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Rieti-STORIA, ARTE ARCHEOLOGIA NELL’OMBELICO D’ITALIA

In Breve

                                               

                                            ALLA SCOPERTA DEL CENTRO D’ITALIA

                                           Tra storia, arte, natura e invitanti sapori.

                                                                 MAGICHE  TERRE

                        Pievi Romaniche Chiese Rupestri ed Incantevoli Borghi

                     AMATRICE….  aspetta voi..perche’ tornare ad Amatrice?

Nel Lazio antico la natura era abitata da geni, gli dei, che rendevano sacro uno spazio. Di quel tempo mitologico è rimasta nella Valle del Turano una natura selvaggia che ricopre monti ripidi e antiche città scomparse.

Il Lazio è una regione dai mille paesaggi e dall’antichissima presenza umana, ricca di storia, arte e natura. È una terra dalle emozioni profonde e “sottili”, estremamente eterogenea e in larga parte ancora sconosciuta ai più: lontana, nel complesso, dalle facili etichette e dai banali stereotipi del turismo moderno. Esiste poi un Lazio affascinante e inesplorato, spesso ignorato dai tour operator e dalle riviste patinate, che tuttavia non mancherà di sorprendere il viaggiatore curioso e avventuroso. Isole galleggianti e laghi fantasma, paesaggi fantastici e romantici, impronte di santi, demoni e miscredenti, simboli e chiese templari.


Questo viaggio nell’Alto Lazio,Vi porterà
a scoprire luoghi di cui ignorate l’esistenza, eppure luoghi meravigliosi situati a poca distanza dalla nostra capitale.

Inoltre tutta la provincia di Rieti è costellata di piccoli centri storicicastelli abbandonati e molti altri visitabili, laghiparchi naturali e importanti luoghi di culto. Tra questi ultimi segnaliamo i noti santuari della Valle Santa, luoghi sacri dove San Francesco meditava e pregava. Una zona ricca di fascino e spiritualità che ne fanno una delle mete di pellegrinaggio più famose d’Italia.

Il Reatino è anche un’area di grande interesse non solo enogastronomico ma anche storico e culturale che, negli ultimi anni, sta pian piano valorizzando le sue peculiarità.

L’umbilicus Italiae, ovvero il centro geografico d’Italia, Rieti è stata fin dall’antichità una città importante, crocevia tra i monti Sabini e quelli Reatini. Ricca di testimonianze risalenti anche all’epoca romana come medievale, Rieti è un vero e proprio gioiello del turismo in Sabina.

Per visitare Rieti bisogna andare adagio, passeggiare lentamente alla scoperta degli angoli più suggestivi accompagnati da una guida esperta con la quale familiarizzare in breve con la città ed i suoi abitanti, lasciarsi cullare dalla calma che avvolge il centro storico rimanendo stupiti dalla bellezza dei luoghi.

Dimenticate dunque le tensioni, fatevi attrarre da paesaggi indimenticabili come quello che si può ammirare dal Ponte Romano, assaporate la tranquillità della provincia reatina e lasciandovi circondare dal garbato calore della gente, puntate diritto verso il centro storico pronti alle sorprese.

“Iste est quem tibi promiseram locus”
“Questo è il luogo che ti avevo promesso” Parole rivolte dalla Madonna a S. Tommaso di Moriana, restauratore di Farfa, per indicargli il luogo dove erano le rovine dell’Abbazia distrutta, ricostruita poi dal santo: è il luogo dell’attuale monastero

L’Abbazia di Farfa è uno dei monumenti più insigni del Medio Evo europeo; ebbe il patrocinio di Carlo Magno e possedette, nel periodo di massimo splendore, una vastissima porzione dell’Italia Centrale.

Casperia:l’Aspra bellezza della verità e la tentazione delle apparenze.

Labro è un piccolo borgo medievale del Lazio. Si trova in provincia di Rieti, proprio al confine con l’Umbria; difatti a pochi passi dal paese si trova il borgo di Piediluco, sull’omonimo lago in provincia di Terni.Una passeggiata a Labro è ottimale se volete trascorrere qualche ora in un’incantevole atmosfera medievale.

Presso Cittaducale (bella cittadina con importanti monumenti medioevali), in località Caporio, lungo il pendio di un’altura presso la Via Salaria Nord, si trova l’area archeologica delle Terme o Villa di Vespasiano, che apparteneva all’area del Vicus Cutiliae.

Tutti siamo a conoscenza dell’immane tragedia che ha colpito il territorio di Amatrice nell’agosto del 2016.  Amatrice era un ridente borgo arroccato sulle verdeggianti colline a cavallo tra i Monti Sibillini e i Monti della Laga. Ora, purtroppo, di questo grazioso paese è rimasto ben poco. Noi dei Viaggi di Giorgio, auspichiamo un rapido recupero di tutta l’area colpita dal sisma e, in attesa che ritorni al suo splendore iniziale, vogliamo comunque omaggiare questa perla dell’Appennino laziale,con una visita,che ci aiuterà a comprendere da vicino quanto accaduto,e sopratutto a sostenere l’economia locale.

Soltanto con la nostra presenza,daremo un aiuto concreto a queste popolazioni,terribilmente colpite dal sisma.Conoscere Amatrice significa poter gustare il celebre piatto famoso in tutto il mondo, l’Amatriciana qui ancora preparata secondo la ricetta tradizionale, ma anche godere delle bellezze paesaggistiche di un territorio che è il naturale ingresso laziale al Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga .

E visita ancora di palazzi nobiliari,borghi,castelli….

Siamo molto attenti a rispettare le regole fissate dai vari DCPM

misuriamo la febbre prima di salire sul bus, gli stessi sono sanificati tutti i giorni, e hanno un cambio ‘d’aria costante,osserviamo distanziamento sul bus

Sistemazione ai tavoli solo congiunti, massimo 4 persone.

Auricolari per tutto il gruppo 

e tutto il necessario per garantire sicurezza.

Partenza: 13 Maggio - 15 Maggio
Durata: 4 giorni 3 notti
Gruppo minimo: Minimo 20 massimo 35 persone- Per rispettare il distanziamento abbiamo previsto un bus da 59 posti e ne verranno occupati soltanto 35 nel massimo rispetto dei DCPM. Negli ambienti comuni,sarà sempre rispettatala distanza sociale,e avremo gli auricolari per poter ascoltare le informazioni che ci verranno date dalle guide,senza essere obbligati a stare stretto contatto. A bordo sarà misurata la temperatura prima di salire,obbligo di utilizzo mascherina,i bus sono sanificati tutti i giorni,e avremo anche se necessario il pulsossimetro per misurazione ossigeno nel sangue,per fare un tour in TUTTA SICUREZZA E SERENITA'.
Costo per persona: Quota a persona in camera doppia € 450,00 - Supplemento singola € 60,00
Prenotazioni entro: entro il 20 aprile versando il saldo. La nostra polizza prevede la copertura pandemia, pertanto ZERO PENALI in caso di rinuncia causa pandemia. E prevede copertura anche in altri casi per infortuni, malattie ecc. in tal modo siete coperti sino al giorno di partenza ,da eventuali Vostre rinunce forzate.

Il Programma di Viaggio

1° giorno :Roma-Rieti 

         PIEVI  ROMANICHE  CHIESE RUPESTRI  ED  INCANTEVOLI BORGHI

Partenza da Roma in orario e luogo da stabilire in direzione Rieti.

Lungo la via Salaria incontro con la guida turistica in località Passo Corese per la visita dell’imperiale abbazia benedettina di Farfa, centro monastico e faro culturale del Medievo europeo.

Abbazia di Farfa · Wepress.news

Potentissima durante il periodo carolingio, venne visitata da Carlo Magno che vi sostò alcune settimane prima di essere incoronato a Roma. Visita e passeggiata per il borgo alla scoperta delle botteghe artigiane specializzate nella lavorazione dei tessuti al telaio.

Nel cuore dell’antica terra Sabina, ai piedi del monte Acuziano, in un’atmosfera di mistico silenzio, che avvolge anche il caratteristico Borgo che la circonda, sorge la storica abbazia di Farfa, immersa nel fascino di una natura verdeggiante e sorridente, nella fresca aria mattutina che si respira intorno, riscaldata da un dolce sole i cui raggi oltrepassano i rami degli alberi, prima di giungervi.L’abbazia di Farfa è un luogo particolarmente attraente, ricolmo di pace, di serenità, di semplicità, come sono semplici i monaci benedettini che vivono, in un clima di profonda spiritualità, la loro vita quotidiana tutta dedita al Signore e alla Madonna, alla quale essa è dedicata.Fu dichiarata monumento nazionale nel 1928, per la bellezza architettonica ed artistica del monastero e della basilica, testimonianza di una storia più che millenaria tra periodi di grande splendore e periodi di decadenza o addirittura di distruzioni e dispersioni, seguiti sempre da rinascite e ricostruzioni, sì che ancor oggi l’abbazia è un centro di cultura e di spiritualità. Straordinaria anche la fioritura della santità, dal primo al secondo fondatore, rispettivamente S. Lorenzo Siro e S. Tommaso da Moriana, fino ai Beati Placido Riccardi e Ildefonso Schuster.

L’interno ha mantenuto l’architettura originale, ma è decorato in stile barocco. I grandi colonnati marmorei sormontati da archi a tutto sesto donano slancio e solennità all’ambiente, dove lo stile dorico si fonde con le decorazioni di epoca successiva.

La controfacciata poi è forse l’opera più sensazionale, dipinto sulla parete con pitture a olio si trova il Giudizio Universale realizzato dall’olandese Dirck Barendsz nel 1561, un’opera incredibile che è giunta a noi in uno stato di conservazione pressoché perfetto.

Tante le visite di re, imperatori e papi fino a quella di Giovanni Paolo II il 19 marzo 1993.

Escursione a Farfa - 10 giugno 2017 - ALOA

 

Pranzo per la degustazione di alcuni piatti della gastronomia locale presso il ristorante La Tacita.

Casperia: l’Aspra bellezza della verità e la tentazione delle apparenze.

A Roma mi avevano consigliato di spingermi fino ad Aspra, sui monti della Sabina. […] Nera e pittoresca, sorge su di un colle, da dove si gode la vista del monte Soratte, della Campagna romana, dei monti della Sabina, degli Appennini, e a sinistra di un profondo scoscendimento, dominato da una rupe, sulla quale si leva un oscuro gruppo di case, circondato da mura nere e coronato di torri. Questa è Aspra, la Casperia dei Romani, vero nido di aquile, inaccessibile ed inattaccabile. “

(Ferdinand Gregorovius, Attraverso l’Umbria e la Sabina in Passeggiate per l’Italia, 1861)

Nel pomeriggio visita di Casperia, l’antica Aspra dei romani.E’ un bellissimo esempio di borgo medievale, nel cuore della Sabina, con strade a cerchi concentrici che via via si restringono inerpicandosi fino alla sommità del colle.Fece parte di domini farfensi e nel secolo XV venne concessa in feudo prima ai Savelli e poi agli Orsini.

Per chi non conoscesse molto la Sabina, Casperia è un borgo di circa 1300 abitanti situato tra la riva sinistra del Tevere ed il versante occidentale dei Monti Sabini. L’abitato ha un aspetto medievale, con strade a cerchi concentrici che via via si restringono, inerpicandosi sui versanti del colle sino a culminare in piazza S. Giovanni Battista ove si erge l’omonima chiesa parrocchiale.  Ma lasciamo ancora la parola ad alcuni visitatori illustri del secolo scorso:

“… giungemmo dinanzi alle mura. Qui il cocchiere si arrestò, e mi spiegò che il paese non aveva strade praticabili. Scesi allora e mi avviai verso la porta. Qual luogo spaventosamente solitario e selvaggio! Strettissime e oscure vie fra case ammonticchiate e soffocantesi a vicenda, o piuttosto che vie, letti di torrenti montani: ecco Aspra.“

(Ferdinand Gregorovius, Attraverso l’Umbria e la Sabina in Passeggiate per l’Italia, 1861)

Davanti alle porte del paese bisogna fermare la vettura e attaccare i cavalli, poiché non ci sono strade, ma solo viuzze a gradini: le piazzette, gli archi, i cammini di ronda, quasi tutto è rimasto come mille anni fa.”

(Giovanni Fattori, Alla ricerca dell’Italia, 1899)

Anche oggi, l’unico modo per scoprire Casperia è lasciare la macchina fuori dalle mura ed inerpicarsi nei vicoli medievali del Borgo per scoprirne l’aspra e naturale bellezza. Non è un caso che fino al 1947 Casperia si chiamava in realtà “Aspra ” in omaggio alla sua collocazione o alla particolarità morfologica del colle su cui sorge.

 

Casperia, l'antico borgo del Lazio citato nell'Eneide di Virgilio | SiViaggia

Il borgo ha l’aspetto medievale con tortuose cordonate ben selciate convergenti alla sommità del colle dove è situata la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista affiancata da una bella torre campanaria romanica. All’interno è possibile ammirare l’”Artistico  Presepe” che ripropone gli angoli più significativi del borgo. Basta una semplice passeggiata per il centro storico di Aspra / Casperia, per accorgersi che la bellezza di questo luogo non dipende affatto dalla nobiltà o antichità del suo nome. La bellezza, unica, del Borgo passa invece dalla sua cinta muraria medievale (XIII secolo), dalle sue piazzette, realizzate sopra le cisterne di acqua piovana, indispensabili in un paese che dentro le mura non aveva sorgenti e dove la prima fontana di acqua potabile, appena fuori le mura, è del 1890.

Partenza per Rieti. Lungo il percorso  sosta a Cottanello che deve il suo nome al console Aurelio Cotta, artefice della costruzione della via Aurelia vetus. Sosta presso la chiesa rupestre di San Cataldo dove il vescovo di Taranto si rifugiava nel silenzio e nella preghiera.

L’eremo di San Cataldo è un piccolo oratorio incavato nella roccia granitica alle pendici di una montagna, poco fuori dal paese di Cottanello, in provincia di Rieti. È difficile stabilire l’epoca di insediamento del primo romitorio all’interno della cavità rocciosa, non esistono fonti certe; gli studiosi hanno pareri discordi: alcuni sostengono che sia antecedente al X secolo[1], altri lo fanno risalire al XI secolo e lo descrivono come rifugio e luogo di eremitaggio dei frati benedettini residenti nell’abbazia di Farfa, da cui si allontanavano a volte per darsi alla contemplazione e alla predicazione nel territorio di Cottanello[2]. A loro vengono attribuiti gli antichi affreschi che ne abbelliscono le pareti, dipinti fra il XII e XIII secolo.

Eremo di San Cataldo – sec. X - Cottanello

 

In questa piccola chiesa, secondo la tradizione, San Francesco di Assisi si fermava sovente durante i suoi viaggi verso Roma.

Arrivo in hotel sistemazione nelle camere riservate. Cena e pernottamento.

2° giorno:  Rieti e dintorni

                CASTELLI E LUOGHI PERDUTI DELLA VALLE DEL TURANO

Dopo la prima colazione partenza per il  lago del Turano.

Lago del Turano - Saturno Notizie

Lungo il percorso sosta nel paese di Roccasinibalda. Passeggiata per le vie  del borgo per osservare dal basso lo spettacolare maniero, dalla caratteristica forma ad aquila con le ali aperte, progettato dall’architetto Baldassare Peruzzi da Siena.

Sui colli dell’Alta Sabina si erge Rocca Sinibalda, a 552 metri di altezza, tra il verde dei boschi e la valle dove scorre il fiume Turano. Menzionato per la prima volta in un documento del 1084, legato al longobardo Sinibaldo, il borgo fece in seguito parte dei possedimenti dell’Abbazia imperiale di Farfa, poi di varie famiglie romane.

Nel 1526 fu donato dal Papa al cardinale Alessandro Cesarini, che trasformò il castello, su disegno di Baldassarre Peruzzi, intorno al 1530, in fortezza: tanto austera all’esterno, con pianta a forma di aquila, due torrioni con il maschio aggettante e mura a scarpa, quanto elegante residenza rinascimentale all’interno, con appartamenti e saloni affrescati.

COMUNE DI ROCCA SINIBALDA | Tesori d'Italia Magazine - TesoriMagazine

Proseguimento in bus fino al bivio di Ascrea per ammirare le insenature più belle dominate dai resti del castello del Drago sulla cima di Monte Antuni.

Dove mangiare, Ristoranti al Lago Turano, Ascrea, Castel di Tora, Colle di Tora, Paganico

Arrivo a Colle di Tora. Passeggiata nel paesino fino alla punta della penisola che si protende tra le acque del lago.

Nel primo pomeriggio partenza per Rieti.

Rieti lascia in ogni momento col fiato sospeso. La ricchezza dei palazzi gentilizi reatini, le numerose chiese, i resti della città romana, la vista delle montagne circostanti tutto mozza il fiato. Più si avanza alla scoperta del passato e più ci si sente abbracciati dalle mura medievali che circondano il centro storico. Le emozioni si sommano allo stupore perché Rieti sorprende sempre il visitatore. La sua è una storia ricca di avvenimenti, riconducibili al legame con Roma, fatta da papi, condottieri e sovrani.

Conquistata nel 290 a.C. dal console Manio Curio Dentato divenne un importante gastaldato appartenente al Ducato di Spoleto e successivamente, nel 1198 come Comune guelfo passò sotto l’autorità di Innocenzo III. Ospitò numerosi pontefici che si rifugiavano in città per sfuggire alla cruente lotte tra papalini ed imperiali, guadagnandosi l’appellativo di “fidelissima semper”. In questa città impregnata del lavoro dell’uomo, forti sono i ricordi del “poverello” di Assisi che rivivono nei quattro santuari francescani.

“Rieti è una bella città e di struttura aristocratica. Dalla cattedrale romanica al duecentesco Palazzo dei Papi, dai potenti archi gotici ai quartieri con viuzze , scalinate esterne, torri mozze ed archivolti, dalla Loggia del Vignola alle molte dimore nobiliari, la città aduna un nucleo di aristocrazia romana e ne porta l’impronta”

Guido Piovene

 

Visita guidata della Rieti Sotterranea che custodisce i resti del viadotto romano fatto costruire per evitare l’impaludamento della via Salaria, l’antica via del sale. La struttura rintracciabile nei sotterranei di alcune nobili dimore è formata da grandiosi fornici di calcare a sostegno del piano stradale.Questo poderoso manufatto permetteva alla consolare di entrare in città, assumendo così un ruolo d’estrema importanza  per la Reate romana che necessitava di un diretto collegamento con L’Urbe. La struttura rintracciabile nei sotterranei di alcune nobili dimore è formata da grandiosi fornici di calcare a sostegno del piano stradale.

Visita nei saloni del piano nobile di Palazzo Vecchiarelli, uno scenografico edificio  disegnato dall’architetto Carlo Maderno, abbellito dal famoso teatro di pietra.

Palazzo Vecchiarelli risale al Quattrocento, mentre, la struttura tuttora visibile è opera di Carlo Maderno, che lo progettò alla fine del XVI secolo.

Il Palazzo in stile rinascimentale, evidenzia i tratti dello stile barocco. Presenta una facciata molto elegante con un portale bugnato, sormontato dalla loggia con balaustra del piano nobile. La gronda presenta una decorazione con fastigi dorati. Entrando nel maestoso portale si entra in un cortile interno dove si trova una fontana. La parte del palazzo che affaccia sul cortile interno include un portico ed una loggia. Nella parte sotterranea, che è inclusa nel percorso turistico di Rieti sotterranea, si possono vedere i resti del viadotto romano che dal Ponte Romano, collegava la Via Salaria con la piazza principale della città, percorrendo Via Roma

 

Palazzo Vecchiarelli (Rieti): AGGIORNATO 2020 - tutto quello che c'è da sapere - Tripadvisor

Proseguimento della passeggiata nel portico del palazzo papale, dove potranno essere ammirati presepi monumentali realizzati dai massimi esponenti dell’arte presepiale italiana, tra questi 2 del maestro Artese, riproducente gli angoli più significativi della città di Rieti e del borgo di Greccio.

Rieti Il Presepe Monumentale esposto al Palazzo Vescovile di Rieti – Il cammino di Francesco

Rientro in hotel e tempo libero per prepararsi al cenone .

3°giorno:  Rieti e dintorni

  IL LAGO DI PIEDILUCO ED IL BORGO DI LABRO

Proseguimento per il paesino di Labro, borgo medievale ammonticchiato sul cocuzzolo di un colle da cui si gode una vista straordinaria sul lago di Piediluco  dominato dalla rocca albornoziana.

Labro è un piccolo borgo medievale definito “il paese di pietra”. Un borgo unico per la sua storia millenaria di rocca a guardia degli antichi confini fra le terre umbre e reatine

Labro (Rieti), il paese della pietra | BibLus-net

Le stradine strette e tortuose conducono nel cuore del borgo e oltre il crocicchio detto delle tre porte fino al cassero trasformato in un castello ed alla chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria della Neve. All’interno interessante la cappella della famiglia Nobili Vitelleschi chiusa da un semplice ma elegante cancello ligneo cinquecentesco e decorata da un affresco di Bartolomeo Torresani rappresentante l’ ”Annunciazione” .

Attribuito Torresani B. - Torresani L. sec. XVI, Affresco arco trionfale - 3861651 - it

 

Pranzo.

Visita della chiesa di San Domenico custode di un monumento unico al mondo, l’organo Dom Bedos Roubo, definito “l’apoteosi dell’organo classico francese” felice risultato delle regole di costruzione contenute in due trattati del 1700 e mai costruito prima di quello reatino, realizzato nel 2000.L’organo Dom Bedos-Roubo è denominato “Pontificio” perché e’ stato donato a Sua Santità Benedetto XVI.In Europa vi sono solo altri due “fratelli” dell’Organo di Rieti a 5 tastiere con la terza detta di “Bombarda” : l’organo Moucherel di Albi e il Dom Bedos di Bordeaux.La scelta del temperamento e’ stata giocoforza un compromesso rispetto al tono medio auspicato dal Dom Bedos.

Musica sacra, l'organo Dom-Bedos-Roubo

La passeggiata continua alla scoperta di altri presepi e tante curiosità.

Si visiterà anche l’oratorio di San Pietro Martire all’interno della caserma Verdirosi dove potrà essere ammirato il grande affresco del Giudizio Universale dei fratelli Torresani.

 

aSpassoper Il Ratto delle Sabine, di OZMO | RietiTour.it

Allo stesso Bartolomeo Torresani fu in seguito affidato l’incarico di realizzare un più vasto progetto: un Giudizio Universale, secondo la felice tradizione inaugurata dal pittore domenicano Giovanni da Fiesole detto il Beato Angelico, seguita poi con successo dal Signorelli presso la cappella di San Brizio nel duomo di Orvieto e da Michelangelo presso la cappella Sistina a Roma. Bartolomeo chiamò a collaborare alla complessa opera il fratello Lorenzo: insieme, tra il 1552 ed il 1554 i due compirono un’impresa notevole, ricorrendo ai più grandi modelli iconografici, pur senza rinunciare alla loro originalità interpretativa.

Tè presso la pasticceria Napoleoni per assaggiare il panettone secondo classificato nella competizione PANETTONE PIU’ BUONO AL MONDO.

Cena e pernottamento in hotel.

4° giorno 20 dicembre :Rieti -Roma 

 LUNGO LA VIA SALARIA L’ANTICA VIA DEL SALE FINO AD AMATRICE

Prima colazione in hotel e partenza per Amatrice centro montano colpito dal terremoto del 24 agosto 2016 e nota per la ricetta degli spaghetti all’amatriciana.

Comune di Amatrice » Arte e Cultura

 

Passeggiata nel centro storico alla scoperta del passato di questa cittadina ,un po di tempo libero per un po di shopping nella nuova area commerciale con prodotti tipici del territorio.

Pranzo in ristorante nella nuova Area Food, dove saranno degustate le specialità  della gastronomia locale.

Nel pomeriggio partenza per Cotilia. Visita delle Terme di Vespasiano l’imperatore sabino che non dimenticò mai la sua terra dove tornava in occasione delle vacanze. In loco fece costruire un imponente palazzo con impianto termale. L’area è ricca di acque e da fonti ricche di zolfo che emanano vapori di anidride solforosa. Proprio queste sorgenti, citate da Strabone nel I sec. a.C. e ricordate da Plinio il Vecchio e Vitruvio, erano ben conosciute nell’antichità per le loro qualità terapeutiche. La struttura delle Terme si articola diversi terrazzamenti e in una grande vasca con scalette laterali e in uno sfondo scenografico costituito da ambienti voltati.

Cotilia, splendida area immersa nel verde di valli, boschi e prati ancora incontaminati, fa da sfondo a resti archeologici di pregiato valore storico, le terme di Cotilia.

Qui si trova il più imponente complesso archeologico del II secolo a.C. e rimasto in piena attività almeno fino al IV secolo d.C., le cosiddette Terme di Cotilia o Terme di Vespasiano, ricordate ed esaltate per la loro bellezza da vari scrittori del periodo romano. Qui l’imperatore Vespasiano era solito recarsi per trascorrere le vacanze, oltre ad essere l’ultimo luogo che vede prima della sua morte nel 79 d.C.

Il complesso si articola in quattro terrazzamenti, lunghi circa 400 metri, assecondando la degradante natura del territorio. Al centro della seconda terrazza, l’unica attualmente visibile, è stata scoperta una grande piscina (60 m x 24 m), fulcro monumentale di tutto il complesso, che sembra venisse alimentata dalla sorgente del ninfeo sovrastante. Questa vasca è stata ricavata dalla terrazza e risulta accessibile solo grazie a 4 doppie scale ripide, disposte simmetricamente a nord e a sud sui margini maggiori, che raggiungevano il suo fondo.

 

Partenza per il rientro a Roma.

 

 

 

 

Informazioni generali

La quota comprende:

  • Bus G.T. per la durata del tour
  • 3 pernottamenti in mezza pensione in hotel
  • 3 pranzi tipici
  • Visite guidate da guide autorizzate
  • Assicurazione medico bagaglio e annullamento al viaggio
  • Accompagnatore da Roma dei Viaggi di Giorgio.

La quota non comprende:

  • Tutto quanto non previsto nella quota comprende
  • Ingressi: Farfa, Rieti sotterranea, Palazzo Vecchiarelli € 20,00
  • Mance per guide, autista, camerieri, facchini e altri servizi euro 6,00 al giorno e giorno di partenza.

           

PERCHE’ TORNARE AD AMATRICE

C’è poco da girargli intorno: il centro storico di Amatrice è distrutto.Da qualche mese è stato riaperto Corso Umberto I, la via principale di Amatrice dove si affacciavano antiche abitazioni, negozi di prodotti tipici, bar e ristoranti.

 ‘Perché tornare ad Amatrice?’. Perché gli abitanti di Amatrice hanno bisogno di noi, dei turisti. Amatrice ha una lunga storia, tradizioni e usanze che non dobbiamo permettere che vadano perdute. Gli amatriciani sono persone toste, coraggiose che stanno cercando di rimettersi in piedi con tutte le loro forze, ma noi dobbiamo dare loro una mano e non dimenticarli.

Ad Amatrice sono stati costruiti dei piccoli centri commerciali affinchè i negozianti e i ristoratori, che prima del sisma avevano le loro attività nel centro storico, possano accogliere i loro clienti. Dovreste vedere con quale cura hanno decorato le loro vetrine: hanno cercato di fare del loro meglio nonostante gli spazi non siano forse quelli che avevano un tempo. Vi farà  molto piacere, nel visitare Amatrice, scoprire tanti turisti venuti per fare compere e pranzare nei locali della zona: questo è il modo migliore che abbiamo per sostenere quelle popolazioni.

Oggi, visto che i locali precedenti sono stati  danneggiati dalle scosse, i gestori dei ristoranti,lavorano all’interno di una bella struttura in legno, ampia e confortevole. La loro cucina naturalmente è rimasta ottima come prima e pure le loro porzioni, molto abbondanti. Se volete provare i loro piatti tipici, vi consigliamo l’antipasto (formato da tante pietanze gustose fredde e calde) e i primi come le classiche amatriciana e gricia. Non resterete delusi!

Dominata dalla cima del Terminillo, Rieti è valutata come l’ideale punto di partenza per ammirare le meraviglie generosamente offerte dalla Sabina, un territorio particolarmente ricco di santuari francescanifortezzecastelli e stupende oasi naturali protette. Eccellente meta turistica, Rieti è particolarmente apprezzata per la quiete, per le bellezze del suo passaggio, come pure per l’ottima cucina.
Il cosa vedere a Rieti, è ampio ed è in grado di dare soddisfazione ad ogni turista. Meta privilegiata, di fatti, propone una infinità di scelte.

Tra i monumenti e i principali luoghi d’interesse spicca, la Cattedrale basilica di Santa Maria Assunta. Eretta a cavallo del dodicesimo e tredicesimo secolo, propone un affascinante esterno realizzato in stile romanico e un interno contraddistinto da quello barocco. Al suo interno, si trovano varie cappelle risalenti al Settecento e numerose opere scultoree realizzate da importanti artisti, tra i quali Gian Lorenzo Bernini, e una ricca collezione di meravigliosi dipinti.

Altre importanti testimonianze di arte sacra sono la Basilica minore di Sant’Agostino, la Chiesa di San Domenico, la Chiesa di San Francesco e i vari santuari francescani posti lungo la Valle Santa.

Invece, per quanto verte il cosa vedere a Rieti di opere civili, troviamo il Teatro Flavio Vespasiano, il Palazzo Vescovile, noto anche come Palazzo Papale, il Palazzo Comunale, il Palazzo Vincentini, oltre che un infinità di altri stupendi palazzi.

Da non mancare, poi, di ammirare le mura romane e quelle medioevali. In conclusione, dopo aver preso un aperitivo in Piazza Vittorio Emanuele II e fatto shopping in via Roma, non si può lasciare l’antica capitale sabina, senza aver visitato la Rieti sotterranea.

Andremo alla scoperta di un aspetto poco noto di Rieti, elegante cittadina dell’Alto Lazio vicina al confine umbro, conosciuta più per le piste da sci del vicino Terminillo che per le sue valenze storiche, artistiche e culturali: le quali, oltre ad essere notevoli, hanno radici antichissime, risalenti all’epoca sabina e dunque pre-romana.

“Io credo che la causa prima di tutte le cose sia stata l’acqua e che essa abbia in sé una mente divina che tutto produce, e che, non diversamente dal modo con cui per noi inumidisce le piante, così dall’abisso, mandate fuori le sorgenti fino al cielo, formò con l’umida mano le stelle e tutto il rimanente splendore del cielo” (Talete di Mileto).

Questa è la risposta che il più importante tra i sette uomini, famosi per la loro sapienza, dà a Giovanni Boccaccio nel Proemio delle Genealogie deorum gentilium , interrogato sul dio pagano più antico. Anche Goethe ricorda Talete in un significativo passo del secondo atto del Faust dove il filosofo ionico esclama: …

“ E’ dall’acqua che tutto scaturisce! E’ nell’acqua che tutto si conserva! Oceano, dacci la tua azione esterna. Se tu non mandassi le nuvole, se tu non gonfiassi i ruscelli, se tu non guidassi i torrenti, se tu non portassi acqua ai grandi fiumi, che sarebbero i monti, che le pianure e il mondo? Sei tu che conservi la vita più florida”.

Per apprezzare gli straordinari benefici dell’acqua, la valle di Rieti, sembra essere il luogo elettivo. Qui il predominio dell’uomo sulla natura è rappresentato dalla bonifica fatta dal console Manio Curio Dentato nel III secolo a.C. La fecondità della terra è rappresentata dalla straordinaria ubertosità del territorio reatino. Infine il paesaggio, mai pura espressione naturalistica ma creato dal lavoro, dalla fatica e dalla fantasia dell’uomo. Un Eden, quello della valle di Rieti, considerata una delle più belle d’Europa per l’architettura del paesaggio, dove l’uomo ha agito con mano d’artista e dove dopo l’abbandono dell’agricoltura può ritornare per ritrovare: un ruscello, un fiume pulito, le rive un lago ma anche uno stagno abbellito da ninfee in un percorso paesaggistico dove i torrenti, i canali, gli spazi arborei consentono incontri ravvicinati con la fauna, dove i paesaggi artificiali che egli ha tracciato non devono andare perduti, uno spazio da offrire ai visitatori più attenti per passeggiare alla ricerca di positive suggestioni.

Ricca di torrenti e sorgenti, la pianura dominata dal monte Terminillo è considerata la zona più ricca di acqua d’Europa. Grazie alla canalizzazione delle sorgenti del Peschiera, mirabile opera di ingegneria idraulica, realizzata negli anni Trenta, fornisce infatti l’85 per cento delle acque consumate a Roma.

La ricchezza delle acque, caratteristica del territorio, è riscontrabile nella città di Rieti ma anche nei dintorni, nel rapido fluttuare dei corsi d’acqua di campagna e nei numerosi segnali stradali che indicano la strada per i laghi, sparsi nella pianura. Il fiume Velino attraversa la città con acque così trasparenti che un pescatore dalla vista acuta può vedere la sua preda prima che il pesce abbocchi all’esca. Liberata dalle acque dai romani con un’opera di ingegneria idraulica, la zona divenne famosa per la fertilità dei campi.

Tanto erano fertili i campos rosae dell’agro reatino che Cicerone li paragonò a quelli della valle di Tempe, nel nord della Tessaglia in Grecia, celebrata dai poeti greci come uno dei luoghi favoriti da Apollo e dalle Muse. Alla fertilità della valle di Rieti fece riferimento anche lo storico Flavio Vopisco che definì i campi reatini, Italiae sumen. Il concetto della fertilità del territorio ricorre anche nell’ Umbilicus Italiae , ombelico d’Italia, segnalato da Plinio nelle Naturalis Historia ed identificato nel lago di Cotilia da Marco Terenzio Varrone. “Ombelico d’Italia” è l’appellativo dato in seguito alla città di Rieti, considerata al centro geografico della penisola italica.

L’ acqua in particolare ed il sale sono stati gli ingredienti della storia della città che resero necessaria la costruzione del viadotto romano che scopriremo durante l’itinerario sotterraneo.

La passeggiata inizia da piazza Cavour, all’inizio del nuovo ponte sul Velino tra le acque del quale si osservano i resti del ponte romano, costruito nel III secolo a.C. Il cartello che invita alla scoperta della Rieti Sotterranea, mostra una sezione della via Roma, nel passato via Salaria l’antica via del sale, sostenuta da una serie di archi crescenti costruiti dai romani per evitare allagamenti ed impaludamenti della consolare.

La denominazione dell’importante arteria si deve alla sua funzione originaria che consentiva alle popolazioni dell’entroterra sabino e dell’agro reatino di raggiungere Roma per rifornirsi di sale nel Foro Boario, trasportato qui dalle saline della foce del Tevere ed alle popolazioni del Piceno di trasportare il sale e numerosi prodotti verso la capitale.

Il sale è stato l’oro bianco dell’antichità, essenziale per la conservazione del cibo, oltre che per il loro condimento, indispensabile per pagare i soldati, un vero e proprio genere di lusso per chi abitava lontano dalle coste.

Nelle Naturalis Historia Plinio affermava che non era possibile concepire una vita civilizzata senza di esso. I romani furono i primi a capirne la necessità e il valore tant’è che costruirono la più antica via consolare, che congiungeva Roma a Porto d’Ascoli e bonificarono la piana reatina.

La strada attraversava la città di Rieti, la cui valle era occupata dalle acque del lacus Velinus. Croce e delizia del territorio reatino, l’acqua ha reso sempre difficile la vita della popolazione locale, costretta a combattere con il fiume Velino che nel passato usciva spesso dagli argini.

Oggi l’acqua di Rieti produce vantaggi e benefici straordinari per gli abitanti di Roma, che hanno a disposizione più di 500 litri di acqua al giorno pro-capite provenienti dalle sorgenti dell’acquedotto Peschiera-Capore, situato in località Cittaducale a pochi chilometri da Rieti, principale fonte di approvvigionamento idrico per Roma.

Per la capitale si tratta di un grande vantaggio se si pensa che parigini e londinesi possono usufruire di meno della metà della quantità citata con una differenza sostanziale dovuta al fatto di utilizzare acqua purificata della Senna e del Tamigi. I romani al contrario utilizzano acque che hanno caratteristiche potabili naturali provenienti direttamente dalla sorgente. Pochi a Roma percepiscono questo vantaggio e neppure conoscono le difficoltà affrontate dalla popolazione reatina per difendersi dall’abbondanza delle acque che affiorano copiose in prossimità della città di Rieti.

Inizialmente l’antica via Salaria doveva giungere a Rieti e solo successivamente venne prolungata fino all’Adriatico, forse in seguito all’assoggettamento del Piceno avvenuto nel 268 a.C. Le modifiche e l’ampliamento dell’originario percorso richiesero un notevole dispendio di energie e di risorse economiche, se si pensa che per aprirsi un varco in direzione del mare, i romani furono costretti a realizzare subito dopo l’abitato di Interocrium, Antrodoco, tagli verticali nelle rocce che ancora oggi caratterizzano le “gole del Velino. Questi ed altri interventi, di sostanziale importanza, furono necessari per rendere la Salaria, la principale via di comunicazione per l’intero territorio sabino, utilizzabile in qualsiasi periodo dell’anno.

La zona compresa tra il bordo della collina sulla quale si era sviluppata Rieti e l’alveo del Velino infatti, era costantemente impaludata a causa dell’abbondanza delle acque del fiume, nel periodo delle piogge ed in primavera per lo scioglimento delle nevi delle montagne circostanti.

Questa fascia di terreno di circa 200 metri di profondità sulle riva destra del fiume poteva essere superata solamente grazie alla costruzione di una strada di collegamento tra il ponte ed il foro situato parte più alta della collina, superando il dislivello mediante la realizzazione di un viadotto inclinato ad arcate di notevole impegno costruttivo e grandioso effetto architettonico.

Il primo arco di questa struttura era rappresentato dal ponte romano che consentiva alla via Salaria di superarare il fiume Velino. Questo ponte in origine ad un solo arco, sembra essere stato rimaneggiato nel corso del I secolo d.C., con tutta probabilità durante l’epoca Claudia. Superato il ponte, a sinistra si incontra via del Porto. In loco era ubicato l’attracco più importante del tratto urbano del fiume Velino, sistemato a valle del ponte romano e quindi più protetto dalle piene del fiume.

Una piccola ansa, arretrata rispetto all’argine, veniva colmata dalle acque del Velino, nei periodi di piena, acqua che frequentemente si addentrava per diversi metri lungo la strada trasformandola in canale navigabile. In loco la presenza di alcuni archi ribassati è testimone dei continui aumenti di livello delle rive del fiume, tesi ad evitare l’annoso problema delle inondazioni delle case, che rendevano difficile la vita agli abitanti della zona.

L’acqua trasformava così la città Rieti, con stretti canali, formati da case-torre costruite verticalmente al viadotto romano, in una piccola “Venezia di acqua dolce” per poi tornare per brevi periodi alla praticabilità delle sue strade. Una interazione in continua evoluzione del rapporto città- acqua- fiume- viadotto romano. Un rapporto di odio ed amore dove tutti hanno trovato vantaggi quotidiani e problemi da risolvere. Oggi dopo i lavori di sistemazione del Velino degli anni Trenta, con nuove arginature, costruzioni di muraglioni ed interramenti delle zone basse, dopo la costruzione delle dighe che hanno formato i laghi Salto e Turano, l’acqua non costituisce più una minaccia per la popolazione ma un bene da salvaguardare ed uno strumento di studio attraverso il quale comprendere le vicende del passato. A metà di via del Porto si incontra la parte retrostante di palazzo Napoleoni che presenta dei grandi archi tamponati nei muri. Gli archi, nel passato fungevano da darsene alle barche che trasportavano le merci nei magazzini mercantili dei palazzi gentilizi reatini. All’interno del palazzo un pannello mostra una ricostruzione della Reate romana tra il IV-II secolo a.C.

Più antica di Roma, Reate, risalente all’VIII secolo a.C., fu un’importante città dei Sabini. Deriva il suo nome da Rea, madre di tutti gli dei o, secondo un’altra versione, da Rea Silvia, genitrice di Romolo e Remo. Nei sotterranei di palazzo Napoleoni, è raggiungibile attraverso locali di epoca seicentesca, quattrocentesca e medievale, uno dei fornici del viadotto romano. L’insieme degli ambienti costituisce l’asse del percorso di visita attualmente proposto ai turisti ed agli esperti, per gli importanti lavori effettuati negli anni dai proprietari e per la perfetta conservazione del fornice.

Da qui si giunge nei sotterranei di Palazzo Vecchiarelli il più prestigioso della città, costruito da Carlo Maderno. L’architetto con misurato gioco di fantasia operato per armonizzare il proprio intervento con gli edifici preesistenti, ideò per la corte interna una architettura scenografica capace di esaltare le qualità dell’insieme ottenendo al contempo una maggiore profondità dello spazio. La corte con portico e loggia fronteggiati da una bella fontana e quinte sceniche, considerata il “teatro di pietra”, si è rivelata possedere un’ottima acustica. Realizzata sopra possenti volte appoggiate in parte su grandi pilastri, in parte su strutture medievali preesistenti ed in parte sul vicolo Coarone, la corte nasconde un complesso sotterraneo ricco di fascino e di storia all’interno del quale si possono vedere un pozzo di origine medievale ancora funzionante ed un muro con balcone sostenuto da mensole di pietra.

Negli ambienti sotterranei del palazzo si osservano le Sculture Sonore di Immacolata Datti realizzate con l’utilizzo di materiali eterogenei ed impiego di tecniche varie. Ritornando sulla via del Porto si può ammirare l’ambiente di palazzo Rosati che mostra un fornice seminterrato ma ben conservato. Il muro laterale di contenimento a monte dell’arco, realizzato in opera quadrata, mette in evidenza il piano di inclinazione della via consolare dalle rive del fiume Velino fino alla rupe di travertino. La visita della Rieti Sotterranea si conclude negli ambienti della casa torre di via Pellicceria dove è possibile ammirare i resti della rupe di travertino dove si è sviluppata l’antica Reate.

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