MANTOVA – SABBIONETA capitale cultura 2016

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In Breve

MANTOVA – SABBIONETA

La Capitale Italiana della Cultura 2016

Partenza: 02 giugno - 04 giugno
Durata: 3 giorni 2 notti
Gruppo minimo: 30 persone
Costo per persona: 345,00 in camera doppia, sup.singola 70,00
Prenotazioni entro: prenotazioni sino ad esaurimento dei posti disponibili versando acconto di euro 100,00 saldo entro un mese dalla partenza

Il Programma di Viaggio

1° giorno: MANTOVA

mantova

Partenza da Roma con il pullman, diversi punti di raccolta. Arrivo nel primo pomeriggio. Subito visita di Mantova. Il Palazzo Ducale di Mantova, noto anche come Reggia dei Gonzaga, è certamente uno dei principali edifici storici della città. Dal 1308 è stata la residenza ufficiale dei signori di Mantova, i Bonacolsi, e successivamente la residenza principale dei Gonzaga, signori, marchesi ed infine duchi della città virgiliana. Ambienti distinti e separati tra loro furono costruiti in epoche diverse a partire dal XIII secolo, inizialmente per opera della famiglia Bonacolsi successivamente su impulso dei Gonzaga. Fu il duca Guglielmo ad incaricare il prefetto delle Fabbriche Giovan Battista Bertani perché collegasse i vari edifici in forma organica così da creare, a partire dal 1556, un unico grandioso complesso monumentale e architettonico, uno dei più vasti d’Europa (34.000 m² circa), che si estendeva tra la riva del lago Inferiore e Piazza Sordello, l’antica Piazza di San Pietro. Morto Bertani nel 1576, l’opera fu proseguita da Bernardino Facciotto che completò l’integrazione di giardini, piazze, loggiati, gallerie, esedre e cortili, fissando definitivamente l’aspetto della residenza ducale. Nei quattro secoli di dominazione gonzaghesca la reggia si espanse gradualmente, sia con aggiunta di nuove costruzioni, sia modificando quelle esistenti. Si formarono diversi nuclei che presero il nome di: Corte Vecchia, comprendente gli edifici più antichi verso piazza Sordello, la Domus Nova, la Corte Nuova, di fronte al lago, costruita da Giulio Romano e successivamente ampliata dal Bertani e dal Viani, la Basilica palatina di Santa Barbara.

castello san giorgio

Il Castello di San Giorgio fu costruito a partire dal 1395 e concluso nel 1406 su committenza di Francesco I Gonzaga e su progetto di Bartolino da Novara. Andrea Mantegna, chiamato a Mantova nel 1460 dal marchese Ludovico e vissuto nella città virgiliana fino alla morte, avvenuta nel 1506, realizzò all’interno del Castello di San Giorgio la sua opera più celebre e più geniale, la Camera Picta o Camera degli Sposi.

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La Camera degli Sposi è collocata nel torrione nord est del Castello di San Giorgio. Dipinta da Andrea Mantegna nell’arco di nove anni, dal 1465 al 1474. Andrea Mantegna concepisce lo spazio cubico della stanza come un continuo rimando tra realtà e finzione: un torrione di un castello medievale diventa un padiglione dorato, in un’atmosfera en plein air. Ciascuna parete è interpretata come uno spazio scandito da tre aperture: nelle due pareti più buie sono dipinti dei tendaggi dorati mentre nelle due pareti principali le cortine si aprono e, come in uno spettacolo teatrale, entrano in scena i personaggi. Il raccordo tra le pareti e la volta è realizzato attraverso delle vele affrescate con i miti di Orfeo, Arione e le fatiche di Ercole e con delle lunette raffiguranti alcune imprese dei Gonzaga. La volta, dorata e sostenuta da putti dipinti a monocromo, è un omaggio agli imperatori romani e si apre verso il cielo attraverso il famosissimo oculo, l’apertura illusionistica del soffitto realizzata con un’eccezionale applicazione della prospettiva in pittura. Da una balconata si affacciano dei putti (alcuni giocano, uno di loro mostra un flauto, un altro una mela), delle fanciulle (una di loro si pettina, un’altra ha un nastro tra i capelli, una terza è acconciata) e delle figure misteriose. Secondo alcune interpretazioni Mantegna si sarebbe ispirato a un testo retorico di Luciano di Samosata dedicato alla sala ideale; secondo altre teorie le presenze femminili dell’oculo sarebbero un’esaltazione del prestigio dinastico mentre una terza ipotesi sottolinea il legame con gli studi di Leon Battista Alberti sulla casa romana antica. La visita all’interno della Camera è consentito a gruppi di massimo 25 persone e, per problemi di conservazione, per la brevissima durata di 5 minuti. Verso la metà del XV secolo Mantova era divisa dal canale “Rio” in due grandi isole circondate dai laghi; una terza piccola isola, chiamata sin dal Medioevo Tejeto (forse “giardino di tigli”) e abbreviata in Te, venne scelta per l’edificazione del palazzo Te. Le prime testimonianze in merito alla presenza di Palazzo Te si hanno nel 1526, quando viene citato un edificio in costruzione che sorge vicino alla città, tra i laghi, sulla direttrice della Chiesa e del Palazzo di San Sebastiano. La zona risultava paludosa e lacustre, ma i Gonzaga la fecero bonificare e Francesco II la scelse come luogo di addestramento dei suoi pregiatissimi e amatissimi cavalli. Morto il padre e divenuto signore di Mantova, Federico II, suo figlio, decise di trasformare l’isoletta nel luogo dello svago e del riposo e dei fastosi ricevimenti con gli ospiti più illustri, dove poter “sottrarsi” ai doveri istituzionali assieme alla sua amante Isabella Boschetti. Abituato com’era stato sin da bambino all’agio e alla raffinatezza delle ville romane, trovò ottimo realizzatore della sua idea di isola felice l’architetto pittore Giulio Romano e alcuni suoi collaboratori. Alternando gli elementi architettonici a quelli naturali che la zona offriva, decorando sublimemente stanze e facciate, l’architetto espresse tutta la sua fantasia e bravura nella costruzione di questo straordinario palazzo rinascimentale. A inaugurare ufficialmente Palazzo Te nel 1530 fu l’Imperatore Carlo V che vi trascorse un’intera giornata; con l’occasione conferì a Federico II Gonzaga il titolo di duca perché fino ad allora i Gonzaga erano stati dei marchesi. « un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso » (Giorgio Vasari)

  • Pranzo libero. Cena e pernottamento in hotel a Mantova.

2° giorno: SABBIONETA – MANTOVA

sabbioneta piazza

Al mattino il nostro primo appuntamento è dedicato alla visita di Sabbioneta. Un piccolo gioiello urbano di valore inestimabile, questa è Sabbioneta, nata dal sogno umanistico di Vespasiano Gonzaga (1531- 1591), principe illuminato e seguace di Vitruvio. Questa città ideale fu edificata dal nulla nella seconda metà del ’500, su modello delle antiche città del mondo classico. Vespasiano voleva farne la città dell’arte e della cultura, una sorta di piccola Atene, ma alla sua morte iniziò subito una rapida decadenza, che la spopolò ma lasciò immutati nei secoli i suoi monumenti. Oggi Sabbioneta conserva pressoché intatta la struttura urbanistica, abbracciata da mura stellate e raffinati edifici rinascimentali ed ha tra i maggiori punti di interesse le porte di accesso Imperiale e della Vittoria, la Galleria degli Antichi in piazza d’Armi, il Teatro Olimpico progettato da Vincenzo Scamozzi e decorato con affreschi di Paolo Veronese, la chiesa di Santa Maria Assunta, il Palazzo Ducale e il Palazzo Giardino. Vespasiano I Gonzaga, nato da Isabella Colonna e da Luigi Gonzaga “Rodomonte” fu il fondatore, l’ideatore e il primo e ultimo duca della città ideale, Sabbioneta, costruita ex novo nella Bassa padana esattamente tra Mantova e Parma. Vespasiano la realizzò nell’arco di circa trentacinque anni dal 1556 sino alla sua morte, avvenuta nella stessa Sabbioneta nel 1591, secondo i canoni e i criteri del migliore Rinascimento italiano. Condottiero, abile diplomatico ma anche letterato, architetto militare e mecenate, da semplice cadetto riuscì a raggiungere i più alti vertici feudali. Il 25 luglio 1574 Massimiliano II d’Asburgo lo nominò principe del Sacro Romano Impero, titolo assegnato ai feudatari alla diretta dipendenza dell’imperatore stesso. Nel 1577, poi, il marchesato di Sabbioneta fu elevato a ducato (sempre autonomo), grazie alla personale amicizia con Rodolfo II, conosciuto alla corte regia spagnola, ove l’undicenne futuro imperatore era stato inviato per migliorare la propria educazione, sotto la cura della zio Filippo II. A suggello di questo onore e dell’indipendenza dai cugini, duchi di Mantova, Vespasiano ottenne un nuovo stemma gentilizio, in cui campeggiava la scritta libertas a lettere d’oro. A quell’epoca, Vespasiano era uno degli uomini di fiducia di Filippo II che lo nominò grande di Spagna, poi viceré di Navarra e di Valencia, prima di insignirlo, nel 1585, del cavalierato dell’Ordine del Toson d’oro, massima onorificenza della corona spagnola. I suoi feudi comprendevano: in ambito imperiale, nell’Italia settentrionale, il ducato di Sabbioneta, il marchesato di Ostiano, la contea di Rodigo e le signorie di Bozzolo, Rivarolo Mantovano e Commessaggio; sotto il dominio spagnolo, nell’Italia meridionale, il ducato di Trajetto, la contea di Fondi, la baronia di Anglona, le signorie di Turino e Caramanico.

Nel pomeriggio visita guidata presso Palazzo Te. A seguire visita della dimora Moreschi del ’500, con affreschi di Giulio Romano ed uno sfizioso coffèe break.

  • Pranzo libero. Cena e pernottamento in hotel a Mantova.

 3° giorno: MANTOVA, IL FIUME MINCIO E I SUOI LAGHI

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Mantova è inserita in un contesto naturale molto bello e particolare, costruita in prossimità dello scorrere del fiume Mincio e circondata da tre laghi artificiali.

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La nostra mattina è quindi dedicata alla navigazione sui laghi mantovani. I dati geologici e paleoambientali indicano che durante l’antica età del Bronzo (1800 a.C.), lungo il fiume Mincio, a valle dell’attuale città di Mantova, si sviluppò un lago di origine naturale. L’attuale assetto dei laghi di Mantova fu però creato nel 1190 ad opera dell’ingegnere bergamasco Alberto Pitentino. Il lago Paiolo fu prosciugato alla metà del ’700, così che la città di Mantova si trasformò in una penisola. Dal 1984 i laghi di Mantova sono parte integrante del Parco del Mincio. Il Fiume Mincio, emissario del Lago di Garda, ha una lunghezza di circa 73 Km; esce dal lago in corrispondenza dell’abitato di Peschiera del Garda, entra in territorio mantovano dopo pochi chilometri, a Ponti sul Mincio, e sfocia nel Po a Sacchetta di Sustinente. L’attuale aspetto del Mincio è influenzato dalle opere antropiche che si sono susseguite nel corso dei secoli per dominare il corso delle acque e piegarlo alle esigenze umane, ma in brevi tratti il fiume conserva importanti elementi di naturalità. All’altezza di Mantova forma tre laghi, uno dei quali – il lago Superiore – viene mantenuto costantemente ad un livello di 3 metri maggiore rispetto ai bacini a valle del lago di Mezzo e del lago Inferiore che scorrono davanti al profilo gonzaghesco della città. Nel basso Mincio le conche di navigazione di Governolo regolano la confluenza del Mincio in Po.

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  • Pranzo in un ristorante tipico a Mantova.
  • Rientro nel pomeriggio e arrivo a Roma in seconda serata.

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Itinerario di Viaggio

Informazioni generali

La quota comprende:

  • 2 pernotti hotel 4 stelle con prima colazione e  due cene
  • Guida locale dal 1° al 3° giorno
  • Navigazione sul lago
  • Pranzo del terzo giorno
  • Visita Dimora Moreschi con coffèe break
  • Assicurazione assistenza medica

 

La quota non comprende:

  • Card Mantova per ingressi musei e monumenti (euro 28.00 da riconfermare)
  • I pasti non menzionati nel programma
  • Supplemento camera singola euro 60,00
  • Eventuali mance
  • Tutto quanto non menzionato ne “La quota comprende”.
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