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Tour in Mongolia, il deserto del Gobi e le gesta di Gengis Khan – Mini Naadam Festival

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In Breve

 

 

 

 


 

 

Partenza: 12 agosto - 25 agosto
Durata: 14 giorni - 13 notti
Gruppo minimo: 15 persone
Costo per persona: € – Supplemento Singola € 550,00 Supplemento businness class (posti limitati) 1980,00 soggetta a disponibilità.
Prenotazioni entro: il 10 Maggio e fino ad esaurimento posti versando un acconto di € 1.500,00 a persona. Per tutte le prenotazioni pervenute entro il 30 marzo riduzione di euro 90,00 a persona e assicurazione annullamento al viaggio GRATIS,che vi consente di non avere penali ZERO PENALI sino al giorno di partenza,in caso di Vostra forzata rinuncia al viaggio.(Valore assicurazione euro 130,00)

Il Programma di Viaggio

1° Giorno: ITALIA / ULAN BATOR 

Ritrovo dei partecipanti all’aeroporto per partenza dall’Italia per la Mongolia,con scalo. Operazioni di imbarco e pasti e pernottamento a bordo

Arrivo in tarda mattinata a Ulaanbaatar, espletamento delle formalità di frontiera e accoglienza da parte dell’organizzazione locale e trasferimento in hotel. Check in, sistemazione in camera e tempo per un breve riposo prima della visita della città. Il tour della città inizia da Piazza Chinggis Square, la piazza centrale della capitale, il cui nome è stato cambiato nel 2013 in onore del padre fondatore della nazione mongola. Al centro della piazza si trova una statua equestre di Damdin Suekhbaatar, uno dei leader della rivoluzione Mongola del 1921, mentre sul lato nord della piazza di fronte al Saaral Ordon, il Palazzo del Governo, si trova un grande monumento colonnato di Genghis Khan, con ai lati le due statue di Oegoedeie Kublai Khan.

Risultati immagini per ulan bator Memoriale di Zaisan,

Pranzo in ristorante locale. Molto interessante è il Museo di Storia (National History Museum), dove si potrà conoscere lo sviluppo della storia umana nelle terre mongole ed i costumi tradizionali delle varie etnie locali. Si prosegue con la visita del Gandan Khiid, uno dei più importanti monasteri della Mongolia dove venne ospitato il tredicesimo Dalai Lama durante la sua permanenza in Mongolia nel 1904. All’interno del monastero spicca il Migjid Janraisig Süm, un magnifico edificio che contiene l’enorme statua di Migjid Janraisig, il dio protettore del paese. Al termine della visita si sale a bordo degli automezzi per raggiungere la località di Zaisan, una collina da dove si gode un bellissimo panorama della città e dei dintorni. Rientro in hotel. In serata prima della cena è previsto uno spettacolo folcloristico per scoprire le tradizioni di questo leggendario paese attraverso la musica, la danza e il canto tradizionale della Mongolia accompagnati dalle dolci melodie del “Morin khuur”, leggendario strumento a corde mongolo. Cena in ristorante. Pernottamento in hotel.

2° Giorno: ULAN BATOR - MONASTERO  AMARBAYASGALANT

Dopo la colazione partenza in direzione Nord per raggiungere il monastero Amarbayasgalant, che rientra nella lista dei siti protetti dall’UNESCO ed è considerato il monastero più bello e meglio preservato del paese. Pranzo .Visita al monastero che venne costruito tra il 1727 e il 1737 in stile cinese, dove all’interno si trova anche la tomba del grande scultore buddista mongolo Zanabazar, il cui corpo venne portato qui nel 1779.  Attualmente il monastero è abitato da circa 50 monaci, ed è possibile visitare alcune sale e salire sui tetti, dai quali si può ammirare uno splendido panorama sulla vallata. La principale caratteristica che rende sorprendente questo monastero è l’architettura del tempio completamente priva di chiodi di ferro, tutto è costruito grazie ad un incastro di blocchi di legno. Al termine della visita si prosegue verso il campo. Cena e pernottamento nel campo gher.

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3°Giorno: MONASTERO  AMARBAYASGALANT – ERDENET – VULCANO URAN TOGO

Colazione al campo. In mattinata partenza in direzione del vulcano Uraan Togoo. Durante il tragitto si attraversa la città di Erdenet, che venne costruita secondo un progetto sovietico degli anni ’70 per ospitare i minatori delle miniere di rame. La miniera di rame di Erdenet gioca un ruolo importante nell’economia mongola e costituisce circa il 30% del GDP annuale (Prodotto Interno Lordo). In serata arrivo al campo situato nei pressi del Uran Togoo, è uno dei vulcani quiescenti più antichi della Mongolia. Cena e pernottamento nel campo gher.

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4° Giorno:  VULCANO URAN TOGOO – LAGO KHOEVSGOEL                                                                 

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Colazione al campo. Oggi è previsto il trasferimento al lago Khövsgöl, circondato da alte montagne con vette di 3000 metri, ricoperte di foreste di pini, pioppi, betulle, che rendono magnifico il paesaggio. Questo è il più grande lago della Mongolia, e conserva il 2% delle riserve di acqua dolce mondiale, copre una superficie di circa 2.760 kmq, è lungo 134 km, largo 39 km e profondo 262 m, è alimentato da 90 fiumi con un solo emissario che confluisce nel fiume Selenge Gol per finire nel Lago Baikal. Le sue acque sono ricche di pesci e lungo le sue sponde vivono stambecchi, orsi, alci e numerose specie di uccelli. Per proteggere il lago e la natura circostante, nel 1992 è stato creato il Parco Nazionale Khovsgol Nuur.  Pranzo durante l’escursione.Cena e pernottamento nel campo gher

5° giorno:  LAGO KHOEVSGOEL  – TSAATAN, gli uomini renna                                   

Colazione al campo. Giornata dedicata ad escursioni per osservare la flora e la fauna attorno al lago. Questa regione è caratterizzata dall’ambiente naturale della taiga e ci vivono le etnie dei darkhad, dei buryats e degli tsaatan. Questi ultimi sono conosciuti con l’appellativo di Uomini Renna, in quanto vivono in simbiosi con questi animali che allevano e da cui traggono il loro sostentamento. Praticano antichi culti sciamanici che si sono riscontrati anche in alcune zone della Siberia, della Groenlandia e del Canada. Le tribù sono nomadi, vivono in luoghi quasi inaccessibili e si spostano in base alle stagioni. Visita ad una tribù Tsaatan situata a circa 50 km del campo che si raggiunge con circa due ore e mezza di trasferimento, dove vivono pastori di renne e sciamani. Pranzo durante l’escursione. Rientro al campo, cena e pernottamento nel campo gher.

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6° giorno:  LAGO KHOEVSGOEL – MURUN – LAGO ZUUN

Colazione al campo. In mattinata partenza in direzione della città di Murun. All’arrivo visita al Mercato locale (Black Market), il secondo della Mongolia per importanza dopo quello di Ulaanbaatar. Proseguimento del viaggio per raggiungere il lago Zuun. All’arrivo è prevista una camminata intorno al lago. Pranzo durante l’escursione. Cena e pernottamento nel campo gher.
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7° giorno: LAGO ZUUN – PARCO NAZIONALE KHORGO

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Colazione al campo. In mattinata partenza in direzione del Parco Nazionale Khorgo. All’arrivo è prevista una camminata alla scoperta del Parco Nazionale Khorgo. Arrivo al campo e partenza per un’escursione al Lago Bianco, anche conosciuto come Terkhiin Tsagaan Nuur, un lago di acqua dolce circondato da crateri di vulcani spenti e a situato sopra i 2.000 metri di altitudine. La zona intorno al lago è stata inclusa nella lista dei siti protetti della Mongolia dal 1965 e fa attualmente parte del “Parco Nazionale Horgo-Tėrhijn Cagaan Nuur”. Visita della Caverna del cane giallo (Yellow Dog Cave), della Caverna di ghiaccio (Ice Cave), e alla Caverna Zaluuchuud. Pranzo durante l’escursione. Al termine ritorno al campo. Cena e pernottamento nel campo gher

 

8° giorno: PARCO NAZIONALE KHORGO

Dopo la prima colazione, giornata dedicata al relax presso il Lago bianco. Pranzo presso il campo e possibilità di salire in vetta al vulcano. Cena e pernottamento nel campo gher.

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9° giorno:PARCO NAZIONALE KHORGO – SORGENTI CALDE DI TSENKHER

Dopo la colazione visita al Gran Canyon del fiume Chuluut, dove si trovano paesaggi creati dai terremoti di origine vulcanica e la Taikhar Rock. Proseguimento per raggiungere le sorgenti calde di Tsenkher, che si trovano a 1.860 metri nella catena montuosa Khangai. Arrivo al campo turistico gher e giornata dedicata al relax presso le sorgenti di Tsenkher, dove le acque sgorgano ad una temperatura che raggiunge gli 80 gradi. Si può fare il bagno nelle terme, oppure provare il massaggio e le cure tradizionali mongole, o ancora effettuare escursioni nei dintorni delle sorgenti. Da provare è un bagno al tramonto tra i vapori nelle piscine lastricate di roccia osservando cavalli e yak che pascolano a pochi metri, con fitti boschi di conifere come sfondo. Pranzo durante l’escursione. Cena e pernottamento nel campo gher.

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10° giorno: SORGENTI CALDE DI TSENKHER – KHARKHORIN -  E IL MONASTERO ERDENE ZUU

Colazione al campo. Dopo la prima colazione partenza in direzione della cittadina di Kharkhorin, dove si trovano i resti di Karakorum, l’antica capitale dell’Impero Mongolo che venne edificata nel 1220 dal grande condottiero Genghis Khan. Dopo la sua morte, la città fu completata dal figlio Ogedai Khan, ma ricoprì il ruolo di capitale solo per 40 anni, quando Kublai Khan decise di trasferire la capitale dell’impero, nell’odierna Pechino. Karakorum venne così abbandonata e in seguito, distrutta dai soldati mancesi. Dalle sue macerie nel XVI secolo venne costruito il monastero Erdene Zuu (“Cento Tesori”), il primo centro buddhista in Mongolia. In passato questo complesso comprendeva da 60 a 100 templi, ma venne distrutto a sua volta durante l’epoca delle epurazioni staliniane, vennero risparmiati solo tre dei templi del monastero, mentre un imprecisato numero di monaci vennero assassinati. Il monastero in seguito rimase chiuso fino al 1965, anno in cui il governo ne permise la riapertura come museo e successivamente, con la caduta del comunismo, il monastero riprese le sue attività religiose. Oggi Erdene Zuu conserva ancora parte dei suoi antichi splendori. I tre templi del complesso, circondati da una possente cinta muraria, sono dedicati alle tre fasi della vita del Buddha: l’infanzia, l’adolescenza e la maturità. Il tempio centrale, quello più importante, è chiamato Zuu di Buddha, e contiene due statue del Buddha fanciullo. Fuori dalle mura del monastero si trovano due “tartarughe di pietra”, che in passato segnavano i confini dell’antica città di Karakorum. Pranzu durante l’escursione. Cena e pernottamento nel campo gher.

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11° giorno: KHARKHORIN – ELSEN TSARKHAI SAND DUNE

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Colazione al campo  e si prosegue il tour verso le dune di sabbia di Elsen Tasarkhai. Nel pomeriggio ci si potrà dedicare a passeggiate sui cammelli attraversando dune di sabbia contornate dalla verde steppa. Pranzo, cena e pernottamento presso il campo.

12° giorno: KHARKHORIN- PARCO NAZIONALE KHUSTAI

Prima colazione al campo. In mattinata partenza per la Riserva Naturale Khustai Nuruu, situata a circa 100 km a sud-ovest della capitale, venne istituita nel 1993 per salvaguardare i cavalli selvaggi mongoli (chiamati takhi) probabilmente il simbolo più noto dell’originale e variegata fauna della Mongolia. Noti anche con il nome di Cavallo di Przewalski, dal nome di un esploratore polacco che per primo se ne interessò, questi cavalli selvaggi in passato si spostavano liberamente nelle steppe in grandi branchi. Purtroppo a causa della caccia spietata dei bracconieri negli anni 60’ la razza rischiò la quasi totale estinzione ma grazie a gruppi ambientalisti internazionali, fu possibile reintrodurre numerosi capi di takhi in aree protette. Pranzo durante l’escursione. Escursione nella Riserva, dove sarà possibile incontrare anche altri animali selvatici come lupi, cervi rossi e l’argali, una pecora selvatica asiatica, che vive su gran parte delle catene montuose dell’Asia centrale. Cena e pernottamento nel Campo Gher.

Risultato immagini per PARCO NAZIONALE HUSTAI

 

 

13° giorno:PARCO NAZIONALE KHUSTAI-  ULAN-BATOR 

Dopo la prima colazione partenza in direzione di Ulaanbaatar. All’arrivo è previsto una breve visita della città con incluso con incluso il Bogd Khan Winter Palace Museum. Visita al Palazzo d’Inverno di Bogd Khan, l’ultimo imperatore della Mongolia morto nel 1924 che come ottavo Jebtsundamba Khutugtu fu la guida spirituale buddhista tibetana della Mongolia. Questo palazzo ancora ben conservato è da considerarsi uno dei più importanti monumenti storici di Ulaanbaatar. Pranzo durante l’escursione. Nel pomeriggio tempo a disposizione per gli ultimi acquisti oppure per il riposo. In serata è prevista una cena di arrivederci presso un ristorante locale. Rientro in hotel e pernottamento

Risultato immagini per Bogd Khan Winter Palace Museum.

14° giorno:  MONUMENTO CHINGISS KHAAN E TERELJ

Dopo la prima colazione in hotel, trasferimento al parco nazionale di Terelj. Lungo il cammino per raggiungere il parco visitiamo il Monumenti di Chinggis Khaan, dedicatogli per gli 800 anni dell’Impero mongolo. Pranzo durante l’escursione e nel pomeriggio visita della montagna della Tartaruga  e del Tempio di meditazione Ariyabal. Cena e pernottamento nel campo Gher.

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15° giorno:  

Colazione rilascio delle camere , trasferimento in aeroporto e operazioni di imbarco per volo di rientro in Italia con scalo.Arrivo in Italia e fine dei servizi.

 

Informazioni generali

Il nostro tour rispetto ad altri ,offre,tra le altre cose,bagni privati nelle tende,e sistemazione 3 persone ogni 4 x 4  e non 4 come altri T.O.Un accompagnatore esperto dall’Italia.

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Tenda tipica gher.

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La Quota Comprende:

Voli internazionali in classe economica Italia/Ulan-Bator A/R con franchigia bagaglio di 20kg

3 pernottamenti in Hotel ad Ulan-Bator Holiday -Inn 4**** o similare

1 pernottamento in Hotel nella valle di Orkhon (Hujirt Spa Resort o similare)

9 pernottamenti in Campi Gher come da programma (8 con bagno privato in tenda)

Mezza bottiglietta d’acqua al giorno

Pensione completa durante il tour con acqua e thé inclusi

Trasferimenti indicati nel programma con automezzi privati jeep 4×4 giapponesi per le escursioni con 3 passeggeri ogni auto.

Trasferimenti in bus per la porzione di Ulan-Bator e Terelj

Volo domestico da Ulan-bator al deserto del Gobi

Escursioni e visite come da programma

Guida in italiano per tutta la durata del tour

Tasse di ingresso al Parco Nazionale

Rappresentazione esclusiva del Naadam Festival

Tutti gli Ingressi ai siti e monumenti

Assicurazione medica (massimale 10.000,00) bagaglio (massimale 1.500,00)

Accompagnatore dall’Italia

 

La Quota Non Comprende:

Tasse aeroportuali € 410,00 a persona (tariffa soggetta a riconferma al momento dell’emissione dei biglietti)

Visto d’ingresso per la Mongolia €95 a persona

Bevande alcoliche

Mance per guide autisti e facchini.

Spese personali

Tutto quanto non espressamente indicato nella voce “La Quota Comprende”

Facoltativo :polizza assicurazione annullamento al viaggio euro 130,00

Visualizza immagine di origine

 

 

Formalità Burocratiche

Da Gennaio 2016 è nuovamente richiesto il visto per gli italiani. Passaporto, firmato in originale, con validità di almeno 6 mesi dalla data di partenza e due pagine libere.Ce ne occupiamo noi.

Disposizioni Sanitarie

Non è richiesta alcuna vaccinazione.

Dalla prefazione di Sveva Sagramola:
Latte e terra. L’odore della Mongolia è fatto delle cose che danno la vita, e un viaggio in questa regione nel cuore dell’Asia è in grado di restituirci una fotografia antica di noi stessi, quando, agli albori della nostra umanità, nomadi, ci spostavamo per adattare le nostre esistenze ai cicli stagionali. Ancora non c’era separazione con la natura, e i confini tra la vita e la morte, l’umano e il divino, erano difficili da distinguere, così come il cielo dalla terra, nello sconfinato orizzonte delle steppe. È in questo spazio senza tempo, dove l’essenza del nostro essere al mondo si staglia nitida, che ci conduce il libro di Federico Pistone, un diario di viaggio che avvince e si legge come un romanzo, emozionante, perché racconta non solo le storie, le abitudini e la vita quotidiana di un popolo abituato da oltre cinquemila anni a vivere nelle tende sfidando inverni che arrivano a cinquanta gradi sottozero, ma ne cattura anche i sogni, le credenze, i misteri. Quel senso del sacro, che i mongoli non hanno mai perso, dato dal rapporto quotidiano con una natura ostile e imponente, che può essere assecondata e mai sfidata, e attraverso cui viene naturale sentire di essere una parte del Tutto, strettamente legati al destino delle piante, degli animali, dei fili d’erba, dell’aria, dell’acqua, di ogni essere vivente. Per i mongoli c’è uno spirito in ogni elemento della natura a cui rapportarsi, con rispetto e familiarità; sentimenti che, se fossero stati mantenuti dall’umanità che ha conquistato il mondo nei tempi moderni, avrebbero evitato la catastrofe ecologica che sta investendo il Pianeta. Federico ci accompagna sotto cieli che ancora si accendono di stelle, perché la Mongolia è uno dei Paesi meno abitati al mondo, dove le stelle si vedono, e sono così luminose da rischiarare la notte. Ci fa entrare nelle tende dei nomadi, che chiamano gher la propria casa. Provate a pronunciare questa parola a voce alta e vi accorgerete che ha un suono dolcissimo, caldo, come la loro ospitalità. Ci fa conoscere vite faticose, dove però la mancanza di beni di consumo lascia spazio all’essenziale, alle cose veramente importanti e necessarie, al senso di comunità, di famiglia, di amicizia. Scopriamo insieme a lui le sfide della Mongolia moderna, dove l’urbanizzazione intorno alla capitale crea nuove povertà, e l’allevamento intensivo di capre provoca una desertificazione devastante, mentre la corsa allo sfruttamento delle risorse minerarie rischia di compromettere aree naturali ancora intatte, tra le ultime rimaste al mondo, di cui oggi ne è simbolo e abitante il leopardo delle nevi. È alla ricerca di questo animale meraviglioso, continuamente evocato e quasi mai incontrato, che andremo in queste pagine, inseguendo anche il misterioso «almas», la creatura paurosa e leggendaria, l’uomo selvatico di ogni mitologia di montagna. Un racconto che si fa spesso poetico, perché Federico guida il lettore in un Paese di cui ha una conoscenza profondissima, senza, per questo, essere invadente. Non giudica, ci lascia guardare, come se fossimo accanto a lui, in questo viaggio straordinario nella nostra umanità. Sa che non c’è un punto di appoggio per raccontare il mondo e le altre culture, che la vita è in continuo movimento, sotto ogni sua forma, e che i confini, in fondo, non esistono. Perché, come gli dice, il Santo Jamiyan, che legge Dante, e che Federico incontra a Shambala, il centro delle energie dell’Universo secondo la spiritualità tibetana, «le nostre vite sono un miracolo, così come le nostre trasformazioni, i nostri sensi, la nostra fede». Sveva Sagramola.

Il leopardo e lo sciamano

L’ospitalità della popolazione della Mongolia

La popolazione della Mongolia è per tradizione ospitale, tranquilla e tollerante. E’ consuetudine qui essere contornati da grandi silenzi tipici della steppa e i comportamenti decorosi, ispirati a un’educazione severa e a una profonda spiritualità, che li ha temprati a superare ogni ostacolo e ogni difficoltà. Lo stile di vita è prettamente non sedentario e questa caratteristica li ha abituati ad usufruire dell’essenziale e ad adattarsi a cio’ che la natura aveva da offrire. La storia ci parla di una popolazione fiera e orgogliosa che discende dai famosi cavalieri che fanno sempre riferimento al ricordo di Genghis Khan, l’artefice del più grande impero della storia.

Letteratura

Il paese possiede una letteratura molto ricca, ma gran parte dei capolavori mongoli sono pressoché sconosciuti in occidente. I primi saggi di letteratura locale sono rappresentati da poemi epici e cronache storiche, tra cui l’esempio più rappresentativo è costituito dalla Storia Segreta dei Mongoli, un’impressionante testimonianza delle usanze ai tempi di Gengis Khan, scritta nel 1240: una sorta di vangelo mongolo all’insegna di una filosofia di guerra e di competizione esasperata, ma anche di coraggio e generosità. Da segnalare poi Inginash, acuto narratore dell’Ottocento, mentre nel Novecento si assiste ad una letteratura solenne e celebrativa.

Artigianato

E’ presente una fiorente produzione di gioielli. Se ne possono trovare di tutti i tipi e di diversi materiali, sebbene principalmente ci siano gioielli in argento, oro, corallo e cuoio, di ornamenti per il corpo e per l’acconciatura, di selle e di altri oggetti, preziosi e funzionali insieme.

Pittura

Nell’arte mongola è difficile distinguere le forme espressive del luogo. Come tutti i popoli nomadi di origine altaica, anche i mongoli sembrano aver mostrato scarsa predisposizione artistica anche se le conquiste territoriali di Genghis Khan e dei suoi successori portarono a contaminazioni espressive di altre etnie, in seguito alle deportazioni di artigiani musulmani, tibetani e cinesi. Nel 1623 nacque Zanabazar, massima espressione della cultura autoctona.
Seguendo gli insegnamenti del Dalai Lama, Zanabazar riuscì ad apportare su queste terre dei significativi cambiamenti culturali. Manifestazioni tangibili che si possono vedere dalla realizzazione di sculture, ma anche attraverso la creazione dell’alfabeto soyombo (la cui prima lettera compare sulla bandiera mongola ed è stato adottato come simbolo di libertà).
Si è rivelato essere anche un politico di notevole spessore morale.

Nei nuclei di culto sono state ritrovate testimonianze di pittura murale e di “tanka” (pittura su seta con cornice di broccato) di ispirazione tibetana. Le tappezzerie trovate nelle tombe a tumulo di Noin Ula presentano temi magici ed emblematici riscontrabili anche nelle placche metalliche nelle quali si trovano simboli di caccia. La stoffa trapuntata e ricamata con scene fantastiche ci riportano all’arte unnica, che si estenderà, anche dopo la fine dell’impero mongolo, nelle regioni dell’Asia nord occidentale.

 

Musica

Le danze che si possono notare in un tour in Mongolia sono diverse e tutte particolari, molto legate allo spirito ancestrale e mistico di questi luoghi. Ad esempio le danze “tsam”, eseguite per esorcizzare gli spiriti maligni, si basano sul nomadismo e sullo sciamanesimo. C’è stato un periodo, sotto il regime comunista, in cui queste credenze religiose sono state bandite, in quanto come ogni dittatura di qualsiasi colore politico, l’obiettivo era quello di annullare usi, costumi e culture già esistenti ricostruendone da capo una nuova. oggi le danze stanno tornando a nuova vita. La musica tradizionale viene suonata con un’ampia gamma di strumenti e di stili vocali. Le principali espressioni musicali sono l’uurtyn duu (canzone lunga), accompagnata dal morin huur (uno strumento a corda di crine di cavallo) e l’hoomy (il canto di gola) con cui vengono imitati i suoni della natura. Un canto questo molto particolare, composto da voci maschili sapientemente impostate in modo da produrre corposi suoni armonici di gola e più note in una stessa emissione. La musica e la danza mongole implicano sempre un certo grado di contorsionismo, un’antica tradizione mongola.

Forniamo qui una selezione di dischi, utili per imparare ad apprezzare la tradizione musicale mongola:

  • THE BEST COLLECTION 3-Hurd: Gli Hurd (che significa “veloce”)è il gruppo rock più famoso della Mongolia, si ispirano a Eminem e agli AC/DC ma che compongono brani gradevoli e densi di richiami alla tradizione mongola. I temi più frequentati sono quelli della patria, della famiglia, dei valori antichi degli antenati. Il primo brano di questo cd, “Ich oron”, è stato adottato (e suonato agli altoparlanti fino all’ossesso) nel 2006 durante le manifestazioni nella piazza di Ulaanbaatar contro la corruzione.
  • MORE LIVE: Huun-Huur-Tu Splendida testimonianza live di uno dei quartetti più celebri della Repubblica di Tuva. Gli Huun-Huur-Tu si esibiscono in una serie di motivi tradizionali che li vedono impegnati in tutti e tre gli stili principali del loro tipico canto, lo xöömej, il kargyraa e il sygyt.
  • Gobi: I migliori interpreti, strumentali e vocali, della musica tradizionale mongola in questo disco che raccoglie celebri melodie di tutto il Paese e in particolare delle regioni occidentali.
  • Tengis, songs of the Darkhad people I darkat, o darkhad, sono una popolazione del nord della Mongolia dalla storia particolarmente sofferta che esprimono il loro dolore in alcune struggenti canzoni brevi affidate a un gruppo collaudato.
  • Mongolie – Chamanes et Lamas: Due viaggi sciamanici e due messe lamaiste in presa diretta. Il disco è un tipico esempio di musica religiosa mongola Questo cd ci avvicina a un’arte estrema, difficilmente comprensibile a orecchie occidentali , con i canti quasi tribali dei darqad e dei buriati.
  • Xoomii music of Mongolia: Brevi canzoni per questo disco del 1996 proposto dallo Jargalant Altai. Si tratta di esempi di tradizionale canto di gola, l’hoomi o xoomi come recita il titolo del cd. La tecnica utilizzata per questo canto è molto difficile e coinvolge la gola, il palato e lo stomaco. Si tratta di una delle forme d’arte più peculiari e affascinanti del popolo mongolo.
  • Stepmother city: Nella regione di Tuva, al nord della Mongolia, si concentrano alcune delle tendenze musicali più interessanti del panorama etnico mondiale. Una delle esponenti più autorevoli è Sainkho Namchylak, figlia di nomadi, legata saldamente ai riti dello sciamanesimo. Utilizza la voce come strumento musicale, ora melodioso ora ossessivo, sempre stupefacente. Nel 2003 è uscito un nuovo disco di Sainkho, ormai entrata nel business discografico occidentale.
  • Mongolie-Mongolia: 17 brani tradizionali mongoli, affidati all’Ensemble Mandukhai: un’ora di canzoni, pezzi strumentali e danze

 

 

 

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