TOSCANA ALTERNATIVA – ALLA SCOPERTA DELLE PIEVI

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In Breve

TOSCANA ALTERNATIVA

ALLA SCOPERTA DELLE PIEVI ROMANICHE

L’ambivalenza dell’acqua: dalle fonti sacre pagane alla lavorazione della ceramica lungo le sponde del fiume Arno, passando attraverso la visita delle più belle ed affascinanti pievi romaniche della provincia di Arezzo.

 

L’idea dell’acqua come oggetto di pratiche religiose, simbolo del divino e portatrice di vita non è certo nuova e può essere considerata un elemento trasversale praticamente di tutte le forme religiose del mondo antico e moderno. Ad esempio, la simbologia cristiana pone l’acqua al centro di uno dei suoi riti più importanti, il battesimo, praticato nelle antiche pievi paleocristiane e poi romaniche, associandola alla rinascita e alla purificazione, e quindi connotandola in termini essenzialmente positivi. In realtà, l’immagine dell’acqua come generatrice di vita non è presente solo nel Cristianesimo ma praticamente in tutti i miti e le cosmogonie del mondo antico per non parlare del culto dell’acqua come generatrice di vita presso le antiche “fonti galattifore”. Tali luoghi diventarono quindi occasioni per esprimere la propria devozione alla divinità, e furono pertanto sede di pratiche rituali, pellegrinaggi e credenze. Ma l’acqua e soprattutto il fiume Arno con i suoi preziosi depositi di argilla furono all’origine anche di un’importante produzione ceramica che fece di Arezzo, prima in epoca etrusca e poi in epoca romana con la celebre “terra sigillata aretina”, uno dei centri più importanti dell’Etruria Settentrionale.

Sono più di cinquecento anni che le pievi non assolvono più alla duplice funzione di chiese battesimali e centri amministrativo-economici con potere per esempio di riscuotere le decime. Ma ancora nel secondo dopoguerra, tra le popolazioni rurali soprattutto, sopravvivevano alcune suggestive consuetudini di rispetto ed affetto verso quelle che Carducci definì “Le madri vegliarde dell’itala gente”. Lo spopolamento delle campagne, la chiusura di tante parrocchie rurali a vantaggio delle nuove chiese presso i centri urbani ha portato all’abbandono fisico e alla perdita di quella sacralità che aveva sempre caratterizzato questi edifici. Oggi sono molti i toponimi (Pieve, Pievina, Pievaccia) a permetterci di ricostruire ed individuare dove in epoca paleocristiana esisteva una pieve. Fu grazie alla ricostruzione preromanica o romanica, tra il X e il XIII sec. che le antichissime pievi (circa 69 alla fine del Duecento) poterono continuare a vivere: patrimonio storico, religioso, culturale ed artistico di inestimabile valore. Per Arezzo e il suo territorio, tra V e XII secolo, le pievi sono presenze territoriali “forti”, che ci danno indicazioni sulla  antica viabilità e sulle attività architettoniche e scultore, supplendo spesso alla lacunosità di tanta documentazione scritta.

 

Partenza: 07 ottobre - 08 ottobre
Durata: 2 giorni 1 notte
Gruppo minimo: 25 massimo 30
Costo per persona: 185,00 Sup.Singola 35,,00
Prenotazioni entro: Sino ad esaurimento dei posti disponibili versando acconto di euro 70,00 saldo entro un mese dalla partenza

Il Programma di Viaggio

1° giorno

Ritrovo dei partecipanti in luogo da stabilire e partenza al mattino circa le ore 08.00 per la Toscana.

Mattina: Pieve di S. Eugenia al Bagnolo e Pieve di S.Pietro a Gropina

Pranzo in ristorante.

Pomeriggio: Pieve di Sietina, Pieve di Romena, se c’è tempo Pieve di Socana.

La mattinata avrà il suo inizio non lontano dalle mura di Arezzo con la visita alla Pieve di S. Eugenia una delle più importanti pievi della diocesi aretina. L’edificio risale al VI-VII secolo ed è stato variamente rimaneggiato nel corso dei secoli. Un ottimo recente restauro lo ha riportato al primitivo splendore.

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Il campanile esterno fu eretto nel Quattrocento; nel secolo successivo ebbe inizio il progressivo interramento e deterioramento dell’edificio, con conseguente distruzione della facciata romanica e delle prime due campate. L’interno è a tre navate, e riporta sostanzialmente intatto l’edificio originario (pilastri, arcate, finestre della navata centrale), che oggi si trova interrato di oltre due metri: in effetti, il piano di campagna si è sollevato nel corso dei secoli, sia per la discesa di materiali alluvionali dal sovrastante monte Lignano, sia per gli innumerevoli straripamenti dei torrenti della zona. La parte absidale è invece il risultato della ristrutturazione in stile romanico portata a compimento nel XII secolo.

Terminata la visita, ripreso il bus seguendo il percorso dell’antica via Cassia raggiungeremo la Pieve d S.Pietro a Gropina non  lontano dal sito di Loro Ciuffenna nel bellissimo borgo di Gropina. Racchiuso ancora dalle mura medievali, il centro si presenta come un piccolo agglomerato di case in cui spicca l’elegante architettura della pieve di San Pietro. L’attuale struttura della chiesa si fa risalire al XII secolo, ma la sua costruzione deve insistere su due edifici precedenti, uno risalente all’epoca paleocristiana (V-VI secolo), l’altro appartenente al periodo longobardo (VIII-IX secolo). I resti di queste strutture precedenti sono ancora visibili nei sotterranei dell’attuale pieve e si possono visitare attraverso una piccola scala collocata nella navata destra.

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L’edificio che si vede oggi presenta tre navate che, come si evince da alcune anomalie sulla facciata, sono il risultato di una modifica della struttura originaria che doveva prevedere un’unica navata centrale. All’esterno sono ben individuabili i grandi blocchi di pietra arenaria disposti per filari orizzontali che attribuiscono a tutta la struttura un aspetto ordinato e elegante. Il massiccio campanile addossato alla chiesa, innalzato probabilmente su una torre longobarda, conferma lo stile severo di tutta l’architettura. L’interno ha lo spazio suddiviso da colonne con capitelli tutti diversi tra loro con scene dell’Antico e del Nuovo Testamento. Il pulpito in pietra è decorato con la rappresentazione dei dodici apostoli mentre ricevono lo Spirito Santo. Le pareti non sono dipinte, ma l’eleganza dell’architettura fa di questa struttura il più importante esempio di architettura romanica del Valdarno.

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Dopo la pausa pranzo ripartiremo alla volta del Casentino stupenda vallata a nord di Arezzo, terra di eremi e castelli. La prima sosta sarà dedicata alla visita della suggestiva Pieve di Santa Maria Maddalena a Sietina posta in una pianura vicino al fiume Arno.

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Unica Pieve del Casentino in cui sono visibili, ancora oggi, gli affreschi.
offre a chi entra un suggestivo effetto prospettico: il pavimento, più basso rispetto al piano di campagna, e gli affreschi, decorati sulle pareti, provocano una forte emozione.
Menzionata già nel luglio del 1022 con il nome di Santa Maria Maddalena di Setrina, cadde nell’anno 1373 sotto il dominio dell’illustre famiglia aretina dei Bacci.
All’interno la pieve presenta una struttura architettonica insolita rispetto alle altre pievi che si trovano in Casentino. È a tre absidi, con tre navate, separate da quattro arcate poste su pilastri a sezione rettangolare.
Gli affreschi sono stati eseguiti in due periodi diversi. Un gruppo nel periodo gotico, l’altro in epoca rinascimentale.
Sotto l’affresco della “Annunciazione” si trova un’iscrizione con la data del 1490 e il nome del committente.

Ripreso il percorso dopo circa mezz’ora di strada giungeremo a Romena dove termineremo  la giornata con la visita di quella che è comunemente considerata la più bella pieve del Casentino.

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TEMPORE FAMIS MCLII. Questa scritta è scolpita sul capitello della prima colonna di sinistra entrando nella splendida Pieve di San Pietro a Romena ed indica la circostanza e l’anno in cui questa pieve romanica fu edificata.
In origine questa colonna non era la prima, ma la terza. Infatti la facciata e le prime due arcate dell’edificio crollarono nel 1678. Nonostante questa mutilazione, la Pieve di Romena è, dal punto di vista architettonico, la chiesa più importante del Casentino.
Qui lo stile romanico si esalta ed anche il profano non può non rimanerne affascinato. Al mattino lame di luce entrano dalle bifore e trifore dell’abside ed illuminano i grezzi ma eleganti capitelli realizzati sicuramente da maestranze lombarde, le stesse che eseguono più o meno nello stesso periodo i capitelli della Pieve di Stia, quella di Strada in Casentino e La Pieve di Montemignaio.
Questa pieve romanica a tre navate fu costruita su un preesistente edificio religioso, probabilmente del secolo VIII, i cui resti e certi frammenti sono visibili scendendo nel sotto chiesa attraverso una scala, sulla destra, all’interno dell’edificio.
Fino a qualche anno fa in questa pieve si trovavano importanti opere d’arte medievali. Queste sono oggi conservate nella vicina propositura di Pratovecchio.
Esternamente la parte di maggior fascino della Pieve di Romena, oggi dichiarata Monumento Nazionale, è sicuramente l’abside. Al visitatore che giunge da Pratovecchio o dal Castello di Romena (si può arrivare anche da una deviazione sulla strada della Consuma) appare come una scultura perfettamente incastonata in un classico paesaggio toscano, anzi, nel tipico e splendido paesaggio Casentinese.
Dal 1991 questa Pieve è anche sede della Fraternità di Romena, luogo di fede e amicizia.Cena e pernottamento in hotel.

2° giorno

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Dopo la prima colazione in hotel e aver lasciato le camere,ci si reca sempre nella zona del Casentino per la visita all’antica Pieve di S. Antonio a Socana e quella di Stia, occasione poi per recarci preso gli stabilimenti dove si produce il famoso panno casentinese.

Successivamente presso la località Pagliericcio, si potrà ammirare l’antico molino a pietra della famiglia Grifoni,mugnai dal XVII sec.Pranzo in agriturismo.Ci si reca infine nella Val Tiberina e  spostare il discorso su Piero della Francesca e sui luoghi pierfrancescani come Monterchi (Madonna del Parto) o Sansepolcro (Museo civico con ben quattro opere di Piero: Polittico della Misericordia, La Resurezione, S.Giuliano e S. Ludovico). Pranzo in hotel .Al termine delle visite  partenza per il rientro a Roma previsto in serata e fine dei servizi.

Itinerario di Viaggio

Informazioni generali

Il Casentino, l’Alta Valle dell’Arno, è attraversato interamente dal fiume e racchiuso dai monti de La Verna (Monte Penna), di Camaldoli, dell’Alpe di Catenaria e della catena del Pratomagno. La sua posizione ne fece una terra di transito, di pellegrinaggio tra l’Appennino toscano e quello emiliano. In questi luoghi  gli Etruschi ebbero uno dei loro centri di culto sul Monte Falterona:il Lago degli Idoli. La valle fu anche terra di conquista dei Fiorentini; fu infatti a Campaldino che nel 1289 l’esercito della Lega Guelfa capitanata da Firenze  inflisse una dura sconfitta ai ghibellini di Arezzo, come testimoniano anche i tanti riferimenti di Dante nella Divina Commedia.

La storia di questa verde vallata è strettamente legata a quella dei Conti Guidi che governarono questa terra fino alla metà del ‘400 edificando numerosi castelli. Fra quelli meglio conservati, si deve annoverare il grandioso Castello di Poppi. La graziosa cittadina che lo ospita, è interamene circondata dalle mura e urbanisticamente articolata  proprio intorno al castello dei Guidi e alla Badia di S. Fedele. Il castello , al suo interno conserva gli antichi ballatoi, le prigioni, le varie stanze del primo e  del secondo piano, compresa la Cappella Palatina con gli affreschi di Taddeo Gaddi (XIV sec.). La Chiesa di S.Fedele. custodisce opere di grande importanza come la Madonna col Bambino del Maestro della Maddalena e un’adespota croce dipinta su tavola  di scuola giottesca collocata sopra l’altare maggiore.

La quota comprende:

  • Trasferimento da Roma ad Arezzo e ritorno in Bus G.T.;
  • visita guidata  intera giornata con guida autorizzata Regione Toscana;
  • pranzo in ristorante,  bevande acqua e vino della casa incluso;
  • accompagnatore da Roma dei Viaggi di Giorgio;
  • Assicurazione medica bagaglio;
  • iva e oneri comunali.

Non comprende:

  • eventuali biglietti ingressi ove previsti;
  • spese di carattere personale;
  • mance  per guida e autista e camerieri, euro 5,00,  da versare all’accompagnatore alla partenza.
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