotto il diretto controllo dello shogun e godette di un bel po’ di prosperità considerando la sua remota posizione montana. Il Takayama Festival, che si tiene in primavera e in autunno, è considerato uno dei migliori festival del Giappone.Pranzo libero.

Passeggiata attraverso l’antico quartiere Kami Sannomachi, famoso per le sue strade lastricate, le case tradizionali giapponesi, i negozi artigianali e i ristoranti che offrono specialità locali. È un luogo dove ci si può immergere nell’atmosfera storica di Takayama, conservata con cura nel corso degli anni.

How to spend one day in Kyoto, Japan | TouristSecrets

Visita al Takayama Jinya, antico edificio costruito nel 1692, che servì come sede del governo shogunale nella regione di Hida. Caratterizzato da un design architettonico tradizionale giapponese, l’edificio comprende stanze tatami, corridoi in legno e giardini interni.

Takayama Jinya, edificio governativo del periodo Edo – Visit GIFU | VISIT GIFU – JAPAN Official Tourism Website – visitgifu.com

Gli interni sono stati preservati e restaurati per riflettere l’aspetto dell’edificio durante il periodo Edo.

Cena giapponese pernottamento in hotel.

La sera ci offre l’opportunità di un’esperienza unica : passare la notte in un autentico Ryokan giapponese con bagno termale, dove verrà offerta una cena tradizionale Kaiseki, ed in cui riposeremo su letti in futon adagiati sui pavimenti in “Tatami”.

How to Stay at a Ryokan: Dinner

RYOKAN TANABE - Takayama

 

7°GIORNO: TAKAYAMA – SHIRAKAWA – KANAZAWA

Prima colazione in hotel, incontro con la guida e partenza con il bus per Shirakawa-go dichiarato Patrimonio UNESCO nel 1995.

Shirakawa-go è uno dei villaggi giapponesi tradizionali meglio conservati. Il piccolo villaggio si trova nell’area nord-ovest della prefettura di Gifu, al centro del Giappone e non lontano da Gokayama (altro esempio di villaggio tradizionale).

Guida di Shirakawa-go: tutto quello che devi sapere - traveltherapists - La terapia del viaggio

Il nome “Shirakawa-go” significa letteralmente villaggio del fiume bianco. Il nome deriva dall’antica denominazione che veniva usata per la regione oggi chiamata Hida. Non a caso tutt’oggi ci si riferisce spesso al villaggio con il nome di “Hida Shirakawago“.

Sakura,Cherry,Blossom,Branch,With,Shirakawago,Village,Background,In,Spring - Mushroom Travel

Shirakawago si presenta con volti molto diversi a seconda della stagione in cui si visita. In primavera vi si potrà ammirare la fioritura dei ciliegi, in autunno le foglie rosse degli aceri ed in estate una vegetazione verdissima e rigogliosa. Il periodo dell’anno che tuttavia si differenzia maggiormente dagli altri e dona al villaggio un’atmosfera completamente nuova è l’inverno. La neve cade da Dicembre a Marzo (in media di 3 metri ogni anno) e ricopre l’intera area con un soffice manto bianco. La regione centrale del Giappone, escludendo Hokkaido, è di fatto quella che accoglie il maggior numero di nevicate di tutto il paese.

VILLAGGI GIAPPONESI e SAMURAI • Japan Interrail Ep.4 [Shirakawa-go & Kanazawa] - YouTube

Speciale menzione va alle tradizionali case con i tetti di paglia che hanno contribuito a rendere Shirakawago famosa nel mondo. Lo stile architettonico di queste abitazioni così squisitamente giapponesi è chiamato “gassho-zukuri“. Il nome significa letteralmente “mani a preghiera”.

Il nostro viaggio prosegue poi alla volta di Kanazawa capoluogo della Prefettura di Ishikawa, uno stretto tratto di terra sulla principale isola giapponese di Honshu, lungo il Mar del Giappone. È stato uno dei centri culturali e artistici più importanti del periodo Edo e rimane tutt’oggi un paradiso per gli appassionati dell’arte. Kanazawa offre musei e laboratori su qualsiasi tema, dalla foglia d’oro ai samurai.

Oggi a Kanazawa è possibile vedere arte e architettura sia tradizionale che moderna, una vasta gamma di artigianato giapponese, tra cui gli oggetti laccati maki-e, le ceramiche Kutani-yaki e le spade forgiate, i quartieri di geishe e samurai oltre a uno dei più bei e acclamati giardini paesaggistici tradizionali del Giappone. La foglia d’oro, il “kinpaku”, non è altro che oro assottigliato da una macchina e poi battuto per essere trasformato in un foglio quadrato molto sottile.

Alla scoperta dei tesori culturali di Kanazawa: guida per il viaggiatore del fine settimana - Japanspecialist

Qui si può trovare davvero ogni tipo di artigianato realizzato con la kinpaku, tra cui creazioni in ceramica, legno, prodotti di bellezza e cibo, specialmente nel quartiere di Higashichaya, nel vicino Museo della foglia d’oro Yasue di Kanazawa e nel complesso commerciale della stazione di Kanazawa.

Kanazawa, geishe, samurai, giardini, pesci e l'anima antica del Giappone

La visita di Kanazawa comprende il l quartiere dei Samurai Nagamachi: qui molti degli edifici storici sono stati convertiti in musei o sono aperti al pubblico, consentendo ai visitatori di esplorare gli interni di queste residenze storiche e di immergersi nel passato. Il distretto conserva l’architettura e il layout tipici dell’epoca samurai, creando un’atmosfera suggestiva e storica.

Poi ci perderemo Kenrokuen è un grande e magnifico giardino del Periodo Edo a Kanazawa. Si trova in centro, vicino al Castello di Kanazawa e rappresenta sicuramente l’attrazione più famosa di questa stupenda città.

Giardino Kenrokuen a Kanazawa

Il Giardino Kenrokuen di Kanazawa è considerato uno dei tre giardini più belli del Giappone insieme al Korakuen Garden della città di Okayama e al Kairakuen Garden della città di Mito.

Grande come un parco (si estende per circa 11,4 ettari) il Kenrokuen Garden offre scorci diversi, ma sempre stupendi, in qualsiasi stagione dell’anno.

Kanazawa: Traditional Scenes Among the Sakura | All About Japan | Japanese landscape, Japanese castle, Cherry blossom japan

Il nome Kenrokuen è composto da tre parti. Il primo carattere, “ken” può essere tradotto con “tenere più funzioni/elementi”, “roku” è il numero sei mentre il carattere finale “en” significa giardino.

Quindi il nome Ken-roku-en significa “Giardino dei Sei Elementi” ma viene anche tradotto con “Giardino delle Sei Virtù” o “Giardino delle Sei Sublimità”. Fa riferimento a un libro scritto dal poeta cinese Li Gefei che illustrava le sei caratteristiche ideali per la composizione di un giardino perfetto, ordinate in coppie in contraddizione tra loro.I sei elementi essenziali sono: spaziosità e isolamento, artificio e antichità, corsi d’acqua e panorami. Cena  in ristorante, pernottamento in hotel.

8° Giorno: KYOTO

Prima colazione in hotel. Dopo aver salutato Takayama, prenderemo il treno in direzione Kyoto, dove all’arrivo avremo  il trasferimento in hotel.Lasciati i bagagli si inizia la visita con la guida in italiano.

10 cose uniche e divertenti da fare a Kyoto

Kyoto è la città giapponese più tradizionale, dove si trovano bellissimi templi, antiche case da the rocciosi giardini zen , il Palazzo imperiale, cucina raffinata, kimono decorati, boschetti di bambù e antichi Santuari oltre a tipici Festival locali come il famoso “Matsuri”.

E’ nota come La città dei mille templi per la molteplicità di templi e le strutture ancora presenti sul territorio.La seconda guerra mondiale per fortuna ha risparmiato questa magnifica città che oggi rappresenta più di tutte le altre città la cultura storica giapponese.

2023 Japan Cherry Blossom Forecast & Kyoto Sakura Season Viewing Guide - Travel Caffeine | Japan travel, Cherry blossom, SakuraI monumenti storici dell’antica Kyoto, sono situati in tre diverse città, Kyoto, Uji ed Otsu, dal 1994 sono stati dichiarati patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Kyoto, visita guidata pomeridiana - Escursione in Giappone - Japanspecialist

Le visite di Kyoto iniziano con il Castello Nijo, impressionante edificio del 1603 costruito per lo shogun Yeyasu Tokugawa, abitato da numerosi suoi successori fino all’abdicazione dell’ultimo di essi nel 1867. Classificato come monumento storico, è costituito da 5 edifici all’interno di un vasto parco, quasi tutti affrescati da maestri del XVI e XVII secolo. In una stanza, manichini di cera rappresentano una visita al signore dei luoghi, fornendo un quadro molto vivo delle usanze e dei costumi del Giappone feudale.

Castello di Nijo: il castello che "non c'è" - Kyoto - Sono In Viaggio

Il Castello di Nijo può essere diviso in tre aree: l’Honmaru (cerchia principale di difesa), il Ninomaru (cerchia secondaria di difesa) e alcuni giardini che circondano l’Honmaru e il Ninomaru. L’intero parco del castello e l’Honmaru sono circondati da muri in pietra e fossati. Il castello presenta anche un frutteto di prugne, che in genere fiorisce da fine febbraio a inizio marzo, e Seiryuen, un giardino mezzo giapponese e mezzo occidentale costruito nel 1965 per eventi culturali come le cerimonie del tè. Molte aree del parco del castello sono anche popolate da aceri, ginkgo e altri alberi che offrono brillanti colori autunnali di solito nella seconda metà di novembre.

Proseguiremo dal lato nord della città dove è situato uno dei monumenti più preziosi e famosi del Giappone: il Kinkaku-ji (o Padiglione d’Oro), dal tetto decorato d’oro fino. Costruito nel 1394, fu la residenza dello shogun Yoshimitsu Ashikaga prima di diventare un tempio buddhista: venerato per secoli, fu parzialmente distrutto da un incendio nel luglio del 1950, quando un giovane monaco decise di appiccargli il fuoco.

Ricostruito assolutamente identico 5 anni più tardi, ha riaperto le porte solo nel 1987. Bellissima la casa da the che si trova in fondo al giardino, costruita nel XVII secolo dall’imperatore Gomizuno-o.

Japan: Kyoto's garlands and pathways | Independent.ie

Si visiterà quindi il Ryoan-ji, famoso tempio zen situato a Kyoto, Giappone. Costruito nel XV secolo, è noto principalmente per il suo famoso giardino di pietre, uno dei più celebri esempi di giardino zen al mondo.
Il giardino di pietre del Ryoan-ji è uno spazio rettangolare circondato da un muro di terracotta e composto da quindici rocce disposte su un letto di ghiaia bianca. Curiosamente, da qualsiasi punto di osservazione, è impossibile vedere tutte e quindici le rocce contemporaneamente, a meno che non si raggiunga l’illuminazione.

IL TEMPIO RYOAN-JI E L'ENIGMA DELLE 15 PIETRE

Mangia Obanzai a Kyoto! 10 deliziosi ristoranti selezionati dalla redazione per l'autunno 2024 - Kyoto Gourmet e Kyoto Tourism GO KYOTOKyoto Gourmet e Kyoto Tourism GO KYOTO

Dopo un veloce pranzo leggero a buffet in stile Obanzai, la cucina casalinga tradizionale di Kyoto, ci sposteremo ad Arashiyama, dove si può passeggiare tra infinite file di imponenti bambù inun’esperienza descritta dai visitatori come “ultraterrena ed onirica”: le canne di bambù,poco distanti tra di loro e alte fino a 10 metri, la luce soffusa che filtra tra le piccolefessure della foresta ed il fruscio del vento che ondeggia tra le foglie ed i fusti, sonoun’esperienza veramente indimenticabile, un momento di vero zen.

Cinque itinerari alla scoperta della foresta di bambù di Kyoto in Giappone, nota in tutto il mondo - JAPAN AIRLINES (JAL)

Per poi goderci uno splendido tramonto sul ponte Togetsukyo, che attraversa il fiume Hozu ed è circondato da un paesaggio pittoresco, con le montagne di Arashiyama e il fiume che contribuiscono a creare uno sfondo suggestivo. Il ponte è lungo circa 155 metri e offre una vista spettacolare, specialmente durante la stagione dei ciliegi in fiore, quando le foglie cambiano colore.

Togetsu-kyo Bridge at Arashiyama in Kyoto Editorial Photography - Image of togetsukyo, valley: 38162287

Rientro a Kyoto, cena libera e  pernottamento in hotel.

9° Giorno: KYOTO – NARA – KYOTO

Colazione in albergo ed incontro con la guida parlante italiano.Trasferimento alla stazione di Kyoto e partenza per Nara in treno.Giunti in questa splendida cittadina, visiteremo l’area esterna al Santuario di Kasuga Taisha, ritenuto tra i più sacri di tutto il Giappone.

Kasuga Taisha (Kasuga Grand Shrine) - Nara Travel

Poi esploreremo il Tempio di Todaiji, con la famosa statua del Grande Buddha ed i capolavori architettonici che vengono considerati dei veri tesori nazionali.

Todaiji Temple: Deer and Cherry Blossoms in Nara — The Gaijin Ghost

Dopodiché, ci rilasseremo passeggiando per il Parco di Nara, conosciuto per la presenza di numerosi cervi in libertà.

Nara park, Todaiji Temple, and Mt. Yoshino One Day Bus Tour with Cherry Blossom Viewing from Osaka - Klook

Tempo libero per il pranzo e partenza in treno per il Santuario di Fushimi Inari, il cui simbolo è la lunga fila di torii rossi che si susseguono uno accanto all’altro.

Travel Note of Kyoto for Cherry Blossoms Part 4: Takenaka Inari Shrine, Munetada Shrine, Shinnyodo Temple and Konkai Komyoji Temple | KOSUBLOG
Dopo la visita, rientro in hotel. Cena in ristorante  e pernottamento in hotel.

10°GIORNO: KYOTO – KANSAI AIRPORT – ROMA

Prima colazione e  trasferimento  presso l’aeroporto di Osaka Kansai per le operazioni di imbarco rientro in Italia. Pasti e intrattenimento a bordo.Arrivo e fine dei servizi.