Conti Marchesi e persico reale: i Della Corgna e il Lago Trasimeno.

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In Breve

Antichi mestieri arte e sapori

Conti Marchesi e persico  reale: i Della Corgna e il Lago Trasimeno.

 

Tra i bacini più grandi d’Italia, il lago Trasimeno si sviluppa su una superficie di circa 130 chilometri quadrati. Al suo interno si trovano 3 isolotti: Polvese, rifugio per varie specie di uccelli ed anfibi; Minore, noto per la colonia di cormorani che lo popola; infine, Maggiore, l’unico abitato dall`uomo (meno di 50 persone) e raggiungibile con i traghetti che partono dai paesi di Tuoro sul Trasimeno (dove si scontrarono gli eserciti di Roma e del cartaginese Annibale), Passignano sul Trasimeno e Castiglione del Lago. La leggenda racconta che il lago debba il suo nome al bellissimo principe Trasimeno, figlio del dio Tirreno. La ninfa Agilla invaghita dal fascino del ragazzo lo ammaliò col suo canto attirandolo al centro del lago, dove purtroppo il giovane annegò.

Quella della Chiana è la più vasta delle valli appenniniche. Oltre 500 chilometri quadrati di ben ordinate colture. Un giardino, a vederla da Cortona, l’antica città che la domina tutta dai suoi 600 metri di altitudine. Già ventidue secoli fa doveva essere considerata il granaio d’Etruria se Annibale, prima di attraversarla per attirare le legioni romane nell’imboscata del Trasimeno, poté approvvigionare il suo esercito saccheggiandola. Ma più che la testimonianza degli storici sono le evidenze archeologiche e le tradizioni culturali a confortare l’idea della Val di Chiana come terra di antica civiltà. Le tombe di ipogeo di Camucia e del Sodo, i reperti di Farneta, di Foiano, di Cignano, di Castiglion Fiorentino, il museo di Cortona, ci confermano che gli etruschi popolarono e coltivarono questa valle contendendola alle acque che da millenni la impaludavano.

La Valle del Casentino, un luogo ricco di arte, storia, specialità locali e paesaggi incantevoli tutti da scoprire. Situata circa 50 chilometri ad est di Firenze, questa valle offre infinite opportunità per tutti i gusti e tutte le età: dai castelli medievali da visitare, alle escursioni a trekking tra le secolari foreste che la circondano, alle delizie culinarie da degustare, agli affascinanti segreti da scoprire sulle tradizioni e gli aneddoti locali. Scoprite con noi la Valle del Casentino e le innumerevoli opportunità che questo territorio propone, non ne rimarrete delusi! Tra i tanti luoghi da visitare in Casentino, ve ne anticipiamo solo alcuni, tra cui i Castelli di Poppi, Romena e Porciano, il Santuario Francescano di La Verna, il monastero di Camaldoli, lo zoo di Poppi e le cittadine di Stia, Pratovecchio e Castel San Niccolò.

« Non è possibile vedere campi più belli; non vi ha una gola di terreno la quale non sia lavorata alla perfezione, preparata alla seminazione. Il formento vi cresce rigoglioso, e sembra rinvenire in questi terreni tutte le condizioni che si richieggono a farlo prosperare. Nel secondo anno seminano fave per i cavalli, imperocché qui non cresce avena. Seminano pure lupini, i quali ora sono già verdi, e portano i loro frutti nel mese di marzo. Il lino pure è già seminato; nella terra tutto l’inverno, ed il freddo, il gelo lo rendono più tenace. »

(Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia)

Partenza: 05 aprile - 07 aprile
Durata: 3 giorni 2 notti
Gruppo minimo: 35
Costo per persona: Euro 295,00 Sup.Singola 40,00
Prenotazioni entro: sino ad esaurimento dei posti disponibili versando acconto di euro 95,00 saldo entro un mese dalla partenza

Il Programma di Viaggio

1° giorno: Conti, marchesi e persico reale: i signori della Cornia del Trasimeno

Ritrovo dei partecipanti e partenza in bus privato destinazione Trasimeno dove ci attende il nostro ormai caro e famoso Luca….

visite e descrizione del giorno :

Castiglion del Lago. Visita al Palazzo della Corgna e alla Rocca medievale.

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  • Palazzo della Corgna è il monumento più importante di Castiglione del Lago. Con le sue sale ricche di affreschi e di storia, il Palazzo della Corgna diventa una meta imprescindibile per qualunque visitatore del Lago Trasimeno. Visitare il Palazzo della Corgna significa lasciarsi coinvolgere appieno dall’atmosfera lacustre. Infatti si comincia con una visita alla sue sale affrescate e impregnate di storia del territorio per poi concludere con un passaggio fra le mura della Rocca, dalla quale si “domina” letteralmente tutto il Lago Trasimeno. L’organizzazione del Palazzo inoltre mette a disposizione i suoi spazi anche rappresentazioni teatrali e sceniche del periodo medievale nel quale fu costruito.

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  • La Rocca Medievale è caratterizzata da una forma a pentagono irregolare, la fortezza sorge sui resti di una acropoli etrusca, di cui resta visibile un tratto di mura ed è composta da una torre triangolare alta m. 39 e quattro torri che fortificano le mura merlate. Due di queste, costruite nella prima metà del sec. XVI sono di forma circolare, in quanto la struttura rotonda risultava più resistente agli attacchi portati con i cannoni. La dicitura “ Rocca del Leone”, con la quale spesso viene indicato questo complesso architettonico non è attestata in nessun documento dell’epoca o successivo. Negli atti del Comune di Perugia dalla seconda metà del sec. XIII ,quando ne inizia la costruzione, questa è definita sempre come Rocca. La fortezza medievale ha rappresentato per il Comune di Perugia il punto strategico per il controllo della zona del Trasimeno e del Chiugi. Testimonianza della sua importanza e dello stretto rapporto economico, che intercorreva tra la città ed il territorio sono le decorazioni scultoree presenti sulla Fontana Maggiore di Perugia, realizzata da Nicola e Giovanni Pisano nel 1278. Ai lati della statua raffigurante Augusta Perusia, occupano una posizione privilegiata le immagini della Domina Laci ferens pisces, la “Signora del Lago che porta i pesci” e della Domina Clusii ferens granum, la “Signora del Chiugi che porta il grano”. All’interno della Rocca sono conservati i ruderi di una chiesa di origine probabilmente bizantina, intitolata ai Santi Filippo e Giacomo, verosimilmente costruita sui resti di un tempio etrusco.

San Feliciano. Visita al Museo della Pesca e alla cooperativa dei pescatori.

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  •  Il Museo della Pesca descrive la storia e la vita del lago Trasimeno, toccando gli aspetti della formazione geologica del lago, analizzandone l’ambiente biologico animale e vegetale, raccontando la storia dell’uomo che ne abita le rive attraverso gli strumenti e le tecniche di pesca: imbarcazioni, reti, vari strumenti di cattura. Le sale sono denominate ciascuna con una fase della giornata che scandisce il lavoro del pescatore: alba, mezzogiorno, pomeriggio e sera.
  • La struttura museale dispone di una sala video e multimediale con le sedute dalla caratteristica forma a “barcone”. È utilizzata sia per le attività didattiche sia per eventi e incontri organizzati all’interno del Museo, con lo scopo di stimolare la conoscenza e il dialogo sui temi e sulle dinamiche culturali e artistiche che animano il territorio di Magione e del lago Trasimeno. Completa la raccolta un ricco archivio fotografico.

Isola Maggiore

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L’Isola Maggiore è una delle tre isole naturali del lago Trasimeno, in Umbria. Amministrativamente, è una frazione del comune di Tuoro sul Trasimeno in provincia di Perugia. L’isola conta 17 abitanti (dati Istat, 2016) ed ha una superficie di 24 ettari, racchiusa in un perimetro di 2 km. La costa dell’isola si trova a 258 m s.l.m., mentre la sommità raggiunge il livello di 309 m. L’isola è collegata con la terraferma da un servizio di traghetti verso i paesi di Tuoro sul Trasimeno, Passignano sul Trasimeno e Castiglione del Lago. L’abitato si trova nella zona occidentale dell’isola, allungandosi a partire dal molo, lungo la principale via Guglielmi. Una fitta rete di sentieri percorre l’isola intera, dipanandosi attraverso una macchia di ulivo, leccio, pino, cipresso, pioppo ed altre varietà mediterranee. Nonostante il nome tragga in inganno, l’isola non è la più grande del lago Trasimeno. Infatti, in ordine decrescente di superficie, troviamo dapprima la Polvese, poi la Maggiore ed infine la Minore.

Al termine delle visite trasferimento in hotel per la cena e pernottamento.

2° giorno: Cortona, Lucignano e Monte San Savino: alla tavola degli Etruschi.

Prima colazione in hotel e proseguimento delle visite sempre con il nostro Luca.

Zona archeologica di Cortona

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All’interno di Cortona si possono apprezzare i resti della città nel periodo etrusco con le principali opere costituite dalle poderose mura, dalla porta bifora, e da una serie di strutture sotterranee (l’arco a volta di palazzo Cerulli Diligenti, la volta a botte di via Guelfa, il muro etrusco di palazzo Casali); del periodo romano si possono osservare resti dell’acquedotto costituito da condutture in cocciopesto presso porta Montanina e dalla cisterna dei “Bagni di Bacco” accanto alla chiesa di S. Antonio. All’esterno dominano la pianura i “meloni”, tumuli etruschi di età arcaica, uno ubicato a Camucia e due presso la località Sodo. Tra questi spicca il tumulo II del Sodo, con la spettacolare gradinata-terrazza decorata da gruppi scultorei ed elementi architettonici di stile orientalizzante. Sulla fascia pedecollinare, tra oliveti di rara bellezza, si possono visitare la tanella di Pitagora, celebre monumento noto ai viaggiatori fin dal 1500, la tanella Angori e la tomba di Mezzavia. Al di sopra di tale area, nella montagna cortonese, è stato di recente recuperato un fitto reticolo di strade basolate di periodo romano. Sul versante prospiciente il lago Trasimeno sono i notevoli resti della villa tardo repubblicana e imperiale di Ossaia.

Lucignano

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C’è più di un motivo per visitare Lucignano, considerato la Perla della Valdichiana. E’ un piccolo borgo medievale che si trova in posizione dominante tra Siena ed Arezzo: proprio questa sua collocazione l’ha reso strategicamente importante fin dall’antichità. Il borgo rappresenta uno degli esempi più interessanti di urbanistica medievale per il suo impianto ellittico ad anelli concentrici, che si può ammirare con una visuale dall’alto proprio cosi come era una volta, come se fosse un labirinto ovale che racchiude un dedalo di stradine e vicoli confluenti al centro. L’assetto urbanistico è infatti rimasto praticamente intatto: la pianta dell’antico castrum è ellittica con strade concentriche ed una possente cinta di mura a protezione dell’abitato. Lucignano presenta numerose testimonianze del suo ricco passato. Che vanno dall’origine etrusca fino alle lotte tra Siena e Firenze per la supremazia sulla Toscana. L’influenza senese è quella che ha caratterizzato maggiormente il patrimonio artistico ed architettonico della città. Percorrendo le strette strade si ammirano le abitazioni in pietra e mattoni. Il cuore del paese è la Piazza del Tribunale, dove si affacciano il Palazzo Comunale, la Chiesa di San Francesco e la Collegiata. Proprio all’interno del Palazzo Comunale si trova il Museo che custodisce opere d’arte del Medioevo e del Rinascimento Toscano. Tra queste spicca l’Albero d’Oro dalle imponenti dimensioni e dalle ricche decorazioni con coralli, cristalli, miniature su pergamena.

Monte San Savino

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Monte San Savino è posto nel versante di ponente della Valdichiana aretina, adagiato su di un monte di fronte alla valle del torrente Esse. Fu borgo etrusco, il cui popolamento si attesta soprattutto a partire dal sec. IV a.C. (necropoli del Castellare e di Case Sant’Angelo, fonti galattofore del Rigo e della Villaccia); in seguito si hanno indizi della presenza del paesello romano di Area Alta (da cui deriverebbe il toponimo Ajalta), con successiva presenza dei Goti, fino all’albore della nuova civiltà. La pieve, risalente probabilmente al secolo VI allorchè si diffonde da Spoleto verso il nord il culto del santo martire Savino, cui essa è dedicata, era inizialmente situata in località Barbaiano laddove oggi è il cimitero comunale, e venne trasferita dov’è tuttora intorno all’anno 1175 in una posizione del colle tra l’altura dell’Ajalta e l’aggregato urbano dell’attuale piazza Di Monte.

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Un documento d’archivio del 1222 ci informa come Monte San Savino era retto in quei tempi a Repubblica sotto un senatore capo di quattro consoli, uno per quartiere. Sottoposto alle mire di dominio degli Ubertini ghibellini d’Arezzo, parteggiò per la fazione guelfa: dopo aver accolto i fuorusciti aretini guelfi, guidati da Fumo Bostoli, partecipò con questi, alleatisi ai senesi e ai fiorentini, alle “giostre dal Toppo” contro Arezzo. Nel Rinascimento fiorirono a Monte San Savino eccellenti artisti quali ad esempio Andrea Sansovino, Niccolò Soggi (formazione peruginesca), Stefano Veltroni e Orazio Porta (di scuola vasariana), Ulisse Giocchi e lo scultore Accursio Baldi. Nel periodo risorgimentale furono molti i giovani savinesi impegnati per l’Unità d’Italia, sancita poi nel 1861. Un anno prima, 1860, la comunità savinese si era dichiarata favorevole all’annessione della Toscana al Piemonte a larghissima maggioranza. Nel corso del XIX° secolo si registrò una maggiore stabilità economica che favorì un rapido sviluppo demografico e l’innalzamento del tenore di vita, tutto questo fino alla prima guerra mondiale, drammatico evento in cui persero la vita ben 178 savinesi, ricordati nel monumento posto in Piazza della Riconoscenza e nelle lapidi della Chiesa del Crocifisso.

Cena e pernottamento in hotel.

3° giorno: Saperi e sapori del Casentino: il gusto dei Guidi

Prima colazione in hotel e rilascio delle camere per proseguire con le visite della giornata.

Poppi, l’Eco-museo della castagna di Raggiolo (mulino ad acqua e pranzo a base polenta di farina di castagne e maiale)

L’ EcoMuseo del Casentino, progetto promosso e coordinato dall’Unione dei Comuni Montani del Casentino, si articola in una rete di spazi espositivi, testimonianze ed esperienze culturali diffuse nella valle a stretto contatto con le comunita locali. Le varie antenne hanno ruoli e caratteristiche che suggeriscono anche tempi, spazi e modi di fruizione diversificati. Tutte concorrono alla conoscenza, interpretazione e valorizzazione del patrimonio culturale locale nelle sue espressioni materiali ed immateriali nell’€™ottica di uno sviluppo sostenibile.

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L’Ecomuseo della castagna di Raggiolo si articola attraverso una serie di spazi, segni ed architetture diffuse nel territorio della Valle del Teggina, con particolare riferimento al borgo di Raggiolo. Il punto di riferimento per l’intero sistema è rappresentato dal “Centro di interpretazione”, dove, attraverso strumenti di lavoro, modellini, pannelli e una sezione multimediale, è possibile ripercorrere un viaggio intorno alla “civiltà del castagno” ed acquisire strumenti ed informazioni per la visita al percorso. Lo spazio ospita un altro frammento prezioso dell’identità del paese: la Mappa della Comunità di Raggiolo realizzata con il contributo diretto degli abitanti. Nello stesso edificio è presente la “La Sala dei Corsi”, il luogo di riferimento per le attività socio-culturali del paese. Da qui il percorso continua attraverso una serie di episodi, frutto di interventi di valorizzazione (il muro delle parole dimenticate, la stanza del tempo), effettuati nei diversi anni di vita dell’Ecomuseo. Una apposita pan- nellistica turistico-culturale, distribuita nel Borgo, consente al visitatore di effettuare alcuni approfondimenti sulla storia e le storie locali. All’uscita del paese, è ubicato il “Seccatoio del Cavallari”, ancora oggi utilizzato per la seccatura delle castagne dove, annualmente, risuonano i racconti e le fiabe durante il periodo autunnale. Dal seccatoio si scende verso il torrente fino al “Mulino di Morino”. L’opificio, oggetto di un intervento di recupero strutturale e funzionale, è stato riattivato ed è possibile assistere alle diverse fasi della molitura. Dal Mulino, il “percorso della castagna” continua parallelo al torrente per risalire verso il paese attraverso il “sentiero della mercatella”. L’Ecomuseo della Castagna rappresenta anche il riferimento principale per il “Consorzio della Farina di Castagne del Pratomagno e del Casentino” che raggruppa alcuni produttori dell’area impegnati nel recupero della filiera
della castagna.

Stia e il panno casentinese (visita in azienda).

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Il panno casentino è un tradizionale tessuto di lana tipico del Casentino. Il tessuto viene follato (infeltrito) per renderlo impermeabile e garzato per ottenere un lato peloso. Il “panno grosso”, ricavato dalla tosatura delle pecore della valle, era apprezzato per l’alta resistenza all’usura e alle intemperie ed era adatto alle necessità di chi doveva vivere in viaggio o trascorrere fuori, all’aperto, buona parte della giornata. Sembra inoltre che il suo aspetto esteriore, con il pelo irregolare ed una rifinitura sommaria, fosse stato dettato dai governanti toscani. Il ricciolo, che contraddistingue gli abiti in panno casentino, costituisce un funzionale doppio strato, antifreddo e antipioggia, e veniva inizialmente ottenuto con un finissaggio particolare, con la garzatura, che estraeva il pelo, e in seguito con la rattinatura. Sfregando la lana con pietra si otteneva il ricciolo, mentre oggi per produrlo sono usati macchinari (rattinatrice). Le proprietà del tessuto garantiscono anche il perfetto isolamento termico, oltre alla traspirazione dei vapori propri del corpo umano.

Al termine delle visite partenza per il rientro a Roma previsto in serata e fine dei servizi.

Itinerario di Viaggio

Informazioni generali

La quota comprende:

Bus G.T.per la durata del tour.Due notti in hotel 4 stelle nella zona di Arezzo in mezza pensione bevande ai pastoi incluse.Due pranzi in ristorante locale bevande incluse.Guida autorizzata Regione Toscana.Iva.Assicurazione medica e bagaglio.

Non comprende: mance pari a euro 4 euro al giorno a persona da consegnare al capogruppo giorno di partenza;eventuali ingressi a siti e monumenti.Tutto quanto non espressamente previsto nella quota comprende.

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