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Sardegna: Tour del Sulcis e delle Isole Giugno

In Breve

Il viaggio che vi proponiamo ci porterà alla scoperta del Sulcis, la regione storica posizionata sulla costa sud-occidentale della Sardegna, tra le più belle e selvagge di tutta l’isola. Grazie alla sua felice posizione (estremo meridione d’Italia che si affaccia sull’Africa), gode di un piacevole e mite clima, ove il periodo autunnale e invernale sembrano piena primavera. Guidati dall’archeologo Nicola Dessì scopriremo un territorio dalle mille ricchezze ambientali, archeologiche e gastronomiche.

Turismo minerario in Sardegna: itinerari nel Sulcis Iglesiente - 2021

Partenza: 12 Giugno - 16 Giugno
Durata: 5 giorni - 4 notti
Gruppo minimo: minimo 20 persone
Costo per persona: In aggiornamento
Prenotazioni entro: In aggiornamento

Il Programma di Viaggio

1° giorno :  Roma – Cagliari

Incontro dei partecipanti in aeroporto, disbrigo delle formalità d’imbarco e partenza per Cagliari. Arrivo a destinazione incontro con la guida e visita al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, si trova nell’antico quartiere di Castello, all’interno della Cittadella dei Musei realizzata tra il 1956 e il 1979 con il recupero del regio Arsenale e delle mura medievali su progetto degli architetti Libero Cecchini e Piero Gazzola.

Il patrimonio museale è ricco e variegato, comprende la collezione archeologica, la collezione pittorica, la collezione etnografica, composta da gioielli, cestini, tessuti, armi, mobilio e la collezione lapidea. È il più importante museo archeologico della Sardegna con oltre 4000 oggetti che raccontano una storia lunga quasi 7000 anni, dalla Preistoria all’Alto Medioevo, dalle dee madri neolitiche ai bronzi nuragici, dai gioielli fenici e punici alla statuaria romana per arrivare agli oggetti di culto di epoca bizantina.

Museo archeologico nazionale di Cagliari - Wikiwand

Proseguiamo con il  tour del quartiere storico di Castello, è il simbolo e il cuore della città di Cagliari, con le sue possenti mura che ancora oggi cingono gran parte del perimetro di Castello, le imponenti torri pisane di San Pancrazio e dell’Elefante, il Bastione di Saint Remy e la Porta dei Leoni, la Cattedrale di Santa Maria, le strette viuzze e gli antichi palazzi signorili, come il Palazzo Reale o Viceregio, le botteghe di antiquari e artigiani.

SEGNI - Workshop Fotografico - CRI Cagliari

Trasferimento in hotel. Cena e pernottamento.

2° giorno : Villamassargia – Iglesias – Gonnesa

Prima colazione in hotel partenza verso Villamassargia per la  visita all’uliveto secolare di S’Ortu Mannu, significa il grande orto: è un’oasi naturalistica di 13 ettari. Il parco, istituito nel 2001 costituito da circa 700 piante plurisecolari di monumentali ulivi e di olivastri, affonda le radici nel Medioevo, quando i monaci benedettini ne impiantarono il primo nucleo. Secondo tradizione, i pisani esortarono la popolazione a innestare gli olivastri concedendoglieli una volta piantati. Che sia leggenda o meno, oggi l’uliveto annovera molti esemplari, fino a poco tempo fa, di proprietà dei cittadini. Col passaggio di s’Ortu mannu al Comune ogni olivo è stato attribuito in affidamento al rispettivo proprietario di origine: quasi ogni famiglia di Villamassargia custodisce un albero dell’oasi, testimonianza di fortissimo legame tra popolazione e territorio, tramandata di generazione in generazione. Al centro del parco, all’interno di una staccionata circolare, si erge maestoso e solenne il patriarca de s’Ortu, re dell’uliveto, anzi sa Reina (la regina), come viene chiamato. È un monumento naturale di circa 900 anni e di dimensioni impressionanti, forse l’ulivo più grande del Mediterraneo: ha un fusto di 16 metri di circonferenza. La corteccia è un capolavoro ‘istoriato’ da Madre Natura: un’opera d’arte fatta di nodi e intrecci. Standole accanto sentirai il flusso della vita che scorre fra radici e tronco aggrovigliati.

Lo sapevate? A Villamassargia si trova S'Ortu Mannu: un terreno con 700 ulivi ultrasecolari piantati nel Medioevo | Cagliari - Vistanet

Proseguiamo con la visita guidata della città medievale di Iglesias. Dal suo nome deriva Iglesiente, il territorio protagonista dell’epopea mineraria sarda, di cui è centro principale, sede vescovile, erede dell’antica diocesi di Sulcis. Iglesias in spagnolo significa ‘chiese’. Non a caso: in un luogo dal passato glorioso, specie durante il dominio catalano-aragonese (quando era città regia), spicca la celebrazione dei riti della Settimana Santa in forme e colori di tradizione spagnola. Le processioni dei Misteri del martedì e del venerdì santi sono le espressioni più suggestive. Fra le chiese, meritano una visita la cattedrale di Santa Chiara (XIII secolo), la Madonna delle Grazie, la chiesa del Collegio, ‘tempio’ dei Gesuiti, e San Francesco, una delle architetture gotico-catalane più intatte e significative della Sardegna, che custodisce un retablo del 1560.

Scavi e scoperte: il tesoro della Cattedrale di Iglesias - Sardegna Sotterranea

Pranzo.

Nel pomeriggio visiteremo la grotta di Santa Barbara, è una delle più antiche del mondo, la più ‘anziana’ d’Italia, una meraviglia naturale incastonata nel cuore della miniera di san Giovanni. La cavità è costituita da una grande salone alto oltre 25 metri e costellato di colonne di stalattiti (alte da cima a fondo della sala) e splendide stalagmiti, ricoperte da eccentriche di aragonite, formatesi nel corso di millenni.

Sardegna, l'incredibile Grotta di Santa Barbara | TerreIncognite Magazine

Di seguito visiteremo le nuraghe Seruci. Il complesso si estende per ben sei ettari nel territorio di Gonnesa, ed è costituito da nuraghe complesso, antemurale, esteso villaggio di capanne e una tomba di Giganti. Era di certo un nuraghe complesso, penta o esalobato. La torre centrale (mastio) a cupola aggettante era composta in origine da tre celle sovrapposte. Il mastio, con un diametro alla base di circa 60 metri, si eleva per circa 15 metri svettando su un rilievo, ed è tuttora circondata da un antemurale a cinque (o sei) torri, alcune in buono stato di conservazione. All’interno della torre ci sono numerose cellette, i cui pavimenti erano forse foderati con sughero per ‘isolare’ le camere. In una cella al primo piano, chiusa a cupola, si può vedere e toccare la pietra totemica di fondazione: una testa d’ascia levigata inserita tra le pietre del murale.

Complesso nuragico di Seruci - Monumenti Aperti

Rientro in hotel, cena e pernottamento.

3°giorno : Santadi

Prima colazione in hotel partenza per Santadi visita alla tomba dei giganti di Barrancu Mannu. La tomba di Barrancu Mannu, o di “Sa Tuerredda”, presenta il classico schema planimetrico delle tombe di giganti: corpo tombale absidato, corridoio coperto ed esedra arcuata. Costruita con grossi blocchi di granito giallo-rosa.

BARRANCU MANNU - Maestr'ale

Pranzo.

Nel pomeriggio visiteremo la necropoli preistorica (domus de janas) di Montessu. Presenta 40 sepolture di dimensioni e planimetrie varie, in gran parte pluricellulari (anticella, camera principale e celle secondarie). Gli ambienti sono precedute da vestiboli e presentano nicchiette e coppelle, gli ingressi erano chiusi da portelli. Si distinguono per monumentalità i due ipogei alle estremità dell’anfiteatro roccioso, cui si affiancano due domus significative sotto l’aspetto simbolico religioso (tombe-santuario): la ‘tomba delle spirali’, decorata con denti di lupo, protome taurina, numerose spirali simboleggianti occhi o seni della dea Madre, motivi a candelabro e falsa porta (‘passaggio per l’aldilà’); e la ‘tomba delle corna’, dove sono scolpite corna di varia foggia, alludenti al dio Toro.  E del menhir di “Luxia Arrabiosa” (alto circa 5,60 m.), protagonista di leggende popolari.

Le Domus de Janas di Montessu come raggiungerle - sardegnatoujours

Proseguiamo con la  visita del borgo medievale di Tratalias. Appare un paese lontano nel tempo, avvolto dal fascino intatto della sua storia millenaria. Sorto di fronte al golfo di Palmas intorno all’anno mille, visse il massimo splendore da sede episcopale in età pisana e spagnola e mantenne un ruolo di primo piano sino al XIX secolo. Il borgo originario fu abbandonato negli anni Ottanta del XX, dopo la realizzazione del lago artificiale di monte Pranu, le cui acque, infiltrandosi, resero inagibili le case. Il nuovo paese sorse a poche centinaia di metri. Il borgo ‘fantasma’ di poche case in pietra restaurate ti porterà nell’atmosfera incantata dell’antica Tatalia, un tempo chiusa da tre archi ‘barocchi’ (due oggi integri), forse accessi alla cittadella.

Tratalias vecchia | Sardegna Abbandonata

Rientro in hotel, cena e pernottamento. 

4° giorno : Sant’Antioco – San Pietro

Prima colazione in hotel e partenza per l’isola di Sant’Antioco, nell’arcipelago del Sulcis, è possibile scorgere uno dei ponti romani più significativi della Sardegna, che occupa un importante ruolo nello sviluppo della via di comunicazione isolana. Frutto della migliore architettura romana, cresciuta nel tempo con l’accrescimento dell’Impero, il ponte romano di Sant’Antioco ancora oggi rappresenta un’eccellenza della storia e del passato, tanto da essere conosciuto da tutti con il termine di “Pontimannu”, un unicum per forma e posizione. Il Museo Archeologico, mostra un’ampia selezione dei materiali rinvenuti nelle varie campagne di scavo tenutesi nella nostra Isola, dalle origini dei primi insediamenti neolitici (III millennio a.C.) alle fasi tarde della romanizzazione. L’area archeologica del Tophet, tipico santuario fenicio, dove venivano cremati e sepolti in urne i bambini. Sorse alla periferia nord del centro abitato: le urne cinerarie venivano deposte in anfratti rocciosi, a volte con steli commemorative. Il Tophet è elemento di continuità tra fenici e punici. La cattedrale paleocristiana.

Sardegna, Sant'Antioco: .Ponte Romano | artenenza all'archit… | FlickrLa cenere degli angeli. Il Tophet di Sant'Antioco – S&H Magazine

Pranzo.

Nel pomeriggio ci spostiamo sull’isola di San Pietro, isola di  origine vulcanica, le sue coste sono alte e frastagliate tanto che nella parte nordoccidentale cadono a strapiombo nel mare da un’altezza che raggiunge i 150 metri. La costa di San Pietro è caratterizzata da un’alternanza di calette sabbiose protette da alte scogliere mentre l’entroterra, ricoperto da una fitta macchia mediterranea, ospita un unico centro abitato, Carloforte, fondato nel 1736 durante il regno di Carlo Emanuele III da una colonia di pescatori liguri le cui origini sopravvivono nel dialetto, nei costumi e nell’urbanistica stessa del paese.

Dimora 14, Carloforte — DIMORE TURISMO

Rientro in hotel, cena e pernottamento.

5° giorno: Narcao- Roma

Prima colazione in hotel partenza per la  visita al villaggio minerario di Rosas ubicato a nord est dell’abitato di Narcao. Nelle miniere di Rosas si estraeva prevalentemente piombo, zinco e rame.

Narcao, racconti dei minatori e assaggi - Sardegna - ANSA.it

Al termine della visita trasferimento in aeroporto, disbrigo delle formalità d’imbarco e partenza per il rientro nei luoghi di origine. Fine dei servizi.

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