India e Bangladesh – Le Corbusier e Louis Kahn

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In Breve

L’India Classica e la modernità di Chandigarh e Ahmedabad e Bangladesh

 

In India e Bangladesh per scoprire le opere di Le Corbusier e Louis Kahn, maestri dell’architettura moderna, a Chandigarh, Ahmedabad e Dhaka. Ma anche a Palitana, cittadella sacra ai Jainisti, e a Delhi, monumentale capitale dell’India.

Un viaggio a tema che consente di ammirare le opere più significative di due grandi architetti che hanno fatto la storia dell’architettura del Novecento: Le Corbusier, pseudonimo di Charles-Edouard Jeanneret-Gris, architetto, urbanista, pittore e designer svizzero, naturalizzato francese, 1887-1965) e Louis Kahn (1901-1974, architetto statunitense, di origine ebraiche).

Louis Kahn: il Bach dell’architettura

Louis Kahn è il solo architetto della seconda metà del novecento che può essere collocato nell’Olimpo di Le Corbusier, Walter Gropius, Frank Lyod Wright e Ludwig Mies van der Rohe.

Le Corbusier: l’architettura a misura d’uomo

Le opere di Le Corbusier sono a Chandigarh (Punjab) e Ahmedabad (Gujarat). Quelle di Louis Khan sono ad Ahmedabad (Gujarat) e a Dhaka (Bangladesh), dove vi è una delle più suggestive architetture del Novecento: il Parlamento. Ma non solo. Un’occasione per visitare nei pressi di Ahmedabad, Modhera e Palitana e a Delhi le testimonianze delle sette capitali storiche della città.

Tour India e Bangladesh insieme allo scrittore e blogger Pietro Tarallo

Non perdere l’occasione di fare  un Viaggio,Unico nel suo genere ,accompagnato da un grande scrittore. Un tour davvero unico e affascinante. Attraverso la storia, in un’India inedita e indimenticabile.

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Nomade per vocazione, sedentario per scelta. Il suo karma l’ha portato ancora oggi a fare la valigia (la più leggera e essenziale possibile) e partire. Per conoscere, scrivere, parlare, ricordare, pensare, sognare e fotografare.
Ha scritto oltre 80 libri fra guide turistiche, testi geografici e libri fotografici. Testi dedicati all’Italia, all’Europa, all’America, all’Africa Australe, al Medio Oriente, all’India, al Sud-Est Asiatico, alla Cina, all’Australia, Monasteri del Mondo, dell’Europa e dell’Italia relativi alle varie religioni. Che sono stati pubblicati da: Aba Libri, Clup, Idea Libri, Il Canneto Editore, Markes, Mc Graw Hill, Piemme, Polaris, Rizzoli, Simonelli Editore, Touring Editore, Tormena, Tramontana, Ulysse Moizzi, Utet, White Star. Ha scritto reportage per numerose riviste e quotidiani. Attualmente collabora con il quotidiano on line Mentelocale.it e con le riviste on line Erodoto, Latitudes, LSD, TerreIncognite, Voyager Magazine.

Ha pubblicato: nel 2013 “Monasteri in Italia” (Touring Editore); nel 2016 “Le Antiche Vie della Fede. Pellegrinaggi italiani in automobile” (e-Book, Simonelli Editore); nel 2017 “Persone. Protagonisti 1980-2014” (Il Canneto Editore); nel 2019 “Il racconto del mondo-Più di 100 reportage su 80 paesi” (Polaris). Organizza dal 2007 “Il Salotto del Viaggiatore” dove racconta i suoi viaggi e quelli dei suoi ospiti. Dal 24 novembre 2016 è presidente della Neos, associazione di giornalisti e fotografi di viaggio.

Profondo conoscitore dell’India, ha viaggiato a lungo in questo stupefacente paese di cui ha scritto molti reportage, alcune guide turistiche e il libro “Incontri Indiani, 30 anni di reportage in India” (e-Book, Simonelli Editore). Inoltre durante il tour,ci sarò anche un fotografo professionista che effettuerà foto-riprese,e una volta rientrati in Italia vi faremo omaggio di un dvd con le più belle ed emozionanti immagini del tour. Per conoscere meglio l’importante figura dello scrittore è possibile consultare qui il suo portale online: www.pietrotarallo.it.

Partenza: 22 novembre - 08 dicembre
Durata: 17 giorni - 16 notti
Gruppo minimo: Minimo 12 persone
Costo per persona: Euro € 2.960,00 Supplemento singola € 480,00
Prenotazioni entro: entro il 30 luglio versando versando un acconto di 400,00€, secondo acconto entro 30 agosto di 800,00€ saldo entro un mese dalla partenza. Per tutte le prenotazioni pervenute entro il 5 luglio offriamo riduzione di 70,00€ a persona e assicurazione annullamento al viaggio, valore 120,00€ che vi garantisce sino al giorno di partenza, da eventuale Vostra rinuncia e annullamento al viaggio: ZERO PENALI-ZERO PENALI

Il Programma di Viaggio

Sono previsti voli da tutta Italia

1° Giorno: ITALIA – DELHI 22

Incontro dei partecipanti in aeroporto. Disbrigo delle formalità di imbarco. Partenza con volo di linea per Delhi. Pernottamento a bordo.

2° Giorno: DELHI – CHANDIGARH  23

Appena arrivati nella capitale indiana si prosegue per Chandigarh,con un volo di linea.Arrivo incontro con la guida locale e trasferimento in hotel e  tempo a disposizione per rilassarsi e riprendersi dal viaggio.Nel tardo pomeriggio,un primo approccio di visite con la vostra guida.
Cena e pernottamento in hotel.

Viaggio a Chandigarh, la città utopica Le Corbusier.

La città modernista che prometteva di liberare l’India dalle catene della tradizione coloniale vista oggi: tra monumenti brutalisti e vitali errori di sistema.

Chandigarh, città progettata da Le Corbusier, è un luogo che rappresenta il polo amministrativo e istituzionale del Punjab e dell’Haryana, qui vi sono alcune delle sue opere architettoniche più rappresentative e famose. E anche il Rock Garden, il giardino creato con tutto ciò che è stato possibile riciclare in India.

Ideata da Le Corbusier, la capitale del Punjab orientale indiano è stata studiata come un corpo umano. Una sorta di creatura mitologica pronta ad affrontare ogni sfida futura.

Nella realtà indiana, così vasta e sfaccettata anche se facilmente identificata in precisi cliché, la città di Chandigarh rappresenta una vera eccezione che ci si potrebbe aspettare ovunque ma non in India dove non si pensa di trovare opere architettoniche di simile portata. L’incredibile India che tutti conoscono per i colori, la povertà, la confusione riserva molte sorprese. Chandigarh nasce dall’idea di Le Corbusier che, come racconta la leggenda, nel 1951 accettò la richiesta di progettare la città. L’architetto, in sole due ore, creò il disegno della sua opera. “Le città possiedono un cuore e tutti gli organi che sono necessari a farla vivere”, era questo il concetto su cui si basava il progetto dell’architetto. Partendo da tale pensiero costruì il Campidoglio, la testa, l’università, ovvero il cervello, mentre per il cuore e lo stomaco edificò il centro del commercio e per le membra il settore industriale.

La città comprende ampie zone riservate al verde, parchi naturali oltre al lago, il Sukhna Lake, lunghi filari di rose che percorrono la riva del fiume e giardini botanici.

Chandigarh è una creazione che rappresenta il pensiero di un architetto di origini non indiane ma che negli anni è divenuta più che mai parte dell’India, piena della sua anima che ha ricoperto il cemento di cui è pregna ravvivandola con i colori e la vitalità del Paese. Da visitare la Casa-museo dedicata all’architettura di Le Corbusier, la Open Hand e gli edifici progettati dall’architetto.

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3° Giorno: CHANDIGARH 24

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Con la guida, si inizierà il tour dal Sector 1: il piano di Le Corbusier per il Campidoglio consisteva in quattro edifici e sei monumenti disposti su un unico sito, concepiti come tre piazza interconnesse tra loro. Solo tre di questi quattro edifici sono stati realizzati (l’Alta Corte, l’Assemblea Legislativa o Vidhan Sabha e il Segretariato) e sono stati progettati per rappresentare le principali funzioni della democrazia. Il quarto edificio, il Palazzo del Governatore, non è mai stato realizzato. Curiosità: i detriti avanzati dalla costruzione della città sono stati raccolti ed utilizzato da Nek Chand Saini, per realizzare un giardino mitologico: il Nek Chand Rock Garden, diventato una delle attrazioni della città. Per saperne di più sul maestro svizzero, bisogna visitare il Chandigarh Architecture Museum nel settore 10-C (conserva anche le proposte iniziali di Albert Mayer e Matthew Nowicki); mentre Le Corbusier Center è stato l’ufficio e quartier generale dell’architetto ed ora adibito a museo con i suoi disegni e le foto, la corrispondenza con il Premier Nehru, prototipi di mobili, una libreria digitale. Pernottamento a Chandigarh. Cena e prenottamento in hotel.

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4° Giorno: CHANDIGARH 25

Prima colazione in hotel.Voi siete a Chandigarh, la città indiana progettata da Le Corbusier, non dimenticate di fare…un salto al cinema. E se ancora non siete stati sedotti dal fascino di Bollywood poco importa. Il Neelam Cinema, collocato nella piazza centrale della città, è un’icona modernista che vale da sola il costo del biglietto. In realtà a firmare il progetto non è Le Corbusier, ma Aditya Prakash, uno dei sei architetti chiamati a disegnare quest’incredibile “città ideale”, sotto la guida di Le Corbusier e di suo cugino Pierre Jeanneret.

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Si visita la città pianificata da Le Corbusier, cuore amministrativo e istituzionale del Punjab e dell’Haryana, voluta da Nehru e realizzata dal nulla da Le Courbusier, che ospita alcune delle sue architetture più iconiche e note. Ma anche il Rock Garden, giardino inventato con tutto quanto è possibile riciclare in India.

5° Giorno: CHANDIGARH – AHMEDABAD (CON VOLO) 26

Prima colazione in hotel.Si vola ad Ahmedabad, capitale del Gujarat. In arrivo all’aeroporto incontro con il nostro rappresentante locale. Trasferimento in hotel   e check-in.Inizio delle visite.
Cena e prenottamento in hotel.

Ahmedabad, città che ospita 5,5 milioni di abitanti, uno dei maggiori poli industriali e culturali dell’India. Si procede con una visita alle opere di Le Corbusier (Museo, Palazzo dell’Associazione dei Cotonieri e villa Sarabhai) e di Louis Khan. In particolare: Gandhinagar, capitale amministrativa dello Stato, posta a 32 km a nord-ovest di Ahmedabad, sulla riva occidentale del fiume Sabarmati. Creata e progettata dal nulla da Louis Khan in onore di Gandhi: i lavori iniziarono nel 1965 e il governo vi si è trasferito nel 1970.

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Simile alla più famosa Chandigarh, rientra nella tradizione indiana delle città nuove edificate con criteri razionali e più funzionali rispetto a quelle antiche. Nel centro sorge il Secretariat, sede degli uffici governativi, e il Vidhan Sabha, dove si riunisce l’assemblea legislativa dello Stato. Nel centro di Ahmedabad si visitano: l’Ashram Sabarmati dove visse Gandhi; il Calico Museum of Textiles, il museo tessile più completo dell’India e altri importanti monumenti storici e religiosi.

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6° Giorno: AHMEDABAD  27

Fondata nel 1411 da Ahmed Shah, Ahmedabad nel XVII secolo era considerata
una delle città più belle dell’India. Lo sviluppo industriale della seconda metà del
XVIII secolo la trasformò in un grande centro tessile, ancora oggi la città è
famosa per la produzione di magnifici tessuti. Dopo la prima colazione visita dei
principali siti d’interesse di Ahmedabad. Il Sabarmati Ashram, il quartier generale di Gandhi durante la lunga lotta per l’indipendenza dell’India. Da qui, il 12 marzo 1930, il Mahatma partì per la famosa “Marcia del Sale” fino al Golfo di Cambay, in segno di protesta contro il monopolio governativo sulla produzione e la vendita del sale.

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Tempio Hathee Singh Jain è un classico esempio di architettura religiosa che vale la pena visitare anche se non si appartiene ad alcuna fede: questo tempio a due piani è costruito  utilizzando un marmo bianco candido e presenta intricate sculture. Il lato anteriore è costituito da una cupola mentre gli altri due lati del tempio sono costituiti da gallerie riccamente scolpite. Ci sono 52 camere sacre e un ampio cortile. (le foto sono vietate all’interno).

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Il Mausoleo di Sarkhej Roza, un ampio complesso, non completato dopo la morte dello Shah, costituito da una moschea, una tomba, un’enorme vasca d’acqua e un palazzo del 1450 circa. Dopo andiamo a visitare ,il Baoli di Adalaj, uno dei massimi esempi di architettura indù in Gujarat, che risale al 1502,una delle strutture sotterranee più interessanti e ricche di sculture e intarsi  .Adalaj è un di tutto il Gujarat e scendendo verso il centro del pozzo si ha l’impressione di camminare in una foresta… ma fatta di colonne!. Cena e pernottamento in hotel.

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7° Giorno: AHMEDABAD 28

Passeggiata nel patrimonio dell’antica città fortificata di Ahmedabad
Questo tour a piedi nella città patrimonio mondiale dell‘UNESCO di Ahmedabad passa attraverso un labirinto di strade e pols (antiche unità abitative) situate nel profondo di questa città fortificata; coprendo non solo l’estetica visiva – l’arte in architettura, ma le manifestazioni scientifiche come ben pensato – sistema di raccolta della pioggia, sistema di drenaggio, ecc.

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È sorprendente capire come la cultura e lo stile di vita, gli aspetti etici e le ideologie spirituali delle persone che vivono qui trova manifestazione nell’architettura vernacolare. Questa passeggiata nei polacchi di Ahmedabad promette di affascinare le persone di tutti i generi! Inoltre offre agli appassionati l’opportunità di visitare luoghi di valore storico e storico che non possono essere trovati facilmente nemmeno su google maps!

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Si prosegue con la Siddi Sayid’s Mosque, una piccola moschea caratterizzata da griglie di pietra con intagliati raffinati alberi della vita, eretta da uno schiavo abissino nel 1573, quando i Moghul conquistarono il Gujarat.

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Si continua con una camminata attraverso l’affollato, caotico, decadente centro storico fino a raggiungere la Moschea del Venerdì (Jama Masjid), la seconda più grande dell’India. Ha perso i minareti per un terremoto del 1816, ma la foresta di colonne interne, le numerosissime cupole, il materiale lapideo utilizzato danno allo stesso tempo l’impressione di imponenza e leggerezza. Cena e pernottamento in hotel.

 

8° Giorno: AHMEDABAD 29

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Dopo la prima colazione in hotel, Si visitano le opere di Le Corbusier (Museo, Palazzo dell’Associazione dei Cotonieri, villa Shodan e villa Sarabhai) e di Louis Khan. L’edificio ATMA realizzato da Le Corbusier era molto più all’avanguardia rispetto al suo tempo: la rampa che conduceva al primo piano, le pareti inclinate, le piante sulle pareti verticali e gli spazi non geometrici e non programmati. Tutti elementi che avrebbero sconvolto le menti del tempo in cui fu costruito. Un primo segno tangibile dell’architettura sostenibile con sistemi naturali di gestione ambientale.

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Il Sanskar Kendra fu pianificato da Le Corbusier nel 1954 come centro culturale di Ahmedabad. Situato nei pressi del ponte Sardar, della famosa Hall di Tagore, dall’Istituto Nazionale del Design, è un esempio degno di architettura modernista. Per preservare la sua architettura e nutrire uno spazio di cultura e di comunità, la Fondazione Vastu Shilpa si è impegnata a rivitalizzare e ripristinare questo spazio convertendolo a museo cittadino con lo scopo di celebrare il patrimonio vivente della città e lo spirito pionieristico della sua gente. Il pensiero di Kahn sui metodi del sistema educativo ha influenzato profondamente il suo disegno: l’aula era solo l’ambiente formale per l’inizio dell’apprendimento, i corridoi e la Plaza di Kahn sono diventati nuovi centri per l’apprendimento. Il ripensamento concettuale della pratica didattica ha trasformato una scuola in un istituto, dove l’educazione era uno sforzo collaborativo e multidisciplinare che si verifica dentro e fuori l’aula. Il metodo di Kahn consisteva nel mescolare l’architettura moderna e la tradizione indiana in un’architettura che poteva essere l’unica adatta all’ Indian Institute of Management. Cena e pernottamento in hotel.

9°Giorno:AHMEDABA-PATAN-MODHERA-AHMEDABAD 30

Dopo la prima colazione Escursione per visitare Patan E Modhera.

Prima sosta a Patan, capitale dell’epoca medievale, per la visita del pozzo baoli Rani-ki-Vav Baoli, il più grande del Gujarat, edificato nel 1050 ed oggi ed incluso nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

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La seconda sosta a Modhera, dove si visita l’antico tempio dedicato a Surya, il dio del Sole, costruito nel 1026 per commemorare la vittoria del Re Bhima I; nelle nicchie si trovano numerose statue tutte rappresentanti il dio Sole in piedi su un carro in miniatura tirato da sette cavalli.

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Escursione nei dintorni di Ahmedabad per visitare Modhera, a 106 km da Ahmedabad, luogo in cui si trova il Tempio del Sole che fu costruito negli anni 1026/27.

Attraversando un percorso che si dipana tra aree agricole ricche di vegetazione, a circa 30 km da Mehsana, sul sentiero dei templi della dea Bahucharaji, si incontra il villaggio di Modhera sul fiume Pushpavati con un contorno di alberi in fiore. In questa atmosfera di pace sorge il Tempio di Modhera.

Ciò che resta di tale monumento dedicato al sole sono ricordi di quello che è stato in un tempo passato quando venivano venerati i quattro elementi naturali di fuoco, terra, acqua e aria.
Dopo la visita torniamo ad Ahmedabad. Cena e pernottamento in hotel.


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10° Giorno: AHMEDABAD- LOTHAL -BHAVNAGAR  1

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Dopo la prima colazione partenza per Bhavnagar, Lungo il percorso sosta a Lothal, un importante sito archeologico risalente a circa 4500 anni fa, contemporaneo quindi con la civiltà della Valle dell’Indo fiorita nell’odierno Pakistan. Lothal era probabilmente uno dei più importanti porti di tutto il subcontinente, gli scavi hanno portato alla luce i resti di un arsenale, con un complesso sistema di chiuse, soggetto a maree. Lothal ebbe evidenti contatti con Mohenjodaro e Harappa, infatti ne condivide la stessa ordinate planimetria, le medesime accurate costruzioni in mattoni e lo stesso sofisticato sistema di rete fognaria.
Dopo si prosegue per Bhavnagar, in passato un importante centro per il commercio del cotone, oggi è un fervido centro industriale.
Cena e pernottamento in residenza storica.

11° Giorno: BHAVNAGAR – PALITANA – AHEMDABAD 2

Partenza per la cittadina di Palitana che sorge nei pressi del monte Shatrunjaya uno dei luoghi più sacri del jainismo, dove i 24 maestri di questa religione avrebbero trovato l’illuminazione. Un complesso di 863 templi, costruiti oltre nove secoli fa, sorge su una collina dedicata agli dei. Bisogna essere in buona forma fisica per salire i circa 3500 gradini che in 3 chilometri di percorso conducono alla cittadella religiosa, in alternativa si può ricorrere al dholi, una comoda portantina sostenuta da due portatori.

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Giunti alla sommità ci si disperde in un contesto mistico che fa dimenticare le fatiche della salita. Il tempio più importante, impreziosito d’oro e diamanti, è dedicato ad Adinath, il primo tirthankara la cui leggenda si perde nella notte dei tempi. La visione dei templi è grandiosa, racchiusi da una gigantesca muraglia che custodisce il più grande complesso di edifici sacri di tutta  l’India.
Poi trasferimento a Ahemdabad. Arrivo e sistemazione all’hotel.

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Cena e pernottamento in hotel.

Palitana, 227 km da Ahmedabad, collina sacra ai Jainisti. La “Città degli dei”, posta alla sommità della collina a circa 700 m di altezza, si raggiunge a piedi con la suggestiva scalinata che porta ai templi.

L’architettura di Palitana si concentra sui templi dedicati a questa religione che si trovano sulla vetta delle due colline di Shatrunjaya in Guajarat. Tale sito viene ritenuto il più ricco di templi in tutto il mondo. Una visita alla collina rappresenta per i jainisti il raggiungimento del Nirvana, ovvero la salvezza.

 

12° Giorno AHMEDABAD-DHAKA  3

Prima colazione in hotel  (o box brekfast secondo orario del volo) trasferimento in aereoporto e operazioni volo da Ahmedabad a Dhaka.Arrivo nelle prime ore del pomeriggio,incontro con la  guida locale e  tempo permettendo,una passeggiata in centro città.Cena e pernottamento.

13° Giorno: Dakha 4

 

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Prima colazione in hotel e visita alla città e il Parlamento di Dakha di Louis Khan.

Enormi occhi sulle pareti formate da mattoni pare che ci stiano osservando dalla costruzione del Parlamento di Dakha realizzato dal progetto dell’architetto Louis Khan. Circondato dal silenzio nella grandiosità dei giganteschi cubi, cilindri e sfere che si stagliano sulla distesa d’acqua. Situato in Asia ma in apparenza ricorda un penitenziario piranesiano con maestose calotte e colonne giganti con scalinate che si intrecciano e non conducono in alcun luogo.

Tempo permettendo  si potrà effettuare una passegiata al porto storico, quello dei pescatori.Cena e pernottamento.

14° Giorno: Escursione a Sonargaon -Delhi 5

Escursione a Sonargaon, città fantasma, un antico insediamento di mercanti che è stato strappato alla giungla ed ospita una serie di sorprendenti abitazioni realizzate in stile occidentale.Situata nelle vicinanze della capitale, a circa 19 miglia, Sonargaon è la storica capitale del Bangladesh. I sovrani delle varie dinastie che si sono susseguiti nei secoli, hanno contribuito a rendere la città un centro importante e caratterizzato dall’architettura e dalla cultura storica che lo contraddistinguono. Sonargaon si arricchisce inoltre di parchi meravigliosi ed un museo d’arte storico oltre ad ospitare il Palazzo reale che raccoglie in sé il ricordo delle culture che hanno attraversato questo luogo e degli architetti che si sono ingegnati per realizzare costruzioni di rilievo.

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In serata trasferimento all’aereoporto e operazioni di imbarco volo diretto a Delhi,arrivo e pernottamento.

 

15° Giorno: DELHI  6

Dopo la prima colazione in hotel, Ia mattina, dedicata al cuore della città vecchia, toccherà tre luoghi altamente significativi: Chandni Chowk, l’arteria principale, il Red Fort, l’antica residenza imperiale della città e la Jama Masjid, la moschea più grande di tutta l’India. Il Raj Ghat, magnifico parco sullo Yumana in cui si succedono i memoriali dei padri fondatori della nazione.

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Nel pomeriggio visita all’incantevole Tempio Sikh Gurudwara Bangla Sahib, con la spiccante cupola d’oro che troneggia sull’edificio centrale. Il Tempio ospita oltre un ospedale, una biblioteca e una scuola,  una mensa che serve pasti a chiunque ne avesse bisogno. L’atmosfera che si respira entrando è davvero suggestive.

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Visita al Tempio dei Fiori di Loto.Entrarvi in silenzio ,e ammirare le persone,di tutte le età religione,sesso ecc.ecc. che in pace in armonia,pregano,ognuno il suo Dio,vi lascerà l’animo ristorato e in pace.

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Cena e pernottamento in hotel.

Si giunge a Delhi per visitare la capitale e i suoi monumenti storici più importanti.

Delhi racchiude in sé ben 8 città che sono state realizzate in tempi antichi dalle varie dinastie che si sono susseguite al potere nei secoli a partire dal clan di Rajput che è poi passato ai diversi re che hanno regnato sulla città tra etnie turche e afgane. In particolare si ricorda il re Firoz Shah Tughlaq a cui si devono le opere di stampo indo-islamiche tutt’oggi presenti grazie alla conservazione di straordinarie opere monumentali. In seguito altre dinastie impreziosirono Delhi con opere architettoniche di rilievo.

Seguirono gli inglesi con il loro contributo allo sviluppo della città e delle sue architetture soprattutto per merito degli architetti Lutyens e Baker.

16° Giorno: DELHI 7

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Prima colazione in hotel, La mattinata è dedicata alla città nuova, costruita durante il dominio Inglese, a partire dal suo cuore: Connaught Place, animato quartiere che unisce la città vecchia con quella nuova: New Delhi, progettata da E. Lutyens, con la Rajpath, la grande via imperiale, i musei, il Palazzo Presidenziale e l’India Gate. Nel pomeriggio si prosegue con la visita della Tomba di Humayun e con il complesso del Qutub Minar attorno ad un antico minareto, a tutt’oggi la più grande torre in mattoni di tutta l’India, si sviluppa un insieme di santuari e moschee finemente decorati.

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Cena e pernottamento in hotel.

17° Giorno: DELHI – ITALIA   9

Trasferimento all’aeroporto internazionale, disbrigo delle formalità di imbarco e check-in volo per Italia.Arrivo e fine dei servizi.

Informazioni generali

La quota comprende:

  • Volo di linea da Roma ( su richiesta da altre città)in classe economica franchigia bagaglio 20 kg
  • 4 voli interni in classe economica franchigia bagaglio 20 kg
  • Sistemazione in camera doppia in hotel 4***** e 5*****
  • Tutte le visite e trasferimenti con mezzo privato con aria condizionata
  • Trattamento di pensione completa dal pranzo del primo giorno alla prima colazione dell’ultimo.
  • Visite ed escursioni come da programma;
  • Acqua minerale a bordo del veicolo;
  • Ingressi a monumenti o musei durante le visite guidate
  • Guida accompagnatore professionale parlante Italiano durante tutto il tour.
  • Assicurazione medico ( massimale € 10.000,00)  bagaglio ( massimale €1.500,00)
  • Kit da viaggio
  • Accompagnatore dall’Italia Pietro Tarallo
  • Kit foto del Vostro tour a cura di Massimo Bisceglie

La quota non comprende:

  • Tasse aeroportuali €   380,00 da riconfermare all’emissione del biglietto
  • Bevande ai pasti
  • Mance ed extra di carattere personale
  • Tutto quanto non espressamente menzionato alla voce “La quota base include”;
  • Visti India e Bangladesh

FACOLTATIVA ASSICURAZIONE ANNULLAMENTO €  120,00

 

APPROFONDIMENTO CULTURALE

Nasce in Estonia nel 1901 e a quattro anni emigra con la famiglia dalla Russia per trasferirsi in Pennsylvania dove vive poveramente nei sobborghi di Philadelphia. Il talento per il disegno gli permette di ottenere una serie di borse di studio che lo mantengono sino alla laurea in architettura ottenuta nel 1924 all’Università della sua città. Il suo maestro è Paul Cret da cui assimila una solida preparazione Beaux Arts approfondita nel suo primo viaggio in Europa nel 1928. Dopo una pratica negli studi di Philadelphia, apre un proprio ufficio nel 1937 cui si associeranno nel 1941 George Howe e Oscar Stonorov. Le opere non sono numerose e si richiamano sia negli intenti sociali che nel linguaggio al tardo razionalismo.

Dopo la guerra diventa professore di architettura a Yale e ottiene nel biennio 1950-1951 una borsa Fulbright all’Accademia americana di Roma che gli permette di viaggiare anche nel bacino del Mediterraneo. Al ritorno a Philadelphia il suo stile muta radicalmente e la realizzazione alla fine degli anni Cinquanta dei laboratori Richards all’Università di Pennsylvania – di cui dal 1956 è diventato professore – lo proietta all’attenzione critica internazionale. I capolavori si succedono l’uno all’altro e l’architetto ottiene anche incarichi fuori degli Stati Uniti. Il dibattito architettonico del secondo dopoguerra viene profondamente vivificato dal lavoro di Kahn e la sua influenza è decisiva in architetti come Robert Venturi, Charles Moore, Louis Sauer, Mario Botta, Romaldo Giurgola e tanti altri. Il dettato razionalista che lega meccanicamente forma e funzione, lascia il posto alla riflessione sulle ragioni umane, simboliche e istituzionali del costruire. A quello che il maestro chiama il voler essere di ogni progetto. La separazione tra il momento razionale e quello espressivo della progettazione viene definitivamente superata. La forma, nelle costruzioni di Kahn, ridiventa funzione e la funzione, forma. La morte lo coglie il 17 marzo del 1974 al ritorno da Ahmedabad per una supervisione del cantiere dell’Istituto Indiano di Amministrazione che insieme al parlamento di Dacca lascia tracce visibili del suo pensiero anche nella lontana India.

Il lavoro del Kahn che opera negli anni Trenta e nel periodo bellico ha una chiara impronta funzionalista e si sviluppa in progetti di urbanistica e per la razionalizzazione degli insediamenti da edificare in supporto allo sforzo bellico degli Stati Uniti. Oltre ai temi di rilevanza sociale, condotti in associazione con Howe e Storonov, l’architetto progetta case unifamilari che riecheggiano i motivi formali e gli impianti di Walter Gropius e Marcel Breuer emigrati dalla Germania. In queste case non vi è alcun elemento che lasci presagire il successivo sviluppo di Kahn, eccetto un forte senso di radicamento al terreno della costruzione. Il passaggio da questa prima fase funzionalista al Kahn maturo è segnata dai disegni che l’architetto esegue nel 1950-51 nei suo viaggio nel bacino del Mediterraneo. È la premessa che apre la strada allo sviluppo della sua poetica. I capolavori cominciano a nascere dalla metà degli anni Cinquanta: la nuova Galleria d’arte di Yale, i laboratori Richards a Philadelphia, l’Unitarian Church a Rochester, l’istituto Salk a La Jolla, la biblioteca Philips a Exeter, il museo Kimbell a Fort Worth.

Chi è dunque il Kahn che emerge a metà degli anni Cinquanta? E’ certo un maestro inquieto, lontano dalle certezze del primo Le Corbusier, dalla perentorietà didattica di Gropius, dal rigore astratto-tecnologico di Mies, dalla applicazione di una nuova grammatica di Wright.

Tre materiali assumono il valore di autentiche pietre miliari del percorso artistico di Kahn e permettono di cogliere con chiarezza il passaggio dall’architetto di scuola bauhausiana, al grande innovatore successivo.

Il primo è un disegno a pastelli delle piramidi di Giza. Kahn è un professore di architettura di cinquanta anni che gode, come si diceva, di un anno di studio all’Accademia americana di Roma. Studia l’antico e viaggia in Egitto e in Grecia. Il disegno a pastelli delle piramidi, è lontanissimo dal tratto calligrafico che gli permise da giovane di finanziare la sua educazione a Philadelphia. È il disegno deciso e forte di un architetto moderno che guarda con occhi nuovi alla storia. Che tenta di reinserirla nel flusso vivo del progetto.

Ma questo, come altri disegni del biennio 1950-1951, dimostrano che la storia per Kahn non è quella degli ordini rinascimentali, degli stili, del pastiche eclettico. E’ una storia concentrata nella sua essenza, riportata al dato ancestrale, magico e simbolico. A quarant’anni dalle Damigelle d’Avignone di Picasso, dai ritratti di Braque, dalle sculture di Brancusi, Kahn fa suo il momento fondativo delle avanguardie artistiche del Novecento, trascurato nell’evolversi del razionalismo architettonico: è il ritorno al primitivo per ritrovare le ragioni della ricerca del nuovo. Kahn è interessato all’essenza profonda del costruire, e alle sculture negre dei cubisti, fa corrispondere la sua attrazione per l’architettura delle piramidi, dei Dolmen, delle scarnificate colonne dei templi greci, degli acquedotti, degli impianti della decadenza romana, e più tardi dei tipi puri dell’architettura bizantina.

Sono influenze profonde che germinano in tante direzioni, ma che in questi primi disegni assumono il valore dell’intuizione pura: tanto da far pensare a una illuminazione, a un San Paolo sulla via di Damasco colpito da una nuova indiscutibile verità sulla essenza sacrale del costruire.

Un secondo documento fa cogliere come l’intellettuale e il professore senta il bisogno di razionalizzare l’intuizione per avere gli strumenti da usare nel suo progettare.

Si tratta di due pagine manoscritte in cui l’architetto parla della pianta palladiana e, in tutta modestia, descrive quella che è per lui una autentica scoperta: struttura e spazio sono un tutto unico. La pianta libera della griglia regolare razionalista, degli indipendenti panelli ondulati o rettilinei per formare un involucro trasparente tra interno ed esterno è un errore. Spazio e struttura formano in Palladio un tutto unico, inscindibile, coesivo. È la stanza l’origine della architettura. Attorno a questa la ragione profonda e simbolica della funzione trova il suo punto di coagulo. Spazio, struttura, luce e persino gli impianti vi trovano la ragione del loro esistere.

Unitarian church schizzi dell’ideazione (a sinistra). Vista esterna del college di Bryn Mawr

La struttura non è più un’astratta griglia cartesiana, ma sagoma l’invaso. Il valore del muro pieno, del setto, della colonna è reintrodotto nel vocabolario moderno insieme al significato dell’attacco a terra, dell’elevazione e della copertura. La luce, non è l’entità funzionalista dell’asse eliotermico, ma la materia che rivela la forma. La direzione e il modo con cui è modulata svela il valore funzionale e simbolico della stanza. Gli stessi impianti sono accolti organicamente nella costruzione. La struttura si articola nelle ossa di uno scheletro che accoglie le vene che portano linfa in tutto l’organismo.

È quanto si comincia a manifestare nella terza tappa significativa della rivoluzione Kahniana. Nella casa Alder, che appare con la contemporanea casa De Vore e il Museo di Yale, il primo progetto del Kahn maturo, che a cinquant’anni inizia a narrare con i progetti la sua nuova concezione.

Basta confrontare la pianta, articolata in cinque quadrati marcati dalla nuova idea della stanza come cellula base dell’architettura e contenuti negli angoli dalla muratura, con alcune delle opere degli anni Trenta e Quaranta (come la casa Weiss) quando l’architetto propone timidi assemblaggi di materiali su piante create con l’impostazione razionaliste di minimizzazione dei percorsi, di divisione tra zona girono e notte, di corrispondenza tra interno ed esterno. Questi dettami non sono più i criteri fondativi dai quali iniziare il progetto, ma diventano solo requisiti, esiti finali di un processo che parte da altre domande e che si articola con altri mezzi concettuali.

La pianta della casa Alder segna con evidenza questa rivoluzione e subito è seguita dai padiglioni della comunità ebraica di Trenton (che ingabbiano nella stessa logica interno ed esterno), dal solaio a trama triangolare del museo di Yale e dalle torri dei laboratori Richards.

Ma Kahn, partendo dalla stanza come matrice della sua filosofia progettuale, riscopre un altro momento fondativo dell’architettura. Il Tipo (configurazione base che governa relazioni e gerarchie tra le parti dell’edificio) ridiventa uno strumento fondamentale per la riflessione progettuale. Ridotto dal Movimento Moderno a semplice schema distributivo, il tipo ridiventa in Kahn memoria storica della geometria. Diventa la regola con la quale le stanze, i percorsi, gli spazi della vita e delle funzioni si associano per diventare architettura. Ma la ragione di questa associazione geometrica delle parti, non può che ritrovarsi nella storia, nel valore che gli uomini hanno dato al loro associarsi e ritrovarsi negli edifici. Kahn riscopre allora il valore celebrativo dell’invaso centrale e il ruolo della corona ancellare delle funzioni specialistiche (che applica nell’Unitarian church, nel College a Bryn Mawr nella biblioteca a Exterer e nel parlamento di Dacca), ma anche il sistema precinto esterno rettilineo e regolare e invaso interno saturato con le irregolari geometrie delle vari parti del convento a Media, oppure il senso del rapporto percorso-tessuto nel museo Kimbell.

La riscoperta del tipo nelle sue profonde valenze per la storia delle istituzioni umane è il solo modo in cui l’etichetta che vuole Kahn come l’architetto che segna il ritorno alla storia è valida. Non è il ritorno allo stile, alla ricerca mimetica, ma il ritorno alla ragione profonda, al senso stesso dell’architettura per gli uomini.

In un suo quaderno di appunti l’architetto cinquantenne paragona Le Corbusier a Ludwig van Beethoven, Mies van der Rohe a Muzio Clementi e Frank Llyod Wright a Richard Wagner e sostiene “ci servirebbe un Bach dell’architettura, come Brunelleschi, come Bramante”. Ci pare che la profezia caratterizzi, al di là di ogni commento, il suo contributo alla storia dell’architettura di questo secolo.

 

La figura rivoluzionaria di Le Corbusier, uno dei più creativi e influenti architetti del ‘900, si inserisce in quadro storico di grandi ragionamenti attorno all’uomo, anni di ricostruzione e trepidazione, perché se da una parte la prima guerra mondiale è finita, dall’altra non si ha il tempo di ricreare equilibri solidi: una seconda e tragica guerra mondiale sta attendendo la goccia che faccia traboccare il vaso.

Le Corbusier nel Cabanon a Roquebrune-Cap Martin

Le Corbusier nel Cabanon a Roquebrune-Cap Martin

Le Corbusier, pseudonimo di Charles-Edouard Jeanneret-Gris, nato in Svizzera il 6 ottobre 1887, moriva 52 anni fa nel mare della sua amata Costa Azzurra: era il 27 agosto 1965, la sua fama internazionale era ormai consolidata (nonostante le molte critiche riguardo alle sue utopie architettoniche) e morì proprio come aveva sperato, nuotando in mare e vicino al suo Cabanon, il piccolo bungalow di Roquebrune-Cap Martin in cui passava gran parte dell’anno insieme alla moglie, la modella Yvonne Gallis.

È a partire dal 1920 che l’energia di Le Corbusier, pseudonimo adottato proprio in quell’anno per firmare gli articoli pubblicati sulla rivista L’Esprit Nouveau, si concentra in progetti architettonici e in un ampio studio teorico, una rivalutazione delle forme dell’architettura e della progettazione urbanistica basata su nuovi principi e nuovi canoni: al centro l’uomo, misura armonica e criterio di tutte le cose, e la dignità dell’uomo nel suo rapporto con una città ormai cementificata, ostile e disumanizzata in favore della produzione e della velocità, pericolosa sia in senso fisico che psichico. Riflessioni condensate in 5 nuovi principi che fondono una nuovo modo di concepire l’organizzazione di città con la giustizia sociale e che confluiranno nel 1923 in Verse une architecture.

Protagonista e destinatario dei progetti di Le Corbusier è l’uomo, idealmente un uomo che con il braccio alzato raggiunge i 226 centimetri d’altezza, ossia il Modulor, l’unità progettuale che si pone in posizione rivoluzionaria rispetto al canone quattrocentesco di Francesco di Giorgio Martini, in cui l’uomo è proporzionato entro la base di una chiesa a croce latina, e all’uomo vitruviano di Da Vinci, idealmente contenuto in un quadrato e in un cerchio. La prospettiva si ribalta: non è più l’uomo a doversi inserire in uno spazio, è lo spazio che deve inserirsi nell’uomo. Inserirsi, non circondare o racchiudere. La casa non è il guscio protettivo del lavoratore, la casa non è solo un letto per dormire e un tavolo per mangiare. Casa è ritrovare l’armonia, casa è uno spazio congruo alla grandezza del corpo ma anche alla vastità dei pensieri.

 

 

 

 

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